Archive for the ‘Scuola’ Category

Dieci milioni di mascherine al girono per le scuole: al banco si starà senza

venerdì, Luglio 10th, 2020

di Valentina Santarpia

Dieci milioni di mascherine al girono per le scuole: al banco si starà senza

«Ci vorranno dieci milioni di mascherine, per darne una ogni giorno gratis alle persone che frequentano il mondo scolastico»: così Domenico Arcuri, il commissario al’emergenza che ha preso in carico anche il dossier per la riapertura della scuola. La mascherina dunque servirà in classe, ma non al banco: gli studenti dovranno indossarla solo quando si muoveranno, per alzarsi e andare in bagno, o per entrare e uscire dalla classe, o per spostarsi nell’aula per altri motivi. È questo l’esito delle valutazioni fatte dal ministero dell’Istruzione con sindacati e presidi nella riunione di ieri. Incontro che non è stato definitivo- bisognerà definire i provvedimenti del protocollo di sicurezza da inserire in un decreto legge ad hoc- ma decisamente chiarificatore. Soprattutto sul concetto di distanziamento: il metro di distanza, è stato finalmente specificato, non sarà calcolato in maniera dinamica, cioè considerando gli spostamenti di alunni e docenti, ma in maniera statica, appunto ipotizzando che i soggetti siano fermi. Con questa opzione, sarà possibile inserire molti più banchi e studenti in un’aula, perché il raggio di azione si riduce. E sarà così anche meno problematico per i presidi trovare nuovi spazi per ospitare gli studenti «in sovrannumero»: secondo le stime della ministra Lucia Azzolina, un 10%; secondo quelle del presidente dell’associazione presidi, Antonello Giannelli, «servirebbe 40 mila aule in più». Ma con questo metro di valutazione la prospettiva cambia: «Il metro lo dobbiamo considerare in modo statico, se lo studente deve alzarsi e non c’è quel metro allora è possibile che debba mettersi la mascherina», ha spiegato la ministra secondo la quale «questo tranquillizza molto il mondo dei docenti».

La zona banchi e la zona cattedra

Il metro statico vale per la «zona banchi», chiarisce però il comitato tecnico scientifico, e non per la «zona interattiva della cattedra», per la quale è necessario il distanziamento di due metri tra l’alunno e il docente. «Per tale motivo non viene indicato un valore in metri quadri dello spazio di occupazione dello studente– precisa il comitato, rispondendo ai presidi ma, indirettamente anche ai sindacati- in quanto questo tale parametro adottato singolarmente, potrebbe non garantire il distanziamento minimo lineare essenziale». Naturalmente le valutazioni, anche quelle sulla mascherina, spiega il Cts, potranno essere riviste alla luce dei dati epidemiologici dell’ultima settimana di agosto.

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Scuola post Covid, il Comitato scientifico ai presidi: mascherina sempre se ci si alza dal banco

giovedì, Luglio 9th, 2020

Gli studenti dovranno indossare sempre la mascherina quando si alzeranno dal banco: potrebbe essere questa l’idea che risolverà alle scuole il problema spazi al momento della riapertura post Covid. La regola, ancora non ufficiale, pare che sia scritta in un parere inviato al ministero dal Comitato tecnico scientifico. Un parere che potrebbe essere cruciale per gli istituti di tutta Italia.

Distanza “statica” o “dinamica” – E così, scrive la “Repubblica”, mentre si discute se la distanza di un metro “da bocca a bocca” vada considerata in modo “statico” o anche “dinamico” (solo quando gli studenti sono seduti al banco o anche mentre sono in movimento), spunta una ipotesi che potrebbe risolvere un bel po’ di problemi. Mentre presidi, esperti e professori parlano di “percorsi prestabiliti” di ragazzi e professori per uscire dalle classi, trascorrere i momenti della ricreazione o andare in bagno, arriva insomma questo nuovo scenario: mascherina sempre, quando si lascia il banco e ci si muove. 

Sicurezza e spazi – Questa regola infatti da una parte garantisce la sicurezza dei ragazzi con il dispositivo di protezione, dall’altra dà più libertà di manovra ai presidi, alle prese con le misure delle distanze tra i banchi nelle aule, spesso troppo piccole, da gestire. Fino ad ora le singole scuole e i vari uffici regionali avevano studiato scelte diverse e a volte contrastanti. In Veneto si lavorava su una distanza tra banchi di un metro, in Emilia Romagna si ipotizzava una disposizione a scacchiera, in Liguria si calcolavano due metri quadrati a studente. 

