Archive for the ‘Spettacoli -Eventi -TV’ Category

Un Primo Maggio da ricordare: la pandemia non arresta la musica, l’arte e l’impegno: “L’Italia si cura con il lavoro”

domenica, Maggio 2nd, 2021

di Ernesto Assante

Un successo. Al di là dei numeri dei telespettatori, che scopriremo solo domani, il Concertone del Primo Maggio 2021, il primo grande appuntamento live italiano da quando oltre un anno fa sono scattati i limiti agli assembramenti e il conseguente blocco di tutti i concerti, è stato un successo. Tanta musica, molto varia, tanti momenti di riflessione sotto lo slogan, perfetto, “l’Italia si cura con il lavoro” e qualche colpo di scena, atteso e non, hanno reso la lunga maratona tutt’altro che noiosa.

Politica, musica e vita in una lunga sequenza di set, brevi come sempre, per dare spazio a più artisti possibili, in un miscuglio di concerto dal vivo (la gran parte delle esibizioni) e di set registrati (pochi in verità ma ben calibrati), per accendere di nuovo la luce sui concerti dal vivo, sull’assenza di musica da oltre un anno nei teatri, nelle piazze, nei club.

Una bella fotografia della musica italiana di oggi, di tutta la musica italiana di oggi, da quella più pop a quella più rock, dall’hip hop alla trap, una fotografia vitale, colorata di una scena in movimento e che per la prima volta, tra Sanremo e il Primo Maggio, ha dimostrato di non avere più barriere e steccati, che le etichette che abbiamo usato fino ad oggi per raccontarla e interpretarla non hanno molto senso, che non c’è più “indie” e “mainstream”, e che la gente, il pubblico, può apprezzare l’uno e l’altra senza farsi grandi problemi e che alcuni artisti, come Colapesce e Dimartino tanto per fare un esempio, giocare in entrambi i campi senza nessuna difficoltà. Così come la bandiera dell’impegno può essere sventolata anche dalla giovanissima Chadia Rodriguez in topless sul palco, come da Fedez che legge un durissimo testo contro alcuni rappresentanti della Lega e a favore del Ddl Zan.

Anzi, Fedez ha interpretato nel modo migliore la sua prima performance al Primo Maggio, lo ha fatto sia proponendo un ottimo set dal vivo, che piaccia o no la sua musica, ma soprattutto ha usato il palco (e la televisione) per parlare. E ha parlato chiaro, facendo nomi e cognomi dei rappresentanti leghisti che hanno detto delle spropositate castronerie, di stampo omofobo e razzista. “Fedez stia zitto e canti”, già sentiamo il mantra ripetuto in ogni dove da quelli che non avranno gradito l’intervento. Ma chi canta non può stare zitto.

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Concerto Primo Maggio, Fedez: “Per la prima volta sottoposto ad approvazione politica” | Poi va all’attacco della Lega sul ddl Zan

domenica, Maggio 2nd, 2021

Fedez sale sul palco del concerto del Primo Maggio e ribadisce quello che aveva annunciato via social prima della sua esibizione: “E’ la prima volta che mi è successo di dover inviare il testo di un mio intervento perché venisse sottoposto ad approvazione politica”. Affermazione che la Rai smentisce. Il rapper comunque non si lascia intimidire e fa i nomi e cognomi dei rappresentanti della Lega che avversano il ddl Zan. Poi l’appello al premier per il mondo dello spettacolo.

L’intervento di Fedez – “In prima battuta l’approvazione non c’è stata – spiega il rapper dal palco – O meglio, dai vertici di Rai3 mi hanno chiesto di omettere dei nomi, dei partiti e di edulcorarne il contenuto. Ho dovuto lottare un pochino, un po’ tanto, ma alla fine mi è stato dato il permesso di esprimermi liberamente. Grazie. Mi assumo tutte le responsabilità di ciò che dico e faccio, sappiate però che il contenuto di questo intervento è stato definito dalla vice direttrice di Rai3 come ‘inopportuno'”.

