Archive for the ‘Scuola’ Category

Scuola, Rientro in classe 2021: perché mancano ancora i prof

martedì, Settembre 21st, 2021

di Gianna Fregonara e Orsola Riva

Al Nord nei posti liberi supplente 1 su due. Il concorso sprint e il caso degli insegnanti di sostegno. «Troppi errori nelle graduatorie, rinviate le assegnazioni delle supplenze»

Tutti in classe sì, ma dove sono gli insegnanti? Se lo chiedono in questi giorni genitori e studenti che ancora hanno orari dimezzati e ore buche in attesa della nomina del prof. Succede soprattutto al Nord, come è regola da diversi anni. In Lombardia, al termine dell’ultima tornata di assunzioni, sono rimasti scoperti più della metà dei posti, in Veneto e Piemonte mancano 3 prof su 5. Ma anche nelle regioni tradizionalmente considerate come il «bacino» degli insegnanti non è andata bene: in Campania è rimasta vuota una cattedra su 4 e in Sicilia 2 su 5. Arriveranno i supplenti. Sì ma quando? «Siamo molto più avanti dello scorso anno quando gli ultimi contratti annuali li abbiamo chiusi a marzo», spiega Cristina Costarelli presidente dell’Associazione presidi del Lazio.

Vuote una su due

E infatti è vero che il ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi ha mantenuto la promessa di fare le immissioni in ruolo entro fine agosto e di assegnare i supplenti prima del 13 settembre. «Uno sforzo titanico» fatto dall’amministrazione scolastica per anticipare i tempi. Ma poi qualcosa è andato storto. Le assunzioni andate a buon fine sono state quasi 60mila (il triplo dell’anno scorso, anche grazie al concorso straordinario voluto contro tutto e tutti dalla ex ministra Azzolina), ma rappresentano poco più della metà dei 112mila posti che erano stati autorizzati dal Mef a luglio. Né poteva andare altrimenti visto che il concorso ordinario che era stato bandito ormai un anno e mezzo fa è rimasto congelato causa Covid mentre grattando il fondo delle graduatorie dei precari storici e dei vincitori di vecchi concorsi sono saltati fuori poco più di ventimila «nuovi» prof.

Inizio della scuola: dai test salivari ai bus, i problemi ancora da risolvere

Concorso sprint

Troppo pochi e così, di gran carriera, una settimana prima della prima campanella sono stati assegnati più di 110 mila contratti fino a fine giugno. Perfino il concorso Stem per professori di matematica fisica e informatica bandito in extremis quest’estate è andato avanti senza intoppi: dei seimila posti in palio, però, fra defezioni e bocciature finora ne sono stati assegnati duemila, anche se c’è tempo fino a fine ottobre. A Milano, su quasi 600 posti scoperti per matematica alle medie, ne sono arrivati dal concorso solo 234, più appena tre (un flop) con la procedura straordinaria varata dal governo per i precari di prima fascia. Le graduatorie provinciali da cui si attingono i supplenti- rifatte lo scorso anno – sono ancora piene di errori che ritardano ulteriormente le assunzioni. Non solo, Uffici scolastici e sindacati lamentano un altro fenomeno: una marea di rinunce. Da parte di professori di tutte le materie, da matematica a italiano, per non parlare dell’emergenza sostegno. «Io devo ancora assegnare 480 cattedre: 180 su posto comune più 300 per il sostegno – dice il provveditore di Brescia Giuseppe Bonelli -. Ma rispetto al 2020, non c’è paragone. L’anno scorso di questi tempi erano vuoti ancora 4.000 mila posti, per riempirli tutti c’è voluto fino a Natale». Certo pesano le rinunce, circa 400 in tutta la provincia, ma Bonelli è ottimista, spera di chiudere la pratica in un mese.

