Archive for the ‘Scuola’ Category

Scuola, Rachele Furfaro: “Sistema classista e senza visione, ma lo Stato non ha fatto nulla”

martedì, Settembre 13th, 2022

Annalisa Cuzzocrea

«Il tempo sospeso della pandemia poteva essere un’occasione per ripensare l’educazione dei bambini e dei ragazzi. E invece lo Stato, il ministero, il governo, cos’hanno fatto? Niente».

Rachele Furfaro è una donna coraggiosa. Nel 1985 si è inventata, nel cuore ferito di Napoli, le Scuole dalla parte dei bambini. Un modo diverso di fare classe e di fare comunità. Aperto, avvolgente, contaminato da arte, musica, letteratura, aria, mare. E quel progetto ha saputo farlo crescere creando Foqus, sempre dentro ai Quartieri Spagnoli, nel complesso di Montecalvario che li domina dall’alto e che si raggiunge salendo i vicoli stretti che sanno di cinema e calcio, miseria e nobiltà.

Lì ci sono alcune classi della scuola, ma anche start up, laboratori, un centro per malati psichici, una biblioteca, un chiostro magnifico dove Furfaro presenterà stasera il libro che ha voluto dedicare a quest’esperienza, ma soprattutto alla scuola. A quel che è e a quel che potrebbe, anzi, dovrebbe essere.

Coraggiosa anche per il titolo che ha voluto dare al libro uscito il 31 agosto per Feltrinelli. “La buona scuola”. Che non c’entra nulla con la riforma di Matteo Renzi, ma con le pratiche che lei e altri maestri di strada applicano su e giù per l’Italia con l’intento non solo di premiare i migliori – ossessione ormai diffusa – ma di tenere dentro un percorso di formazione bambini e ragazzi che fuori da scuola trovano solo violenza, spaccio, malavita. E infatti, il sottotitolo spiega: “Cambiare le regole per costruire l’uguaglianza”.

Durante il Covid l’apprendimento è diminuito, la dispersione scolastica è aumentata, com’è possibile che nel frattempo nessuno abbia pensato a come rimediare?
«Il problema è che non c’è una visione. Stiamo tornando in classe nelle stesse condizioni e con le stesse regole che ci sono state negli ultimi decenni, nonostante la pandemia abbia scoperchiato e spesso aggravato debolezze e criticità che la scuola si porta dietro da anni di incuria e di disinvestimento. Mica potremo ancora pensare che teniamo 5 ore al giorno i ragazzi incollati al banco?».

Come ogni anno, anche questo si apre con decine di migliaia di cattedre vuote, con orari ridotti, senza alcuna continuità didattica. Bisogna cominciare da lì?
«Il punto non è solo che questi insegnanti ci siano o non ci siano, ma è: chi sono? Come stanno? È la categoria peggio pagata in Europa e questo di certo non attira i migliori, quindi va bene aumentare gli stipendi come qualcuno in questa campagna elettorale ha proposto, ma se il riferimento deve essere europeo a essere adeguato, insieme gli stipendi, è il profilo professionale dell’insegnante».

Non si fa abbastanza?
«Sa per cosa è stata prevista la formazione in servizio dei 650 mila docenti? Per il digitale. L’unica priorità che si riesca a concepire. Eppure durante tutto il periodo della dad abbiamo visto che gli unici insegnanti capaci di tenere agganciate le proprie classi sono quelli abituati alle pratiche di formazione attiva, di didattica cooperativa. Non bisogna preoccuparsi solo di inserire i precari, negli anni della “buona scuola” sono entrati 100 mila insegnanti e molti senza un’adeguata formazione. Dobbiamo avere il coraggio di dire che questo non ha migliorato, ma peggiorato le condizioni della scuola».

I fondi del Pnrr dovevano andare a coprire – attraverso buona formazione – alcune aree di fragilità sociale che erano state identificate. Che fine ha fatto quel progetto?
«Svanito. I soldi sono stati distribuiti a pioggia e non impiegati in modo efficace come chiedeva la commissione europea. È la solita vecchia pratica che avvantaggia sempre chi ha di più, chi ha avuto la fortuna di nascere dalla parte giusta della società».

Davvero pensa che la scuola italiana – un servizio universale – sia classista. Com’è possibile?
«Perché subisce le pressioni delle famiglie più influenti e crea scuole di élite e scuole dove manca tutto. Nascere allo Zen piuttosto che nel cuore della Palermo bene implica una differenza per tutta la vita. Nella ricchissima Milano se vai al Manzoni hai una formazione, se vai in un altro liceo ne hai un’altra. Capita nella stessa scuola di avere sezioni d’eccellenza e classi ghetto».