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Riapertura scuole a settembre, test sierologici a docenti e bidelli: «In 15 giorni due milioni di esami»

martedì, Luglio 7th, 2020

di Fiorenza Sarzanini

Prima dell’inizio dell’anno scolastico gli insegnanti e il personale dovranno effettuare il test sierologico. A due settimane dall’avvio delle lezioni in tutti gli istituti italiani sarà necessario effettuare le analisi e chi risulterà positivo sarà sottoposto al tampone.

È questa l’indicazione che il Comitato tecnico scientifico ha consegnato al governo. La scelta finale per far ripartire in sicurezza uno dei settori fondamentali del Paese. Già nelle scorse settimane — quando era stata ventilata la possibilità di effettuare controlli sanitari su docenti e impiegati — il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, la titolare dell’Istruzione Lucia Azzolina e quello della Salute Roberto Speranza, ne avevano condiviso la necessità. Adesso si dovrà prendere la decisione finale, ma appare scontato che si procederà con uno screening a tappeto sui dipendenti. Tanto che il commissario Domenico Arcuri sarebbe già pronto ad attivare la gara d’appalto per la fornitura di due milioni di test.

Diversa l’indicazione sugli studenti: secondo gli scienziati le verifiche dovranno essere fatte «a campione» durante il corso di tutto l’anno. Ora si dovranno mettere a punto i dettagli del piano suggerito dal Cts, ma nella proposta che sarà formalizzata in queste ore molti punti sono già stati affrontati .

Test in 15 giorni

Secondo gli esperti è necessario che gli accertamenti vengano effettuati a ridosso dell’avvio dell’anno scolastico per avere la garanzia che al momento di entrare in classe non ci siano problemi. Si spera che a settembre la morsa del Covid-19 possa essersi ulteriormente allentata, ma il rischio che un insegnante o un dipendente positivo possa trasmettere il virus o addirittura creare un focolaio rimane alto. E dunque si dovrà procedere per tempo. Gli scienziati ritengono indispensabile che tutti siano sottoposti al test sierologico che fornisce risposta quasi immediata. Per chi risulterà positivo, si procederà con il tampone e, in caso di conferma, scatterà la quarantena.

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Nuovo «esodo» di 8mila insegnanti al Centro-Sud. Al Nord è allarme cattedre vuote

giovedì, Luglio 2nd, 2020

di Claudio Tucci

Facciamo una premessa. L’emergenza cattedre vuote al Nord non nasce con questo governo, è un nodo storico della scuola italiana e delle falle del sistema di reclutamento degli insegnanti, che nessun esecutivo riesce definitivamente a riformare.

Certo è che gli ultimi governi c’hanno messo del loro tenendo in gestazione per mesi i concorsi a cattedra, sbloccati solo a fine aprile da Lucia Azzolina. Detto questo, numeri e stime sindacali alla mano, anche il prossimo settembre sarà caccia di supplenti soprattutto da Firenze in su, le regioni purtroppo più colpite dall’emergenza sanitaria.

Altri 50mila prof con la valigia
Procediamo con ordine. A settembre oltre 50mila docenti cambieranno scuola, avendo il ministero dell’Istruzione accolto la relativa domanda. Si tratta di oltre il 55% delle richieste complessive pervenute.

Quest’anno sono state 108.676 le domande elaborate, di cui 90.306 per la mobilità territoriale e 18.370 per quella professionale. Oltre 96mila i docenti effettivamente coinvolti – al netto delle domande non accoglibili – 78.881 le donne e 17.696 gli uomini. Le domande soddisfatte a livello nazionale sono state 55.008, pari a oltre il 55% del totale dei docenti che hanno partecipato alla mobilità ordinaria. 8mila spostamenti circa saranno fuori regione, in particolare verso il Centro-Sud.Leggi anche

