Archive for the ‘Scuola’ Category

“A scuola di domenica”. Una raffica di no travolge la De Micheli

sabato, Novembre 28th, 2020

di GIOVANNI ROSSI

Paola De Micheli

Paola De Micheli

La recita scolastica per la riapertura di tutte le classi italiane subito dopo l’Immacolata si arricchisce di nuovi episodi. La pensata della ministra dei Trasporti Paola De Micheli per didattica in presenza anche “il sabato e la domenica” perché non possono esserci “tabù”, indebolisce la già fragile costruzione della ministra all’Istruzione Lucia Azzolina. Insorgono tutti. “Inopportuno”, commenta il Guardasigilli Alfondo Bonafede. “Che senso ha inondare famiglie già molto provate di messaggi estemporanei?”, protesta il leader di Azione Carlo Calenda. “#DeMicheli vuole mandare i ragazzi a scuola anche la domenica… Ma dove vive??? Mancano aule, insegnanti e bidelli, e parla delle domeniche? Che le rispondiamo?”, twitta il segretario leghista Matteo Salvini.

Neppure i sindacati sono teneri. La scuola alla domenica è uno scenario “irrealistico”, commenta Antonello Giannelli, leader dell’Associazione nazionale presidi. “Non ci scandalizziamo: di proposte strane ne abbiamo sentite tante. Si individuino le risorse economiche e umane che mancano a tutt’oggi anche per le supplenze e i modelli organizzativi”, reagisce la segretaria di Cisl Scuola Maddalena Gissi. I 2.369.672 banchi e sedute innovative già consegnati dal commissario Domenico Arcuri sono una risposta insufficiente. “Per ritornare in presenza, la scuola ha bisogno di misure chiare e tempestive: ad oggi non esistono dati che permettano di giustificare le scelte differenziate per ciascuna regione”, sottolinea Francesco Sinopoli (Flc Cgil). In una situazione tuttora molto critica “la scuola è il solito vaso di creta tra i vasi di ferro”, lamenta Pino Turi (Uil Scuola).

Bonaccini: “Io riaprirei le scuole già a dicembre”

Azzolina appare in difficoltà. Prova in ogni modo a tener vivo il tema. “Questo momento difficile rappresenta per la scuola un motore di accelerazione enorme. Oggi si parla di Dad, ma domani la didattica digitale dovrà essere fatta in classe”, dice la ministra da Bergamo, tanto per ribadire che la scuola non può prescindere dalla presenza fisica di docenti e allievi. Ma un sondaggio della rivista Tecnica della Scuola, somministrato a un campione di 11mila lettori in maggioranza docenti (ma anche genitori e studenti) boccia la fretta della ministra per il rientro in aula prenatalizio: l’89,5% degli intervistati è fermamente contrario. Una valutazione condivisa dalle Regioni, già sondate dal ministro degli Affari regionali Francesco Boccia.

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Scuola, allarme di Cittadinanzattiva: in un anno cinquanta crolli negli edifici

venerdì, Novembre 20th, 2020

Nell’ultimo anno, tra agosto 2019 e novembre 2020, sono stati registrati 50 episodi tra crolli, distacchi di intonaco, caduta di finestre, muri di recinzione e alberi in prossimità delle scuole. A lanciare l’allarme è Cittadinanzattiva, che ha presentato il suo “Osservatorio civico sulla sicurezza a scuola”: dal 2013 si contano 326 episodi di questo genere, e da settembre di quest’anno se ne sono registrati già 11.

Scuole e aree sisimiche – Secondo l’indagine, 17.343 edifici scolastici, cioè il 43% dl totale, pari a 40.160, sono situati in zone a rischio sismico elevato (zona 1 e 2), nelle quali vivono 4 milioni e 300mila bambini e ragazzi.

