Archive for the ‘Sanità’ Category

Coronavirus, pochi tamponi: ecco le ragioni mai spiegate

lunedì, Maggio 25th, 2020

di Milena Gabanelli e Simona Ravizza

È chiaro a tutti da tempo: lo ha detto l’Oms, lo ha dimostrato sul campo la Corea del Sud, lo ha appena ricordato il premier Conte in Parlamento: «Per contenere il Covid-19 bisogna testare, tracciare e trattare». Adesso che usciamo di casa, è cruciale isolare subito i nuovi focolai, e quindi torniamo sempre là: al tampone (che serve anche abbinato al test sierologico positivo per verificare che l’infezione non sia più in atto). Funziona così: un bastoncino infilato nel naso, un altro nella faringe, messi in una provetta, e inviati al laboratorio di microbiologia per l’analisi. Da metà marzo a metà aprile questi kit scarseggiavano, ora non più. Eppure, nonostante gli oltre tre milioni di analisi molecolari effettuate, abbiamo capito che — tranne casi eccezionali come il Veneto — nelle Regioni dove il virus è più diffuso il loro numero non è sufficiente a completare un buon tracciamento. E questo ha ricadute anche sulla ripresa: ci sono ex contagiati, che stanno bene, ma attendono da quasi un mese di poter fare il tampone definitivo che consenta loro di uscire di casa e tornare a lavorare. Dove sta il problema?

Cosa c’è dietro alla mancanza di reagenti

Per capire perché il numero dei tamponi non decolla come dovrebbe, bisogna andare oltre le dichiarazioni politiche («mancano i reagenti») e vedere come funziona il processo di analisi, anche per evitare che il problema si riproponga in autunno, quando è possibile una nuova ondata dell’epidemia. Un laboratorio di microbiologia per far marciare bene questo carico di lavoro ha bisogno di personale e un modello organizzativo che funzioni 24 ore al giorno. Ma non basta, perché il meccanismo si inceppa sulla macchina che processa i tamponi.

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Eparina e plasma, c’è la cura anti Covid

giovedì, Maggio 21st, 2020

di SILVIO GARATTINI

Roma, 21 maggio 2020 – L’improvvisa comparsa del Sars-Cov-2 e la sua rapida diffusione hanno trovato tutti spiazzati rispetto ai trattamenti da utilizzare per curare il complesso di sintomi che compare in una relativamente piccola percentuale dei soggetti infettati. A parte l’impiego dell’ossigeno in varie forme e con diverse apparecchiature, giustificato dalla fame d’aria che caratterizza alcuni soggetti infetti, si è assistito all’impiego di un gran numero di farmaci sulla base di ipotesi generate dal buon senso, ma prive di quella base di evidenza scientifica che può essere dimostrata – salvo effetti miracolosi – solo da studi clinici controllati.

Fase 2, il virologo: “Basta terrorismo, serve normalità. Il lockdown? Forse eccessivo”

Che cosa si può dire oggi rispetto ai trattamenti in atto? Anzitutto rimane l’indicazione di trattare gli attacchi febbrili con paracetamolo. I dati esistenti, inoltre, non indicano, come si era temuto, di evitare l’impiego di alcuni farmaci anti-ipertensivi – ACE inibitori e sartani – per una eventuale facilitazione dell’ingresso del virus nelle cellule. Non ha alcun effetto preventivo o curativo la somministrazione di vitamine, da sole o associate, come pure l’impiego di integratori alimentari.

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Coronavirus: dati positivi dai test sul vaccino negli Stati Uniti

lunedì, Maggio 18th, 2020

La società statunitense di biotecnologia Moderna ha annunciato che i primi risultati della sua sperimentazione sul potenziale vaccino per il coronavirus sono stati “positivi”. La ‘Fase 1’ dei test clinici – fanno sapere dal quartier generale – ha mostrato che le persone che si sono sottoposte alla sperimentazione hanno sviluppato anticorpi in modo del tutto simile ai pazienti di Covid-19 che sono guariti.

I livelli di anticorpi rilevati nelle prime otto persone sottoposte ai test clinici con l’mRNA-1273, spiega la società Moderna si trova nel Massachusetts, sono uguali o superiori a quelli riscontrati nei pazienti guariti dal Covid-19. Inoltre il potenziale vaccino avrebbe finora dimostrato di essere “sicuro e ben tollerato”, non presentando gravi effetti collaterali.

