Archive for the ‘Tecnologia’ Category

“Ciao, mamma va nello spazio”. Samantha Cristoforetti ritorna in orbita, partita la missione della Crew-4

giovedì, Aprile 28th, 2022

Antonio Lo Campo

Samantha Cristoforetti è in orbita dalle 10 e 01, ora italiana. Un’orbita iniziale, che dovrà essere aggiustata ancora prima di andare all’inseguimento definitivo verso la Stazione Spaziale Internazionale. Un lampo di luce nella notte della Florida, e il razzo Falcon 9 si è sollevato dalla piattaforma 39 A dello spazioporto di Cape Canaveral. Ed è schizzato verso il cielo che da nero è diventato ancora più nero, in orbita attorno alla Terra a quasi 400 chilometri d’altezza. Obiettivo, la Stazione Spaziale Internazionale, che verrà raggiunta e attraccata questa notte, alle 2,45 ora italiana. È iniziata così la seconda missione spaziale di Samantha Cristoforetti, astronauta italiana dell’ESA europea. Tutto si è svolto regolarmente, dall’inizio del conto alla rovescia, sino al riempimento delle centinaia di litri di combustibile liquido, che viene rifornito nelle ultime ore prima del lancio (a differenza di ciò che avveniva in passato) quando gli astronauti sono già all’interno della capsula, in cima al razzo.

Cambio di equipaggi La navicella Crew Dragon di nome “Freedom” è stata lanciata dal “Pad” 39 A, storico e leggendario poiché da qui, a un passo dalle coste dell’Atlantico, presero il via le missioni lunari Apollo con il gigantesco Saturn V, la stazione Skylab e circa la metà delle missioni Shuttle.

Il Falcon 9, il razzo di Elon Musk che garantisce ormai da due anni il servizio spola Terra-Spazio con astronauti, e da un decennio invia le capsule cargo alla Stazione, ha lanciato una navicella con equipaggio per la sesta volta. Ha inviato sinora in orbita 4 equipaggi di astronauti di professione per missioni Nasa e di partner internazionali della Stazione Spaziale, compreso quello di stamani, e due equipaggi di astronauti “privati”, cioè non di professione, l’ultimo dei quali è ammarato lunedì a conclusione della missione Axiom-1. Proprio i continui ritardi (soprattutto per cause meteorologiche nella zona d’ammaraggio) della capsula Crew Dragon di Axiom-1 ha fatto di conseguenza ritardare di otto giorni il lancio della missione Minerva di Samantha e dei suoi tre compagni di missione Crew 4: Kjell Lindgren, Bob Hines e Jessica Watkins. La Cristoforetti, 45 anni compiuti proprio ieri, nata a Malé, in Trentino, ex pilota e ufficiale dell’Aeronautica Militare, è in orbita con il ruolo di ingegnere di bordo. Il rientro di lunedì dei 4 astronauti, uno di professione e 3 imprenditori addestrati e idonei al volo spaziale, anticipava di sole 39 ore il lancio di AstroSamantha e dei suoi 3 compagni di missione. E una volta raggiunta la Stazione, l’equipaggio di Crew 4 sostituirà quelli della Crew 3, partiti lo scorso novembre . Sono gli astronauti Raja Chari, Thomas Marshburn and Kayla Barron della NASA e il tedesco dell’Esa Matthias Maurer, che rientreranno sulla Terra tra 5 giorni.

Rating 3.00 out of 5

La navicella SpaceX pronta al lancio nello spazio, a bordo c’è Samantha Cristoforetti

mercoledì, Aprile 27th, 2022
La partenza della missione Crew-4 della Nasa è prevista per le 9:52 ora italiana

LaPresse/Ap / CorriereTv

Un nuovo volo della società di Elon Musk è pronto a partire, questa volta in una missione della Nasa verso la Stazione Spaziale Internazionale. Sono saliti a bordo della capsula spaziale Dragon su un razzo Falcon 9, in vista del lancio, i tre astronauti della NASA Kjell Lindgren, Jessica Watson e Robert Hines più l’astronauta dell’Agenzia spaziale europea, l’italiana Samantha Cristoforetti. Il lancio da Cape Canaveral, in Florida, è previsto per le 9:52 (ora italiana), con l’attracco della Dragon Capsule con la Stazione Spaziale Internazionale 16 ore dopo.

