Archive for the ‘Economia – Lavoro’ Category

Recovery a prova di Tar: i ricorsi non fermeranno i cantieri pagati dall’Ue

domenica, Luglio 25th, 2021

Luigi Grassia

Niente “sospensive” per fermare le opere pubbliche legate al Pnrr: un ricorso al Tar non sarà sufficiente a interrompere i lavori, grazie a una norma aggiunta all’ultimo minuto al decreto Recovery appena approvato alla Camera. Il ministro della Pubblica amministrazione Renato Brunetta sottolinea che così l’Italia «potrà procedere in velocità» e che il Paese «ora ha le carte in regola per ottenere l’anticipo di 25 miliardi di risorse dell’Unione europea» (probabilmente nel giro di due-tre settimane, come annunciato dal Commissario europeo al bilancio Johannes Hahn).

Il ricorso al Tribunale amministrativo è spesso usato dalle aziende sconfitte nelle gare per rimetterne in discussione l’esito, o almeno per ottenere un subappalto; nelle more, i lavori si bloccano, o non partono affatto, anche per lunghissimo tempo. Ma ora i progetti del Piano concordato con l’Ue sono blindati: in caso di impugnazione degli atti sull’affidamento dei contratti, si applicheranno le disposizioni del processo amministrativo che riguardano le infrastrutture strategiche. Quindi, niente blocco dei cantieri mentre il procedimento legale va avanti.

Alla novità inserita direttamente nel decreto sta per aggiungersene un’altra, non legislativa, che renderà più facile ricorrere al Superbonus, già semplificato nella versione rivista e corretta, dalla Camera. «Per assicurare la massima operatività e l’uniforme applicazione delle semplificazioni su tutto il territorio nazionale», spiega il ministero della Pubblica amministrazione, verrà predisposto dll Dipartimento della Funzione pubblica, dalle Regioni, dall’Anci e da altre amministrazioni un modulo unificato, valido in tutto il territorio italiano, per la comunicazione de i lavori al Comune (Cila-Superbonus). Con il decreto, la Cila è diventata l’unico passo necessario per chiedere l’agevolazione al 110%. Il Parlamento ha infatti chiarito che, anche in caso di interventi strutturali, per procedere ai lavori di riqualificazione basterà la sola Comunicazione di inizio lavori e non servirà la Scia. In più, per le opere di “edilizia libera” nella Cila è richiesta la sola descrizione dell’intervento, mentre in caso di variazioni in corso d’opera basterà comunicarle a fine lavori, come integrazione della stessa Comunicazione originaria. Tra le semplificazioni figurano quelle che riguardano il cappotto termico, con la deroga alle distanze minime fra i palazzi, e i pannelli fotovoltaici che – purché integrati e non riflettenti – potranno essere montati anche nelle cosiddette Zone A delle città, cioè non i centri storici, spiega la presidente della Commissione attività produttive Martina Nardi, ma i quartieri inseriti comunque dal 1968 in quella classificazione.

In caso di errori formali, «che non arrecano pregiudizio all’esercizio delle azioni di controllo», non è prevista la decadenza delle agevolazioni. Invece nel caso di violazioni rilevanti ai fini delle erogazioni degli incentivi, la decadenza del beneficio si applica limitatamente al singolo intervento oggetto di irregolarità od omissione.

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Pensioni e Quota 100: torna Fornero. L’ex ministra nella task force di Draghi

lunedì, Luglio 19th, 2021

di Antonella Baccaro

Era quasi inevitabile. Con il ritorno dei «tecnici» a Palazzo Chigi e il tema delle pensioni che entra nel vivo del dibattito politico, il «coming back» di Elsa Fornero era nell’aria. L’ex ministro del Lavoro del governo Monti, torinese, 73 anni, promotrice di un’indimenticata riforma «lacrime (le sue) e sangue», varcherà di nuovo il portone di piazza Colonna. Questa volta, però, in veste di consulente nel Consiglio d’indirizzo per la politica economica, istituito, dieci giorni fa, dal sottosegretario con delega alla Programmazione, Bruno Tabacci. Compito del comitato, a titolo gratuito, sarà quello di «orientare, potenziare e rendere efficiente l’attività del Dipe, il Dipartimento per la programmazione e il coordinamento della politica economica» diretto da Marco Leonardi.

