Archive for the ‘Economia – Lavoro’ Category

Web tax, al G20 gli Usa «aprono» alla tassa sui giganti digitali

venerdì, Febbraio 26th, 2021

Gli Stati Uniti aprono alla web tax . Ad annunciare la svolta è stato il ministro delle Finanze tedesco Olaf Scholz. Janet Yellen, prima donna a guidare il Tesoro Usa, ha detto ai ministri delle finanze del G20 che Washington è pronta ad abbandonare la cosiddetta clausola del «porto sicuro» per le multinazionali che ha finora complicato i colloqui sulla riforma della tassazione globale tra gli Stati membri dell’Ocse, ha anticipato in una nota da Berlino li ministro Scholz. Anche il ministro delle Finanze francese, Bruno Le Maire, ha confermato subito il passo avanti, visto che la Francia è tra i più grandi sostenitori dell’introduzione di una nuova tassa digitale a carico dei grandi gruppi multinazionali del web, da Google ad Amazon e Facebook. pandemia e crisi economica

G20, Franco: ripresa fragile, continuare con aiuti monetari e fiscali

di Redazione Economia

La riforma del sistema di tassazione internazionale è una «questione urgente» visto il ruolo dei servizi digitali, ha affermato il ministro dell’Economia Daniele Franco alla conferenza stampa al termine del G20, sottolineando che il G20 porterà avanti il lavoro per raggiungere un «consenso globale per una soluzione entro metà 2021».

Togliere dal tavolo delle trattative uno dei più grandi ostacoli, apre ora la strade a un’intesa sulla revisione delle regole di tassazione delle imprese a livello transfrontaliero, faticosamente cercata dall’Unione europea, ma in passato fortemente osteggiata dall’amministrazione Trump.

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Cottarelli consigliere di Brunetta: “Un piano per abolire venti tasse”

giovedì, Febbraio 25th, 2021

giuseppe bottero

TORINO. «Bisogna far funzionar bene la macchina, la pubblica amministrazione richiede l’introduzione di obiettivi ben chiari, definiti». Carlo Cottarelli, ex commissario alla Spending Review, da ieri collaboratore del ministro Renato Brunetta, si presenterà a Palazzo Vidoni con un dossier di 91 punti. Sono gli «interventi mirati» che servirebbero a far cambiare passo allo Stato, messi in fila grazie «ai suggerimenti delle imprese che lottano ogni giorno con la complessità della normativa italiana». Una serie di proposte che il presidente dell’Osservatorio sui Conti Pubblici aveva già spedito alla ministra Fabiana Dadone, per combattere la burocrazia e migliorare il dialogo tra le aziende e gli uffici pubblici. Ora tocca a lui, parte di un team guidato da Marcella Panucci, ex Confindustria, che comprende una serie di tecnici di altissimo profilo: Carlo Altomonte, Alessandro Bacci, Giorgio De Rita, Bernardo Mattarella, Antonio Naddeo, Germania Panzironi, Raffaella Saporito e Andrea Tardiola.

«Ho sempre detto che occorre agire su due piani – spiega Cottarelli–. Oltre alla macchina, che richiede l’introduzione di obiettivi ben chiari e definiti, c’è il tema delle semplificazioni, bisognerebbe intervenire per rimuovere regole e norme. Temi semplici, ma da qualche parte bisogna iniziare». C’è da aggredire la giungla dei balzelli, delle microimposte che danno un gettito minimo – 685 milioni – ma complicano la vita di chi fa imprese. Resistono, per esempio, la tassa da versare all’Ente risi, quella sulla raccolta funghi e quella sulle emissioni sonore degli aerei. Vale lo stesso per l’edilizia: un’impresa al lavoro in un cantiere, ricorda il piano dell’Osservatorio, deve conservare ed essere in grado di mostrare sessantasei documenti cartacei. «Potrebbero essere trasformarti in file digitali» propone lo studio di Cottarelli, che ha tra i suoi obiettivi anche quello di fornire «maggiori certezze sulle tempistiche e un miglior coordinamento nella gestione e amministrazione delle procedure». Passaggi «essenziali per rendere efficiente l’operato del nostro tessuto imprenditoriale».

