Archive for the ‘Cronaca’ Category

Il crollo al Globe Theatre, gli studenti: «Un botto e la scala è venuta giù»

venerdì, Settembre 23rd, 2022

Attimi di paura per una classe di liceali di Roseto degli Abruzzi (Te)

LaPresse/Bottiglieri / CorriereTv

«Potevamo morire ma fortunatamente siamo riusciti a uscire sani e salvi». Attimi di paura per i ragazzi di un liceo di Roseto degli Abruzzi (TE) al Globe Theatre di Villa Borghese a Roma per il crollo di una scala. Sono dodici i feriti tra giovani e accompagnatori coinvolti nell’incidente durante l’uscita a fine spettacolo. Abbiamo sentito un botto e la scala è crollata tutta d’un colpo. «Il problema è stata la confusione che è arrivata subito dopo, ma per fortuna siamo riusciti a uscire» raccontano fuori dal teatro romano i ragazzi ancora scossi dall’accaduto. «Un episodio grave. Bisogna fare chiarezza con grande attenzione e severità per capire chi e dove ha sbagliato» ha detto il sindaco della Capitale Roberto Gualtieri arrivato sul posto per un sopralluogo.

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Ciclabili a Milano, 70 chilometri di piste e velostazioni: come cambia la città delle bici (express)

giovedì, Settembre 22nd, 2022

di Andrea Senesi

Piano biennale da 25 percorsi e 70 chilometri. Censi: «Reale alternativa all’auto»

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(Ansa)

Venticinque percorsi e settanta nuovi chilometri di tracciato. Piste ciclabili o, più spesso, semplici corsie disegnate sull’asfalto. Bike lane. In commissione consiliare s’è fatto il punto sulla programmazione per i prossimi due anni. Nel 2023 sono stati ipotizzati lavori per il completamento di undici percorsi ciclabili , compresi quelli realizzati solo in segnaletica orizzontale e verticale e quelli più complessi in sede protetta. Tra i più lunghi ci saranno quello tra piazza Stuparich e piazzale Maciachini, che seguirà il percorso della circonvallazione, e quello tra piazzale Siena, in zona Bande Nere, fino a piazza Miani. Sarà invece realizzato con un intervento «strutturale» quello tra via Rombon e viale Palmanova, a Crescenzago, che incrocerà l’itinerario ciclabile programmato in via Feltre. Entrambi i percorsi passeranno davanti alle scuole del quartiere.

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Milano, gli itinerari per i ciclisti

È prevista anche la continuazione dell’itinerario che da via Novara, attraverso via Rembrandt, piazza Wagner e via Pagano, arriverà fino alla stazione Cadorna. Nel 2024 si ipotizza invece la realizzazione di quattordici itinerari, tra cui la continuazione di quello ciclabile di via Primaticcio, da largo Brasilia a largo Giambellino, e quello lungo la circonvallazione esterna, tra via Bellezza e piazza Argentina. Alcune ipotesi sono ancora in fase di studio, altre in fase più avanzata come quella che legherà il nuovo quartiere di Santa Giulia a piazzale Ovidio e il completamento dell’asse da via Primaticcio, da largo Brasilia a largo Giambellino, tutta in sede protetta, che si collegherà alla pista ciclabile attualmente in realizzazione in piazza Napoli. L’orizzonte è lungo e non è detto che qualche intervento possa essere anticipato oppure sostituito da altri. Anche perché tutti i tracciati in agenda dovranno comunque ricevere il via libera dai Municipi di competenza.

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Caro bollette, San Patrignano deve pagare 730 mila euro: si rischia la chiusura

martedì, Settembre 20th, 2022

Bolletta del gas da 730mila euro nel solo mese di agosto. Più di dieci volte la cifra pagata per lo stesso periodo lo scorso anno, quando la bolletta era stata di 70mila euro.

San Patrignano, la nota comunità di recupero per tossicodipendenti, rischia di dover chiudere interi settori a causa dell’aumento vertiginoso dei prezzi di energia e materie prime legato alla situazione internazionale. La causa: i costi delle utenze, drammaticamente aumentati anche per la comunità. Il rischio è quello di pregiudicare addirittura il modello di sostenibilità economica che la comunità ha saputo realizzare, e quindi la sua capacità di accogliere un numero sempre maggiore di persone.