Da Tabacci a Guzzetti: chi c’è nel Consiglio d’indirizzo per la politica economica

Il consiglio, guidato da Tabacci, comprende altre 14 personalità: Giuseppe Guzzetti, già presidente della Fondazione Cariplo (che, a 87 anni, si è appena iscritto al Pd); l’ex vicedirettrice di Bankitalia (nonché presidente Rai) Annamaria Tarantola; il vicepresidente di Assolombarda Antonio Calabrò; la leader di Confesercenti Patrizia De Luise; l’economista Alessandra Lanza (Fmi, Sace e Intesa); Mauro Magatti, già preside di Sociologia alla Cattolica di Milano; l’ex presidente del Consiglio di Stato Alessandro Paino; la coordinatrice del dipartimento Pari opportunità Monica Parrella; la docente di Scienze delle Finanze alla Bocconi Paola Profeta; la consigliera della Corte dei conti Silvia Scozzese, già capo di gabinetto dell’ex ministro Peppe Provenzano; l’esperta in politiche del Welfare Alessandra Servidori; l’ex segretario generale della Camera, il potente Mauro Zampini; l’ex vice Alessandro Palanza; e il fondatore del Censis, Giuseppe De Rita.

Fornero e le pensioni anticipate: ecco come la pensa

Come la pensi Fornero su pensioni e Pnrr, tanto per fare un esempio, l’ha chiarito qualche mese fa: «Avrei preferito un impegno preciso a non rinnovare Quota 100 (che scade nel 2021, ndr): non vorrei che il governo rimanesse imbrigliato nella ragnatela dei partiti e della loro caccia al consenso» ha detto con la consueta franchezza. Quanto a mettere le mani sulla sua riforma («quella delle pensioni è l’unica che in Europa non ci chiedono più perché l’abbiamo fatta»), ci va molto piano. Parola d’ordine: «intervento selettivo», come si è fatto con il blocco dei licenziamenti. Quindi un aiuto sarà consentito darlo a chi ha effettive difficoltà di salute, un’età avanzata o svolge lavori particolarmente pesanti, secondo il principio solidaristico. Ed è opportuno prolungare Opzione donna, che ormai è parte del sistema.

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Cingolani: un’imboscata contro di me Ira del ministro per i veti sul Recovery

domenica, Luglio 18th, 2021

di Monica Guerzoni

Il ministro Roberto Cingolani l’ha vissuta come un’imboscata dell’asse M5S-Pd e nel governo sono in molti a temere che non finisca qui. Due giorni fa nelle commissioni Ambiente e Affari costituzionali della Camera l’esecutivo è stato battuto sul decreto Recovery, che contiene la governance del Pnrr e le semplificazioni ed è fondamentale per ottenere i primi 24 miliardi di aiuti dall’Europa. A mandar sotto il governo sono state due forze di maggioranza, Movimento e Pd, che hanno fatto passare un emendamento nonostante il parere contrario del relatore e del governo, nella persona del ministro Federico D’Incà (M5S).

Il blitz in commissione è un altro episodio delle «guerre stellari» tra l’ala governativa e quella contiana e un assaggio di quel che accadrà sulla riforma della giustizia, altro tema identitario per i 5 Stelle. Nel merito, l’emendamento firmato da Ferraresi e Zolezzi consente al Parlamento di stoppare l’iter di approvazione delle opere strategiche (elencate nell’allegato I-bis) per le quali sono previsti appalti semplificati e un apposito comitato: bastano i due terzi dei membri di una commissione per chiedere alla Transizione ecologica di rivedere le decisioni sulle maxi opere. Il ministero può fare un decreto, ma «previo parere delle commissioni competenti».