La battaglia ai «fannulloni» lanciata dieci anni fa da Brunetta, invece, non lo sfiorerà, «mi limiterò a dare consigli», spiega, ma sicuramente c’è già un’idea su uno degli snodi chiave: lo smart working, che nell’ultimo anno ha permesso di risparmiare oltre 50 milioni di euro. «Secondo me – dice Cottarelli – può funzionare, ma solo se c’è un sistema di valutazione della produzione».

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Rider, maxi-inchiesta a Milano: «Non sono schiavi, le aziende devono assumerne 60 mila»

mercoledì, Febbraio 24th, 2021

Ammende, indagini dei vertici e presunte violazioni fiscali. Le società di food delivery finiscono sotto inchiesta. Ma la richiesta più importante della procura di Milano è quella dell’obbligo di assunzione di 60mila rider: trasformandoli da lavoratori autonomi e occasionali a parasubordinati.

Obbligo di assunzione di 60mila rider

Oltre «60mila lavoratori» di società del delivery, ossia Uber Eats, Glovo-Foodinho, JustEat e Deliveroo, dovranno essere assunti dalle aziende come «lavoratori coordinati e continuativi», ossia passare da lavoratori autonomi e occasionali a parasubordinati. E ciò sulla base, come spiegato in una conferenza stampa della Procura di Milano, di verbali notificati stamani alle aziende. «Diciamo al datore di lavoro – è stato spiegato – di applicare per quel tipo di mansione che svolgono i rider la normativa, di applicare i contratti adeguati e quindi ci devono essere quelle assunzioni». Altrimenti saranno presi «provvedimenti» specifici.

Uber eats sotto indagine fiscale

La procura di Milano ha aperto un fascicolo «per verificare se sia configurabile una stabile organizzazione occulta» dal punto di vista fiscale per la società Uber Eats. Lo ha annunciato il procuratore di Milano Francesco Greco nel corso di una conferenza stampa convocata per fare il punto sulle indagini a tutela dei ciclofattorini avviate nel capoluogo lombardo.

L’indagine fiscale su Uber Eats punta a verificare se la filiale italiana del colosso statunitense col servizio di food delivery abbia messo in piedi «una stabile organizzazione occulta», ossia svolga il servizio in Italia ma con guadagni all’estero per evitare di pagare le tasse al fisco italiano.

«I pagamenti dei clienti vengono effettuati on line – ha chiarito Greco – ma non sappiamo dove vengono percepiti questi pagamenti e nel frattempo il rapporto di lavoro dei rider è strutturato sul territorio italiano». Le indagini per caporalato del pm Paolo Storari, condotte dal Nucleo di polizia economico-finanziaria della Gdf, il 29 maggio avevano portato la Sezione misure di prevenzione del Tribunale, presieduta da Fabio Roia, a disporre, con un provvedimento mai preso prima nei confronti di una piattaforma di delivery, l’amministrazione giudiziaria di Uber Italy.

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Covid e infortunio sul lavoro: Inail verso il no al risarcimento per chi non si è vaccinato

lunedì, Febbraio 22nd, 2021

di Lorenzo Salvia

La segnalazione è arrivata da Genova. All’ospedale San Martino quindici infermieri, che si erano rifiutati di fare il vaccino, ora sono positivi al Covid. Che fare? Il direttore generale della struttura, Salvatore Giuffrida, si è rivolto all’Inail, l’Istituto nazionale per l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro. Chiedendo se quei quindici infermieri «devono essere considerati in malattia o dovranno essere considerati inidonei alla loro attività professionale». L’istruttoria dell’Inail sul parere è ancora agli inizi. Ma su un punto l’orientamento sembra già consolidato. E cioè che in questo caso il contagio non può essere considerato infortunio sul lavoro. Sembra un aspetto tecnico, ma non lo è. Il report dell’inail

