Archive for the ‘Sport’ Category

Edoardo Artaldi, il manager italiano che Djokovic accusa per l’errore nel modulo di ingresso in Australia

sabato, Gennaio 15th, 2022

di Stefano Montefiori

Edoardo Artaldi conosce Novak Djokovic dal 2009 ed è con lui da quando è sbarcato in Australia. «Viviamo assieme 24 ore su 24». Il n.1 di tennis sembra attribuire a lui l’errore nella compilazione del modulo con gli spostamenti in cui mancava il viaggio in Spagna

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Novak Djokovic con il fisioterapista Badio e Edoardo Artaldi,manager del tennista (Instagram)

DAL NOSTRO CORRISPONDENTE
PARIGI — Tra le persone che hanno condiviso i momenti complicati di Novak Djokovic in Australia c’è l’agente italiano Edoardo «Dodo» Artaldi con la sua partner Elena Cappellaro, gli unici a essere rimasti nell’équipe del campione serbo anche dopo la rivoluzione da lui decisa nel 2017.

Artaldi ha conosciuto Djokovic nel 2009, quando lui lavorava per la Sergio Tacchini e il tennista era quarto nella classifica Atp. Artaldi concluse un contratto di sponsorizzazione con Djokovic, «sapevamo che aveva le potenzialità per diventare numero uno», cosa che accadde appena due anni dopo.

Quando poi Djokovic ha lasciato il brand Sergio Tacchini per un altro sponsor, Artaldi lo ha seguito
diventando il suo manager e uomo di fiducia: una relazione professionale che ormai è anche personale. «Praticamente viviamo assieme 24 ore su 24 e sette giorni su sette – ha detto tempo fa Artaldi al canale italiano della radio australiana Sbs —. Cerchiamo di essere il più professionali possibile ma il rapporto ormai è piuttosto personale. Elena e io cerchiamo di creare l’atmosfera di cui ha bisogno, visto il tanto tempo che passa in giro per il mondo e lontano dalla famiglia».

L’amicizia tra Djokovic e Artaldi ha avuto un ruolo anche nella donazione che il campione ha fatto nel 2020
, quando le immagini dei morti per l’epidemia a Bergamo facevano il giro del mondo e Djokovic decise di fare una donazione agli ospedali bergamaschi. Il cugino di Artaldi è Massimo Borelli, primario del reparto di anestesia e rianimazione dell’Ospedale di Treviglio. «Novak l’ha fatto col cuore, come gesto di solidarietà nei confronti dell’Italia intera – disse allora Artaldi —. Non avrebbe voluto rendere pubblica la donazione ma dall’ospedale ci hanno chiesto di poterne dare notizia, per ringraziare lui e per spingere altri a fare lo stesso». DJOKOVIC AGLI AUSTRALIAN OPEN E IL VISTO RITIRATO: LE ULTIME NOTIZIE

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Djokovic, l’Australia revoca il visto: dovrebbe essere espulso

venerdì, Gennaio 14th, 2022

L’Australia ha revocato il visto di Novak Djokovic: il tennista dovrebbe essere espulso, salvo sorprese. A rischio la sua partecipazione all’Australian Open

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Il governo australiano ha revocato il visto di Novak Djokovic per la seconda volta. Lo ha reso noto il ministero dell’Immigrazione. Ora il campione di tennis serbo dovrebbe essere espulso dal Paese. A quanto si è appreso rischia un bando di tre anni dall’ Australia. Dallo staff del serbo filtrava già da giorni la volontà di fare appello in caso di decisione sfavorevole.

«Ho esercito il mio potere di annullare il visto che Novak Djokovic aveva ottenuto per motivi di salute ritenendo che non fosse nell’interesse del pubblico», ha fatto sapere il ministro Alex Hawke in una nota, aggiungendo che «il governo Morrison è fermamente impegnato a proteggere i confini dell’Australia, in particolare in relazione alla pandemia di Covid-19».

Il visto di Djokovic era già stato annullato una volta dal governo dello Stato di Victoria (dove si trova Melbourne), il 5 gennaio, ma in seguito la Corte federale aveva annullato la revoca .

