Archive for the ‘Economia – Lavoro’ Category

Fotovoltaico e superbonus al 110%, ecco le mosse per abbattere i costi della bolletta

martedì, Maggio 4th, 2021

GLAUCO BISSO, CARLO GRAVINA

Ottenere energia gratuita dal sole, con l’impianto fotovoltaico completamente pagato dalla Stato, è possibile con i benefici del superbonus al 110%. Presupposto è che il fotovoltaico sia eseguito congiuntamente o con il miglioramento sismico dell’edificio, il cosiddetto sismabonus, o con il superbonus che contempli almeno una delle opere cosiddette “trainanti”. Si tratta, in sostanza, dell’isolamento delle coperture, delle facciate e dei fondi che deve interessare almeno il 25 per cento della superficie disperdente del palazzo, insieme o separatamente con l’efficientamento dell’impianto di riscaldamento. La condizione di partenza che dà il via libera al maxi sconto è che si realizzi il miglioramento di due classi energetiche del fabbisogno termico dell’edificio, sia che si tratti di condominio, sia che si parli di una palazzina composta da due a quattro unità immobiliari distintamente accatastate e in possesso di un ingresso indipendente. Per ottenere lo sconto fiscale, tra i vari requisiti necessari, ci sono uno studio preliminare, un progetto esecutivo e i passi chiave per il finanziamento dei lavori, le asseverazioni e i collaudi. Si tratta di una mole di documenti importante e che richiede tempo. Per cui, prima di decidere se lanciarsi in questa direzione, è consigliabile rivolgersi a persone qualificate che conoscono il settore e sappiano muoversi tra i diversi paletti imposti dalla normativa.

La proroga
I lavori sono ingenti, il processo è complesso e il tempo è poco. Per il superbonus la proroga al 2023 è al momento solo una promessa. Anche quella del 2022 è “sub judice” perché deve essere ancora confermata dal Consiglio d’Europa. Occorre quindi individuare tra gli interventi possibili quelli che garantiscono subito il salto delle due classi energetiche. Al rifacimento della facciata in chiave di un maggior risparmio energetico (il cosiddetto cappotto termico), è consigliabile aggiungere gli impianti fotovoltaici e il solare termico che sfruttano fonti rinnovabili e hanno il vantaggio di essere di più rapida esecuzione.

La realizzazione
I pannelli da installare sono composti di silicio mono o policristallino e sono più efficienti tanto è più elevato il kilowatt di picco (kWp). I pannelli vanno collocati sul tetto dell’edificio o su un’area adiacente, ad esempio una pergola o una tettoia di un terrazzo, per una superficie tale da produrre l’energia elettrica necessaria ad evitare di prelevare corrente dalla rete. In molti casi, è prevista la possibilità di installare accumulatori: in pratica delle batterie che permettano di stoccare l’energia prodotta in eccesso ed eventualmente sincronizzare la produzione con il prelievo. La superficie necessaria per produrre un kilowatt di energia elettrica è di sei/sette metri quadrati. Tre kilowatt è il fabbisogno medio per un appartamento: per produrlo occorrono 18 metri quadrati di pannelli e possibilmente una batteria di accumulo. I costi fissi dell’installazione sono tutti compensati dal contributo sui pannelli solo se la potenza dell’impianto raggiunge i sei kilowatt con circa 30 metri quadrati di installazione.

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“Sostegni bis”, nella bozza contributi alle imprese in base al fatturato e smart working nel privato fino a settembre

lunedì, Maggio 3rd, 2021

ROMA. Il Reddito di emergenza sarà riconosciuto per altri due mesi, a giugno e a luglio. E’ quanto si legge nella bozza del decreto «Sostegni-bis» che allunga la durata del beneficio dopo i tre mesi (marzo, aprile e maggio) già previsti nel primo dl Sostegni. Per ottenerlo bisognerà inoltrare domanda all’Inps entro il 30 giugno 2021. Il provvedimento istituisce inoltre presso il Ministero dell’interno un fondo da 500 milioni per il 2021 per consentire ai comuni l’adozione di misure urgenti di solidarietà alimentare, oltre che per il sostegno al pagamento dei canoni di locazione e delle utenze domestiche. 