Coronavirus e lavoro, gli ultimi dati

di Redazione Economia

Categorie a rischio

Fino a gennaio i casi di Covid di origine professionale segnalati all’Inail sono stati 147 mila. Circa il 5% del totale. Mentre le morti denunciate per contagio sul posto di lavoro sono state 461. Per questi casi, se alla fine la denuncia si dimostra fondata, sono previsti gli indennizzi per infortunio sul lavoro. Anche in caso di morte a favore degli eredi. Ma fino alla fine dell’anno scorso i vaccini non c’erano, visto che le prime (simboliche) somministrazioni sono arrivate il 27 dicembre. E sono proprio i dati Inail a certificare che il settore della sanità è stato quello più colpito per i contagi sul lavoro. Non solo. Proprio dai tecnici della salute, categoria nella quale rientrano gli infermieri, è arrivato il 39,2% delle denunce. Numeri che confermano come il lavoro di infermiere sia tra quelli più esposti al rischio. Per questo la campagna di vaccinazione è cominciata da loro. Ma chi rinuncia al vaccino, scelta legittima visto che non c’è obbligo, può poi farsi riconoscere la positività come infortunio sul lavoro?

L’analisi

Vaccini, immunità di gregge a fine ottobre? Le 4 cose che dovrebbe fare l’Italia

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Progettare e “mettere a terra” cantieri per il Recovery. In 10 mosse

lunedì, Febbraio 22nd, 2021
  • Erasmo D’Angelis Segretario generale dell’Autorità di bacino distrettuale dell’Italia Centrale

Ma chi pensa ai cantieri del Next Generation Ue? La verità nuda e cruda è che il conto alla rovescia del più imponente e ricco piano di rilancio dal dopoguerra è iniziato da 6 mesi, e al momento siamo già disallineati sulla tabella di marcia della Commissione europea. Dal 16 agosto scorso, infatti, la “Recovery and resilience task force” è il nostro interlocutore su linee guida, regolamenti, obiettivi, pronta al monitoraggio dell’attuazione nelle 6 macro-aree: transizione ecologica (68,9 miliardi), digitalizzazione, innovazione, competitività e cultura (46,1 miliardi), infrastrutture per una mobilità sostenibile (31,9 miliardi), istruzione e ricerca (28,4 miliardi), inclusione e sociale (27,6 miliardi), salute (19,7 miliardi). 

I complessivi 209 miliardi di euro per mettere l’Italia sulla retta via per rispondere alle due grandi crisi climatica e socio-economica, sono ancora raggiungibili ma il governo Draghi dovrà correre per presentare, tra 8 settimane, la riscrittura del piano finora considerato – nonostante il pressing continuo del commissario europeo agli affari economici Paolo Gentiloni -, come una sorta di maxi-legge di bilancio col bancomat dell’Ue e quindi disegnato mettendo anche opere e fondi di qua o di là, scollegati da una visione e condizionati dalla mancanza del nuovo Piano nazionale integrato per l’energia e il clima che riallinei le nostre politiche, affidate al ministro Roberto Cingolani del nuovo Ministero della transizione ecologica, agli obiettivi Ue del taglio del 55% di emissioni killer entro il 2030 e della de-carbonizzazione nel 2050. 

Gli obiettivi sono chiari e, tanto per fare un esempio, non potranno passare l’esame delle linee di finanziamento del NGUE investimenti su fonti fossili o opere come il mitologico ponte sullo Stretto né tantomeno la trovata del tunnel sotto lo Stretto tra i più sismici della Terra. Il NGUE finanzierebbe invece la soluzione del problema numero uno delle città sullo Stretto e cioè la messa in sicurezza antisimica di migliaia di edifici oggi a rischio crollo in quelle terre di grandi terremoti (ma tra i 4 e i 5 milioni di edifici sui 12 milioni complessivi sul territorio nazionale sono a rischio sisma!) con un clamoroso rilancio del lavoro nell’edilizia con efficienza energetica.