Articolo in aggiornamento…

CORRIERE.IT

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La versione di Novak Djokovic: «Disinformazione sul Covid» E si scusa per le false dichiarazioni

mercoledì, Gennaio 12th, 2022

di Marco Calabresi

Il numero uno del tennis mondiale Novak Djokovic ha respinto la «disinformazione» sulle sue uscite pubbliche in Serbia nonostante un test positivo al Covid. Djokovic, che ha descritto le accuse come «molto dolorose» per la sua famiglia, ha dichiarato su Instagram di aver appreso del risultato del test del 16 dicembre solo il giorno successivo, dopo aver partecipato a un evento di tennis giovanile.

Le prime ammissioni

Djokovic ha inoltre ammesso di aver commesso «errori umani» nel compilare i documenti per entrare in Australia e nel partecipare a un’intervista con L’Equipe anche dopo aver appreso la sua positività al Covid. Nel suo post il serbo scrive che il suo agente avrebbe fatto un errore relativo alla parte dei suoi recenti viaggi: sul formulario è stato dichiarato che Djokovic non aveva viaggiato nei 14 giorni precedenti il suo arrivo in Australia, ma in quelle due settimane precedenti l’atleta di solito basato a Montecarlo è stato visto in Spagna e in Serbia. «Il mio agente si scusa in modo sincero per l’errore amministrativo nel segnare la casella sbagliata» e »questo è stato un errore umano e di certo non deliberato», ha scritto Nole, aggiungendo che il suo team ha «fornito informazioni aggiuntive al governo australiano per chiarire la questione». Il tutto dopo che la Border Force australiana, cioè l’autorità locale per l’immigrazione, ha annunciato ieri che sta indagando per accertare se ci sia stata una “dichiarazione falsa”, che sarebbe motivo per una cancellazione di visto.

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Djokovic, il pasticcio in Australia conferma: lui è il più forte, Federer e Nadal sono i più grandi

lunedì, Gennaio 10th, 2022

di Aldo Cazzullo

Il caso del Covid e Djokovic: Novak nel circuito non è amato, Nadal è universalmente ammirato, Federer è il dio del tennis. La ferocia del serbo attinge dallo stesso pozzo buio da cui vengono le follie antiscientifiche, le pallate al giudice di linea, la tigna no-Vax

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Se tutti quanti noi — che già così abbiamo le nostre fisime e le nostre asperità — avessimo vinto venti Slam, saremmo insopportabili pure a noi stessi. Ciò premesso, quel che sta accadendo in Australia aiuta a capire meglio chi siano i tre più grandi tennisti della storia, e quali fantasmi si portino dentro. Il tennis è il più cerebrale dei giochi. È un incrocio tra il pugilato e gli scacchi. Uno stupido può vincere la finale olimpica dei cento metri, può battere tutti i record del nuoto, può persino diventare un grande calciatore; ma non sarà mai un buon tennista.

Va da sé che Novak Djokovic (e non Novax Djokovid: nessuno è responsabile del nome che porta, e i nomi non si storpiano mai), Roger Federer e Rafael Nadal, immensi tennisti, sono anche uomini molto intelligenti. E allora perché? Perché Djokovic si è intestardito al punto da farsi rinchiudere in un centro per immigrati clandestini, e da esporsi a una brutta figura mondiale? Tutti sanno che nel circuito Djokovic non è amato.

Nessuno può raccontare di aver subito un torto o di aver ricevuto una cattiva parola da Nadal, che è universalmente ammirato ; al limite chi non lo conosce può trovarlo un po’ noioso (mentre nella vita quotidiana è delizioso e ama parlare anche degli argomenti che in pubblico evita, come la politica). Federer da giovane urlava in campo e spaccava le racchette; poi ha imparato a governare se stesso, e ha mostrato una precoce maturità, grazie anche a una moglie molto presente e a quattro figli (Nadal, oltre a pagare le tasse nel suo Paese, spende moltissimo per occuparsi dei bambini disagiati, ma figli suoi non ne ha ancora).

