Archive for the ‘Spettacoli -Eventi -TV’ Category

Sanremo 2023, i duetti della serata delle cover

giovedì, Gennaio 26th, 2023

Ed è arrivato il tanto atteso momento dei duetti. Quella di venerdì 10 febbraio sarà la serata delle cover, tradizionalmente la più attesa dopo quella iniziale e quella finale. Modernità e tradizione si mescolano in un mix decisamente esplosivo di ospiti, alcuni dei quali decisamente inattesi. A dare l’annuncio dei duetti sarebbe dovuto essere questa mattina, come ormai è consuetudine, il conduttore e direttore artistico del Festival di Sanremo, Amadeus, durante il programma “Viva Rai2!” dell’amico Fiorello. Ma l’annuncio non è arrivato in diretta. Il motivo? Lo stesso Fiorello ha protestato a inizio programma: “Mi hanno spoilerato tutti i nomi, pensavamo di averli in esclusiva”. E quindi il video dell’annuncio da parte di Amadeus e Gianni Morandi non è stato mandato in onda.

I superospiti

Duetti, ma non solo. Ad animare le serata saranno diversi superospiti: dal trio composto da Gianni Morandi, Massimo Ranieri e Al Bano sino ai Black Eyed Peas, passando per lareunion dei Pooh e i ritorni dei Maneskin e di Mahmood e Blanco. L’annuncio di Fiorello: “Arriverà una superospite internazionale e non sarà Lady Gaga. Ha origini italiane però“. Che possa essere davvero quella Carla Bruni di cui si vocifera negli ultimi giorni? Oppure, nome ben più suggestivo, Madonna che proprio da pochi giorni ha annunciato il suo Celebration Tour anche in Italia?

I palchi

Quest’anno i palchi del Festival di Sanremo sono tre: quello tradizionale al Teatro Ariston, la cui scenografia è stata svelata pochi giorni fa dallo stesso Amadeus proprio durante il programma “Viva Rai2!”, quello sulla nave Costa Smeralda sul quale si esibirà il mondo urban rap con Salmo, Fedez, Guè e Salmo e quello in piazza Colombo sul quale saliranno Piero Pelù, Francesco Renga con Nek, La Rappresentante di Lista, Achille Lauro e Annalisa.

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Baiardo rivela a ‘Non è l’Arena’: “Matteo Messina Denaro non ne ha per molto”

lunedì, Gennaio 23rd, 2023

“Matteo Messina Denaro non ne ha per molto”, lo ha detto Salvatore Baiardo, a Non è l’Arena su La7. “Penso non ne abbia per molto, altrimenti non succedeva quanto è successo, almeno questo presumo”. L’uomo che aveva gestito la latitanza dei fratelli Graviano, durante lo speciale della stessa trasmissione intitolato “Fantasmi di Mafia”, andato in onda nel mese di novembre 2022, aveva profetizzato la cattura del boss. In un altro passaggio dell’intervista, lo stesso Baiardo ha detto che la sua fonte sullo stato di malattia di Messina Denaro “arriva dall’ambito palermitano, e non dai Graviano”.

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Camera ardente Lollobrigida, l’arrivo del feretro in Campidoglio: c’è anche l’ex marito Javier Rigau

mercoledì, Gennaio 18th, 2023

di Luca Pellegrini

Nella sala della Protomoteca del Campidoglio è stata allestita la camera ardente di Gina Lollobrigida, scomparsa lo scorso 16 gennaio all’età di 95 anni. Ad accogliere il feretro il sindaco Roberto Gualtieri assieme ai familiari dell’attrice. Presenti anche l’ex marito Javier Rigau.

LA STAMPA

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La profezia del prestanome dei boss Graviano su Messina Denaro che ha anticipato l’arresto

martedì, Gennaio 17th, 2023

Salvatore Baiardo, l’uomo che gestì la latitanza dei fratelli Graviano, aveva rivelato a Massimo Giletti su La7 di una probabile trattativa sull’ergastolo ostativo che avrebbe potuto portare all’arresto di Matteo Messina Denaro, da lui descritto come “gravemente malato”. Arrestato il boss superlatitante Matteo Messina Denaro, considerato il capo di Cosa Nostra

LA STAMPA

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Rai, polemiche per il programma di Fiorello. Una lettera dei giornalisti del Tg1 per provare a ricucire con lo showman

giovedì, Ottobre 20th, 2022

Maria Corbi

Il giorno dopo che si capisce di aver fatto una c. ..ata è sempre il più difficile. In effetti lo è anche quando non lo si capisce, come l’Usigrai che ci tiene a rimanere un sindacato emulo della burocrazia sovietica, incapace di distinguere un regalo quando gli capita fra le mani. E in questo caso il direttore generale della Rai, Carlo Fuortes aveva preparato un bel pacchettino di addio, in attesa del benservito della nuova maggioranza.

