Archive for the ‘Economia – Lavoro’ Category

“In Italia più pensioni che occupati”. Così il Covid ha segnato il sorpasso

domenica, Luglio 12th, 2020

Roma – Più pensioni che occupati. E’ quanto emerge dallo studio della Cgia, secondo cui nello scorso maggio coloro che avevano un impiego lavorativo sono scesi a 22,77 milioni, mentre le pensioni erogate, al 1 gennaio 2019, ammontano a 22,78 mln. Se si tiene conto del normale flusso in uscita dal mercato del lavoro, da parte di chi ha raggiunto il limite di età e dell’impulso dato dall’introduzione di “quota 100”, successivamente all’1 gennaio 2019 il numero delle pensioni è salito almeno di 220 mila unità. “Il sorpasso è avvenuto in questi ultimi mesi – spiega Paolo Zabeo -. Dopo l’esplosione del Covid, infatti, è seguito un calo dei lavoratori attivi. Con più pensioni che impiegati, operai e autonomi, in futuro non sarà facile garantire la sostenibilità della spesa previdenziale, che ora supera i 293 miliardi di euro all’ anno, il 16,6% del Pil”. 

Alla crisi dovuta all’emergenza Coronavirus, che ha avuto “un impatto molto negativo dal punto di vista occupazionale”, si aggiunge “il progressivo invecchiamento della popolazione italiana”, afferma il segretario della Cgia Renato Mason. “Negli ultimi anni – prosegue Mason – gli imprenditori stanno cercando personale altamente qualificato o figure caratterizzate da bassi livelli di competenze. Se per i primi le difficoltà di reperimento sono strutturali a causa dello scollamento che in alcune aree del Paese si è creato tra la scuola e il mondo del lavoro, i secondi, invece, sono posti di lavoro che spesso i nostri giovani, peraltro sempre meno numerosi, rifiutano di occupare e solo in parte vengono coperti dagli stranieri. Una situazione che con la depressione economica alle porte potrebbe assumere dimensioni più contenute, sebbene in prospettiva futura la difficoltà di incrociare la domanda e l’offerta di lavoro rimarrà una questione non facile da risolvere”. 

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Non esistono soldi europei a fondo perduto

domenica, Luglio 12th, 2020

Alberto Quadrio Curzio Economista, presidente emerito Accademia dei Lincei

La cancelliera Angela Merkel ha iniziato il suo semestre di Presidenza del Consiglio europeo con l’impronta di una statista consapevole che la Ue e l’Eurozona si trovano di fronte non solo agli effetti della crisi da Covid 19, ma anche a un cambiamento epocale dove l’Europa deve operare per la propria comunità, ma anche per la propria credibilità.

Per un’Europa più comunitaria

Questa è anche la base su cui il binomio Merkel-Macron sta strettamente collaborando come hanno dimostrato gli incontri di fine maggio e di fine giugno che sono poi stati affiancati dal Programma della Von del Leyen. Il Consiglio europeo dei capi di stato o di governo che si terrà il 17 e il 18 luglio a Bruxelles dovrebbe consolidare una traiettoria della Ue e dell’area euro con una più forte impronta comunitaria. Che poi questo porti a uno sviluppo sostenibile dell’Europa nel lungo termine non è detto. Credo però che l’impronta della Germania sulla ricostruzione europea sarà forte e benefica. Ciò significherà anche un impegno serio di tutti i Paesi membri perché il rigore tedesco si farà sentire su un paradigma che credo si possa tradurre così. I contributi europei non saranno mai dati “a fondo perduto”, espressione per me molto rischiosa, ma “a fondo investito” o più debolmente come “sussidi”. Il che comporta almeno quattro caratteristiche: progettazione, esecuzione, risultato, verifica. Quindi per vari paesi, Italia compresa, riforme rapide, efficaci e durevoli.

Investimenti comunitari e riforme nazionali

La cancelliera al Parlamento europeo ha detto che per trovare la risposta giusta alla crisi post pandemia ci vogliono strumenti affidabili connessi al piano finanziario poliennale, ma che i finanziamenti per la ricostruzione non vanno investiti per “ritornare dove eravamo prima, ma per andare verso il futuro”. Questa valutazione è stata collocata dalla cancelliera in uno snodo ideale con l’affermazione per cui l’Europa “può uscire più forte dalla crisi se rafforzeremo il nostro senso di comunità”, perché questo “è un investimento che darà vantaggi a tutti”. Sono ideali che vanno però connessi a progettualità e responsabilità. Su questo la cancelliera è stata chiara nell’incontro con Macron del 29 giugno affermando che i fondi anti-crisi e per il rilancio vanno connessi anche a riforme interne dei singoli Stati membri.