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Alla ricerca di aule. Il governo punta gli edifici dismessi

sabato, Giugno 27th, 2020

Amedeo La Mattina

ROMA. Accordo fatto nella Conferenza Stato-Regioni e un miliardo in più per la scuola. Le aule riapriranno il 14 settembre «in condizione di massima sicurezza», garantisce il premier Conte. L’unico fuori dal coro è il governatore Vincenzo De Luca, che contesta le misure della ministra dell’Istruzione Azzolina «per la quale i problemi della scuola sono diventati marginali rispetto alla politica politicante». Un duro colpo quello del presidente campano che considera «irresponsabile» far votare per le regionali il 20 settembre, a pochi giorni dall’inizio delle lezioni. Azzolina non entra nel merito delle questioni, dice solo che un accordo anche con il governatore della Campania si troverà. Con un certo imbarazzo spiega che saranno gli enti locali e il ministero dell’Interno a valutare se sarà possibile utilizzare altri locali per lo svolgimento delle elezioni regionali. «Personalmente più gli studenti sono a scuola più sono contenta», liquida il discorso la ministra, che vuole superare le cosiddette «classi pollaio» con 25-30 studenti. Come? Azzolina annuncia che il 15% degli studenti verranno portati in altri locali, creando nuove strutture con l’edilizia leggera: e «se non bastasse, verranno ripresi i 3 mila edifici scolastici dismessi». Le spara addosso Matteo Salvini che chiede con quali criteri verranno scelti gli «espulsi». Per la Lega, come per Fdi e Forza Italia, la Azzolina è inadeguata. Dubbi arrivano dai presidi del Lazio, che reclamano «indicazioni precise».

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Scuola a settembre, vicino l’accordo su linee guida del ministero | Ma in 60 città scattano i sit-in di protesta

venerdì, Giugno 26th, 2020

L’accordo sulle Linee guida per la riapertura delle scuole a settembre è ad un passo. Le ultime limature sul documento presentato dal ministero dell’Istruzione sono arrivate al termine di un lungo lavoro notturno, ma serviranno ulteriori 24 ore per un approfondimento. E se da un lato le Regioni chiedono maggiori risorse economiche, dall’altro Giuseppe Conte chiede un “po’ di tempo”. Intanto in 60 città sono stati organizzati sit-in di protesta per chiedere la riapertura “in presenza” delle scuole”.

Conte: “Dateci ancora un po’ di tempo” – La Conferenza Stato-Regioni prevista per giovedì è stata fatta slittare di 24 ore per gli ultimi dettagli. Restano da sciogliere i nodi legati a risorse, personale e trasporti. Elementi evidenziati sia dalle Regioni che da Comuni e Province. “Stiamo lavorando tutti i giorni per consentire di ritornare in sicurezza a scuola a settembre, dateci ancora un po’ di tempo”, le parole del premier Giuseppe Conte, al termine di una giornata che sembrava destinata a concludersi con una fumata nera e che, invece, pare dirigersi verso un accordo.

Azzolina chiede un miliardo in più per la scuola Nel Cdm del pomeriggio il ministro dell’Istruzione, Lucia Azzolina, avrebbe chiesto un miliardo in più per la scuola, da destinare alla creazione di spazi aggiuntivi e al potenziamento dell’organizo. Richiesta che, pare, avrebbe raccolto il sostegno della maggioranza dei ministri presenti.

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Distanziamento a scuola? No, classi accorpate anche da 30 alunni

martedì, Giugno 23rd, 2020

di Gianna Fregonara e Orsola Riva

Si scrive distanziamento ma si legge affollamento. Può sembrare incredibile, ma mentre governo e regioni discutono sulla giusta distanza da tenere in classe (un metro lineare fra un banco e l’altro o due metri quadri per alunno?) e non si sa ancora quando si tornerà a scuola (anche se la data del 14 settembre sembra condivisa da tutti), i presidi degli oltre 8.000 istituti scolastici italiani già da diverse settimane sono alle prese con la formazione delle classi «come se» l’emergenza coronavirus non ci fosse mai stata. Già il 10 aprile, al culmine dell’epidemia, i dirigenti hanno ricevuto dal Miur una nota con cui da un lato si annunciava urbi et orbi la lieta novella che gli organici scolastici sarebbero rimasti invariati nonostante il calo demografico, che fa prevedere per l’anno prossimo 50 mila studenti in meno. Dall’altro però, poiché l’esecutivo non ha voluto mettere mano alla normativa vigente, quella stessa nota ministeriale legava mani e piedi ai dirigenti, soprattutto delle scuole superiori, ribadendo che le prime classi devono avere almeno 27 alunni e che, nel passaggio dal primo al secondo biennio, se una sezione ha meno di 22 alunni, va smembrata punto e basta smistando i ragazzi in altre classi.