Quale generosità più grande del convincere il signore degli ascolti a cimentarsi nelle prime ore del mattino con la rassegna stampa? Cinquanta minuti che avrebbero trainato con l’ironia una bella fetta della moscia mattinata targata Rai 1. Rallegrando i telespettatori in un momento della storia difficile per tutti.

Anche perché la mattina le notizie viaggiano sui tablet, sui podcast, alla radio. E a meno che non scoppi la guerra tra le due di notte e le sei di mattina i telegiornali sono copie conformi dei quotidiani della mattina. La differenza può farla un «graffio» di Fiorello come sui giornali una vignetta.

Il progetto è definito, nonostante Fuortes si sia affrettato a dire che non lo era per calmare le acque: Il nuovo show «Viva Asiago 10!» in onda sulla rete ammiraglia Rai, ma anche su Radio2 e RaiPlay, da lunedì 28 novembre. Prima tre settimane di rodaggio sulla piattaforma web con «Aspettando Viva Asiago 10!». Nel frattempo Fiorello, dicono, si offende per non essere stato accolto a braccia aperte. E anche il «ti vogliamo bene» dei giornalisti del Tg1 arrivato a riparazione dello sgarbo potrebbe non bastare. Anche perché meno di 24 ore prima proprio il cdr del Tg1 aveva definito l’arrivo di Fiore uno «sfregio dell’impegno quotidiano», Pirandello direbbe «tanta indignazione per niente». Flaiano aggiungerebbe «poche idee ma confuse». Una difesa del proprio orticello senza pensare che Fiorello lo renderebbe più fertile. Parla l’Usigrai, tacciono i giornalisti se non dietro comunicati collettivi. Tace anche la direttrice, Monica Maggioni che in questo momento di passaggio di consegne è attenta a non scivolare prima del previsto. Il suo pensiero trapela solo da comunicato del cdr di cui sopra dove si riferisce che anche la direttrice è preoccupata per questa riduzione degli spazi editoriali. Cinquanta minuti dati e tolti fanno scoppiare la guerra in una Rai in ambasce per i cambi di caselle dettati dalla nuova maggioranza ma non per la costruzione del futuro, quello che passa per la conquista delle nuove generazioni che guardano Fiorello, appunto, e non il Tg1 del mattino. Magari una collaborazione tra informazione istituzionale e satira avrebbe aperto ai giovani se non una porta, almeno una finestra, affacciata su viale Mazzini.

Invece è andata così. E nessuno si stupisce perché assistere alle vicende di Viale Mazzini è come accomodarsi davanti a una telenovela messicana dove sai quel che accadrà, anche se aspetti il colpo di scena. Tra i protagonisti di questa puntata il mitico Leonardo Metalli, membro del cdr che in una lettera a Fiore evoca Renzo Arbore capace di lavorare d’amore e d’accordo con il Tg2 ai tempi di Indietro tutta. E rimprovera i giornali che non hanno capito niente e come al solito hanno seminato confusione e zizzania. L’importante è non assumersi responsabilità, non fermarsi per ragionare, non cedere niente, né minuti, né privilegi. Tanto alla fine la strategia è vincente. Anche con Carlo Fuortes che invece di impuntarsi per la trasmissione di Fiorello ha iniziato a fare marcia indietro spiegando che si sta ancora cercando una giusta collocazione.

