Archive for the ‘La Giustizia’ Category

Palamara fuori dall’Anm: confermata l’espulsione

domenica, Settembre 20th, 2020

Diventa definitiva l’espulsione per gravi violazioni del codice etico di Luca Palamara dall’ Associazione nazionale magistrati, di cui è stato presidente negli anni dello scontro più duro con il governo Berlusconi.

L’assemblea generale degli iscritti al sindacato delle toghe, riunita a ranghi ridottissimi ( un centinaio i presenti a fronte di 7mila soci) ha confermato il provvedimento del 20 giugno scorso del Comitato direttivo centrale dell’ Anm, bocciando il ricorso del pm romano sospeso dalle funzioni e dallo stipendio e imputato a Perugia per corruzione. Solo 1 voto a favore del ricorso.

“Da magistrato e da cittadino che crede profondamente nel valore della giustizia equa ed imparziale ribadisco che le decisioni devono essere rispettate. Con altrettanta forza ribadisco di non aver mai barattato la mia funzione. Auguro buon lavoro all’Anm nell’auspicio che torni ad essere la casa di tutti i magistrati”. Così Luca Palamara ha commentato la decisione dell’Anm di espellerlo.

L’HUFFPOST

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Omicidio Willy, cambia l’accusa: «Chi l’ha picchiato voleva uccidere»

sabato, Settembre 12th, 2020

di Fulvio Fiano

Dal nostro inviato a Paliano — Rischiano l’ergastolo i quattro presunti assassini di Willy Monteiro Duarte. L’accusa a loro carico è da ieri quella di omicidio volontario con l’aggravante dei futili motivi come già anche il gip, nell’ordinanza di arresto, aveva ritenuto «astrattamente» possibile in attesa dell’autopsia. Ma sono fin troppo evidenti i segni sul corpo di Willy e le conseguenze che hanno causato. È stata così sufficiente la relazione preliminare del medico legale a fornire gli elementi necessari perché la Procura di Velletri aggravasse l’accusa. Un’accelerazione impressa alle indagini che proseguono con l’ascolto di decine di testimoni, le perizie sull’auto e i vestiti degli arrestati e l’esame di celle e tabulati telefonici per mettere ordine nei punti ancora da chiarire nella dinamica della rissa.

Secondo l’esame del dottor Saverio Potenza, il pestaggio ai danni del ragazzo di origini capoverdiane è paragonabile a un’azione omicida. Gabriele e Marco Bianchi, Mario Pincarelli e Francesco Belleggia (con ruoli ancora da definire fino in fondo) si sono accaniti su Willy fino a procurargli numerose fratture dal collo all’addome. Colpi dati in sequenza a partire dal primo calcio allo sterno, seguito da altri al volto. Fino ad arrivare a saltare su di lui quando era a terra esanime, come riferiscono i testimoni. La notizia arriva alla vigilia dei funerali ai quali anche il premier Giuseppe Conte parteciperà. Presente anche il governatore del Lazio, Nicola Zingaretti.

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Corinaldo, banda dello spray. La sentenza, condanne tra i 10 e 12 anni

venerdì, Luglio 31st, 2020

Ancona, 30 luglio 2020 – Arrivano le condanne, ma con pene ridotte rispetto alle richieste dell’accusa, per la banda dello spray. E’ arrivata poco dopo le 14.30 la sentenza per la strage alla discoteca di Corinaldo, emessa dal gup del tribunale di Ancona, Paola Moscaroli, al termine della settima udienza del processo che si è svolto con il rito abbreviato e a porte chiuse.

Sei ragazzi della Bassa Modenese sono stati condannati dai 10 ai 12 anni, accusati di aver provocato la morte di cinque minorenni e una mamma alla Lanterna Azzurra, la notte tra il 7 e l’8 dicembre 2018.  

Tra i capi d’imputazione, riconosciuti l’omicidio preterintenzionale, lesioni personali, furto e rapina. Non l’associazione a delinquere. “Siamo delusi – ha detto
uscendo dall’aula il fratello di Benedetta Vitali, una delle vittime – non ci aspettavamo questa decisione, siamo amareggiati. Aspettiamo l’altro processo”.