La vicenda, all’apparenza minore, è in realtà rivelatrice. Il Parlamento strappa al governo un pezzetto di potere di controllo sul Pnrr, alla voce progetti ambientali necessari per gli obiettivi del Piano nazionale integrato energia e clima. Ma sotto c’è altro e la questione è tutta politica. L’emendamento della discordia è arrivato a sorpresa, dopo che Cingolani ne aveva discussi a centinaia cercando l’accordo con i parlamentari. Nel governo lo sgambetto è stato letto come la prova delle tensioni tra l’ala governativa dei 5 Stelle che si riconosce in Beppe Grillo e i «barricaderi» vicini a Giuseppe Conte. E quel che preoccupa l’esecutivo è che i 5 Stelle abbiano trovato l’appoggio del Pd per frenare il Pnrr, dossier prioritario e cruciale su cui il segretario dem Enrico Letta ha confermato piena lealtà a Draghi appena quattro giorni fa.

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Pensioni, chi ha beneficiato di «Quota 100»? Penalizzate le donne e i redditi medio-bassi

domenica, Luglio 18th, 2021

di Federico Fubini

Pensioni, chi ha beneficiato di «Quota 100»? Penalizzate le donne e i redditi medio-bassi

Quota 100 è una delle misure simboliche di questa legislatura.

Ha dominato il dibattito politico, inciso sui rapporti fra l’Italia e Bruxelles, pesato sui conti, diviso gli italiani. Ha fatto discutere — lo fa ancora — sulla direzione delle riforme.

Mancava però un tassello essenziale: chi ne ha beneficiato?

Non è mai stato chiaro quali settori della società si siano dimostrati più propensi ad approfittare del provvedimento nei primi due dei suoi tre anni di vita.

Quota 100 permette fra il 2019 e il 2021 di chiedere la pensione con 62 anni di età e almeno 38 anni di contributi, senza penalità sull’assegno. È più vantaggiosa rispetto al modello fissato del 2012, che sposta a 67 anni l’età del ritiro con pieni diritti. Dunque nella misura in cui è finanziata con il debito pubblico e con il sistema retributivo (cioè con i contributi di tutti i lavoratori), Quota 100 diventa di fatto un trasferimento netto di risorse da chi non può o non vuole attivarla a chi invece lo fa.

Ma fra gli italiani chi è che ha ricevuto e chi ha dato? Uno studio dell’Inps su un campione di circa 70 mila aventi diritto permette ora una prima risposta.

In termini distributivi, Quota 100 è stato un sussidio netto ai ceti benestanti (che hanno scelto questa opzione più della media degli aventi diritto).

In termini economici, potrebbe aver nuociuto all’efficienza dei settori essenziali a contatto con il pubblico: è da lì che si è registrato un vero e proprio esodo in piena pandemia.

In termini di parità di genere, è stato un trasferimento netto di risorse dalle donne (che hanno aderito di meno) agli uomini (che hanno aderito di più).

E in termini politici, ha beneficiato più elettori prevalentemente del Partito democratico (pubblico impiego, redditi medio-alti) grazie ai contributi versati dagli elettori prevalentemente della Lega (autonomi, addetti dell’agricoltura). Poco importa che sia stato il partito di Matteo Salvini ad aver proposto la misura.

I redditi più alti hanno beneficiato di Quota 100

Vediamo uno per uno questi aspetti. Varie evidenze non lasciano dubbi su quali siano i ceti che, avendo maturato i diritti, si sono dimostrati più propensi ad attivare il meccanismo. Secondo la stima dell’Istituto di previdenza, i lavoratori dipendenti del settore pubblico e privato entrati in Quota 100 nel 2020 hanno un reddito medio dell’ultimo quinquennio di 36.000 euro (poco di meno nel 2019). Questo livello li colloca circa nel 70esimo percentile della distribuzione, cioè essi dichiarano di guadagnare di più di oltre due terzi dei percettori di reddito in Italia. Non a caso la pensione lorda dei dipendenti pubblici e privati oggi in Quota 100 è relativamente elevata, a 2.200 euro al mese.PUBBLICITÀ