In questo momento San Patrignano accoglie gratuitamente circa settecento ragazzi e ragazze con problemi di dipendenze. Inoltre operano nell’ambito della comunità circa duecentoventicinque dipendenti, collaboratori e volontari. Il percorso di recupero avviene attraverso programmi individuali in cui la formazione professionale riveste un ruolo fondamentale in vista del reinserimento dei giovani in società.

Dalla sua fondazione San Patrignano ha ospitato più di 26mila ragazzi e ragazze, convertendo inoltre 4000 anni di pene detentive in percorsi alternativi al carcere. Anche grazie al rapporto con le Istituzioni, la comunità é cresciuta nel tempo diventando un esempio di sussidiarietà orizzontale nell’ambito della lotta contro le dipendenze, alleggerendo fortemente i costi sociali altrimenti a carico del settore pubblico. Attualmente San Patrignano é un’impresa sociale articolata in circa 40 settori formativi (dalle cucine ai laboratori artigianali, dal forno al food), per molti dei quali l’attività é possibile grazie all’utilizzo di energia.

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Italia fragile e miraggio Pnrr. A rischio oltre 7mila comuni (e i fondi Ue non basteranno)

sabato, Settembre 17th, 2022

Francesco Giubilei

La tragedia che si è abbattuta sulle Marche nella notte di giovedì sera è solo l’ultima catastrofe ambientale in ordine di tempo che ha colpito il nostro Paese. In ogni occasione in cui si verifica un dramma di tale entità, si ripete un copione tristemente noto in cui si invoca una maggiore cura del territorio e una prevenzione del dissesto idrogeologico. Passata la fase emergenziale, tutto torna come prima fino alla tragedia successiva in una spirale che si ripete ormai da decenni. A differenza del passato, in questa occasione ci sono due nuovi elementi nel dibattito politico e mediatico: il cambiamento climatico e le risorse del Pnrr.

Secono il rapporto Ispra sul Dissesto idrogeologico, il 93,9% dei comuni italiani (7.423) è a rischio frane, alluvioni o erosione costiera. Ben 1,3 milioni di abitanti vive in zone a rischio frane (2,2% della popolazione) e 6,8 milioni (11,5% degli italiani) in territori esposti a possibili alluvioni. Si tratta di un pericolo che interessa persone, edifici, aggregati strutturali, imprese e beni culturali. Nonostante l’Italia, a causa delle sue caratteristiche meteo-climatiche, topografiche, morfologiche e geologiche sia un paese particolarmente esposto a questi fenomeni, gli investimenti in prevenzione sono del tutto insufficienti. Negli ultimi decenni è poi avvenuto un duplice fenomeno che, se da un lato ha portato a un’eccessiva antropizzazione di alcuni territori, dall’altro lato lo spopolamento delle aree appenniniche ha fatto sì che vi fosse una minore cura e investimenti ridotti in zone ritenute (a torto) secondarie. Il problema riguarda però tutto il territorio nazionale senza eccezioni e i dati sono preoccupanti; oltre a frane e alluvioni, 841 chilometri di litorali sono in erosione (pari al 17,9% delle coste basse italiane).

Da più parti sono invocate le risorse del Recovery Fund come soluzione al problema del dissesto idrogeologico sostenendo che il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza destina 70 miliardi alla tutela dell’ambiente. In realtà, se si analizza nello specifico il piano italiano nella parte dedicata all’ambiente, è diviso in quattro voci: agricoltura sostenibile ed economica circolare, energia rinnovabile, idrogeno, rete e mobilità sostenibile, efficienza energetica e riqualificazione degli edifici, tutela del territorio e della risorsa idrica.

Perciò, a fronte dei circa 70 miliardi complessivi per i temi ambientali, solo 8,49 miliardi sono destinati al dissesto idrogeologico. Considerando che in Italia ci sono 7.904 comuni e, supponendo che ad ogni comune spetti la stessa cifra (cosa che ovviamente non sarà così), si tratta di circa 1 milione di euro a comune, un importo del tutto insufficiente per pensare di coprire gli investimenti necessari per fronteggiare il dissesto idrogeologico. Anche supponendo che tutte le risorse del Pnrr stanziate per questa voce siano investite correttamente, senza sprechi e ritardi, i fondi non sarebbero comunque sufficienti. Perciò lo Stato dovrebbe o mettere in campo altri investimenti oppure ridiscutere con l’Ue la percentuale di risorse dedicate al contrasto del dissesto idrogeologico nel Pnrr.