Fedez a Draghi: “Intervenga per il mondo dello spettacolo come fatto con la Superlega” – “Buon primo maggio a tutti i lavoratori, anche a chi il lavoro ce l’ha ma non ha potuto esercitarlo per oltre un anno – ha aggiunto -. Per i lavoratori dello spettacolo questa non è più una festa. Caro Mario, capisco che il calcio è il vero fondamento di questo Paese, però non dimentichiamoci che il numero dei lavoratori del calcio e quello dello spettacolo si equivalgono. Quindi, non dico qualche soldo, ma almeno qualche parola, un progetto di riforma in difesa di un settore che è stato decimato da questa emergenza e che è regolato da normative stabilite negli anni 40 e mai modificate fino ad oggi. Quindi, caro Mario, come si è esposto nel merito della Superlega con grande tempestività, sarebbe altrettanto gradito il suo intervento nel mondo dello spettacolo”.

L’attacco a Lega e Ostellari sul ddl Zan – “A proposito di Superlega, due parole per l’uomo del momento, il ‘sonnecchiante’ Ostellari (Andrea, presidente della commissione Giustizia del Senato, ndr). Ha deciso che un disegno di legge di iniziativa parlamentare, quindi massima espressione del popolo, che è stato già approvato alla Camera come il ddl Zan, può essere tranquillamente bloccato dalla voglia di protagonismo di un singolo, cioè se stesso”, dice Fedez.

“D’altronde, Ostellari fa parte di uno schieramento politico che negli anni si è distinto per la sua grande lotta alle diseguaglianze”, aggiunge ironicamente Fedez, elencando alcun delle frasi che esponenti del Carroccio hanno pubblicamente espresso in questi anni sul tema dell’omotransfobia, in alcuni casi anche chiedendo scusa. L’artista ricorda frasi come “se avessi un figlio gay lo brucerei nel forno”, “gay vittime di aberrazioni della natura”, “i gay sono una sciagura per la riproduzione” o “il matrimonio gay porta l’estinzione della razza”.

“Qualcuno, come Ostellari, ha detto che ci sono altre priorità in questo momento di pandemia, rispetto al ddl Zan. Allora guardiamole: il Senato non ha avuto tempo perché doveva discutere dell’etichettatura del vino, della riorganizzazione del Coni, di indennità di bilinguismo ai poliziotti di Bolzano e, per non farsi mancare nulla, il reintegro del vitalizio di Formigoni”, continua ancora Fedez. “Quindi, secondo Ostellari, probabilmente il diritto al vitalizio di Formigoni è più importante della tutela dei diritti di tutti e di persone che vengono quotidianamente discriminate fino alla violenza”, prosegue.

Fedez, poi, prende di mira anche i ProVita: “A proposito di diritto alla vita, quella del presidente dell’Associazione ProVita, l’ultra cattolico e antiabortista, Jacopo Coghe, amicone del leghista Pillon, in questi mesi è stata la prima voce a sollevarsi contro ddl Zan. L’antiabortista, però, non si è accorto che il Vaticano ha investito più di 20 milioni di euro in un’azienda farmaceutica che produce la pillola del giorno dopo – dice dal palco Fedez -. Quindi, cari antiabortisti, caro Pillon, avete perso troppo tempo a cercare il nemico fuori e non vi siete accorti che il nemico ce l’avevate in casa. Che brutta storia”, conclude.

Rai: “Mai chiesto testi, mai censura” – Alle accuse di Fedez, viale Mazzini ha risposto con una nota in cui smentisce tutte le dichiarazioni del rapper. “Rai3 e la Rai sono da sempre aperte al dibattito e al confronto di opinioni, nel rispetto di ogni posizione politica e culturale. E’ fortemente scorretto e privo di fondamento sostenere che la Rai abbia chiesto preventivamente i testi degli artisti intervenuti al tradizionale concertone del Primo Maggio, per il semplice motivo che è falso”, scrive l’azienda.

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Primo maggio, festa del lavoro che non c’è. In un anno perso un milione di occupati: gli inattivi sono oltre 14 milioni

sabato, Maggio 1st, 2021

Giuliano Balestreri

Un milione di posti di lavoro persi in un anno; 208mila nuovi assunti in meno a gennaio 2021 rispetto allo stesso periodo del 2020 e un segno meno che si ripete senza dall’aprile 2020 davanti al dato della variazione tendenziale dei rapporti di lavoro. Un numero che conferma quanto lunga sia ancora la strada verso la ripresa.

E che fa sembrare lontana anni luce l’infelice promessa dell’ex ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri: «Nessuno perderà il proprio lavoro a causa del coronavirus». I fatti, purtroppo, dimostrano che non è andata così. Gli italiani con un lavoro sono 22,1 milioni, ai minimi dal 2015, così come gli assunti a tempo indeterminato: appena 14,7 milioni, il numero più basso degli ultimi sei anni.

