Archive for the ‘Sanità’ Category

Coronavirus: Alzano e Nembro, sei giorni di rinvii. Inchiesta sull’ecatombe nella Bergamasca

lunedì, Aprile 6th, 2020

di Marco Imarisio, Simona Ravizza e Fiorenza Sarzanini

Coronavirus: Alzano e Nembro, sei giorni di rinvii. Inchiesta sull'ecatombe nella Bergamasca

Nella foto Ansa, i militari durante una disinfestazione ad Alzano Lombardo

Francesco Zambonelli ha visto il paziente uno, ma anche il numero 2, e il tre. «Eravamo tutti insieme, nello stesso reparto di medicina, al terzo piano. E con i rispettivi familiari facevamo due chiacchiere nell’atrio d’ingresso». Sua madre, la signora Angiolina, viene ricoverata il 12 febbraio nell’ospedale Pesenti Fenaroli di Alzano Lombardo. Ha avuto uno scompenso cardiaco, ma non è in cattive condizioni. Una decina di giorni sotto osservazione, qualche flebo, e poi sarebbe tornata a casa, come sempre. Invece dopo una settimana arriva una febbre a 39, e poi la polmonite, le crisi respiratorie, la sensazione di avere un peso che schiaccia sul petto. Muore alle due della notte tra venerdì 21 e sabato 22 febbraio.

Il figlio, 55 anni, disegnatore grafico, la veglia fino all’ultimo. E si accorge che quella notte non è come tutte le altre. Tutte le infermiere infatti portano sul volto delle mascherine, cosa inusuale. Ma non le solite, «di colore azzurro che si usano dal dentista». Sono quelle professionali, le FFP2 senza valvola. È appena cominciato tutto, con la scoperta dei focolai di Codogno e di Vo’ Euganeo. Al Pesenti Fenaroli, intanto, sono stati appena scoperti i primi due pazienti positivi al Covid-19. Franco Orlandi, ex camionista di Nembro, e Samuele Acerbis, rappresentante di commercio di Nembro, sono entrambi ricoverati da almeno una settimana nello stesso reparto della signora Angiolina, ma solo nelle ultime ore sono stati sottoposti al tampone. È domenica. Nel pomeriggio il Pronto soccorso viene chiuso. Ma dopo alcune ore tutto riapre, senza alcuna sanificazione, neppure al Pronto soccorso. Senza la creazione di alcun triage differenziato, di alcun percorso alternativo tra i pazienti. E senza alcuna spiegazione.

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I medici di famiglia: “Pronti a chiudere gli ambulatori, a due mesi dallo stato d’emergenza nazionale non abbiamo ancora i dispositivi di protezione”

domenica, Aprile 5th, 2020

I medici di famiglia non ci stanno più a fare la conta dei colleghi morti per il coronavirus per la carenza di dotazioni individuali di sicurezza. E dopo settimane in cui denunciano di avere a disposizione solo pochissime mascherine chirurgiche ciascuno e null’altro, annunciano di essere pronti a chiudere gli ambulatori. Gli infermieri si uniscono alla richiesta e sollecitano i tamponi rendendo noto il bilancio in vertiginoso aumento di decessi e positivi al virus nella loro categoria: 25 morti e 5.500 contagiati.

La Federazione degli Ordini dei medici, che ha contato l’ottantesimo decesso si schiera al loro fianco: “Sono passati più di due mesi dalla data di dichiarazione dello stato di emergenza nazionale, il 31 gennaio. Eppure ancora oggi in particolare i medici di medicina generale, che costituiscono la prima linea nella gestione dei pazienti sul territorio, sono del tutto privi dei più basilari dispositivi di protezione individuale. Siamo stanchi di promesse”.

Coronavirus, a Milano continua la battaglia di medici e infermieri negli ospedali

Coronavirus, a Milano continua la battaglia di medici e infermieri negli ospedali

In una durissima nota il segretario generale della Federazione dei medici di medicina generale (Fimmg) Silvestro Scotti, dopo avere appreso dell’ennesimo decesso di un collega, è passato ai fatti preannunciando la chiusura degli ambulatori. “Devo dire addio a un amico, che come tutti noi medici di famiglia è stato scaricato dalle istituzioni ed è morto da solo. La sua morte per la burocrazia non vale il costo di una mascherina”, ha scritto Scotti, “siamo pronti a chiudere gli studi che non sono parte dei Livelli essenziali di assistenza”.