Rating 3.00 out of 5

La Nasa ha trovato 5.000 esopianeti, simili alla Terra e fuori dal sistema solare: «Può svilupparsi la vita»

mercoledì, Marzo 23rd, 2022

di Massimo Sideri

La Nasa ha appena certificato l’esistenza dell’esopianeta numero 5mila. La ricerca di una Earth 2.0 è il Sacro Graal dell’astrofisica. Anche per rispondere alla fondamentale domanda: «Siamo soli nell’universo?»

desc img

Immaginate dei pianeti che orbitano intorno al proprio sole. Pianeti potenzialmente abitabili, ma fuori dal sistema solare. E che come la Terra traggono dalla propria stella energia e luce. Ora smettete di immaginare perché questi pianeti esistono: si chiamano «esopianeti» o pianeti extrasolari. E non sono pochi. L’agenzia spaziale americana, la Nasa, ha appena certificato l’esistenza dell’esopianeta numero 5 mila. È solo un numero, si potrebbe pensare. Nulla di diverso dal 4.999 o dal 5.001. Ma in realtà è un numero che conta molto perché, fino a pochi anni fa, pensavamo di essere gli unici ad avere un sistema solare con una Terra e pochi altri pianeti che ne fanno parte (sempre lo stesso errore).

desc img

Il primo esopianeta è stato avvistato solo negli anni Novanta. «Non è solo un numero — ha detto Jessie Christiansen, scienziata responsabile per l’archivio e la ricerca degli esopianeti con la Nasa per il Science Institute del Caltech in Pasadena — ognuno di questi è un nuovo mondo, un nuovo pianeta. Sono entusiasta di ognuno di essi perché non ne sappiamo nulla». Nell’ultimo grappolo che ha permesso di raggiungere la soglia dei 5.000 ne abbiamo scoperti oltre 60, tutti insieme. Più dell’uno per cento del totale. Dunque la domanda è: cosa è cambiato dagli anni Novanta?

Rating 3.00 out of 5

Facebook addio, Zuckerberg cambia nome in Meta per allontanare i guai

venerdì, Ottobre 29th, 2021

di Massimo Gaggi

Per il fondatore del social network la pressione è diventata asfissiante dopo la denuncia dell’ultima whistleblower: gli effetti di Haugen sono stati molto più pesanti degli scandali passati

desc img

NEW YORK — Contestata da quando, 5 anni fa, emerse che sapeva di essere stata usata per interferire nelle elezioni presidenziali del 2016, universalmente condannata 3 anni fa per lo scandalo di Cambridge Analytica, Facebook vive ormai in uno stato d’assedio permanente mentre il Congresso prepara leggi per regolamentare le imprese della Silicon Valley a partire dalle reti sociali. Per Mark Zuckerberg la pressione è diventata asfissiante con la denuncia dell’ultima whistleblower, Frances Haugen. Un caso diverso dai precedenti: stavolta a raccontare le scelte aziendali dannose per la società e per la democrazia viste dall’interno di Facebook non è una ex dipendente di basso livello ma un personaggio di spessore cresciuto in Google, Yelp e Pinterest prima di diventare product manager del dipartimento integrità civica di Facebook.

Quando Frances è andata via e ha lanciato le sue accuse, gli effetti per Facebook sono stati assai più pesanti rispetto ai casi del passato per due motivi. Innanzitutto la Haugen si è portata via migliaia di documenti, resi pubblici e consegnati alla Sec, il «poliziotto» della Borsa Usa, dai quali emerge che l’azienda sapeva dei danni provocati dalle sue piattaforme: da quelli arrecati ai giovani utenti di Instagram alla diffusione di odio attraverso Facebook in Paesi, dalla Birmania all’India, sconvolti da conflitti etnici, tribali o a sfondo religioso. Il gruppo li aveva studiati ma non era corso ai ripari per non danneggiare i suoi business e aveva mantenuto segreti i risultati delle sue indagini: pessimo per il rapporto di fiducia con gli utenti e rischioso sul piano legale. Sec e Ftc (altro ente regolatore del mercato) potrebbero accusarlo di aver nascosto informazioni rilevanti per gli azionisti.

