Archive for the ‘Cronaca’ Category

Francesco Zambon, il medico che accusò l’Oms: «Rinuncio a uno stipendio da 7.500 euro al mese»

sabato, Giugno 19th, 2021

di Andrea Pasqualetto

Francesco Zambon, il medico che accusò l'Oms: «Rinuncio a uno stipendio da 7.500 euro al mese»

Deluso, solo e disoccupato, il dottor Francesco Zambon se ne va: «Con un mutuo da pagare ho pensato di mettere in vendita la casa di Venezia e trasferirmi in un appartamentino di famiglia su in montagna».

Non che l’ex funzionario dell’Oms sia finito sul lastrico, sia chiaro, ma due conti in tasca se li è fatti pure lui e ha deciso che senza uno stipendio non poteva più permettersi la città lagunare dove ha lavorato per anni. Trevigiano di Vittorio Veneto, Zambon si era dimesso tre mesi fa dall’Oms denunciando le opacità del massimo organismo mondiale della sanità: la «mancanza di trasparenza e indipendenza», i «conflitti d’interesse», il «piano pandemico nazionale non aggiornato» e quel report, poi ritirato, in cui lui definiva «improvvisata» la risposta italiana all’emergenza Covid. Accuse messe nero su bianco prima davanti ai magistrati di Bergamo e poi fra le pagine di un libro scomodo, «Il pesce piccolo», nel quale ha rilanciato il suo sfogo.

Dottor Zambon, dimissioni pagate a caro prezzo.
«Già, lavoravo da 13 anni nell’Oms con contratto a tempo indeterminato. Prima cinque anni a Mosca, poi Venezia… Ho dovuto rinunciare anche al Tfr. Per regolamento interno quando ci si dimette dall’Organizzazione non si ha diritto al trattamento di fine rapporto».

Lei quindi non ha più entrate?
«È la ragione per cui sto cercando di vendere la casetta che avevo comprato in città. Potrei metterla anche in affitto ma il periodo è difficile. In ogni caso mi sono già spostato a Domegge, Cadore, in un piccolo appartamento di famiglia».

Ci può dire quanto guadagnava all’Oms?
«Il costo per l’azienda era di 220 mila dollari l’anno, lo stipendio circa 7.500 euro netti al mese. Il mio contratto fino alla pensione aveva un valore di quasi 4 milioni di dollari. Diciamolo: nessuno si dimette mai dall’Oms».

Un signor stipendio, non poteva fare le sue battaglie rimanendo nella struttura?
«L’ambiente di lavoro era diventato difficile, io ero sempre più emarginato. Non è stata comunque una scelta facile. Diciamo che in me ha prevalso la questione di principio: l’Oms aveva tradito la sua missione di indipendenza, di trasparenza, di organismo super partes che tutela la salute dei cittadini nel mondo. Il mio rapporto sulla pandemia era stato ritirato solo perché dava fastidio al governo italiano, non per ragioni di verità. Inaccettabile».

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Otto e Mezzo, Michela Murgia ossessionata dal rischio-dittatura? Alessandro Sallusti la zittisce con… AstraZeneca

venerdì, Giugno 18th, 2021

A Otto e Mezzo di Lilli Gruber, nella puntata in onda su La7 mercoledì 16 giugno, si parla della possibile proroga dello stato d’emergenza, che il governo sarebbe pronto a varare, pur nella contrarietà di Matteo Salvini. Tra gli ospiti della trasmissione il direttore di Libero, Alessandro Sallusti, e la scrittrice rossa Michela Murgia.
Sallusti spiega perché, in precedenza, criticava Giuseppe Conte per lo stato d’emergenza, affermando poi di essere favorevole alla proroga: “Criticavo Conte perché usava male lo stato d’emergenza: ricordiamo il decreto aprile uscito ad agosto, i banchi a rotelle. Aveva pieni poteri e li usava male – sottolinea il direttore -. Io sono convinto che in emergenza ci vuole uno stato d’emergenza. Ora la macchina sta dando sintomi di miglioramento, dunque perché limitarla? Lo stato d’emergenza serve sia a chiudere sia ad allargarle le maglie. Secondo me sbaglia Salvini ad essere contrario: agli italiani interessa che le cose funzionino, è una polemica elettorale”, rimarca.