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Il virus nell’aria e la sua diffusione Anche l’Oms sta rivedendo le norme sulle mascherine

venerdì, Aprile 3rd, 2020

di Cristina Marrone

Il virus nell'aria e la sua diffusione Anche l'Oms sta rivedendo le norme sulle mascherine

L’Organizzazione mondiale della Sanità sta prendendo in seria considerazione gli ultimi studi scientifici sulla diffusione del coronavirus nell’aria e si è detta pronta a rivedere le linee guida sulle mascherine. David Heymann, responsabile del gruppo di lavoro che si occupa del tema all’Oms ha dichiarato alla Bbc che «stiamo studiando le ultime evidenze scientifiche e una nuova ricerca potrebbe portare a un cambiamento nelle linee guida sulle mascherine». Anche i Centri per il controllo e la prevenzione delle malattie (CDC) negli Stati Uniti stanno spingendo per estendere l’uso delle mascherine a tutta la popolazione e ci si aspetta che lo il presidente Trump accolga i suggerimenti dei Cdc, almeno per lo Stato di New York pesantemente colpito dall’epidemia.

Lo studio chiave

Lo studio a cui si riferisce l’Oms e che sta mobilitando un po’ tutte le autorità sanitarie mondiali è quello pubblicato su Jama e condotto da Lydia Bourouiba del Massachusetts Institute of Technology MIT di Cambridge e anticipato qualche giorno fa dal Corriere. La ricerca ha indagato la velocità, la permanenza in aria e distanza percorsa dalle goccioline di saliva emesse da pazienti che possano trasmettere malattie invettive come l’attuale COVID-19. È emerso che uno starnuto crea una nuvola sia di goccioline che può arrivare fino a 8 metri di distanza. Le goccioline emesse con starnuti e tosse di persone infette possono viaggiare fino a due metri e poi cadono per la forza di gravità. L’aereosol, che sono goccioline più piccole, può però restare sospeso in aria e raggiungere distanze maggiori come ha chiarito questo studio. «Non creiamo però troppa agitazione – avverte il virologo Fabrizio Pregliasco – perché è vero che gli studi indicano una potenzialità di dispersione ambientale maggiore ma parliamo sempre di ambienti chiusi e contesti ospedalieri. All’aperto non ci sono pericoli».

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Covid-19: i tagli al Servizio sanitario nazionale, chi li ha fatti e perché

mercoledì, Aprile 1st, 2020

DATA ROOM DI MILENA GABANELLI

di Domenico Affinito

La drammatica situazione sanitaria che l’Italia sta vivendo in questi giorni non è dovuta solo allo tsunami della pandemia Covid-19, ha anche ragioni che affondano le radici nel nostro recente passato. Il Servizio sanitario nazionale italiano è d’eccellenza, si è detto e scritto più volte, perché garantisce a tutti cura e assistenza, per la preparazione di medici e infermieri, ma lo è molto meno per la sua gestione.

Covid-19, un nemico eccezionale

Per prima cosa va detto che stiamo affrontando una pandemia e che il nostro Ssn sta conducendo una battaglia mai affrontata in precedenza. Secondo l’Istituto superiore di sanità, che monitora ogni anno i dati dell’influenza, l’epidemia del 2009-10, la cosiddetta febbre suina causata dal virus A/H1N1, in Italia colpì 4.408.000 persone, causando 443 gravi crisi respiratorie e 229 morti. Lo scorso inverno, caratterizzato da un’elevata circolazione virale, i due ceppi influenzali A/H1N1 e A/H3N2 hanno invece colpito 8.072.000 persone, mandandone 812 in terapia intensiva, con 205 deceduti. I numeri di oggi fanno paura.