Coronavirus, i primi test del vaccino italiano: “Gli anticorpi bloccano virus”

Le prossime tappe della sperimentazione

Moderna lavora con l’Istituto nazionale delle allergie delle malattie infettive guidato dal virologo Anthony Fauci, consigliere della Casa Bianca, e uno dei più grandi esperti mondiali di virus ed epidemie. Dopo i primi risultati positivi, c’è molto ottimismo e l’azienda Usa ha fretta di andare avanti. Avvierà ora la ‘fase 2’ della sperimentazione e spera di partire con la ‘fase 3’ nel mese di luglio.

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La nuova sanità: infermieri di territorio, ambulanze Covid e terapie intensive

venerdì, Maggio 15th, 2020

ROMA – L’intero investimento sulla sanità del Decreto rilancio, approvato ieri in Consiglio dei ministri, è pari a 3,25 miliardi di euro. Il potenziamento della sanità territoriale è la prima voce di quiesto “Rilancio salute” che ridisegna il Servizio sanitario nazionale dopo la prima fase dell’emergenza coronavirus.

Per il territorio l’investimento complessivo è pari a 1 miliardo e 256 milioni di euro e finanzierà assistenza domiciliare, rete territoriale e Unità speciali di continuità assistenziale (Usca), monitoraggio domiciliare, strutture territoriali di isolamento, attività di infermieri di famiglia e assistenti sociali.

Assistenza domiciliare

Questi 1,325 miliardi serviranno per far crescere sul territorio, con personale dedicato, le azioni terapeutiche e assistenziali domiciliari. L’assistenza ai pazienti ultra 65 enni passerà dagli attuali 610.741, pari al 4 per cento della popolazione over 65, a 923.500, pari al 6,7 per cento. Un tasso che porta l’Italia al di sopra della media Ocse, attualmente del 6 per cento. Sono raddoppiati i servizi per la popolazione minore di 65 anni: si andrà dagli attuali 69.882 assistiti a domicilio, pari allo 0,15 per cento della popolazione under 65, a 139.728, pari allo 0,3 per cento. Le risorse stanziate per il personale e i servizi sono di 733.969.086 euro.

Rete territoriale e Usca

In tutte le Regioni e le Province autonome verrà potenziata l’attività di sorveglianza attiva a cura dei Dipartimenti di prevenzione, in collaborazione con i medici di Medicina generale e i pediatri di libera scelta. Viene disposto l’incremento dei controlli nelle residenze sanitarie assistite (Rsa), anche attraverso la collaborazione di medici specialisti. Sul territorio sarà aumentata la funzionalità delle Usca, deputate al supporto dei servizi di assistenza domiciliare, anche reclutando al loro interno medici specialisti ambulatoriali convenzionati. Risorse stanziate per personale e servizi: 61 milioni di euro.

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Lombardia, sì ai test sierologici Covid da privati: tampone obbligatorio per i positivi, al prezzo di 62,89 euro

mercoledì, Maggio 13th, 2020

di Sara Bettoni

Via libera ai test del sangue proposti da privati per trovare gli anticorpi al coronavirus. Con l’obbligo di sottoporre i positivi anche al tampone (da acquistare al prezzo consigliato di 62,89 euro) e di non togliere energie alle analisi per il pubblico. La Regione detta le linee guida per l’esecuzione al di fuori del Sistema sanitario regionale dei test sierologici, utili a dire chi si è imbattuto nel Covid-19 ma non in grado, al momento, di dire chi è ancora contagioso. Le delibere tanto attese sono arrivate ieri. L’assessore alla Sanità Giulio Gallera (FI) sottolinea che «il test sierologico non ha una valenza diagnostica, ma epidemiologica, quindi abbiamo previsto che per certe comunità o gruppi, come le aziende, si possa fare uno screening» per capire come il virus si sia diffuso.

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Coronavirus, via libera all’indagine dell’Istat sulla sieroprevalenza: presto saranno chiamate 150 mila persone

lunedì, Maggio 11th, 2020

Via libera del Consiglio dei ministri al decreto-legge che introduce “misure urgenti in relazione alla realizzazione di un’indagine di sieroprevalenza”. La mossa nasce dalla “necessità di disporre con urgenza di studi epidemiologici e statistiche affidabili e complete sullo stato immunitario della popolazione” e prevede “l’autorizzazione al trattamento dei dati personali, relativi alla salute e al corredo genetico, per fini statistici e di studi scientifici”, come viene spiegato nella nota diffusa dal governo.

