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Roma, primo esame Special: Mourinho alla tv valuta i giocatori con lo United. Pinto tenta il colpo Renato Sanches

giovedì, Maggio 6th, 2021

di Ugo Trani

Stasera all’Olimpico gli ex United saranno tre: a Smalling e Mkhitaryan si è appena aggiunto Mourinho che guiderà la Roma nella prossima stagione. Due in campo, l’altro davanti alla tv. Dopo il 6-2 dell’andata, il ruolo fondamentale nella semifinale di ritorno dell’Euroleague spetta di sicuro all’allenatore che alzò il trofeo, con il Manchester, nel 2017. Parte subito, insomma, la nuova éra, con lo Special One già al alvoro per valutare l’attuale rosa giallorossa. Mancheranno i 9 infortunati, tra i quali Spinazzola e Zaniolo che saranno protagonisti con il nuovo tecnico. Chance ne potrebbe avere anche Veretout, sempre che non venga inserito in qualche scambio, ed El Shaarawy, esterno a tutta fascia. Oltre a loro, gli esclusi dalla lista Uefa che la società pensa di scaricare nel mercato estivo: Jesus (fine contratto), Fazio e Pastore. Reynolds, invece, dovrebbe andare in prestito per fare esperienza.

ASSETTO CAMALEONTICO
Mourinho seguirà, dunque, la Roma con attenzione. Non il sistema di gioco, il 3-4-2-1 che Fonseca ha voluto per dare equilibrio e tranquillità alla squadra. Il modulo preferito di Paulo è però il 4-2-3-1, utilizzato per gran parte della scorsa stagione (29 partite di campionato e 8 di Europa League: 37 match su 48). Lo stesso di Mou che chiede sacrificio agli esterni alti per difendere con il 4-4-2 e il pressing per la transizione. Così, nella sfida contro lo United, si limiterà ad esaminare solo il comportamento dei giocatori in partita. Tecnicamente, tatticamente e fisicamente. Sotto osservazione i difensori: conosce bene solo Smalling, sguardo speciale per Mancini e Ibanez, se capita pure su Kumbulla. Ovviamente Dzeko, centravanti che non ha alcuna intenzione di scaricare. E capitan Pellegrini: il suo ruolo è ancora da decidere. Può fare l’esterno, come in azzurro con il ct Mancini, o il trequartista, come è successo l’anno scorso proprio con Fonseca. Confermato, intanto, l’iter della trattativa per arrivare a Mourinho, scelto in prima persona da Dan Friedkin. Che lo ha incontrato appena si è liberato dal Tottenham.

SCELTA MIRATA
Lo Special One è da anni un idolo per il presidente giallorosso che ha quindi voluto la virata per inviare un segnale chiaro alla piazza e per aver più forza nella ricerca del main sponsor (l’attuale saluta a fine stagione). Al resto ha pensato Pinto, appoggiandosi alla GestiFute, società di procure calcistiche, spesso presente nelle operazioni in entrata e uscita del Benfica. Il punto di riferimento è Mendes, potente manager del calcio portoghese e anche europeo: ha sempre guidato il gm giallorsso. Lo scorso 20 novembre, Il Messaggero titolò: l’arrivo di Pinto dà il via al gioco delle alleanze. In sintesi: stop a quella con Raiola che ha portato a Trigoria diversi giocatori, come Kluivert (ora in prestito al Lipsia) e Mkhitaryan. In più controlla Karsdorp e Calafiori; avanti con Mendes che, piazzato Mou, consiglierà qualche calciatore della sua scuderia.

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Lotito può scippare lo stadio alla Roma. Vitek offre il pacchetto “chiavi in mano”

martedì, Maggio 4th, 2021

Fernando M. Magliaro

La svolta avrebbe un che di beffardo e clamoroso: mentre il sindaco di Cerveteri, Alessio Pascucci, a Gli Inascoltabili ha offerto alla Roma la propria città come sede per lo Stadio, Tor di Valle potrebbe diventare lo «Stadio della Lazio».

La notizia la lancia L’Espresso in un articolo dedicato all’immobiliarista ceco Radovan Vitek. Nel pezzo si fa riferimento alla possibilità che l’affaire Stadio a Tor di Valle possa cambiare sponda del Tevere e passare da quella giallorossa a quella del club guidato da Claudio Lotito. 

