Archive for the ‘Scuola’ Category

Bianchi, maturità e la scuola schiava delle sufficienze

mercoledì, Febbraio 9th, 2022

Paola Mastracola

Tutti compatti a protestare contro le prove scritte alla maturità: i ragazzi scendono in piazza, i presidi si schierano al loro fianco e ora anche il Consiglio superiore della pubblica istruzione si proclama contrario alla decisione del ministro Bianchi: almeno il secondo scritto deve saltare alle superiori, e all’esame di terza media niente prove scritte d’italiano e matematica e niente colloquio di lingue straniere, anzi, meglio abolire l’esame stesso. La motivazione è che, dopo quasi tre anni scolastici a singhiozzo tra Dad e quarantene, questi ragazzi non sono in grado di sottoporsi alle prove tradizionali.

Qualcuno si è accorto che si tratta di una ammissione di inadempienza e inefficacia senza pari? Un’autoaccusa, una sorta di plateale confessione: è come se la scuola dicesse che non ha fatto scuola per due anni, se ora accetta che i ragazzi si dichiarino impreparati a sostenere uno scritto di latino o di matematica.

Giustificabile? Non so. Certo, lo sapevamo che la pandemia ha costretto a una scuola rimediata e sconfortante. Ma fino a questo punto? Allora abbiamo lasciato aperte le scuole per che cosa? Abbiamo tenuto i ragazzi appesi a un video per due anni cinque ore al giorno (seppure a intermittenza) per non insegnare loro nulla? Se non stava funzionando, dovevamo dirlo prima, e non aspettare che l’annuncio del ministro sulle due prove finali scatenasse l’inferno. Dovevamo correggere la direzione, inventare un altro modo di far scuola (per esempio fare meno videolezioni e insegnare ai ragazzi a studiare anche scollegati e da soli, magari dedicando a ciascuno di loro uno spazio di verifica, un colloquio costante e individuale).

Se non stava funzionando, i ragazzi per primi dovevano denunciarlo, scendere in piazza almeno un anno fa a dire: ehilà, guardate che noi non stiamo imparando niente, volete darcelo o no uno straccio di istruzione? Perché protestano solo ora e, solo perché spaventati dalle prove scritte?

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Maturità 2022, torna anche la seconda prova scritta (ma sarà diversa da scuola a scuola)

martedì, Febbraio 1st, 2022

di Gianna Fregonara

Pronta l’ordinanza per l’esame di stato del prossimo giugno. Ci sarà il tema e anche l’orale, ogni commissione deciderà la seconda prova in base al programma svolto. Bianchi: dobbiamo tornare alla normalità gradualmente. La protesta degli studenti

È finalmente pronta la bozza dell’ordinanza per l’esame di Stato che comincia il 22 giugno 2022. Ci saranno tutti e due gli scritti come prima del Covid, ma la seconda prova sarà differenziata da scuola a scuola: saranno le singole commissioni a decidere (qui — invece — il protocollo del 2021).

Torna la seconda prova

La sessione d’esame avrà inizio il 22 giugno alle 8.30, con la prima prova scritta di italiano, che sarà predisposta su base nazionale. La prova proporrà sette tracce con tre diverse tipologie: analisi e interpretazione del testo letterario; analisi e produzione di un testo argomentativo; riflessione critica di carattere espositivo-argomentativo su tematiche di attualità. Il 23 giugno si proseguirà con la seconda prova scritta, diversa per ciascun indirizzo, che avrà per oggetto una sola disciplina tra quelle caratterizzanti il percorso di studi. Le discipline saranno comunicate al termine dell’iter formale delle Ordinanze. La seconda prova sarà predisposta dalle singole commissioni d’esame, quindi da ogni singolo istituto, per consentire una maggiore aderenza a quanto effettivamente svolto dalla classe e tenendo conto del percorso svolto dagli studenti in questi anni caratterizzati dalla pandemia.

I commissari interni

È previsto il colloquio, che si aprirà con l’analisi di un documento o un testo scelto dalla commissione. Nel corso dell’orale il candidato dovrà dimostrare di aver acquisito i contenuti e i metodi propri delle singole discipline e di aver maturato le competenze di educazione civica. la seconda parte prevede l’analisi, con una breve relazione o un lavoro multimediale, delle esperienze fatte nell’ambito dei Percorsi per le competenze trasversali e l’orientamento (Pcto). La commissione sarà composta da sei commissari interni e un Presidente esterno.