Rating 3.00 out of 5

Scuola al via tra le proteste. “Mancano gli insegnanti, i concorsi sono fatti male”

lunedì, Settembre 12th, 2022

Serena Riformato

Nelle intenzioni del ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi dovrà essere l’anno scolastico del “ritorno alla normalità”. Da oggi – e nei giorni successivi in base ai calendari regionali – oltre 7 milioni di studenti torneranno sui banchi, per la prima volta dal 2020 senza l’obbligo di mascherina e senza didattica a distanza. La prima campanella suonerà stamattina in Abruzzo, Basilicata, Friuli-Venezia Giulia, Lombardia, Piemonte, Veneto e nella Provincia di Trento, il 13 settembre in Campania, il 14 settembre in Calabria, Liguria, Marche, Molise, Puglia, Sardegna, Umbria. Dal 15 toccherà a Emilia Romagna, Lazio e Toscana. Il 19 settembre, per ultime, Sicilia e Valle d’Aosta.

Mentre gli istituti scolastici cercano di lasciarsi alle spalle le anomalie di due anni e mezzo di pandemia, secondo i sindacati rimane irrisolto un problema strutturale sempreverde: le cattedre vuote, inevitabilmente coperte in maniera discontinua dai precari e stimate per i prossimi mesi fra le 150 e le 200 mila. Così, se Bianchi garantisce l’avvio di «un anno scolastico in cui non mancano i docenti», da Flc Cgil il segretario nazionale Alessandro Rapezzi parla di «mistificazione» perché «gli insegnanti saranno perlopiù supplenti e non ci saranno nemmeno tutti», alla partenza delle lezioni.

Secondo la segretaria nazionale di Cisl Scuola, Ivana Barbacci, il «dato più preoccupante è che non sia stato possibile completare le 94 mila assunzioni a tempo indeterminato autorizzate per il 2022-2023 dal ministero dell’Economia». Il ministero di viale Trastevere ha immesso in ruolo solo 50.415 docenti (a cui vanno aggiunti 9.021 Ata e 317 dirigenti scolastici), quindi altri 40 mila incarichi andranno comunque assegnati ai supplenti. I sindacati puntano il dito contro i concorsi «fatti male» dai quali si è ottenuto un numero di candidati idonei inferiore ai posti a disposizione.

Il presidente dell’Associazione nazionale presidi Antonello Giannelli vede invece una «patologia che affligge il sistema da anni» e non permette di rispondere al reale fabbisogno degli istituti: «Il ministro Bianchi si è impegnato per risolvere il problema – sostiene Giannelli – ma non cambierà davvero qualcosa finché non si darà alle scuole, tramite gli organi collegiali già presenti, la facoltà di assumere direttamente gli insegnanti».

Gli studenti, intanto, reclamano l’attenzione della politica. Con un flash mob davanti al ministero ieri sera e questa mattina all’entrata di cinquanta scuole, la Rete degli studenti Medi e l’Unione degli Universitari annunciano la pubblicazione, nei prossimi giorni, di un manifesto di cento proposte da contrapporre a una «campagna elettorale in cui si parla di Peppa Pig anziché di temi ben più importanti come il diritto allo studio e il benessere psichico», spiega Tommaso Biancuzzi di Rete degli studenti medi. «In testa alla nostra “contro-agenda” c’è anche la gratuità dei libri di testo – aggiunge Biancuzzi –, studiare è sempre di più un lusso».

Rating 3.00 out of 5

Scuola, partenza difficile: al via senza 200 mila insegnanti

domenica, Settembre 4th, 2022

di Valentina Santarpia

I concorsi coprono metà delle cattedre. L’allarme del sindacato alla vigilia della campanella. E nel Lazio si rischiano orari ridotti

Rischio orari ridotti nel Lazio per mancanza di professori, cattedre scoperte in Campania, graduatorie pubblicate alle 14 e sospese alle 17 in Molise. Alla vigilia dell’inizio ufficiale delle lezioni, che partono domani a Bolzano e poi gradualmente in tutta Italia, alla scuola mancano 200 mila insegnanti, stimano i sindacati, soprattutto al Nord, nella primaria, nel sostegno, in lettere e matematica alle medie, in fisica alle superiori.