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Rai, guerra sul nuovo programma di Fiorello. Rivolta al Tg1: “Uno sfregio”

martedì, Ottobre 18th, 2022

L’ipotesi di un programma satirico di Rosario Fiorello nella mattina di Rai 1 fa infuriare i giornalisti del Tg1. Da tempo si parla di una striscia quotidiana in dello showman siciliano, un morning show dal titolo “Viva Asiago 10!” in onda sulla rete ammiraglia Rai ma anche su Radio2 e RaiPlay, in contemporanea su tv, radio e web. Oggi è arrivato il comunicato del Comitato di redazione del Tg1, la rappresentanza interna dei giornalisti, che “esprime tutto il suo sconcerto e la sua totale contrarietà nell’apprendere del possibile approdo di un programma satirico di intrattenimento, guidato da Fiorello, al posto di quasi un’ora di programmazione gestita dal Tg1, nello specifico Tg1 Mattina”.

Il Cdr chiede chiarimenti all’azienda e minaccia proteste di fronte ai rumors. “Sappiamo che l’Usigrai non è stata preventivamente consultata, come deve avvenire in caso di cambio di palinsesto. E per questo ha già notificato all’azienda la mancata informativa. All’azienda come Cdr del Tg1 chiediamo: il Consiglio di Amministrazione della Rai è stato informato di tale cambiamento? I suoi componenti hanno tutti condiviso questa scelta? Noi come Cdr della redazione del TG1 sottolineamo la battaglia fatta per ottenere quegli spazi e lo sforzo enorme compiuto da tutti noi sul mattino, impegnandoci su un lavoro di ripensamento e valorizzazione di quella fascia”.

Il nodo della discordia è il restringimento dello spazio informativo del mattino. “Ora abbiamo appreso che l’azienda sta pensando di ridurre lo spazio informativo del Tg1. Poniamo anche un’altra domanda: quali sono le motivazioni editoriali di tale scelta? Come si può pensare di interrompere il flusso informativo con un programma satirico, generando confusione nel pubblico a casa? Non si può ospitare questo nuovo programma nella fascia della rete successiva al Tg1 e al Tg1 mattina dopo le 9.00?

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Giovanni Floris: «Berlusconi, Salvini, la sinistra: così vedo la corsa al voto. Chi mi ha colpito? Collot, di Potere al Popolo»

martedì, Settembre 6th, 2022

di Aldo Cazzullo

Il conduttore riparte oggi con «diMartedì» e commenta la sfida elettorale. «L’imitazione che Crozza fa di me? La trovo eccezionale, ho il poster in ufficio»

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Giovanni Floris, lei ricomincia stasera. Quale campagna elettorale sarà?
«Centrodestra favorito. Ma mi colpisce che si siano invertite le parti che tradizionalmente recitavano destra e sinistra».

Cioè?
«La destra è sempre stata allegra e vincente, ha sempre comunicato positività. Quest’anno invece è piuttosto cupa, e, per la prima volta, evidentemente divisa, nonostante formalmente si presenti unita».

Berlusconi come lo vede?
«Certo più anziano, ma non è quello il punto. Pare un oggetto spaesato in un mondo non più suo».

Salvini?
«Sembra un quadro di Maccari. Viene da anni di pesanti sconfitte e ha un’immagine sfocata, di chi soffre a ricoprire un ruolo non di primo piano».

La Meloni?
«È la protagonista di queste elezioni, ma è spesso sulla difensiva, usa toni eccessivi. Ha un modo di porsi che non rende merito al percorso che ha compiuto. Ha ammorbidito e ampliato i contenuti del suo messaggio, ma fa fatica a cambiare l’atteggiamento, la postura. Quando parla nei comizi lascia interdetti».

Perché?
«Perché toni e atteggiamenti del genere te li aspetti da chi rappresenta il 4% della popolazione, non da una futura premier».

La Fiamma tricolore è un problema?
«Lo è, ma evidentemente non viene percepito come tale da almeno il 20% degli italiani. Chi non lo reputa rilevante, chi non conosce la storia e il significato di questo simbolo, chi non ci pensa. E chi ne è addirittura orgoglioso. Sarebbe invece giusto e coraggioso cancellarla».

Però la destra, a differenza della sinistra, ha formato una coalizione.
«Più pragmatici di certo. Vanno uniti alle elezioni, ma sembrano pronti a dividersi un minuto dopo il voto».