Potevamo muoverci prima

I primi casi di polmonite anomala in Italia vengono segnalati già a fine dicembre, quando dalla Cina arriva la segnalazione all’Oms. Il 30 dicembre a Piacenza c’è un picco di 40 polmoniti in una settimana. Il 7 gennaio a Milano si segnalano più polmoniti della media: da 50 a 80 in più al giorno al San Paolo e 70 al giorno in più al Niguarda. Anche a Como l’11 gennaio gli ospedali cittadini segnalano il sovraffollamento per casi di polmonite. Settimane in cui il virus ha circolato liberamente, soprattutto negli ospedali. Non solo non è scattato il piano antipandemia governativo del 2016, ma addirittura il Ministero della Salute il 5 gennaio scriveva in una circolare che l’Oms «non raccomanda alcuna misura specifica per i viaggiatori» e «raccomanda di evitare qualsiasi restrizione ai viaggi e al commercio con la Cina in base alle informazioni attualmente disponibili». Un via libera alla Covid-19.

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Coronavirus, Science: “Per il vaccino serve un progetto globale”

giovedì, Marzo 26th, 2020

La Gavi Alliance, l’organizzazione fondata da Bill Gates allo scopo di migliorare l’accesso all’immunizzazione per la popolazione dei Paesi poveri, ha lanciato un appello per fronteggiare l’emergenza coronavirus. Il vaccino, ha spiegato il direttore esecutivo Seth Berkley sulla rivista Science, richiede un progetto globale.

Coronavirus, la campagna shock del sindaco di Cagliari

Berkley ha sottolineato che lo sforzo richiesto a tutti i Paesi è confrontabile al Progetto Manhattan, quello che portò alla bomba atomica e che ha inaugurato la cosiddetta Big Science.

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Avigan, c’è il via libera dell’Aifa alla sperimentazione per Covid-19

lunedì, Marzo 23rd, 2020

di Laura Cuppini

Avigan, c'è il via libera dell'Aifa alla sperimentazione per Covid-19

Le aspettative, bene o mal riposte che siano, in questi ultimi giorni si chiamano Avigan. Ovvero il farmaco giapponese di cui tutti parlano dopo il video di un imprenditore romano diventato virale sui social. Un argomento di cui ha discusso lunedì il Comitato tecnico-scientifico dell’Agenzia italiana del farmaco (Aifa). «Il direttore generale di Aifa, Nicola Magrini, mi ha comunicato che, dopo una prima analisi sui dati disponibili relativi ad Avigan, il Comitato sta sviluppando un programma di sperimentazione e ricerca per valutare l’impatto del farmaco nelle fasi iniziali della malattia. Nei prossimi giorni i protocolli saranno resi operativi, come già avvenuto per le altre sperimentazioni in corso» ha affermato in un comunicato il ministro della Salute Roberto Speranza.

Pressing di Zaia e Fontana

Grande entusiasmo era stato espresso poche ore prima da Luca Zaia e Attilio Fontana, al governo delle due regioni più colpite. «Il Veneto è pronto a sperimentare il medicinale, ma rispettiamo le leggi e quindi siamo in attesa dell’autorizzazione dell’Aifa. Se c’è anche solo la minima possibilità, io sono convinto che si debba procedere» aveva detto il presidente del Veneto. Gli aveva fatto eco il collega lombardo: «Chiederò al ministro della Salute di accelerare il più possibile questa sperimentazione in modo da avere una risposta rapida per capire se il farmaco possa o meno essere utilizzato».

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Il Covid Hospital del Policlinico è già inutilizzabile: allagati i bagni del reparto

domenica, Marzo 22nd, 2020

Cristina Verdi

Martedì scorso il governatore del Lazio, Nicola Zingaretti, annunciava l’apertura del quinto Covid Hospital di Roma, allestito all’ospedale odontoiatrico George Eastman, all’interno del Policlinico Umberto I, per un totale di 46 posti letto.

Ma a neanche una settimana dall’annuncio il nuovo reparto dedicato ai pazienti affetti da coronavirus, ha già dato forfait.

Già il giorno successivo all’inaugurazione erano state scoperte delle perdite d’acqua dal terzo piano della struttura. I tecnici erano intervenuti immediatamente per risolvere il problema. Tutto risolto, almeno fino a ieri, quando, come riferisce Il Tempo, la perdita idrica ha allagato i bagni del secondo piano rendendo inagibile il reparto inaugurato da neppure una settimana. I pazienti ricoverati e positivi al coronavirus sono stati quindi spostati in un’altra ala del Policlinico.