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A scuola torna l’incubo Dad, Sos dei presidi: “Con queste regole peggio dell’anno scorso”

lunedì, Settembre 20th, 2021

NICCOLò CARRATELLI

C’è chi è tornato in classe solo il primo giorno. Poche ore di lezione in presenza e poi di nuovo a distanza, causa Covid. Oltre 200 classi in varie regioni italiane, più di 5 mila studenti, dalla scuola materna alle superiori. Senza contare due regioni, Puglia e Calabria, che aprono le scuole solo oggi. La prima settimana del nuovo anno scolastico ha già smentito il ministro dell’Istruzione, Patrizio Bianchi, che non più tardi di dieci giorni fa aveva assicurato: «La Dad è finita». E invece, pronti via, il numero delle classi finite in quarantena è lievitato. «Inevitabile – sospira il presidente dell’Associazione nazionale dei presidi, Antonello Giannelli – ed è ovvio che aumenteranno, visto che in Italia ci sono 400 mila classi con una media di 20 alunni ciascuna». Di queste, secondo i dati del ministero dell’Istruzione, circa 12 mila sono sovraffollate. Quelle in cui quest’anno non sarà rispettato il metro di distanza tra gli studenti, in virtù della deroga prevista dal Comitato tecnico-scientifico, sono molte di più, soprattutto alle superiori. Ed è lì che il virus può colpire più facilmente, come pure nelle scuole dell’infanzia ed elementari, dove i bambini non sono (perché non possono) essere vaccinati.

In Alto Adige, dove le lezioni sono iniziate il 6 settembre, le classi in quarantena sono 35, con una settantina di casi positivi. Solo tra le province di Milano e Lodi la didattica a distanza è già scattata per 37 classi e un migliaio di studenti. A Torino hanno dovuto abbandonare i banchi 380 bambini e ragazzi, suddivisi in 17 classi in isolamento. In Veneto sono decine le classi in isolamento, una trentina solo in provincia di Padova, 11 in quella di Treviso e altre sparse tra Vicenza, Verona e Venezia. In Emilia-Romagna centinaia gli studenti in Dad, da una prima media di Vignola, in provincia di Modena, a una classe elementare in provincia di Ferrara. Lezioni in presenza sospese anche in 5 sezioni della provincia di Piacenza, in 13 della zona di Rimini e in sei scuole di Bologna: tre primarie, una media, una materna e un nido. Tra chi è tornato subito davanti al computer anche una quarantina di alunni a Salerno e nove classi in Abruzzo, per un totale di quasi 150 studenti. Un caso si è registrato anche in Sardegna, in una scuola primaria di Ussana, vicino a Cagliari. A Roma e provincia siamo già a quota 50 classi in Dad e più di mille studenti a casa, con licei importanti coinvolti, dal classico Kant allo scientifico Newton, dove la preside è Cristina Costarelli: «L’anno scorso avevamo cominciato con le quarantene a metà ottobre, ora nemmeno siamo partiti ed ecco qua», dice, raccontando di aver «segnalato noi alla Asl i casi di positività, dopo che ci hanno avvisato i genitori, ma in teoria dovrebbe avvenire il contrario». In qualità di presidente dell’Associazione presidi del Lazio, Costarelli sottolinea le criticità nella gestione delle quarantene, che «prima era in carico alle Asl e ora è passata ai medici di base, senza che noi dirigenti venissimo informati», con il rischio di «difformità e rientri a scuola alla spicciolata». Gli studenti, infatti, potranno rientrare in presenza dopo aver presentato un certificato medico di avvenuta negatività al Covid, «ma così ci si basa sulle difese immunitarie del singolo e non su protocolli standard uguali per tutti».

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Scuola, dai controlli dei green pass alla quarantena: le incognite di settembre

lunedì, Agosto 23rd, 2021

A tre settimane dall’avvio delle lezioni in presenza le scuole non sono ancora pronte alla ripartenza. Vari i nodi da sciogliere. A mettere in fila alcune questioni sul tavolo e a chiedere al governo «risposte tempestive» è il presidente nazionale dell’associazione nazionale presidi Anp, Antonello Giannelli.

I controlli del green pass

Quest’anno debutta per docenti e personale amministrativo l’obbligo del green pass. Ma non è stato chiarito ancora come e con quale cadenza controllarlo. Si tratta di un nuovo adempimento rispetto al quale i dirigenti scolastici chiedono di saperne di più. Soprattutto per non ingolfare gli ingressi la mattina. Giannelli chiede di far dialogare il sistema informatico dell’Istruzione con l’anagrafe vaccinale delle Asl, così da poter fare i controlli in segreteria on line. Anche perché «a scuola entrano ogni giorno gli stessi docenti e gli stessi impiegati. Di cui l’83% è vaccinato. Quindi controllare ogni giorno 100 persone di cui 83 sono vaccinate non ha molto senso».