Abbastanza perché il primo maggio, nel giorno della festa dei lavoratori, si ricordi chi un impiego non lo ha più. In un contesto che rischia di peggiorare ulteriormente con la fine del blocco dei licenziamenti e della cassa integrazione Covid. Anche perché non si può non rilevare il numero degli inattivi, ovvero quanti non lavorano e neppure cercano un impiego: il tasso è stabile al 37%, ma nell’arco dei dodici mesi a fronte di 21mila persone in più in cerca di occupazione, ci sono 717mila inattivi in più. E in totale, oggi, gli «scoraggiati» sono poco più di 14milioni.

Anche perché nell’ultimo anno molte imprese hanno dato il peggio di loro stesse. A cominciare da quelle del settore terziario, attive nelle cosiddette «professioni intellettuali» che sfruttando le maglie larghe della cassa Covid hanno sovrapposto cassa integrazione e smart working puntando sul fatto che lo Stato non avesse gli strumenti per controllare e che i lavoratori non avessero la possibilità di difendersi. Qualcuno ha scoperto di essere stato messo in cassa integrazione retroattivamente, qualcun altro, invece, è stato più fortunato e a fronte di una cassa integrazione che arriva al 50% dell’orario si vede integrare interamente lo stipendio da parte dell’azienda.

«E’ una libera scelta dell’imprenditore che in questo modo fidelizza il dipendente» spiegò Massimo Braghin, consigliere nazionale dell’ordine dei Consulenti del lavoro ed esperto di smart working secondo cui «il lavoro agile e la cassa integrazione sono di fatto incompatibili. Lo smart working disciplinato dalle legge 81 del 2017 è molto diverso da quello che abbiamo vissuto nei giorni del Covid».

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Rai, al via la nuova tv di Stato: due donne al comando. Oggi le candidature al cda

venerdì, Aprile 30th, 2021

di Mario Ajello

Chi conosce bene Tinny Andreatta assicura: «In Rai tornerebbe di corsa». Anche a costo di guadagnare meno di quanto prende ora a Netflix. E tra Palazzo Chigi e Mef, dove si cominciano a disegnare i nuovi vertici della tivvù pubblica, la carta Tinny è la prima del mazzo per quanto riguarda la carica di amministratore delegato. Che sarà, secondo la strategia del governo, o un interno Rai o comunque qualcuno che già conosca la Rai. Non si vuole incappare nell’errore fatto con Antonio Campo Dall’Orto e con Fabrizio Salini, due marziani che a Viale Mazzini non sono riusciti mai davvero ad atterrare. La Andreatta dalla Rai proviene, e il suo ritorno farebbe felice Enrico Letta. Ma anche Carlo Nardello, che Luigi Gubitosi si è portato in Tim, ha un passato alla direzione di RaiCom ed è anche per questo che la società di cacciatori di teste Egon Zehndr, a cui ci si è rivolti per la selezione, ha fatto tra gli altri il suo nome. Come scelta interna, il nome più gettonato è quello di Paolo Del Brocco, manager di comprovata esperienza attualmente alla guida di RaiCinema e stimato a largo raggio.

LE SCADENZE
Quel che è certo è che oggi scade il termine per la presentazione delle candidature in Cda. Poi il governo a fine giugno indicherà i suoi due rappresentanti che andranno a fare l’ad e il presidente. Si potrebbe profilare per la prima una coppia di donne al vertice della Rai: con Andreatta capo azienda, particolarmente gradita a Draghi e al mondo Pd, e Paola Severini Melograni presidente di garanzia, sostenuto politicamente in maniera trasversale e con molte aderenze nel mondo cattolico e laico del terzo settore. Per questo ruolo salgono anche le quotazioni dell’economista Alberto Quadrio Curzio, considerato nelle grazie di Draghi. Ai partiti spetta l’indicazione politica dei componenti del Cda. Il Pd è pronto a rinunciare a Rita Borioni, per un’altra donna: Silvia Costa, data in quota Franceschini. M5S nel caos anche sulla Rai e comunque stanno cercando un professore universitario, o preferibilmente una professoressa. Una delle prime scelte di Conte neo-leader sarà proprio per il Settimo Piano. Riccardo Laganà si è ricandidato come rappresentante dei dipendenti. Intoccabile Giampaolo Rossi, vero conoscitore dell’azienda a detta anche degli avversari, vicino a Fratelli d’Italia e quindi sarebbe l’unico rappresentate dell’opposizione dentro l’azienda. La Lega si agita assai (esempio non vuole cedere la guida della Tgr dove ha direttore e condirettore, e vedrebbe bene come ad un’altra donna: Elisabetta Ripa di Open Fiber) punterà di nuovo sul consigliere uscente Igor De Biasio.