Poi, spalleggiata da un miliardario, il cofondatore di eBay Pierre Omidyar, da Lawrence Lessig, celebre attivista e giurista della rivoluzione digitale e da un ex addetto stampa della Casa Bianca di Obama, Bill Burton, la Haugen ha messo in piedi una massiccia campagna di rivelazioni che il New York Times ha paragonato allo sbarco in Normandia: interviste televisive, audizioni davanti al Congresso Usa e al parlamento britannico e, addirittura, la creazione di un consorzio di testate giornalistiche che stanno estraendo dai Facebook Files centinaia di articoli servizi televisivi. Facebook oggi affronta due emergenze: un danno reputazionale molto evidente e conseguenze aziendali più difficili da quantificare perché legate a diverse variabili, dalle reazioni dei mercati alla reale capacità d’intervento della politica.

Sulla reputazione Zuckerberg si muove col cambio di nome e passando da una strategia difensiva (le scuse sussurrate ogni volta che a Facebook venivano contestati danni provocati alla comunità) a una offensiva: niente più scuse ma accuse ai media («uno sforzo coordinato per dare un’immagine falsa della società» usando documenti trafugati) e alla politica. Dopo aver osteggiato per anni ogni tentativo di regolamentare il digitale, ora Facebook conduce una campagna pubblicitaria sui media per chiedere regole e quando il Congresso la accusa di fare danni, replica: «Fate il vostro lavoro di legislatori anziché chiedere a noi di sopperire alla vostra incapacità».

Rating 3.00 out of 5

Nuovo Digitale terrestre, dal 20 ottobre Rai e Mediaset «spengono» alcuni canali: come sapere se continueremo a riceverli

mercoledì, Ottobre 13th, 2021

di Alessio Lana

Dal 20 ottobre molti canali del digitale terrestre passeranno all’Hd e non saranno più visibili da chi ha un vecchio televisore. E questa è solo una tappa intermedia nel cammino del nuovo digitale terrestre. Più avanti, nel 2023, ci sarà un altro cambiamento. Ma andiamo con ordine: vediamo come scoprire se siamo pronti e, in caso contrario, ci sono i bonus per nuovi Tv e decoder.

Partiamo dalla prima tappa, quella dell’Hd.

Dal 20 ottobre nove canali tematici Rai e sei di Mediaset verranno offerti solo in alta definizione (Hd appunto) e per riceverli occorrerà un televisore o un decoder compatibile. Per la Tv di Stato si parla di Rai 4, Rai 5, Rai Movie, Rai Yoyo, Rai Sport + HD, Rai Storia, Rai Gulp, Rai Premium e Rai Scuola. Per Mediaset invece di TgCom24, Mediaset Italia 2, Boing Plus, Radio 105, R101 TV e Virgin Radio TV.

Per sapere se il televisore o il decoder sono compatibili con l’Hd basta sintonizzarsi su un qualsiasi canale in alta definizione: 501 per Raiuno Hd, 505 per Canale 5 Hd, 507 per La7 Hd. Se ne riceviamo anche uno nessun problema, siamo a posto. Quasi tutti i televisori attualmente nelle nostre case sono già «a prova di futuro»: l’Hd infatti è compatibile con i modelli venduti fin dal 2010. Basterà solo risintonizzarli dopo il 20 ottobre.

Lo spegnimento dei canali tematici è legato a una modifica nella codifica, ovvero da Mpeg-2 a Mpeg-4.

Ma questo, dicevamo, è solo il primo passaggio tecnologico. Con il secondo, e più importante, si passerà dal sistema Dvb-T al Dvb-T2, ovvero al nuovo digitale terrestre, e tutti i vecchi canali saranno «spenti» a favore dei nuovi. Un televisore compatibile con l’Hd quindi non è detto che lo sia anche con quest’ultimo. Anche qui alcuni di noi avranno bisogno di adeguare il televisore o il decoder ma c’è tempo: sarà concluso solo nel gennaio 2023.

Per sapere se si è pronti ci sono due canali di test, il 100 per la Rai e il 200 per Mediaset. Se leggiamo la scritta «Test HEVC Main10» il Tv è compatibile anche con il nuovo digitale terrestre e non c’è bisogno di cambiarlo. L’importante, nell’eseguire il test, è che si vedano correttamente Raiuno sul canale 1 e/o Canale 5 sul quinto canale. Se infatti non riceviamo correttamente i canali tradizionali non vedremo neanche quelli di test. In questo caso meglio risintonizzare il Tv ed eseguire di nuovo il controllo.

In caso non si abbia un Tv o un decoder compatibile, il Mise ha messo a disposizione due bonus cumulabili tra loro.