Supplenti e tamponi

Altra questione sul tavolo: come gestire il supplente che dal quinto giorno dovrà sostituire il docente assente ingiustificato, perché privo di green pass. Va poi verificata sul campo la gestione dei tamponi gratuiti al personale fragile munito di certificazione di esenzione dalla vaccinazione. Le scuole potranno utilizzare parte delle risorse straordinarie loro assegnate destinandole alla copertura dei costi per effettuare tamponi diagnostici «al personale scolastico, impegnato nelle attività in presenza e che si trovi in condizioni di fragilità sulla base di idonea certificazione medica». Questo significa che in tutti gli altri casi (docenti “no vax”, ad esempio, cioè coloro che si rifiutano di vaccinarsi pur potendo farlo) l’eventuale tampone per ottenere il green pass resta a proprie spese.

Quarantena e Dad

Giannelli chiede anche di snellire le procedure di messa in quarantena, «altrimenti al primo studente positivo, anche se vaccinato, rischiamo di dover mettere in quarantena la classe. E questo significa ritornare in Dad, naturalmente». Va ricordato a tal proposito che la quarantena per i vaccinati con contatti stretti con positivi è stata ridotta a 7 giorni con tampone alla fine del periodo. Resta 10 giorni per i non vaccinati.

Il nodo trasporti

E poi c’è il capitolo trasporti. La capienza del trasporto pubblico locale resta all’80%. Con il rischio di viaggiare su mezzi sovraffollati, dove la distanza non sempre può essere garantita. «Dentro le scuole non ci sono stati focolai perché nelle scuole c’è l’abitudine al rispetto delle regole. Ma sui trasporti, purtroppo – continua Giannelli – non c’è chi controlla né il distanziamento né l’utilizzo della mascherina».

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Giovannini: su bus e treni capienza all’80 per cento. Orari differenziati anche per le aziende

sabato, Agosto 21st, 2021

di Gianna Fregonara

Le regole per bus e metro, pullman e treni locali sono quasi pronte: servono ancora alcuni affinamenti e la validazione del Cts, ma i punti cardine di come ci si muoverà in città al rientro dalle ferie e alla ripresa della scuola sono fissate. La capienza sarà dell’80 per cento su bus e treni sia in zona bianca sia in zona gialla, ci vorrà la mascherina chirurgica anche se è consigliata la Ffp2, potranno essere previsti orari di ingresso differenziati sia per le scuole sia per le aziende e gli uffici pubblici, sarà possibile introdurre gli scuolabus anche per gli studenti delle superiori.

Ministro Giovannini, lo scorso anno le linee guida non hanno funzionato. Che cosa c’è di nuovo quest’anno?
«Ci saranno più organizzazione e più controlli, anche perché è da aprile che stiamo dialogando con Regioni e Comuni, cui spetta la programmazione e la gestione del trasporto pubblico locale, in vista di settembre. Siamo intervenuti sia sull’offerta — destinando per la seconda parte dell’anno 618 milioni di euro agli enti locali per servizi aggiuntivi come il noleggio di pullman turistici per aumentare le corse — sia sulla domanda, grazie al lavoro dei tavoli prefettizi che dallo scorso gennaio organizzano il piano della mobilità provincia per provincia, incentivando la creazione delle figure dei mobility manager nelle imprese e nelle amministrazioni pubbliche con più di cento addetti nei Comuni con oltre 50.000 abitanti. Quest’anno ai tavoli prefettizi parteciperanno loro, in modo che si moduli il servizio pubblico per tutta la comunità, non solo per le scuole».

Anche le scuole hanno un mobility manager?
«Dovrebbero, lo prevede una legge del 2015, ma non sembra sia stata applicata in modo generalizzato. Con il ministro Bianchi stiamo spingendo gli istituti a creare questa figura oggi più che mai necessaria».

