Archive for the ‘Scuola’ Category

La scuola va in rete, ma quante famiglie hanno pc e tablet?

venerdì, Marzo 20th, 2020

di RICCARDO LUNA

Sono giorni in cui tutti fanno, o provare a fare, uno sforzo importante per adattarsi al nuovo mondo in cui viviamo. Nulla di eroico, nulla di comparabile all’impegno infinito degli operatori sanitari, ma subito dietro forse ci sono gli insegnanti. La scuola italiana era assolutamente impreparata per la didattica digitale: non è un’accusa verso nessuno, è una constatazione che parte dalla difficoltà che molti prof stanno facendo ancora oggi per creare una classe virtuale e proseguire i programmi ministeriali con gli studenti che li seguono in pigiama, a volte dal letto. Da un certo punto di vista non importa però cosa faranno davvero da qui a giugno: viviamo una stagione eccezionale, che può insegnare ai ragazzi e ai bambini cose più importanti di quelle che trovano nei libri di scuola. Per gli insegnanti e i genitori è una occasione straordinaria. Mi riferisco alla resilienza, all’importanza della salute, al senso profondo delle cose e al dovere di aiutarsi e rispettarsi quando si vive costretti in quattro pareti. C’è però una difficoltà pratica e insormontabile che sottovalutiamo quando parliamo delle meraviglie della scuola online e dello smart working: la dotazione tecnologica della famiglie italiane. Se consideriamo le famiglie con almeno un minore, tre su quattro non hanno un computer fisso; solo una su due ha un computer portatile; solo una su tre ha un tablet. Insomma ogni giorno in milioni di case si pone il dilemma: se hai due o più figli, a chi spetta il computer per la scuola online?

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«Scuole chiuse, non è esclusa la proroga: lo stop ha funzionato»

lunedì, Marzo 16th, 2020

di Margherita De Bac

ROMA — «Oggi possiamo affermare che la scelta di chiudere scuole e università, causa di molte polemiche, sta funzionando. Ha evitato assieme ad altre misure di rendere ancora più critica l’emergenza. Nei giorni immediatamente precedenti la scadenza del 3 aprile valuteremo la situazione. Siamo pronti a prorogare la sospensione didattica, se necessario», tira un primo bilancio Franco Locatelli, presidente del Consiglio superiore di Sanità, oncoematologo del Bambino Gesù di Roma, nato a Bergamo, una delle città più sofferenti. Esperto del Comitato tecnico scientifico.

Dunque la chiusura potrebbe andare oltre?
«È una misura adottata praticamente da tutti i Paesi ora travolti dal virus che ci sono venuti dietro. La linea di crescita dell’epidemia in Francia e Spagna ricalca quella italiana, purtroppo. Applicano le nostre stesse strategie e questo la dice lunga sulla correttezza delle nostre scelte. Non tutti hanno avuto tempestività e rigore nell’agire».

Archiviate le incertezze iniziali sull’efficacia di tenere i bambini a casa?
«Erano dovute alla novità presentate da un virus nuovo che mostra peculiarità singolari. I bambini, e parlo da pediatra, pur potendo infettarsi eccezionalmente o su basi anedottiche, sviluppano forme severe della malattia ma non avevamo elementi certi per disegnare scenari. I nostri pareri sono valutati giorno per giorno, guidati da un unico obiettivo.

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Coronavirus, chiuse tutte le scuole fino a metà marzo | Ma il ministro Azzolina frena: “Decideremo nelle prossime ore”

mercoledì, Marzo 4th, 2020

Per rispondere all’emergenza coronavirus, il governo ha deciso di chiudere tutte le scuole d’Italia fino a metà marzo. Lo stop riguarda le scuole di ogni ordine e grado su tutto il territorio nazionale. Ma non sembra ancora esserci il via libera definitivo visto che pochi minuti dopo il ministro dell’Istruzione Lucia Azzolina ha detto: “Abbiamo chiesto solo un parere tecnico, la decisione nelle prossime ore”.

Meloni: “Al lavoro per misura a sostegno, dopo chiusura scuole” – “Sto lavorando a una misura da proporre al governo per aiutare i genitori che da domani si ritroveranno i figli a casa. Serve un sostegno che possa essere un allungamento del congedo parentale oppure un bonus baby sitter. Non possiamo lasciare soli mamme e papà, che devono andare a lavorare”. Lo ha detto Giorgia Meloni, leader di Fdi, in merito alla chiusura delle scuole.
 