«Sicuramente il tutti in cattedra il 1° settembre è saltato anche quest’anno», commenta il segretario Uil Giuseppe D’Aprile. Il ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi due giorni fa aveva assicurato, a Radio Anch’io su Rai Radio 1: «I ragazzi troveranno i docenti che sono già in cattedra da moltissimo tempo — abbiamo 800 mila insegnanti in Italia per quasi 7 milioni di bambini — ma quest’anno abbiamo fatto tanti concorsi, oltre 50 mila li abbiamo assunti o li stiamo assumendo».

I concorsi

I concorsi, appunto. La prima spina nel fianco: secondo un’indagine Tuttoscuola, il 56% delle cattedre che dovevano essere occupate con gli ultimi concorsi rimarranno scoperte. Il ritardo delle procedure concorsuali da un lato e l’alto numero di neo ammessi dall’altro comporteranno un numero di supplenti molto superiore al previsto, dicono i dati raccolti dagli uffici scolastici regionali.

Qualche esempio? Il concorso più impegnativo, l’ordinario della secondaria, bandito più di due anni fa, prevedeva 26.871 cattedre da assegnare: al momento ne sono state coperte solo 13.743, il 51%. Il concorso speciale per le materie Stem, per far fronte alla cronica carenza di professori nelle materie scientifiche, ha coperto 582 cattedre delle 1.685 messe a bando. Il concorso straordinario bis per la secondaria non ha assegnato 11.227 cattedre. L’unico concorso che ha quasi concluso le procedure è l’ordinario di infanzia e primaria: solo 7.252 posti dei 12.863 previsti dal bando però sono stati coperti.

Secondo le stime di Tuttoscuola, al 1° settembre soltanto 24.770 posti erano stati coperti dai vincitori, rispetto ai 55.839 attesi. «Dei 94 mila posti destinati al ruolo — autorizzati dal Mef, ndr — è stato coperto a mala pena il 50%. Ci saranno quindi circa 50 mila supplenze di durata fino al 31 agosto e almeno 150 mila fino al 30 giugno, che sono un dato ormai storico», spiega Ivana Barbacci, segretaria Cisl.

Rating 3.00 out of 5

Scuola, la preoccupazione dei presidi per il riscaldamento. La proposta: un giorno in meno a settimana sui banchi

sabato, Agosto 27th, 2022

di Gianna Fregonara

Per ora le scelte di risparmio restano delegate agli istituti o agli enti pubblici. Ma i dirigenti: «Dopo il Covid che non si chiuda di nuovo»

desc img

In Gran Bretagna si è parlato addirittura di ridurre le lezioni in classe a soli tre giorni alla settimana per tagliare drasticamente consumi e costi del riscaldamento delle scuole e il numero delle corse dei trasporti pubblici per gli studenti. E benché per ora il governo inglese smentisca di aver fatto questi conti, la discussione va avanti. L’idea di accorciare la settimana scolastica, riducendola per tutte le scuole a cinque giorni, tiene banco anche tra i presidi, gli insegnanti e i politici italiani.

Molte scuole, sopratutto elementari e medie, sono già organizzate su cinque mattine e dunque non sono coinvolte, ma nelle grandi città e sopratutto le scuole superiori osservano ormai in buona parte la settimana lunedì-sabato. Nell’aggiornamento del piano di emergenza per il gas che il governo dovrebbe varare la settimana prossima l’ipotesi non dovrebbe essere contemplata: dopo due anni di Covid, ora che si torna alla normalità, imporre un altro cambiamento a ridosso dell’apertura non convince. Senza contare che andrebbe aggiornato anche il piano dei trasporti: troppo tardi ormai.

Per ora dunque le scelte di risparmio restano delegate alle scuole o agli enti pubblici (Comuni e Province) che sono i responsabili degli edifici scolastici e del riscaldamento. Della settimana corta per gli studenti si era parlato a giugno in provincia di Brescia dove il direttore dell’Ufficio scolastico territoriale Giuseppe Bonelli aveva chiesto alle 39 scuole superiori della zona di riflettere sul tema: «Non c’è stata una grande risposta, probabilmente soltanto altre due scuole accorceranno l’orario». Stringere il calendario su cinque giorni può diventare complicato dal punto di vista amministrativo: «Bisognerebbe passare alle lezioni di cinquanta minuti», continua Bonelli, ma ci vorrebbe una legge apposta.