Le classi pollaio

Spiega Nadia Buraglio, vice preside del liceo scientifico Frisi di Monza: «Il criterio nella formazione delle terze superiori è sempre lo stesso: il divisore fra numero totale degli studenti e classi deve fare 27. Se sono di meno si procede agli accorpamenti». Ma smistare gli studenti alla fine della seconda vuol dire fare apposta a formare delle classi da quasi trenta alunni. Il tutto proprio mentre il governo ha dato ordine alle direzioni regionali di provvedere a una mappatura dei territori per capire di quali spazi dispongano le singole scuole e quante potrebbero già così, con qualche piccolo aggiustamento, garantire la giusta distanza fra gli alunni e per quante altre invece debbano essere individuati dei locali aggiuntivi.

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Scuola, il governo propone la “riapertura per il 14 settembre”

martedì, Giugno 23rd, 2020

“In questi giorni è andato avanti il confronto con il Comitato tecnico scientifico sulla riapertura delle scuole. Per l’avvio del nuovo anno sul territorio nazionale abbiamo già proposto la data del 14 settembre“. Lo annuncia il ministro dell’Istruzione Lucia Azzolina, aggiungendo: “Nelle prossime ore condivideremo le linee guida con tutte le parti che hanno partecipato al tavolo di lavoro e giovedì le chiuderemo con Regioni ed Enti locali”.

Forza Italia: “Investire nella scuola, ma governo rifiuta le nostre proposte” Intanto dall’opposizione continuano gli attacchi contro il governo poiché non investe nella scuola. Il presidente dei senatori di Forza Italia Anna Maria Bernini sposta il focus dell’attenzione dalle riaperture ai fondi accusando l’esecutivo di aver “scartato gli emendamenti al decreto Cura Italia che immettevano risorse nel settore”.

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Sala: «Scuola, situazione assurda non avere la data del rientro a settembre»

giovedì, Giugno 18th, 2020

di Maurizio Giannattasio

Perché non si sono riaperte le scuole nelle regioni non toccate dalla pandemia? Perché non sappiamo nulla della task force dellaministra Azzolina? «Va confermato quando si riapre perché ancora oggi non esiste una certezza. E comunque non provino a riaprirle solo dopo le elezioni del 20 settembre per decisione del ministero o delle Regioni». L’iceberg della scuola — evocato da Carlo Verdelli — preoccupa il sindaco di Milano, Beppe Sala, che non risparmia critiche al governo amico. «Per guidare macchine complesse ci vogliono persone esperte».

Giuseppe Sala, 62 anni, guida la città di Milano dal 2016
Giuseppe Sala, 62 anni, guida la città di Milano dal 2016

Sindaco Sala, è veramente come dice Verdelli nel suo editoriale? L’Italia andrà a infrangersi sull’iceberg scuola?
«Penso di sì. Perché la scuola non solo svolge una funzione educativa fondamentale ma, e lo si vede molto bene a Milano, gioca un ruolo essenziale nel welfare e come presidio sociale. Con le lezioni a distanza ci sono state famiglie e bambini che hanno fatto più fatica o perché vivono in spazi stretti o perché non hanno il pc o magari perché hanno disabilità. Riportare i bambini a scuola vuol dire fare welfare. Che siano un presidio sociale nei quartieri è altrettanto evidente grazie ai grandi spazi e all’idea di farle vivere tutto il giorno per il quartiere. Ecco perché il tema della scuola è prioritario e ultracritico».

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Maturità 2020, al via gli esami per mezzo milione di studenti | Il ministro Azzolina: “In bocca al lupo!”

mercoledì, Giugno 17th, 2020

Al via gli esami di maturità per mezzo milione di studenti che si trovano ad affrontare, a causa del coronavirus, un esame come mai nessuno si sarebbe aspettato, almeno fino a qualche mese fa. Non c’è una prova scritta, ma un maxi-orale omnicomprensivo, a partire da un elaborato. Per l’apertura degli esami, la ministra Lucia Azzolina ha scelto di essere a Bergamo, una delle città che ha più sofferto nei giorni bui della pandemia. 

Mascherina e due metri di distanza Per sostenere l’esame, tutti devono indossare la mascherina. Solo gli studenti possono toglierla durante il colloquio, mantenendo però la distanza di sicurezza di almeno 2 metri dagli esaminatori. Il commissario straordinario per l’Emergenza, Domenico Arcuri, d’accordo con il ministero dell’Istruzione, ne ha fatte arrivare nelle 3.268 scuole che ospitano gli esami di maturità 5,3 milioni, sufficienti a coprire il fabbisogno di tutte le sessioni delle prove.

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