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Scuola, meno dad e meno tamponi: il governo decide nuove regole

lunedì, Gennaio 31st, 2022

di Gianna Fregonara

In arrivo una revisione delle regole su contagi e quarantene. Elementari in autosorveglianza come medie e superiori. Dad di soli 5 giorni. Un solo tampone per i piccoli. E gli altri tornano in classe solo col green pass

Oltre a decidere di prolungare le misure per discoteche e mascherine all’aperto il governo comincia ad occuparsi del dossier scuola , anche se il decreto potrebbe arrivare non prima di mercoledì o giovedì: alcuni nodi richiedono un ulteriore vaglio dei tecnici del ministero della Salute. L’idea alla base della revisione delle regole su contagi e quarantene per gli studenti è quella di «allineare tutti i gradi scolastici», applicando le regole che attualmente si usano nelle scuole medie e superiori anche alle elementari.

Non cambierà probabilmente nulla per le scuole dell’infanzia dove i bambini non sono vaccinati e non portano le mascherine.

La proposta dei ministri dell’Istruzione Patrizio Bianchi e della Salute Roberto Speranza mira ad arrivare ad avere meno Dad, meno tamponi e un rientro in classe più facile. Sono del resto le richieste che arrivano da presidi e famiglie, anche se i contagi specie tra i più piccoli (fascia 0-9) erano in aumento consistente nell’ultimo rapporto dell’Iss venerdì scorso. Il decreto che alleggerisce il protocollo scolastico deve ancora essere limato ma le modifiche principali sono pronte, mentre per altre misure bisognerà capire quale sarà il compromesso che si troverà in consiglio tra la semplificazione e la garanzia di sanitaria.

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Scuola, nella primaria a casa un bimbo su dieci. Tamponi e quarantene, l’ipotesi di distinguere tra vaccinati e non

giovedì, Gennaio 20th, 2022

di Gianna Fregonara

Il monitoraggio del ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi: ho segnalato al ministro Speranza le richieste di semplificazione delle procedure per le qurantene». Il caso Lombardia

Che cosa fotografano i dati della prima settimana di scuola del 2022 sarà oggetto di discussione. Per la Cgil sono opachi, per il sindacato Gilda riduttivi del disagio, per i partiti della maggioranza sono invece confortanti. Di certo hanno lasciato di stucco molti genitori dei bambini più piccoli, che dall’autunno scorso sono alle prese con interruzioni della scuola e quarantene. E’ infatti nella fascia d’età delle scuole dell’infanzia e delle elementari che i dati che il ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi ha illustrato ieri alla Camera, indicano una situazione meno allarmante che per gli studenti di medie e superiori.

Il caso Lombardia

Tra i più piccoli è in quarantena il 9 per cento, all’incirca un bambino su dieci. Si tratta comunque del doppio rispetto a dicembre, quando gli studenti a casa erano complessivamente il 4,5 per cento. Del resto i dati sulla diffusione del virus tra i più piccoli sono in crescita esponenziale e sono stati anche nelle vacanze di Natale. Sono esplosi in Lombardia dove, secondo l’ultimo report sulla diffusione del SARS-CoV-2 nelle scuole stilato dalla Direzione generale Welfare e trasmesso all’Ufficio scolastico e alle Ats, la scorsa settimana si sono impennate le curve relative alle fasce d’età 6-10 anni e 3-5 anni, con un incremento dei contagi del 37% e dell’80%. Al contrario dei dati relativi agli studenti della fascia 14-18 che hanno fatto registrare una diminuzione del 20 per cento rispetto alla settimana precedente.

Mancano metà delle scuole

Come si spiega che allora, in percentuale, tra i bambini sono meno quelli confinati in casa rispetto ai loro compagni più grandi di medie e superiori? Una causa di questa discrepanza potrebbe essere data dal fatto che il monitoraggio del ministero dell’Istruzione ha riguardato circa la metà dei bambini, solo quelli iscritti alle scuole dell’infanzia statali e non quelli delle scuole comunali o private, che sono oltre un terzo. Sono 691 mila coloro che sono stati inseriti nel report su oltre 1 milione e trecentomila iscritti totali. Dunque i 62.539 bambini in quarantena sono un numero largamente sottostimato.