Qualche giorno fa anche il vicepresidente della Provincia di Verona David Di Michele (Fdi), aveva proposto la settimana corta per contenere i costi energetici che, ha spiegato, quest’anno potrebbero risultare più che raddoppiati rispetto al 2020, circa 8 milioni di euro: «Sono cifre importanti e difficili da sostenere per un ente come il nostro, la settimana corta ci permetterebbe di ammortizzare costi importanti», ha detto al Corriere Veneto. Idea bocciata in diretta dal leader della Lega Matteo Salvini, che spiega: «La scuola è l’ultima da ridurre o da tagliare». Per una volta si trova d’acordo con Lia Quartapelle (Pd): «Non è tagliando le ore di lezione che si risolvono i problemi». Anche il sindaco di Vicenza Francesco Ruocco (centrodestra) frena: «Può essere una buona idea ma prevede una riorganizzazione complessa, compresa quella del trasporto pubblico che probabilmente la renderà irrealizzabile». La direttrice dell’ufficio scolastico regionale Carmela Palumbo è più possibilista:«Bisogna decidere in fretta, la scuola sta per iniziare e non possiamo chiedere dopo due anni così duri nuovi adeguamenti in corso d’anno».

Rating 3.00 out of 5

Scuola, un mese al rientro in classe. Il calendario regionale e le regole post covid

mercoledì, Agosto 17th, 2022

Manca ormai meno di un mese al via del nuovo anno scolastico 2022/2023. Le Regioni hanno pubblicato in queste settimane i calendari. Con l’approvazione di quello della Sardegna, si è completato il quadro. Come al solito i primi a tornare in classe saranno gli studenti dell’Alto Adige per i quali la campanella di inizio lezioni suonerà il 5 settembre.

Il calendario delle riaperture

A seguire, il 12 settembre sarà la volta di Abruzzo, Basilicata, Friuli Venezia Giulia, Trentino, Piemonte, Veneto e Lombardia. Il 13 settembre toccherà alla Campania. Il 14 settembre a Calabria, Liguria, Marche, Puglia, Sardegna, Umbria e Molise. A seguire gli studenti di Lazio, Emilia Romagna e Toscana il 15 settembre. Ultimi a rientrare in classe quelli di Sicilia e Valle d’Aosta il 19 settembre.

A scuola mascherine solo per i fragili

Ma quali sono le regole per il rientro a scuola? Le indicazioni contenute nelle linee guida per la riapertura degli istituti del primo e del secondo ciclo, messe a punto da Iss, con i ministeri della Salute e dell’Istruzione e la Conferenza delle Regioni prevedono, tra l’altro, da un lato, niente più obbligo di mascherine, ma Ffp2 solo per i fragili (personale e studenti) che rischiano la malattia grave e poi igiene e sanificazioni e ricambi d’aria frequenti.

Mascherine solo in caso di aumento del rischio

In caso di aumento del rischio per una nuova crescita dei casi e di cambiamento perciò del quadro epidemiologico, scattano: distanziamento di almeno 1 metro (ove le condizioni logistiche e strutturali lo consentano); aumento della frequenza di sanificazione periodica; gestione di attività extracurriculari, mascherine chirurgiche, o Ffp2, sia da fermi che in movimento (da modulare nei diversi contesti e fasi della presenza scolastica); somministrazione dei pasti nelle mense con turnazione; consumo delle merende al banco.

Ritorno soft all’asilo, Ffp2 per personale a rischio

Nella scuola d’infanzia l’impiego delle mascherine per i bambini sotto i 5 anni, non è mai stato previsto in passato e non lo sarà neppure in caso di crescita della curva dei contagi. Per il resto, in base alle indicazioni pubblicate dall’Istituto superiore di sanità (Iss), le regole sono abbastanza simili a quelle per la scuola di primo e secondo grado. Le misure di prevenzione di base prevedono l’utilizzo di mascherine (FFP2) per personale a rischio di sviluppare forme severe di COVID-19 e permanenza a scuola consentita solo senza sintomi/febbre e senza test diagnostico per la ricerca di SARS-CoV-2 positivo. Previste anche: igiene delle mani, sanificazione con uno o più casi confermati; ricambi d’aria frequenti.

