Archive for the ‘La Giustizia’ Category

Luca Palamara, l’ex pm a Libero: “Ho fatto parte di un meccanismo. Ora voglio riformare la magistratura”

giovedì, Novembre 5th, 2020

Emilia Urso Anfuso

 È al centro di una vicenda complessa scoppiata in seno alla magistratura, e che ha trovato – almeno apparentemente – un solo protagonista, un unico colpevole: Luca Palamara. Eppure, basta scavare un poco tra le pieghe di questa storia per capire che non ha senso urlare allo scandalo. In queste ore circola la storia della “manina” che avrebbe passato le carte ai giornali per far saltare le trattative sul nuovo vertice dei pm di Roma. Pare una spy story «Non sta a me stabilire se esista o meno una “manina” che avrebbe passato le carte ai giornali con riferimento a fatti e notizie che riguardavano l’indagine nei miei confronti. Ciò che è certo è che anch’ io sono interessato a comprendere come e perché determinate informazioni siano state divulgate e diffuse in maniera illecita».

Perché ciò che è considerato normale in politica non lo è all’interno della magistratura?

«In questo momento, e sottolineo in questo momento, è stato più facile identificare nella mia persona l’unico autore degli accordi all’interno delle correnti. Ma ciò è accaduto perché non è mai stato spiegato il meccanismo attraverso il quale le correnti operano all’interno della magistratura stessa. Questo ha creato una sorta di diversità tra ciò che avviene in politica e ciò che avviene in magistratura. Intendo dire che, poiché mai stato reso pubblico il sistema delle nomine all’interno del Csm, quando si è iniziato a parlarne si è gridato allo scandalo. I cittadini conoscono il sistema delle nomine in politica e perciò non lo ritengono scandaloso».

Il Csm sembra non trovare pace anche sulla nomina in sostituzione del dimissionario Mancinetti.

«Non ritengo di essere la persona più indicata a rispondere alla domanda. Posso dire ciò che penso: non si è raggiunto un accordo tra le correnti».

Di recente è entrato a far parte della Commissione sulla riforma della giustizia del Partito Radicale. Una giustizia giusta è possibile?

«Per circa 25 anni ho operato all’interno della magistratura, e ho sempre seguito la linea dell’applicazione imparziale della legge. Avrò modo e occasione, spero, di dimostrare che mi sono sempre battuto per i principi di una giustizia giusta. Per questo motivo, ho ritenuto di voler mettere a disposizione l’esperienza della mia attività per chi si è sempre battuto per questi principi, anche se ho espresso nel corso degli anni diversità d’opinione e d’idee su determinate questioni. Però, poiché ritengo che il tema della giustizia molto importante per la vita dello Stato e dei cittadini, voglio mettere il mio bagaglio personale e professionale a disposizione di tutti».

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Toghe al voto per eleggere l’Anm. Sfida tra la sinistra di Area e la destra di Mi

lunedì, Ottobre 19th, 2020

di LIANA MILELLA

ROMA – Una magistratura compromessa dal caso Palamara. A sanare la quale non può certo bastare la radiazione dell’ex pm. Un Csm profondamente diviso sul caso Davigo, per il quale domani in Consiglio è il giorno decisivo. Le correnti delle toghe divenute simbolo di trattative sotto banco per ottenere un posto ambito anziché luoghi di dibattito ideale e giuridico.

È in questo mare magnum che cadono le elezioni per il nuovo parlamentino dell’Associazione nazionale magistrati, per tutti l’Anm. Con il rischio, agitato da più parti,  che una corrente – la conservatrice Magistratura indipendente, per anni (ma c’è chi dice tuttora) feudo del deputato renziano Cosimo Maria Ferri – decida di spaccare il sindacato unitario dei giudici per mettersi per conto suo, forte di un’alleanza con un gruppo di fuoriusciti dalla centrista Unità per la costituzione, per tutti Unicost. E di una possibile alleanza con la neonata ArticoloCentouno, il cui leader, Andrea Reale, giudice a Ragusa, aveva già tentato nel 2012 con Proposta B di scalare l’Anm con risultati assai modesti (fu eletto solo lui). Ma i tempi sono cambiati, e la sua battaglia per sorteggiare il Csm potrebbe portargli più consensi di allora. 
La prima elezione online 