Il piano prevede che i bus siano riempiti all’80 per cento, ma nelle ore di punta il limite si può facilmente superare. Chi controlla?
«Grazie ai servizi aggiuntivi finanziati nella prima parte dell’anno, nelle ore di punta l’offerta di trasporto locale è cresciuta del 15-20%. Non a caso le scuole lo scorso maggio hanno ripreso l’attività in presenza e non c’è stato un problema trasporti. Per i controlli ritengo necessario reintrodurre i controllori. Oltre a verificare i biglietti, dovrebbero far scendere dall’autobus chi non ha la mascherina».

Si è discusso sul tipo di mascherina da indossare perché 80 per cento di capienza è un assembramento secondo i criteri dell’epoca Covid.
«Sulla base dei pareri del Cts prevediamo la mascherina chirurgica o superiore. Questo può consentire di mantenere una capienza dell’80 per cento anche in zona gialla (lo scorso anno era del 50 per cento). Certamente su queste scelte influiscono il successo della campagna di vaccinazione e il fatto che in genere i tempi di permanenza a bordo dei mezzi non sono eccessivamente lunghi. Ma abbiamo stanziato anche fondi per rafforzare la sanificazione, che dovrà essere eseguita anche più volte al giorno».

I presidi chiedono che i turni di ingresso e uscita siano previsti non soltanto per le scuole e vorrebbero servizi dedicati per gli studenti. È possibile?
«Crediamo che la presenza nei tavoli prefettizi dei mobility manager d’area, soprattutto delle grandi città, aiuterà ad avere un approccio complessivo. Le aziende e gli enti che presentano i piani entro il 31 agosto tra l’altro potranno ricevere incentivi a valere sul fondo di 50 milioni di euro. Sappiamo poi da un’indagine che l’Istat ha svolto su nostra richiesta che per l’autunno le famiglie prevedono un calo del 20 per cento circa del ricorso ai trasporti pubblici e un maggiore uso dei mezzi privati: non è una buona notizia per l’ambiente… ma rende più semplice organizzare in sicurezza gli spostamenti. Per quanto riguarda gli scuolabus per gli studenti delle scuole superiori, i fondi ci sono ma devono essere sempre i tavoli prefettizi a stabilire se e come organizzarli. Non dappertutto servono o sono risolutivi. Dipende dai casi specifici».

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Cantiere scuola

sabato, Agosto 21st, 2021

Flavia Amabile

ROMA. Mancano dieci giorni all’apertura delle scuole e una ventina all’inizio delle lezioni ma il rientro è ancora confuso nonostante il tentativo del ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi di far approvare precipitosamente una settimana l’intesa sul Protocollo di Sicurezza. Invece di ottenere un accordo si è creata una frattura fra sindacati e presidi, e anche fra diverse associazioni di presidi, sulla possibilità di fornire tamponi gratuiti agli insegnanti. E’ stato convocato un nuovo incontro per martedì prossimo con i sindacati ch minacciano di ritirare la firma dall’intesa se il protocollo dovesse essere modificato.

La verità è che il mondo della scuola ancora una volta non è pronto. Il presidente dell’Associazione Nazionale Presidi Antonello Giannelli è tornato a chiedere «risposte chiare che impediscano alle scuole e ai loro dirigenti di esporsi a difficoltà che appaiono al momento ingestibili e insuperabili, nonché a contenziosi certi».

I contrari all’obbligo si stanno organizzando. Due sono le petizioni attive. La prima è del sindacato Anief e ha raggiunto quasi 120mila firme, la seconda ne ha raccolte in pochi giorni circa 15mila.

Anche dalle regioni non arrivano segnali confortanti. Il presidente della Campania Vincenzo De Luca aveva parlato già agli inizi di agosto della necessità di rinviare l’inizio delle scuole per dare più tempo agli studenti di vaccinarsi. Ieri anche in Abruzzo si è parlato della possibilità di un rinvio di una settimana.

Nel frattempo all’Ufficio del commissario straordinario per l’Emergenza Covid-19 ieri sono arrivati i dati delle regioni sul personale scolastico vaccinato. In difficoltà appaiono regioni come la Calabria dove la percentuale di vaccinati si ferma al 67,17%, dato simile a quello della Sardegna mentre in Sicilia si arriva al 78%. Bassa anche la percentuale della Valle d’Aosta dove più di un insegnante non ha aderito alla vaccinazione, una percentuale che sale al 29% tra il personale scolastico non docente. Nelle Marche quasi l’88% di immunizzati. In Liguria il 79,08% ha effettuato il ciclo completo. 