Il trasferimento è stato effettuato tramite ambulanze che hanno trasportato le persone ricoverate nel Covid 5 al reparto malattie infettive del secondo padiglione del Policlinico, dove la Regione sta predisponendo ulteriori posti letto dedicati all’emergenza sanitaria in atto. Attualmente, in totale, sono trenta le postazioni di terapia intensiva a disposizione dei pazienti affetti da Covid-19. Il reparto allestito all’Eastman, invece, secondo quanto si legge sul quotidiano Il Tempo, è stato chiuso ieri sera, in attesa che sia ripristinata l’agibilità della struttura.

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Coronavirus, allarme Aifa: “Carenze farmaci negli ospedali, via a misure eccezionali”

giovedì, Marzo 19th, 2020

Roma, 19 marzo 2020 – L’agenzia italiana del farmaco (Aifa) lancia l’allarme: “L’improvviso incremento della domanda per i farmaci utilizzati nelle terapie ospedaliere dei pazienti ricoverati a causa dell’epidemia di Coronavirus ha generato delle carenze“. L’Aifa sottolinea di essere al lavoro con le aziende, mediante il supporto costante di Farmindustria e Assogenerici, per mettere a punto “soluzioni eccezionali ed emergenziali“.

L’oncologo della speranza: “La mia cura funzionerà”

L’agenzia, si legge sul sito dell’Aifa, “segue il problema raccordandosi costantemente con le Regioni e le Province autonome, cui tutte le strutture territoriali sono invitate a rapportarsi per la valutazione e l’inoltro ad Aifa di segnali, dando priorità ai casi urgenti di irreperibilità per i quali siano già stati espletati tutti i passaggi previsti con gli aggiudicatari delle gare regionali”. I messaggi che riguardano le carenze possono essere inviati alla mail unica di riferimento, farmacicarenti@aifa.gov.it. 

Un allarme simile arriva anche dalla Società italiana farmacia ospedaliera (Sifo). Negli ospedali “sono carenti, e si riescono a reperire con sempre maggiore difficoltà, i farmaci antiretrovirali per il trattamento del Covid-19 nelle Terapie intensive, ma anche antibiotici e anestetici – dice la presidente Simona Creazzola all’Ansa -. Sono sempre più difficili da trovare soprattutto in Lombardia e Veneto, ma anche al Sud – sottolinea – si segnalano grandi difficoltà di approvvigionamento”»

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Coronavirus, Manfredi: 10mila laureati in Medicina subito al lavoro su territorio

martedì, Marzo 17th, 2020
 coronavirus, sanità, ospedali, medici, infermieri, #iorestoincorsia

“I diecimila laureati in Medicina che hanno fatto domanda per l’Esame di Stato, fino a ieri necessario per l’abilitazione al mestiere” potranno “essere impiegati subito nei servizi territoriali, nelle sostituzioni della Medicina generale, nelle case di riposo. Libereranno diecimila medici che, loro sì, saranno trasferiti nei reparti di corsa”. Lo ha affermato il ministro dell’Università e della Ricerca Scientifica Gaetano Manfredi a Repubblica

TGCOM.

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Coronavirus, ospedale in Fiera a Milano: “Operativi in 10 giorni” | Fontana: “Finanziato dai privati”

martedì, Marzo 17th, 2020

“A partire da tempo zero in 10 giorni saremo operativi. La sfida è essere più bravi dei cinesi”. Lo ha detto il presidente della Fondazione Fiera, Enrico Pazzali, parlando dell’ospedale destinato ai pazienti affetti da coronavirus che dovrebbe essere allestito in due padiglioni della struttura milanese da Regione Lombardia. Per tempo zero si intende il momento in cui saranno disponibili i materiali necessari per allestire l’ospedale.

Coronavirus, ospedale a Milano in tempo record: i lavori in Fiera

La struttura sanitaria temporanea, ha aggiunto il presidente della fondazione Fiera Milano Enrico Pazzali, costerà circa 10 milioni di euro per la parte allestitiva. Potrà essere realizzata, una volta disponibile “tutto quanto è fondamentale”, in una decina di giorni, compresa la parte edile, gli impianti elettrici, idrici e di distribuzione dell’ossigeno. Ciascuno dei due ex padiglioni della Fiera è in grado di ospitare venti moduli da dieci letti, per un totale di 400 posti.

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