Archive for the ‘Scuola’ Category

Scuola, l’incognita dei docenti: oltre 150mila ancora da nominare

mercoledì, Settembre 16th, 2020

di ILARIA VENTURI

La scuola è partita, ma mancano i docenti, lo si è visto dagli orari ridotti del primo giorno e di questa settimana: ogni istituto si è arrangiato come ha potuto – due-cinque ore di lezioni, giorni alternati per classi – mettendo anche docenti di religione su cattedre scoperte e insegnanti curriculari sul sostegno. Quanti ne mancano ancora? La stima la fanno i sindacati: almeno 150mila ancora da nominare. Non è più una corsa contro il tempo per arrivare pronti al suono della prima campanella, ma a gara già avviata. Almeno nelle regioni che hanno avviato ieri l’anno scolastico.

Ritardi che la scuola conosce da anni, purtroppo, ma che il nuovo sistema di graduatorie (Gps) ha allungato: sono da ricontrollare, al punto che ora il compito è stato affidato ai presidi. Risultato: così si tenta di accelerare le nomine per le supplenze annuali, ma gli insegnanti chiamati potrebbero poi in corso d’anno cedere il posto a chi magari vince il contenzioso avviato sugli errori nella posizione in graduatoria. Il rischio è la girandola dei supplenti. E poi, in emergenza sanitaria questa farraginosa macchina delle nomine dei supplenti ha effetti maggiormente pesanti, perchè mai come quest’anno ci sarebbe stato bisogno di avere in fretta tutti gli insegnanti al loro posto. Invece la partenza della scuola ad orari provvisori rischia di allungarsi a ottobre.

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Ripartenza in salita per la scuola, ora gli esami più duri

martedì, Settembre 15th, 2020

A CURA DI FLAVIA AMABILE

Con emozione e un po’ di ansia oltre 5 milioni e 600 mila studenti e studentesse sono tornati a scuola ieri in 13 regioni per la ripresa dell’attività didattica. In totale saranno 8,3 milioni, quando rientreranno tutti. Una ripresa che è comunque avvenuta senza problemi eccessivi, ma i nodi sul tappeto restano numerosi, dalla consegna dei nuovi banchi che marcia lenta, agli organici non coperti, agli spazi ridotti, alle mascherine che non sempre ci sono o vengono indossate correttamente. Difficoltà in molti istituti a fare rispettare il distanziamento a causa della mancanza di spazi.

Insomma la strada è ancora lunga. Le difficoltà sono enormi e rischiano di diventare molto complesse tra certificati e quarantene da gestire quando si andrà incontro a un aumento dei contagi.

IL RITARDO – Consegnato un banco su dieci
Le scuole hanno avuto due possibilità per acquistare i banchi: accedere ai fondi messi a disposizione dagli enti locali oppure aspettare quelli promessi dalla struttura del commissario straordinario all’emergenza Covid-19. I primi sono tradizionali banchi monoposto, ormai arrivati quasi ovunque. Per i secondi invece sarà necessario attendere ancora, perché il completamento delle consegne è previsto tra un mese e mezzo, per la fine di ottobre. Secondo i presidi, dei 2,4 milioni di banchi acquistati ne sono stati consegnati circa 200mila, secondo la Flc Cgil il doppio. In ogni caso troppo pochi.

Ripartenza in salita per la scuola, ora gli esami più duri

LE MASCHERINE – La distribuzione è un caos
«Abbiamo distribuito fino a ieri 94 milioni di mascherine. Oggi ne distribuiamo altri 65 milioni: considerando che gli studenti sono otto milioni e mezzo e il personale docente e non docente un milione e mezzo, abbiamo almeno due settimane se non tre di autonomia». Lo ha riferito il commissario straordinario per l’emergenza Covid Domenico Arcuri, assicurando che fino al termine dell’anno scolastico non ne mancheranno mai. Nelle scuole ieri però regnava ancora molta confusione su come distribuirle, per cui molti istituti hanno permesso di tenere quelle portate da casa.

