Archive for the ‘Economia – Lavoro’ Category

Cashback, ecco le regole per iscriversi al programma e ricevere i rimborsi sui pagamenti elettronici

venerdì, Dicembre 4th, 2020

a cura di Raffaele Ricciardi

MILANO – Grande attesa per il cashback di Stato sulle spese effettuate con moneta elettronica. Al via (salvo ripensamenti dell’ultima ora) l’8 dicembre, può consentire a un maggiorenne residente in Italia di mettere insieme – nella migliore delle ipotesi – oltre 5 mila euro di rimborsi sui propri acquisti dai prossimi giorni all’estate del 2022.

Cos’è il cashback di Stato?

È il rimborso del 10% delle spese effettuate per gli acquisti presso negozi, bar, grande distribuzione, ristoranti, supermercati o presso gli artigiani e professionisti. La condizione per ottenerlo è che si paghi con carte o app di pagamento. Non ci sono importi minimi di spesa, ma un numero minimo di operazioni da effettuare per poter entrare nel programma. È invece previsto un tetto al rimborso che si può ottenere da ogni singola spesa: sono rimborsabili gli acquisti fino a 150 euro di valore (quindi 15 euro di cashback). Se gli importi pagati fossero superiori, concorrerebbero comunque al cashback fino a 150 euro.

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Perché un rimborso sulle spese?

Il cashback fa parte delle iniziative del governo per migliorare il posizionamento italiano verso la cashless society, una società che riduce l’uso dei contanti in favore della moneta elettronica (siamo 23esimi in Europa per questa voce, ma la pandemia sta accelerando – come ha certificato la stessa Bce – la transizione verso i pagamenti digitali). Per moneta elettronica s’intende l’insieme di strumenti di pagamento di beni e servizi, da parte dei consumatori finali, digitali e tracciabili quali carte di debito, carte di credito, applicazioni per dispositivi mobili. Alla tracciabilità dei pagamenti, che favorisce (per quanto dibattuta) una riduzione del sommerso, si è unita la volontà di dare ossigeno agli esercenti. Il rimborso di Stato è un incentivo al consumo presso i negozi fisici (l’e-commerce è escluso dal piano) che hanno sofferto i lockdown. Infine, l’obbligo di registrare un numero minimo di transazioni (100 all’anno sono più della nostra media, che secondo PwC era di 77 transazioni a testa nel 2019 contro le 177 europee) mira a rendere la moneta elettronica uno strumento di pagamento quotidiano e non solo dedicato ai ‘grandi’ acquisti.

Quali sono i riferimenti normativi?

Previsto già dalla legge di Bilancio per il 2020, poi congelato con la pandemia, il cashback è stato quindi rifinanziato dal dl Agosto. Il decreto-cardine è arrivato dal Mef il 24 novembre scorso, con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale. Inizialmente prevista per il 1° dicembre, la data di partenza è slittata per evitare sovrapposizioni con la fase più acuta della seconda ondata pandemica: sarebbe stato difficile conciliare, anche dal punto di vista comunicativo, un incentivo allo shopping fisico con l’esplicita richiesta alla popolazione di restare a casa.

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Patuanelli: credito di imposta fino al 50% per acquisto beni 4.0. Recovery, Gualtieri: non ci sarà blocco. Il webinar Obbligati a crescere

giovedì, Dicembre 3rd, 2020

Obbligati a Crescere. I nuovi confini dell’economia è il titolo del webinar andato in streaming oggi sulle testate del gruppo Caltagirone Editore (Messaggero, Mattino, Gazzettino, Corriere Adriatico, Quotidiano di Puglia). Deglobalizzazione, scenari energetici e innovazione, l’impatto della pandemia e le prospettive di ripresa al centro della discussione con una certezza: l’imperativo “obbligati a crescere” non è mai stato tanto attuale. Si è parlato anche dei cambiamenti in atto nelle economie internazionali, e in quella nazionale, e nei diversi settori produttivi e finanziari e del rinnovamento necessario in vista degli obiettivi di sostenibilità del Green Deal e di sviluppo dell’Economia Circolare.  APPROFONDIMENTI

Il primo intervento è stato del ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri, che ha iniziato parlando degli aiuti dell’Ue per fronteggiare la pandemia. Gualtieri ha definito il veto di Ungheria e Polonia sul varo del Recovery fund «incomprensibile, sbagliato e improprio» e ha auspicato che possa essere superato. I due paesi, ha continuato Gualtieri, «non potranno bloccare il varo di un programma straordinario che beneficia tutta l’Europa». «Siamo alla vigilia di un passaggio delicato e importante, ma sono fiducioso che il 2021 sarà un anno storico», ha aggiunto. «Sono fiducioso che anche questo passaggio delicato e difficile sarà superato», ha poi assicurato il ministro parlando del Mes, il fondo Salva stati su cui in Italia continua a esserci una forte opposizione di una parte della maggioranza e dell’opposizione.