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Minzolini fa a pezzi Marco Travaglio. Furfanti e moralisti, attacco al fulmicotone

giovedì, Giugno 17th, 2021

Lo aveva provocato per primo martedì Marco Travaglio sulla prima pagina del Fatto quotidiano, definendolo il peggiore successore di Indro Montanelli scelto per la direzione del Giornale, e scrivendo di Augusto Minzolini che era decaduto da senatore di Forza Italia per la legge Severino: un falso, perché l’aula di Palazzo Madama invece votò contro quella decadenza, che mai ci fu.

Minzo però al suo primo editoriale da direttore del Giornale il mattino successivo ha reso pan per focaccia, facendo a pezzi Travaglio. Con parole pesantissime: “da mesi fa a botte con la notizia che Giuseppe Conte non è più a Palazzo Chigi”. E una citazione (obiettivamente pesante) di una frase di Montanelli diretta a qualcun altro, ma in questo caso con evidente allusione a Travaglio (che sicuramente querelerà): “Conosco molti furfanti che non fanno i moralisti, ma non conosco nessun moralista che non sia un furfante”.

Sono pugni da ring, e se questo è l’esordio dalle colonne del Giornale, possiamo immaginare che non tarderà un gancio sinistro di risposta da quelle del Fatto quotidiano. La guerra appare appena iniziata…

IL TEMPO

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Marò, una battaglia di controinformazione. E oggi godiamo più di tutti

mercoledì, Giugno 16th, 2021

Gian Marco Chiocci*

Il Tempo, il nostro Tempo, è galantuomo. Dopo anni di battaglie combattute in beata solitudine oggi questo giornale gode più di chiunque altro alla notizia dell’archiviazione tombale sul caso dei due marò. Versando un obolo da un milione di euro per risarcire le famiglie dei pescatori indiani morti sparati in acque infestate di pirati, con 9 anni di ritardo una certa Italia senza vergogna canta vittoria nel tentativo di cancellare una delle pagine più buie e imbarazzanti della sua storia diplomatica.

Ben tre governi verranno ricordati per essere finiti in ostaggio di uno Stato straniero che già deteneva illegalmente i fucilieri di Marina di scorta alla nave Enrica Lexie. Due leoni del battaglione San Marco, Massimiliano La Torre e Salvatore Girone, finiti nel posto sbagliato al momento sbagliato, accusati prima ingiustamente (come emerso dalle indagini) e poi abbandonati al loro incerto destino, difronte al mondo hanno tirato fuori le palle a differenza dei nostri politici, dei nostri ambasciatori, della nostra stampa specializzata nel picchiare sempre e a prescindere sulle divise.

Soli e dimenticati per giorni, mesi, anni, i marinai hanno patito senza fiatare le lunghe carcerazioni, le umiliazioni indicibili, trattati come pacchi di Amazon su e giù fra l’India e l’Italia perché vittime delle ritorsioni commerciali Indiane e dei distinguo burocratici nostrani: per quasi dieci anni hanno stretto i denti e mostrato il meglio di un’Italia che non li meritava. Ed è per questo che Il Tempo, sin dal 2014, si è intestato una battaglia di verità e di controinformazione ai pregiudizi, agli stereotipi, al pensiero unico col paraocchi.

Il gesto più eclatante di questa campagna pro-marò avvenne a gennaio, allorché dalle finestre di palazzo Wedekind in piazza Colonna, proprio dirimpetto Palazzo Chigi, srotolammo uno striscione gigantesco (“Riportiamo a casa i marò”) che rimase appeso a mo’ di sberleffo fino al ritorno di Massimiliano e Salvatore. Con associazioni di militari e cittadini semplici organizzammo manifestazioni e sit in, raccogliemmo firme, intervistammo esperti, tecnici, periti, consulenti, diplomatici, politici, esperti di diritto internazionale, docenti universitari, artisti e intellettuali, tentammo addirittura un blitz al festival di Sanremo con Fabio Fazio indispettito dal fuoriprogramma di quelle signore, Paola e Vania, piombate a sorpresa in sala stampa coi foulard dei mariti marò zuppi di lacrime.