In sostanza, vista la decisione dei Friedkin di troncare il rapporto con la Eurnova di Luca Parnasi – il partner «storico» della società giallorossa nel progetto Stadio di proprietà – Vitek, che ha liquidato nel frattempo tutti i crediti pendenti sulle aree dell’ex ippodromo cancellando, quindi, i pignoramenti, starebbe valutando di offrire il progetto «chiavi in mano» alla Lazio come «piano B». E Lotito sarebbe tutt’altro che disinteressato. Quanto meno, non si sarebbe registrata una chiusura aprioristica ma un laico e pragmatico «andiamo a sentire». Sono indiscrezioni che né da Vitek né in casa biancoceleste vengono smentite o confermate ufficialmente. La formula potrebbe essere non dissimile da quella inizialmente pensata per la Roma, l’affitto da pagare a una società terza. In pratica, invece che pagare l’affitto al Coni per l’Olimpico lo si pagherebbe a Vitek. Con la clausola che al termine del periodo stabilito – quanto meno i trent’anni previsti dal vincolo obbligatorio di legge per «l’utilizzo in via prevalente» – l‘impianto potrebbe passare nel patrimonio della società sportiva. 

I rumors riferiscono anche della possibilità che, come già Vitek aveva offerto alla Roma, possa essere messo sul piatto, garantita dallo stesso immobiliarista ceco, una linea di credito da un miliardo di euro necessaria a coprire tutti i costi della realizzazione del progetto.

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La Superlega è franata: ufficiale il ritiro del City e delle altre cinque inglesi, anche l’Inter si sfila dal progetto

mercoledì, Aprile 21st, 2021

di Guido De Carolis e Redazione Online

La Superlega è franata: ufficiale il ritiro del City e delle altre cinque inglesi, anche l'Inter si sfila dal progetto

Tifosi del Chelsea in rivolta contro la Superlega: Blues pronti alla marcia indietro (Epa)

La Superlega è nata morta. Il golpe è fallito. Il congiunto attacco politico e sportivo, contro i 12 club fondatori del nuovo torneo europeo, riservato ai più ricchi, è andato a segno. Ha sfaldato il fronte degli scissionisti fino a farlo crollare. Resterà solo un orribile progetto, naufragato due giorni dopo l’annuncio.

La prima squadra a ufficializzare il ritiro è stata il Manchester City. La crepa si è in fretta allargata e tutti i sei club inglesi sono usciti (anche se dal Chelsea non è arrivata nessuna nota). Poco dopo anche l’Inter ha fatto un passo indietro: «Il progetto della Superlega allo stato attuale non è più ritenuto di interesse». Gli addii mandano al macero l’idea, invisa a tutti, di un calcio d’élite. Una vittoria delle istituzioni, dell’Uefa e dei tifosi che sono riuscite a sventare la rivoluzione. La Superlega è naufragata.

Nella notte poi è arrivata la nota ufficiale della Superlega che ha confermato in sostanza la sospensione dell’iniziativa e si è detta intenzionata a «riconsiderare i passaggi per riconfigurare il progetto». Quel che rimane della secessione segnala che «alla luce delle circostanze attuali, valuteremo i passi più opportuni per rimodellare il progetto, avendo sempre in mente i nostri obiettivi di offrire ai tifosi la migliore esperienza possibile, migliorando i contributi di solidarietà per l’intera comunità calcistica». Secondo quanto riportato nel comunicato, i club inglesi sarebbero stati «costretti a prendere tali decisioni a causa delle pressioni esercitate su di loro». E, ancora, «siamo convinti che la nostra proposta sia pienamente conforme alle leggi e ai regolamenti europei, come è stato dimostrato oggi da una decisione del tribunale che tutela la Super League dalle azioni di terzi».

La valanga è partita dall’Inghilterra, il Paese più esposto e che il calcio moderno l’ha inventato a metà del 1800: oggi probabilmente l’ha salvato. La rivolta dei tifosi di Sua Maestà è stata intercettata dal Primo Ministro, Boris Johnson, deciso a voler «sganciare una bomba legislativa per fermare la Superlega».