Rating 3.00 out of 5

Ogni ora di Facebook down costa a Zuckerberg 13 milioni di dollari

martedì, Ottobre 5th, 2021

Giuliano Balestreri

Facebook, Instagram e Whatsapp ko, contemporaneamente e per diverse ore. Non era mai successo, eppure i down – le interruzioni di servizio – della tecnologia non sono certo rari. Piuttosto è singolare che all’improvviso sia scomparse dalla rete così tante app della prima grande società di social media al mondo. L’ultima volta era successo nel 2019, quando Facebook rimase oscurato per 24 ore. Allora era stato un errore tecnico, oggi il problema è ancora senza spiegazione. Due fonti interne della società – citate dal New York Times – negano si sia trattato di un attacco hacker perché le app girano su server diversi; più probabile, quindi, che il problema sia legato a un’errata configurazione del server che non avrebbe consentito agli utenti di collegarsi ai siti. Solo che quando si verifica un incidente del genere, le società tornano in automatico alla configurazione precedente; questa volta – invece – i problemi di Facebook sembrano essere così complessi da richiedere alcuni aggiornamenti manuali.

Molto probabilmente derivava invece da un’errata configurazione dei computer server di Facebook, che non consentivano alle persone di connettersi ai suoi siti come Instagram e WhatsApp. Quando si verificano tali errori, le aziende spesso tornano alla configurazione precedente, ma i problemi di Facebook sembravano essere più complessi e richiedere alcuni aggiornamenti manuali.

Abbastanza perché i fatti avessero una ripercussione su scala globale. In tanti si sono sentiti “fuori dal mondo”: senza la possibilità di comunicare come hanno imparato a fare negli ultimi anni. Ma il danno non è stato solo “sociale”: c’è stato anche un vero e proprio costo economico. Se Wall Street ha punito il titolo con un -4,89% che è costato alla società oltre 16 miliardi di capitalizzazione e che ha fatto perdere al fondatore Marck Zuckerberg circa 6 miliardi di dollari, c’è anche un conto un conto che la società pagherà nei confronti dei propri clienti.

Nell’ultimo trimestre la società ha registrato ricavi per circa 322 milioni al giorno; circa 13 milioni di dollari l’ora.

Rating 3.00 out of 5

Auto elettriche, la vera svolta solo con le batterie a stato solido

lunedì, Agosto 23rd, 2021

di Nicola Desiderio

Tecnologia. Lo sviluppo delle e-car è legata allo sviluppo di celle più dense, stabili e ricaricabili più velocemente delle attuali Li-Ion. I grandi gruppi (da Toyota a Vw, da Mercedes a Ford) stanno lavorando con i principali produttori mondiali di accumulatori

Per permettere all’automobile di fare un salto vero verso l’elettrico, al di la dei paletti della Ue, è necessario che il salto sia compiuto dal suo componente principale: la batteria. In attesa che questo avvenga, i miglioramenti sono continui intorno alla tecnologia degli ioni di litio.

Gli obiettivi sono gli stessi per tutti gli attori in gioco: migliorare il rapporto tra energia, potenza, peso, volume e costo. Si lavora incessantemente su chimica, materiali, struttura e metodi di fabbricazione non solo per migliorare costi e prestazioni, ma anche per ottimizzare il recupero e il riciclo delle batterie e dei suoi preziosi componenti chimici guardando all’obiettivo della neutralità di CO2.

Una quadratura “circolare” difficile, ma assolutamente necessaria all’intera industria che su questo paradigma deve costruire un nuovo modello di business. La tecnologia più promettente è quella dello stato solido che promette più densità di energia, stabilità e velocità nella ricarica. Toyota sembra essere in anticipo e starebbe puntando sulla chimica degli ioni floruro, già nota alla Nasa e che permette di raggiungere una densità teorica 7-10 volte maggiore rispetto ai livelli attuali. Alle batteria allo stato solido lavora anche Volkswagen insieme a QuantumScape promettendo per il 2025 una densità superiore di 2,5 volte. Puntano allo stato solido anche Mercedes, che partirà dai bus eCitaro già nel 2022, e la Nio che sulla sua ET7 metterà a disposizione una batteria da 150 kWh. Sullo stato solido convergono Bmw e Ford, che stanno investendo su Solid Power, sul solfuro di litio e sulla possibilità di assemblare le nuove celle sulle stesse linee oggi utilizzate per le celle “liquide” con un risparmio sui costi di produzione del 40%. Secondo Tesla, lo stato solido rappresenta una falsa speranza e punta sulle nuove celle cilindriche 4680 (46 mm di diametro 80 di altezza) che hanno una densità di energia migliorata del 16% con costi inferiori del 14per cento .