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“Tornare in classe? I ragazzi hanno ragione”. I presidi: didattica a distanza non funziona

giovedì, Novembre 19th, 2020

di VERONICA PASSERI

Fanno bene gli studenti a chiedere il ritorno alla didattica in presenza, “almeno nelle regioni non rosse”, ma per salvare la scuola da “trent’anni di inefficienze” servono uno scatto e una visione. La pensa così Mario Rusconi, preside a Roma che guida dell’Associazione presidi del Lazio.

Preside si cominciano a contare proteste contro la Dad: cosa ne pensa?

“La didattica a distanza è stata molto utile nel momento dello scoppio dell’epidemia, pur rivelando subito elementi di fallacità, a cominciare dalla mancanza delle connessioni. Dispiace, però, che si sia ricorsi alla Dad adesso, in questa seconda ondata, perché si sono fatte pagare alla scuola responsabilità non sue: c’era la necessità di decongestionare i mezzi pubblici e si è scelta la strada più semplice, far stare a casa gli studenti delle superiori e delle ultime due classi delle medie. Ma che gli autobus o le metro fossero prese d’assalto in certe fasce orarie era cosa nota. Gli studenti stanno pagando per responsabilità che non sono loro ma di chi in questi anni non ha ben amministrato i servizi di trasporto pubblico. Stesso ragionamento per l’impossibilità di far rispettare il distanziamento personale a scuola: abbiamo edifici scolastici vecchi e per la metà non a norma e anche questa cosa è stata denunciata più volte”.

Hanno fatto bene, quindi, i ragazzi a far sentire la loro voce?

“Sono d’accordo sul fatto che sentano la necessità, che non è solamente didattica ma è anche sociale, di tornare in classe, c’è anche un ambito emotivo che i ragazzi giustamente rivendicano. Però manca una visione della scuola e questo non è compito degli studenti: non è che tornando in classe con un’ora di lezione tradizionale risolvo le situazioni, gli insegnanti vanno formati a fare lezione con la didattica digitale, sulla base di una strumentazione documentaristica, ma essendo anche in classe. Insomma, ex malo bonum: una volta superato il virus entrino davvero in classe anche le tecnologie digitali. Ma perché questo avvenga serve uno scatto organizzativo molto forte, ci vuole un’impalcatura che solo un governo può dare”.

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Scuole chiuse, Iss: meno casi tra gli adolescenti. Il rebus della riapertura dopo il 4 dicembre

martedì, Novembre 17th, 2020

di Gianna Fregonara

Scuole chiuse, Iss: meno casi tra gli adolescenti. Il rebus della riapertura dopo il 4 dicembre

Che cosa succederà dopo il 4 dicembre, se le scuole superiori potranno riaprire, oggi non c’è nessuno nel governo che lo sa dire. Neppure al ministero dell’Istruzione la ministra Lucia Azzolina, che da quando hanno chiuso sta lavorando per tenere alta la bandiera del ritorno in classe, si sente di fare previsioni. Dalla prossima settimana, se i dati di rallentamento generale della circolazione del virus saranno confermati, si comincerà a riflettere sul da farsi.

Il Cts e la ministra

Per ora si lavora per cercare di ricucire gli strappi delle regioni che hanno deciso di chiudere tutte le scuole, anche elementari e medie: l’Abruzzo, dove la decisione per ora è stata evitata nonostante il parere del Cts regionale che spingeva a bloccare tutto, la Basilicata, la Calabria, la Campania. Ora anche la Valle d’Aosta ha avviato una campagna di screening prima di decidere se è il caso di tenere ancora aperte le scuole elementari e medie. Ma intanto sulla scuola ci sono chiaramente due partiti. Al suo, quello di chi vorrebbe riaprire, la ministra Azzolina da ieri ha arruolato definitivamente il Cts,che dovrà dare il suo parere sulle scelte future del governo. Nell’intervista al Corriere il coordinatore Agostino Miozzo ha annunciato ufficialmente che sulle chiusure bisogna ripensarci.