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Licenziamenti, l’onda degli scioperi. Bankitalia: più assunti che posti persi

sabato, Luglio 17th, 2021

PAOLO BARONI

Contro i licenziamenti e le delocalizzazioni partono gli scioperi. Per i sindacati dei metalmeccanici le vicende della Gianetti ruote e della Gkn, per non dire della Whirlpool di Napoli, sono più che campanelli d’allarme, ma segnalano un problema serio. Anche se Bankitalia sostiene il contrario perché, stando a via Nazionale, «con la ripresa le nuove assunzioni compenseranno lo sblocco dei licenziamenti». «Occorre mobilitarsi – annunciano invece Fiom, Fim e Uilm – e chiedere al governo di intervenire presso la Confindustria per bloccare i licenziamenti, rispettare l’avviso comune sull’utilizzo degli ammortizzatori sociali, dare soluzioni alle crisi aperte, aprire con il sindacato tavoli di confronto nei principali settori industriali a partire dall’automotive, dalla siderurgia, dall’elettrodomestico. Scioperiamo – scrivono i tre sindacati – per dire no ai licenziamenti, riformare gli ammortizzatori sociali e difendere l’occupazione».

Proteste e assemblee

A partire da lunedì sono previste due ore di sciopero al livello nazionale che verranno utilizzate per organizzare sino a fine mese assemblee in tutte le aziende metalmeccaniche. Sempre lunedì 19 è in programma a Firenze uno sciopero generale metropolitano di 4 ore, con manifestazione in piazza Santa Croce, in difesa dei 422 lavoratori che la Gkn di Campi Bisenzio ha deciso di licenziare via mail. Sono invece 8 le ore di sciopero proclamate in tutto il gruppo Whirlpool per il 22 luglio quando è prevista una manifestazione nazionale a Roma. In questo caso in ballo ci sono 327 posti di lavoro destinati ad essere cancellati entro settembre, coi sindacati che contestano «l’arroganza dell’azienda che ha aperto le procedure di licenziamento in barba alle richieste di sindacati e governo di utilizzare prima le 13 settimane di cassa integrazione previste dall’intesa sottoscritta da Cgil, Cisl, Uil e Confindustria con il governo». Le due ore di sciopero indette a livello nazionale, spiega il segretario generale della Uilm Rocco Palombella, sono il «primo passo verso una inevitabile mobilitazione generale». «Come era prevedibile – aggiunge – quello che abbiamo denunciato nei mesi scorsi purtroppo si sta verificando: chiusure di aziende e la conseguente ondata di licenziamenti. Il governo non ci ha ascoltato, cedendo al ricatto di Confindustria. È stato sbagliato sbloccare i licenziamenti ai primi segnali di ripresa e in pochi giorni sono già state avviate procedure di licenziamento per 1.500 lavoratori. Questo è un comportamento di inaudita gravità che ci fa toccare con mano quanto il nostro sistema industriale, in mano a fondi di investimento, sia estremamente a rischio».

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Alitalia smette di volare il 14 ottobre. Ok di Bruxelles a Italia Trasporto Aereo

venerdì, Luglio 16th, 2021

di Leonard Berberi

Alitalia smette di volare il 14 ottobre. Ok di Bruxelles a Italia Trasporto Aereo

Italia Trasporto Aereo, la nuova compagnia pubblica creata per rilanciare Alitalia, decollerà il 15 ottobre. Il giorno prima sarà anche l’ultimo giorno di vita di Alitalia, vettore in amministrazione straordinaria dal 2 maggio 2017. Il ministero dell’Economia – azionista di ITA — conferma in una nota che si è conclusa positivamente la discussione con la Commissione europea sulla costituzione della newco. La nuova società sarà operativa a partire «dal prossimo 15 ottobre, data in cui è previsto il decollo dei primi voli». Si chiude così dopo sette mesi il confronto serrato — non senza battute d’arresto e frizioni — tra gli uffici della commissaria europea alla Concorrenza Margrethe Vestager e il governo italiano. Anche se ora Bruxelles vigilerà sul rispetto degli accordi.