Per ottimizzare forma e peso della batteria si guarda a celle di dimensioni sempre più grandi. Ci stano lavorando Byd, Catl e Lg Chem che, insieme a General Motors, ha realizzato batterie nelle quali le celle possono essere alloggiate in orizzontale o verticale e disposte su due piani, in più hanno il sistema di gestione wireless che riduce l’ingombro del 15%. In generale, si assiste ad un cambio di paradigma strategico.

Rating 3.00 out of 5

Amazon, Reddit, Twitch e i siti dei giornali down in tutto il mondo

martedì, Giugno 8th, 2021

Un down globale ha colpito siti internet di tutto il mondo nella mattina di oggi, 8 giugno. I siti dei più importanti giornali del mondo sono improvvisamente andati fuori uso. Appena prima di mezzogiorno, sono risultati down NyTimes, Guardian, Bbc. Ma anche El Mundo, Financial Times, The Verge, Le Monde. In Italia down il Corriere della Sera e La Gazzetta dello Sport. Non solo: malfunzionamenti si registrano anche su Amazon, Reddit, Twitch e GitHub. E sono offline anche siti istituzionali, come quello del governo britannico e, per qualche minuto, quello della Casa Bianca.

Sconosciute al momento le cause del down. Gli errori segnalati erano diversi: da un’interruzione di connessione del server (Error 503) alla mancanza di riconoscimento del dominio. Il problema è comunque su scala mondiale. Riguarda siti americani, così come europei o australiani. E sarebbe dovuto al CDN, ovvero al Content Delivery Network. Si tratta di un sistema per la distribuzione dei contenuti composta da server in tutto il mondo dislocati su diverse reti. Il sito, per distribuire i suoi contenuti in modo più veloce e semplice può delegare l’azione alla CDN, che «replica» i contenuti sui suoi server e li distribuisce agli utenti che li richiedono. Il malfunzionamento non è ancora risolto. Alcuni siti sono ancora inaccessibili, altri vanno a singhiozzo. All’origine c’è stata un’interruzione diffusa dei servizi di CDN del provider di cloud computing americano Fastly. Che, come dichiarato sul sito ufficiale, sta indagando su cosa sia successo. La causa è stata scoperta e i tecnici stanno lavorando a una soluzione. Potrebbe essere stato un crash tecnico, e dunque non necessariamente un attacco hacker.

Come detto, anche il sito di Corriere è stato colpito dal malfunzionamento. La nostra Homepage e i nostri articoli sono risultati inaccessibili per una ventina di minuti. Siamo tornati online alle 12.17 grazie a un’infrastruttura interna di backup.

CORRIERE.IT

Rating 3.00 out of 5

Down su larga scala: giù i siti di New York Times, Guardian, Governo britannico, Cnn e altriDown su larga scala: giù i siti di New York Times, Guardian, Governo britannico, Cnn e altri

martedì, Giugno 8th, 2021

L’allarme

Quasi certamente ha ceduto la CDN (content delivery network) Fastly, una delle reti distribuite che consentono ai siti di essere letti più velocemente dagli utenti e che serve i maggiori siti del mondo. Che sono rimasti oscurati per qualche ora

Un contemporaneo down su larga scala – causato con ogni probabilità dal “crollo” di una CDN (content delivery network) – ha riguardato molti siti governativi – tra i quali quello del governo britannico – siti di giornali come New York Times, Financial Times, Spectator, Le Monde  e Guardian e di network televisivi come la Cnn e altri come Amazon, Reddit, Twitch, Spotify. Non si è trattato di un attacco hacker – come si era temuto dinanzi ai tanti siti di informazione in blackout – ma di un problema tecnico. Segnalazioni in tutto il mondo, con messaggi di errore che campeggiavano sulle pagine bianche dei siti dei media più popolari, anche in Italia. La pagina del Guardian, ad esempio, restituiva l’unica frase “Connection failure”, quelle del New York Times e del Financial Times “Fastly error: unknown domain: nyt.com”, quella del governo britannico “Error 503 Service Unavailable” e via di questo passo. Poi via via i siti, spostandosi su altre CDN, hanno ripreso ad essere visibili. Quasi certamente il problema tecnico ha afflitto la CDN Fastly, che serve tutti i siti internazionali andati in panne oggi per qualche ora, tra cui il Corriere della Sera. Il provider – azienda con sede a San Francisco e un giro d’affari nel 2020 di 291 milioni di dollari – ha fatto sapere di “aver individuato il problema” e di essere al lavoro per trovare una soluzione. “Stiamo continuando ad indagare la questione”, si legge ancora sul sito del provider, che peraltro non ha mai smesso di funzionare. La situazione è pian piano tornata alla normalità.