I dati

Ma anche per quanto riguarda le elementari i dati forniti da Bianchi sono inaspettatamente positivi: il 10,9 per cento è a casa in Dad, poco più di uno su dieci, meno comunque che nelle scuole superiori. I numeri assoluti misurati dal ministero indicano che su 1.902.883 alunni 207.937 sono in Dad. Ma non è soltanto questione di numeri e di percentuali. Come ha ribadito lo stesso ministro, la questione che in questi giorni ha innervosito i presidi e risulta particolarmente pesante per i genitori riguarda le procedure per i tamponi, i controlli e le quarantene da gestire in casa. E’ difficile che le cose cambino molto, visto che i bambini della scuola dell’infanzia non sono vaccinati né portano le mascherine. «Ho segnalato al ministro Speranza la richiesta di semplificazione», ha spiegato Bianchi.

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A scuola il Covid non c’è, il diktat imperativo del ministro Bianchi

mercoledì, Gennaio 19th, 2022

Franco Bechis

Come era ampiamente previsto alla vigilia della loro contestata riapertura gran parte delle scuole italiane sono nel caos, colpite sia dalla variante Omicron che dalla variante «norme folli su quarantene e Covid». Secondo il presidente dell’associazione nazionale presidi, Antonello Giannelli, «in base a quanto riferitoci dai nostri colleghi in Italia il 70 per cento delle classi è in didattica digitale integrata. Su 400mila classi totali, dunque 280mila sono in ddi. Difficile da dirsi quanti stanno a casa e quanti a scuola. Ma ci sono classi con appena sei alunni in presenza.

Dunque la ddi è una soluzione illusoria che tra l’altro non funziona». Parole che riflettono la realtà ben nota a molti genitori e studenti: nidi e asili stanno chiudendo uno dopo l’altro intere classi come è consentito dai protocolli, mentre nella scuola dell’infanzia e in quelle dei più grandicelli si compone ogni giorno di più quel mosaico confuso di compagni di classe un po’ in presenza e un po’ a casa collegati a linee che spesso non funzionano. Già dopo un giorno o due dalla riapertura il pasticcio si è formato, perché il virus ha ripreso a correre in molte Regioni proprio nella popolazione in età scolastica che traina le classifiche dei contagi. È stato così da settembre alle vacanze di Natale, poi grazie alla chiusura delle scuole la fascia di età più rilevante per i contagi è diventata quella fra 20 e 29 anni, con bambini e ragazzini che scendevano vari posti in classifica. Ed è presumibile quindi che i presidi, che hanno sotto occhio tutti i giorni la realtà, abbiano ragione. Anche perché i dati aggiornati quotidianamente da ogni Regione stanno confermando quella situazione: la sola Campania ieri ha segnalato 25.745 contagi in età scolastica, con le relative quarantene imposte (quasi 16 mila nella sola provincia di Napoli).
Ma alla evidenza della realtà si oppone indispettito il ministro della pubblica Istruzione, Patrizio Bianchi, che ieri ha contestato le ipotesi dei presidi: «Ancora una volta il presidente della associazione nazionale», ha sostenuto il ministro, «dà dei dati sulla Dad, noi li stiamo elaborando, li daremo quanto prima e saranno i dati ufficiali. Grandissimo rispetto per tutti coloro che fanno delle stime, ma i dati li diamo noi. Domani (oggi per chi legge, ndr) sarò in commissione alla Camera e lì sicuramente ci saranno i dati ufficiali». Un tono più da Napoleone o da marchese del Grillo che da ministro, visto che l’istituzione in questi due anni di pandemia proprio su quelle statistiche ha fatto acqua da tutte le parti. Al ministero più che una raccolta dati si effettua infatti una sorta di sondaggio sulla base dei casi volontariamente segnalati dai dirigenti scolastici.

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Patrizio Bianchi: “La Dad non è il demonio, ma ci sono regole precise. Sì agli hub nelle scuole”

mercoledì, Gennaio 12th, 2022

NICCOLò CARRATELLI

ROMA. Non fa previsioni, Patrizio Bianchi. Del resto, è impossibile descrivere quale sarà la situazione nelle scuole italiane, da qui a fine mese: «Per ora i problemi riscontrati sono gestibili – dice il ministro dell’Istruzione – e siamo attrezzati per affrontare un eventuale peggioramento del quadro». L’importante è affermare un principio, cioè che «la scuola resta aperta e in presenza, una scelta portante di questo governo», sottolinea Bianchi nell’intervista con il direttore de La Stampa, Massimo Giannini, per la trasmissione 30 minuti al Massimo (versione integrale su lastampa.it). Di fronte al possibile aumento di contagi e assenze tra studenti e docenti, l’indicazione, che suona come un avvertimento per presidi, sindaci e governatori, è chiara: «Il ricorso alla didattica a distanza non può essere indiscriminato, ci sono regole precise da seguire».