L’annuncio

«La discussione con la Commissione Europea», scrive il Tesoro, «ha consentito di giungere a una soluzione costruttiva ed equilibrata, che garantisce la discontinuità necessaria al rispetto della normativa europea. L’esito positivo dell’interlocuzione con la Commissione consente di avviare le procedure relative all’aumento di capitale di ITA e crea le condizioni per la firma del Memorandum d’intesa per il passaggio di determinate attività da Alitali a ITA». I prossimi passaggi infatti prevedono una prima iniezione di liquidità nella newco di 700 milioni di euro per il 2021, 400 milioni per il 2022 e 250 milioni per il 2023. Con il primo versamento Italia Trasporto Aereo potrà comprare con trattativa privata il ramo aviation di Alitalia e partecipare ai bandi di gara per il marchio, l’handling e la manutenzione.

Il personale

In cambio ITA dovrà cedere una parte degli slot a Milano Linate, Roma Fiumicino e in altri aeroporti europei. Quanto al capitolo che riguarda Alitalia è il ministero dello Sviluppo economico (titolare dell’amministrazione straordinaria) a pronunciarsi. «Il Mise continuerà ad assicurare il massimo impegno per assecondare la nascita di ITA nei tempi previsti — spiega in una nota —. Il periodo di transizione sarà accompagnato attraverso una corretta vigilanza sull’amministrazione straordinaria di Alitalia che si farà carico delle ricadute sociali insieme con il ministro del Lavoro attivando tutte le tutele consentite per accompagnare i lavoratori che non troveranno posto nella newco verso nuove prospettive. La cessazione Alitalia è prevista per il prossimo 15 ottobre. Gli acquirenti di biglietti per voli successivi a questa data saranno tutelati». Il dicastero spiega anche cosa sarà dei dipendenti. «I lavoratori di Alitalia che potrebbero essere assunti nella nuova compagnia sono 2.800 nel 2021 (per buona parte piloti e assistenti di volo, ndr) e 5.750 nel 2022». Si tratterebbe quindi di 8.550 persone contro le attuali 10 mila in capo alla vecchia azienda. Da Bruxelles

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Mario Draghi: “Degli operai Whirlpool ce ne occuperemo noi”

giovedì, Luglio 15th, 2021
Italian Prime Minister, Mario Draghi, during a ceremony for players and staff of Italy's national football...
Italian Prime Minister, Mario Draghi, during a ceremony for players and staff of Italy’s national football team at Palazzo Chigi in Rome on July 12, 2021. Italy won the final of UEFA EURO 2020. ANSA/FABIO FRUSTACI

Quando i tre segretari locali dei sindacati si trovano di fronte Mario Draghi sono passate poche ore dall’annuncio dell’avvio della procedura di licenziamento per i 340 lavoratori dello stabilimento Whirlpool di Napoli. La protesta, montata durante un’assemblea concitata dentro la fabbrica, è a poche centinaia di metri dal carcere di Santa Maria Capua Vetere che il premier ha appena finito di visitare. Gli operai sono arrivati in macchina con le bandiere e con la rabbia. Vogliono risposte. E Draghi le dà. Senza garantire un risultato perché – dice secondo quanto riferito dai partecipanti all’incontro – “non è nel mio stile”. Ma è una sfumatura di fronte al giudizio perentorio che dà subito dopo: il comportamento di Whirlpool è inaccettabile, uno sgarbo nei confronti del Governo e dei lavoratori. Già in serata, rientrato a Roma, contatterà il board americano per convincerlo a ritirare i licenziamenti. In alternativa si farà garante di una reindustrializzazione di alto livello e in ogni caso non lascerà i lavoratori da soli. 

Rosario Rappa, segretario generale della Fiom di Napoli, è uno dei tre partecipanti al faccia a faccia con Draghi. È lui a prendere la parola subito dopo. “Al premier – dice a Huffpost – abbiamo detto che per noi la soluzione più idonea e più semplice è convincere Whirlpool a riprendere la produzione”. Il premier aggiornerà il ministro dello Sviluppo economico Giancarlo Giorgetti e proverà a tirare su una soluzione, ma la protesta degli operai e l’incontro con i loro rappresentanti è la prima immagine della necessità di prendere le misure con un pezzo del Paese reale che in una settimana si è visto rovesciare addosso i 152 licenziamenti alla Gianetti Ruote di Ceriano Laghetto, i 422 alla Gkn di Campi Bisenzio e i 340 della Whirpool. Vicende diverse, ma accomunate da una serie di questioni che convergono e che sono esplose. Anche dentro al Governo. È la difficoltà di governare il passaggio dal blocco dei licenziamenti a una fase ordinaria, ma anche una lunga stagione di reindustrializzazioni fallite.

