Archive for the ‘Sanità’ Category

Ospedali in affanno: 10 Regioni sono oltre la soglia critica

domenica, Marzo 7th, 2021

NADIA FERRIGO

TORINO. Mancano i posti letto. Scarseggiano i ventilatori. Balzo in avanti, numeri record, impennata. Parole diverse, ormai conosciute e ricorrenti, che riportano le lancette del tempo indietro di mesi e hanno un solo, spaventoso significato: gli ospedali italiani sono al collasso. Ancora una volta. La curva dell’epidemia sta velocemente virando verso l’alto, aumenta e si fa sempre più preoccupante il conto delle regioni con un tasso di occupazione in terapia intensiva e aree mediche ormai sopra la soglia critica del 30%. L’Agenzia nazionale per i Servizi sanitari regionali segna la percentuale di posti letto di Terapia Intensiva occupata da Pazienti Covid−19 al 28%, quella dei ricoveri-Covis in “area non critica” – i reparti di malattie infettive, medicina generale e pneumologia – è invece è al 32%. A ridosso della “zona arancione” che si raggiunge con il 40%, mentre quella rossa, di massima allerta, è al 50%.
Scandagliando i dati regione per regione, l’asticella segna l’allarme in Umbria, al 59% dei ricoveri Covid in terapia intensiva. Va male anche nelle Marche (40%) e in Molise (49%). Ben oltre la soglia anche Abruzzo (41%), Lombardia (40%), Friuli Venezia Giulia (36%) e le province autonome di Trento e Bolzano (53% e 37%). Grandi malati anche Emilia Romagna (36%) e Toscana (32%). Tra i parametri valutati dall’Emilia Romagna, dichiarata zona rossa, ci sono anche i numeri allarmanti dei ricoveri. «Nelle ultime due settimane anche la situazione ospedaliera è preoccupante, con 87 ricoverati per Covid ordinari (più 11 rispetto a ieri) e 6 in terapia intensiva al Morgagni Pierantoni, quindi con percentuali di riempimento che rischiano di mettere in grave difficoltà il presidio. Infine, sulla scuola si è registrato un aumento dei casi del 90% in Romagna. Prima ci si rende conto della gravità della situazione prima se ne esce. Non c’è altra via». La situazione sta precipitando, e si farà sempre più difficile: il picco dei contagi è previsto per il prossimo 20 marzo. Le terapie intensive degli Spedali Civili di Brescia sono sature, e quello che rimbalza nelle province di Como, Cantù, Cremona è lo stesso, identico, e purtroppo già sentito gridi di dolore: non c’è più posto. La pressione si fa sentire sempre più sulle strutture del pronto soccorso e si ripercuote su tutta l’attività ospedaliera. Nonostante in Campania i numeri siano ancora al di sotto della soglia critica, nella notte tra venerdì e sabato ha ripreso a circolare sui social il post di Giovanni Lombardi, medico-rianimatore dell’ospedale napoletano Cotugno e sindaco di Calvi Risorta, nel Casertano. «Da stamattina la centrale operativa regionale di smistamento non è riuscita a trovare né un posto di terapia intensiva né di sub-intensiva in nessun ospedale della Campania – ha scritto sul suo profilo Facebook – e al momento, l’assistenza sanitaria non è più garantita». Ha poi aggiustato il tiro, con una nuova dichiarazione sabato mattina: «La situazione è molto critica, ma comunque il sistema regge. Ieri, durante il mio turno di lavoro, abbiamo avuto difficoltà a trovare posti letto di terapia intensiva e sub-intensiva disponibili in altri ospedali della Regione. In altri giorni è andata meglio.