Djokovic fa l’amicone
, si congratula con gli avversari che lo battono — dopo l’eliminazione al primo turno dell’Olimpiade di Rio ha abbracciato Del Potro per mezzo minuto —, elogia i giornalisti, arringa il pubblico in almeno cinque lingue, va in tv da Fiorello, fa le imitazioni dei rivali, sa ridere pure di se stesso; ma talvolta non riesce a governare il proprio lato oscuro. L’infanzia difficile, le ombre della guerra, una costruzione più lenta e complessa rispetto a Roger e Rafa, la scoperta dei problemi e dei limiti del proprio corpo: molte cose possono averlo condizionato. Ma, soprattutto, Djokovic è un vero fighter; anzi, è un vero killer. Federer è il dio del tennis, Nadal il suo Prometeo. Federer gioca danzando grazie al proprio dono naturale, Nadal si è innalzato sino all’Olimpo grazie alla sua intelligenza superiore e alla sua straordinaria capacità di combattere. Ma Djokovic in campo è il più feroce. Quello che gioca i punti importanti con lucidità chirurgica. Che al Foro Italico annulla un match-point (sempre a Del Potro) con una palla corta millimetrica. Una ferocia cui attinge dallo stesso pozzo buio da cui vengono le follie antiscientifiche, le pallate al giudice di linea, la tigna No-Vax che l’ha portato prima a prendersi il Covid in un assurdo torneo auto-organizzato in piena pandemia, poi a cacciarsi nel pasticcio australiano.

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Djokovic vince la causa: restituito il visto, ora spera di poter giocare gli Open. Ma il giudice può ancora ordinare l’espulsione

lunedì, Gennaio 10th, 2022

Il giudice australiano Anthony Kelly ha annullato la decisione del governo di non concedere il visto di ingresso a Novak Djokovic in Australia. Pertanto il numero 1 del tennis Mondiale potrà difendere il suo titolo agli Australian Open, al via lunedì 17 gennaio a Melbourne.

La corte federale di Melbourne, poco prima, aveva concesso al tennista Novak Djokovic, secondo quanto affermano i media australiani, il permesso di lasciare Park Hotel, l’albergo adibito a centro per l’immigrazione dove è stato confinato, al fine di seguire l’udienza sul suo ricorso nuovamente aggiornata. Djokovic e i suoi sostenitori hanno lamentato le condizioni di alloggiamento simili a una “reclusione” nella struttura, già al centro mesi fa di polemiche e rivolte. Non è  stato reso noto quale sia la nuova, temporanea dimora in cui è stato trasferito. Intanto il giudice della corte di Melbourne, Anthony Kelly, considerato il prolungamento dell’udienza ha prorogato il termine che sospende il rimpatrio di Djokovic. 

La vicenda

I giudici hanno dunque stabilito che la star del tennis possa essere rilasciata dalla detenzione nel centro per immigrati, trovando “irragionevole” la decisione del governo di revocare il visto al campione serbo per entrare nel Paese. Il giudice Anthony Kelly ha ordinato il rilascio di Djokovic entro 30 minuti e il suo passaporto e altri documenti di viaggio gli sono stati restituiti, riaccendendo le possibilità del numero uno del mondo di vincere il 21esimo titolo del Grande Slam ai prossimi Australian Open. Tuttavia, gli avvocati del governo federale hanno detto alla Corte che il ministro dell’immigrazione del paese si riserva la possibilità di poter revocare nuovamente il visto di Djokovic.

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Djokovic, giudice australiano annulla la revoca del visto: potrà giocare gli Australian Open

lunedì, Gennaio 10th, 2022

Il giudice del tribunale di Melbourne, Anthony Kelly, ha annullato la decisione del governo di invalidare il visto di Novak Djokovic e ha ordinato il suo rilascio dalla quarantena. Al campione era stato negato la scorsa settimana il documento di ingresso nel Paese, perché non è vaccinato contro il Covid. La restituzione del visto significa che il tennista numero uno al mondo potrà giocare gli Australian Open, al via lunedì 17.