Secondo l’Associazione nazionale dei presidi, potremmo ritrovarci con 200mila classi in Dad nel giro di una settimana…
«Guardi, io non escludo né affermo niente, ma siamo pronti ad affrontare tutte le situazioni, anche quelle più estreme. In Italia abbiamo 365mila classi, allo stato attuale non c’è questo scenario, poi può darsi che ci sia un aumento nei prossimi giorni, ma il tema non è se ci sarà o meno un maggiore ricorso alla formazione a distanza. Che, comunque, non è il demonio, ma uno strumento da usare in modo specifico e per un tempo specifico».

Il governo manterrà le promesse su la scuola nella quarta ondata? Il direttore Giannini intervista il ministro dell’Istruzione Bianchi – L’integrale

E qual è, allora, il tema?
«È che abbiamo fatto una norma, il decreto del 5 gennaio, che dà una linea di marcia chiara: la scuola deve essere aperta e, nel caso, deve essere l’ultima a chiudere. E abbiamo definito regole precise per usare la didattica a distanza, che non può essere un provvedimento generalizzato, preso a livello regionale o comunale, e senza giustificazioni. Non può valere per tutti, insomma, ma solo in situazioni specifiche».

Per questo avete fatto ricorso contro l’ordinanza del presidente della Campania De Luca, bocciata dal Tar…
«Ha fatto ricorso anche un gruppo di genitori, che non voleva la chiusura delle scuole. Come governo, ci siamo confrontati fino all’ultimo minuto con i presidenti delle Regioni, poi abbiamo fatto una scelta di unità del Paese».

De Luca ha detto che avete usato gli studenti come cavie. Come risponde?
«Mi permetta di non commentare questa frase, ma penso ci sia il dovere istituzionale di misurare le parole, da parte di tutti. D’altra parte, ricordo che abbiamo avuto il massimo dei contagi quando la scuola era chiusa. E, come ha sottolineato anche il presidente Draghi, non è che, se non vanno in classe, gli studenti restano blindati in casa. Avere la scuola chiusa con i ragazzi in giro sarebbe difficilmente spiegabile».

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Sulla scuola due anni di bla bla. Il lunedì nero si poteva evitare

lunedì, Gennaio 10th, 2022

di GABRIELE CANÈ

Partiamo da una osservazione, quasi un’ovvietà: non c’è organizzazione della nostra società altrettanto complessa della scuola. Istituzione fatta di strutture materiali, personale di diverse categorie, oltre a elementi non trascurabili come gli alunni e le loro famiglie, variabile quest’ultima spesso più incontrollabile di una Omicron. Istituzione attorno a cui ruota in stretta connessione il mondo dei trasporti, quello della sanità, per non parlare della politica. Se ci metti pure un’epidemia, è chiaro come il ritorno in aula porti con sé una quantità di problemi. Ma anche un interrogativo.

Né aule né FFp2 e molti docenti tifano Dad

Non era possibile fare in modo che questa quantità di problemi fosse minore, e che oggi si vivesse solo un giorno difficile e non quello dell’apocalisse? La risposta, onestamente, è si. Intanto ribadiamo che la scuola si fa a scuola (è successo anche in guerra) e che troppa didattica è già stata fatta a distanza. Un nodo che pare essere sfuggito agli ultimi governi. Che hanno provveduto ai banchi a rotelle, ma non agli impianti di areazione o a fornire le necessarie mascherine FFP2. Roba che costa, certo. Ma come disse Draghi, c’è il debito buono e quello cattivo. Questo sarebbe stato sicuramente buono. E se un nodo sono le cattedre vuote causa Covid, sono vuote sia per la presenza, sia per la Dad. O no?

Semmai c’è da osservare come il personale della scuola sia particolarmente fragile se i presidi ipotizzano 100 mila assenze (80 mila docenti) il 10 per cento di tutta la categoria. Può darsi che in questa fragilità giochi anche il dato che spesso ricorda l’economista Giuliano Cazzola: in Italia gli allievi sono soprattutto al Nord, e gli insegnanti vengono soprattutto dal Sud. Il che provoca difficili transumanze e altrettanto difficili rientri, in particolare in coda ai periodi festivi come questo.