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“Ospedali di nuovo in emergenza. Ecco che cosa abbiamo sbagliato”

mercoledì, Marzo 3rd, 2021

di ALESSANDRO BELARDETTI

Torna l’allarme nelle strutture ospedaliere per i malati Covid: altri 38 pazienti in Terapia intensiva e altri 458 ricoveri nei reparti. La soglia critica è a un passo: nuovamente. Le Rianimazioni sono piene al 25,4% (dove l’allarme rosso scatta al 30%) e i ricoveri ordinari al 30,7% (dove l’emergenza è fissata al 40%). Come siamo arrivati fino qui? Dopo oltre un anno di pandemia, è stato fatto abbastanza per potenziare gli ospedali? Che cosa manca ancora?

“Il potenziamento delle strutture ospedaliere, seppur in maniera non omogenea, è stato effettuato in tutte le Regioni (passando da 5.324 posti in Rianimazione a 9.156 attivabili) – risponde il presidente della Fondazione Gimbe, Nino Cartabellotta –. Ma è un collo di bottiglia che non si può espandere all’infinito, soprattutto per un problema di risorse umane. Medici specialisti e infermieri esperti non si formano in pochi mesi”.

Che cosa si è sbagliato nella gestione della scuola?

“Abbiamo puntato tutto su sanificazione, distanziamento e mascherine e quasi nulla su areazione e umidificazione dei locali, fattori determinante per la diffusione del contagio negli ambienti chiusi”.

Quanto incidono le varianti in questa risalita della curva?

“Le varianti hanno impresso un’accelerazione, visto che l‘ultimo report dell’ISS documenta da metà gennaio un netto incremento dei casi negli under 20, fascia di età nella quale le varianti circolano di più”.

Come è possibile che gli ospedali rischiano nuovamente di collassare?

“Quando i contagi risalgono, la scialuppa di salvataggio non sono i posti letto in area medica e in terapia intensiva, ma il sistema di tracciamento e isolamento dei contatti positivi, di fatto saltato all’inizio della seconda ondata. E quando crolla l’argine territoriale l’ondata si riversa negli ospedali, visto che il 5% degli attualmente positivi viene ricoverato e lo 0,5% finisce in terapia intensiva. Le percentuali sono basse, ma quando il numero dei casi aumenta vertiginosamente gli ospedali vanno in tilt. E oggi il numero degli attualmente positivi ha superato i 425mila ed è in rapida crescita”.

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Coronavirus, Speranza: «Curva contagi in risalita, prossime settimane non facili»

lunedì, Marzo 1st, 2021

Virus, settimane non facili attendono l’Italia. È quanto afferma il mninistro della Salute Roberto Speranza, che stamani ha fatto il punto della situazione. «Le prossime settimane non saranno facili nella gestione del Covid. Abbiamo l’obbligo di dire la verità e di dire come stanno le cose». Queste le parole del ministro della Salute, Roberto Speranza, intervenuto alla presentazione dei dati del Programma nazionale Esiti 2020. «Da tutte le regioni arrivano segnalazioni con curve che risalgono, questo vuol dire che dobbiamo fare i conti con un’epidemia che è ancora il nostro principale avversario. Per questo bisogna avere il coraggio di assumere decisioni coerenti e chiedere ai cittadini di avere il massimo senso del rigore, del rispetto e attenzione delle norme in campo», ha aggiunto il ministro. «La curva sta risalendo in maniera significativa, dobbiamo batterci con energia ma con una consapevolezza, ovvero che l’accelerazione nella campagna di vaccinazione ci consentirà di uscire in modo più strutturale dalla questa situazione. Ma le prossime settimane non saranno facili», ha evidenziato Speranza.

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Covid, via libera Regioni al nuovo Dpcm. Firma entro domani

Speranza: serve SSN di qualità

«Penso che mai come in queste settimane si sia capito quanto valga avere un Servizio sanitario nazionale di qualità e investire su di esso». Per questo «vorrei che sia chiaro» un messaggio: «La lezione del Covid ci dice che la stagione dei tagli» alla sanità «va chiusa definitivamente e che bisogna proseguire con una grande stagione di investimenti, perché le risorse che si mettono sulla salute sono le più importanti e le più decisive per migliorare la qualità di vita delle persone».