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Napoli, netturbini con la laurea: 26mila in coda per 500 posti da operatore ecologico

martedì, Settembre 13th, 2022

Antonio Piedimonte

NAPOLI. Tutti in coda per un posto da spazzino. La Napoli in perenne ricerca di lavoro ieri si è ritrovata dinanzi all’ingresso della Mostra d’Oltremare per provare a vincere il concorso e lavorare come operatore ecologico nell’«Asia», la più grande azienda di servizi di igiene ambientale del Sud. Cinquecento i posti a disposizione, 26.114 i candidati; non è un record ma ci manca poco. Oltre mille partecipanti – per l’esattezza 1.232 – hanno una laurea, 10.445 un diploma di scuola media superiore, il resto, dunque la maggior parte, possiede la sola licenza media.

Nel lungo percorso transennato c’è di tutto, dal giovanotto in bermuda e maglietta volutamente sgualcita alla signora con un attillato vestito leopardato, dagli over 35 accompagnati da mammà alle donne in stato di gravidanza, sino ai non pochi signori con i capelli grigi o persino bianchi. I candidati che superano i 50 anni sfiorano quota tremila.

Sono tutti in attesa di entrare, hanno una busta gialla con gli effetti personali (borse e zaini sono stati trattenuti come da prassi) e appaiono piuttosto tesi. Il pensiero è rivolto ai cinquanta quesiti a risposta multipla, e al fatto che ci sono cinquanta minuti per rispondere ad almeno trenta quiz sorteggiati fra oltre cinquemila domande di cultura generale, nozioni di igiene ambientale, gestione rifiuti e altro.

Il tema delle risposte si riverbera anche dall’altra parte delle transenne, lì dove sta uscendo chi ha già fatto l’esame. «Io proprio non ho capito il criterio, tante domande per andare a scopare le strade?», dice Luisa. Che poi aggiunge ironica: «Se non so chi ha vinto il festival di Sanremo o non ho visto i film sui pirati non sono idonea al lavoro di spazzino?». Il riferimento è a due quiz che chiedono l’anno in cui i Maneskin hanno vinto la celebre gara canora e il nome del capitano della saga dei Pirati dei Caraibi, una polemica già riecheggiata.

Tra chi aspetta di entrare, invece, c’è Daniele Aterrano, neolaureato in lingua cinese, uno dei pochi disposti a parlare: «Sì, lo so, con il mio titolo di studio le aspettative sarebbero diverse, che dire?, la situazione la conosciamo tutti. Io provo a fare tutte le cose che posso fare, poi vediamo. Tanti amici mi dicono “sali” (al Nord, ndr), però trasferirsi non è una cosa così semplice, e lo stesso vale per la Cina, dove per giunta hanno ancora problemi con il Covid». Ha qualche desiderio nel cassetto? «Vorrei usare la mia laurea e lavorare con le aziende». Sorride al taccuino della Stampa anche Angela, che sembra una ragazzina ma ha trentotto anni e la fede al dito. «Ho una laurea in Scienze sociali ma sono ancora una precaria. Che dovevo fare? Ho una famiglia, i tempi sono quelli che sono, il lavoro è lavoro. Se mi pigliano sarò una netturbina con la laurea».

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Totti: «Ilary? Non ho tradito io per primo. Ho trovato i messaggi sul suo telefono, è stato uno choc»

domenica, Settembre 11th, 2022

di Aldo Cazzullo

Francesco Totti racconta la rottura con Ilary: «Con Noemi stiamo insieme da dopo Capodanno. La crisi? Tutto è iniziato nel 2016, il mio penultimo anno da calciatore. E c’era una terza persona che faceva da tramite tra Ilary e l’altro». L’intervista esclusiva

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Francesco Totti, sa qual è l’argomento più cliccato e dibattuto in Rete nel 2022, più del Covid, della guerra, della regina…
«Si fermi. Questa storia per me non è gossip. Questa storia per me è carne e sangue. C’è di mezzo la mia vita. Ci sono di mezzo tre persone che amo più di me stesso: i miei figli, che voglio proteggere in ogni modo. E c’è un amore durato vent’anni. Tutto mi sarei aspettato, tranne che finisse così».