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Rapina al portavalori in autostrada: Modena, inferno in A1

martedì, Giugno 15th, 2021

San Cesario (Modena), 15 giugno 2021 – Terrore in A1. Tre forti esplosioni, con l’Autostrada del Sole (foto) chiusa in entrambe le corsie. E’ questa la situazione che si presenta dalle 20 di ieri sera, lunedì 14 giugno 2021, sulla A1, nel territorio compreso tra Modena e San Cesario sul Panaro. All’origine di tutto l’assalto a un portavalori (video) messo in atto da diversi uomini armati.

AGGIORNAMENTO / Assalto portavalori a Modena: caccia a nove banditi

Il testimone Assalto portavalori. “Banditi davanti a me col mitra”. Il racconto: pregavo di non morire

Modena, rapina a un portavalori (nel riquadro) sulla A1: un mezzo in fiamme

Al termine della violenta operazione la scena è quasi apocalittica: vari mezzi fermi, e alcuni in fiamme, tra il cavalcavia di Piumazzo di Castelfranco Emilia, in via Muzzacorona, e il cavalcavia di San Gaetano, in territorio di San Cesario sul Panaro. Da tutte e due le parti anche bilici che ostruiscono le carreggiate. Sul posto è imponente lo spiegamento delle forze dell’ordine. L’autostrada A1 è completamente bloccata (video) in entrambe le direzioni. Il traffico è deviato lungo la via Emilia. Verrà riaperta nella notte poco dopo le 3,30.

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I rapinatori hanno dato fuoco ad alcune auto dopo aver minacciato con pistola gli automobilisti facendoli scendere, forse usando anche chiodi per frenare i veicoli. Hanno anche costretto due camionisti a intraversare i mezzi (video), un diversivo per intercettare un blindato portavalori.

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Strage di Ardea, allarme malati psichici. “Intervenire è difficile”

martedì, Giugno 15th, 2021

di RITA BARTOLOMEI

Andrea Pignani, 34 anni, si è tolto la vita dopo la strage. Sui social usava il nome Hyde
Andrea Pignani, 34 anni, si è tolto la vita dopo la strage. Sui social usava il nome Hyde

Il killer suicida di Ardea era un fantasma (armato però). Anche per i servizi di salute mentale. Che l’hanno incrociato fugacemente. Solo “una consulenza psichiatrica”, neanche un Tso. Un passaggio in ospedale dopo le minacce alla mamma. Che confidava ai vicini: “Il mio ragazzo è sempre solo. Non si cura neppure”. Ecco il rebus, come si fa ad aiutare chi rifiuta di essere aiutato? Possibile che si debba arrivare sempre dopo? Che ogni volta si debba “andare ai funerali”, per dirla con Paolo Crepet?

Massimo Di Giannantonio, presidente della Società italiana di psichiatria, si infiamma: “Dobbiamo farci la domanda opposta: i servizi assistono 978mila pazienti, quelli gravi sono 245mila. Allora, quanti omicidi ogni giorno previene e impedisce questo sistema?”. Ma perché Andrea Pignani non è stato intercettato prima che potesse fare del male? “La risposta formale – risponde Di Giannantonio – è che il numero dei professionisti in capo ai servizi non è assolutamente adeguato. Poi il lockdown ha provocato un allentamento delle attività sul territorio. Ma, nella sostanza, la verità è che non siamo in grado di dare una risposta a tutti i problemi di chi ha la mente disturbata. Quante volte la magistratura e le forze dell’ordine sottovalutano gli allarmi di una persona che poi finirà uccisa dal proprio ex?”.