LE INCOGNITE SUL RIENTRO

DISTANZIAMENTO Niente obbligo di un metro, ma ci vuole la mascherina

Il distanziamento in classe è uno dei nodi ancora da sciogliere e i presidi dovranno provare a capire come applicare le regole garantendo la sicurezza. Nella circolare inviata dal ministero dell’Istruzione si raccomanda ma non si obbliga a mantenere un metro di distanza tra i banchi a meno che «le condizioni strutturali-logistiche degli edifici non lo consentano». In quel caso non c’è l’automatico ricorso alla didattica a distanza, spiega il ministero, ma a «diverse misure di sicurezza». In sostanza, l’obbligo della distanza di un metro è caduto, si può stare in classe anche molto vicini ma tutti con la mascherina chirurgica dai sei anni in su, avverte Antonello Giannelli, presidente dell’Anp. Nel protocollo firmato con i sindacati si precisa che anche nelle zone bianche è necessaria la distanza di due metri tra le cattedre e i banchi. 

TRASPORTI Si temono affollamenti, più bus per le superiori

I trasporti sono l’eterno capitolo dolente. Per il momento resta ferma la proposta avanzata dal ministro delle Infrastrutture Enrico Giovannini di estendere il meccanismo degli scuolabus anche agli studenti delle superiori e sono stati anche stanziati 600 milioni in più per attuarlo. I presidi invece ribadiscono la necessità di linee bus dedicate, soprattutto all’ingresso e all’uscita dagli istituti. Nel frattempo i rischi di assembramenti restano e quindi la regione Toscana ha chiesto di fornire mascherine Ffp2 alla struttura commissariale guidata dal generale Figliuolo per le studentesse e gli studenti che utilizzeranno i mezzi pubblici per andare a scuola. Una richiesta che rischia di creare un ulteriore spreco di risorse sulle mascherine visto che a scuola l’obbligo previsto dal ministero dell’Istruzione è di indossare le chirurgiche.

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Green pass, scuola, costo dei tamponi e trasporti: il governo al lavoro sul nuovo decreto, domani la cabina di regia

lunedì, Agosto 2nd, 2021

di Monica Guerzoni e Fiorenza Sarzanini

Misure ad hoc dove è basso il numero di docenti immunizzati. Intesa con le farmacie per i tamponi a prezzi calmierati. Il nodo trasporti

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Interventi mirati sul personale scolastico che a fine agosto non sarà ancora vaccinato, green pass per navi, aerei e treni e misure speciali per il trasporto pubblico. Dopo aver già stabilito (per decreto) che dal 6 agosto bisognerà avere la certificazione verde per accedere in tutti i luoghi al chiuso, anche in zona bianca, dove ci sia il rischio di assembramenti, il governo studia le misure per scuola e trasporti: gli altri due settori dove è urgente intervenire per fermare i contagi causati dalla variante Delta del Covid-19.
Le posizioni all’interno della maggioranza sono ancora distanti. Se il ministro della Salute Roberto Speranza spinge per imporre subito il vaccino a docenti e lavoratori della scuola, il leader della Lega Matteo Salvini frena e chiede di rinviare a settembre anche la decisione sui viaggi, «per non influire negativamente sul turismo». Come è stato con i precedenti decreti per il contenimento del virus, sarà il premier Mario Draghi a fare sintesi nella cabina di regia che dovrebbe riunirsi domani e nel successivo Consiglio dei ministri.