Nuovi contributi a fondo perduto sono previsti con circa 14 miliardi a disposizione. Il calcolo delle perdite sarà sempre in base al fatturato (o ai corrispettivi) ma si potrà scegliere il periodo di riferimento: in caso si scelga il confronto tra 2019 e 2020 il contributo sarà uguale a quello in via di erogazione in queste settimane e arriverà in automatico a chi già ha fatto domanda e ha ricevuto il bonifico dall’Agenzia delle entrate. Ma si potrà optare per il calcolo basato sul periodo 1 aprile 2020-31 marzo 2021 in confronto allo stesso periodo 2019-2020

Lo smart working nel settore privato verrà poi prorogato fino al 30 settembre 2021: la proroga era stata ipotizzata nel dl proroghe approvato la scorsa settimana, ma non era poi entrata nel testo definitivo, dove è stata invece inserita la norma per non vincolare più al 50% delle presenze le modalità di lavoro agile nella Pubblica amministrazione.

La bozza prevede l’estensione per i mesi da gennaio 2021 a maggio 2021 gli sgravi sugli affitti per le imprese (ad esempio strutture alberghiere, agrituristiche, agenzie di viaggio, tour operator e stabilimenti termali) e i professionisti con ricavi o compensi non superiori a 10 milioni di euro, che abbiano registrato perdite, nonché gli enti non commerciali, compresi gli enti del terzo settore e gli enti religiosi civilmente riconosciuti. Estesa quindi la possibilità di usufruire di un credito d’imposta nella misura del 60 per cento dell’ammontare mensile del canone di locazione di immobili a uso non abitativo e del 30 per cento dell’ammontare mensile dei canoni per affitto d’azienda. L’agevolazione spetta ai soggetti con un volume di ricavi e compensi nell’anno 2019 fino a 10 milioni di euro e che abbiano registrato un ammontare medio mensile del 2020 inferiore di almeno il 30% rispetto all’ammontare medio mensile del 2019 (si tratta dei beneficiari dei contributi a fondo perduto del primo decreto Sostegni). Nel caso di strutture alberghiere, agrituristiche, agenzie di viaggio, tour operator e stabilimenti termali, il provvedimento è invece indipendentemente dal volume di ricavi e compensi registrato nel periodo d’imposta precedente.

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Gentiloni (commissario Ue agli Affari economici) al Messaggero: «L’Italia cresce più del previsto»

lunedì, Maggio 3rd, 2021

di Barbara Jerkov

Ottimista. Così si è detto l’altro giorno Paolo Gentiloni, commissario Ue agli Affari economici, commentando sui social i dati relativi alle previsioni di crescita dei principali Paesi europei. 

Davvero il peggio è alle spalle e l’Europa torna a crescere, presidente Gentiloni?
«Parlavo di ottimismo nel commentare dei dati ancora negativi, nel senso che abbiamo avuto sia nel quarto trimestre dell’anno scorso che nel primo trimestre di quest’anno, un lievissimo segno meno: 0,5% di crescita negativa. Ricordavo tuttavia che la ripresa è in atto e sarà particolarmente forte nella seconda metà dell’anno. Quindi per rispondere alla sua domanda: sì, si torna a crescere. La reazione molto veloce e forte delle istituzioni Ue e di conseguenza dei singoli Paesi, ha attutito le conseguenze di un 2020 drammatico per l’economia reale. Naturalmente dietro questi numeri ci sono ferite sociali molto gravi da rimarginare. Penso al lavoro di giovani e donne o a settori tuttora in crisi nel commercio, nel turismo, nella ristorazione, nella cultura. Tuttavia l’ondata è stata contenuta e io credo che il vento di ripresa potrebbe anche esser più forte del previsto. La sfida sarà la qualità di questa crescita: se sarà sostenibile e se sarà duratura, non sarà solo un rimbalzo post crisi».

Possiamo azzardare dei numeri per l’Eurozona e soprattutto per l’Italia?
«Nelle previsioni d’inverno della Commissione parlavamo di crescita del 3,8% per il 2021 e 2022. Presenterò le nuove previsioni di primavera tra una decina di giorni e credo che potrebbero essere anche migliori. L’Italia? Potrebbe avere un buon livello e godere in particolare di una ripresa forte. Però, ripeto, il tasso di crescita è importante: il Fmi ha parlato per l’Eurozona di un tasso di crescita superiore al 4%, numeri che non vedevamo dal secolo scorso in Europa. Ma tutto ciò deve corrispondere a una economia più verde e a una crescita che non sia solo una fiammata dopo la caduta».