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Caso Autostrade, l’offerta di Atlantia al governo: 3,4 miliardi di indennizzi | Benetton pronti a scendere sotto il 50%, M5s: “Non basta”

domenica, Luglio 12th, 2020

Crescono i risarcimenti e si abbassano le tariffe, nella proposta di Aspi inviata al governo. A quanto si apprende da fonti governative, la nuova offerta dell’azienda porterebbe da 2,9 a 3,4 miliardi i risarcimenti (tra indennizzi e manutenzione straordinaria). Inoltre prevederebbe 7 miliardi di manutenzioni e 13,2 miliardi di investimenti. Ci sarebbe anche un abbassamento dei pedaggi. E sullo sfondo i Benetton potrebbero anche scendere sotto il 50%.

Rispettati dunque i tempi fissati nell’ultimatum del presidente del Consiglio e della ministra dei Trasporti che chiedevano ad Atlantia un’offerta congrua entro domenica. La palla passa ora nelle mani della maggioranza in attesa del Consiglio dei ministri che, salvo sorprese dell’ultima ora, dovrebbe decidere in modo definitivo sulla revoca o meno della concessione. La riunione è prevista martedì, ma fonti di governo non escludono uno slittamento. Fino ad allora le parti sembrano optare per la massima riservatezza per non compromettere, viene fatto notare da più parti, una trattativa delicatissima.

Tariffe (si parla di uno sconto dell’1,75% per tutta la durata della concessione), regole per la concessione e, a cascata, valore della società restano alcune delle variabili nella complessa partita che gira attorno ad Aspi e alla gestione di 3mila chilometri di autostrade nel paese. Ancora oggi però appaiono differenze nell’approccio alla questione. E se il premier Giuseppe Conte afferma che solo una proposta “irrinunciabile” potrà evitare la revoca, M5s e Pd sono divisi su quale possa essere una proposta degna di quell’aggettivo.
 

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I paradisi fiscali della porta accanto: tra Irlanda, Olanda & Co., all’Italia mancano 7 miliardi

sabato, Luglio 11th, 2020

di MAURIZIO RICCI

Smettete di pensare ai paradisi fiscali come scenari di acque cristalline e alberi di cocco. Nei veri paradisi fiscali, di solito piove e il bagno in mare lo fanno solo gli ardimentosi al picco dell’estate. Secondo i calcoli del Fondo monetario internazionale, a livello mondiale, i profitti che le aziende internazionali imboscano e fanno riapparire nei paradisi fiscali sono pari ad oltre 650 miliardi di dollari l’anno. E dov’è che riappaiono? In Irlanda, anzitutto. Un gruppo di economisti, fra cui un superesperto della materia, come Gabriel Zucman, calcola, infatti, che, di quei 650 miliardi, ben 100 emergano a Dublino e dintorni. Subito dopo l’Irlanda, viene l’Olanda, con 57 miliardi di profitti che i cervelli tributari delle multinazionali ritengono saggio far risultare in bilancio all’ombra delle dighe sull’oceano, per sfruttare una legislazione fiscale compiacente: aliquote basse (l’aliquota media effettiva sui profitti è il 10 per cento in Olanda, contro il 19 per cento in Italia), ma anche minor vincoli ai movimenti valutari. All’Italia, secondo la ricerca, il dumping fiscale degli altri paesi europei costa fino a 7 miliardi di euro ogni anno, in mancati incassi tributari.

La trasmigrazione dei profitti ha ormai volumi tali da superare la dimensione della routine diffusa. E’ ormai una vera e propria caratteristica di sistema del capitalismo del XXI secolo. Zucman e colleghi calcolano che il 40 per cento dei profitti delle multinazionali venga trasferito verso paesi con tassazioni di favore. Per metà, si tratta di soldi che fanno capo ad azionisti americani,  a cominciare da quelli dei giganti del Big Tech. Ma anche le aziende europee hanno un peso di primo piano, come li hanno i sei paesi della Ue, che fungono da rifugi fiscali: Irlanda, Olanda, Belgio, Lussemburgo, Cipro e Malta. Il fenomeno, anzi, è primariamente intraeuropeo: l’80 per cento dei profitti che le multinazionali europee dirottano per motivi fiscali finisce non ai Caraibi, ma in altri paesi europei.