Per 36 posti corrono in 155. Divisi in 5 liste. Voteranno – da oggi a martedì – per rinnovare il “parlamentino” del sindacato dei giudici. Sarà l’Anm del “dopo Palamara”. Tant’è che, a parte un caso (per giunta con una citazione indiretta), non c’è alcun nome in corsa che ricorra nelle ben note chat dell’ex pm in cui decine di colleghi si raccomandavano per avere i posti migliori dal Csm. I 7.100 magistrati che si sono iscritti per votare lo faranno – per la prima volta nella loro storia – online, da casa o dall’ufficio. L’avevano deciso già a maggio dopo un doppio rinvio dovuto al Covid. Ci sono state resistenze, perché la scadenza naturale sarebbe caduta a marzo. C’è chi voleva votare subito. E con il metodo tradizionale. Ma ha prevalso la prudenza e anche la voglia di sperimentare un voto online che se non fosse stato deciso oggi avrebbe creato difficoltà. 

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Caso Gregoretti, Gup rinvia al 20 novembre per sentire Conte, Di Maio e Toninelli. Il premier: “Riferirò con trasparenza quanto so”

domenica, Ottobre 4th, 2020

dalla nostra inviata ALESSANDRA ZINITI

CATANIA – Il gup Nunzio Sarpietro, dopo due ore di camera di consiglio, ha letto in aula l’ordinanza con cui chiede il rinvio dell’udienza preliminare al 20 novembre nell’aula bunker del carcere di Bicocca per sentire Giuseppe Conte, Luigi Di Maio e Danilo Toninelli e il 4 dicembre Elisabetta Trenta, Luciana Lamorgese e l’ambasciatore italiano in Europa Maurizio Massari sul caso Gregoretti, in cui l’ex ministro dell’Interno Matteo Salvini è accusato di sequestro di persona aggravato per aver trattenuto per cinque giorni a bordo della nave della Guardia Costiera Gregoretti 131 migranti soccorsi nel Mediterraneo a luglio 2019.

L’ordinanza dispone inoltre l’acquisizione di tutto il nuovo consistente materiale probatorio su diversi altri sbarchi in cui i migranti sono stati trattenuti e sulle eventuali responsabilità di governo. Il presidente del Consiglio Conte ha così commentato la sua convocazione da parte del gup di Catania: “Sono assolutamente a disposizione e riferirò se la magistratura chiama. Anche un responsabile politico deve subito rispondere delle circostanze di cui è a conoscenza, in piena trasparenza, come ho sempre fatto e come sempre farò”.

Come previsto, la Procura di Catania ha nuovamente richiesto, come aveva fatto nella prima fase del procedimento, il “non luogo a procedere” e quindi il proscioglimento per Salvini. L’avvocato Giulia Bongiorno per la difesa ha chiesto sentenza di “non luogo a procedere” perché il fatto non sussiste. Bongiorno inoltre ha richiesto un approfondimento probatorio da parte del giudice al fine di accertare se le procedure di sbarco indicate nel capo di imputazione sono tutt’ora seguite dal governo Conte 2, anche procedendo all’audizione del ministro dell’Interno Luciana Lamorgese. Richiesta, come visto, che è stata accolta dal gup.

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Gregoretti, via al processo contro Salvini. Ma il pm: archiviare, non ci fu sequestro di persona

sabato, Ottobre 3rd, 2020

di Claudio Bozza

Gregoretti, via al processo contro Salvini. Ma il pm: archiviare, non ci fu sequestro di persona

Matteo Salvini arriva al Tribunale di Catania con l’avvocato Giulia Bongiorno

Il pm Andrea Bonomo ha chiesto al Gup Nunzio Sarpietro il «non luogo a procedere» per il reato di sequestro di persona aggravato nei confronti di Matteo Salvini. Una svolta che potrebbe evitare il processo a carico dell’ex ministro dell’Interno, per il quale la procura di Catania aveva già chiesto l’archiviazione durante la prima fase del procedimento. Anche Giulia Bongiorno, difensore di Salvini, ha chiesto sentenza di non luogo a procedere perché il fatto non sussiste. Al fine di accertare se le procedure di sbarco indicate nel capo di imputazione sono tuttora seguite dal governo Conte 2, il gup Nunzio Sarpietro ha accolto la richiesta di ascoltare anche il premier Giuseppe Conte, la ministra dell’Interno Luciana Lamorgese, gli ex ministri Danilo Toninelli ed Elisabetta Trenta e il responsabile degli Esteri Luigi Di Maio. L’udienza è stata rinviata al 20 novembre e al 4 dicembre.