Rating 3.00 out of 5

Maturità 2022, ecco gli strafalcioni: Mussolini? Era un comunista. D’Annunzio l’estetista

sabato, Luglio 9th, 2022

Roma, 9 luglio 2022 – Anche i piccoli fenomeni crescono. Eppure, facendo i conti, da ‘Io speriamo che me la cavò ai maturandi 2022, sono passati più di trent’anni. Quindi, o i bambini di Arzano autori della raccolta hanno patito una lunga serie di bocciature, o ci troviamo di fronte a una nuova generazione di padroni della lingua e della cultura italiana. Proprio così. I siti specializzati in vicende scolastiche stanno sciorinando in queste ore le mirabili gesta dei maturi (o quasi) dinanzi alle commissioni d’esame. Giusta ci sembra una premessa: ogni interrogazione richiede una buona dose di autocontrollo. Capita che un nostro ragazzo, vittima della paura, non riesca nemmeno a profferir parola. Detto tra noi, sarebbe forse meglio fare scena muta che rispondere che un tal Sergio Mattarella è uno sconosciuto, come ha sostenuto un’esaminata. Dietro a questa affermazione non si nasconde solo scarsa conoscenza delle istituzioni, ma mancanza di rispetto verso chi ha fatto, col proprio dolore, la storia del Paese.

Una profonda ignoranza che farebbe inorridire persino quel “comunista” di Benito Mussolini. Perché anche questo è risonato nelle aule d’esame. Per restare in tema, il Duce del fascismo – secondo un altro candidato – non subisce la fine ortodossa della fucilazione in quel di Giulino di Mezzegra dinanzi al cancello di villa Belmonte, ma, al pari dei rivoluzionari francesi, fu decapitato. Non ci è dato modo di sapere se la confusione sia poi proseguita nello scambio tra la parigina Place de la Concorde – sede delle esecuzioni rivoluzionarie – e la meneghina Piazzale Loreto. Ma meglio crediamo sia non indagare oltre. Mi pare comunque impagabile questa visione fluida della Storia. Ogni avvenimento può essere adattato alla fantasia del maturando. E non solo.

Dopo quel fatidico giorno, il maturo sarà in grado di affrontare da solo la vita e diventare padrone del mondo che vorrà. Forse proprio questo dovrebbe preoccuparci e farci correre ai ripari. Evito di puntare il dito su strafalcioni minori come ‘il cespuglio’, siepe nell’infinito leopardiano, la Pasqua (e non l’Epifania) dei protagonisti pirandelliani e il “nobile dell’epoca” verghiana Mastro don Gesualdo. Per fortuna esistono persone come Liliana Segre: la sua commovente missione di lasciare nei giovani memoria della follia che ha infangato un secolo le rende gloria. E apre un varco nell’ignoranza. Peccato che un altro esaminato abbia detto che la persecuzione razziale di cui fu vittima la senatrice a vita era dovuta al colore nero della sua pelle. Biasimare il livello di conoscenza dei nostri ragazzi equivale a denunciare il fallimento della nostra missione.

Rating 3.00 out of 5

Maturità 2022 al via: le tracce della prima prova, il tema di italiano | La diretta

mercoledì, Giugno 22nd, 2022

di Gianna Fregonara e Orsola Riva

Oggi la prima prova dell’esame di maturità 2022: nelle tracce Nedda di Verga, La via ferrata di Pascoli, un brano dal libro di Liliana Segre e Gherardo Colombo, ma anche il Covid, la musica e l’iperconnessione e i suoi rischi. Rispettate le attese della vigilia.

desc img

• Alle 8.30 di oggi, 520 mila studenti hanno cominciato il loro esame di maturità con la prima prova scritta.
• Tra le tracce più attese Giovanni Pascoli e Giovanni Verga.
Intervistato ieri dal Corriere, il ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi dice: «L’esame di maturità non è un test: serve a valutare il percorso svolto dai ragazzi in un periodo particolarmente difficile. E infatti la media dei voti del triennio quest’anno conta fino al 50 per cento sul voto finale. Non serve usare il bilancino. Anche in caso di uno scivolone nello scritto, le commissioni possono essere equilibrate: sono autonome e hanno la responsabilità di valutare la persona»
• Tutti gli aggiornamenti nello speciale Maturità 2022