Di certo l’impressione è che a Bruxelles non veniamo più guardati con lo scetticismo di un passato ancora recente. S&P ha parlato di un effetto Recovery sul Pil di 6,5 punti percentuali nei prossimi 5 anni, che si ridurrebbero a 1,9 in uno scenario a basso impatto. Vuol dire che i tempi e il come realizzeremo le riforme promesse saranno altrettanto decisivi rispetto al quanto?
«Le nostre previsioni di primavera per la prima volta includeranno proprio l’impatto dei piani di Recovery. Direi che a contare non sarà tanto la velocità quanto il rispetto degli obiettivi e dei tempi previsti nel piano. E’ importante essere consapevoli del fatto che l’Italia ha messo sul tavolo tutte le carte disponibili. Si gioca, potremmo dire, l’intera posta, come cercando una spinta storica per uscire da oltre vent’anni di bassa crescita e alto debito. E’ una scelta giusta e impegnativa, non tutti i Paesi hanno utilizzato l’intero ammontare di prestiti disponibili. Questo vuol dire che il volume di risorse che arriverà sarà enorme e quindi il rispetto degli impegni presi, nei tempi che sono stati decisi, è fondamentale».

Cosa accadrebbe se una delle riforme previste dal piano non trovasse realizzazione nelle modalità e nei tempi previsti? C’è davvero il rischio che si blocchi il flusso di risorse?
«Sì. E’ insito nelle regole che gli Stati membri hanno deciso all’unanimità. Non dimentichiamo che questo piano viene da una decisione impensabile fino a un anno e mezzo fa di emettere un debito comune per obiettivi comuni. Una volta approvato il piano, tra due-tre mesi in media, ci sarà un primo finanziamento del 13% e poi via via ulteriori finanziamenti che arriveranno un paio di volte l’anno: per un Paese come l’Italia parliamo di tranche di una ventina di miliardi circa. Ebbene, sono legate al raggiungimento di obiettivi previsti nei tempi previsti. Se non vengono realizzati in modo sostanziale e se i tempi vengono disattesi in modo sostanziale, le tranche non arrivano. Non sarà una decisione discrezionale, perché tutto è stato fatto, tolto il primo finanziamento, per rendere questi successivi versamenti “oggettivi”».

Ci sono riforme, tra quelle promesse dall’Italia, che l’Unione considera più strategiche di altre?
«Ci sono delle priorità che riguardano tutti i Paesi europei, e che sono la transizione ambientale e la competitività digitale. Accanto a questi obiettivi generali, proprio perché ci giochiamo l’intera posta e andiamo in cerca di una spinta storica, per l’Italia sono fondamentali anche le riforme, da quella fiscale ai tanti aspetti legati alla concorrenza. E la giustizia, per un accorciamento dei tempi del processo civile che li avvicini alla media europea. E poi ancora, le politiche attive sul lavoro, la pubblica amministrazione, soprattutto in rapporto all’economia: gli investimenti, gli appalti. La fatica di queste riforme mi è chiara. Al tempo stesso, nel momento in cui fai una scelta così ambiziosa, e Mario Draghi ha messo in fila risorse per quasi 250 miliardi, devi cogliere l’occasione».

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Il lavoro che cambia, il 65% dei bambini a scuola farà un lavoro che ancora non esiste

sabato, Maggio 1st, 2021

Giuliano Balestreri

Un milione di posti di lavoro spazzati via dal Covid, occupazione in picchiata e disoccupazione giovanile al 30%. «La pandemia ha accelerato un fenomeno già in corso» dice Fabio Costantini, chief operations officer di Randstad Hr Solutions che poi aggiunge: «Ai giovani che non lavorano si accompagna l’aumento di posti vacanti. Posizione che prima della pandemia riuscivamo a coprire. Oggi, invece, ci troviamo nella condizione di non trovare le persone adatte ai ruoli richiesti». Da una parte mancano le competenze dei lavoratori; dall’altra sono cambiate le esigenze delle imprese.

D’altra parte il World Economic Forum ormai lo ripete da qualche anno: il 65% dei bambini che oggi frequenta le scuole elementari farà lavori che ancora non esistono. Può sembrare un paradosso, ma qualcosa di simile è già accaduta una decina di anni fa, quando nessuno avrebbe mai pensato di diventare uno youtuber o un social media manager. La rivoluzione del Covid, però, sarà ancora più radicale. «I mestieri del futuro possiamo solo immaginarli, così come possiamo fare ipotesi sugli sviluppi delle nuove tecnologie, ma non possiamo prevedere quali strade prenderà il progresso. Per questo – prosegue il manager – dobbiamo avvicinare il mondo del lavoro a quello dell’istruzione. Educando le aziende a spiegare e raccontare quali siano le sue esigenze e investendo sulla formazione di queste persone».