Per i 6 imputati pene ridotte rispetto alle richieste dell’accusa: dodici anni e 4 mesi per Ugo Di Puorto, 12 anni e 3 mesi per Raffaele Mormone, 10 anni e 5 mesi per Badr Amouiyah, 11 anni e 3 mesi per Andrea Cavallari, 10 anni e 11 mesi per Souhaib Haddada e 11 anni e 2 mesi per Moez Akari.

In discoteca, mentre si attendeva l’arrivo del trapper Sfera Ebbasta, era stato spruzzato del peperoncino per rubare più facilmente le collanine d’oro indossate dal pubblico fatto di tanti giovani.

Gli spruzzi di sostanza urticante, per l’accusa, avrebbero generato il fuggi fuggi dalla discoteca quella sera culminato con il cedimento di una balaustra fuori dall’uscita di sicurezza n.3: morirono cinque adolescenti – Asia Nasoni, Benedetta Vitali, Daniele Pongetti, Emma Fabini, Mattia Orlandi – e la 39enne Eleonora Girolimini.

Il 25 giugno scorso la Procura, con i pubblici ministeri Paolo Gubinelli e Valentina Bavai, aveva chiesto la condanna per tutti, in totale erano più di 100 anni di carcere.

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Cassazione: definitiva la condanna a trent’anni per Graziano Mesina

venerdì, Luglio 3rd, 2020

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dei difensori di Graziano Mesina, rendendo definitiva la condanna a trent’anni. Per l’ex primula rossa del banditismo sardo si riaprono le porte del carcere. Mesina, che attualmente vive ad Orgosolo, è stato scarcerato dopo la condanna in appello per associazione a delinquere finalizzata al traffico internazionale di stupefacenti, per decorrenza dei termini.

Secondo la Dda di Cagliari, l’ex bandito sarebbe stato a capo di due gruppi criminali attivi in due aree della Sardegna per coprire l’approvvigionamento di vari tipi di droga, con base in queste due zone dell’isola. Con il rigetto del ricorso decade in via definitiva la grazia concessa a suo tempo dal presidente della Repubblica.

TGCOM

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Luca Palamara a Tgcom24: “Il sistema giustizia va rivisto, così fatica ad andare avanti” | “Csm? Ho timore del sorteggio”

mercoledì, Luglio 1st, 2020

Il sistema giustizia va profondamente rimeditato e rivisto, è un sistema che fa fatica ad andare avanti”, A dirlo, intervistato dal direttore Paolo Liguori nella rubrica di Tgcom24 “Fatti e misfatti” è il pm ed ex presidente dell’Associazione nazionale magistrati Luca Palamara. “Ha fallito il sistema delle correnti, ha fallito il sistema della spartizione tra correnti“, aggiunge Palamara. E spiega:  “Da un lato ha portato i migliori nei posti più importanti d’Italia ma ne ha penalizzati tanti altri esclusi da questo meccanismo ma avrei timore dell’introduzione del sorteggio” per la scelta dei componenti togati del Csm.

Il caso Palamara e il trojan – “Con i miei avvocati riteniamo esistere un problema molto serio come l’utilizzazione di queste intercettazioni. In alcuni momenti della giornata è perfettamente funzionante, in altri no. Non lo dico io, lo dicono le carte”. Cosi’ l’ex membro del Csm ed ex capo dell’Anm, Luca Palamara, a “Fatti e misfatti” su Tgcom24. “Il pubblico ministero, parlo per me stesso, pensa all’intercettazione come un mezzo di ricerca della prova. È fondamentale: il trojan ha segnato un salto di qualità nella lotta alla corruzione, alla mafia e al terrorismo. Però c’è un problema grandissimo del reale funzionamento di questi captatori informatici”, ha aggiunto. Il trojan “ha una durata limitata, è nelle mani di persone che non sappiamo, gestisce una mole di dati di terze persone che risultano catapultate in questa vicenda che mi riguarda ma sono estranee”, ha concluso Palamara.CHIUDI ✕

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Caos procure, chiesto il processo disciplinare per Palamara e altri nove

giovedì, Giugno 25th, 2020

La procura generale dalla Cassazione ha chiesto il processo disciplinare per dieci magistrati coinvolti nella vicenda dell’hotel Champagne e in altri casi legati. Tra loro figurano Luca Palamara, gli ex togati del Csm Corrado Cartoni, Paolo Criscuoli, Antonio Lepri, Gianluigi Morlini e Luigi Spina.