Lo aveva già segnalato, questa primavera, la stessa Commissione Ue, nelle sue raccomandazioni ai singoli paesi membri, in cui chiedeva un maggior rigore fiscale ai paesi con le legislazioni più morbide, anche se, nel documento di Bruxelles, il sesto paradiso europeo non era il Belgio, ma l’Ungheria. In ogni caso, ne risulta che la grande corsa a tagliare le tasse sul capitale, inaugurata nell’era Reagan-Thatcher, che fra il 1985 e il 2018 ha dimezzato l’aliquota media effettiva globale sui profitti aziendali dal 49 al 24 per cento ha in larga misura alimentato le operazioni di dumping tributario, che mettono in competizione i diversi sistemi fiscali. Così si spiega che in una grande economia, come quella italiana, le tasse sui profitti arrivino solo al 3 per cento del Pil, mentre nella piccola Malta pesano per l’8 per cento.

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Atlantia sotto il 50% in Autostrade, la proposta al governo: round finale

sabato, Luglio 11th, 2020

di Fabio Savelli

Un miliardo di differenza, in una forchetta che oscilla tra i 3 e i 4 miliardi. Tra le condizioni chieste dal governo e la proposta di Autostrade dei primi di giugno, giudicata irricevibile dall’esecutivo, c’è un divario importante che, però, potrebbe essere colmato. Anche con un aumento di capitale che diluirebbe la quota di Atlantia, ora al l’88% di Aspi, fino al 49%. Diluizione — per la quale c’è il mandato del consiglio all’amministratore delegato Carlo Bertazzo— attraverso un aumento sottoscritto da Cassa Depositi e da altri investitori che doterebbe di risorse aggiuntive una società con problemi di bancabilità, evitando l’imbarazzo di dover corrispondere un assegno alla holding controllata dai Benetton. Spettatore interessato resta il fondo F2i che avrebbe già costituito un veicolo ad hoc. Il nodo sta nella valutazione di Autostrade. Lontana dai 13,5 miliardi del 2017, anno in cui Atlantia vendette il 12% per 1,5 miliardi ai tedeschi di Allianz e a un fondo cinese. IL CASO

Autostrade, ultimatum del governo

di Antonella Baccaro

Il Consiglio dei ministri

Del resto il premier Giuseppe Conte, ha detto ieri che senza «una proposta estremamente vantaggiosa» per l’interesse pubblico — leso negli ultimi anni a vantaggio dell’interesse privato (il copyright è della Corte dei Conti, in un rapporto del 2019) — «il governo deciderà per la revoca della concessione» martedì nel Consiglio dei ministri fissato in agenda. Palazzo Chigi ha spostato di un giorno il vertice. Qualcuno ci legge la volontà di trovare un’intesa perché «è passato troppo tempo», dice il vicesegretario del Pd Andrea Orlando, invitando il governo a decidere, per evitare di trovarsi con il fallimento di Autostrade, il subentro dell’Anas nella gestione e il grattacapo di dover cancellare una parte degli investimenti: «Al Pd interessa che chi ha nuociuto non nuoccia più».

Atlantia sotto il 50% in Autostrade, la proposta al governo: round finale

Un miliardo di differenza, in una forchetta che oscilla tra i 3 e i 4 miliardi. Tra le condizioni chieste dal governo e la proposta di Autostrade dei primi di giugno, giudicata irricevibile dall’esecutivo, c’è un divario importante che, però, potrebbe essere colmato. Anche con un aumento di capitale che diluirebbe la quota di Atlantia, ora al l’88% di Aspi, fino al 49%. Diluizione — per la quale c’è il mandato del consiglio all’amministratore delegato Carlo Bertazzo— attraverso un aumento sottoscritto da Cassa Depositi e da altri investitori che doterebbe di risorse aggiuntive una società con problemi di bancabilità, evitando l’imbarazzo di dover corrispondere un assegno alla holding controllata dai Benetton. Spettatore interessato resta il fondo F2i che avrebbe già costituito un veicolo ad hoc. Il nodo sta nella valutazione di Autostrade. Lontana dai 13,5 miliardi del 2017, anno in cui Atlantia vendette il 12% per 1,5 miliardi ai tedeschi di Allianz e a un fondo cinese. IL CASO

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Google scommette sulla ripresa dell’Italia in digitale: 900 milioni di dollari in 5 anni

venerdì, Luglio 10th, 2020

MILANO – Google investe in Italia 900 milioni di dollari in 5 anni, per aprire le due Google Cloud Region annunciate in partnership con Tim e per avviare l’iniziativa “Italia in Digitale” un nuovo piano dedicato alle piccole e medie imprese “con l’obiettivo di accelerare la trasformazione digitale del Paese”. “Google è orgogliosa di essere partner della ripresa economica dell’Italia”, dice Sundar Pichai, Ceo di Google.