Sulla stessa lunghezza d’onda Raffaella Cagliano, professoressa alla School of Management del Politecnico di Milano: «Sappiamo tutti che la digitalizzazione sarà fondamentale, ma non sappiamo ancora come cambierà il mondo. Abbiamo bisogno di insegnare alle persone come imparare e come reinventarsi. Dobbiamo pensare alla formazione come a un modello di apprendimento».

Di certo l’applicazione della tecnologia sarà crescente e trasversale a tutti i settori dall’agricoltura alla medicina, ma serviranno esperti di intelligenza artificiale e cyber security. Eppure ancora oggi non sono state potenziate a sufficienza le lauree STEM, ossia Science, Technology, Engineering e Math.

«Serve un filo conduttore nella vita dei lavoratori che determini quello che sanno fare e sul quale costruire i nuovi mestieri che si affacceranno» spiega Cagliano secondo cui la crisi aiuterà a estrarre più valore dalla persone anche perché la barriera tra «lavoro autonomo e dipendente, in conseguenza dello smart working sarà sempre più sottile».

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Cartelle, ecco la proroga: un mese in più per tutti. A giugno rientro soft del debito per chi ha perso il 30%

venerdì, Aprile 30th, 2021

di Michele Di Branco

Ancora un mese di stop. Ieri il governo ha approvato il decreto proroghe congelando però, per qualche giorno, la questione fiscale. Ma l’orientamento dell’esecutivo appare ormai chiaro: far slittare nuovamente l’invio delle cartelle esattoriali (bloccate ormai dall’8 marzo 2020) la cui sospensione, stabilita attraverso il decreto Sostegni, termina oggi.

I RISCHI

Senza un ennesimo rinvio, 35 milioni di atti esecutivi riprenderebbero ad essere inviati ai contribuenti a partire da lunedì 3 maggio. Una prospettiva che, in tempo di pandemia e di crescenti difficoltà economiche per famiglie e imprese, allarma la maggioranza che sostiene il premier Mario Draghi.

Per questa ragione si rafforza l’ipotesi che, all’interno del decreto Sostegni-bis, venga inserita una norma che, appunto, posticipi al 31 maggio la ripresa dell’attività di riscossione delle tasse. Questa scelta, considerato che il decreto arriverà tra alcune settimane, verrebbe anticipata da una comunicazione del ministero dell’Economia nel corso di questo fine settimana. L’accordo politico, su questo delicato dossier, è stato già raggiunto anche se non tutta la maggioranza sarebbe d’accordo nel proseguire con la sospensione tout court.

LA SOLUZIONE

Tra i partiti del centrosinistra c’è infatti chi sarebbe più favorevole ad una ripresa morbida della riscossione, con un occhio di riguardo per chi ha maggiormente sofferto della crisi pandemica e riportato maggiori perdite. La sintesi potrebbe appunto consistere in una sospensione di un mese per tutti, per poi definire un meccanismo di rientro dai debiti tributari agevolato per chi rientra tra i beneficiari dei ristori. Vale a dire quei soggetti che hanno accusato perdite superiori al 30%. Che la scelta ricada su una proroga totale o parziale (Lega e Forza Italia spingono per un congelamento fino al 31 luglio), ci sarà comunque da fare i conti con stringenti vincoli di bilancio, considerato che il decreto Sostegni ha a disposizione una dote di appena 550 milioni e il rinvio delle cartelle andrebbe ad assorbirla quasi interamente. Con il nuovo stop alla riscossione (ma gli avvisi bonari sono ripresi dal 1° aprile) verrebbero nuovamente congelati i carichi affidati all’agente della riscossione e dei pignoramenti su stipendi e pensioni. Con la proroga si bloccherebbero infatti non solo le cartelle esattoriali, ma anche gli accertamenti esecutivi, i fermi e gli avvisi di addebito Inps.