«Sono fiducioso – ha sottolineato – che dopo un approfondito esame, l’Italia farà la sua parte. Se da una parte stigmatizziamo il veto improprio di un paio di Paesi» sul Recovery fund, «sarebbe davvero paradossale che fosse l’Italia a fare la stessa cosa». «Il testo è quasi pronto, lo vedrete a breve e lo potrete commentare», ha poi affermato il ministro dell’Economia, parlando dei progetti da finanziare con il Recovery fund. «Stiamo lavorando e a breve ci sarà questo emendamento alla manovra per costruire la governance che è un requisito del Recovery», ha aggiunto. «Sono affascinato da questo dibattito senza che sia stato presentato un testo da commentare. Un dibattito basato su ricostruzioni e retroscena che guardiamo con un certo divertimento». «C’è un’interlocuzione molto stretta con la Commissione europea, il piano è una cosa piuttosto voluminosa», ha continuato Gualtieri, escludendo rimpasti nel governo.

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Stop alla patrimoniale, emendamento inammissibile per mancanza di coperture

giovedì, Dicembre 3rd, 2020

La patrimoniale, almeno per chi l’ha proposta, resta un sogno. Ferma. Al palo. Lo stop alla proposta avanzata da Leu con un emendamento alla manovra è stato giudicato inammissibile dalla commissione Bilancio della Camera per «carenza o inidoneità della compensazione», cioè per mancanza di coperture. In giornata saranno comunque presentati i ricorsi sulle migliaia di proposte considerate inammissibili. 

«Ci sembra incredibile che un’imposta che garantisce maggior gettito venga respinta con questa motivazione. Per questo faremo ricorso contro questa decisione e ci aspettiamo una spiegazione, numeri alla mano, del perché questo sia accaduto». Lo affermano in una dichiarazione congiunta Nicola Fratoianni e Matteo Orfini, primi firmatari dell’emendamento sull’abolizione Imu e dell’imposta sui conti correnti e titoli, e con una tassazione progressiva sui grandi patrimoni, che è stato giudicato inammissibile dalla commissione Bilancio della Camera.

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Infrastrutture pubbliche: c’è l’elenco delle opere, ma non i commissari. Solo per Milano si corre

giovedì, Dicembre 3rd, 2020

di Andrea Bassi

Bisogna fare presto. Ma non troppo. Anzi. Meglio procedere con cautela. «Adelante Pedro, ma con juicio», come direbbe il Manzoni. Insomma, la storia dei commissari per sbloccare le opere pubbliche in Italia, rischia di diventare paradigmatica del perché invece, i cantieri vanno a passo di lumaca. La notizia, che potrebbe persino apparire buona, è che il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, ha trasmesso in Parlamento l’elenco delle opere pubbliche da accelerare attraverso la nomina di commissari dotati di pieni poteri. Il decantato modello Genova, insomma.

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La verità è che la lista delle opere è arrivata in Parlamento con sei mesi di ritardo e, ancora, senza l’indicazione del nome dei commissari che dovranno accelerare i lavori. Resta, insomma, l’impressione che l’unico sprint il governo sia riuscito a compierlo solo per sbloccare il miliardo di euro (il decreto è già stato firmato) da destinare agli interventi su strade e ferrovie lombarde in vista delle Olimpiadi invernali di Milano e Cortina del 2026.

La trasmissione in Parlamento dell’elenco delle opere da commissariare, invece, è arrivata in zona Cesarini. Il governo ha tempo fino a fine anno per adottare i Dpcm per il commissariamento, ma dovrà comunque attendere i 15 giorni che le Commissioni parlamentari competenti hanno a disposizione per esprimere il loro parere. 