Nello specifico l’annuncio riguarda “Italia in Digitale”, un nuovo piano per accelerare la ripresa economica del Paese attraverso progetti di formazione, strumenti e partnership per supportare le aziende e le persone in cerca di opportunità lavorative.

Questo nuovo progetto “nasce dall’esperienza e dal successo di precedenti iniziative come Crescere in Digitale e Google Digital Training, che negli ultimi cinque anni hanno aiutato 500.000 persone a ottenere le competenze digitali necessarie per rilanciare un’attività o migliorare la propria carriera lavorativa” si legge in una nota. “Con questo nuovo impegno, Google intende ora aiutare altre 700.000 persone e piccole e medie imprese a digitalizzarsi, con l’obiettivo di portare il numero complessivo a oltre 1 milione per la fine del 2021”.

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Irpef e Iva, tutti alla cassa dopo i rinvii. Le scadenze fiscali dell’estate

giovedì, Luglio 9th, 2020

di ANTONELLA DONATI

Luglio affollato di scadenze fiscali con la giornata di lunedì 20 che si preannuncia a rischio ingorgo tra Irpef e Iva. Dopo il rinvio a causa del Covid riprendono infatti i pagamenti delle imposte. Appuntamento in vista anche per la presentazione del 730  per chi vuol avere a fine mese il rimborso in busta paga. Infine scatta l’ora di andare alla cassa anche per la Tari per chi ha scelto di versare a rate. 

I pagamenti per le partite Iva

Lunedì caldo, il 20 luglio, per professionisti e autonomi. Sono infatti chiamati a pagare il saldo 2019 e il primo acconto i titolari di partita Iva, dopo il minislittamento della scadenza del 30 giugno. Interessati anche i contribuenti che hanno scelto il regime forfettario. Il rinvio ha riguardato circa 4,5 milioni di contribuenti. Volendo sarà possibile spostare in avanti di un altro mese il pagamento, aggiungendo alle imposte dovute la maggiorazione dello 0,40%.

Sempre lunedì 20 è il termine per il versamento del saldo dell’Iva relativa al 2019 risultante dalla dichiarazione annuale, maggiorato dello 0,40%  per il periodo 16/3/2020 – 30/6/2020.

Le scadenze per chi paga a rate

Scade invece il 30 luglio il termine per il pagamento della seconda rata Irpef per chi ha versato la prima a giugno. Sempre il 30 luglio può pagare il saldo Irpef, con la maggiorazione dello 0,40% chi non ha pagato a giugno. Per le rate successive, invece, si applicheranno gli interessi che aumentano tanto più si porta in avanti la rateizzazione.

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Borse, in Europa scattano i realizzi, ma Piazza Affari argina calo allo 0,1%

martedì, Luglio 7th, 2020

di Eleonora Micheli e Andrea Fontana

(Imagoeconomica)
(Imagoeconomica)

Borse europee deboli, risentendo della pressione delle prese di beneficio dopo la corsa registrata nei primi giorni di luglio e mentre i contagi da coronavirus nel mondo continuano a salire. Milano, comunque, ha arginato i danni con un calo dello 0,1%, vantando la performance migliore d’Europa, nonostante la Commissione europea proprio oggi, 7 luglio, abbia rivisto al ribasso le previsioni per il pil del nostro Paese al -11,2%, dal precedente -9,5%. Anche lo spread è migliorato a 163,2 punti.

Allarme Ue su Italia ma Milano è la meno penalizzata

Piazza Affari comunque resiste in Europa nonostante l’allarme della Commissione europea: la crisi del Covid-19 e le misure di contenimento “hanno spinto l’Italia in una contrazione economica profonda” indica Bruxelles nel nuovo rapporto di previsione. Nel primo trimestre il pil è calato del 5,3% e nel secondo “il danno all’attività economica è atteso essere più forte”.Leggi anche