Resta il fatto che ne parlano tutti.
«Tutti, tranne me. Non ho ancora detto una parola. Avevo detto che non avrei parlato e non l’ho fatto. Ma ho letto troppe sciocchezze, troppe bufale. Alcune hanno anche fatto soffrire i miei figli. Ora basta».

Quali sciocchezze?
«Molte, in particolare una: che il colpevole della rottura sarei soltanto io. Che il matrimonio sarebbe finito per colpa del mio tradimento.

Non è così?
«Questo punto voglio chiarirlo: non sono stato io a tradire per primo. Poi tornerò a tacere. Qualunque cosa mi sarà replicata, starò zitto. Perché la mia priorità è tutelare i miei figli».

Lei e Ilary siete l’argomento dell’anno perché eravate bellissimi. Pareva una fiaba: il calciatore più amato, la star della tv.
«Le fiabe non esistono. Abbiamo avuto alti e bassi, come ogni coppia. Poi qualcosa si è rotto».

Quando?
«La crisi vera è esplosa tra marzo e aprile dell’anno scorso. Ma io soffrivo da tempo».

Perché?
«Tutto è iniziato nel 2016. Il mio penultimo anno da calciatore. Smettere non è facile. È un po’ come morire».

Lei aveva più di quarant’anni.
«Sì, ma giocavo in serie A da quando ne avevo sedici. E certe cose ti mancano. L’adrenalina, la fatica. L’ho anche detto, nel discorso di addio allo stadio: “ho paura, statemi vicino”. E i romanisti non mi hanno mai lasciato solo».

Lei in campo dava di sé un’immagine spavalda, quasi strafottente. «Mo je faccio er cucchiaio».
«Perché sapevo, in quella semifinale dell’Europeo, che il portiere dell’Olanda si sarebbe buttato a destra o a sinistra, e se facevo il pallonetto avrei segnato. Ma quel che mi aspettava dopo il ritiro, io non lo sapevo. E comunque il rigore che ricordo con più soddisfazione è quello ai Mondiali con l’Australia».

C’ero. Kaiserslautern, 26 giugno 2006. Ultimo minuto. Eravamo 10 contro 11, se lei avesse sbagliato non avremmo vinto la Coppa.
«C’era pure Ilary. Io segnai e inquadrarono lei, in mondovisione. Fu l’unica partita che venne a vedere in Germania, prima della finale».

Lei Totti mise in bocca il pollice, come un bambino.
«Come Cristian, il nostro primogenito. Aveva otto mesi. Ci tenevo: per la mia famiglia, per l’Italia, e per Lippi. Quando mi spezzarono la gamba, al risveglio dall’anestesia l’avevo trovato in clinica. Era venuto a dirmi: Francesco, ti aspetto e ti porto ai Mondiali».

Quando lei litigava con un altro allenatore, Spalletti, Ilary intervenne in sua difesa, lo definì «piccolo uomo».
«Fece tutto da sola. Voleva proteggermi, ebbe una reazione quasi materna. Di pallone non ha mai capito molto».

Lei lasciò il calcio.
«E dopo lasciai anche la Roma, dove avevo cominciato a lavorare come dirigente. La rottura con la vecchia proprietà fu traumatica: come dover abbandonare la propria casa. Ero fragile, mi mancavano i riferimenti, e Ilary non ha capito l’importanza di questo dolore. Poi è arrivato il 12 ottobre 2020».

Cos’è successo il 12 ottobre?
«È morto papà mio. Di Covid. E io l’ho visto l’ultima volta il 26 agosto. Sapevo che stava male, e non potevo fargli visita. Papà mio per me c’era sempre, non perdeva una trasferta. A me non faceva mai un complimento, ma con gli altri era fierissimo: Francesco è il numero uno, diceva. Poi ho preso il Covid pure io, in forma violenta: 25 giorni chiuso in casa, stavo per finire in ospedale. Insomma, per me è stato un periodo tremendo. Per fortuna c’erano i figli. Finalmente ho potuto stare più tempo con Cristian, Chanel e Isabel. Mia moglie invece, quando avevo più bisogno di lei, non c’è stata. Nella primavera del 2021 siamo andati in crisi definitivamente. L’ultimo anno è stato duro. Non c’era più dialogo, non c’era più niente».