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Ristrutturazioni, meno limiti sulle cubature. Non servirà il permesso per demolire e ricostruire con modifiche

giovedì, Dicembre 3rd, 2020

di Luca Cifoni

In Italia semplificare non è semplice. Il decreto che aveva questo obiettivo, approvato dal governo nel mese di luglio, dovrebbe ora trovare piena applicazione per quanto riguarda l’edilizia con la circolare che le ministre Dadone e De Micheli hanno inviato a Regioni, Province e Comuni e ai vari Provveditorati per le opere pubbliche. La novità più rilevante riguarda il concetto di “ristrutturazione edilizia” che viene decisamente allargato andando a includere anche gli interventi di demolizione e ricostruzione nei quali risultano alterati la sagoma, il prospetto, il sedime (ovvero la superficie su cui poggiamo le fondazioni) e le caratteristiche tipologiche. In tutte queste circostanze era necessario finora, per procedere, chiedere un permesso di nuova costruzione, salvo nel caso in cui i lavori fossero motivati da esigenze di adeguamento alla normativa anti-sismica. Ora invece questa procedura più rapida sarà possibile anche quando l’intervento ha altri obiettivi: migliorie all’accessibilità, installazione di impianti tecnologici e di efficientamento energetico. I due dicasteri fanno notare che si potrà anche aumentare la volumetria se ciò risulterà funzionale alla rigenerazione urbana. APPROFONDIMENTI

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Contemporaneamente però sono introdotti anche alcuni “paletti” di cui tener conto quando si ha a che fare con immobili sottoposti a vincoli previsti dal codice dei beni culturali: in questi casi non saranno ammessi aumenti di volumetria e sarà necessario mantenere le caratteristiche tipologiche originarie.

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Emesso un bond da un miliardo Domanda boom

giovedì, Dicembre 3rd, 2020

Successo per Poste Italiane (nella foto l’ad Matteo Del Fante) che ritorna sul mercato del debito con un’emissione in due tranche di un prestito obbligazionario ’serion unsecured’ denominato in euro, destinato a investitori istituzionali, per un ammontare nominale complessivo di 1 miliardo di euro, con un rendimento basso da record. L’emissione è stata molto ben accolta con una richiesta di oltre cinque volte i titoli offerti. L’emissione è finalizzata all’ampliamento della base degli investitori, alla riduzione dei costi, alla diversificazione delle fonti di finanziamento, nonché al riequilibrio e all’allungamento delle relative scadenze. La data prevista per il regolamento di entrambe le tranche è il 10 dicembre del 2020. I titoli saranno quotati sul mercato regolamentato gestito dalla Borsa di Lussemburgo

QN.NET

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Mes, cosa prevede la riforma? Le modifiche e il significato per l’Italia

giovedì, Dicembre 3rd, 2020

di Federico Fubini

Un ministro di un altro Paese dell’area euro esprimeva qualche tempo fa la sua meraviglia verso l’Italia: «Siete il solo Paese in cui la riforma del Mes finisce in prima pagina – diceva questo esponente politico -. I miei elettori non sanno neanche cos’è!». Si sarebbe potuto rassicurare questo ministro: neanche gli elettori italiani e i loro politici, in grandissima parte, sanno realmente cos’è il Meccanismo europeo di stabilità (Mes). Solo che in Italia è diventato il simbolo di una divisione più profonda: fra europeisti e antieuropei; fra coloro che pensano che l’Europa sia il presente, il futuro dell’Italia e forse la sua sola salvezza e quelli che si sentono o si dichiarano minacciati dalle regole di Bruxelles.

Come tutti i simboli, il merito del Mes e della sua riforma – approvata sul piano politico dai ministri dell’Economia lunedì scorso dell’area euro – spesso finisce in secondo piano. Ma vale la pena vederne almeno i cinque aspetti salienti: tre rilevanti perché sono stati varati dall’Eurogruppo lunedì scorso e due rilevanti proprio perché non fanno parte della riforma (anche se alcuni Paesi avrebbero voluto introdurli). Vediamo dunque prima di tutto cosa c’è nella riforma del Mes e poi cosa non c’è.

1. Il paracadute per le banche

La riscrittura del trattato sul Mes introduce la possibilità di anticipare all’inizio del 2022, cioè di fatto fra un anno, il cosiddetto «backstop» al Fondo unico di risoluzione per le banche. Di che si tratta? Si può pensare al «backstop» come a un paracadute finanziario, le cui risorse proverrebbero dal Mes, da aprire quando una banca in dissesto va smantellata, ma le risorse disponibili per farlo in modo ordinato – cioè mantenendo l’operatività per i clienti – non bastano. In base ai meccanismi dell’Unione bancaria in Europa queste risorse per la «risoluzione» di una banca (il suo smantellamento in un’ordinata procedura fallimentare) vengono messe a disposizione da tutte le banche europee di dimensioni rilevanti, che versano ogni anno dei contributi a questo scopo in un Fondo unico. Il Fondo unico di risoluzione viene gestito dal Comitato unico di risoluzione («Single Resolution Board») un organismo strutturalmente incorporato nella Commissione europea. Dunque si tratta di una messa in comune del rischio finanziario: se una banca cipriota finisse in risoluzione – poniamo – il Fondo unico potrebbe essere chiamato a contribuire per mantenerne l’operatività (per esempio, la gestione e la distribuzione ordinata ai clienti della liquidità agli sportelli) anche grazie a contributi di banche tedesche, finlandesi o olandesi.