Coronavirus, è confermato: tutti i pazienti guariti sviluppano gli anticorpi

Con l’approvazione del dl, 150 mila persone saranno sottoposte ai test sierologici. Un call center di 300 persone della Croce rossa è già pronto, si è appreso, e “a breve” cominceranno i primi prelievi. Individuati tutti i laboratori in ogni regione per gli esami. Le persone fragili potranno fare il prelievo a domicilio. A sbloccare il dl è stata la modifica con le indicazione del Garante alla privacy sollecitata dal ministro Roberto Speranza.

“L’indagine sarà svolta nell’interesse pubblico nel settore della sanità pubblica, nell’ambito di un’indagine di sieroprevalenza condotta congiuntamente dai competenti uffici del ministero della Salute e dall’Istituto nazionale di statistica (Istat) in qualità di titolari del trattamento e ognuno per i profili di propria competenza.

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Coronavirus, l’incompiuta dei reagenti. Cinque milioni di kit «Sette giorni per trovarli»

lunedì, Maggio 11th, 2020

di Sara Bettoni e Lorenzo Salvia

Coronavirus, l'incompiuta dei reagenti. Cinque milioni di kit «Sette giorni per trovarli»

È una delle incompiute nella Fase due, cominciata ormai una settimana fa ma ancora poco lineare, anzi zigzagante. Le riaperture ci sono state. Un po’ meno gli strumenti che le dovevano accompagnare, a partire dall’aumento dei tamponi, per vedere chi è positivo e chi no. Ma forse, finalmente, ci siamo.

I 5 milioni di kit

Stamattina il commissario Domenico Arcuri, pubblicherà una «richiesta di offerta» per acquistare kit per i tamponi e reagenti. La richiesta è aperta alle aziende di tutto il mondo. Le offerte andranno comunicate entro sette giorni con l’impegno a consegnare i prodotti il prima possibile e comunque entro 15 giorni. Non si tratta di un vero e proprio bando di gara. L’obiettivo è «acquisire la massima quantità di kit disponibili sul mercato nazionale e internazionale». Una specie di whatever it takes alla Mario Draghi, facendo le debite proporzioni. L’obiettivo è distribuire 5 milioni di tamponi a partire dalla prossima settimana.

Come è andata finora

Al 9 maggio erano stati distribuiti 2,4 milioni di kit. Un numero non molto al di sotto dei tamponi effettuati finora in tutta Italia, 2,5 milioni. Quella cifra è stata raggiunta anche grazie a kit acquistati in autonomia dalle regioni. Ma la differenza è davvero minima, 100 mila. E, anche immaginando che le regioni abbiano scorte in magazzino, non spiega la vera e propria guerra di queste settimane tra regioni e governo. Guerra che, consoliamoci, continuerà ancora. Dopo aver ricevuto le offerte, il commissario straordinario le dovrà incrociare con i fabbisogni delle singole regioni. Sia per i kit, sia per i soli reagenti, ancora più difficili da trovare. E non sarà cosa semplice.

Il rebus dei reagenti

I test indicati nel documento — sbloccato dal decreto legge approvato nella notte tra sabato e domenica, lo stesso che fa partire i test sierologici sul campione Istat — saranno di tre tipi: quelli rapidi, che possono essere utilizzati anche sul luogo di lavoro; quelli automatizzati, che hanno bisogno di laboratori ad alto contenuto tecnologico; e quelli compositi, in cui le due fasi di analisi, estrapolazione e amplificazione, sono separate. Tuttavia il vero problema sono i reagenti, che scarseggiano non solo in Italia ma in tutto il mondo.

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Coronavirus: i medici denunciano le aziende sanitarie, la politica vuole lo scudo penale

lunedì, Aprile 27th, 2020

di Milena Gabanelli e Rita Querzè

In Europa, l’Italia è il Paese dove da anni la probabilità di prendersi un’infezione negli ospedali, è in assoluto la più alta: il 6%. È la conseguenza di un graduale aumento di rischi specifici inclusa la scarsa formazione degli operatori sanitari a osservare le misure di sicurezza, a partire da quelle igieniche. In questo quadro è esploso il Covid-19.

Oggi il personale sanitario, che conta 19.942 contagiati e 185 morti, attraverso le sue rappresentanze sindacali ha presentato un esposto ai Nas oltre che alle procure di dieci regioni: contestano alle aziende ospedaliere di non avere tutelato medici e infermieri come dovuto.