I nuovi contagi

L’intesa con Salvini — ricevuto la scorsa settimana a Palazzo Chigi — prevede di verificare che l’andamento della curva epidemiologica sia effettivamente in salita prima di stabilire la data di entrata in vigore delle nuove misure. L’obiettivo prioritario è ripartire a settembre con la scuola in presenza al 100%, mantenendo tutte le attività aperte. Il monitoraggio di venerdì scorso ha mostrato un incremento di ricoveri in area medica e in terapia intensiva soprattutto in tre regioni — Sicilia, Sardegna e Lazio — che avevano anche un’alta incidenza di nuovi contagiati su 100 mila abitanti e quindi si valuterà come scongiurare il ritorno in zona gialla di alcune aree del Paese. La prima valutazione riguarda l’obbligo di green pass per treni, aerei e navi. Lo scorso anno il ritorno dalle vacanze estive senza controlli adeguati, soprattutto dall’estero, ha determinato un’impennata dei contagi a settembre.

Navi, treni e aerei

Ecco perché il governo pensa di imporre ai passeggeri di salire a bordo soltanto se sono stati vaccinati almeno con una dose, se sono guariti dal Covid nei sei mesi precedenti, oppure se hanno un tampone con esito negativo effettuato nelle 48 ore precedenti. Il dilemma che interroga e divide i partiti è la data in cui far scattare l’obbligo di green pass. La linea rigorista vorrebbe fissarlo già dal 6 agosto, ma ci sono molte perplessità perché la norma avrebbe un effetto negativo sul turismo. Per questo non è escluso che si possa rinviare tutto alla fine di agosto.

Tamponi a prezzi bassi

Il costo dei tamponi, che dal 6 agosto diventano uno dei requisiti per il green pass, scenderà. La struttura del commissario Francesco Paolo Figliuolo firmerà questa settimana il protocollo di convenzione con le farmacie che stabilisce due fasce di prezzo per i cittadini, in ogni caso calmierato, tra chi ha meno di 18 anni e chi invece è maggiorenne.

Vaccini ai docenti

Sembra ormai scontato lo slittamento alla fine di agosto della decisione sull’eventuale obbligo vaccinale per il personale scolastico. Secondo l’ultimo bollettino la media dei vaccinati con doppia dose o dose unica sfiora l’80%, un dato ritenuto idoneo per non imporre misure generalizzate. L’ipotesi più probabile è che il governo decida di intervenire con provvedimenti mirati prima dell’avvio del nuovo anno scolastico, solo in quelle aree dove è troppo basso il numero di insegnanti e dipendenti immunizzati.

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Scuola, il governo assume 112mila nuovi prof. In aula col tampone

venerdì, Luglio 30th, 2021

Benedetto Antonelli

Mentre si discute da giorni sull’opportunità di introdurre o meno l’obbligo vaccinale per i professori, in vista della riapertura della scuola il Consiglio dei ministri, su proposta dei ministri Brunetta (Pubblica amministrazione) e Franco (Economia), approva «l’autorizzazione al ministero dell’Istruzione ad assumere, a tempo indeterminato, sui posti effettivamente vacanti e disponibili, per l’anno scolastico 2021/2022 un numero pari a 112.473 unità di personale docente». Intanto, slitta alla prossima settimana la presentazione del piano Bianchi sulla riapertura delle scuole a Regioni, Comuni e province, anche se il testo, assicurano fonti del Ministero, è pronto. Si attende la decisione sull’obbligo dei vaccini agli insegnanti e sulla gestione dei trasporti locali, che saranno in cabina di regia e in Consiglio dei ministri la la prossima settimana. Nel piano del ministro per il momento non si fa cenno all’obbligo, ma solo alla necessità che «il personale docente e non docente, su tutto il territorio nazionale, assicuri piena partecipazione alla campagna di vaccinazioni. Resta il vincolo delle mascherine anche in aula al di sopra dei 6 anni, ma non del distanziamento, che non permetterebbe una presenza al 100% degli studenti.

Non saranno necessari, come ha evidenziato anche il Cts, test diagnostici o screening preliminari di accesso e si dovrà individuare anche quest’ anno un referente Covid. In tutte le classi, inoltre, si dovrà garantire l’aerazione dei locali e la pulizia “quotidiana, accurata e ripetuta” degli ambienti e dovrà proseguire la pratica dell’igiene delle mani e la messa a disposizione di erogatori di prodotti disinfettanti in tutte le scuole». Il ministro della Salute, Roberto Speranza, fa capire che l’intenzione del governo è quella di inserire il green pass per gli insegnanti, se vorranno essere in contatto con gli studenti, proprio come chiede l’associazione nazionale dei presidi. «Siamo al lavoro per modalità che ci consentano una ripartenza della scuola in presenza e in sicurezza», scandisce. Mentre il ministro dell’Istruzione ha aperto un confronto con le parti sociali e le Regioni, Speranza promette che il comparto non sarà abbandonato: «Il governo non farà mancare un’iniziativa molto forte per raggiungere l’obiettivo» della presenza in sicurezza.