“La tragedia di Ardea non è responsabilità della legge voluta dallo psichiatra Franco Basaglia, ma di chi quella legge non l’ha applicata o, se l’ha applicata, l’ha fatto per un breve periodo”, è il pensiero di Rosy Bindi, ex ministro della Salute. E allora torniamo a quel corto circuito, la libertà di rifiutare le cure. Ma chi dovrebbe fare da sentinella? I medici di famiglia, ad esempio, dovrebbero avere la capacità di intercettare il pericolo? “Attenzione – è il ragionamento del presidente Sip –. Se i familiari, gli operatori dei servizi psichiatrici o della forza pubblica hanno testimonianza o prova che il paziente soffra di una patologia grave, il sistema sanitario nazionale ha due modi per intervenire. Si parte dall’Aso, l’accertamento sanitario obbligatorio”. Però chi sta male può protestare, non ho niente, non voglio niente… “Ma se ci sono i segnali, deve essere comunque sottoposto a una visita specialistica, anche contro la propria volontà – chiarisce Di Giannantonio –. Se poi viene riconosciuto bisognoso di un intervento terapeutico, il sistema sanitario interviene con il Tso, il trattamento sanitario obbligatorio”.

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Editoria, Augusto Minzolini è il nuovo direttore de Il Giornale

martedì, Giugno 15th, 2021

Augusto Minzolini è il nuovo direttore de il Giornale. Il giornalista romano, 62 anni, prende il posto di Alessandro Sallusti dopo l’interim affidato a Livio Caputo.

“Buon lavoro ad Augusto Minzolini, nuovo direttore del Giornale. Acuto cronista politico, professionista preparato, caro amico. A lui i miei migliori auguri per questa nuova ed entusiasmante avventura”, scrive in un tweet Renato Brunetta, ministro per la Pubblica amministrazione. “Lo abbiamo conosciuto per anni come grande retroscenista e come acuto osservatore del mondo politico, adesso per lui una nuova importante sfida. Congratulazioni e un sincero in bocca al lupo” twitta Roberto Occhiuto, capogruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati.

IL TEMPO

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Sparatoria Ardea: il killer girava armato e faceva paura. Ma nessuno lo ha mai fermato

lunedì, Giugno 14th, 2021

di ALESSANDRO FARRUGGIA, INVIATO AD ARDEA

Era una strage evitabile. Perché a compierla in una domenica afosa nella sonnacchiosa comunità di Colle Romito, quasi quaranta chilometri a sud di Roma, vicino ad Ardea, nella provincia romana che guarda a Latina, è stata il 35enne Andrea Pignani: una persona instabile, irascibile, litigiosa, forse malata di mente, che aveva un precedente per minacce nei confronti della madre, Rita Rossetti, e che nonostante questo aveva accesso a una pistola. Una Beretta 7.65. E infatti l’ha usata per ammazzare tre persone, tra le quali due bambini, e poi togliersi la vita. “A me per un po’ di droga mi tengono ai domiciliari – ha urlato Domenico Fusinato, padre dei due bambini uccisi – e questo con la pistola nessuno lo controllava, e guardate cosa ha fatto”.

FOTO /  I soccorsi e l’arrivo delle forze speciali

Ingegnere informatico da tempo senza lavoro, Pignani vedeva montare dentro di sé giorno dopo giorno un oscuro malessere che divampava all’improvviso per poi tonare a nascondersi. “È una disgrazia, una disgrazia. Andrea era disoccupato da tempo – ha ricostruito la madre, Rita – era solo, isolato. Non aveva amici, non usciva mai, stava sempre nella sua stanza e non si curava. Quanto alla pistola era l’arma di mio marito, che era guardia giurata e che è scomparso nel novembre 2020, un anno dopo il nostro trasferimento qui. Quella pistola non l’abbiamo riconsegnata perché non sapevamo più dove fosse”.

Andrea invece lo sapeva dove era, l’ha trovata e l’ha mostrata in giro alcune volte ai vicini, durante le frequenti liti, per intimidirli. Così almeno sostiene Romano Catino, il presidente del consorzio che si estende per 170 ettari.