«Era la mia prima volta in tribunale da potenziale colpevole e imputato, sono assolutamente soddisfatto di aver sentito da parte di un giudice che quello che si è fatto non l’ho fatto da solo. Era parte di una procedura». Questo il primo commento di Salvini durante una conferenza stampa organizzata subito dopo l’udienza preliminare sul caso Gregoretti; con il leader della Lega anche l’avvocato Bongiorno, in sedia a rotelle, dopo essere stata colpita da una lastra di marmo, in Tribunale. E poi: «È stato un processo politico? No — afferma ancora Salvini —, non credo che sia un processo politico. Ho trovato nel giudice una persona libera e autorevole».

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Boss scarcerati per l’emergenza Covid, Bonafede: “Non decide il ministro chi deve rientrare in cella”

giovedì, Ottobre 1st, 2020

di LIANA MILELLA

ROMA – “Sono 112 i boss già rientrati in cella”. Il Guardasigilli Alfonso Bonafede, accompagnato dal capo del Dap Dino Petralia, parla davanti alla commissione Giustizia del Senato che ha aperto un’indagine conoscitiva sulla carceri. Fornisce i dati sui mafiosi – in tutto 223 dice Bonafede – messi agli arresti domiciliari durante l’emergenza Covid. Dice testualmente: “Alla data del 23 settembre i detenuti del circuito alta sicurezza e quelli sottoposti al regime del 41-bis rientrati negli istituti penitenziari risultano essere 112, cioè tutti e 3 quelli sottoposti al regime del 41-bis che erano stati precedentemente sottoposti a detenzione domiciliare, nonché ai 109 detenuti appartenenti al circuito dell’alta sicurezza. Dei 112 rientrati, 70 risultano detenuti definitivi e 42 sono ristretti a titolo cautelare”.  Quindi sarebbero ancora 111 quelli tuttora ai domiciliari. Di questi Bonafede dice: “Si deve certamente ritenere che la permanenza degli stessi in detenzione domiciliare sia da ricondurre ad autonoma valutazione effettuata dall’autorità giudiziaria. Perché, lo ricordo ancora una volta, il decreto ha obbligato tutti i detenuti scarcerati per emergenza Covid a tornare davanti al giudice per una nova valutazione”. Il Guardasigilli si riferisce al suo decreto dello scorso maggio che ha imposto ai giudici di sorveglianza di rivedere la concessione dei domiciliari, rivalutandola periodicamente, la prima volta dopo un mese, e poi ogni 15 giorni. Decreto che i giudici hanno contestato ricorrendo anche alla Corte costituzionale, perché ritengono che limiti l’autonomia delle loro decisioni. Bonafede annuncia anche di aver disposto “un monitoraggio” sull’attuazione del decreto. 

Ma le sue parole non frenano le polemiche. Lo attacca l’ex M5S Mario Michele Giarrusso, che fa parte anche della commissione parlamentare Antimafia, che gli chiede le ragioni per cui fu emessa la nota circolare del 21 marzo, con cui il Dap segnalava ai giudici di sorveglianza di monitorare i detenuti affetti da una serie di patologie, ma anche quelli over 70. Secondo Giarrusso ritiene che fu proprio quella circolare a determinare le scarcerazioni di numerosi boss. Circolare e successive scarcerazioni che, sempre Giarrusso, collega alle rivolte avvenute in carcere a febbraio su cui sono state aperte indagini giudiziarie per verificarne la natura e l’ipotesi che fossero il segnale di una trattativa aperta con lo Stato che poi, come conseguenza, ha portato alle scarcerazioni. 


La reazione di Bonafede sulle scarcerazioni 

La replica del Guardasigilli arriva a fine audizione. “Il sistema penitenziario è stato trascurato per decenni, quindi si trova in una situazione di normale precarietà, che inevitabilmente entra in tensione se si affronta una pandemia che nessuna democrazia moderna aveva affrontato”. Poi ecco lo sfogo: “Rispetto tutte le opinioni, sicuramente si poteva fare di meglio, ma il Covid ha messo in crisi tutti i luoghi chiusi.