LE RATE

Tutto confermato sul fronte della rottamazione e del saldo e stralcio: per non perdere i benefici della definizione agevolata, chi è in regola con i versamenti del 2019 deve effettuare entro il 31 luglio 2021 il pagamento delle rate previste e non ancora versate nel 2020. Il pagamento delle rate previste nel 2021, invece, dovrà avvenire entro il 30 novembre 2021. Se il pagamento avverrà oltre i termini previsti (la legge consente ulteriori 5 giorni di tolleranza) o per importi parziali, si perderanno i benefici della misura. Quanto al condono delle cartelle esattoriali 2000-2010 fino a 5 mila euro di importo per chi ha un reddito inferiore a 30 mila euro, introdotto dal decreto Sostegni, non dovrebbero esserci modifiche in sede di conversione.

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Recovery: sì finale dal Cdm, ora il testo a Bruxelles. Primi piani approvati all’Ecofin del 18 giugno

giovedì, Aprile 29th, 2021

Incassato il via libera del Parlamento, è arrivato l’ok definitivo del Consiglio dei ministrial Recovery plan da 248 miliardi. Dopo la riunione di questa mattina una nuova riunione era stata convocata per l’esame finale del Piano nazionale di ripresa e resilienza. Il Cdm ha dato il via libera anche al decreto legge che istituisce il fondo complementare al Recovery per le infrastrutture, fondo da 30,6 miliardi. L’Italia invierà il suo Piano nazionale di ripresa e resilienza all’Ue. Il termine è fissato per il 30 aprile. Intervenuto prima alla Camera e poi al Senato per illustrare i contenuti del Recovery plan italiano, il premier Mario Draghi ha riconosciuto che il Parlamento ha avuto a disposizione tempi stretti per esaminare il documento, ma allo stesso tempo ha ricordato che la data del 30 aprile per inviare il piano a Bruxelles «è una data per avere subito i soldi».

Giovannini: oggi ok governo, investimenti sicurezza

«Oggi il governo approva il Pnrr, un passaggio cruciale, atteso da molti mesi, che però vede accanto all’uso dei fondi del Next Generation Eu, un investimento fortissimo di 30 miliardi per un fondo complementare a cui si aggiungono 10 miliardi per il completamento dell’Av Sa-Rc e il completamento della Brescia-Vicenza-Padova di Av e soprattutto si aggiungono 15 miliardi del Fondo Sviluppo e Coesione, che viene rifinanziato, e quasi 80 miliardi dei fondi comunitari ordinari», ha detto il ministro delle Infrastrutture e della mobilità sostenibili, Enrico Giovannini.

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Tasse e salari: l’Italia migliora, ma il cuneo fiscale al 46% rimane da quarto posto nell’area Ocse

giovedì, Aprile 29th, 2021

MILANO – L’Italia è tra i Paesi che hanno registrato uno dei miglioramenti più significativi per quel che riguarda il peso di tasse e contributi sul costo del lavoro, pur restando ai vertici dei più “tartassati” nella classifica dell’Ocse (Taxing Wages) nell’edizione 2020.

Calcola il tuo stipendio giusto

Nell’anno del passaggio dal bonus Renzi alla versione a 100 euro per una fascia di reddito più ampia, l’Italia viene citata insieme agli Stati Uniti per il maggior calo del cuneo (-1,91 punti percentuali) rispetto al 2019 (-1,37 punti percentuali per gli Usa). Nonostante questo importante miglioramento, il Belpaese resta ai vertici della graduatoria dei lavoratori più tartassati: per un single senza figli fanno peggio solo Belgio (51.5%), Germania (49.0%), Austria (47.3%) e Francia (46.6%), quindi arriva proprio l’Italia al 46%. Un dato di 11,4 punti sopra la media Ocse. Ben lontani Paesi quali Colombia (zero), Cile (7%) e Nuova Zelanda che stanno dalla parte opposta della classifica (19.1%).

A livello di Ocse, nel 2020 un lavoratore single vedeva applicarsi una somma di imposte e contributi pari al 34,6% del suo “costo” per il datore di lavoro, un calo di 0,39 punti percentuali rispetto al 2019. Ventinove dei 37 Paesi analizzati hanno riportato un calo.