Ore 09:42 –

Ore 09:40 – «Nedda» di Giovanni Verga, la prima traccia

«Era una ragazza bruna, vestita miseramente; aveva quell’attitudine timida e ruvida che danno la miseria e l’isolamento. Forse sarebbe stata bella, se gli stenti e la fatica non ne avessero alterato profondamente non solo le sembianze gentili della donna, ma direi anche la forma umana. I suoi capelli erano neri, folti, arruffati, appena annodati con dello spago; aveva denti bianchi come l’avorio, e una certa grossolana avvenenza di lineamenti che rendeva attraente il suo sorriso. Gli occhi erano neri, grandi, nuotanti in un fluido azzurrino, quali li avrebbe invidiati una regina a quella povera figliuola raggomitolata sull’ultimo gradino della scala umana, se non fossero stati offuscati dall’ombrosa timidezza della mi – seria, o non fossero sembrati stupidi per una triste e continua rassegnazione. Le sue membra schiacciate da pesi enormi, o sviluppate violentemente da sforzi penosi erano diventate grossolane, senza essere robuste. Ella faceva da manovale, quando non aveva da trasportare sassi nei terreni che si andavano dissodando, o portava dei carichi in città per conto altrui, o faceva di quegli altri lavori più duri che da quella parte stimansi inferiori al compito dell’uomo. La vendemmia, la messe, la raccolta delle olive, erano per lei delle feste, dei giorni di baldoria, un passatempo, anziché una fatica. È vero bensì che fruttavano appena la metà di una buona giornata estiva da manovale, la quale dava 13 bravi soldi! I cenci sovrapposti in forma di vesti rendevano grottesca quella che avrebbe dovuto essere la delicata bellezza muliebre. L’immaginazione più vivace non avrebbe potuto figurarsi che quelle mani costrette ad un’aspra fatica di tutti i giorni, a raspar fra il gelo, o la terra bruciante, o i rovi e i crepacci, che quei piedi abituati ad andar nudi sulla neve e sulle rocce infuocate dal sole, a lacerarsi sulle spine, o a indurirsi sui sassi, avrebbero potuto essere belli. Nessuno avrebbe potuto dire quanti anni avesse codesta creatura umana; la miseria l’aveva schiacciata da bambina con tutti gli stenti che deformano e induriscono il corpo, l’anima e l’intelligenza. – Così era stato di sua madre, così di sua nonna, così sarebbe stato di sua figlia. (…) Tre giorni dopo udì un gran cicaleccio per la strada. Si affacciò al muricciolo, e vide in mezzo ad un crocchio di contadini e di comari Janu disteso su una scala a piuoli, pallido come un cencio lavato, e colla testa fasciata da un fazzoletto tutto sporco di sangue. Lungo la via dolorosa che dovette farsi prima di giungere al casolare di lui, egli, tenendola per mano, le narrò come, trovandosi così debole per le febbri, era caduto da un’alta cima, e s’era concio a quel modo41. – Il cuore te lo diceva! mormorò egli con un triste sorriso. Ella l’ascoltava coi suoi grand’occhi spalancati, pallida come lui, e tenendolo per mano. L’indomani egli morì. (…) Adesso, quando cercava del lavoro, le ridevano in faccia, non per schernire la ragazza colpevole, ma perché la povera madre non poteva più lavorare come prima. Dopo i primi rifiuti e le prime risate ella non osò cercare più oltre, e si chiuse nella sua casupola, come un uccelletto ferito che va a rannicchiarsi nel suo nido. Quei pochi soldi raccolti in fondo alla calza se ne andarono l’un dopo l’altro, e dietro ai soldi la bella veste nuova, e il bel fazzoletto di seta. Lo zio Giovanni la soccorreva per quel poco che poteva, con quella carità indulgente e riparatrice senza la quale la morale del curato è ingiusta e sterile, e le impedì così di morire di fame. Ella diede alla luce una bambina rachitica e stenta: quando le dissero che non era un maschio pianse come avea pianto la sera in cui avea chiuso l’uscio del casolare e s’era trovata senza la mamma, ma non volle che la buttassero alla Ruota».