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Mancano all’appello centomila professori E i banchi arriveranno alla fine di ottobre

martedì, Settembre 15th, 2020

di ELENA G. POLIDORI

Bambini delle elementari in ginocchio che usano le sedie come banchi per scrivere, oppure con il quaderno sulle ginocchia piegati per riuscire a disegnare. O – ancora peggio – seduti per terra. Questo è stato il primo giorno di scuola per alcune sezioni di scuole primarie genovesi che non hanno ancora ricevuto i banchi monoposto pensati per la scuola post Covid, ma a macchia di leopardo, un po’ in tutta Italia (a Roma in particolare) mancano all’appello i banchi monoposto o a rotelle che dovevano essere consegnati per la riapertura. In serata Palazzo Chigi ha voluto mettere i puntini sulle i: “Abbiamo fornito gratuitamente 136 milioni di mascherine chirurgiche nelle scuole di tutta Italia e 445mila litri di gel igienizzante”. Ma a mancare sono soprattutto gli insegnanti. Quasi 100 mila, secondo il primo screening fatto alla riapertura degli istituti, soprattutto al Nord. Al Sud, invece, si va ancora a caccia del reperimento degli spazi che permettano il distanziamento, mentre di banchi, in generale, all’appello ne mancano 800 mila.

Alla riapertura post Covid, la scuola ha ripresentato le criticità di sempre acuite da nuove necessità e urgenze che comunque ieri il Capo dello Stato, Sergio Mattarella, ha cercato di stemperare, rispedendo al mittente molte critiche dal sapore elettorale: “Un Paese non può dividersi sull’esigenza di sostenere e promuovere la sua scuola – ha detto Mattarella da Vo’ Euganeo, paese particolarmente colpito dal Covid e dove ha voluto inaugurare l’anno scolastico –. La riapertura della scuola è una prova per la Repubblica. Per tutti. Nessuno escluso”. Mattarella, tuttavia, non ha negato i problemi esistenti, puntando il dito su una piaga antica dell’emisfero istruzione. “A subire le conseguenze più pesanti del lockdown sono stati gli studenti con disabilità – ha attaccato il Capo dello Stato –. Nella ripartenza della scuola l’attenzione a questi studenti dovrà essere inderogabile, a cominciare dall’assegnazione degli insegnanti di sostegno”.

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Coronavirus, Locatelli: «La scuola non apre per richiudere, ma le famiglie siano responsabili»

lunedì, Settembre 14th, 2020

di Margherita De Bac

Coronavirus, Locatelli: «La scuola non apre per richiudere, ma le famiglie siano responsabili»

«Non apriamo per richiudere», sintetizza con uno slogan Franco Locatelli, presidente del Consiglio superiore di sanità, fin dall’inizio dell’emergenza Covid-19 al lavoro nel Comitato tecnico-scientifico. «Le lezioni in presenza devono ricominciare. Tutto il Paese e lo Stato hanno profuso il massimo dello sforzo per garantire la sicurezza sia in termini di dotazioni (banchi separati, mascherine) sia per arrivare a protocolli condivisi per gestire al meglio eventuali casi di contagio. Senza contare l’attenzione massima per i trasporti che dovranno sostenere un numero elevatissimo di passeggeri tra studenti e operatori».

Quindi vi sentite a posto?
«Sì, ma teniamo conto che un problema così complesso richiede la partecipazione di tutti. Famiglie, studenti, docenti. Non si può pensare che la responsabilità sia demandata solo a chi decide. Sono certo che con l’impegno di tutti non solo la scuola riapre, ma si arriverà fino alla fine dell’anno».

Scommette?
«Qualche episodio di infezioni ci sarà, va messo in conto, se negassi non sarei realista».

I bambini vanno a scuola e poi dai nonni. Non è pericoloso?
«È poco sostenibile che i bambini non debbano avere contatti con i nonni, sarebbe una deprivazione di affetto. Gli alunni saranno resi consapevoli che essere responsabili nei comportamenti significa proteggere i loro amati nonni».

È vero che il ritorno in classe farà salire l’indice di contagio, l’Rt, dello 0,4 per cento?
«Le stime vanno lette nel contesto specifico. Un aumento di nuovi casi positivi ci sarà, ma contenuto e non dovremo spaventarci. Non siamo nella situazione dello scorso marzo. Ora siamo bene attrezzati e il quadro epidemiologico è migliore. Ogni giorno l’Italia può produrre 35 milioni di mascherine. Undici andranno alle scuole. Sono quelle chirurgiche, le più adatte e sicure. Come medico le ritengo preferibili a quelle di stoffa».

C’è il rischio di tornare indietro?
«No, non ci sono i presupposti per ripristinare chiusure. Siamo sempre il Paese con la più bassa incidenza di casi, 27 per 100.000 abitanti».

