Archive for the ‘Scuola’ Category

Covid e le varianti, si va verso la chiusura delle scuole

sabato, Febbraio 27th, 2021

flavia amabile

ROMA. Le scuole si vanno lentamente richiudendo. Per ora la bozza di Dpcm consegnata alle regioni sulla scuola non cambia una virgola del vecchio provvedimento in scadenza il 5 marzo. Ma il testo potrebbe essere radicalmente rivoluzionato, sbarrando i cancelli degli istituti e di ogni ordine e grado nelle regioni in fascia rossa e arancione, se il Cts formalizzasse – come dovrebbe fare a breve – con un parere scritto quello che a voce gli esperti ripetono da giorni a governo e governatori. Ossia che con le varianti dilaganti lasciare aperte le scuole significa mettere altra benzina nel motore già su di giri dell’epidemia.

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Una richiesta formale di chiusura è arrivata dalle regioni. Il ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi e la ministra degli Affari Regionali Mariastella Gelmini hanno chiesto una valutazione agli esperti del Comitato tecnico-scientifico e, a differenza di quanto accaduto fino a un mese fa, stavolta anche nel Cts sembra prevalere la convinzione che le scuole siano veicoli di contagio e che occorra cautela. Ma che anche il governo, o almeno la sua ala rigorista capeggiata da Speranza, sia sulla stessa lunghezza d’onda lo provano le parole del “suo” direttore della prevenzione, Gianni Rezza. «Dobbiamo essere pragmatici. Il tasso di incidenza sta crescendo in età scolastica. Abbiamo una diminuzione dell’età media dei casi che può essere un primo effetto delle vaccinazioni di anziani e ospiti delle Rsa». «Però -aggiunge subito dopo, commentando i dati del monitoraggio- si cominciano a vedere anche focolai nelle scuole e questo potrebbe essere effetto delle varianti che infettano maggiormente i bambini». Da qui la conclusione che «parlare di chiusure scolastiche è sempre doloroso, ma laddove ci sono dei focolai e in presenza di varianti è chiaro che la decisione è assolutamente da considerare». Il ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi non commenta l’evoluzione dei contagi nelle scuole, ma già durante l’incontro con i sindacati di tre giorni fa però era apparso preoccupato per il nuovo scenario creato dalle varianti.

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Scuola, Bianchi pensa già all’anno prossimo: “Docenti in classe a inizio settembre”

giovedì, Febbraio 25th, 2021

flavia amabile

ROMA. Il primo settembre a scuola con tutto il personale in servizio e senza riduzioni del corpo docente. Per riuscirci il ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi è stato al Mef a chiedere che non ci siano tagli all’organico come potrebbe avvenire se si tenesse conto del calo degli iscritti per motivi demografici.

Di questo e di molto altro si è parlato ieri nel primo incontro tra il ministro e i sindacati. Un incontro virtuale ma che, nelle intenzioni del ministro, deve essere il primo di molti regolarizzando il rapporto e il confronto con le organizzazioni sindacali. Clima disteso e commenti positivi al termine per la ripresa di un dialogo in precedenza interrotto.

“Sì alla scuola tutto giugno”. Anita, dodicenne anti Dad insultata sui social dai prof

I problemi da risolvere restano, però, quelli di sempre. Innanzitutto il precariato: il ministro ha ammesso che ammonta a 213mila insegnanti. Non sono state fornite ancora soluzioni, né sarebbe stato possibile a pochi giorni dall’insediamento. Per Pino Turi, segretario generale della Uil scuola bisogna superare il sistema dei concorsi che «ha mostrato tutti i suoi limiti nella scuola». Servono, invece, «soluzioni alternative». Che fine hanno fatto i nostri ragazzi? Solo a Torino “spariti” 650 studenti in un anno