“Quella famiglia – afferma Catini – è arrivata nell’ottobre 2019 e ha subito creato problemi. Ogni tanto Andrea Pignani litigava con i vicini, con pretesti futili. E pure con la madre pare i rapporti fossero difficili. Andava facilmente fuori di testa e spesso mi dicono che mostrava la pistola. Alcune volte ha anche esploso dei colpi in aria. Pensavamo fosse una scacciacani, fossero colpi a salve, e invece purtroppo era una pistola vera. La nostra vigilanza era stata allertata più volte, abbiamo un mucchio di segnalazioni dei vicini ed erano stati messi sull’avviso, con segnalazioni verbali, anche i carabinieri, che avranno fatto le loro verifiche. Io però mi chiedo perché quella persona aveva accesso ad una pistola”.

Probabilmente perché formalmente non lo aveva e la pistola del padre era ufficialmente persa, ancorché non riconsegnata dopo il decesso. “Pignani – conferma il sindaco di Ardea, Mario Savarese – era una persona instabile, che aveva comportamenti ostili verso la comunità. Ma nessuno ha intuito che il suo disagio poteva portare a questo”. I vicini raccontano che quando qualcuno si lamentava perché Argo, il cane di razza beagle della famiglia Pignani, abbaiava troppo a qualcuno che passava vicino al muro di cinta lui usciva, portando con sé la pistola, e inveiva profferendo minacce. Anche per questo tutti lo evitavano e ancora oggi, da morto, ne parlano quasi con timore.

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Sparatoria ad Ardea, morto un anziano e i due fratellini feriti. Le urla dei genitori

domenica, Giugno 13th, 2021

di Rinaldo Frignani

Sparatoria ad Ardea, morto un anziano e i  due fratellini feriti. Le urla dei genitori

(la foto della scena della sparatoria gentilmente concessa da Etruria News)

Dramma domenica mattina ad Ardea, vicino Roma, a Colle Romito, un comprensorio di belle villette con giardino.

Una persona anziana è stata uccisa a colpi di pistola dopo che un uomo ha aperto il fuoco in via degli Astri. Sono morti anche i due bambini rimasti feriti nella sparatoria, i fratellini Daniel, di 10 anni, e David, 5. Il responsabile del gesto è un 34enne italiano, con gravissimi problemi psichici. È ritenuto dalle forze dell’ordine molto pericoloso.

Sul posto poco prima di mezzogiorno sono accorse numerose pattuglie dei carabinieri impegnate in una vasta battuta in tutta la zona. L’uomo è stato rintracciato all’interno di un appartamento, dove si è barricato.

In azione le teste di cuoio dei carabinieri. Tutta la zona è stata isolata, due elicotteri sono fermi in un campo. Urla di disperazione si levano tutto intorno, quelle dei genitori dei ragazzi. Non si conoscono al momento le generalità dell’aggressore. L’anziano invece non era il nonno dei piccoli, che giocavano tranquillamente nel parco. Tutti erano vicini di casa.

Ignoti i motivi del folle gesto. «Chi potrebbe aver sparato è stato già identificato, sembra sia una persona instabile che già aveva manifestato comportamenti ostili», ha detto Mario Savarese, i sindaco di Ardea, all’agenzia Agi. «Si pensa che il tutto sia accaduto per futili motivi. Ma ancora non sappiamo nulla di preciso».

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Risate e gesto delle manette. Ciro Grilo, la madre e gli amici videoregistrati in caserma

sabato, Giugno 12th, 2021

GIACOMO GALEAZZI

Risate e gesto delle manette. Ciro Grilo, la madre e gli amici videoregistrati in caserma