Secondo il magistrato, Djokovic ha fornito ai funzionari dell’aeroporto di Melbourne un’esenzione medica valida concessa da Tennis Australia. Il ministero dell’Interno australiano dovrà pagare le spese del tennista, come concordato o valutato. Tutti i suoi effetti personali, compreso il passaporto, si legge nel verdetto, devono essergli restituiti “non appena ragionevolmente possibile”. 

Governo valuta nuove decisioni

Un avvocato del governo, tuttavia, ha fatto sapere che l’Australia può ancora ordinare la sua espulsione dal Paese. Christopher Tran, legale che cura la causa per l’esecutivo, ha affermato che il ministro dell’Immigrazione si riserva il potere personale di espellere Djokovic dall’Australia. Se questo dovesse succedere, il serbo non potrebbe rientrare su suolo australiano per ben tre anni.

TGCOM

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Tornano gli stadi semivuoti: 16-23 gennaio solo in 5000

domenica, Gennaio 9th, 2022

La Serie A ha deciso: prima che intervenga il Governo, saranno gli stessi club ad autoridurre gli spettatori allo stadio. L’assemblea della Lega, convocata oggi d’urgenza dopo la telefonata tra il presidente del Consiglio Draghi e quello della federcalcio Gravina, ha infatti approvato all’unanimità una delibera che autolimita nelle giornate che si giocheranno il 16 e il 23 gennaio a 5.000
spettatori il massimo di presenze negli stadi per contrastare l’emergenza Covid, con i settori ospiti chiusi per evitare trasferimenti di tifosi da una città all’altra.
Il provvedimento entrerà in vigore a partire dal 15 gennaio. In sostanza, quindi, la giornata di Serie A in programma domani e lunedì, così come la sfida di Supercoppa italiana di mercoledì tra Inter e Juventus e le gare degli ottavi di Coppa Italia in calendario nella prossima settimana, si svolgeranno con capienza al 50% negli stadi (come previsto nell’ultimo Decreto), mentre le partite di Serie A in programma il 16 e il 23 gennaio vedranno al massimo 5.000 tifosi negli impianti, allo stesso modo delle gare di Coppa Italia in calendario tra il 18 e il 10 gennaio. Dopo la pausa per la nazionale, prevista dopo il 23 gennaio con ripresa del campionato il 6 febbraio, si ritornerà alla capienza prevista per legge.

Una autolimitazione per venire incontro alla situazione particolarmente delicata delle prossime due/tre settimane e un segnale anche verso il Governo di aver capito il momento complesso a livello nazionale, ma soprattutto un tentativo di non far chiudere del tutto gli stadi: d’altronde, sottolineano alcuni dirigenti, è difficile legare l’esplosione dei contagi al mondo del calcio, considerando che tra il 23 dicembre (ultima giornata del 2021) e il ritorno in campo si è passati da 44mila a oltre 200mila con gli stadi chiusi. Motivo per cui non sono mancate le perplessità all’interno dell’assemblea, con qualche presidente che ha sottolineato la disparità di trattamento, ad esempio, con i cinema, che oltre ad aver ricevuto 1,5 miliardi in ristori (contro i soli 5 milioni per la Serie A), non hanno chiusure previste all’orizzonte. Senza considerare il fatto che per qualcuno limitare le capienze negli stadi è anche un disincentivo alla vaccinazione. Bisognerà, tuttavia, vedere se la autolimitazione a 5mila spettatori basterà al Governo, dopo l’intervento in prima persona di Draghi.
Intanto per la Serie A è arrivata una triplice vittoria nello scontro con le ASL. Oggi infatti il TAR ha accolto tre dei quattro ricorsi presentati dalla Lega contro i provvedimenti delle ASL di Udine, Salerno e Torino, che avevano posto in quarantena l’intero gruppo squadra, rispettivamente, di Udinese, Salernitana e Torino: i giocatori dei tre club hanno così concluso da oggi l’isolamento e già domani potrebbero scendere in campo. Il condizionale è d’obbligo, perché se per i campani non dovrebbero esserci problemi, la sfida dei granata contro la Fiorentina dovrebbe slittare a lunedì (con spostamento anche degli ottavi di Coppa Italia tra i viola e il Napoli, in programma mercoledì) mentre quella dei friulani con l’Atalanta rimane a rischio.