I governatori

Il messaggio era intanto rivolto ai governatori che temono l’aggravarsi delle situazioni locali, spesso anche per mancanza di dati chiari sui contagi dei giovani. Ma anche il governo sull’argomento è diviso con il Pd e Leu che spingono per mantenere la chiusura e il Movimento Cinquestelle e Italia Viva che insistono per lasciare aperte almeno infanzia, elementari e medie. E come il governo è divisa l’opinione pubblica. Il comitato priorità alla scuola, sull’onda della protesta di Anita, la ragazzina di Torino che tutte le mattine va davanti alla scuola fare didattica digitale, ha organizzato per oggi una nuova protesta davanti a Montecitorio dove vuole portare studenti e professori a fare lezione.

I dati dell’Iss

Ma ci sono dati sui contagi in classe e che cosa dicono? L’Istituto superiore di Sanità ha presentato venerdì scorso un monitoraggio specifico sulle scuole, paragonando i dati dei contagi a livello nazionale con quelli della fascia di età dai 3 ai 18 anni. Con alcune avvertenze, come quella che i dati delle due ultime settimane – forniti dalle Asl – non sono completi e dunque rischiano di ridurre la portata dello studio, i grafici dimostrano che da quando si sono chiuse le scuole superiori i contagi nella fascia d’età 14-18 sono diminuiti e – si legge nelle conclusioni – «dal 20 ottobre i dati suggeriscono che i casi tra i bambini e ragazzi non crescano allo stesso ritmo dei casi in età non scolare e che abbiano raggiunto un plateau».

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Miozzo (Cts): «Le scuole chiuse sono la vera emergenza. Dobbiamo riaprirle»

lunedì, Novembre 16th, 2020

di Fiorenza Sarzanini

Miozzo (Cts): «Le scuole chiuse sono la  vera emergenza. Dobbiamo riaprirle»

Dottor Agostino Miozzo le nuove misure funzionano?
«Sembra che stiano dando qualche risultato. I dati però devono essere letti in una sequenza temporale più ampia delle ultime 24 ore».

Si parla già di Natale. Secondo lei, coordinatore del Comitato tecnico scientifico, è possibile ipotizzare qualche allentamento?
«Abbiamo davanti una maratona che non si concluderà il 25 dicembre, ma molto più avanti. Se tutti insieme spegnessimo un po’ le luci delle aspettative, saremmo di grande aiuto al sistema e a quanti sperano di far ripartire la vita economica e sociale del Paese per quella data».

Ci sono divieti che possono essere eliminati?
«Se saremo rigorosi con noi stessi saremo di grande aiuto per eliminare al più presto i limiti alle nostre libertà. C’è però un’emergenza che dobbiamo affrontare subito ed è quella delle scuole. Molti politici hanno scelto di sacrificare la scuola come segnale di efficiente reazione in risposta all’emergenza. Banalizzo e sintetizzo questioni drammaticamente serie, ma ho la percezione che la tradizionale cultura di disprezzo del bene primario che è la scuola e la formazione dei nostri giovani si traduca bene nelle reazioni di molti improvvisati politici del nostro disgraziato Paese».

Sta dicendo che i ragazzi dovrebbero tornare in classe?
«Rispondo con il messaggio del governo inglese che annunciando il lockdown totale ha lasciato aperte le scuole: “Essere a scuola è vitale per l’istruzione dei bambini e per il loro benessere. Il tempo trascorso fuori dalla scuola è dannoso per lo sviluppo cognitivo e accademico dei bambini, in particolare per i bambini svantaggiati. Questo impatto può influenzare sia gli attuali livelli di istruzione sia la futura capacità di apprendimento dei bambini”».

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Scuola in Dad, nel Teramano gli studenti si alternano per stare in classe con la compagna down

sabato, Novembre 14th, 2020

La didattica a distanza, già sperimentata nel secondo quadrimestre dello scorso anno scolastico, le aveva annullato tutti i progressi conquistati in classe e le aveva portato apatia e depressione. A poco erano serviti gli educatori direttamente a casa a supportarla durante le lezioni davanti allo schermo del pc. Così quando alle superiori è ripartita la Dad, una studentessa 15enne del liceo Saffo di Roseto degli Abruzzi (Teramo), affetta da sindrome di down, è ripiombata in un incubo che con la famiglia pensava di essersi messa alle spalle. Ma con l’aiuto degli insegnanti e del dirigente, l’allieva è sì potuta tornare a seguire le lezioni in aula, come la normativa prevede, non da sola, però. A turno, infatti, cinque compagni si sono offerti di stare in classe con lei, come racconta Il Messaggero.