Da cosa lo deduce?
«Dalle interviste, dal modo di parlare, dai loro precedenti: penso alle amministrative, al governo Draghi, al pasticcio per l’elezione del presidente della Repubblica. È facile immaginare che la Meloni debba temere più i suoi alleati che non i suoi avversari. Salvini e Berlusconi hanno avuto molto potere, lo devono cedere a lei: una leadership tra l’altro femminile, una novità che li rende ancora meno moderni, e necessariamente li marginalizza. Non credo verrà evitata la solita performance del dopo voto: eccezioni, richieste, veti».

Anche in passato la destra si era divisa.
«Non così. Si erano sempre divisi davanti ai problemi di governo, ma Berlusconi Fini e Casini, e la scorsa volta gli stessi Berlusconi, Salvini e Meloni erano sempre sembrati una squadra coesa, quasi di amici. Adesso i programmi sono inesistenti. Un tempo dicevano “meno tasse”; adesso non ci credono neanche loro. La Meloni fa la figura migliore perché è più cauta, e chiede agli altri di non essere avventati nel fare promesse. Sembrano saperlo pure loro: sia che vinca la Meloni, sia che vinca Letta, sia che vincano Calenda o Conte o la Collot, la crisi economica e il contesto europeo porteranno il prossimo presidente del consiglio a fare quello che avrebbe fatto Draghi, né più né meno».

Ci spiega la sua fascinazione per la Collot?
«Cerco sempre di valutare le persone oltre al personaggio. È una donna che crede nella politica, e che quando ha un turno di lavoro rinuncia a venire in trasmissione. Mi ha colpito. Non è certo usuale».

Comunque sappiamo tutti che vincerà la destra.
«Sembrano destinati a vincere di default, un po’ come accadde a Bersani, e dare per scontate le cose può essere un errore alle elezioni. Ma è pur vero che i sondaggi parlano chiaro».

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Milano, Roberto Bolle danza in piazza Duomo con 1.600 ballerini

lunedì, Settembre 5th, 2022

di Alessia Peraldo Eusebias

Roberto Bolle ha dato lezione di danza a 1.607 ballerini”in piazza Duomo a Milano. Danzatori di tutte le età hanno seguito i passi di Bolle, accompagnato dalla prima ballerina Nicoletta Manni. “Sembravamo un cuore pulsante nel centro della città, tutti uniti dalla stessa passione. Per me è stato incredibile”, ha detto Bolle

TGCOM

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Il doppiopesismo su Venezia e sulla fiction su Dalla Chiesa

venerdì, Settembre 2nd, 2022

Luigi Mascheroni

Venezia. Il fascismo è un orrore. Ma anche un’ossessione. La riprova è quanto sta accadendo alla mostra del cinema di Venezia, dove il giorno dell’inaugurazione, in una sezione collaterale del festival, è passato, inizialmente sottotraccia, poi facendo esplodere un caso politico, il documentario «Marcia su Roma» del regista irlandese Mark Cousins. Il quale portando sullo schermo gli inganni del fascismo di ieri non ha perso l’occasione di aggiungerci in coda quelli a suo giudizio – di oggi, trascinando nel documentario fotogrammi dei leader delle destre europee e americane, fra i quali Giorgia Meloni. Operazione già pretestuosa in tempi normali (peraltro il documentario fino a quando parla del Ventennio è dal punto di vista storico e artistico interessante), ma propagandistica in tempi di campagna elettorale. E infatti Fratelli d’Italia ha criticato duramente la scelta di presentare a Venezia Marcia su Roma, che poi uscirà nelle sale italiane il giovedì prima delle elezioni. È vero: il documentario era già chiuso prima che si sapesse che avremmo votato a settembre; ma poi però nessuno alla Biennale si è posto il problema se fosse opportuno ospitarlo in periodo di par condicio.
Ha sintetizzato tutto Rita dalla Chiesa, ieri: «Io mi ero rassegnata al blocco della fiction su mio padre perché c’è una legge, ma poi vedere che a Venezia permettono la presentazione di un documentario come Marcia su Roma lo trovo poco equo». Un paradosso e insieme il solito gioco dei due pesi e delle due misure.