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Djokovic respinto alla frontiera australiana: il suo ricorso rinviato a lunedì, ma l’esito sembra scontato

giovedì, Gennaio 6th, 2022

di Gaia Piccardi

Il giudice Anthony Kelly ha fissato la nuova udienza al 10 gennaio. Ha anche avvertito gli organizzatori degli Open d’Australia che non è detto comunque che la causa finisca prima dell’inizio del torneo come loro avevano chiesto

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Un anno fa se n’era andato da Melbourne da padrone, fresco del nono titolo dell’Australian Open, più di quelli di Roger Federer e Rafa Nadal messi insieme, i rivali che insegue da una vita. Quanto prima ( a meno che non gli dia ragione il giudice Anthony Kelly della corte federale a cui i suoi avvocati si sono appellati e che ha rinviato la causa a lunedì, in tal senso il magistrato ha avvisato gli organizzatori degli Open d’Australia che non è detto che il procedimento finisca prima dell’inizio del torneo) sarà costretto a lasciare l’Australia come un ladro, dopo l’interrogatorio lungo una notte della severissima dogana dell’aeroporto internazionale Tullamarine: documentazione insufficiente a provare l’esenzione dal vaccino obbligatorio per partecipare al primo torneo dello Slam, visto negato, deportazione inevitabile.

Fuoriclasse del tennis con la straordinaria capacità di mettersi nei guai, Novak Djokovic è rimasto prigioniero di un conflitto di competenza tra governo federale dello Stato di Victoria, la cui capitale è Melbourne, e governo australiano centrale, nessuno dei quali voleva prendersi la responsabilità di ammettere un cittadino serbo di 34 anni con 20 Slam a carico, abbottonatissimo sul suo status vaccinale, nel Paese reduce da 262 giorni consecutivi di lockdown. Prima di scoprire che lo staff del re del tennis aveva chiesto un visto d’entrata sbagliato e che l’esenzione medica ottenuta da Tennis Australia non aveva gambe su cui reggersi. Una figura barbina interplanetaria, un danno d’immagine incalcolabile, una leggerezza inaudita da parte di un super professionista dello sport. Pensava che la parte difficile del viaggio down under, dove il 17 gennaio scatta l’Australian Open, fosse stata procurarsi il via libera dall’obbligo del vaccino, il Djoker, la legge è uguale per tutti ma ha maglie larghe per pochi: delle 26 richieste di «medical exemption» ricevute da Tennis Australia e affidate alla valutazione di una doppia commissione medica, solo una manciata erano state accettate, inclusa quella di Djokovic, motivata — è una supposizione, in assenza di patologie in corso, condizioni mediche acute e reazioni allergiche alla prima dose (il campione serbo si è sempre dichiarato no vax) — dall’aver avuto il Covid negli ultimi sei mesi, dopo essere rimasto contagiato già nel giugno 2020, quando aveva organizzato uno scellerato torneo itinerante che aveva acceso un focolaio nei Balcani.

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Un anno senza Paolo Rossi, quella notte che non finisce mai

giovedì, Dicembre 9th, 2021

Paolo Brusorio

Un anno fa, adesso. Paolo Rossi non c’era più e noi a chiederci come fosse possibile. Non come fosse possibile morire, ma come fosse capitato a lui. Paolo Rossi non aveva un fisico bestiale, né quando giocava né tanto meno dopo. Paolo Rossi non ha mai mostrato i muscoli, ne aveva pochi ma quelli giusti. Paolo Rossi ha sempre sorriso, l’abbiamo sempre visto sorridere. La sua morte ci colse impreparati, la notizia della sua malattia non era mai circolata, protetta come era giusto che fosse, da una corazza chiamata famiglia.  Un anno dopo lo ricordiamo come l’avremmo ricordato un anno e un giorno fa, l’eroe del 1982, Pablito. Non è cambiato nulla, quelle braccia smagrite sono rimaste alte come dopo tutti i suoi gol, nessuno ha avuto la forza di abbassarle, Nessuno, poi, avrebbe voluto abbassarle. Paolo Rossi è un indelebile affresco della memoria, non lo tocca nessuno e i dolci ricordi che l’hanno accompagnato dal 9 dicembre scorso altro non hanno fatto che tenerlo in vita. Le parole della moglie Federica, le lettere di chi in quell’estate dell’82 aveva toccato il cielo con un dito, di chi aveva scoperto che le fontane possono essere piscine. Paolo Rossi è stato il primo amore, quello che non si scorda mai. Quello che basta la parola. Anche oggi che è passato un anno da quella notte che le parole ce le ha tolte a sorpresa.