E lei, Totti, non ha commesso errori?
«Certo. Quando si rompe, si rompe in due: 50 e 50. Avrei dovuto stare di più con lei, da solo. Invece nel week end organizzavo con gli amici. C’era anche Ilary; ma avrei dovuto portarla a cena, dedicarle più attenzioni».

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La portaerei Usa incontra l’Amerigo Vespucci nell’Adriatico, lo scambio radio: “Siete la nave più bella del mondo”

sabato, Settembre 10th, 2022

Un incontro straordinario nelle acque dell’Adriatico. Da una parte un veliero, con la poesia della navigazione. Dall’altra una portaerei nucleare, con la potenza della tecnologia. Ma è stata proprio la portaerei statunitense H. W. Bush a riconoscere il fascino senza tempo dell’Amerigo Vespucci: “Siete la nave più bella del mondo”. Il video riproduce la comunicazione radio tra le due unità. A sorpresa, il comandante dell’Us Navy domanda: “Siete lo stesso veliero che nel 1962 incontrò la portaerei Independence?”. E alla risposta affermativa, David-Tavis Pollard chiede: “Dopo sessanta anni siete ancora in servizio?”. Il capitano Massimiliano Siragusa replica con orgoglio: “Siamo la più antica nave in servizio nel mondo”. A quel punto, dalla portaerei è arrivato il tributo: “Dopo 60 anni, siete ancora la nave più bella del mondo”. L’incontro è avvenuto il primo settembre mentre la Vespucci navigava tra Manfredonia e Taranto. La H. W. Bush è arrivata nel Mediterraneo da pochi giorni: è l’ammiraglia della flotta Usa impegnata a sostenere gli alleati sul fronte sud della Nato.

LA STAMPA

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Così è stata stroncata la Banda della Magliana

lunedì, Settembre 5th, 2022

Gianluca Zanella

1993. Un anno decisamente particolare nella nostra storia recente. Nella notte tra il 26 e il 27 maggio a Firenze scoppia una bomba in via dei Georgofili. Due mesi dopo a Milano un ordigno sventra il padiglione di arte contemporanea di Via Palestro. Contemporaneamente, due bombe scuotono – per fortuna senza vittime – la quiete della sera romana, mentre a Palazzo Chigi uno strano black-out fa temere all’allora presidente del Consiglio Carlo Azeglio Ciampi che sia in atto un colpo di Stato.

Il 1993 è anche l’anno della Falange armata, che sembra colpire un po’ a caso e un po’ no, ma che nessuno riesce a inquadrare; nel 1993, in Somalia, avviene il primo scontro che impegna le forze armate italiane dopo la Seconda guerra mondiale. È la battaglia del “Check point Pasta”, dove mordono la polvere tre militari. Sempre in Somalia, il 1993 si porta via il super agente segreto Vincenzo Li Causi.

Il 1993 è l’anno in cui Donatella Di Rosa, soprannominata Lady Golpe, denuncia un complotto ordito ai massimi vertici militari in cui sarebbe coinvolto (si scoprirà poi che era tutta un’invenzione della donna) il generale della Folgore Franco Monticone, scomparso a Roma il 17 agosto 2022. Il 1993 è anche l’anno di un feroce scontro tra bande, dove per bande si intendono i nostri servizi segreti. In Sicilia, ad Alcamo, due carabinieri finiscono nei guai perché nella casa di uno dei due viene ritrovato un arsenale di dubbia provenienza e una misteriosa fotografia.

1993 è l’anno del “golpe” di Saxa Rubra, quando un gruppo di esaltati viene arrestato perché in procinto di attaccare – con un piano tanto folle da risultare di dubbia autenticità – la sede Rai. Ma il 1993 è anche l’anno di una delle operazioni di polizia simbolo della lotta alla criminalità. Un’operazione che ha pochi precedenti nella storia e che ha portato allo smantellamento di una delle holding criminali più importanti, pericolose e famose del secolo scorso: la Banda della Magliana. Nella notte tra il 16 e il 17 aprile 1993, infatti, in una Roma blindata scatta l’Operazione Colosseo.