In ogni caso i giochi sono solo all’inizio. Ma la consapevolezza di tutti, o almeno di quelli che amano l’azienda o di chi come il governo la vuole risanare, è che la Rai è all’ultima spiaggia: se si sbaglia la scelta dei vertici questa volta, in presenza di numeri di bilancio non buoni per calo della pubblicità e per l’infruttuosità degli oneri derivanti dal contratto di servizio che manderebbero in rosso qualsiasi azienda normale, il declino già abbondantemente cominciato diventerebbe irreversibile, considerando il rafforzamento della concorrenza. Per rafforzare il pacchetto di guida in Rai, sono due i nomi che si fanno come direttore generale: l’attuale Alberto Matassino ma con deleghe rafforzate o Marcello Ciannamea, ben visto anche nel centrodestra che avrebbe la delega sul prodotto editoriale.

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Primo maggio, concertone all’Auditorium, la scaletta: ospiti anche Venditti e Noel Gallagher

mercoledì, Aprile 28th, 2021

di Mattia Marzi

Ma è il Festival di Sanremo ad essere diventato un grande Concerto del Primo Maggio o il Concerto del Primo Maggio ad essere diventato un piccolo Sanremo? La domanda scatta d’istinto scorrendo l’elenco dei cantanti che sabato parteciperanno all’edizione 2021 dell’evento, costretto per il secondo anno consecutivo dalle norme anti-Covid a rinunciare alla sua location, Piazza San Giovanni, riadattandosi a programma tv trasmesso dalla Cavea del Parco della Musica su Rai3 – e in contemporanea su Radio2 e su RaiPlay – dalle 16.30 alle 19 e poi dalle 20 alle 24 (non si esclude pubblico limitato a inviti – e distanziato – tra sindacati, giornalisti, fotografi, sponsor e accompagnatori degli artisti: chiunque, per accedere, dovrà sottoporsi a test antigenico).

IL CAST
Da Fedez e Francesca Michielin a Colapesce e Dimartino, passando per Bugo, Coma Cose, Ermal Meta, Extraliscio, Fasma, Willie Peyote, Francesco Renga, Gaia, Ghemon, Gio Evan, La Rappresentante di Lista, Madame, Max Gazzè, Noemi e le nuove proposte Folcast e Wrongonyou: sono addirittura 19 i sanremesi presenti nel cast del Concertone. L’organizzatore Massimo Bonelli ne è sicuro: «È il Festival ad aver pescato a piene mani dal Concertone. Io ho seguito il lavoro di rinnovamento editoriale delle ultime edizioni per riportare sul palco la musica attuale piuttosto che fare un revival degli Anni 90. Ma al di là di questo, l’obiettivo era quello di realizzare un galà della musica italiana, in cui ci stringiamo a parlare e raccontare una storia di tutti noi», dice.
Non poteva allora mancare all’appello un big che della canzone italiana ha scritto pagine importanti: ad aprire il blocco serale dell’evento sarà Antonello Venditti, con un collegamento che – secondo le indiscrezioni – lo vedrà esibirsi in una piazza San Giovanni deserta. L’anno scorso il 72enne cantautore romano era stato un po’ critico nei confronti della manifestazione: «Vorrei che il Primo Maggio si tramutasse in una giornata del silenzio della musica a favore di tutti quelli che ci lavorano senza essere minimamente calcolati né sentiti. Chiedo a tutti i miei colleghi una giornata lontana dai social e dalla tv».