E’ il principale nodo da sciogliere per assicurare un rientro a settembre con classi finalmente meno affollate e quindi in grado di affrontare meglio un autunno che non si annuncia del tutto libero dalla pandemia. «Al primo settembre ci saranno 220mila cattedre vacanti – avverte Francesco Sinopoli , segretario generale della Flc-Cgil -La scuola non può permettersi un numero così alto di posti da coprire, servono procedure semplificate per mettere in cattedra da subito i precari con almeno tre anni di servizio e serve il consolidamento, almeno sul prossimo anno scolastico, dell’organico Covid dove è stato attivato». «Bisogna scendere al di sotto del tetto di 27 alunni per classe, si dovrebbe arrivare a 20», spiega Maddalena Gissi, segretaria generale della Cisl scuola. Rino Di Meglio, coordinatore nazionale della Gilda degli insegnanti ha insistito sulla necessità «inderogabile» di intervenire sull’edilizia scolastica e sulla riduzione del numero di alunni per classe, per superare le classi pollaio. “Mi piaceva studiare, mi hanno bullizzato, ho lasciato la scuola”. I ‘ragazzi interrotti’ raccontano la fatica di essere adolescenti e la scuola ai tempi della DAD

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A scuola fino al 30 giugno? Tutti contrari: ma spunta un progetto per le elementari

sabato, Febbraio 20th, 2021

di Gianna Fregonara

A scuola fino al 30 giugno? Tutti contrari: ma spunta un progetto per le elementari

Annunciata la decisione sulla maturità — resta la versione «light» dello scorso anno con solo orale e la presentazione di un elaborato da parte degli studenti — sulla scrivania del ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi resta un’altra «emergenza» da risolvere, prima di dedicarsi a pensare a cosa si potrà fare con i fondi in arrivo con il Recovery plan: si tratta di stabilire se per recuperare il tempo e sopratutto gli apprendimenti persi in questo anno così complicato sia utile e possibile allungare le lezioni fino a fine giugno.

A scuola fino a giugno? Non le medie e le superiori

Una decisione non è presa, ma di indizi ce ne sono ormai molti, che sembrano indicare la strada che il governo sta prendendo. Per quanto riguarda le scuole superiori la decisione di confermare con l’ordinanza di venerdì la maturità per metà giugno – si comincia il 16 – con commissioni composte dai professori delle singole classi, mette una grossa ipoteca sulla fattibilità di un allungamento: i professori del triennio sono in buona parte impegnati negli esami. C’è poi tutta l’organizzazione, con uso di aule e di personale scolastico, per l’esame di Stato. Dunque al massimo per giugno si potrebbero organizzare alcuni corsi di recupero, come la maggior parte delle scuole fa per chi ha delle brutte insufficienze nelle materie principali (italiano, matematica e lingue).

Anche alle medie ci saranno gli esami da metà giugno.
E del resto Patrizio Bianchi ha detto chiaro e tondo che «non è questione di qualche giorno in più di scuola», né di recuperare qualche apprendimento, ma nella sua visione il problema è soprattutto la socialità che si è persa in questi mesi.

Non solo , il metodo del ministro è concertativo, cioè vuole che le decisioni siano condivise con i protagonisti della scuola – presidi, professori e studenti – e «rispettoso dei diritti delle persone» e delle famiglie». Il sindacato dei presidi (Anp), quelli degli insegnanti e persino gli studenti – intervistati in un sondaggio volante – sono per la stragrande maggioranza contrari ad un allungamento delle lezioni. Senza contare che lo stesso Bianchi ha ricordato che l’anno scolastico è di 200 giorni e dunque chi ha fatto lezione – da casa o a scuola – non deve essere costretto ad altri corsi.

Ipotesi campi estivi alla primaria
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Maturità, Bianchi: «Nel 2021 niente scritti, ma un elaborato da discutere all’orale»

venerdì, Febbraio 19th, 2021

di Gianna Fregonara

Maturità, Bianchi: «Nel 2021 niente scritti, ma un elaborato da discutere all'orale»

Dopo soli quattro giorni da ministro dell’Istruzione il professor Patrizio Bianchi ha già incontrato di persona o via video quasi tutto il mondo della scuola, che per dirla con lui «è la metà del Paese»: presidi, uffici scolastici, regioni, Invalsi, il Cts, le associazioni dei trasporti e presto i sindacati. È pronto ad annunciare il suo primo provvedimento, l’esame di Maturità 2021. L’ordinanza è pronta: anche quest’anno niente tradizionali prove scritte, ma soltanto l’orale. Si comincia a metà giugno.