Molte opere immaginate sono palesemente fuori piano e quindi fuori budget anche per l’impossibilità di rispettare la tempistica europea che è rigorosa e parecchio impegnativa: entro il 31.7.2023 vanno superate le fasi del progetto e quella dell’assegnazione di gara, ed entro il 31.7.2026 quella del collaudo, pena l’intera restituzione dei fondi impegnati per l’opera. Serve quindi, con urgenza massima, rifare i conti con i nostri talloni di Achille: progettare e “mettere a terra” cantieri. È vergognosa la marea di fondi “incagliati” nella pancia di vari ministeri, qualcosa come circa 120 miliardi appostati su opere e interventi in anni di manovre finanziarie, ma fermi per mancanza di progetti, governance, determinazione politica, comitatismo del No a tutto, incapacità di comunicarne l’utilità. Dice tutto poi l’incredibile numero di 694 progetti anch’essi incagliati da anni alla Commissione VIA del Maatm.

Inutile ripetere che il NGUE richiede supporto di riforme e semplificazioni, riduzione di “tempi morti” con anni sprecati per procedure solo formali, e il recupero di capacità tecnica nella pubblica amministrazione. Ecco le dieci mosse per fare l’impresa. 

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Blocco sfratti fino a giugno e liberalizzazione dell’energia rinviata di un anno

domenica, Febbraio 21st, 2021

ROMA – Sfratti, rimane il blocco fino alla fine di giugno. E per il mercato dell’energia, viene rinviata ancora di un anno la completa liberalizzazione dei contratti di fornitura elettrica. Prime decisioni politiche della nuova maggioranza che ha votato il governo Draghi. Non senza qualche frizione (Forza Italia il gruppo che si è lamentato di più), si è arrivato al compromesso su alcuni emendamenti al decreto Milleproroghe, alla fine della discussione nelle commissioni Affari Costituzionali e Bilancio della Camera. Tra le altre novità che ora passano in aula anche un mini-proroga della moratoria delle trivelle, più tempo ai sindaci alle prese con la carta per le aree idonee in cui localizzare il deposito nazionale delle scorie nucleari e fine dell’anno accademico 2019-2020 prorogato al 15 giugno per dare tempo agli universitari di laurearsi in corso nonostante gli stop imposti dall’emergenza.

Sfratti, niente retromarcia

Sugli sfratti l’idea era quella di consentire dal primo aprile il rilascio degli immobili se le morosità degli inquilini erano state certificate prima della pandemia (cioè prima di marzo 2020). Per negozi e attività commerciali a fare da spartiacque ci sarebbero state invece le chiusure anti-Covid. Ma a metà pomeriggio il ministro per i Rapporti con il parlamento Federico D’Incà spiega che c’è bisogno di più tempo, chiede alle forze politiche di preparare un ordine del giorno che possa guidare il governo nelle prossime settimane verso una soluzione condivisa, da inserire nel primo provvedimento utile. Alla fine, niente di fatto: il blocco rimane fino alla fine di giugno.

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Antitrust: multa di 7 milioni a Facebook per l’uso dei dati degli utenti

mercoledì, Febbraio 17th, 2021

L’Autorità Antitrust ha comminato una sanzione di 7 milioni di euro a Facebook Ireland Ltd. e Facebook Inc. per non aver ottemperato alle indicazioni di rimuovere la pratica scorretta sull’utilizzo dei dati degli utenti e non aver pubblicato la dichiarazione rettificativa richiesta dall’Autorità. 

L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato aveva emesso un provvedimento nei confronti di Facebook nel novembre 2018. In particolare, si legge in una nota, «l’Autorità aveva accertato che Facebook induceva ingannevolmente gli utenti a registrarsi sulla sua piattaforma non informandoli subito e in modo adeguato – durante l’attivazione dell’account – dell’attività di raccolta, con intento commerciale, dei dati da loro forniti e, più in generale, delle finalità remunerative sottese al servizio, enfatizzandone viceversa la gratuità».