Poiché però le banche europee hanno iniziato a contribuire al Fondo unico da poco, le sue risorse sono ancora limitate. È possibile che una «risoluzione» (fallimento) di un istituto debba assorbire più denaro di quanto sarà presenti nel Fondo unico nel 2022 o nel 2024. Di qui la necessità di un «backstop», letteralmente un supporto, o «paracadute». In base all’accordo dell’Eurogruppo dell’altra sera, questo supporto può venire da una parte dei fondi del MES: denaro raccolto a debito dal Meccanismo europeo di stabilità sulla base di una quota di capitale e garanzie di ciascuno degli Stati dell’Unione bancaria. È dunque un meccanismo di sostegno reciproco in Europa, che nel complesso favorisce i cittadini dei Paesi e i clienti delle banche più deboli perché offre loro un’ulteriore rete di sicurezza. Il Fondo unico – cioè il pool di risorse generate dalle banche – dovrà poi negli anni rimborsare il Mes.

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Opere da commissariare, sei mesi solo per una lista

mercoledì, Dicembre 2nd, 2020

La lista sarà inviata nelle prossime ore. Mittente: Giuseppe Conte. Destinatario: il Parlamento. Dentro ci sono le opere che palazzo Chigi ha deciso di commissariare. Alcune sono da realizzare, altre da completare. Il principio politico è semplificare, sbloccare, accelerare. E affidare “a uno o più” commissari la messa a terra di una strategia che ambisce a riscrivere il capitolo opere pubbliche in Italia. Quello che nella stragrande maggioranza dei casi è stato riempito da questioni come la burocrazia, gli appalti e i subappalti congestionati e ostaggio del malaffare e della criminalità, i soldi sprecati, i ritardi. Questa lista arriva oggi, primo dicembre. Sei mesi dopo l’approvazione da parte del Consiglio dei ministri di quel decreto Semplificazioni festeggiato come la svolta. Di più. La lista è pronta da luglio, sul tavolo del premier da settembre. Ancora: i nomi dei commissari non sono stati scelti. 

Il fatto che il Governo arrivi a presentare oggi una lista che era di fatto pronta già sei mesi fa innanzitutto affatica, e molto, il percorso messo nero su bianco nel decreto Semplificazioni. La lista, infatti, dovrà ricevere il via libera da parte delle commissioni parlamentari competenti prima di confluire in uno o più Dpcm che Conte dovrà adottare per “individuare gli interventi infrastrutturali” che secondo il Governo hanno bisogno dei commissari. Il tempo a disposizione per completare questo iter termina il 31 dicembre. I giorni a disposizione sono appena trenta. E se è vero che lo stesso decreto Semplificazioni prevede che il parere delle commissioni arrivi al massimo entro 15 giorni (in caso contrario si procede senza), è altrettanto vero che anche se lo sprint riuscisse, questa stessa accelerazione andrebbe a puntellare il primo step di un percorso che doveva e poteva essere decisamente più veloce. L’articolo 9 del decreto Semplificazioni, non a caso, è stato scritto sei mesi fa con un’intestazione precisa: “Misure di accelerazione degli interventi infrastrutturali”. E invece tutto è stato tranne che un’accelerazione.

È utile fare un passo indietro per inquadrare la questione e soprattutto per entrare nelle dinamiche, politiche, ancora di più ministeriali, che hanno affossato il principio politico dello sblocco delle opere pubbliche. Imponendone un altro: quello del ritardo. Furono i renziani, nel novembre del 2019, a sollecitare Conte sulla necessità di cambiare strategia in tema di opere pubbliche. Nacque allora Italia Shock, il piano di Italia Viva, la prima battaglia politica di Matteo Renzi e dei suoi per entrare nell’agenda di governo. Il modello era quello della ricostruzione del ponte Morandi a Genova e dell’Expo di Milano: velocità e commissari. Seguirono discussioni, incontri, vertici. Da parte sua il Pd, che guida il ministero dei Trasporti e delle Infrastrutture con Paola De Micheli, insisteva sulla stessa direzione. Si arrivò così al decreto Semplificazioni approvato dal Consiglio dei ministri nella notte tra il 6 e il 7 luglio. Il principio politico, come si è detto, è stato indicato nell’articolo 9 del provvedimento, lì dove si dettaglia la necessità di individuare quelle opere caratterizzate “da un elevato grado di complessità progettuale, da una particolare difficoltà esecutiva o attuativa, da complessità delle procedure tecnico-amministrative ovvero che comportano un rilevante impatto sul tessuto socio – economico a livello nazionale, regionale o locale, per la cui realizzazione o completamento si rende necessario la nomina di uno o più Commissari straordinari che è disposta con i medesimi decreti”.