Ore 09:34 – Il Nobel Parisi dal Parlamento alla maturità

La terza traccia del testo argomentativo ha come spunto il discorso tenuto dal Nobel Giorgio Parisi alla Camera dei Deputati l’8 ottobre 2021. Eccolo: «L ’umanità deve fare delle scelte essenziali, deve contrastare con forza il cambiamento climatico. Sono decenni che la scienza ci ha avvertiti che i comportamenti umani stanno mettendo le basi per un aumento vertiginoso della temperatura del nostro pianeta. Sfortunatamente, le azioni intraprese dai governi non sono state all’altezza di questa sfida e i risultati finora sono stati assolutamente modesti. Negli ultimi anni gli effetti del cambiamenti climatico sono sotto gli occhi di tutti: le inondazioni, gli uragani, le ondate di calore e gli incendi devastanti, di cui siamo stati spettatori attoniti, sono un timidissimo assaggio di quello che avverrà nel futuro su una scala enormemente più grande. Adesso, comincia a esserci una reazione forse più risoluta ma abbiamo bisogno di misure decisamente più incisive. Dall’esperienza della COVID sappiamo che non è facile prendere misure efficaci in tempo. Spesso le misure di contenimento della pandemia sono state prese in ritardo, solo in un momento in cui non erano più rimandabili. Sappiamo tutti che «il medico pietoso fece la piaga purulenta». Voi avete il dovere di non essere medici pietosi. Il vostro compito storico è di aiutare l’umanità a passare per una strada piena di pericoli.

Rating 3.00 out of 5

Sciopero della scuola, manifestazioni e sit-in di prof in tutta Italia | I presidi contrari: “Protesta populista, noi vogliamo insegnanti più preparati”

lunedì, Maggio 30th, 2022

Previsto l’arrivo di un centinaio di pullman da tutta Italia per la manifestazione in piazza Santi Apostoli a Roma. La protesta, a pochi giorni dalla conclusione dell’anno scolastico, è stata proclamata dai sindacati contro le novità in tema di formazione, reclutamento, salario e carriera varate dal governo con il Decreto Legge 36/22. “Misure inaccettabili” le avevano definite le organizzazioni sindacali. Contrari i presidi: “E’ una manifestazione populista”. Molte scuole sono chiuse e solo alcune apriranno per poche ore vista l’assenza di docenti e personale Ata.


La protesta è stata indetta da FLC CGIL, CISL Scuola, UIL Scuola, SNALS Confsal e GILDA Unams, che hanno anche organizzato un sit-in a Roma a Piazza SS. Apostoli (con qualche polemica preventiva, non essendo stata concessa dalla Questura Piazza Montecitorio, tradizionale luogo di protesta di fronte al Parlamento). Quattro le richieste principali dei sindacati al governo: stralciare dal decreto tutte le disposizioni che invadono il campo della contrattazione, dalla formazione agli aspetti economici e normativi che riguardano il rapporto di lavoro; rivalutare nel nuovo contratto le retribuzioni: più risorse nella legge di Bilancio e no a un sistema a premi per pochi; dare stabilità al lavoro e rafforzare gli organici invece che tagliarli, con un sistema di reclutamento che assicuri la copertura dei posti vacanti e preveda opportunità di stabilizzazione per i precari; riconoscere la professionalità di chi lavora nella scuola come risorsa fondamentale: mettere in sicurezza le scuole, ridurre gli alunni per classe.

Per i sindacati il Dl 36/22 “invade i campi della contrattazione in materia di reclutamento e formazione: capitoli che dovrebbero essere, appunto, regolati tra le parti. Quella disegnata dal decreto è una formazione tra l`altro finanziata con un cospicuo taglio di personale (10mila unità), mentre le nuove modalità di reclutamento – oltre a dare un nuovo impulso al mercato dei crediti – non lasciano nessuna possibilità di stabilizzazione per i precari, quelli che da anni hanno permesso alle scuole di andare avanti. Il tutto, tradendo lo spirito del Patto per la scuola, siglato un anno fa, che invece “prometteva” scelte condivise. Infine sul contratto – concludono i sindacati – le cifre stanziate sono assolutamente insufficienti per dare una risposta dignitosa all`impegno del personale della scuola”.

“Lo sciopero avrà una alta adesione perché le ragioni della protesta sono motivate: il governo sceglie di costruire una formazione per pochi, finanzata con il taglio degli organici. In più si umiliano i precari con un nuovo sistema di reclutamento e gli si nega l’abilitazione. Un intervento da respingere, che io non chiamo nemmeno la riforma. Viene tradito il Patto per la scuola. Il contratto poi è scaduto da tre anni e ci aspettiamo un investimento serio per il rinnovo contrattuale: le risorse stanziate non bastano anche dato l’impegno della scuola tutta negli anni della pandemia. Evidenziamo l’inadeguatezza del governo rispetto alle esigenze della scuola”, dice Francesco Sinopoli che guida la Flc Cgil.