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Scuola, 5,6 milioni di studenti tornano in classe: le incognite tra cattedre vacanti e mancanza di spazi

lunedì, Settembre 14th, 2020

Lunedì 14 settembre è la data cerchiata di rosso sul calendario di 5,6 milioni di studenti del nostro Paese. Anche se quest’anno il giorno scelto dal governo per la riapertura delle scuole porta con sé dubbi e incertezze. A partire dai nomi di chi si siederà dietro alle cattedre: dopo lo stop causato dal Coronavirus, le stime parlano di circa 60mila posti ancora non assegnati. I docenti considerati fragili – cardiopatici o malati oncologici – verranno destinati a nuove mansioni in segreterie o biblioteche, lontani dagli studenti. Ancora nessuna risposta invece sulle graduatorie per sostituire i 13mila insegnati risultati positivi al tampone

Arcuri: “Sforzo ciclopico, contenti del risultato raggiunto” – “Abbiamo fatto tutti insieme uno sforzo ciclopico e siamo contenti del risultato raggiunto” riguardo i preparativi per la riapertura delle scuole. E’ il commento del commissario straordinario per l’emergenza coronavirus, Domenico Arcuri, il quale ha aggiunto: “Abbiamo distribuito ai 19mila istituti scolastici italiani 94 milioni di mascherine che saranno nella disponibilità dei dirigenti. Studenti e docenti avranno la mascherina per svolgere le attività in sicurezza”.

La Cisl avverte: “Ci saranno problemi nel garantire il distanziamento” – Tra le categorie sottostimate per la ripartenza non ci sarebbero solo gli insegnanti: “Mancano anche i collaboratori scolastici”, avverte Maddalena Gissi della Segreteria Generale Cisl Scuola, “e alcune realtà avranno problemi perfino nel garantire il distanziamento sociale all’ingresso”. L’appello lanciato dal sindacato è quello di “unire le forze con i soggetti che hanno sottoscritto il protocollo di sicurezza per le scuole, primi tra tutti la protezione civile, al fine di garantire una buona ripresa”. 

Nel Lazio chiusa una scuola su tre – Non tutte le Regioni però sembrano riuscire ad arrivare pronte alla data stabilita. “Nel Lazio il 30% delle scuole non riaprirà. abbiamo ancora 16mila studenti senza un’aula”, dice l’assessore regionale Claudio Di Berardino. Nel piano della Regione Lombardia ci sarebbe invece una corsia preferenziale per effettuare i tamponi agli studenti con sintomi riconducibili al Covid in modo da avere l’esito in 24 ore. 

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Scuola, il maestro: «Così il Covid ha cambiato la percezione della morte nei bambini»

domenica, Settembre 13th, 2020

di Walter Veltroni

Scuola, il maestro: «Così il Covid ha cambiato la percezione della morte nei bambini»

(Imagoeconomica)

Franco Lorenzoni si è guadagnato negli anni, sul campo, la stima e l’attenzione del mondo della scuola italiano. La sua esperienza di laboratorio con i bambini di Amelia e quella trentennale dell’insegnamento a Giove, in Umbria, hanno a che fare con la migliore tradizione pedagogica del nostro Paese. Ha recentemente scritto un libro, pubblicato da Sellerio, dal titolo «I bambini ci guardano. Una esperienza educativa controvento».

Immagina di non essere in pensione ma in classe e di vedere arrivare lunedì, con le mascherine, i tuoi bambini. Cosa dici loro?
«Cercherei di curare con grande attenzione l’accoglienza, come stanno progettando di fare migliaia di insegnanti. E non parlerei di ciò che è accaduto in modo esplicito e diretto perché non funziona. Cercherei piano piano di far emergere impressioni e ricordi di quello che si è vissuto. C’è stato un grande sconvolgimento nella vita quotidiana di bambini e adolescenti, che ha generato emozioni inedite e nuove idee. È molto importante raccoglierle, trascriverle, e poi confrontarle e farne territorio di conoscenza. Il rischio è che rimangano sepolte nella memoria di ciascuno e non si abbia la possibilità collettiva di elaborarle e dunque non se ne traggano le conseguenze culturali, che possono essere molto importanti. Il tempo della “non scuola” è stata per tutti un’esperienza profonda. Bisogna parlarne, per razionalizzare e condividere».