Ministro, sarà il maxi orale con la tesina come lo scorso anno?
«Non voglio sentir parlare di tesina! I maturandi sono ragazzi e ragazze alla fine del loro percorso scolastico di cinque anni: dovranno preparare un elaborato ampio, personalizzato, sulle materie di indirizzo concordandolo con il consiglio di classe. Lo discuteranno con la commissione, composta dai loro insegnanti. Da qui comincerà l’orale che si svilupperà poi anche sulle altre discipline. Consentiremo loro di esprimere quanto hanno maturato e compreso nel corso degli anni anche con una visione critica».

Saranno tutti ammessi all’esame, come lo scorso anno?
«L’ammissione sarà disposta in sede di scrutinio finale, dal consiglio di classe».

Il premier Mario Draghi nel suo discorso alla Camera ha messo a fuoco diverse sfide per la scuola: recupero di quanto perso con la Dad, allineamento agli standard europei, sviluppo dell’istruzione tecnica e anche qualche cambio di calendario. Da dove comincerà?
«Sono grato al presidente Draghi per l’importanza che ha dato alla scuola. Così come sono grato ai docenti e al personale della scuola che è stato eroico in questi mesi così difficili, imparando a usare strumenti digitali che tutti fino ad un anno fa conoscevamo poco».

Si sono dati molto da fare ma i dati sugli studenti che si sono persi in questi mesi di emergenza e di Dad sono allarmanti . Come si recupera?
«Purtroppo la pandemia ha esasperato problemi di diseguaglianza che erano già gravi. Ha mostrato come nel nostro Paese ci siano situazioni molto differenti. E io voglio ripartire dal Sud che è la zona più in difficoltà perché per rilanciare il sistema si comincia da chi ha più problemi, da chi è più debole: non dimentichiamo che in certe zone della Calabria e della Campania uno studente su tre si perde per strada, che in Sicilia solo il 5 per cento dei bambini va al nido».

C’è intanto il problema di tornare tutti a scuola: le superiori sono ancora al 50 per cento e nelle nuove zone rosse anche scuole materne ed elementari sono chiuse, che piano ha per la sicurezza della scuola?
«Dobbiamo essere molto cauti perché la sfida del virus è ancora alta. La prima cosa da fare è vaccinare tutti gli insegnanti e il personale, anche i più grandi di età. Solo se loro saranno in sicurezza le scuole saranno sicure anche per i ragazzi e le famiglie».

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Il ministro che vuole ricostruire la scuola. “Riporto tutti in classe, come dopo il sisma”

domenica, Febbraio 14th, 2021

di STEFANO LOLLI

Sembra banale che un ministro dell’Istruzione dica che le scuole devono essere aperte tutte e al meglio. Si parte di qui. Ma la vera sfida è che sulla scuola si apra una grande sfida di crescita per il Paese”. Patrizio Bianchi esce da Palazzo Chigi ancora visibilmente emozionato per la nomina.

La sua designazione era nell’aria da una decina di giorni, non appena si è intuito che Draghi cercava alcuni super tecnici.

“Non lo nego, anche se l’ufficialità è arrivata solo venerdì pomeriggio, ero ancora a Ferrara, stavo lavorando con alcuni amici. E ieri mattina, con il primo treno, mi sono precipitato a Roma”.

Tenendo in borsa il suo nuovo libro, ’Nello specchio della scuola’, come come un manifesto programmatico.

“Lei scherza, ma in qualche modo ha ragione: in quelle pagine c’è tutto quello che penso e che vorrei poter applicare. La scuola, da sempre, è considerata una questione che interessa soprattutto gli addetti ai lavori: gli insegnanti, gli studenti, magari anche le famiglie. In realtà la scuola è di tutti, rappresenta un cardine dello sviluppo del Paese, bisogna tornare a pensare che è un ’bene comune’, imprescindibile”.

E come tale, scrive, ha bisogno di investimenti. Quanto conta il fatto che lei sia non solo un ex rettore, e titolare di cattedra universitaria, ma innanzitutto un economista, esperto di sviluppo industriale?