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Il processo a Palamara va chiuso in fretta, il Procuratore generale della Cassazione Salvi mette il bavaglio a Paolo Mieli

domenica, Settembre 27th, 2020

Piero Sansonetti

Sembra che il Csm voglia bruciare i tempi e trasformare il processo a Luca Palamara in una gara di velocità. Tipo Berruti e Mennea. Addirittura le voci dicono che si vorrebbe chiudere tutto nella prossima seduta di lunedì, o al massimo martedì. Condanna all’unanimità e chiuso lì. Perché? Beh, naturalmente c’è di mezzo la questione della pensione di Davigo, della quale abbiamo parlato nei giorni scorsi (cioè la scadenza del 20 ottobre quando Davigo, suo malgrado, dovrà lasciare la magistratura) ma soprattutto c’è la determinazione a non lasciare a Palamara né lo spazio né il tempo per difendersi, perché si teme che la difesa di Palamara possa comportare l’emergere di molto molto fango dai tombini ben chiusi della magistratura, e coinvolgere anche molti nomi eccellenti oltre che il sistema in sé. Quindi: correre, correre, correre. Questo è l’ordine che viene da tutte le parti. Anche dall’alto? Beh, spesso gli ordini vengono dall’alto.

Mentre i consiglieri del Csm si organizzano per liquidare in tempi lampo il reprobo Palamara (unico reprobo riconosciuto), il procuratore generale della Cassazione, Giovanni Salvi, calca la ribalta e si assume in prima persona le responsabilità dell’operazione “Palamara-speedy”. Nei giorni scorsi aveva scritto e diffuso una circolare nella quale spiegava che l’autopromozione dei giudici presso i togati del Csm che dovranno poi decidere le loro promozioni, non è una attività proibita. E che dunque non vanno aperte indagini sul comportamento di chi ha tentato – spesso con successo – le arrampicate di carriera. Affermando così il principio che i magistrati non sono semplici cittadini ma cittadini superiori. Lo stesso identico comportamento può senz’altro essere considerato “traffico di influenze” o “voto di scambio” per un esponente politico (il quale può eventualmente essere arrestato, se non è protetto dall’immunità, e detenuto anche per alcuni anni in attesa di processo) ma non per un magistrato il quale invece dispone di un diritto speciale a far figurare le influenze esercitate o richieste come puro e semplice candido self marketing.

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Palamara fuori dall’Anm: confermata l’espulsione

domenica, Settembre 20th, 2020

Diventa definitiva l’espulsione per gravi violazioni del codice etico di Luca Palamara dall’ Associazione nazionale magistrati, di cui è stato presidente negli anni dello scontro più duro con il governo Berlusconi.

L’assemblea generale degli iscritti al sindacato delle toghe, riunita a ranghi ridottissimi ( un centinaio i presenti a fronte di 7mila soci) ha confermato il provvedimento del 20 giugno scorso del Comitato direttivo centrale dell’ Anm, bocciando il ricorso del pm romano sospeso dalle funzioni e dallo stipendio e imputato a Perugia per corruzione. Solo 1 voto a favore del ricorso.

“Da magistrato e da cittadino che crede profondamente nel valore della giustizia equa ed imparziale ribadisco che le decisioni devono essere rispettate. Con altrettanta forza ribadisco di non aver mai barattato la mia funzione. Auguro buon lavoro all’Anm nell’auspicio che torni ad essere la casa di tutti i magistrati”. Così Luca Palamara ha commentato la decisione dell’Anm di espellerlo.

L’HUFFPOST

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Omicidio Willy, cambia l’accusa: «Chi l’ha picchiato voleva uccidere»

sabato, Settembre 12th, 2020

di Fulvio Fiano

Dal nostro inviato a Paliano — Rischiano l’ergastolo i quattro presunti assassini di Willy Monteiro Duarte. L’accusa a loro carico è da ieri quella di omicidio volontario con l’aggravante dei futili motivi come già anche il gip, nell’ordinanza di arresto, aveva ritenuto «astrattamente» possibile in attesa dell’autopsia. Ma sono fin troppo evidenti i segni sul corpo di Willy e le conseguenze che hanno causato. È stata così sufficiente la relazione preliminare del medico legale a fornire gli elementi necessari perché la Procura di Velletri aggravasse l’accusa. Un’accelerazione impressa alle indagini che proseguono con l’ascolto di decine di testimoni, le perizie sull’auto e i vestiti degli arrestati e l’esame di celle e tabulati telefonici per mettere ordine nei punti ancora da chiarire nella dinamica della rissa.