False promesse. I bus supplementari nessuno li ha visti

Quanto a transumanze, anche gli studenti (e i pendolari) ne sanno qualcosa. Certo i mezzi pubblici non possono essere moltiplicati come i pani e i pesci; ma quei pochi autobus in più messi in servizio negli orari di punta, orari non a sorpresa, ma sempre quelli e sempre nelle stesse tratte, dunque programmabili, non hanno sciolto il nodo affollamento. Anche gli stuart alle fermate sono stati un filtro relativo. Insomma, diciamo che le arterie che hanno collegato casa e scuola sono rimaste troppo intasate, quasi a rischio collasso. Certamente a rischio pandemia

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Sempre più larga l’alleanza per la Dad

domenica, Gennaio 9th, 2022

Medici, presidi, sindaci, governatori, sindacati. Quando manca poco più di un giorno alla riapertura delle scuole dopo la pausa natalizia, il fronte pro didattica a distanza si allarga. Nonostante ciò il governo, in solitudine, va avanti per la sua strada. La linea di Palazzo Chigi resta la stessa: si torna a scuola, in presenza, il 10 gennaio. Con le norme entrate stanotte in Gazzetta, discusse questa mattina in una riunione tra ministero e i sindacati, e illustrate in una circolare arrivata nel pomeriggio ai presidi. Troppo tardi, dicono alcuni, per chi deve riorganizzare gli istituti in vista di lunedì.

Allo strappo di Vincenzo De Luca – che ieri con un’ordinanza ha disposto la didattica a distanza fino al 29 gennaio per gli alunni della scuola dell’infanzia, della primaria e delle ex scuole medie – se ne aggiungono altri. In tutta Italia sono tanti i sindaci che hanno rinviato il rientro in classe nel loro comune.

Il fronte dei governatori: “Avevamo chiesto un rinvio, Palazzo Chigi irremovibile”

In Sicilia Nello Musumeci ha alla fine ceduto al pressing dei primi cittadini che minacciavano di adottare, all’unisono, ordinanze per evitare la scuola in presenza, dato l’incremento dei contagi e la difficoltà delle Asl di fare tracciamento. Quello di Musumeci è un gesto diverso rispetto a quello di De Luca, che invece il governo è pronto a impugnare. Perché in Sicilia non viene disposta la didattica a distanza, come deciso in Campania. Nell’Isola vengono solo prorogate le vacanze di tre giorni, per “consentire una verifica di tutti gli aspetti organizzativi”. Ma questo ulteriore atto è sintomatico di quanto sui territori sia alta la preoccupazione in vista della riapertura delle scuole. Musumeci non vuole lo scontro col governo centrale. Ma non può fare finta che vada tutto bene: “Non possiamo alimentare un inutile conflitto con Roma”, dice, avendo probabilmente a mente il fatto che il decreto del 6 agosto stabilisce che le regioni possono introdurre la dad solo in zona rossa o arancione. Ma poi aggiunge: “Registro la unanime posizione di rettori, dirigenti scolastici, rappresentanti sindacali e delle associazioni familiari, che ci chiedono di farci interpreti con il governo nazionale della necessità di rivedere l’attuale posizione sulla possibile scelta della didattica a distanza come strumento di accompagnamento temporaneo verso la piena didattica in presenza”. 

Sul fronte dei governatori uno dei più attivi è Zaia. Il Veneto non ha rinviato l’apertura delle scuole, né imposto la dad, ma il suo presidente ha più volte fatto notare il rischio di caos da lunedì. Ed oggi è tornato a chiedere al Cts di esprimersi sul rientro in classe. “Abbiamo davanti uno scenario che sarà un ‘calvario’ per la scuola, tra insegnanti colpiti dal Covid, altri assenti per malattia, altri ancora no vax e nuove regole della Dad. Insomma quella della scuola rischia d’essere una falsa apertura”, ha dichiarato. Quanti saranno i dipendenti della scuola effettivamente assenti, e quanti gli studenti positivi, è impossibile da dire. Il presidente dell’Anp, Antonello Giannelli, ha stimato che già lunedì potrebbe mancare il 10% del personale. Nei giorni successivi la situazione potrebbe peggiorare.