Per l’Antitrust, inoltre, «le informazioni fornite da Facebook risultavano generiche e incomplete e non fornivano una adeguata distinzione tra l’utilizzo dei dati necessario per la personalizzazione del servizio (con l’obiettivo di facilitare la socializzazione con altri utenti) e l’utilizzo dei dati per realizzare campagne pubblicitarie mirate».

Oltre a sanzionare Facebook per 5 milioni di euro, l’Autorità aveva vietato l’ulteriore diffusione della pratica ingannevole e disposto la pubblicazione di una dichiarazione rettificativa sulla homepage del sito internet aziendale per l’Italia, sull’app Facebook e sulla pagina personale di ciascun utente italiano registrato.

L’istruttoria dell’autorità ha però accertato che «le due società non hanno pubblicato la dichiarazione rettificativa e non hanno cessato la pratica scorretta accertata: pur avendo eliminato il claim di gratuità in sede di registrazione alla piattaforma, ancora non si fornisce un’immediata e chiara informazione sulla raccolta e sull’utilizzo a fini commerciali dei dati degli utenti».

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Licenziamenti, ok da Pd e Lega: blocco per tutti fino a giugno

mercoledì, Febbraio 17th, 2021

di Luca Cifoni e Michele Di Branco

ROMA Ancora tre mesi di stop ai licenziamenti. Per poi procedere, nella seconda metà del 2021, ad un graduale allentamento una volta definita la riforma degli ammortizzatori sociali. Il governo è al lavoro per risolvere uno dei nodi più delicati ereditati dall’esecutivo Conte: il 31 marzo prossimo scade il divieto per le aziende di procedere a licenziamenti per motivi economici, sia individuali, sia collettivi. Uno scenario che, secondo alcuni calcoli, metterebbe a rischio 1,2 milioni di posti nell’Italia piegata dalla pandemia.

Lavoro, le imprese dal ministro Orlando: sul tavolo licenziamenti e ammortizzatori

Lo stop, in vigore dal 17 marzo 2020 per arginare gli effetti del Covid sull’occupazione, è stato prorogato già per tre volte. Gli industriali spingono per allentare i vincoli, i sindacati premono per proseguire sulla linea adottata finora. «Dove ci sono attività ferme perché il governo decide di fermarle è giusto che ci sia il blocco dei licenziamenti» ha sottolineato il vicepresidente di Confindustria per il lavoro e le relazioni industriali, Maurizio Stirpe, incontrando in teleconferenza il ministro del Lavoro Orlando. Aggiungendo però che «dove non ci sono condizioni di sospensione per legge, ma riduzione di attività dovute al mercato, dobbiamo consentire alle aziende di potersi riposizionare per far ripartire il mercato del lavoro».


Ipotesi proroga fino al 30 giugno


L’ipotesi definita dal precedente esecutivo prevedeva una proroga, ma legata alla fruizione della Cig Covid. Ora il punto di caduta, secondo quanto si apprende da diverse fonti della nuova maggioranza, potrebbe invece consistere nel prolungare il disco rosso ai licenziamenti fino al 30 giugno prossimo; sperando che nel frattempo la situazione economica vada a migliorare. La decisione non è ancora presa: nei prossimi giorni sono previsti contatti tra lo stesso Orlando e gli altri ministri e l’ultima parola, ovviamente, spetterà al premier Mario Draghi.