“Gli investimenti saranno fondamentali. Ma c’è un elemento fondamentale, anche questo banale da dire ma decisivo: l’ascolto. L’anno scorso, come presidente della commissione di esperti chiamata dal ministro Azzolina a studiare la ripartenza della scuola dopo il lockdown, ho ascoltato davvero tutti, dai docenti di ruolo ai precari, sino ai comitati delle mamme. E nella relazione che avevamo consegnato, diventata poi anche il mio libro, ci sono tutti questi elementi”.

La scuola, dunque, come essenza dello sviluppo.

“Diciamo che questo è il fulcro, poi ovviamente occorrerà declinare nella pratica tutti gli aspetti perché ciò avvenga”.

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Giugno a scuola, la scelta giusta

mercoledì, Febbraio 10th, 2021

CHIARA SARACENO

È un buon segno che il presidente incaricato Draghi abbia messo tra le questioni urgenti del suo eventuale governo la scuola, o meglio il diritto delle bambine/i e adolescenti a ricevere una istruzione adeguata. Fa parte di questo diritto anche la possibilità di recuperare e integrare ciò che è mancato a causa delle interruzioni e dei disagi dovuti alla pandemia, alla Dad, ma non solo. Riconoscere che il percorso di apprendimento in questi ormai due anni di scuola è stato ed è accidentato, che una parte di studenti ha accumulato ritardi e perdite di apprendimento e spesso anche di motivazione, e che questo ha anche provocato un allargamento delle disuguaglianze preesistenti, non significa negare o svalorizzare quanto è stato fatto in questi mesi, la buona volontà, la dedizione, anche la creatività degli insegnanti e dei dirigenti scolastici, l’impegno degli studenti, il coinvolgimento dei genitori, il sostegno esterno dell’associazionismo civico. Significa solo che occorre rafforzare e integrare questo lavoro, anche riflettendo su che cosa ha funzionato e che cosa invece è mancato. L’idea di prolungare di qualche settimana il calendario scolastico sembra quasi un’ovvietà. Certo, le situazioni sono diversificate e certamente peggiori in Campania e Puglia, dove le scuole di ogni ordine e grado sono rimaste chiuse a lungo e la didattica a distanza più difficoltosa per una fascia più ampia di alunni che altrove, stante la maggiore incidenza delle condizioni di disagio. Ma sono sicura che tutte le/gli studenti si gioverebbero di una opportunità di consolidamento degli apprendimenti e di rafforzamento nella fiducia in se stessi e nella scuola. Invece, l’unico punto fermo tenuto dalla scuola dall’inizio della pandemia è stato il calendario, che sembra poter essere toccato solo in riduzione (per consentire alle scuole di diventare seggi elettorali, o per far fronte a problemi organizzativi, oltre agli eventuali scioperi di insegnanti o studenti). Mai in ampliamento, anche a fronte della disorganizzazione delle routine che ha investito la vita quotidiana e messo sotto pressione alcune professioni esposte in prima linea, come quelle sanitarie. La reazione negativa immediata dei sindacati (per altro identica a quella che l’estate scorsa ha impedito di fare attività di recupero), era, ahimé, scontata ma francamente inaccettabile. I sindacati hanno invece tutte le ragioni a porre il problema dell’organico, della massa di supplenti che ogni anno gira per le scuole, producendo insicurezza e discontinuità non solo nelle vite dei supplenti stessi, ma degli studenti.

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Scuola, stretta sulla maturità: stop al “tutti ammessi”, ma ancora niente scritti

giovedì, Gennaio 21st, 2021

di Lorena Loiacono

Alla maturità solo se si viene ammessi, sembra essere questa la linea del ministero dell’Istruzione che, per l’esame di Stato di quest’anno, sta valutando la necessità di tornare ad uno sbarramento: potrà accedere all’esame solo chi arriva agli scrutini con la sufficienza. Ieri si è svolta una prima riunione interlocutoria fra la ministra, Lucia Azzolina, e i parlamentari di maggioranza delle commissioni competenti. «Dobbiamo decidere in fretta e dare certezze agli studenti e alle famiglie», ha sottolineato la ministra. APPROFONDIMENTI

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Anche se mancano ancora 5 mesi alla fine dell’anno scolastico, gli studenti delle scuole superiori sanno bene che il tempo a disposizione non è tanto: in altri momenti, infatti, a gennaio il ministero comunicava le materie che sarebbero state oggetto delle prove. E contestualmente partivano le simulazioni online e le prove in classe per prendere confidenza con gli scritti e l’orale.