La questione riguarda anche noi cittadini, perché i medici positivi al virus rischiano di trasformare gli ospedali in focolai del contagio, e il livello di sicurezza del personale sanitario è una delle chiavi del successo (o dell’insuccesso) della lotta contro il coronavirus.

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Coronavirus: Alzano e Nembro, sei giorni di rinvii. Inchiesta sull’ecatombe nella Bergamasca

lunedì, Aprile 6th, 2020

di Marco Imarisio, Simona Ravizza e Fiorenza Sarzanini

Coronavirus: Alzano e Nembro, sei giorni di rinvii. Inchiesta sull'ecatombe nella Bergamasca

Nella foto Ansa, i militari durante una disinfestazione ad Alzano Lombardo

Francesco Zambonelli ha visto il paziente uno, ma anche il numero 2, e il tre. «Eravamo tutti insieme, nello stesso reparto di medicina, al terzo piano. E con i rispettivi familiari facevamo due chiacchiere nell’atrio d’ingresso». Sua madre, la signora Angiolina, viene ricoverata il 12 febbraio nell’ospedale Pesenti Fenaroli di Alzano Lombardo. Ha avuto uno scompenso cardiaco, ma non è in cattive condizioni. Una decina di giorni sotto osservazione, qualche flebo, e poi sarebbe tornata a casa, come sempre. Invece dopo una settimana arriva una febbre a 39, e poi la polmonite, le crisi respiratorie, la sensazione di avere un peso che schiaccia sul petto. Muore alle due della notte tra venerdì 21 e sabato 22 febbraio.

Il figlio, 55 anni, disegnatore grafico, la veglia fino all’ultimo. E si accorge che quella notte non è come tutte le altre. Tutte le infermiere infatti portano sul volto delle mascherine, cosa inusuale. Ma non le solite, «di colore azzurro che si usano dal dentista». Sono quelle professionali, le FFP2 senza valvola. È appena cominciato tutto, con la scoperta dei focolai di Codogno e di Vo’ Euganeo. Al Pesenti Fenaroli, intanto, sono stati appena scoperti i primi due pazienti positivi al Covid-19. Franco Orlandi, ex camionista di Nembro, e Samuele Acerbis, rappresentante di commercio di Nembro, sono entrambi ricoverati da almeno una settimana nello stesso reparto della signora Angiolina, ma solo nelle ultime ore sono stati sottoposti al tampone. È domenica. Nel pomeriggio il Pronto soccorso viene chiuso. Ma dopo alcune ore tutto riapre, senza alcuna sanificazione, neppure al Pronto soccorso. Senza la creazione di alcun triage differenziato, di alcun percorso alternativo tra i pazienti. E senza alcuna spiegazione.

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I medici di famiglia: “Pronti a chiudere gli ambulatori, a due mesi dallo stato d’emergenza nazionale non abbiamo ancora i dispositivi di protezione”

domenica, Aprile 5th, 2020

I medici di famiglia non ci stanno più a fare la conta dei colleghi morti per il coronavirus per la carenza di dotazioni individuali di sicurezza. E dopo settimane in cui denunciano di avere a disposizione solo pochissime mascherine chirurgiche ciascuno e null’altro, annunciano di essere pronti a chiudere gli ambulatori. Gli infermieri si uniscono alla richiesta e sollecitano i tamponi rendendo noto il bilancio in vertiginoso aumento di decessi e positivi al virus nella loro categoria: 25 morti e 5.500 contagiati.

La Federazione degli Ordini dei medici, che ha contato l’ottantesimo decesso si schiera al loro fianco: “Sono passati più di due mesi dalla data di dichiarazione dello stato di emergenza nazionale, il 31 gennaio. Eppure ancora oggi in particolare i medici di medicina generale, che costituiscono la prima linea nella gestione dei pazienti sul territorio, sono del tutto privi dei più basilari dispositivi di protezione individuale. Siamo stanchi di promesse”.

Coronavirus, a Milano continua la battaglia di medici e infermieri negli ospedali

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In una durissima nota il segretario generale della Federazione dei medici di medicina generale (Fimmg) Silvestro Scotti, dopo avere appreso dell’ennesimo decesso di un collega, è passato ai fatti preannunciando la chiusura degli ambulatori. “Devo dire addio a un amico, che come tutti noi medici di famiglia è stato scaricato dalle istituzioni ed è morto da solo. La sua morte per la burocrazia non vale il costo di una mascherina”, ha scritto Scotti, “siamo pronti a chiudere gli studi che non sono parte dei Livelli essenziali di assistenza”.

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