Hai paura che il silenzio nasconda?
«Si può partire da un disegno, da un sogno, da un testo. Dialogando molto emergono spesso spunti portati dai bambini ed è sempre interessante quando le cose arrivano in modo indiretto. C’è una bella immagine evocata da Calvino nella “lezione americana” sulla leggerezza, quando parla dello sguardo di Perseo. L’eroe scruta il mondo attraverso il suo scudo e questo modo indiretto gli permette di guardare negli occhi Medusa, senza esserne pietrificato. A questo serve la cultura e dunque la scuola, a guardare la realtà —anche quando ci ferisce come il virus — senza restare pietrificati».

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Scuola, 13mila lavoratori trovati positivi: ecco chi si può definire «fragile»

venerdì, Settembre 11th, 2020

di Valentina Santarpia

Scuola, 13mila lavoratori trovati positivi: ecco chi si può definire «fragile»

«Ogni minuto è prezioso»: lo dice il presidente dell’associazione nazionale presidi, Antonello Giannelli, a tre giorni dall’inizio delle lezioni in 13 regioni (in Friuli si inizia il 16, in Sardegna il 22, nelle altre si è posticipato al 24). La verità, ammette Giannelli, è che, di giorno in giorno, di ora in ora, il contatore delle criticità- banchi, docenti, mascherine, test- fa uno scatto in avanti. «Mancano circa 5 mila aule, almeno 2,2 milioni di banchi: in molte scuole gli studenti dovranno mantenere la mascherina anche da seduti».

I test

Circa il 50% dei docenti e dei collaboratori si è sottoposto a test sierologico: il 2,6% è risultato positivo, il che significa che 13 mila persone potenzialmente contagiose non entreranno a scuola, fino a quando il tampone non darà esito negativo. Non è detto che tutto il personale si sottoponga al test, volontario. L’unica regione che, tra le polemiche, lo ha reso «obbligatorio», è la Campania.

I banchi

Entro l’inizio dell’anno scolastico in tutta Italia dovrebbero essere 200 mila i banchi consegnati, ma dallo staff del commissario Domenico Arcuri si assicura che entro ottobre verranno consegnati tutti e 2,4 milioni. Sarà complicato: con l’inizio delle lezioni dovranno essere i dirigenti a trovare i momenti buoni per le operazioni, senza inficiare sull’orario, già decurtato in attesa di completare l’organico.

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Ritorno a scuola, l’ira dei presidi: non siamo pronti. “Così la sicurezza è un miraggio”

giovedì, Settembre 10th, 2020

di ALESSANDRO FARRUGGIA

La linea è: far riaprire le scuole anche se non sono pronte. Molte regioni concordano, altre rinviano, mentre cresce il fronte di chi dai presidi ai consigli di istituto, al Codacons ad alcuni comuni, chiede il rinvio della riapertura delle scuole. “Se le criticità non verranno risolte, è oggettivamente difficile pensare che il termine del 14 settembre sia rispettato ovunque: è opportuno dunque valutare, sulla base di accordi tra enti locali e consigli di istituto, la possibilità di ragionevoli differenziazioni locali“, conferma il presidente dell’Associazione Nazionale Presidi (Anp) Antonello Giannelli, secondo cui “il governo non si è risparmiato e tutto il personale scolastico è fortemente impegnato per la riapertura delle scuole, ma è evidente che per riaprire in sicurezza è necessario che alcuni problemi vengano risolti”.

Conte: “La scuola inizia il 14 settembre”

Già oggi le riaperture sono differenziate per regioni e comuni. Il 14 settembre torneranno sui banchi la maggior parte degli studenti delle regioni del Nord e Centro Italia (Valle d’Aosta, Piemonte, Lombardia, Veneto, Toscana, Emilia Romagna, Umbria, Lazio, Marche e provincia autonoma di Trento), oltre a Molise e Sicilia. Il 16 settembre toccherà invece al Friuli Venezia Giulia e il 22 alla Sardegna. Il 24 settembre suonerà invece la campanella per Campania, Abruzzo, Puglia, Basilicata e Calabria. Ma alcune amministrazioni locali (ad esempio sei comuni in Liguria e probabilmente Oristano in Sardegna) hanno fatto o annunciato ordinanze di rinvio in dissonanza dalle Regioni e altre, e soprattutto parecchie scuole, lo chiedono, ad esempio nel Lazio, dove il presidente dell’Anci locale, il sindaco Pd di Monterotondo Riccardo Varrone, ha scritto al governatore Zingaretti per ottenere un rinvio dell’apertura dal 14 al 24 settembre.