L’avvertimento di una legge ad hoc per bloccare il progetto ha portato verso l’uscita il Manchester City, controllato dallo sceicco Mansour, componente della famiglia reale di Abu Dhabi. A cascata si sono mosse le altre della Premier League. Il gruppo dei pentiti si è ingrossato sempre più. Con un comunicato sul sito l’Arsenal ha chiesto perdono ai suoi tifosi, «abbiamo fatto un errore e ce ne scusiamo». Il Manchester United, il cui vicepresidente Ed Woodward, tra i cervelli dell’operazione Superlega, ha rassegnato le dimissioni sotto la spinta delle contestazioni dei tifosi dei Red Devils, si è accodato. Lo stesso hanno fatto Tottenham e Liverpool. Addirittura nei Reds i giocatori si sono ammutinati, schierandosi contro la società: «La Superlega non ci piace e non la vogliamo». Pure il Chelsea del magnate russo Roman Abramovich ha subito messo in moto gli avvocati per preparare i documenti per l’addio.

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Superlega, Ceferin-Agnelli e la rottura di un’amicizia. Il n. 1 Uefa è stato il padrino della figlia

martedì, Aprile 20th, 2021

di Guido De Carolis

Superlega, Ceferin-Agnelli e la rottura di un'amicizia. Il n. 1 Uefa è stato il padrino della figlia

Un’unione per interesse, scambiata per amicizia, finita nel peggiore dei modi. Tra il presidente dell’Uefa Aleksander Ceferin e lo juventino Andrea Agnelli si consuma un divorzio carico di rancori, con pochi non detti e una vagonata di accuse, vomitate senza filtri.

Sedotto, tradito e abbandonato il numero uno della Federazione europea, è stato accoltellato da chi credeva essere il suo principale alleato. «Ero un avvocato penalista, in vita mia ne ho viste tante, ma mai uno mentire così», si è sfogato il 53enne sloveno, partito da Lubiana e diventato numero del calcio europeo nel settembre 2016, dopo la caduta del vecchio re, Michel Platini. La Juve evidentemente era nel suo destino, con Agnelli la sintonia era totale.

Due anni fa il presidente bianconero spingeva per una riforma della Champions League, l’aveva già immaginata come una Superlega in miniatura, con tanti posti fissi per le grandi d’Europa e spazi ridotti per le outsider. Ceferin difese quel primo progetto, poi abortito, attirandosi le antipatie di mezza Europa. Più che la sua posizione gli contestavano l’amicizia con Agnelli, i viaggi in Ferrari e sul jet privato di Andrea, a dir la verità sempre negati dallo stesso Ceferin che però aveva tenuto a battesimo la figlia del patron bianconero.

«Andrea è la delusione più grande. Ho parlato con lui sabato, mi ha detto che quelle sulla Superlega erano solo voci, poi ha spento il telefono. Non mi ero accorto che c’erano dei serpenti al nostro interno. Non so se posso dire davvero cosa penso di loro». Fatica a trattenere la rabbia Ceferin.

Frustato, irritato, deluso, domenica si è ritrovato con gli altri membri del Comitato esecutivo dell’Uefa a Montreaux, sul lago di Ginevra in Svizzera. Doveva essere la solita riunione di routine, gli ultimi preparativi prima della presentazione in pompa magna della nuova Champions. Sul tavolo era appoggiato il segnaposto di Andrea Agnelli, il convitato di pietra, atteso come presidente dell’Eca, l’associazione dei club europei che con la Uefa aveva messo a punto la riforma delle coppe.

«È fuggito dall’associazione che presiedeva, non ho mai visto nulla di simile nella mia vita. Non c’è niente di personale con le altre squadre della Superlega, con Agnelli sì», ha tuonato ancora Ceferin.

Ingannato, il presidente dell’Uefa ha provato a contattare Agnelli: mai avuto risposta, sparito come un fantasma. «E pensare che aveva detto che la nuova Champions era un progetto fantastico, dal quale però ha preferito fuggire».