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Circo Maneskin, Damiano, Victoria, Ethan e Thomas: “Qui è iniziato tutto”

domenica, Luglio 10th, 2022

Luca Dondoni

«Su le mani Roma!». Il grido di Damiano David, vestito con un completo nero trapuntato di strass e un mantello di pizzo lungo sino ai piedi, è subito replicato da Victoria, Thomas ed Ethan e si alza sulla spianata del Circo Massimo appena i Måneskin arrivano sull’enorme palco che li accoglie e si accende di fiamme (vere) alte cinque metri. L’evento era così atteso che, per soddisfare tutti i 70mila presenti, di palchi ce ne sono voluti due, dove il secondo sta alla fine della passerella. In tribuna-autorità si sono visti tanti esponenti della Roma che conta, ma a far scattare le fotocamere di mille telefonini è bastata Angelina Jolie che proprio nella capitale sta girando il nuovo film Without Blood ed è arrivata accompagnata dalla figlia Shiloh; oltre a lei Gabriele Muccino, AnnaMaria Foglietta, Anna Ferzetti e tanti altri.

La rock band capitanata da Damiano ha preparato uno show energico di due ore, che ha ripercorso le tappe fondamentale del loro cammino: dai primi brani che li hanno fatti conoscere al pubblico, come Chosen e Torna a casa, agli ultimi grandi successi che hanno aperto loro le porte del mondo, con Zitti e Buoni, che apre il concerto romano, Coraline e Mammamia, fino al nuovo singolo Supermodel. In aggiunta un brano nuovo dedicato alla loro città, Trastevere, più le cinque cover che la band ama fare sui palchi in giro per il mondo e ancor più nella seratona casalinga. Parliamo di Beggin’ dei Four Seasons alla quale devono il successo internazionale, Womanizer di Britney Spears, una storica My Generation degli Who, I wanna be your Dog degli Stooges e per finire un pezzo dei CCCP che Damiano ha sempre detto di adorare intitolato Amandoti.

Dieci milioni di Euro, moneta più, moneta meno. Questa mattina è questo il bilancio di «Maneskin @ Circo Massimo» che ha visto i quattro rocker romani esibirsi nel catino più antico e allo stesso tempo più amato dagli appassionati della musica live della capitale all’interno del Festival Rock in Roma ’22. Questa somma da versare nelle casse della Måneskin Empire società gestita da Alessandro De Angelis (papà di Victoria) ed è stata generata dalla vendita di biglietti, merchandising e indotto legato al concerto gonfiando ancor di più (ed è giusto che sia così) il conto corrente di chi ha cominciato raccogliendo i pochi spiccioli che i turisti gettavano nel fodero della chitarra di Thomas dopo le prime esibizioni a Via Condotti.

«Non vediamo l’ora di tornare a casa nostra, là dove è cominciato tutto. Il Circo Massimo! E chi se lo aspettava, chi lo avrebbe sognato solo due anni fa? Springsteen, Vasco e potremmo andare avanti. Suoniamo nel tempio della musica romana e d’Italia e questo è il massimo». Damiano, Victoria, Ethan e Thomas avevano detto queste poche parole qualche mese fa dopo che si era sparsa la notizia che nel luglio del 2022 avrebbero tenuto qui il concerto della consacrazione. Peccato che ad applaudire il gruppo non ci sarà Giorgia Soleri, ormai famosa fidanzata/attivista/blogger/influencer del cantante Damiano David. Positiva al Covid del quale tanto si è parlato in questi giorni proprio perché, secondo i virologi della Società Malattie Infettive e tropicali e altre associazioni, «un assembramento come quello da settantamila persone al Circo Massimo potrebbe essere veicolo di chissà quante infezioni». La Soleri pochi giorni fa aveva fatto sapere su Instagram di avere il virus.

Nessun comunicato da parte dell’organizzazione che non si occupa o può occuparsi della vita primaria dei rockers ma, che Damiano sia negativo, è abbastanza ovvio. «Sennò non saremmo qui – dice un fan incontrato in stazione – e le polemiche di qualche medico con voglia di visibilità sono alle spalle». In effetti qualche giorno si era temuto che l’alzata di scudi di non pochi virologi e l’alert annunciato urbi et orbi sulla pericolosità della variante indiana avrebbero potuto far desistere qualche assessore dal concedere l’ok al concerto. Tutto rientrato, troppo tardi per fermare l’onda dei settantamila che ieri sera non vedevano l’ora di cantare in coro di non voler stare «Zitti e buoni». Il Campidoglio consigliava di indossare le mascherine ma in verità se ne sono viste poche.

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