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Oscar 2021, Chloé Zhao doppietta storica con «Nomadland». Delusione per Laura Pausini, niente statuetta

lunedì, Aprile 26th, 2021

di Stefania Ulivi

Oscar 2021,  Chloé Zhao doppietta storica con «Nomadland». Delusione per Laura Pausini, niente statuetta

Era il nome da battere ma la sua vittoria è storica. Doppietta miglior film e migliore regia a Nomadland e tris con la statuetta a Frances McDormand (il suo terzo). Chloé Zhao è la miglior regista degli Oscar numero 93. Già premiata anche con il Directors Guild Award, la doppietta ai Golden Globes, dal Leone d’oro a Venezia in settembre ha vinto tutto. È la seconda donna a ottenere questo riconoscimento dopo Kathryn Bigelow con The Hurt Locker nel 2009 nella storia degli Academy Awards. Tra i record del film vincitore, tratto dal libro di Jessica Bruder, di cui McDormand ha comprato i diritti, è uno di quelli con uno dei budget più bassi di sempre. Ora Zhao è alle prese con Eternals, per Marvel, 40 volte più costoso. «È stato un viaggio folle che si fa una volta nella vita. Ultimamente ho pensato parecchio a come tirare avanti quando le cose si fanno dure. Crescendo in Cina facevo un gioco con mio papà: imparavo a memoria delle poesie e poi le recitavamo insieme, cercando di finire le frasi l’uno dell’altra. Una frase dice che le persone alla nascita sono intrinsecamente buone. Continuo a crederci anche adesso. Anche se a volte sembra vero il contrario, ho sempre trovato la bontà nelle persone. Questo premio va a tutti quelli che hanno il coraggio di tenere fede alla bontà che c’è in se stessi e negli altri, indipendentemente da quanto possa essere difficile», il suo discorso.

Non arriva la doppietta dopo i Golden Globes per Laura Pausini: miglior canzone è Fight for You cantata da H.E.R. (Judas and the Black Messiah). E Pinocchio di Matteo Garrone non conquista le statuette per i costumi e trucco e parrucco, battuto da Ma Rainey’s Black Bottom. Prima premiata della serata dei 93esimi Oscars è stata Emerald Fennel, miglior sceneggiatura originale per Una donna promettente, quindi Florian Zeller e Christopher Hampton, per quella non originale per The Father per cui Anthony Hopkins vince come miglior attore (bis dopo Il silenzio degli innocenti) con un’interpretazione formidabile. È 83 anni è il più anziano premiato in ogni categoria nella storia degli Oscars. Daniel Kaluuya vince come non protagonista per il suo ruolo di Fred Hampton, leader delle Pantere nere, in Judas and the Black Messiah, dato per favorito alla vigilia («Questo film dimostra il potere dell’unità. C’è tanto lavoro da fare»). Miglior attrice non protagonista è Yuh-Jung Youn, la nonna di Minari, considerata la Meryl Streep coreana, già premiata ai Bafta, di certo la più divertita di tutti, in duetto con Brad Pitt che l’ha premiata. Il miglior film internazionale è Un altro giro del regista danese Thomas Vinterberg con Mads Mikkelsen, già trionfatore agli Efa. Lo dedica, commosso, alla figlia Ida, scomparsa durante la lavorazione del film, è il momento più toccante della serata: «Volevo fare un film che celebrasse la vita e dopo quattro giorni è successo l’incredibile, un incidente se l’è portata via. Qualcuno che guidava guardando il cellulare. Abbiamo fatto questo film per te. Sei parte di questo miracolo». Come previsto miglior film d’animazione è Soul di Pete Docter, il suo terzo (meritatissimo dopo Up e Inside Out. Premiato anche per la colonna sonora a Jon Batiste, Trent Reznor e Atticus Ross.

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È morta Milva, la “Rossa” della canzone d’autore

sabato, Aprile 24th, 2021

di Anna Bandettini

Nel 2010 sulla sua pagina Facebook aveva scritto una lettera bella e commovente. “Dopo cinquantadue anni di ininterrotta attività, migliaia di concerti e spettacoli teatrali sui palcoscenici di una buona metà del pianeta, dopo un centinaio di album incisi in almeno sette lingue diverse, ho deciso di mettere un punto fermo alla mia carriera (…) che credo grande e unica, non solo come cantante ma come attrice ed esecutrice musicale e teatrale (….). Ho deciso di abbandonare definitivamente le scene e fare un passo indietro”. A undici anni da quel saluto, Milva ha dato addio alla vita. La “Rossa”, come la sua famosa fulgida chioma di capelli ramati, è morta a 82 anni: da un po’ aveva perso la coscienza del tempo e della memoria, viveva nella casa di via Serbelloni, pieno centro di Milano, con la fida segretaria Edith e l’affetto incondizionato della figlia, Martina Corgnati, critica d’arte.