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Lotteria degli scontrini: come funziona e come ottenere il codice per partecipare

mercoledì, Dicembre 2nd, 2020

di ANDREA BONZI

Roma -Al via la lotteria degli scontrini, una delle misure che il governo ha studiato per incentivare l’uso dei pagamenti elettronici e combattere l’evasione fiscale, attraverso la possibile vittoria di premi settimanali, mensili e annuali. Da domani ci si potrà registrare sul sito e cominciare ad ‘accumulare’ numeri validi per partecipare, ma solo a gennaio ci sarà la prima vera estrazione

Come funziona e come registrarsi

Sull’apposito sito www.lotteriadegliscontrini.gov.it sarà possibile immettere il proprio codice fiscale già da domani (1° dicembre) per ottenere il ‘codice lotteria‘, (un codice alfanumerico di 8 cifre e codice a barre) da presentare in cassa a ogni pagamento per partecipare alle estrazioni. Il codice va stampato o memorizzato sul proprio smartphone.
Ogni volta che si fa un acquisto, il cliente deve chiedere al negoziante di scansionare con il lettore ottico il proprio codice lotteria: un po’ come succede con la tessera sanitaria, la spesa viene associata univocamente al consumatore. Ogni scontrino, poi, genera un numero di “biglietti virtuali” della lotteria pari a un biglietto per ogni euro di spesa, con un arrotondamento se la cifra decimale supera i 49 centesimi (per esempio, con 1,50 euro si ottengono due biglietti). Maggiore è l’importo speso, più alto sarà il numero di biglietti associati che vengono emessi, fino a un massimo di 1.000 biglietti per acquisti di importo pari o superiore a 1.000 euro.

Va conservato lo scontrino?

No, una volta che ci si è registrati, non occorre conservare gli scontrini sia per partecipare alla lotteria sia per riscuotere i premi (conviene custodire gli scontrini solo a fini di garanzia, cambio merce e simili).

Chi può partecipare?

Possono partecipare alla lotteria tutti i maggiorenni residenti in Italia, che acquistano beni o servizi da esercenti che trasmettono telematicamente i corrispettivi.

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Sanatoria fiscale al posto dei ristori, via imposte per 5,3 miliardi: ecco il piano

martedì, Dicembre 1st, 2020

di Luca Cifoni

ROMA Un fondo con una dotazione di partenza di 5,3 miliardi, ma destinato ad allargarsi in base alle effettive necessità attingendo allo scostamento di bilancio per il 2021. Soldi che serviranno a cancellare i versamenti fiscali sospesi con il decreto Ristori Quater (pubblicato ieri in Gazzetta ufficiale) ma non in misura uguale per tutti. Il governo lo ha chiamato “perequativo” proprio perché l’idea è pareggiare i conti, realizzare una sorta di conguaglio tra le risorse erogate finora con i vari provvedimenti di sostegno e quelle che spetterebbero alle varie attività economiche sulla base di criteri più definitivi di quelli adottati finora: criteri che sono stati condizionati dalla fretta di assicurare un aiuto rapido alle imprese. APPROFONDIMENTI


Il meccanismo


Dunque a gennaio, quando il meccanismo dovrebbe diventare operativo, ci sarà qualcuno che non otterrà ulteriori risorse e qualcun altro che invece se le vedrà incrementare: ma non sotto forma di bonifici provenienti dall’Agenzia delle Entrate quanto piuttosto di cancellazione del debito fiscale. Più precisamente, il testo del decreto parla di «esonero totale o parziale dalla ripresa dei versamenti fiscali e contributivi». Chiaramente, nessuna azienda si troverà nella condizione di restituire quanto ha già percepito, ma eventualmente potrebbe essere chiamata a versare le imposte dovute. L’idea di fondo è proprio quella di sostituire le erogazioni dirette con mancati versamenti tributari.

Lotteria scontrini, dove richiedere i codici: basta spendere un euro per far scattare il biglietto


Il punto chiave quindi è quali saranno i criteri usati per questa redistribuzione. Il provvedimento appena approvato, rinvia ad un successivo Dpcm, da adottare con deliberazione del Consiglio dei ministri su proposta dei ministri dell’Economia e dello Sviluppo, con parere delle commissioni parlamentari. Insomma una procedura complessa sulla quale prevedibilmente si scatenerà la bagarre delle categorie interessate.

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