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Covid, Speranza: “Siglato l’accordo: campagna vaccinale più forte con i medici di base” | Almeno 35mila pronti a somministrare le dosi

lunedì, Febbraio 22nd, 2021

E’ stata siglata l’intesa tra medici di famiglia, governo e Regioni per la partecipazione dei medici di base alla campagna vaccinale anti-Covid. Una realtà che renderà l’attività di somministrazione “più capillare e più “forte”, ha detto il ministro Roberto Speranza. Almeno 35mila medici di famiglia sono pronti a effettuare le vaccinazioni nei propri studi da subito”, ha invece riferito la Federazione dei medici di medicina generale.

Campania, Emilia-Romagna e Molise passano in zona arancione. Le province di Bolzano, Perugia, Pescara, Chieti e diversi Comuni della Lombardia in zona rossa.

Gli industriali si sono detti pronti ad aprire fabbriche e uffici per vaccinare dipendenti e familiari, ha affermato il numero uno di Confindustria, Carlo Bonomi

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Il piano vaccini si sdoppia. Iniziano anche gli under 55: in scuole, polizia e carceri

giovedì, Febbraio 4th, 2021

francesco grignetti

A questo punto, dopo il vertice tra il governo (dimissionario) e le Regioni, i Piani vaccinali sono ufficialmente due. Uno è quello basato sulle forniture Moderna e Pfizer e riguarda innanzitutto gli anziani. L’altro sul vaccino AstraZeneca, le cui prime forniture partono dal 15 febbraio, e riguarda gli under 55, di cui sono state definite le categorie prioritarie: si comincia con personale scolastico docente e non docente, forze armate e di polizia, personale carcerario e detenuti.

Una decisione pressoché scontata, specie dopo la precisazione dell’Agenzia del farmaco, che ha definitivamente chiuso la strada all’uso di AstraZeneca per chi abbia compiuto i 55 anni e abbia gravi patologie. «Il tetto anagrafico potrebbe essere superato in futuro dopo ulteriori valutazioni scientifiche», ha tenuto ad aggiungere il ministro della Salute, Roberto Speranza. Ma se mai accadrà, ci vorranno mesi.

E così la decisione di sdoppiare i Piani vaccinali è filata liscia, in un vertice Stato-Regioni stranamente senza asperità, o forse no, dato che i ministri Francesco Boccia e Speranza, più il commissario straordinario Domenico Arcuri, pensavano già ad altro, e i rappresentanti delle Regioni li guardavano come una reliquia del passato. «Ma la vaccinazione resti fuori dalla crisi politica», è stato l’appello di Boccia.

Ora tocca alle Regioni applicarsi, nella loro sovrana autonomia sanitaria. E se succede che nel Lazio o in Val d’Aosta s’inizia a vaccinare gli ultraottantenni l’8 febbraio, e in Sardegna invece bisognerà attendere marzo, ciò dipende esclusivamente dal capoluogo. Anche la scelta dentro i target under 55 a questo punto dipende dalle Regioni. Se chiamare prima gli insegnanti o prima i poliziotti, lo decideranno i singoli assessori regionali.

«I vaccini sono essenziali, ma anche altre opzioni sono in valutazione. Stiamo accelerando sugli anticorpi monoclonali», ha poi detto il ministro Speranza. Ieri c’erano grandi attese, infatti, anche per la seconda decisione tecnica dell’Aifa. Che in serata ha dato il via libera agli anticorpi monoclonali (in estrema sintesi: anticorpi prodotti in laboratorio, validi essenzialmente nelle prime 72 ore del contagio, molto efficaci, molto costosi, molto complicati da somministrare), ma con diversi paletti. Il principale: sarà un uso ammesso soltanto per le emergenze, in pazienti non gravi, però con prospettiva di rapido aggravamento e alta possibilità di morte. Dato che si tratta di un prodotto molto complesso, poi, la somministrazione si potrà fare solo in ospedale.