Draghi e gli operai, i sindacati che hanno cambiato strategia e registro (”È una guerra”, “arrivano gli sciacalli”, dicono i segretari della Fiom) dopo mesi di sostanziale pacificazione, l’avviso comune sottoscritto tra il Governo e le parti sociali disatteso dopo neppure una settimana, il malcontento, sempre dei sindacati, per il silenzio di Confindustria. Sono tutte immagini di una transizione disordinata. Non è solo la già delicata questione dei posti di lavoro bruciati. La fibrillazione dentro all’esecutivo è una spia di un tema molto più grande e delicato. Basta leggere un passaggio del tweet pubblicato dal vicesegretario del Pd Peppe Provenzano dopo che Whirlpool ha deciso di rifiutare la proposta del Governo di usufruire di 13 settimane aggiuntive di cassa integrazione in cambio di un impegno a non licenziare: “Non si possono accettare licenziamenti quando sono previsti ammortizzatori per accompagnare il rilancio del sito”. E fin qui tutti d’accordo visto che poco prima Giorgetti aveva definito “irragionevole” l’atteggiamento dell’azienda. I 5 stelle, che al ministero hanno la viceministra Alessandra Todde, tra l’altro delegata alle vertenze, sono ancora più agguerriti. “Non mollo io e non mollano i lavoratori”, dice Todde che rivendica di aver ricordato alla multinazionale che “lo Stato e le istituzioni si sono prese carico in questi mesi di lavorare ad un progetto industriale alternativo”. Provenzano però aggiunge: “Ma Giorgetti offra una soluzione industriale”. 

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Ma il pallone non ci salverà

giovedì, Luglio 15th, 2021

Carlo Cottarelli

Vista la mia nota passione per il calcio, quello azzurro (oltre che quello neroazzurro; nessuno è perfetto), forse qualcuno si stupirà se dico che sarebbe meglio moderare gli entusiasmi riguardo gli effetti taumaturgici sull’economia italiana della nostra vittoria agli Europei. Grande vittoria dopo più di mezzo secolo (avevo 14 anni quando Giacinto Facchetti alzò la coppa nel 1968), vittoria meritata, vittoria di gruppo e di leadership (grazie Mancini, ma anche grazie Oriali e Vialli). Gli allori calcistici rilanciano l’immagine dell’Italia nel mondo e danno morale. Ma non è certo un fattore decisivo nella nostra ripresa economica. Io resto ottimista su quest’ultima. Continuo a credere che la crescita supererà il 5 per cento quest’anno, nonostante il dato, deludente, della produzione industriale a maggio. Detto questo, dobbiamo continuare ad avere un ottimismo del fare. E ci sono tante cose ancora da fare. Tre sono particolarmente importanti.

La prima è la continuazione della campagna vaccinale. La campagna va bene, a ritmi sopra il mezzo milione al giorno, ma le prime dosi stanno rallentando. Questo può essere dovuto a vari fattori (compresa la limitata disponibilità di vaccini e la necessaria priorità data alle seconde dosi), ma potrebbe riflettere anche la difficoltà di attirare i tanti che restano ancora alla finestra e che, tanto per andare sul sicuro, non si vaccinano. Beh, non vanno sul sicuro, soprattutto alla luce della diffusione della variante delta. Nulla sarebbe più devastante per la nostra economia di una forte ripresa dei contagi e delle chiusure nei prossimi mesi. Il virus va ridotto ai minimi termini, anche per evitare che la sua persistenza, in Italia e altrove, generi nuove pericolose varianti. La scelta del governo inglese di riaprire tutto nonostante i quasi quarantamila contagi al giorno è sbagliata. Fa bene invece la Francia a introdurre vantaggi per chi si è vaccinato. Dovremmo fare così anche noi e presto. Certi vaccini sono sempre stati obbligatori (vedi polio). Non diventeremo certo uno stato orwelliano, come qualcuno ha detto, se diamo qualche vantaggio a chi è vaccinato e quindi non rischia di contagiare gli altri.