“La volta scorsa, la dad per mia figlia era stata distruttiva – ha riferito la mamma della 15enne a Il Messaggero. – Si era chiusa in stessa, non parlava più, annullati tutti i progressi che aveva fatto in tanti anni, rischiava la depressione, così ho dovuto organizzare a casa una didattica in presenza con assistente educativo ed educatrice privata che l’aiutavano a svolgere il lavoro”.

Il rientro in classe a settembre è durato poco: dopo un mese di nuovo dad. “Mi sono opposta fin dal primo giorno, – ha continuato la madre, che, come scrive il quotidiano, con l’ aiuto della docente del Coordinamento italiano insegnanti di sostegno, si è studiata norme, cavilli, disposizione del Ministero dell’Istruzione sugli alunni disabili e il loro diritto allo studio e all’inclusione.

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Covid e scuola, nuovo Dpcm: battaglia sulla chiusura delle superiori: Dad al 75 per cento. Le Regioni dicono no

domenica, Ottobre 25th, 2020

di Gianna Fregonara

Covid e scuola, nuovo Dpcm: battaglia sulla chiusura delle superiori: Dad al 75 per cento. Le  Regioni dicono no

Una settimana fa la ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina aveva rifiutato di inserire la regola generale che permettesse alle Regioni di ricorrere al 50 per cento di didattica a distanza nelle scuole superiori. Ieri non ha potuto dire di no all’obbligo di lasciare fuori dalle classi il 75 per cento degli studenti dai 14 anni in su. Non solo, le Regioni fino a tarda sera hanno insistito per chiudere completamente le superiori, imponendo la didattica a distanza per tutti. Al ministero si consolano pensando che elementari e medie restano in classe, ma per due milioni e mezzo di adolescentila scuola in presenza rischia di essere finita qui . «Il decreto è d’emergenza ma come possiamo essere sicuri che la misura non venga poi prorogata? — si chiede Mario Rusconi, capo dei presidi del Lazio — Le scuole non sono pronte: mancano le connessioni in intere aree del Paese, fuori dalle grandi città e soprattutto al Sud. Speriamo di non perdere un secondo anno scolastico».

I dubbi del governo

La battaglia è durata tutta la sera, con la ministra Azzolina che provava a resistere sul 75 per cento, anche se non tutti nel governo erano contrari alla scelta drastica del tutti a casa: nell’ultima bozza per ora comunque è previsto che quasi due milioni di studenti al giorno siano collegati da casa, gli altri dovranno entrare a turni e tassativamente dopo le 9. «Le soluzioni rigide non sono funzionali — protesta il numero uno dei presidi Antonello Giannelli — i singoli istituti devono poter decidere perché le situazioni sono diverse da città a città e bisogna salvare i laboratori che devono essere in presenza».

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Scuola, i docenti chiedono il rinvio del concorso: “Arginare i danni di quella che si configura come bomba di contagi”

martedì, Ottobre 20th, 2020

“Chiediamo il rinvio del concorso a tempi migliori al fine di arginare i danni di quello che si configura a tutti gli effetti come una bomba epidemiologica di cui qualcuno prima o poi dovrà rendere conto alle famiglie e agli studenti dai quali torneremo in classe il giorno successivo a fare lezione”. Lo scrivono i docenti precari in un lungo post sul gruppo Facebook “no concorso straordinario durante Covid”, che conta oltre 3.500 partecipanti.