“I magistrati inquisiti potranno difendersi in contraddittorio. E mi auguro anche in tempi brevi, anche se i tempi li detta il Csm. Si tratta dieci posizioni. Per quanto riguarda Cosimo Ferri abbiamo chiesto al Csm di richiedere l’autorizzazione al Senato per l’utilizzabilità delle conversazioni intercettate”, ha detto il pg della Cassazione, Giovanni Salvi.

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Delitto Garlasco, Alberto Stasi chiede la revisione della sentenza: «Trovate nuove prove decisive»

martedì, Giugno 23rd, 2020

«È stata depositata una articolata richiesta di Revisione della sentenza che ha condannato a 16 anni di reclusione Alberto Stasi per la tragica morte di Chiara Poggi». Lo afferma l’avvocato Laura Panciroli, nominata nel dicembre scorso proprio «per una completa rilettura della complessa vicenda processuale, finalizzata alla sua revisione». Chiara Poggi era stata uccisa a Garlasco (Pavia) il 13 agosto del 2007 e l’autore dell’omicidio fu identificato nell’allora fidanzato Alberto Stasi, 24 anni all’epoca dei fatti, oggi 36enne, che a dicembre 2015 è stato condannato in via definitiva a 16 anni di reclusione ed è ora detenuto nel carcere di Bollate. shadow carousel

Delitto di Garlasco, nove anni di processi e perizie in cerca della verità: la fotostoria

«Sono stati individuati e sottoposti al vaglio della competente Corte di Appello di Brescia elementi nuovi, mai valutati prima, in grado di escludere, una volta per tutte, la sua responsabilità», dichiara l’avvocato di Alberto Stasi, Laura Panciroli. La revisione di una sentenza definitiva è un provvedimento rarissimo, che come presupposto deve avere nuove prove di straordinaria importanza, non disponibili e neppure immaginabili all’epoca del dibattimento. «Le circostanze su cui era basata la sua condanna (le stesse, peraltro, sulle quali era stato prima, ripetutamente, assolto) sono ora decisamente smentite – dice l’avvocato -. Si è sempre dichiarato innocente e in molti hanno creduto che la verità andasse cercata altrove. Ora ci sono elementi anche per proseguire le indagini».

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Luca Palamara e Anm, altro che capro espiatorio. La contromossa è una bomba

lunedì, Giugno 22nd, 2020

Giada Oricchio

Contromossa bomba di Luca Palamara. L’ex pm indagato a Perugia per corruzione, annuncia che impugna l’espulsione dall’ANM e a Gaia Tortora, conduttrice di “Omnibus” ogni mattina su LA7, dichiara: “Non farò il capro espiatorio di un meccanismo infernale. I processi a Berlusconi e il ruolo della componente laica? Sono temi che meritano di essere approfonditi. Il trojan? Potrebbe essere inammissibile”.

Lo aveva promesso e lo sta facendo. Luca Palamara non ci sta a pagare per il sistema delle correnti all’interno della magistratura e impugna l’atto di espulsione dall’ANM: “Voglio essere ascoltato dall’assemblea generale dei soci dell’ANM. Voglio spiegare le mie ragioni come è sempre avvenuto nella storia dell’Associazione Nazionale Magistrati che ha una storia di libertà e idee. A ognuno è sempre stato consentito di parlare. Non ci sto a fare da capro espiatorio. Mi assumo la mia quota di responsabilità, ma non voglio disparità di trattamento. Come hanno detto illustri commentatori penso a Violante o Spataro, non è un problema di Luca Palamara, ma di un sistema che ha fallito”.