La seconda priorità riguarda la riforma della giustizia. Il buon senso dovrebbe essere sufficiente a dirci che un paese dove i processi sono drammaticamente lenti è un paese dove la certezza del diritto viene a mancare: e la certezza del diritto è fondamentale in economia. Ma non è solo il buon senso a dircelo.

Da anni i sondaggi delle imprese ci confermano che la lentezza dei processi è una delle principali cause del basso livello degli investimenti privati nel nostro paese. Qualche progresso è stato compiuto negli ultimi anni. I dati CEPEJ indicano che la durata media dei processi civili che arrivano in corte di Cassazione (probabilmente i più importanti) si è ridotta da 8 anni a 7 anni e tre mesi tra il 2016 e il 2018. Ma si tratta di durate che restano drammaticamente eccessive (in Germania la durata media è di 2 anni e 4 mesi; in Francia e Spagna siamo sui tre anni e mezzo). E non è solo una questione di giustizia civile. La lentezza dei processi penali non è soltanto dannosa in sé, ma solleva la questione della prescrizione, che sta creando grosse tensioni nel governo. La riforma Cartabia non è certo perfetta (per esempio, non dedica abbastanza attenzione agli aspetti più manageriali della gestione dei tribunali), ma va nella direzione giusta ed è auspicabile che sia approvata al più presto.

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Malacrida (Adecco): “Il lavoro c’è, ma mancano le competenze. Il problema non è lo sblocco dei licenziamenti, ma la formazione”

mercoledì, Luglio 14th, 2021

GIULIANO BALESTRERI

Quello di Gkn, la multinazionale inglese che in provincia di Firenze ha appena licenziato i suoi 422 operai con una email, è un caso limite. Certo, lo sblocco dei licenziamenti, dallo scorso primo luglio, preoccupa sindacati e lavoratori: la ripresa è costante, ma ancora debole. Tuttavia, non c’è stato il temuto “firing day”.

«Manager e imprenditori vogliono dare continuità lavorativa, è nell’interesse delle loro aziende» dice Andrea Malacrida amministratore delegato di Adecco Group in Italia che poi aggiunge: «Il decreto impatta diversamente sui settori industriali, d’altra parte anche la pandemia non ha colpito nello stesso modo ogni comparto. E adesso c’è un rimbalzo molto forte degli ordini, anche se le difficoltà non mancano. Dalle materie prime alla logistica».  

Malacrida (Adecco): “Il lavoro c’è, ma mancano le competenze. Il problema non è lo sblocco dei licenziamenti, ma la formazione”

La paura di sindacati e lavoratori è che le aziende per tagliare i costi, taglino i dipendenti.

In realtà, i manager stanno cercando le migliori soluzioni per accorciare i tempi d’attesa per le materie prime. E nessuno ha intenzione di rallentare. Piuttosto assistiamo a un forte incremento di contratti a tempo e di lavoro somministrato per gestire meglio la flessibilità delle commesse e quindi far fronte a situazioni contingenti. Le difficoltà ci sono e il ritorno alla normalità non è scontato.

Lei quindi non teme un aumento dei licenziamenti?

Le imprese cercano di utilizzare tutti gli strumenti a loro disposizione per evitarli, solo chi è davvero in difficoltà agirà in questo modo. Non credo che si licenzierà per tagliare i costi, perché il rimbalzo della domanda è potente.

Ma il lavoro c’è?

Nel primo trimestre del 2021, come Adecco, abbiamo registrato un incremento molto marcato dei contratti (oltre il 60% in più rispetto al 2020), numeri che ci hanno permesso di registrare il record storico degli ultimi venti anni. E anche nelle ultime settimane abbiamo ritoccato i numeri raggiungendo quasi 55mila lavoratori attivi nell’ultima settimana, di cui quasi la metà a tempo indeterminato

Allora qual è il vero problema?