Quest’anno invece bisogna ancora capire come si svolgerà la prova. La ministra Azzolina ha assicurato anche ai parlamentari che il protocollo uscirà a breve, entro la fine del mese. Ma l’attesa è tanta, non a caso l’incognita sulla maturità è uno dei punti principali della protesta in corso in questi giorni tra gli studenti che chiedono di sapere come devono preparasi e su quale tipo di verifica. La prima differenza con lo scorso anno sarebbe nell’ammissione: per l’anno scolastico 2019-2020, travolto dal Covid, si decise infatti di promuovere tutti nelle classi intermedie, senza debiti né bocciature, e di ammettere tutti all’esame di Stato. Una decisione che, giunta durante il secondo quadrimestre, in diversi casi fece gettare la spugna agli studenti che, da casa, hanno inevitabilmente perso di concentrazione. Senza contare che si ritrovavano alle prese con i problemi del debutto inaspettato e impreparato della didattica a distanza. 

LA SVOLTA
Un anno fa l’ammissione per tutti aveva un senso, quest’anno è diverso: gli studenti in questi giorni protestano per tornare in classe ma tanti anche per restare online, visto che ormai hanno trovato una routine che funziona e che sembra meglio del rientro tra i disagi. Quindi la didattica sta andando avanti, anche se tra tante difficoltà, e l’ammissione all’esame sarebbe un segnale di continuità. Potrebbe invece saltare, come accade nel 2020, anche la prova Invalsi da svolgere in primavera e obbligatoria per l’ammissione e le attività di alternanza scuola-lavoro: anche su questi due punti le valutazioni sono ancora in corso. Se dovesse essere confermato l’impianto dell’esame dello scorso anno salterebbero le due prove scritte, una di italiano e una con le due materie di indirizzo, per dare spazio ad un’unica prova orale e su tutte le materie. 

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Scuole chiuse, Azzolina: «La dad non può più funzionare»

lunedì, Gennaio 11th, 2021

di Valentina Santarpia

Scuole chiuse, Azzolina: «La dad non può più funzionare»

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Rientro in classe oggi per circa 130 mila studenti delle scuole superiori in Toscana, Abruzzo e Valle D’Aosta. Ma tutti gli altri restano a casa: e le proteste degli studenti aumentano. «Capisco i ragazzi: il diritto all’istruzione è essenziale, sarei anch’io arrabbiata», ha detto la ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina a Radio Rai 1. «È difficile per gli studenti comprendere perché non rientrano a scuola, capisco le loro frustrazione: la scuola è un diritto costituzionale se a me avessero tolto la scuola non sarei probabilmente qui». La nota dolente, secondo la ministra, è che «nelle regioni a fascia gialla tutto è aperto tranne la scuola superiore» e «questo creerà profonde cicatrici, i ragazzi hanno bisogno di sfogare la loro socialità». Nessuna polemica con i governatori, assicura Azzolina: «Ma restano i fatti e i fatti vanno raccontati». «Il 23 dicembre – ha ricordato la ministra – è stata stipulata un’intesa all’unanimità con le Regioni che hanno garantito che le superiori sarebbero ripartite con una presenza tra il 50 e il 75%. È stato fatto un lavoro enorme, coinvolgendo i prefetti su orari e bus, ed anche alcune Regioni come la Toscana hanno lavorato bene». La ministra ha ammesso di essere «molto preoccupata» perché «oggi la dad non può più funzionare, c’è un black out della socialità, i ragazzi sono arrabbiati, disorientati e sono preoccupata per il deflagrare della dispersione scolastica».