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Superlega: Real Madrid, Chelsea e Manchester City subito fuori dalle semifinali di Champions?

martedì, Aprile 20th, 2021

di Guido De Carolis

Serviva una rivoluzione nel calcio per innescare una reazione unitaria dell’Europa, compatta nel condannare la scissione della neonata Superlega, voluta da 12 tra i più ricchi club, a discapito di tutte le altre squadre, di tante città, piccole e grandi, di comunità e soprattutto della tradizione. Un nuovo campionato chiuso a 20 squadre, in stile Nba americana, cui si accede non per meriti acquisiti sul campo, ma in base al peso economico. L’idea non piace a nessuno, se non a chi l’ha progettata. Contrarie le istituzioni, i tifosi, gli stessi calciatori.

«Il governo sostiene con determinazione le posizioni delle autorità calcistiche italiane ed europee per preservare le competizioni nazionali, i valori meritocratici e la funzione sociale dello sport», ha sottolineato il presidente del Consiglio, Mario Draghi.

I leader europei si sono mobilitati per sostenere la Uefa che proprio ieri ha presentato la riforma della nuova Champions League, allargata da 32 a 36 squadre. Non è bastato a fermare i ribelli della Superlega, capitanati dal presidente della Juventus Andrea Agnelli, da quello del Real Madrid Florentino Perez e da Ed Woodward del Manchester United.

L’Inghilterra, dove sono arrivate sei adesioni di club alla nuova Superlega, è la più ferma nel condannare il torneo dell’élite. Anche il Principe William, presidente onorario della federcalcio inglese, ha preso posizione. «Dobbiamo proteggere la comunità calcistica e i valori di concorrenza e correttezza che sono centrali. Condivido le preoccupazioni dei fan per la Superlega e i danni che rischia di causare al gioco che amiamo». Il Leeds nel prepartita contro il Liverpool, tra i fondatori della Superlega, si è presentato con una maglia con scritto «Il calcio è dei tifosi» e «Guadagnatela», in riferimento alla qualificazione alla Champions.

La Uefa ha minacciato provvedimenti pesanti contro i club della Superlega. Aleksander Ceferin, presidente della federazione europea, ha ribadito di voler escludere gli scissionisti dalle coppe e dai campionati nazionali. La prossima serie A potrebbe giocarsi senza Juve, Inter e Milan. Rischiano di essere espulse subito dalle competizioni in corso Real Madrid, Chelsea e Manchester City, impegnate la prossima settimana nelle semifinali di Champions League: una decisione è attesa venerdì. Stessa situazione per Arsenal e Manchester United, avversario della Roma, in Europa League. I dodici fondatori della nuova Superlega hanno però inviato una lettera all’Uefa in cui minacciano: «Sarebbe illegale escluderci, siamo pronti ad azioni legali».

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Cosa abbiamo perso in una notte

lunedì, Aprile 19th, 2021

Ignazio Stagno

La SuperLega voluta da 12 top club europei, tra cui ricordiamo Milan, Juventus ed Inter cancellerà in solo colpo 70 anni di storia del calcio. Con la nuova competizione di fatto non ci sarà spazio per le favole. Già le favole, quelle che il calcio sa sempre produrre soprattutto nei momenti più impensabili. La Champions League o Coppa Campioni come più romanticamente la conosciamo ha regalato a milioni di tifosi in tutta Europa vere e proprie poesie che hanno scritto la vera storia del calcio. Premessa: statisticamente alla fine della competizione europea ad alzare il trofeo sono quasi sempre Real Madrid, Barcellona, Liverpool, Milan, Inter, Ajax o Bayern Monaco.Ecco cos’è la Superlega che rivoluziona il calcio

Per capire quali sono le squadre che hanno costruito vere e proprie leggende in bacheca basta guardare le maglie. Il badge blu con la Coppa dalle gradi orecchie segnala che il club ha vinto più di 4 Coppe o almeno 3 consecutive. Poche squadre possono permettersi il lusso di avere quel logo sulla maglia. Ce l’ha il Milan delle 7 Champions ma anche l’Ajax come lo stesso Bayern delle tre coppe consecutive negli anni ’70.