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Roma, niente mascherine e attività a ‘bolle’: le nove cose da sapere prima di portare i bambini al nido

mercoledì, Settembre 9th, 2020

di VALENTINA LUPIA

Tra patti di corresponsabilità, ingressi e uscite scaglionati e giochini da lasciare a casa, riaprono domani le porte dei 212 nidi a gestione diretta del Comune e i 193 in convenzione. Tra le novità del nido post-Covid, ci sono anche la misurazione della febbre, l’impossibilità per gli accompagnatori di entrare nella struttura, i dispositivi di protezione individuali per educatrici e altri operatori, i lavori a piccoli gruppetti stabili. E la prima rata, che ha valore d’iscrizione, scade il 18 settembre. Ecco quindi dieci cose da sapere necessariamente per la riapertura dei nidi.


I GENITORI DEVONO FIRMARE UN PATTO DI CORRESPONSABILITÀ.

Prima dell’inizio della frequenza le famiglie saranno invitate a firmare un Patto di corresponsabilita? nel quale si impegnano ad attenersi alle indicazioni contenute nel documento “Proposte e criteri per i servizi educativi e scolastici 0-6”, a cura della Task Force Scuola di Roma Capitale, nel rispetto degli interventi e delle misure di sicurezza per la prevenzione e il contenimento della diffusione di Sars-Cov-2. Non solo: genitori e operatori, quotidianamente, devono firmare su un apposito registro, dichiarando la sussistenza delle condizioni di salute necessarie per l’accesso al servizio, previa igienizzazione delle mani.

ALL’INIZIO L’ORARIO È RIDOTTO.

I nidi apriranno all’utenza (solo vecchi iscritti) il giorno 9 settembre 2020 con orario 8/14 fino al 9 ottobre. Il tempo pieno sara? attivato dal 12 ottobre 2020. I nuovi utenti potranno iniziare a frequentare, secondo il piano di inserimento concordato con le educatrici, dal 16 settembre 2020.

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Inizio scuola 2020: banchi in ritardo, la preoccupazione del Quirinale

lunedì, Settembre 7th, 2020

di Gianna Fregonara e Monica Guerzoni

Inizio scuola 2020: banchi in ritardo, la preoccupazione del Quirinale

ROMA – Questa mattina sarà il primo giorno di scuola per gli studenti di Bolzano e provincia, tradizionalmente avamposto della riapertura. Tornano anche i bambini delle materne in Lombardia e nelle regioni del Nord.

Il caso della conferenza stampa

Ma la data a cui l’Italia intera guarda con speranza e preoccupazione, è il 14 settembre quando la maggior parte delle scuole riapriranno: in tante mancano ancora le aule, i docenti e i banchi. Protestano i presidi,incalza l’opposizione nei comizi, ma i problemi restano aperti. Per dissipare le ombre e diffondere ottimismo sulla riapertura, la presidenza del Consiglio aveva in programma per oggi una conferenza stampa con il premier Giuseppe Conte e i ministri Roberto Speranza, Lucia Azzolina, Francesco Boccia e Paola De Micheli. Tutti coloro che sono coinvolti nelle misure per la riapertura. Ma l’appuntamento è stato rinviato «ad una data più adatta, alcuni ministri avevano altri impegni», è la spiegazione di Palazzo Chigi, dove di certo sanno quanto alta sia l’attenzione (e forse l’apprensione) con cui anche il Quirinale segue le notizie sul ritorno in classe di otto milioni di bambini e ragazzi e di quasi due milioni tra docenti e personale scolastico.

Il nodo dei banchi

Per il presidente Sergio Mattarella la riapertura delle scuole è il primo scoglio da superare per il Paese che si rimette in moto: il 14 il presidente della Repubblica sarà con la ministra Lucia Azzolina a Vo’, dove le scuole riaprono oggi. E’ il traguardo più importante, che il governo e i partiti dovrebbero mettere prima di ogni competizione elettorale. E il passaggio al quale il presidente guarda con ansia crescente è il ritardo nella consegna dei nuovi banchi monoposto da parte del commissario Arcuri: sono diventati la condizione per mantenere la sicurezza nelle scuole ma la maggior parte verrà consegnata nel mese di ottobre e alcuni produttori cominciano a far sapere che si proseguirà anche nella prima parte di novembre.

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