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Scuola e Covid, l’ipotesi: se c’è un caso di contagio, in Dad solo chi non è stato vaccinato

giovedì, Luglio 29th, 2021

di Valentina Santarpia

Allo studio il «modello francese» per favorire la partenza in settembre: oggi il piano arriva alle Regioni

Il modello francese — quarantena in Dad solo per i non vaccinati — potrebbe piacere anche alla scuola italiana. «Un’ipotesi percorribile», ammette il capo dei presidi, Antonello Giannelli, sottolineando che però «prima devono cambiare il protocollo sanitario della gestione delle quarantene, elaborato dall’Iss, che risale all’anno scorso». E infatti i ministeri della Salute e dell’Istruzione non si sbilanciano: se anche l’ipotesi fosse adottata, diventerebbe un «allegato» al piano per la ripresa della scuola. Le linee guida sono state già scritte e oggi dovevano arrivare ufficialmente sul tavolo della conferenza Stato-Regioni, ma c’è il rischio che, con il rinvio del decreto del governo sulle nuove regole, la presentazione slitti. I contenuti sono comunque noti, e ricalcano le indicazioni del Comitato tecnico scientifico. La premessa è quella ribadita ieri dal ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi a Radio 1: a settembre si tornerà a scuola in presenza, ha spiegato il ministro, dicendosi «ottimista» perché vede «che tutti stiamo lavorando moltissimo».

E infatti il documento, una quindicina di pagine agili, parte da qui: «La sfida è assicurare a tutti lo svolgimento in presenza delle attività scolastiche, il recupero dei ritardi e il rafforzamento degli apprendimenti, la riconquista della dimensione relazionale e sociale dei nostri giovani, insieme a quella che si auspica essere la ripresa civile ed economica del Paese». Tanto è vero che il piano include le attività di preparazione al ritorno a scuola (la scia del piano estate) e si occupa pure delle assemblee degli studenti, che si ritiene debbano svolgersi in presenza proprio per salvaguardare la socialità. Per garantire però il «ritorno alla pienezza della vita scolastica» è essenziale che il personale «assicuri piena partecipazione alla campagna di vaccinazioni».

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Scuola, il pressing dei presidi: i professori devono vaccinarsi

giovedì, Luglio 22nd, 2021

di Gianna Fregonara

Il capo del sindacato dei presidi rilancia l’obbligo per gli insegnanti. Il Cts: per fare a meno del distanziamento serve la quasi totalità dei vaccinati. De Luca: in classe solo gli immunizzati

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Non è nell’ordine del giorno del Consiglio dei ministri di oggi. Ma non è escluso che se ne parli: la questione del vaccino agli insegnanti e al personale scolastico tiene banco, anche in vista dell’incontro al ministero dell’Istruzione con i sindacati per cominciare a discutere del protocollo per tornare in classe a settembre. È il capo del sindacato dei presidi,Antonello Giannelli, a rilanciare l’idea dell’obbligo della vaccinazione, parlando a RaiNews2: «Per riprendere in sicurezza e fare a meno del distanziamento, come si legge nel parere del Cts, servirebbe la totalità dei vaccinati o la quasi totalità, secondo percentuali che lo stesso Cts dovrebbe precisare. Qualora non si riuscisse in tempi molto rapidi a ottenere questa vaccinazione si dovrebbe valutare una forma di obbligo per coloro che sono a contatto con l’utenza».

Sileri e la moral suasion

Una soluzione, quella di introdurre l’obbligo, che non convince il sottosegretario alla Salute, Pierpaolo Sileri: «Sono 215 mila gli insegnanti non vaccinati: sembra un numero altissimo, mentre invece è una percentuale bassa e localizzata in alcune regioni. Credo che una moral suasion sia necessaria in quelle regioni che altrimenti avrebbero seri problemi nella didattica».