“Apprendiamo con sconcerto che la procedura per il concorso continua” La richiesta è chiara: rinviare il concorso straordinario per gli insegnanti che avrà inizio il 22 ottobre. “Apprendiamo con grande sconcerto – scrivono i docenti – che il ministero dell’Istruzione, le Regioni e tutte le altre parti coinvolte, completamente incuranti della preoccupante quanto rapida degenerazione della situazione epidemiologica, continuano a mandare avanti la procedura ‘concorso scuola straordinario’, indetto dalla ministra Azzolina”, che prevederà “lo spostamento in massa di migliaia di docenti, sia internamente che esternamente alle regioni”. Concorso che coinvolge oltre 60mila insegnanti.

“Rischio altissimo, allibiti dalla miopia del governo” “Sono migliaia i docenti che sosterranno i concorsi fuori regione – si legge ancora nel post – che per raggiungere le sedi concorsuali dovranno sottoporsi a rischiosi viaggi con mezzi pubblici”.

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Coronavirus: in Campania chiuse le scuole fino al 31 ottobre. Azzolina furiosa

venerdì, Ottobre 16th, 2020

Napoli – Nuove forti misure restrittive in Campania a causa dell’epidemia di Coronavirus. Oggi, nell’ultimo bollettino, sono stati registrati più di mille casi nelle ultime 24 ore. Il dato ha fatto superare anche il saldo di 800 unità tra nuovi contagi e guariti (317 i secondi nel bollettino odierno) che De Luca aveva indicato come soglia per “chiudere tutto”. Quindi il giro di vite: anzitutto niente lezioni in presenza nelle scuole primarie e secondarie da domani fino al 30 ottobre. Nell’ordinanza, che il governatore Vincenzo De Luca sta per firmare, e di cui la Regione anticipa una sintesi sono anche sospese le attività didattiche e di verifica in presenza nelle Università, fatta eccezione per quelle relative agli studenti del primo anno.

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Sono vietate “le feste, anche conseguenti a cerimonie, civili o religiose, in luoghi pubblici, aperti al pubblico e privati, al chiuso o all’aperto, con invitati estranei al nucleo familiare convivente”. L’ordinanza prevede poi la sospensione delle attività di circoli ludici e ricreativi e il divieto di vendita con asporto dalle ore 21 per tutti gli esercizi di ristorazione. Resta consentito il delivery senza limiti di orario. Nell’ordinanza è contenuta la raccomandazione “agli enti e uffici competenti di differenziare gli orari di servizio giornaliero del personale in presenza”. Tali misure “si aggiungono a quelle già disposte nelle recenti precedenti ordinanze, a cominciare dall’obbligo di indossare la mascherina deciso due settimane fa”.

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Scuola, Azzolina: “Nessuna ipotesi di misure restrittive”

lunedì, Ottobre 12th, 2020

“Non c’è alcuna ipotesi di provvedimenti restrittivi per le scuole”. Lo ha precisato il ministro dell’Istruzione, Lucia Azzolina, in un post sui social. “Il governo – ha aggiunto – non ne ha affatto discusso. E sarebbe strano il contrario: i dati ci confermano che le scuole sono luoghi molto più sicuri di altri. L’esecutivo sta invece valutando l’utilizzo dei test rapidi anche per le scuole, come sto chiedendo da tempo”.

Il governo considera l’apertura degli istituti scolastici, in questa fase, una priorità: lo hanno ribadito a più riprese diversi ministri, fino allo stesso premier Giuseppe Conte, secondo il quale: “L’Italia riparte solo se riparte la scuola”. Dunque nessuna restrizione in vista. 

Inoltre, per Azzolina “le scuole sono luoghi molto più sicuri di altri” perché “ci sono regole, anche molto stringenti, che studenti, studentesse e personale stanno rispettando con grande senso di responsabilità”. Il problema, secondo la ministra, semmai è altrove: “in tutte quelle attività, anche ricreative” che i ragazzi fanno fuori dopo l’orario scolastico. Su questo Azzolina ritiene che “vada fatta una riflessione seria” visto che “episodi recenti ci dimostrano che – dice – spesso sono l’origine di focolai che costringono alla quarantena decine di giovani e adulti”. 

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