Dallo spaccato sull’Italia emerge che il costo medio di un lavoratore è di 49 mila euro, sopra la media dell’area Ocse (quasi 45.000 mila euro), al diciannovesimo posto tra i paesi più avanzati. Emerge anche che in Italia il salario medio lordo è di oltre 37 mila euro (37.178 euro), al di sotto di quello medio Ocse pari a 39.188 euro. Inoltre, i salari lordi italiani sono tassati del 29% contro il 24,9% della media Ocse. Più nel dettaglio, il costo del lavoro in Italia nel 2020 si attesta a 48.919 euro l’anno per ogni lavoratore single senza figli, considerando le tasse sul reddito e i contributi delle imprese e dei lavoratori. Si tratta del diciannovesimo costo del lavoro più alto tra i 34 paesi dell’area Ocse. Inoltre, in Italia il peso maggiore del costo del lavoro è sulle spalle delle imprese, i cui contributi rappresentano il 24% del totale, mentre i contributi dei lavoratori pesano per il 7,2% e la tassazione sul reddito per il 14,8%.

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Banca d’Italia e Consob lanciano l’allarme: “Occhio agli investimenti in criptovalute. Troppi rischi”

giovedì, Aprile 29th, 2021

Fabrizio Goria

Troppi rischi per chi investe in criptovalute. Banca d’Italia e Consob mettono in guardia i risparmiatori italiani dall’investimento in Bitcoin, LiteCoin, Ethereum, Ripple e le altre valute digitali. L’operatività in queste attività, infatti, «può comportare la perdita integrale delle somme di denaro utilizzate». La nota congiunta arriva in una fase di notevole vivacità del mercato, con il valore del Bitcoin a ridosso di quota 55mila dollari. Un fenomeno che non è passato inosservato nemmeno alle autorità europee di supervisione.

Massima prudenza e zero spazio all’improvvisazione. Le istituzioni guidate da Ignazio Visco e Paolo Savona puntano il dito contro l’eccessiva euforia intorno alle divise digitali. Dato che non esiste un quadro regolamentare di riferimento, «l’operatività in cripto-attività presenta rischi di diversa natura». Tra essi, spiegano Banca d’Italia e Consob, «la scarsa disponibilità di informazioni in merito alle modalità di determinazione dei prezzi; la volatilità delle quotazioni; la complessità delle tecnologie sottostanti; l’assenza di tutele legali e contrattuali, di obblighi informativi da parte degli operatori e di specifiche forme di supervisione su tali operatori nonché di regole a salvaguardia delle somme impiegate”. Il tutto senza dimenticare i possibili problemi tecnici. Viene segnalato, non a caso, “il rischio di perdite a causa di malfunzionamenti, attacchi informatici o smarrimento delle credenziali di accesso ai portafogli elettronici». Perdite che possono arrivare al 100% del capitale.

Il monito di Banca d’Italia e Consob arriva dopo che a gennaio scorso la Financial conduct authority (Fca), l’autorità britannica di vigilanza finanziaria, aveva fatto lo stesso. I rischi per il capitale iniziale sono «troppo elevati» e i consumatori dovrebbero «essere diffidenti nel caso in cui venissero contattati senza preavviso, pressati ad investire velocemente o allettati dalla promessa di rendimenti troppo alti per essere veri». Parole reiterate anche dalla Banca centrale europea.

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Recovery, la Finlandia e gli altri Paesi che possono rallentare i fondi Ue. I tempi per gli esborsi e le verifiche

mercoledì, Aprile 28th, 2021

di Francesca Basso

Recovery, la Finlandia e gli altri Paesi che possono rallentare i fondi Ue. I tempi per gli esborsi e le verifiche

La premier finlandese Sanna Marin

L’avvio di Next Generation Eu, il pacchetto da 750 miliardi che aiuterà i Paesi Ue a riprendersi dalla crisi economica post Covid, è condizionato alla ratifica della decisione sulle risorse proprie dell’Ue da parte degli Stati membri, l’atto giuridico che permette alla Commissione di emettere bond. L’ultimo inciampo, dopo quello della Corte costituzionale tedesca ormai superato, arriva dalla Finlandia che martedì 27 aprile ha stabilito che per la ratifica è necessaria una maggioranza qualificata dei due terzi sui 200 seggi del Parlamento: Next generation Eu rappresenta un nuovo trasferimento di poteri all’Ue dunque non basta la maggioranza semplice, secondo la Commissione costituzionale dell’Eduskunta, il Parlamento finlandese. Per raggiungere i due terzi è però necessario che anche alcuni deputati dell’opposizione non siano contro. Il National Coalition party, che ha 38 seggi, ha annunciato che si asterrà nella votazione perché «non vuole spingere l’Ue nel caos» pur giudicando «cattivo» l’accordo raggiunto nel luglio scorso. Comunque il governo della Finlandia, guidato dalla socialdemocratica Sanna Marin (35 anni), è in bilico a causa dello scontro sulla legge di bilancio che sta opponendo i cinque partiti che formano la coalizione. Dopo sette giorni di trattative la premier non è ancora riuscita a trovare una mediazione tra le richieste della sinistra e quella degli alleati di centro.