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Il blitz di circa 500 poliziotti, guidati dal giudice istruttore Otello Lupacchini, sorprende nella notte e arresta circa 60 persone. Criminali di prima grandezza, gregari, pesci piccoli e medi. Nella rete finiscono in tanti, così come molti altri riusciranno a fuggire e saranno braccati negli anni a venire. A permettere il sacco, le dichiarazioni di un collaboratore di giustizia unico nel suo genere: Maurizio Abbatino, soprannominato “crispino” e reso famoso da Romanzo criminale con il soprannome de “Il freddo”. Uno dei capi storici della Banda che, arrestato in Venezuela e detenuto a Caracas, sentendosi abbandonato dai suoi sodali e a seguito del brutale omicidio del fratello minore, decide di scardinare dalle radici l’organizzazione che sin dalla fine degli anni Settanta aveva contribuito in modo determinante a organizzare. È grazie alle sue dichiarazioni che vengono ricostruiti fatti fino a quel momento scollegati tra loro, che vengono attribuite responsabilità, che è possibile delineare l’organigramma di un’organizzazione che definire “banda” è assolutamente riduttivo.

Non si può infatti capire cos’è stata la Banda della Magliana se non attraverso i casi sui quali aleggia la sua ombra nera. Crocevia degli Anni di piombo, la Banda – capeggiata da personaggi come Abbatino, Danilo Abbruciati, Marcello Colafigli, Franco Giuseppucci, Renato De Pedis e Antonio Mancini – è stata interlocutrice privilegiata (leggi anche “obbligata”) di mafia, camorra, ‘ndrangheta, servizi segreti più o meno deviati, eversione nera. È stata interlocutrice persino di alcuni settori del Vaticano e di altri della politica.

Il corpo del giornalista Mino (Carmine) Pecorelli ucciso il 20 marzo del 1979 a Roma (Ansa)

Il fascino che questa irripetibile stagione criminale ha esercitato sulle generazioni future è dovuto in massima parte al successo prima del libro, poi del film, infine, della serie tv Romanzo criminale, ma non può ridursi solamente a questo. Oltre l’orrore, oltre i morti ammazzati, le estorsioni, i fiumi di droga che hanno inondato Roma e l’Italia intera, a esercitare un fascino perverso è la storia di un gruppo di ragazzi germogliati dal nulla delle periferie abbandonate, piccoli delinquenti che – per furbizia, intuito, predisposizione – hanno capito che da soli non sarebbero andati da nessuna parte. E allora si sono uniti, hanno formato le prime “batterie” che, unendosi a loro volta, hanno dato vita alla Banda.

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‘Ndrangheta, scommesse e droga: maxi operazione nel Cosentino, 200 arresti. Ai domiciliari anche il sindaco di Rende

giovedì, Settembre 1st, 2022

Maxi operazione contro la ‘ndrangheta a Cosenza e provincia con oltre 200 misure cautelari. Carabinieri, agenti della Squadre Mobili delle questure di Cosenza e Catanzaro, e del Servizio centrale Operativo di Roma, i Finanzieri del Comando Provinciale di Cosenza, del Nucleo di Polizia Valutaria di Reggio Calabria, con il Gico del Comando Provinciale di Catanzaro e lo Scico di Roma, con il coordinamento della Direzione Distrettuale Antimafia di Catanzaro, hanno dato esecuzione all’ordinanza cautelare, emessa dal gip di Catanzaro, nei confronti di 202 indagati.

Le accuse, a vario titolo, sono associazione di tipo ‘ndranghetistico, associazione a delinquere finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti, aggravato dalle modalità e finalità mafiose, associazione a delinquere finalizzata a commettere delitti inerenti all’organizzazione illecita dell’attività di giochi – anche d’azzardo – e di scommesse, delitti di riciclaggio, autoriciclaggio e trasferimento fraudolento di beni e valori, e altri delitti, anche aggravati dalle modalità e finalità mafiose.