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Covid, vaccino monodose di Johnson & Johnson efficace in media al 66%

venerdì, Gennaio 29th, 2021

di Cristina Marrone

Covid, vaccino monodose di Johnson & Johnson efficace in media al 66%

Il tanto atteso vaccino monodose di Johnson & Johnson non sembra proteggere dal Covid-19 con una sola dose , almeno non quanto gli altri vaccini di Pfizer e Moderna già approvati (a doppia dose) . La casa farmaceutica ha annunciato venerdì che il vaccino è stato efficace globalmente nel 66% dei casi per prevenire malattie moderate (dati su tre continenti)mentre si è rivelato molto più protettivo (85%) contro i sintomi più gravi.

Diversità geografiche

Ci sono variazioni geografiche: il vaccino ha funzionato meglio negli Stati Uniti con un’efficacia del 72% su casi moderati e gravi mentre l’efficacia è calata al 57% in Sud Africa dove circola la variante sudafricana. Lo studio di fase 3 avanzata denominato «Ensemble» si è svolto su oltre 44.325 adulti di età superiore ai 18 anni con 468 casi di Covid-19 durante la sperimentazione. (qui l’approfondimento su che cosa significa dato di efficacia). L’efficacia è certamente inferiore ai vaccini a mRna di Pfizer e Moderna che sfiorano il 95% ma comunque migliore di Astrazeneca già in uso nel Regno Unito e altri Paesi (efficacia globale al 62%). L’enorme vantaggio è che i risultati di J&J si ottengono con una sola dose, dettaglio non da poco in un panorama che vede grande penuria di vaccini. Inoltre si conserva per tre mesi in normali frigo, senza la necessità di potenti congelatori. «Il nostro obiettivo è sempre stato quello di creare una soluzione semplice ed efficace per il maggior numero di persone e di avere il massimo impatto per aiutare a porre fine alla pandemia , ha affermato Alex Gorsky, amministratore delegato Johnson & Johnson. Preoccupante invece la peggiore performance sulla variante sudafricana su cui vanno tenere gli occhi aperti (stesso problema rilevato da Novavax con efficacia appena del 49% su variante sudafricana). (Qui i dati di efficacia dei vari vaccini)

Autorizzazione in emergenza

Johnson & Johnson ha affermato di aver intenzione di richiedere l’autorizzazione di emergenza del vaccino alla Food and Drug Administration, l’agenzia regolatoria statunitense che si occupa di farmaci, la prossima settimana. Il gruppo Johnson&Johnson si è impegnato a distribuire 100 milioni di dosi di vaccino agli Usa entro fine giugno, 200 milioni all’Unione europea entro la fine dell’anno, e altri 200 milioni circa ai Paesi in via di sviluppo dopo giugno.

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Piano vaccini da aggiornare, nuove grane. “Astrazeneca poco efficace sugli over 65”

martedì, Gennaio 26th, 2021

di ALESSANDRO FARRUGGIA

Dopo Pfizer, anche contro AstraZeneca cresce il malumore dell’Europa. E fosse solo questo il problema del vaccino che entro venerdì potrebbe essere autorizzato dall’Ema. Secondo l’autorevole quotidiano tedesco Handesblatt, che cita fonti governative, il vaccino di AstraZeneca avrebbe un impatto estremamente ridotto sugli ultra 65enni: fornirebbe una copertura solo dell’8% a fronte del 60-90% sugli adulti sotto i 55 anni. Considerate le dosi acquistate dall’Europa – 40 milioni delle quali finiranno all’Italia – è una ipotesi che cambierebbe tutto. Al momento negli uffici del Commissario straordinario si fanno gli scongiuri e si ritiene che sia opportuno “navigare a vista”. “Non perderei la speranza di riuscire a raggiungere alla fine dell’autunno l’immunità di gregge, possiamo recuperare in corsa questi ritardi insopportabili, inaccettabili e imprevisti” ha detto ieri Domenico Arcuri. Ieri l’Avvocatura dello Stato ha inviato a Pfizer una diffida “ad adempiere ai propri obblighi contrattuali relativi, anzitutto, alla mancata consegna di dosi destinate alla campagna di vaccinazione”. Si sta anche valutando se inviare un esposto alla magistratura e una lettera all’Europa, mentre l’eventualità di una azione legale contro AstraZeneca resta per ora molto oltre l’orizzonte.