Finora 19 Stati membri hanno ratificato la decisione sulle nuove risorse proprie. Manca all’appello l’Austria, dove l’approvazione finale non è prevista prima di giugno, probabilmente arriverà alla fine del mese. In Olanda ha avuto il via libera di una Camera del Parlamento e il dibattito al Senato è fissato per il 25 maggio. Nessun via libera nemmeno in Romania e Ungheria. In Estonia è in corso l’ostruzionismo in seconda lettura da parte dell’Estonia’s Conservative People’s Party, formazione di estrema destra. Una via d’uscita che starebbe valutando il governo estone è porre il voto di fiducia. In Polonia martedì 27 aprile il governo, dopo alcune concessioni all’opposizione, ha adottato un progetto di legge di ratifica della decisione sulle risorse proprie, però a inizio maggio è prevista un passaggio anche al Sejm, la camera bassa. A Varsavia viene sollevato un problema di sovranità così come in Irlanda, dove nessuna data è stata invece fissata per la ratifica governativa semplice.PUBBLICITÀ

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Via gli impedimenti all’ecobonus: incentivi anche in caso di condono

mercoledì, Aprile 28th, 2021

PAOLO BARONI

ROMA. Confermati gli stessi fondi stanziati dal governo Conte, 18,5 miliardi di euro, e soprattutto ribadito a più riprese in Parlamento l’impegno solenne a prolungare gli sconti fiscali sino a tutto il 2023, per il Superbonus del 110% ora si tratta di innestare la quarta, semplificando le procedure e rendendo più veloce ed agevole l’accesso agli incentivi fiscali sulla riqualificazione energetica degli edifici, come chiedono da tempo i proprietari, ma anche costruttori, artigiani e sindacati degli edili. «L’ecobonus tira poco perché le procedure sono troppo complesse» ha ammesso ieri lo stesso Draghi nel suo intervento alla Camera, assicurando poi che «entro maggio in governo interverrà con importanti semplificazioni per far sì che la gente lo possa usare».

Il lavoro istruttorio svolto dai ministeri è stato completato, le varie proposte sulle semplificazioni più urgenti da mettere in campo sono state trasmesse a palazzo Chigi dove è già partito il tavolo per comporle in un unico provvedimento. Per il ministro per la Transizione ecologica, Roberto Cingolani, «servono regole umane, perché bisogna evitare di scoraggiare le persone». Per questo nel suo pacchetto di proposte, oltre a prevedere sino a tutto il 31 dicembre 2023 la proroga delle agevolazioni «green», il responsabile del Mite estende il Superbonus anche ad alberghi e pensioni (classe catastale D2) e, soprattutto, prevede di autorizzare i lavori anche quando sono in corso domande di condono edilizio, «perché l’irregolarità di una singola un singola unità immobiliare non deve impedire alle altre di acquisire la certificazione di stato legittimo» e quindi accedere a questi incentivi. Qualora la richiesta di sanatoria venga respinta scatta però la revoca delle agevolazioni.

Il nodo condomini Dopo un inizio assolutamente deludente, il Superbonus ha iniziato un poco a ingranare, tant’è che a metà aprile si contavano oltre 10 mila interventi per un ammontare di quasi 1, 2 miliardi di euro, valori più che triplicati rispetto a febbraio – segnalano i costruttori dell’Ance – sia come numero di interventi che come importo. Epperò questi numeri restano pur sempre molto al di sotto delle attese. In larga parte, infatti, gli interventi autorizzati riguardano singole case e piccoli cantieri, mentre tanti condomini, anche grandi, sono rimasti al palo proprio a causa di procedure troppo complesse e per la complessità anche tecnica di definire i progetti di stazza maggiore nei tempi dati.

Di qui non solo le novità annunciate da Cingolani ma anche le altre proposte di modifica che a giorni confluiranno in un nuovo decreto semplificazioni, che verrà approvato entro maggio e che è destinato a spianare la strada all’attuazione del Recovery plan e ad aggredire quelli che il ministro Brunetta chiama i «200 colli di bottiglia» che frenano edilizia, gare d’appalto e tutto l’insieme delle opere pubbliche.

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