Rating 3.00 out of 5

La sfida tra le tecnologie energetiche del prossimo futuro

venerdì, Giugno 4th, 2021

di Jacopo Giliberto

Immagino le chiacchiere del futuro nel bar virtuale. Ho comprato il Purple Hydrogen, l’idrogeno atomico. Mi trovo meglio con il Green Super Idro, l’idrogeno dalle fresche acque delle nostre Alpi. Vado a fare il pieno di metano bio al depuratore comunale. Chiacchiere immaginarie sì, ma non così lontane dalla realtà del possibile: le tecnologie citate sono tutte già serenamente disponibili.

Dove andremo, where are we going, tra le rinnovabili e l’idrogeno, il metano che non scompare, il petrolio odiato ma ancora indispensabile, il divisivo nucleare che non emette CO2 ma fa irritare di orticaria molte persone? Oppure la fusione nucleare futura, gli accumulatori di corrente? E la perovskite, il minerale che per molte applicazioni fotovoltaiche potrebbe essere concorrenziale rispetto al silicio cristallino?

La sfida fra le tecnologie energetiche si gioca su molti piani in competizione fra loro e finora sia nel mondo sia in Italia l’unico insieme di tecnologie che offre mille dubbi ma mille-e-una certezze è il settore delle fonti rinnovabili, e in particolare solare ed eolico.

Di sicuro, il domani dell’energia si muoverà soprattutto con le fonti pulite. Soprattutto, ma non soltanto.

Vento e sole e il problema dell’incostanza

Le fonti rinnovabili che piacciono di più, cioè vento e sole, hanno due problemi più rilevanti di altri. Il primo problema è l’incostanza. Vi sono giornate di bonaccia in cui le eliche non si spostano di mezzo giro e giornate di cielo coperto in cui i pannelli fotovoltaici non rilasciano alcun flusso di corrente. Si chiamano “rinnovabili intermittenti”, in contrapposizione con le “programmabili” come le biomasse o l’idroelettrico con la diga, le quali ivnece possono essere modulate secondo il fabbisogno dei consumatori.

Ma i consumatori e le fabbriche – e tutto il resto del mondo che ha bisogno di elettricità: i frigoriferi, i computer, i fari sulla costa, i semafori, gli acquedotti – non possono dipendere dall’incostanza del vento e delle nuvole. Per questo motivo le rinnovabili più apprezzate, cioè eolico e solare, esigono di essere affiancate da sistemi che rendano certa la continuità di fornitura, come centrali “peaker” a metano che s’accendono in pochi istanti e si spengono non appena la nuvola smette di ombreggiare i pannelli.

Gli impianti aggiuntivi che sarebbero necessari

Se si volesse andare al 100% rinnovabili in Italia sono necessari – dicono le stime degli esperti – impianti aggiuntivi per una potenza oltre gli 87mila megawatt altamente flessibili. Nel dettaglio, servono 73mila megawatt sotto forma di stoccaggio di energia (per ora realizzare un tale stoccaggio sotto forma di accumulatori elettrici pare fantascienza) e oltre 14mila megawatt di piccole centrali elettriche istantanee a gas, biocombustibili o a idrogeno. Il gruppo tecnologico finlandese Wärtsilä – presente in Italia con alcuni grandi stabilimenti come la fabbrica Grandi Motori di Trieste – ha sviluppato enormi motori a cilindri e pistoni simili alle macchine delle navi; sono capaci di di generare più di 10 megawatt in due minuti e possono essere tarati per usare idrocarburi non fossili di sintesi oppure biocarburanti, oppure idrogeno.

Rating 3.00 out of 5
Marquee Powered By Know How Media.