Astrazeneca si difende: “Nostro siero efficace anche su over 65”

Da parte sua l’Europa sembra muoversi finalmente con un po’ di maggiore decisione. La presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, ha telefonato al Ceo della casa farmaceutica AstraZeneca, Pascal Soriot, per “ribadire che si aspetta che la società rispetti gli accordi”. Ma con scarsi risultati. “Il nuovo calendario delle consegne – ha detto la Commissaria alla Salute, Stella Kyriakides – non è accettabile. L’Ue ha prefinanziato lo sviluppo del vaccino e la produzione e vuole vederne il ritorno. Vogliamo sapere esattamente quali dosi sono state prodotte da AstraZeneca e dove esattamente finora, e se o a chi sono state consegnate”. “Le risposte dell’azienda non sono state finora soddisfacent”, ha annunciato la commissaria.

Il sospetto da chiarire è che i vaccini acquistati dall’Europa finiscano ad altri Paesi, che li pagano di più. Per questo la Commissione ha proposto ai 27 Stati membri di istituire quanto prima un meccanismo di trasparenza delle esportazioni. “In futuro – ha annunciato la commissaria alla Salute – tutte le aziende che producono vaccini contro Covid-19 nell’Ue dovranno fornire una notifica tempestiva ogni volta che desiderino esportare vaccini in Paesi terzi”. Certo è che con i ritardi di Pfizer e AstraZeneca la strada verso l’immunità di gregge si allunga in maniera preoccupante. Senza contare che i problemi son dietro l’angolo. A Varese è stato individuato il primo caso in Italia della insidiosa variante brasiliana in un uomo rientrato dal Brasile. L’Iss è in attesa del campione per poter completare la sequenza dell’intero genoma per confernare l’identificazione. Al ministero della Salute non si medita al momento di riscrivere la strategia vaccinale.

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AstraZeneca, obiettivo approvazione vaccino già mercoledì 27. L’Ema accelera

venerdì, Gennaio 22nd, 2021

di Francesco Malfetano

Le vaccinazioni in Italia oggi sfiorano quota un milione e trecentomila. Vale a dire che se si fosse tenuto il ritmo giornaliero raggiunto la scorsa settimana – circa 80mila somministrazioni ogni 24 ore – si sarebbe potuto raggiungere l’obiettivo fissato dal commissario per l’Emergenza Domenico Arcuri di 6 milioni di vaccinati entro marzo. I ritardi annunciati anche per le prossime 3 settimane da Pfizer-BioNTech però, e le conseguenti 28mila inoculazioni registrate in media nei giorni scorsi, rischiano di far slittare tutto.  APPROFONDIMENTI

Per questo diventa determinante avere a disposizione il prima possibile tutte le 8 milioni di dosi attese dall’Italia entro marzo da AstraZeneca Oxford. Perché ciò avvenga però – come spiegato ieri anche dallo stesso Arcuri in conferenza stampa – serve l’autorizzazione dell’Ema, l’ente regolatore europeo. Un ok definitivo atteso per il 29 gennaio che, come si apprende da fonti italiane vicine alla struttura Ue, «potrebbe essere anticipato di 1 o 2 giorni». A confermarlo è anche il premier austriaco Sebastian Kurz che ieri ha fatto sapere di star «lavorando con gli altri paesi dell’Ue per un’approvazione più rapida e con meno burocrazia di AstraZeneca e di altri vaccini». L’obiettivo, in pratica, è riuscire a replicare quanto già avvenuto per la validazione di Pfizer e di Moderna, recuperando almeno 48 ore.