Abbiamo ancora un grosso problema di disallineamento tra domanda e offerta e per questo abbiamo aperto le nostre filiali per circa 150/200 open day: un esempio di ciò che le aziende chiedono sempre più insistentemente e che ancora manca in molti professionisti sono le competenze digitali, diventate un requisito base dal quale non si può più prescindere. Ma più in generale è necessario lavorare sulle competenze e, in particolare, sul concetto di occupabilità, che sarà la chiave del lavoro nei prossimi mesi.

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Firenze, Gkn: 422 licenziamenti via mail, i dipendenti: «Qui la pazienza è finita»

sabato, Luglio 10th, 2021

di Jacopo Storni, Marzio Fatucchi

«Ero sul lungomare di Cecina con mia moglie, stavo andando in spiaggia, all’improvviso sulla chat dei lavoratori ho letto che avrei perso il posto di lavoro nel giro di 48 ore». Marco Sassi ha 51 anni e da 27 fa il tornitore nello stabilimento Gkn di Campi Bisenzio. Ieri mattina, nel gruppo Whatsapp degli operai, ha ricevuto la notizia del licenziamento. «Ho pensato a uno scherzo di cattivo gusto, poi ho capito che era tutto vero. Allora ho lasciato mia moglie al mare e sono partito, mi sono precipitato in fabbrica». Nel viaggio verso Firenze, il pensiero alle due figlie all’Università. «Mi sono chiesto come farò a mantenere adesso la mia famiglia». Quando Marco è arrivato nel capannone dell’azienda ha trovato gli altri lavoratori. Ma l’accesso alla fabbrica era impedito da un gruppo di guardie giurate private reclutate dai vertici dell’azienda. «Ci siamo trovati come degli estranei dentro il nostro posto di lavoro». Il cancello era chiuso, gli operai hanno provato a forzarlo, poi gli ingressi sono stati aperti per evitare incidenti. E così i lavoratori sono entrati. Marco è andato subito verso la sua postazione. E per quasi tutto il giorno è rimasto lì: «Sono legatissimo a questi macchinari, pensare di lasciarli mi fa soffrire».

Quasi tutti gli operai sono in pantaloni corti e maglietta, ieri era per tutti un giorno di ferie concesso dall’azienda, con senno di poi è facile capire il perché. In fabbrica comincia l’assemblea permanente che durerà fino alla notte, con sedie a sdraio per i lavoratori e la cena preparata dai volontari del circolo Arci Rinascita di Sesto Fiorentino. Le riunioni si tengono ogni due ore dentro il gigantesco capannone di 30 mila metri quadrati, tra una linea di montaggio e l’altra, tra giunti omocinetici e robot manipolatori. C’è la cella assemblaggio semiassi e la cella lavorazione semialberi. E poi il grande magazzino, dove ci sono ancora migliaia di prodotti già ordinati da aziende come Ferrari, Fiat, Maserati.

Gkn, 422 licenziamenti via mail: cosa è successo a Campi Bisenzio

A prendere la parola per primi in assemblea sono Dario Salvetti e Matteo Moretti, lavoratori e sindacalisti. «Non lasceremo la nostra azienda — dicono con un megafono — Se il signor Gkn vuole parlarci, deve venire a farlo di persona». Viene annunciato che la fabbrica resterà occupata: «Dovremo vigilare sul nostro stabilimento, da qui non dovrà uscire neppure una vite senza il nostro consenso». Gli operai si organizzano: servono bottiglie d’acqua, sacchi a pelo per la notte, generatori di corrente. Nell’azienda non funziona più la rete wi-fi e gli impiegati amministrativi non riescono più ad accedere alla mail: «Ci hanno bloccato gli account — racconta Paolo, impiegato — Siamo diventati fantasmi nei nostri uffici. Nelle ultime ore mi hanno chiamato clienti come Maserati e Ferrari per capire cosa sta succedendo, neppure loro sapevano niente. Fino a ieri sera ero al telefono per discutere di investimenti da un milione di euro, adesso ci dicono che la fabbrica chiuderà per sempre».

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