A Milano dietrofront Ubi, spicca Diasorin

Il Ftse resta sulla soglia dei 20mila punti. In evidenza Diasorin. Il gruppo ha lanciato un test in grado di identificare i ceppi influenzali di tipo A e B ed il virus respiratorio sinciziale (RSV) in modo diretto, ossia senza la necessità di eseguire l’estrazione degli acidi nucleici. Inoltre gli analisti segnalano il potenziale beneficio per il gruppo di diagnostica dai passi avanti emersi negli studi sull’efficacia della vitamina D come difesa dal Covid-19. Scattano le vendite su Ubi Banca dopo il balzo del 4,2% che aveva accompagnato il primo giorno dell’offerta pubblica di scambio promossa da Intesa Sanpaolo per arrivare al controllo dell’istituto lombardo: il titolo resta comunque a premio rispetto al valore espresso dai concambi. Intesa Sanpaolo è in discesa. In netto calo Telecom Italia, salgono l’automotive e le utility.
Fuori dal Ftse Mib, balzo per d’Amico che ha annunciato la vendita di due navi. Precipita la società di biotecnologice Molmed: il Consiglio dei ministri ha deciso di esercitare i propri poteri speciali ponendo delle condizioni all’operazione di acquisizione da parte del gruppo giapponese AGC.

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Coronavirus, Bankitalia: «Un terzo delle famiglie ha riserve per meno di tre mesi»

martedì, Luglio 7th, 2020

di Ca.Mar.

Coronavirus, Bankitalia: un terzo delle famiglie ha riserve per soli 3 mesi

«Oltre a un diffuso calo nei redditi, più di un terzo degli individui dichiara di disporre di risorse finanziarie liquide sufficienti per meno di 3 mesi a coprire le spese per consumi essenziali della famiglia in assenza di altre entrate, un periodo compatibile con la durata del lockdown legato all’emergenza Covid-19». Il quadro emerge dalla nuova pubblicazione diffusa dalla Banca d’Italia sugli effetti del coronavirus, della serie “Note Covid-19”, dal titolo “Principali risultati dell’Indagine straordinaria sulle famiglie italiane nel 2020”, a firma degli economisti di Via Nazionale Andrea Neri e Francesca Zanichelli. Poco meno della metà degli individui dichiara che prima dell’emergenza sanitaria arrivava alla fine del mese con difficoltà, dice Bankitalia. .

Riduzione del reddito familiare per più della metà delle persone

Negli ultimi due mesi, corrispondenti alla fase più rigida delle misure di contenimento dell’epidemia, oltre la metà degli individui dichiara di aver subito una riduzione nel reddito familiare, anche tenendo conto degli eventuali strumenti di sostegno ricevuti. L’impatto è più negativo tra i lavoratori indipendenti: quasi l’80% ha subito un calo nel reddito e per il 36% la caduta è di oltre la metà del reddito familiare.Leggi anche

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Ecco la rivoluzione del Fisco: ​”Ci sarà il prelievo mese per mese”

martedì, Luglio 7th, 2020

Bartolo Dall’Orto

L’idea va attribuita ad Ernesto Maria Ruffini, direttore dell’Agenzia delle Entrate. Il Fisco potrebbe dire addio al sistema di acconti e saldi annuali che caratterizzano i mesi delle dichiarazioni dei redditi.

E così anche le partite Iva potrebbero pagare le tasse “mese per mese” con un “sistema di prelievi mensili”. Magari con l’addebito diretto dal conto corrente del contribuente a quello del Fisco.

Nell’intervista odierna rilasciata Repubblica, Ruffini parla del tema al centro del dibattito pubblico (tagliare l’Iva o l’Irpef) e spiega che per far ripartire il Paese occorre rimettere in moto la “locomotiva”, cioè le imprese. Per farlo, il direttore del Fisco vede due possibilità: da una parte la classica riduzione del cuneo fiscale; dall’altra un’azione diretta alle piccole e piccolissime imprese, “che sono la grande maggioranza delle partite Iva”. “A loro – dice Ruffini – dovrebbe essere esteso il sistema di tassazione per cassa consentendo l’immediata deducibilità degli investimenti, invece di diluirla nel tempo con gli ammortamenti. Questa sorta di cash flow tax potrebbe essere un buon strumento per far ripartire gli investimenti e quindi la produzione”.

La vera novità della via Ruffini alla rivoluzione del Fisco riguarda però la burocrazia fiscale. Lui che in passato ha gestito la dichiarazione dei redditi precompilata, propone innanzitutto di “estendere tale modello anche a buona parte delle partite Iva”. Mentre per il secondo capitolo della riforma fiscale invita i decisori a ripensare “il tema delle scadenze”. “C’è un modo per uscire da questo labirinto una volta per tutte – dice Ruffini – Primo: la fatturazione elettronica ci fornisce già gran parte dei dati necessari per la dichiarazione Iva: potrebbe essere precompilata; nella stessa direzione andranno gli scontrini.

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