Palamara fa i nomi, viene giù tutto. Meloni all'attacco: via i magistrati coinvolti

Palamara fa i nomi, viene giù tutto. Meloni all’attacco: via i magistrati coinvolti

La giornalista Gaia Tortora gli chiede perché non ha denunciato il sistema prima e Palamara: “Ho fatto parte di quel sistema, non l’ho inventato io. Sono stato eletto con il sistema delle correnti e delle liste contrapposte. Essere presidente dell’Anm è una carica rappresentativa, è un  lavoro sindacale non assimilabile a quello di un magistrato che fa ogni giorno una sentenza”. E aggiunge una frase che lo descrive quasi come un ingenuo: “Sono stato catapultato ad avere rapporti con la politica, con le correnti e a gestire il potere interno alla magistratura.

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Caso Palamara, 20 magistrati coinvolti nelle chat sotto esame del Csm per «incompatibilità»

lunedì, Giugno 22nd, 2020

di Giovanni Bianconi

La prima commissione del Consiglio superiore della magistratura, quella che decide sulla sanzione para-disciplinare dei trasferimento d’ufficio «per incompatibilità ambientale», ha già avviato una ventina di istruttorie preliminari per valutare le posizioni di altrettante toghe che compaiono nelle chat di Luca Palamara. Se gli accertamenti dovessero confermare che le conversazioni e gli argomenti trattati superano soglie di inopportunità e imbarazzo tali da rendere problematico restare nell’incarico ricoperto senza perdere prestigio e credibilità, si potrebbe proporre la rimozione, da sottoporre al plenum dell’organo di autogoverno. Come è accaduto con Cesare Sirignano, già sostituto procuratore della Direzione nazionale antimafia, mandato via perché ritenuto coinvolto «nelle intenzioni e nelle strategie» dell’ex pm accusato di corruzione, tra cui il condizionamento della nomina del nuovo procuratore di Perugia; con espressione di valutazioni e giudizi su colleghi che ne hanno determinato un «appannamento dell’immagine di indipendenza ed imparzialità» che non gli consentiva di rimanere in quell’ufficio.

Per Sirignano è in corso anche un procedimento disciplinare avviato dalla Procura generale della Cassazione, come per Palamara e i cinque ex componenti del Csm dimessisi dopo che, un anno fa, sono state diffuse le intercettazioni del loro incontro con l’ex pm e due deputati in cui si mettevano a punto le strategie per nominare un procuratore di Roma gradito ai presenti. Decisioni analoghe per altri magistrati potrebbero arrivare per decisione del procuratore generale Giovanni Salvi, che da un paio di mesi ha messo al lavoro un gruppo di sostituti per analizzare tutto il materiale trasmesso dalla Procura di Perugia. Che a conclusione dell’inchiesta a penale è diventato molto più voluminoso: tutte le conversazioni telefoniche e via chat di Luca Palamara, sia quando sedeva al Csm sia dopo. Fino a maggio 2019, quando è venuta alla luce l’indagine a suo carico.

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Dirigente del Dap ammette: “Boss Zagaria scarcerato per errore nell’invio di una mail”

mercoledì, Giugno 17th, 2020

“Su Pasquale Zagaria c’è stato un grave errore del mio ufficio“. Lo ha ammesso in Commissione Antimafia Giulio Romano, ex direttore generale detenuti e trattamento del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, parlando della scarcerazione del boss, resa possibile da un indirizzo di posta elettronica sbagliato e dalla conseguente mancata ricezione di una mail  da parte di un funzionario del tribunale di Sassari. 

Romano ha parlato di “un errore-svista nell’ufficio sanitario già sovraccarico di lavoro”, per l’emergenza Covid-19, spiegando inoltre come il sistema in uso al Dipartimento di giustizia non permetta di sapere se l’invio di una mail a un indirizzo di posta elettronica non pec sia andato a buon fine.

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