Cosa cancelleranno

Ma c’è un’altra storia della Champions che non va assolutamente dimenticata: quella delle piccole. In 70 anni di storia della competizione europea, la Coppa dalle grandi orecchie è stata sollevata al cielo anche dalla Stella Rossa di Belgrado, dal Porto (due volte) ma anche dal Nottingham Forest di Brian Clough. Impossibile poi dimenticare la Coppa vinta dal Celtic di Glasgow o quella dell’Amburgo in finale contro la Juventus.Cosa rischiano ora i club ”ribelli”

E le parate di Ducadam che hanno regalato la Champions alla Steaua di Bucarest? Ma anche il Marsiglia che beffa il Milan di Capello in finale. Sono solo alcune delle storie che questa Champions come la conosciamo ci ha raccontato. Tutta l’imprevedibilità di una competizione sarà persa per sempre con il lancio della SuperLega. Non cambieranno solo i vincitori ma anche il modo in cui i top club arriveranno dal alzare il trofeo continentale. Il percorso sarà solo fra big. E così non vedremo mai più ad esempio un Deportivo LaCoruna recuperare 4 gol al Milan in un quarto di finale di Champions. O un Galatasaray guerriero e fatale per la Juve di Conte.

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Superlega, Perez & Agnelli alla guida Le strategie di una guerra per soldi

lunedì, Aprile 19th, 2021

di Daniele Dallera e Fabio Savelli

Superlega, Perez & Agnelli alla guida Le strategie di una guerra per soldi

L’ideologo della Superlega è Andrea Agnelli, il capitano della Juve in questo fronte italiano di ribelli. Sul suo carro sono saliti Inter e Milan, Marotta e Gazidis. Ma il pilota in questo Gran premio della follia calcistica è Andrea Agnelli che studia questo progetto da anni. Nell’ultima stagione ha lavorato in tanti campi, forse in troppi. Con la Juve ha cercato scudetto e Champions, li ha persi entrambi. Nella Lega serie A si è schierato subito a favore dei fondi, della Media Company, il progetto innovativo del presidente Paolo Dal Pino, per poi sfilarsi, nonostante facesse parte della Commissione che studiava e portava avanti la trattativa con i nuovi finanziatori, e scaricare lo stesso numero 1 della serie A. Una partita a tutto campo per sé e pochi altri, per i ricchi, ai danni del campionato.

È così che nasce laSuperlega europea. Nel comunicato di ieri sera, pronto da ore, preparato nei minimi particolari, la Juventus fa sapere di aver aderito al progetto della Superlega. Il bello è che si precisa che «i club fondatori continueranno a partecipare alle rispettive competizioni nazionali e, fino all’avvio effettivo della Superlega, la Juventus ritiene di partecipare alle competizioni europee alle quali ha titolo di accedere». Ingordigia? Una cosa è certa: Andrea Agnelli punta a tutto, oltre a far saltare il tavolo del calcio internazionale. Vuole partecipare alla Champions, ma fonda un campionato europeo per nababbi. Si disinteressa dell’annunciata presa di posizione della Uefa che intende squalificare, sospendere, forse radiare, le società che hanno fondato la nuova competizione. Così fa spallucce all’opposizione della Federcalcio che giustamente difende, vuole tutelare il campionato nazionale. Nel mirino di Agnelli, sostenuto da Lotito e De Laurentiis, oltre a Dal Pino, c’è anche il presidente federale Gravina, tanto per cambiare. Quanto a battaglie non si risparmia. Tattiche le sue dimissioni da presidente dell’Eca e dall’esecutivo Uefa. Per ora l’Uefa ha annunciato cause miliardarie.

Suo grande alleato è Florentino Perez, grande capo del Real Madrid. Anche lui vuole terremotare il calcio europeo, è il presidente della Superlega. In pratica si è autonominato.