Anche il sindaco di Rende, l’avvocato Marcello Manna, è stato arrestato e posto ai domiciliari. Manna è anche il presidente dell’Anci (l’Associazione dei comuni italiani) della Calabria. Al momento non è stato possibile sapere quale sia il fatto contestato a Manna e se si riferisca alla sua attività di amministratore o di professionista. Con lui sono coinvolti l’assessore ai Lavori pubblici dello stesso comune, Pino Munno, e l’assessore alla manutenzione e al decoro urbano di Cosenza, Francesco De Cicco.

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Balocco, il dolore e l’orgoglio

martedì, Agosto 30th, 2022

Paolo Griseri

Tocca a Diletta, Dile, poco più di vent’anni e un vestito lungo nero che racconta il suo giovane dolore, prendersi sulle spalle la responsabilità di parlare a nome di tutti: della madre, Susy, affranta e sorretta dai due figli minori, della zia, Alessandra, stretta in un corpetto chiaro sul vestito scuro del lutto. Tocca a Diletta pronunciare la frase più paradossale di tutta la cerimonia, quasi uno scandalo al funerale di un padre nel pieno degli anni: «Caro papà, siamo stati fortunati».

Ci vuole molto coraggio per parlare di fortuna di fronte alla bara di Alberto Balocco, 56 anni, ucciso da un fulmine venerdì scorso durante una gita in bici sulle montagne della val di Susa. Il vescovo di Fossano, Piero Delbosco, fatica a spiegare alle migliaia di persone che riempiono i banchi della cattedrale «perché Dio permette questo». Perché si porta via in pochi minuti «un imprenditore profondamente inserito nella nostra comunità fossanese, che tutti apprezzavamo per la sua capacità imprenditoriale e per la sua modestia». Ma anche per la sua sincerità: «Qualche tempo fa mi aveva confidato le difficoltà che stava affrontando, come tutti gli imprenditori in questo periodo. Sempre però con una grande voglia di combattere. Anche nei momenti difficili manteneva la sua serenità».

Un funerale è sempre, al tempo stesso, una mappa di sentimenti e di gerarchie, uno slancio dell’anima e un’assunzione di impegni per il futuro. Un impasto di essere e dover essere. A maggior ragione quando il defunto è un imprenditore, il capo di un’azienda dalla quale dipendono i destini di un’intera comunità. Per questo il discorso di Diletta è molto di più del commosso saluta di una figlia di fronte al feretro del padre. È anche un’assunzione di responsabilità da parte della generazione del futuro: «Noi figli abbiamo avuto la fortuna di essere stati parte della tua splendida vita. Ci hai insegnato a stringere i denti davanti alle difficoltà. Se il nostro motore. Tutto questo è per noi indelebile. Resterà per sempre». Non è facile trattenere la commozione di fronte a una figlia che parla con questo entusiasmo del padre scomparso, mettendo al centro il rapporto con lui e non le tragiche circostanze della sua morte: «Ora sei il nostro mito. Ci hai insegnato che bisogna sempre uscire dalla confort zone. Tocca a tutti noi dimostrarti che lo abbiamo imparato».

Se è Diletta a prendere solennemente gli impegni per il futuro, è Alessandra, la sorella di Alberto, che si deve occupare della gestione dell’azienda oggi. È lei che i dipendenti in maglietta bianca con il logo aziendale circondano sul sagrato, alla fine della cerimonia, quasi a farle da scudo, a proteggerla. Donna di grande temperamento è lei a salutare e ringraziare centinaia di persone mentre la moglie e i tre figli di Alberto Balocco fendono la folla in silenzio per raggiungere il carro funebre. «E stata una morte improvvisa, ci ha lasciato tutti sconvolti. Ma bisogna saper reagire. Avete visto oggi che c’è già una nuova generazione pronta a raccogliere l’eredità morale di Alberto, proprio come lui ed io avevamo fatto con nostro padre Aldo». In poche e precise parole Alessandra traccia una linea di continuità chiara, ordinata, com’è nella tradizione degli imprenditori cuneesi. È, naturalmente, un’eredità di tipo morale, ma è su quella che potrà basarsi, in futuro, anche la scelta della successione. La linea di continuità ha da ieri i suoi capisaldi.

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