ROMA.1° settembre 2019, oltre un mese dopo la denuncia per il presunto stupro, Ciro Grillo e i suoi tre amici vengono convocati nella caserma di Quarto a Genova per il sequestro dei telefoni cellulari. I quattro vengono fatti accomodare in una saletta dove sono piazzate alcune microspie che captano i loro discorsi. Poche frasi dalle quali trasparirebbe la preoccupazione sui video girati e le foto scattate quella notte e su quanto scritto nelle chat con gli amici. E un sospetto pronunciato da uno dei 4: «Ho paura che quella ci ha denunciato». La scena ricorda quella di Alessandro Albertoni e Luca Vanneschi, i due aretini condannati per tentata violenza di gruppo dopo la morte della studentessa genovese Martina Rossi. Anche loro vennero intercettati in una saletta della polizia giudiziaria di Genova, mentre aspettavano di essere interrogati.  Dunque, Ciro Grillo e gli amici: le risate e il gesto delle manette mimato in caserma: «Taci». «Parliamo d’altro». Intercettato in sala d’attesa dai carabinieri. Ciro Grillo avverte: «In questi giorni non dobbiamo né vederci né frequentarci anche se non abbiamo nulla da nascondere». La madre: «Sei uno stupido».

Risate e gesto delle manette. Ciro Grilo, la madre e gli amici videoregistrati in caserma

In sala d’attesa La madre gli raccomanda di non agitarsi. Edoardo Capitta risponde:«Sono agitato perché non so come andrà a finire». La scena è videoregistrata, il ragazzo è Edoardo Capitta. Nelle trascrizioni dei carabinieri viene annotato «Edoardo dice alla madre che lui non è normale e non sa come il suo fisico potrebbe reagire a una cosa del genere». La telecamera lo riprende mentre lo spiega: «È chiaro che se mi faccio un mese di galera poi esco incazzato come una bestia». I carabinieri annotano il seguente passaggio: «Quando dalla finestra della sala d’attesa la madre ed Edo vedono che sono giunti in caserma anche Ciro Grillo e Francesco Corsiglia, Edo li saluta facendo il gesto delle manette e la madre gli dice di non fare lo stupido e di non ridere». Lui risponde «sappiamo com’è andata». E la donna: «Comunque non fare lo stupido».

Risate e gesto delle manette. Ciro Grilo, la madre e gli amici videoregistrati in caserma

Prima convocazione

Dalle intercettazioni ambientali riportate oggi dal Corriere della Sera affiorano dettagli sul caso Grillo. Ciro Grillo (il figlio del garante del Movimento 5 Stelle) e i suoi amici Edoardo Capitta, Francesco Corsiglia e Vittorio Lauria sono sotto accusa per la presunta violenza sessuale di gruppo nella casa di vacanza in Sardegna.

E quel primo settembre è per tutti la data della prima convocazione in caserma dopo il sequestro dei telefonini, il 29 di agosto. Dai carabinieri arrivano alla spicciolata, accompagnati chi dalla madre chi da uno zio. Quando Ciro entra nella sala d’attesa dice agli altri che «in questi giorni non dobbiamo né vederci né frequentarci anche se non abbiamo nulla da nascondere». A quel punto «la madre suggerisce di parlare di altro», dice il documento che riassume l’intercettazione, «per esempio dell’università». L’uomo che ha accompagnato Corsiglia, suo zio, comincia invece «a parlare della partita del Genoa mentre Ciro dice che andrà a nuotare e poi parlano di libri», sintetizzano i carabinieri.
Fascicolo
Le conversazioni in caserma adesso sono fra le fonti di prova allegate al fascicolo che la procura di Tempio Pausania ha mandato in tribunale chiedendo il rinvio a giudizio. Quindi il 25 giugno, giorno dell’udienza preliminare, il giudice Caterina Interlandi valuterà fra le altre cose anche il peso di quei dialoghi, compreso il fatto del «parlare d’altro» suggerito dagli adulti. Perché la videoregistrazione di quei minuti lascia intendere che la prudenza nel parlare sia legata al timore di essere registrati e magari dire cose che — vere o no, seriamente o per scherzo — potrebbero risultare accusatorie. Dopo quel «parliamo d’altro» Ciro ritorna alla carica chiacchierando con gli amici e la madre Parvin Tadjik gli dice: «Sei veramente uno stupido, stai zitto».

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