Vaccino Pfizer, Arcuri: «Meno 20% di fiale. Pronte quelle Astrazeneca, dopo ok Ema non dovremo aspettare»

Circa la metà di queste però, servirà poi ad Aifa (Agenzia italiana del farmaco) per dare il suo via libera al siero inglese definendone la percentuale di equivalenza rispetto ai vaccini già utilizzati. «AstraZeneca è il vaccino che si trova in fase più avanzata in termini di revisione autorizzativa da parte di Ema – spiega Giorgio Palù, microbiologo e presidente dell’Aifa – Ma in fase 3 ora ci sono anche CureVac e Johnson&Johnson. Il primo è sviluppato da una compagnia tedesca, in collaborazione con la Bayer, ed utilizza l’Rna messaggero proprio come Pfizer e Moderna. J&J invece, che ha appena pubblicato il lavoro di fase 2 ma è già in fase 3, sfrutta come vettore l’adenovirus. Per questi però ci sarà bisogno ancora di tempo».

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Tre milioni di italiani hanno rinunciato a cure mediche per difficoltà economiche legate al Covid

giovedì, Gennaio 21st, 2021

Sono ben 3 milioni gli italiani che, fra marzo e dicembre 2020, hanno dovuto rinunciare a cure mediche, visite specialistiche o operazioni a causa di difficoltà economiche sopraggiunte per la pandemia e il lockdown. Il dato emerge dall’indagine condotta da mUp Research e Norstat per Facile.it. Inoltre 32,8 milioni di italiani si sono visti cancellare o rimandare cure mediche (con un tempo medio di rinvio pari a 53 giorni).

Il report evidenzia che circa 27,9 milioni di italiani, vale a dire il 73,6% di coloro che avevano in programma un appuntamento presso una struttura sanitaria, hanno subito uno o più rinvii, mentre 13 milioni di cittadini, pari a più di un paziente su tre (34,3%), hanno dovuto fare i conti con l’annullamento. Leggi Anche

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Se in media il rinvio è stato di quasi due mesi (53 giorni), per alcune specialità i tempi sono stati ben più lunghi. Nel caso dell’oncologia, ad esempio, lo slittamento medio è stato di 63 giorni, per la cardiologia di 72 giorni e addirittura 81 giorni per la ginecologia. Ma il dato ancor più preoccupante è che nel 68% dei casi l’appuntamento è stato rimandato sine die.

La pandemia ha messo sotto stress tutte le strutture sanitarie, ma in particolar modo quelle pubbliche. Fra coloro cui è stato rinviato o annullato un appuntamento già programmato, nel 54,7% dei casi questo si sarebbe dovuto svolgere in struttura pubblica, nel 45,3% in una privata. Secondo l’indagine, circa 7 milioni di cittadini, a seguito di rinvii o annullamenti, hanno scelto di spostare da una struttura pubblica ad una privata una o più visite.

Per far fronte ai costi legati alla sanità privata, il 73,2% ha pagato usando i propri risparmi, mentre il 16,6% ha fatto ricorso ad un’assicurazione sanitaria; interessante notare, invece, come circa 2,2 milioni di pazienti (pari al 9,1% di chi è ricorso alla sanità privata) abbiano dovuto chiedere un prestito ad amici, familiari o finanziarie.