A ribadire la linea delle Regioni arriva anche un post di Michele Emiliano, presidente della Puglia nonché numero due della conferenza delle Regioni. “Le vostre preoccupazioni sulla riapertura della scuola – scrive – sono anche le mie e quelle dei presidenti delle regioni italiane. Le Regioni hanno, invano, richiesto un posticipo della riapertura per avere il tempo di completare le vaccinazioni degli studenti e in particolare quelle dei più piccoli, ma il Governo sul punto è stato irremovibile”.  Che con Roma non ci fosse margine di trattativa era chiaro sin da ieri, quando il ministro Bianchi aveva affermato: “Nessun ripensamento”. Ma nella giornata di oggi la linea dell’esecutivo è stata ancora più chiara. E l’incontro con i sindacati non è servito a placare le preoccupazioni. Il confronto per alcuni addetti ai lavori è stato tardivo, così come la circolare che ne è seguita, e non particolarmente produttivo. La nota inviata ai presidi con le ‘istruzioni per le nuove norme’, afferma la Flc Cgil, “non scioglie le criticità e i numerosi dubbi segnalati dalle scuole e che nella sua insufficienza e farraginosità”. Nelle otto pagine partite da viale Trastevere nel pomeriggio ai presidi viene spiegato come gestire le complesse regole da attuare in caso di positivi in classe. Da notare che per le scuole primarie si chiede ai bambini, laddove sia stato scoperto un positivo, di “consumare il pasto ad una distanza interpersonale di almeno 2 metri”. Una distanza estremamente difficile da raggiungere nelle scuole, tanto nelle aule, spesso troppo piene, quanto nelle mense. La stessa prescrizione viene fatta anche per le scuole medie e superiori. In quest’ultimo caso, però, è più difficile che si consumino pasti a scuola.

Il governo si prepara ad agire contro l’ordinanza di De Luca. Ricorrono anche i genitori: il Tar chiede documenti alla Regione

Il governo prepara le carte contro De Luca. Potrebbe esserci, spiegano da Palazzo Chigi, prima un’informativa in cdm. Contro l’ordinanza del presidente della Campania hanno fatto ricorso anche alcuni genitori campani, rappresentati dagli avvocati Giacomo Profeta e Luca Rubinacci. Per valutare un’eventuale sospensione dell’ordinanza il Tar ha chiesto alla Regione di presentare dei documenti che ne spieghino i motivi. “L’ordinanza – si legge nel decreto emesso dalla presidente di sezione Maria Abbruzzese – motiva l’esigenza della disposta sospensione facendo diffuso riferimento a dati, report e acquisizioni istruttorie non disponibili agli atti del giudizio che è opportuno, in ragione della rilevanza della questione, che vengano portati all’attenzione del giudicante fin dalla fase cautelare”. 

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Rientro a scuola, i presidi si preparano alla Dad: migliaia di studenti contagiati

domenica, Gennaio 9th, 2022

di Gianna Fregonara

Nelle scuole dubbi sulle regole per le quarantene e la gestione dei contagi. «Sarà un gennaio in trincea». Troppi docenti assenti, toccherà fare la Dad e i sindaci si preparano a chiudere

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Sul registro elettronico delle scuole elementari e medie cominciano a comparire le informazioni per la Dad (che si chiama didattica digitale integrata). Non è detto che si cominci da subito, ma i presidi si stanno organizzando e lo comunicano alle famiglie. «Sarà un gennaio in trincea, la Dad sarà comunque necessaria», racconta Giusy Ubriaco, preside dell’Istituto comprensivo Villaggio Prenestino di Roma mentre legge le indicazioni appena arrivate dal ministero: come lei molti storcono il naso perché ci sono parti che sono difficilmente applicabili, dal distanziamento in mensa alla divisione tra vaccinati e no per le medie e le superiori. Persino il preside dell’Istituto Massimo di Roma, la scuola di Draghi non userà questa parte. La scuola riapre in presenza come ha stabilito il governo e la Dad deve essere riservata ai casi eccezionali. I presidi se lo ricordano bene che se si chiudono tutte le scuole per un paio di settimane, come chiede anche l’ordine dei medici, poi riuscire a riaprire diventa impossibile. Lo hanno visto negli ultimi due anni.