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L’Eurogruppo adotta l’agenda Draghi: aiuti solo alle imprese vitali

martedì, Febbraio 16th, 2021

Presumibilmente a partire dall’estate, le indicazioni europee agli Stati membri sugli aiuti per sostenere l’economia in questo momento di inedita crisi da coronavirus cambieranno. Di fatto, l’Eurogruppo fa propria l’agenda Draghi, le linee guida che il nuovo presidente del Consiglio italiano ha elaborato a dicembre per il gruppo di economisti del G30: aiutare le aziende redditizie, che hanno un futuro, e assicurare una ordinata uscita dal mercato a quelle che non hanno futuro e non sono riconvertibili. Al termine della videoconferenza dei ministri finanziari dell’Ue che ha accolto il nuovo ministro del Tesoro italiano Daniele Franco, il commissario all’Economia Paolo Gentiloni e il presidente dell’Eurogruppo Paschal Donohoe insistono molto sul cambio di passo: necessario ma da attuare con cautela.

Intanto, l’intesa con il nuovo titolare del dicastero di via XX Settembre è massima. “Franco ha dato molti importanti contributi alla riunione”, dice Donohoe in conferenza stampa, “a marzo gli chiederemo di presentare le sue priorità da ministro. Non oggi, perché ha appena iniziato, gli diamo del tempo. Ma il ministro è consapevole delle sfide per l’Italia e per l’Ue”. “Non ha presentato il suo programma oggi anche perché il governo è ancora in attesa del voto di fiducia del Parlamento”, precisa Gentiloni.

Il momento in cui il successore di Roberto Gualtieri presenterà il suo programma è dunque fissato per il mese prossimo. Ma intanto il cambio di clima e anche di impostazione nella riunione dei ministri finanziari è evidente. Pur senza citarlo, l’Eurogruppo adotta l’impostazione di Draghi sulla necessità di “distinguere tra imprese redditizie e imprese che non lo sono” ai fini dell’erogazione degli aiuti pubblici, sottolinea Gentiloni.

Dopo un anno di aiuti senza distinzioni, con la massima libertà lasciata agli Stati membri sull’utilizzazione dello strumento Sure di sostegno alla disoccupazione, ora l’Ue annuncia nuove linee guida che serviranno a rimettere in sesto l’economia su un orizzonte temporale che dalla seconda metà del 2021 si allunga sul 2022, garantendo anche le banche dai rischi di insolvenza (non performing loans, i crediti inesigibili in aumento con la crisi).

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Il superdebito diventa leggero

martedì, Febbraio 16th, 2021

GUIDO MARIA BRERA

Nella danza delle stelle, ci sono momenti preziosi in cui gli astri si allineano. Si tratta di eventi attesi e rari. Ora, per la prima volta dopo decenni, qualcosa di simile sembra disegnarsi nei cieli del nostro Paese.

Un insieme di condizioni grazie alle quali possiamo dire che l’Italia, oggi, è il luogo del mondo dove investire.

Tutto ha origine negli uomini. E nelle parole, se controllare le parole equivale a controllare ciò che accade. D’altronde sono state tre parole, “Whatever it takes”, ad aver salvato l’Europa da una tempesta perfetta. Tre parole e l’uomo che le ha pronunciate, Mario Draghi. Con la sua forza, la sua reputazione internazionale e la sua capacità. Ora quell’uomo può garantire a tutti noi una stabilità politica che non abbiamo mai avuto in precedenza. E può offrire una visibilità che all’Italia, e a chi ci ha investito, non è mai stata concessa. Si tratta di due e probabilmente sette anni di presenza solida e rilevante sul palcoscenico del mondo. Un lasso di tempo che corrisponde a un’opportunità enorme, senza precedenti.

Non è un mistero che la stabilità sia fondamentale per un Paese, dal momento che ne determina la credibilità. Ma altri punti decisivi vanno valutati con la stessa attenzione. Uno, globale, riguarda le trasformazioni della politica economica. Larry Summers, che ha partecipato attivamente alla politica economica statunitense degli ultimi anni, lo ha scritto con chiarezza in un paper pubblicato a gennaio. Prima di tutto ha evidenziato come i parametri di Maastricht, con questi livelli di tassi d’interesse, perdano di valore e di significato.

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