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Scuola, superiori riapriranno l’11 gennaio mentre elementari e medie il 7 | La situazione Regione per Regione

martedì, Gennaio 5th, 2021

Alla fine il governo ha deciso un mini slittamento per la riapertura delle scuole secondarie. Le superiori riapriranno l’11 gennaio mentre elementari e medie il 7 gennaio. E’ la mediazione raggiunta tra la posizione del Pd che premeva per il rinvio della riapertura dal 15, e quella di M5S e Iv che puntavano alla ripartenza il 7. Ma non in tutte le Regioni sarà così, molti i presidenti che hanno già preso decisioni più “drastiche” per evitare una risalita dei contagi.

Friuli-Venezia-Giulia Dad fino al 31 gennaio – “La scuola – dice Massimiliano Fedriga presidente del Friuli-Venezia-Giulia – deve rappresentare una priorità, ma la si tutela se si comincia e si finisce l’anno scolastico in presenza, non se si fanno ‘stop and go’ continui”. Per questo in Friuli le scuole superiori rimarranno con la didattica a distanza fino a fine gennaio. 

Veneto Dad fino al 31 gennaio – Stessa linea mantenuta dal confinante Veneto. “Non mi sorprende che la ministra Azzolina si batta per la riapertura – dice il governatore del Veneto Luca Zaia – ma in questo momento non è prudente. La situazione sta degenerando e bisogna rispondere con misure ad hoc”. 

Liguria 11 gennaio – Per Giovanni Toti, che guida la Liguria “sarebbe insensato mandare a scuola i nostri ragazzi giovedì e venerdì per poi chiudere di nuovo lunedì nel caso dovessimo avere di nuovo parametri negativi”. 

Lazio ipotesi 18 gennaio – Anche nel Lazio si prende in considerazione l’ipotesi di spostare la data di apertura delle scuole superiori al 18 gennaio, ma le decisioni definitive devono ancora essere prese. 

Marche e Puglia ipotesi allungamento chiusura – Così pure nelle Marche, dove l’orientamento è riaprire il 1 febbraio. Anche in Puglia non e’ escluso un rinvio delle lezioni in presenza.

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Zaia: «Scuole superiori chiuse fino al 31 gennaio in Veneto: oggi 1.686 casi e 50 morti»

lunedì, Gennaio 4th, 2021

Covid, il governatore del Veneto Luca Zaia annuncia che «le scuole superiori resteranno chiuse fino al 31 gennaio in Veneto». Rallenta, dunque, ma non si arresta la crescita dei positivi al Covid in Veneto, nelle ultime 24 ore toccando le 1.686 unità. Cresce anche il numero di morti con 50 decessi. Secondo il rapporto della Regione Veneto da inizio pandemia i positivi totali sono 266.946, mentre i morti 6.813. Il totale dei ricoverati è di 2.706 persone (+18) mentre nelle terapie intensive sono in cura 368 persone (+3). APPROFONDIMENTI

Scuola, il Friuli Venezia Giulia verso lo slittamento della riapertura dopo il 31 gennaio: curva contagi su

Scuola, Lazio: spunta l’ipotesi del rinvio all’11 gennaio. «Turni tutti da rifare»

Scuole superiori chiuse fino al 31 gennaio

In Veneto prosegue la chiusura delle scuole superiori fino al 31 genbnaio. Lo ha annunciato ai giornalisti il presidente regionale Luca Zaia, che ha firmato un’ordinanza in questo senso. «Non ci sembra prudente – ha aggiunto Zaia – in una situazione epidemiologica in Italia riaprire le scuole. Questo è ciò che dobbiamo fare per il bene della comunità oggi».

Vaccino, somministrato il 43,1% delle dosi in Veneto

Alle 12 di oggi in Veneto sono stati somministrati 16.748 vaccini, pari al 43,1% dei 38 mila in magazzino. Lo ha annunciato il presidente della Rwegione Luca Zaia. «Questo – ha commentato – sta a significare l’efficienza della nostra macchina. Facciamo vaccinazioni fino alle 22.00. Sperando che arrivino le 38 mila dosi settimanali, questa settimana ne somministriamo 70 mila», ha concluso.

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