Metà classi in Dad

Tuttavia il rischio è che nelle prossime settimane l’eccezione diventi la normalità. Anche a considerare arrotondate in eccesso le simulazioni di queste ore – l’ultima è di Tuttoscuola e prevede che «delle 369mila classi circa 200mila nella settimana dal 17 gennaio in poi potrebbero essere chiuse, con gli alunni in Dad» – già da domani ci saranno classi in cui sono più i banchi vuoti di quelli occupati dagli studenti. E successo venerdì scorso nelle città dove la scuola è ripresa, in Emilia Romagna e in Lombardia. A Prato mancava il 20 per cento del personale, a Ravenna c’erano classi con meno della metà degli studenti in presenza e gli altri collegati da casa.

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Rientro a scuola, Bianchi: «Gli studenti torneranno a fare lezione in classe. Ora serve responsabilità da parte di tutti»

sabato, Gennaio 8th, 2022

di Gianna Fregonara

Il ministro dell’Istruzione: un anno fa non avevamo i vaccini. La vita e l’apprendimento dei nostri ragazzi sono già stati penalizzati

Linea dura contro i «ribelli». A partire dal governatore della Campania Vincenzo De Luca e un appello alla responsabilità degli adulti per tutelare gli studenti. Il ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi risponde così a chi vuole rinviare la riapertura delle scuole e ricominciare con la Dad.

Duemila presidi av evano chiesto di rinviare a fine gennaio il ritorno in classe. Ieri lo hanno fatto anche i medici.

«Ho incontrato i rappresentanti sindacali dei presidi parlato con molti dirigenti scolastici, ascoltandone le preoccupazioni. Nessuno vuole lasciarli soli o scaricare responsabilità su di loro. Il governo ha approvato, con forza di legge, misure a tutela della scuola in presenza e in sicurezza, come era stato richiesto anche dai dirigenti. Si tratta di applicarle, tutti insieme. E di affrontare, insieme, anche le eventuali difficoltà».

Che ci saranno, visti i numeri dei contagi.

«La nostra è una scelta chiara: tutelare il più possibile la presenza e, con essa, i nostri ragazzi e i bambini che vengono da due anni difficili, caratterizzati da discontinuità che hanno segnato il loro apprendimento: i dati Invalsi lo hanno detto con chiarezza. Nella legge di bilancio abbiamo stanziato 400 milioni per la proroga dell’organico Covid, che consentirà di affrontare anche questa fase».

Se la sente di dire che il rischio Dad è scongiurato?

«Nessuno nega che ci sia stata in queste settimane una ripresa dei contagi, legati anche alle festività. Rispetto all’anno scorso c’è, però, una grande differenza: il vaccino. Il personale scolastico, anche prima dell’obbligo, era vaccinato già al 95%, studentesse e studenti hanno risposto con entusiasmo e responsabilità alla campagna e nella fascia di età tra i 12 e i 19 anni la copertura è oltre il 75%. Il vaccino è lo strumento per tutelare la scuola, per un ritorno alla normalità. Chiedo a tutti un atto di responsabilità: a chi tra gli adulti ancora non si è vaccinato, alle famiglie, alle Asl perché tutti insieme acceleriamo la vaccinazione, in particolare dei più piccoli. E’ necessario anche dare priorità ai test. Il governo ha stanziato 92 milioni per i test gratis ai ragazzi della secondaria».

Intanto però anche i medici suggeriscono di tenere chiuse le scuole di recuperare a fine giugno. Si potrebbe fare?

«La nostra intenzione è procedere con i calendari già definiti».

Senza allungare in estate dunque. C’è un limite di contagi oltre il quale le scuole potrebbero chiudere?

«Sottolineo che finora nessun Paese europeo ha deciso di chiudere le scuole. Se fosse necessario, devono essere le ultime a chiudere. Abbiamo definito i limiti oltre i quali possono scattare delle chiusure mirate con il decreto legge di agosto. Si possono far scattare le lezioni a distanza solo in casi eccezionali. Ma il ricorso massiccio alla Dad, oggi, come se i vaccini non ci fossero, sarebbe un errore».

Il governatore della Campania Vincenzo De Luca intende tenere chiuse le medie ed elementari fino a fine mese. Impugnerete la decisione?

«La legge è molto chiara: permette ai presidenti di Regione di intervenire solo in zona rossa e in circostanze straordinarie. Queste condizioni oggi non ci sono oggi. Ritengo vi siano gli estremi per impugnare quell’atto».

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