LA STAMPA

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Indagine sulla Juve, “Scambi sganciati dai valori degli atleti”: così funzionava il “metodo Paratici”

domenica, Novembre 28th, 2021

Giuseppe Legato

«Cessioni di giovani calciatori con corrispettivi rilevanti fuori range utilizzati come strumento salva bilanci e connotate da valori fraudolentemente maggiorati così da generare un ricavo fittizio». E poi c’è il caso Ronaldo: «una scrittura privata sul rapporto contrattuale e le retribuzioni arretrate del calciatore» che gli investigatori sentono definire al telefono «quella carta famosa che non deve esistere teoricamente».

Così il bilancio della Juventus («basato su un atto di fede» si legge gli atti) chiuso al 30 giugno 2019 ha registrato una perdita di esercizio di quasi 40 milioni «anziché di 171 milioni» diventata – nel 2020 – 89 milioni «anziché 209 milioni e nel 2021 di 209 milioni anziché 239 milioni». Una grande operazione di rientro?

Secondo la procura un reato, anzi due: falso in bilancio e false fatturazioni desumibili da «manifesti profili di anomalia di diverse operazioni». Quasi tutte sono state concepite «a specchio» e cioè «uno scambio contestuale di calciatori dove, a fronte di più cessioni, sono state disposte una o più acquisizioni ottenendo cosi operazioni a somma zero tra le parti e con un duplice effetto positivo sui bilanci della cedente e della cessionaria».

Scrivono i pm nel decreto di perquisizione notificato ai sei indagati (i vertici societari ndr) che «attraverso questo sistema si è determinato un miglioramento fraudolento degli indici di bilancio».

Sotto la lente dei magistrati sono finite – tra le tante, 42 in totale – le operazioni di acquisto di Nicolò Rovella dal Genoa per 18 milioni compensato, pari e patta dalla cessione ai grifoni dei giovani Elia Petrelli (8 milioni) e Manolo Portanova (10 milioni). Ma la Juve ha anche acquistato dal Barcellona Marques Mendes Alejandro Josè per 8,2 milioni cedendo in cambio (quasi) alla pari Pereira Da Silva Matheus (8 milioni). Accertamenti sono condotti infine sullo scambio con l’Atalanta tra i giocatori Demiral e Romero. Chiosano gli inquirenti: «Sono emersi indizi precisi e concordanti per ritenere che i valori sottesi a questi trasferimenti siano state operazioni preordinate e sganciati dai valori reali degli atleti».

Lo chiamano, nelle carte, «il metodo Paratici», soggetto «posto al vertice dell’area sportiva (della Juve) fino al giugno 2021». E la bollano come «gestione malsana delle plusvalenze, utilizzata in modo distorto quale correttivo dei rischi assunti in tema di investimenti e di costi connessi ad acquisti e a stipendi scriteriati». Tutto ciò, nelle intercettazioni, avrebbe portato gli stessi indagati a definire la Juventus «una macchina ingolfata». Tutta colpa degli investimenti oltre le previsioni di budget e di quello che nelle cuffie della finanza diventano – per voce dei protagonisti della vicenda – «gli ammortamenti e tutta la merda che sta sotto che non si può dire». Questi – sostiene la procura – hanno causato «uno squilibrio» finito anche sotto la lente della Consob che proprio a luglio ha iniziato un’ispezione sui conti della società.

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