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Coronavirus, scuole ancora chiuse in Lombardia, Veneto e Emilia Romagna

sabato, Febbraio 29th, 2020

Gianna Fregonara e Giampiero Rossi

Sono oltre 800 i contagiati: per la precisione erano 821 ieri sera alle 18 quando il capo della Protezione Civile Angelo Borrelli ha fatto il punto giornaliero sull’emergenza coronavirus. L’aumento delle persone che hanno contratto il virus oscilla ancora tra le 100 e le 200 al giorno: un dato che comunque non allarma gli esperti perché finora per la metà dei casi – 412 – si tratta di pazienti, positivi al Codiv19 ma asintomatici o con un semplice raffreddore: per questo non devono essere ricoverate ma possono restare a casa, in isolamento «domiciliare» senza prendere farmaci. Sono persone che, essendo state nelle zone dei focolai oppure in contatto con altri malati, sono state sottoposte al tampone. Degli altri contagiati, 345 sono ricoverati nelle strutture pubbliche e 64 sono in cura in terapia intensiva;46 sono guariti e 21 sono deceduti. «Per quanto riguarda le morti, si tratta di persone di età elevata e che hanno una serie di patologie pregresse, quindi il coronavirus è intervenuto in un quadro clinico complicato — ha chiarito Borrelli —. Ora si tratta di fare indagini, e le farà l’Istituto superiore di Sanità, per capire se la causa della morte è il coronavirus o un’altra». Intanto il virus è arrivato alle porte di Roma: una donna di Fiumicino, che era stata nella «zona rossa» è risultata positiva al test: ora ricoverata allo Spallanzani, mentre i medici stanno cercando di ricostruire l’elenco delle persone con cui è stata in contatto.

Oggi la decisione sulle scuole
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Maturità 2020, seconda prova: greco-latino al Classico e matematica-fisica allo Scientifico

giovedì, Gennaio 30th, 2020

Greco e latino al liceo Classico e matematica e fisica per lo Scientifico: il ministro dell’Istruzione Lucia Azzolina ha annunciato le materie della seconda prova scritta della Maturità attraverso il profilo Instagram del ministero. Come avvenuto nel 2019, la prova sarà multidisciplinare, fatta eccezione per i corsi di studio che hanno una sola disciplina caratterizzante.

La titolare del Miur ha annunciato anche le materie per gli istituti professionali e tecnici. Per l’indirizzo Enogastronomia e ospitalità alberghiera, articolazione Enogastronomia, le materie della seconda prova saranno Laboratorio di servizi enogastronomici-cucina e Scienza e cultura dell’alimentazione. All’Istituto per i Servizi per l’agricoltura, i ragazzi avranno Valorizzazione delle attività produttive e legislazione di settore ed Economia agraria e dello sviluppo territoriale. Al Tecnico per il Turismo ci saranno Discipline turistiche e aziendali e Lingua inglese. Al Tecnico indirizzo Informatica, Sistemi e reti e Informatica.

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Roma, scuola si presenta: «Qui la borghesia, là il ceto medio-basso». La ministra Azzolina: «Scelta assurda»

mercoledì, Gennaio 15th, 2020

«Nella scuola di via Vallombrosa, a Roma, ci studiano i figli delle badanti, precisamente delle badanti dell’alta borghesia romana che vive in via Cortina d’Ampezzo»: è la dettagliata descrizione degli alunni dell’Istituto comprensivo di via Trionfale. In pratica sul sito della scuola, alla voce presentazione, si viene a sapere nel dettaglio a quale classe sociale appartengono i bambini che frequentano le singole sedi del complesso scolastico.

La sede di via Trionfale e il plesso di via Taverna, alunni «diversi»

L’autopresentazione della scuola: «La sede di via Trionfale e il plesso di via Taverna accolgono alunni appartenenti a famiglie del ceto medio-alto, mentre il plesso di via Assarotti, situato nel cuore del quartiere popolare di Monte Mario, accoglie alunni di estrazione sociale medio-bassa e conta, tra gli iscritti, il maggior numero di alunni con cittadinanza non italiana». Sul plesso di via Vallombrosa si va ancora più a fondo: «Il plesso sulla via Cortina d’Ampezzo accoglie prevalentemente alunni appartenenti a famiglie dell’alta borghesia assieme ai figli dei lavoratori dipendenti occupati presso queste famiglie (colf, badanti, autisti, e simili)».

La scuola dovrebbe sempre operare per favorire l’inclusione. Descrivere e pubblicare la propria popolazione scolastica per censo non ha senso. Mi auguro che l’istituto romano di cui ci racconta oggi @leggoit possa dare motivate ragioni di questa scelta. Che comunque non condivido pic.twitter.com/39SDWhZ1l3— Lucia Azzolina (@AzzolinaLucia) 15 gennaio 2020

De Cristofaro: «Stiamo intervenendo per la rimozione»
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Perché gli studenti italiani non imparano?

domenica, Dicembre 8th, 2019

di Federico Fubini

Spesso accusati di agire in segreto, per una volta il mese scorso i ministri finanziari europei hanno davvero avuto una discussione semi-clandestina. Non si parlava di regole sul debito o per le banche, ma del più pubblico dei problemi: quanto spendere e come far sì che una nuova generazione di europei impari qualcosa sui banchi di scuola. L’idea era della Finlandia, uno dei Paesi che investe di più in educazione: ha chiesto alla Commissione europea di mettere in rapporto la spesa pubblica per scuole e università dei vari Paesi e i risultati degli studenti.