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Vaccino Covid, i vantaggi di rinviare il richiamo

giovedì, Gennaio 21st, 2021

di Giuseppe Remuzzi

Vaccino Covid, i vantaggi di rinviare il richiamo

(Afp)

Il nostro piano di vaccinazioni rischia di subire delle variazioni. Solo da Pfizer e Moderna avremmo dovuto avere 61,8 milioni di dosi nel corso dell’anno, ma i 40,5 milioni di vaccini di Pfizer non arriveranno nei tempi previsti e nemmeno i 21,3 milioni del vaccino Moderna, gli altri quattro (AstraZeneca, Sanofi-GSK, Curevac, Johnson &Johnson) non sono ancora autorizzati.

Ma per uscire da questa emergenza dovremmo poter vaccinare prima dell’estate il maggior numero di persone possibile, un po’ come si sta facendo in Inghilterra dove hanno già vaccinato più di 4 milioni di persone con una prima dose di Pfizer BioNTech.

Il caso inglese

Come è possibile che l’Inghilterra ritardi la seconda somministrazione fino a dodici settimane violando le raccomandazioni delle autorità regolatorie? Le autorità del Regno Unito ragionano così: «Cominciamo a vaccinare tutti quelli che possiamo con quello che abbiamo; meglio una dose per tutti che due dosi per molte meno persone, poi penseremo ai richiami». Si può non essere d’accordo — e molti non lo sono —, ma vediamo le ragioni di chi pensa che il richiamo si possa rimandare.

L’efficacia di una sola dose di vaccino Pfizer

L’efficacia di una sola dose del vaccino Pfizer (quello a RNA messaggero, mRNA) arriva all’80% e anche più (lo conferma il rapporto JCVI – Joint Committee of Vaccination and Immunisation del Regno Unito, del dicembre 2020). Ma come? Non si è detto che era del 52,4%? Sì, ma solo se si contano anche quelli che si ammalano prima del dodicesimo giorno dalla somministrazione, quando il sistema immune non ha ancora fatto in tempo ad organizzarsi. Immaginiamo di avere un per milione di dosi di vaccino e di voler proteggere 1 milione di persone; se facciamo due dosi — considerata un’efficacia del 95% — proteggiamo 475mila persone. Con una singola dose, invece, per un’efficacia anche solo dell’80%, ne proteggiamo 800 mila. Messa così l’idea del Regno Unito di spostare perlomeno di qualche mese la seconda somministrazione a me non sembra così strampalata.

Ma si formano abbastanza anticorpi?

Ma dopo una sola somministrazione, si formano abbastanza anticorpi? E quanto durano? Di sicuro non lo sappiamo, però sappiamo che per essere protetti perlomeno nei confronti della malattia non c’è bisogno di un livello particolarmente alto di anticorpi; ci si potrà forse infettare ma non ci si ammala. E poi non ci sono solo gli anticorpi ma anche le cellule T e le cellule della memoria. Il British Medical Journal di qualche settimana fa, fa vedere come le cellule T della risposta immune rimangono — in chi si è ammalato — per almeno sei mesi, anche quando gli anticorpi se ne sono andati e questo dovrebbe valere a maggior ragione per il vaccino.

Diversità vaccini e varianti virus

E poi i vaccini non sono tutti uguali: il ragionamento che abbiamo fatto per Pfizer vale un po’ anche per Moderna, un altro vaccino che di mRNA ne contiene tre volte tanto (100 microgrammi per ciascuna dose contro i 30 di Pfizer BioNTech). Con questo vaccino la protezione che si ottiene dopo la prima dose — sempre tralasciando i primi giorni — supera addirittura il 90%. Vuol dire che con il vaccino Moderna è ancora più probabile che la seconda dose si possa rimandare almeno di qualche mese. Ma non può essere che una sola dose favorisca l’emergere di varianti del virus resistenti ai vaccini? È possibile, ma potrebbe anche essere vero il contrario: che sia un eccesso di risposta immune a spingere il virus a mutare, quindi no a due dosi troppo ravvicinate. Chi l’ha detto? Andrew Pollard che guida tutti gli studi clinici sui vaccini di Oxford.

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