Secondo l’esame del dottor Saverio Potenza, il pestaggio ai danni del ragazzo di origini capoverdiane è paragonabile a un’azione omicida. Gabriele e Marco Bianchi, Mario Pincarelli e Francesco Belleggia (con ruoli ancora da definire fino in fondo) si sono accaniti su Willy fino a procurargli numerose fratture dal collo all’addome. Colpi dati in sequenza a partire dal primo calcio allo sterno, seguito da altri al volto. Fino ad arrivare a saltare su di lui quando era a terra esanime, come riferiscono i testimoni. La notizia arriva alla vigilia dei funerali ai quali anche il premier Giuseppe Conte parteciperà. Presente anche il governatore del Lazio, Nicola Zingaretti.

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Corinaldo, banda dello spray. La sentenza, condanne tra i 10 e 12 anni

venerdì, Luglio 31st, 2020

Ancona, 30 luglio 2020 – Arrivano le condanne, ma con pene ridotte rispetto alle richieste dell’accusa, per la banda dello spray. E’ arrivata poco dopo le 14.30 la sentenza per la strage alla discoteca di Corinaldo, emessa dal gup del tribunale di Ancona, Paola Moscaroli, al termine della settima udienza del processo che si è svolto con il rito abbreviato e a porte chiuse.

Sei ragazzi della Bassa Modenese sono stati condannati dai 10 ai 12 anni, accusati di aver provocato la morte di cinque minorenni e una mamma alla Lanterna Azzurra, la notte tra il 7 e l’8 dicembre 2018.  

Tra i capi d’imputazione, riconosciuti l’omicidio preterintenzionale, lesioni personali, furto e rapina. Non l’associazione a delinquere. “Siamo delusi – ha detto
uscendo dall’aula il fratello di Benedetta Vitali, una delle vittime – non ci aspettavamo questa decisione, siamo amareggiati. Aspettiamo l’altro processo”.

Per i 6 imputati pene ridotte rispetto alle richieste dell’accusa: dodici anni e 4 mesi per Ugo Di Puorto, 12 anni e 3 mesi per Raffaele Mormone, 10 anni e 5 mesi per Badr Amouiyah, 11 anni e 3 mesi per Andrea Cavallari, 10 anni e 11 mesi per Souhaib Haddada e 11 anni e 2 mesi per Moez Akari.

In discoteca, mentre si attendeva l’arrivo del trapper Sfera Ebbasta, era stato spruzzato del peperoncino per rubare più facilmente le collanine d’oro indossate dal pubblico fatto di tanti giovani.

Gli spruzzi di sostanza urticante, per l’accusa, avrebbero generato il fuggi fuggi dalla discoteca quella sera culminato con il cedimento di una balaustra fuori dall’uscita di sicurezza n.3: morirono cinque adolescenti – Asia Nasoni, Benedetta Vitali, Daniele Pongetti, Emma Fabini, Mattia Orlandi – e la 39enne Eleonora Girolimini.

Il 25 giugno scorso la Procura, con i pubblici ministeri Paolo Gubinelli e Valentina Bavai, aveva chiesto la condanna per tutti, in totale erano più di 100 anni di carcere.

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Cassazione: definitiva la condanna a trent’anni per Graziano Mesina

venerdì, Luglio 3rd, 2020

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dei difensori di Graziano Mesina, rendendo definitiva la condanna a trent’anni. Per l’ex primula rossa del banditismo sardo si riaprono le porte del carcere. Mesina, che attualmente vive ad Orgosolo, è stato scarcerato dopo la condanna in appello per associazione a delinquere finalizzata al traffico internazionale di stupefacenti, per decorrenza dei termini.

Secondo la Dda di Cagliari, l’ex bandito sarebbe stato a capo di due gruppi criminali attivi in due aree della Sardegna per coprire l’approvvigionamento di vari tipi di droga, con base in queste due zone dell’isola. Con il rigetto del ricorso decade in via definitiva la grazia concessa a suo tempo dal presidente della Repubblica.

TGCOM

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