La graduatoria Pisa

Era questo l’aspetto che molti governi, comprensibilmente, non volevano fosse reso noto. Nessun politico, uomo o donna, ha voglia di essere giudicato a Bruxelles e criticato in patria perché magari usa il denaro dei contribuenti senza risultati visibili. In un’epoca di confronti internazionali continui sulle performance dei Paesi, mostrare che si buttano dei soldi addosso a un problema non basta più. Bisogna anche che lo si veda nelle classifiche. Il rapporto della Commissione è dunque rimasto confidenziale, ma il «Corriere» ha cercato di replicarne l’impianto confrontando la spesa in istruzione e i risultati dei ragazzi nei vari Paesi europei. È un buon momento per farlo. L’Ocse di Parigi, un organismo multilaterale, ha appena pubblicato l’ultima graduatoria Pisa («Programme for International Student Assessment») sul livello degli studenti di 15 anni. Deriva da un test su 600 mila ragazzi in 79 Paesi, somministrato nel 2018. Il «Corriere» lo ha raccontato in dettaglio il 4 dicembre con Gianna Fregonara e Orsola Riva.

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Le scuole vecchie? Più sicure delle nuove

mercoledì, Novembre 27th, 2019

di VERONICA PASSERI

Roma, 27 novembre 2019 – Gli edifici scolastici italiani hanno un’età media di 52 anni, ben due terzi risalgono a più di 40 anni fa, e in gran parte non sono più adeguati alle esigenze del mondo della scuola. Il primo problema è senza dubbio la sicurezza degli edifici, la sostenibilità ma anche, oltre al ‘dove’, il ‘come’ si studia. La scuola, insomma, non è più quella della didattica frontale con studenti seduti per cinque o più ore allo stesso banco, tutti i giorni, per cinque anni. L’ambiente e le condizioni incidono sempre di più sulla capacità di apprendere – laboratori, aule di musica, spazi per lo studio per gruppi o individuale – e se non ci sarà un’inversione di rotta gli studenti italiani rischiano un distacco ancora più profondo dai livelli di apprendimento degli studenti dei Paesi avanzati. Questi ed altri aspetti sono messi in luce dal Rapporto sull’Edilizia Scolastica della Fondazione Agnelli, pubblicato da Editori Laterza (in libreria a gennaio), che viene presentato oggi pomeriggio a Torino.

Il Rapporto si fonda su analisi approfondite e inedite, a partire dall’Anagrafe dell’Edilizia Scolastica del Miur, per fornire indicazioni di politiche in vista degli interventi necessari all’edilizia scolastica nei prossimi anni. Che sono a dir poco consistenti: la stima è di 200 miliardi di euro per mettere a posto le scuole di tutto il Paese. Una delle cose che lo studio racconta è che gli edifici scolastici messi peggio non sono i più vecchi in assoluto – costruiti molto bene da un punto di vista strutturale – ma quelli, molti prefabbricati, realizzati nel periodo del cosiddetto baby boom, tra il 1964 e il 1979.

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Maturità, torna il tema di Storia e addio alle buste per l’orale

venerdì, Novembre 22nd, 2019

ROMA – Il ministro dell’Istruzione Lorenzo Fioramonti, oggi alle 17, ha firmato il Decreto Maturità, l’atto che indica novità e conferme dell’Esame di Stato che si svolgerà a partire dal 17 giugno 2020. Due novità – di peso – ci sono. La prima è che torna, dopo un anno di assenza, il tema specifico di Storia nella traccia della prima prova, quella di Italiano. Il secondo cambiamento è in verità una cancellazione: niente più tre buste per l’avvio della prova orale, metodo, anche questo, introdotto dall’ex ministro Marco Bussetti.

Maturità, il ministro Fioramonti: “Addio quiz, l’esame non deve essere una lotteria”

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Le scuole top. Ecco le superiori che preparano al futuro: a Milano e Roma rivincita dei licei storici

giovedì, Novembre 7th, 2019

di ILARIA VENTURI

Nelle città i licei storici. Al Nord, in particolare in Lombardia, le paritarie. Poi la riscossa degli istituti in provincia. Ma anche i tecnici e i professionali si prendono la loro rivincita: rispetto al passato danno più chance di trovare lavoro. È la fotografia scattata dalla sesta edizione di Eduscopio, la classifica stilata dalla Fondazione Agnelli sulle superiori che meglio preparano all’università e al mondo del lavoro.

Da Milano a Palermo ecco le scuole top città per città:

rep

Longread

Le scuole migliori d’Italia. Rapporto Eduscopio, Fondazione Agnelli

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