Rating 3.00 out of 5

Bianchi, maturità e la scuola schiava delle sufficienze

mercoledì, Febbraio 9th, 2022

Paola Mastracola

Tutti compatti a protestare contro le prove scritte alla maturità: i ragazzi scendono in piazza, i presidi si schierano al loro fianco e ora anche il Consiglio superiore della pubblica istruzione si proclama contrario alla decisione del ministro Bianchi: almeno il secondo scritto deve saltare alle superiori, e all’esame di terza media niente prove scritte d’italiano e matematica e niente colloquio di lingue straniere, anzi, meglio abolire l’esame stesso. La motivazione è che, dopo quasi tre anni scolastici a singhiozzo tra Dad e quarantene, questi ragazzi non sono in grado di sottoporsi alle prove tradizionali.

Qualcuno si è accorto che si tratta di una ammissione di inadempienza e inefficacia senza pari? Un’autoaccusa, una sorta di plateale confessione: è come se la scuola dicesse che non ha fatto scuola per due anni, se ora accetta che i ragazzi si dichiarino impreparati a sostenere uno scritto di latino o di matematica.

Giustificabile? Non so. Certo, lo sapevamo che la pandemia ha costretto a una scuola rimediata e sconfortante. Ma fino a questo punto? Allora abbiamo lasciato aperte le scuole per che cosa? Abbiamo tenuto i ragazzi appesi a un video per due anni cinque ore al giorno (seppure a intermittenza) per non insegnare loro nulla? Se non stava funzionando, dovevamo dirlo prima, e non aspettare che l’annuncio del ministro sulle due prove finali scatenasse l’inferno. Dovevamo correggere la direzione, inventare un altro modo di far scuola (per esempio fare meno videolezioni e insegnare ai ragazzi a studiare anche scollegati e da soli, magari dedicando a ciascuno di loro uno spazio di verifica, un colloquio costante e individuale).

Se non stava funzionando, i ragazzi per primi dovevano denunciarlo, scendere in piazza almeno un anno fa a dire: ehilà, guardate che noi non stiamo imparando niente, volete darcelo o no uno straccio di istruzione? Perché protestano solo ora e, solo perché spaventati dalle prove scritte?

Rating 3.00 out of 5

Maturità 2022, torna anche la seconda prova scritta (ma sarà diversa da scuola a scuola)

martedì, Febbraio 1st, 2022

di Gianna Fregonara

Pronta l’ordinanza per l’esame di stato del prossimo giugno. Ci sarà il tema e anche l’orale, ogni commissione deciderà la seconda prova in base al programma svolto. Bianchi: dobbiamo tornare alla normalità gradualmente. La protesta degli studenti

È finalmente pronta la bozza dell’ordinanza per l’esame di Stato che comincia il 22 giugno 2022. Ci saranno tutti e due gli scritti come prima del Covid, ma la seconda prova sarà differenziata da scuola a scuola: saranno le singole commissioni a decidere (qui — invece — il protocollo del 2021).

Torna la seconda prova

La sessione d’esame avrà inizio il 22 giugno alle 8.30, con la prima prova scritta di italiano, che sarà predisposta su base nazionale. La prova proporrà sette tracce con tre diverse tipologie: analisi e interpretazione del testo letterario; analisi e produzione di un testo argomentativo; riflessione critica di carattere espositivo-argomentativo su tematiche di attualità. Il 23 giugno si proseguirà con la seconda prova scritta, diversa per ciascun indirizzo, che avrà per oggetto una sola disciplina tra quelle caratterizzanti il percorso di studi. Le discipline saranno comunicate al termine dell’iter formale delle Ordinanze. La seconda prova sarà predisposta dalle singole commissioni d’esame, quindi da ogni singolo istituto, per consentire una maggiore aderenza a quanto effettivamente svolto dalla classe e tenendo conto del percorso svolto dagli studenti in questi anni caratterizzati dalla pandemia.

I commissari interni

È previsto il colloquio, che si aprirà con l’analisi di un documento o un testo scelto dalla commissione. Nel corso dell’orale il candidato dovrà dimostrare di aver acquisito i contenuti e i metodi propri delle singole discipline e di aver maturato le competenze di educazione civica. la seconda parte prevede l’analisi, con una breve relazione o un lavoro multimediale, delle esperienze fatte nell’ambito dei Percorsi per le competenze trasversali e l’orientamento (Pcto). La commissione sarà composta da sei commissari interni e un Presidente esterno.

Rating 3.00 out of 5
Marquee Powered By Know How Media.