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Superlega, ora è ufficiale: «Dodici club creano una nuova competizione». Ci sono Juve, Inter e Milan

lunedì, Aprile 19th, 2021

di Guido De Carolis

L’idea di una Superlega chiusa è uno strappo compiuto. «Dodici club europei hanno annunciato un accordo per costituire una nuova competizione calcistica infrasettimanale, la Super League, governata dai Club Fondatori». Così inizia il comunicato della nuova Super lega che spacca il calcio e dà vita a un nuovo campionato continentale, in stile Nba, che partirà «il più presto possibile», forse già la prossima stagione e che vede tra i club fondatori Juve, Inter e Milan, oltre a Barcellona, Atletico e Real Madrid, Manchester United e City, Chelsea, Tottenham, Arsenal e Liverpool (qui i dettagli sul progetto della Superlega).
L’ipotesi circolava da tempo, come una bomba a orologeria è esplosa alla vigilia del Comitato esecutivo dell’Uefa che oggi deve ratificare il nuovo format della Champions League a 36 squadre con inizio nel 2024, concertato con l’Eca (qui tutti i dettagli)., ma disatteso proprio da alcuni dei maggiori membri, primo tra tutti dall’ormai ex presidente dell’associazione club europea, Andrea Agnelli che ha rassegnato le dimissioni. La stessa Eca, di cui la Juve e gli altri club della Superlega da ieri non fanno più parte, ha condannato l’idea della Superlega, sconfessato l’operato del numero uno bianconero e spiegato di «essere contraria al progetto».
Il nuovo campionato europeo sarà a «20 squadre, con 15 posti fissi riservati ai membri fondatori e i restanti 5 assegnati ogni anno in base ai risultati conseguiti nella stagione precedente», scrive la Superlega. Due gironi da 10 squadre con partite infrasettimanali di andata e ritorno, poi quarti, semifinale e finale. Un colpo mortale alla Champions e alle competizioni nazionali. Ad annunciare il nuovo progetto è stata proprio la neonata Superlega, di cui il numero uno del Real Madrid, Florentino Perez, è il nuovo presidente e Agnelli il vice, posizione condivisa con Joel Glazer del Manchester United. «In questi ultimi mesi ha avuto luogo un ampio dialogo riguardo al futuro formato delle competizioni europee. I club fondatori credono che le misure proposte non rappresentino una soluzione, c’è la necessità di offrire partite di migliore qualità e risorse finanziarie aggiuntive. I club fondatori auspicano l’avvio di consultazioni con Uefa e Fifa al fine di lavorare insieme».

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America’s Cup, regate annullate per poco vento

domenica, Marzo 14th, 2021

FABIO POZZO

Niente da fare, oggi, nel golfo di Hauraki, per l’America’s Cupi. Non c’è abbastanza vento per disputare le regate e il direttore di gara Iain Murray, dopo una lunga attesa, rinvia gara 7 e gara 8 del duello tra Emirates Team New Zealand e Luna Rossa a domani, lunedì 15 alle 16.15 (4.15 ora italiana). Attesi, secondo windy, una media di 9 nodi con raffiche fino a 19.

Per regolamento devono esserci almeno 6,5 nodi per 5 minuti consecutivi prima dello start. Il punteggio resta dunque fermo sul 3-3. Vince chi arriva primo a 7 vittorie.

LA STAMPA

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Nuova Ferrari SF21: nel nome e spirito di Enzo

giovedì, Marzo 11th, 2021

Andrea Fanì

La Ferrari SF21 con i piloti Leclerc (seduto) e Sainz. Scuderia Ferrari

La Ferrari SF21 con i piloti Leclerc (seduto) e Sainz. Scuderia Ferrari

Non è solo per il musetto diverso, non è solo per il retrotreno rivisto rispetto al 2020, non è solo per quel “decimo di secondo al giro in meno” che il responsabile della power unit di Maranello, Enrico Gualtieri, sottolinea possa guadagnare la SF21 rispetto alla sorella SF1000. È soprattutto perché è una Ferrari, che tutto il mondo guarda con curiosità all’ultima nata nella casa rossa. Il 10 marzo 2021 è il giorno di nascita — almeno per gli almanacchi ufficiali — della nuova monoposto Ferrari per il Mondiale di Formula 1 2021. E già si può dire una cosa: dal presidente John Elkann in giù, tutti hanno fame di rivincita.

Nuova Ferrari, tutte le immagini della SF21

La nuova monoposto di Maranello per il Mondiale 2021: coda che da rossa diventa amaranto, posteriore strettissimo, fascino senza tempo. Guarda il video lancio dell’ultima Ferrari F1
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