Il sindacato

Il tema dell’obbligo è per ora «controverso», per usare le parole della ministra Mariastella Gelmini e divide i partiti che sostengono il governo. I sindacati degli insegnanti evitano di entrare nel merito: «È una decisione del governo, non oggetto di trattativa — spiega Francesco Sinopoli segretario Cgil scuola — se si riterrà che serve per la salute pubblica, ci adegueremo. Non vorremmo però che la questione della vaccinazione diventasse un diversivo rispetto ai problemi che vanno risolti in vista di settembre, a partire dagli insegnanti dell’organico Covid per i quali ci sono i fondi solo fino a dicembre».

Docenti non prenotati: regioni divise

Non è neppure chiaro quanti siano i docenti che ancora non si sono prenotati. La struttura del commissario Figliuolo è ottimista sui numeri e farà il punto con le Asl il 20 agosto. Lo stesso Giannelli pensa che siano meno dei circa 200 mila che compaiono nel report del governo di venerdì scorso: «Centomila potrebbe essere un numero ragionevole». Ci sono Regioni che hanno completato la platea come la Campania e il Friuli-Venezia Giulia, il Lazio e il Molise dove mancano rispettivamente 114 e 15 persone all’appello. E poi Regioni come la Liguria, la Sicilia, la Calabria e la Sardegna dove l’immunizzazione procede troppo lentamente per arrivare in tempo per settembre. Un eventuale obbligo vaccinale, con esclusione dall’insegnamento o attivazione della Dad potrebbe ricadere su quegli studenti che i dati dell’Invalsi hanno indicato come i più bisognosi di tornare in classe per recuperare.

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Maturità 2021, l’esame orale da un’ora al via oggi alle 8:30 con la mascherina

mercoledì, Giugno 16th, 2021

Si comincia. Ore 8:30 entrano i primi studenti sorteggiati per la maturità 2021. Per ogni classe saranno cinque al giorno, distanziati e con mascherina chirurgica (vietata quella di comunità, sconsigliata la Ffp2). Si andrà avanti fino alla prima settimana di luglio. Poi toccherà ai privatisti.

La maturità da un’ora

Quest’anno sono 540.024 quelli impegnati con la seconda maturità dell’era Covid: ci sarà soltanto la prova orale, come lo scorso anno. Durerà circa un’ora ed è divisa in quattro parti: la prima verte sull’elaborato che gli studenti hanno preparato a casa nell’ultimo mese, seguirà l’interrogazione su un testo di italiano trattato durante l’anno, l’analisi di materiali della commissione (una foto, un grafico, un’opera d’arte, un verso) e, per finire, si parlerà dell’esperienza scuola-lavoro, il Pcto, sempre che non sia stato oggetto dell’elaborato. Non c’è la valutazione a parte per l’educazione civica di cui si era parlato a inizio anno.

Il punteggio

Gli studenti hanno a disposizione fino a 40 punti per poter arrivare al massimo dei 100 complessivi. Gli altri sessanta li portano in dote dagli ultimi tre anni di scuola. Anche quest’anno ci potranno essere le lodi, come sempre per coloro che hanno conseguito 60 punti per il triennio e un 40 pieno nell’esame.
Gli studenti più bravi potrebbero, però, rimanere delusi dal premio in denaro che ogni anno viene attribuito ai migliori e che ha già subito pesanti tagli: nel 2007 era di mille euro, ma lo scorso anno, visto anche che i super bravi sono stati il doppio dell’anno prima (oltre 12 mila) l’assegno è stato di soli 95 euro.

La maturità di Bianchi

Il ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi ha difeso a più riprese la scelta di aver mantenuto la maturità leggera: «Non sarà un esame con gli sconti». Quanto alla sua di maturità, ha raccontato di aver preso 56/60: con questo punteggio di fascia alta, anche se non con il massimo dei voti, è stato congedato dal suo liceo scientifico. «In ginnastica sono andato sempre molto male – ha raccontato a Skuola.net -, ma ero un grande appassionato di storia». Meglio di lui ha fatto l’ex ministra Lucia Azzolina che alla maturità aveva preso anche la lode.

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