Con Mina e Ornella Vanoni, è stata protagonista della musica italiana dagli anni Sessanta, ma, più irrequieta e volitiva delle colleghe, Milva ha saputo cambiare e trasformarsi, usando curiosità, bravura, versatilità per costruire una carriera unica, lunga oltre mezzo secolo, 173 album e lanciata in più direzioni, talvolta anche opposte: cantante ma anche attrice, pop a Sanremo, dove fu in gara per quindici volte – senza mai vincere (e le scaramucce non sono mancate)-; engagé come interprete dei canti della Resistenza, di Bella ciao, delle Canzoni del tabarin e dei Canti della libertà; protagonista alla Deutsche Oper di Berlino con I sette peccati capitali di Brecht e Weill e conduttrice di Al Paradise il varietà del sabato sera, fino a diventare la sofisticata interprete prediletta di autori, registi e compositori come Giorgio Strehler e Astor Piazzolla, Franco Battiato e Vangelis, Luciano Berio ed Ennio Morricone.

Maria Ilva Biolcati era nata a Goro (e la “pantera di Goro” è stato a lungo il su nomignolo), il 17 luglio del 1939. “A 7 anni insistevano con mia madre di farmi cantare, lei minimizzava”, ricorderà

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Pietro Castellitto: la serie su Totti, la passione per Nietzsche. E mi piace andare oltre i conformismi

domenica, Aprile 11th, 2021

di Valerio Cappelli

Pietro Castellitto: la serie su Totti, la passione per Nietzsche. E mi piace andare oltre i conformismi

Pietro Castellitto, 30 anni a dicembre, figlio d’arte (suo padre è Sergio Castellitto, sua madre Margaret Mazzantini) è un antiborghese cresciuto in un ambiente privilegiato, spiazzante e analitico, libero nei suoi pensieri. Il suo obiettivo è: avere talento dunque poter essere ascoltato e andare controvento. E’ il personaggio del momento.

Ha due candidature ai David di Donatello per I predatori: migliore regista esordiente e sceneggiatura originale. E ha appena concluso su Sky la serie su Totti (in media ascolti record di 1 milione 100 mila spettatori, ora on demand e in streaming su Now): «Francesco mi ha detto, le pause sono quelle mie».

Quali sono i commenti di romanisti e laziali che l’hanno colpita di più?

«I romanisti hanno ritrovato l’essenza del capitano, per me è anche un modo di stare tranquillo quando cammino per Roma (sorride). I laziali mi hanno detto che per prepararmi al meglio ho dovuto ripetere tre volte la terza media. Alla fine è un uomo che malgrado soldi e successo ha tenuto intatta la sua personalità. Non c’era nulla di scontato, Totti non è Maradona…La camorra, la vita spericolata»

Cosa risponde a chi, cercando il sosia di Totti, ha commentato che lei è troppo diverso fisicamente…

«Allora potevano dare la parte a lui, allo stesso Totti. Avevamo pensato al trucco prostetico ma non aveva senso in un contesto dove nessuno lo aveva. E poi avrei avuto sei ore di trucco, diventava un altro lavoro».

I David?

«I premi arrivano quando hai fatto le cose da tanto tempo. Ero più euforico e avevo i piedi meno per terra quando ho finito di girare o quando ho saputo che l’avrei girato; lì hai il mistero di quello che accadrà, ora ho la consapevolezza che devo farmi venire un’idea per continuare».

Lei è più attore o autore?

«Più autore. Recitare è una vacanza, arrivi a progetto già costruito, mi piace quando il personaggio ha un suo passato, anche se non c’è nel film, perché comprendi altre cose. Per fare l’attore devi saper dire le bugie e fare gli scherzi».

Cosa vuol dire?

«Se non scherzi più, il tuo percorso è stato sacrificato alle consuetudini e al perbenismo dominante. Negli Anni ‘20 Al Capone faceva soldi gestendo alcol e droga, oggi li fai perpetuando il bene. Penso ai milioni incassati dagli studi legali attraverso il monumento all’ipocrisia del Me Too, battaglia sacrosanta, ma se Kevin Spacey mi mette la mano sulla coscia gliela sposto, non gli rovino la vita chiedendo pure soldi; io vedo la volontà di potenza che sfrutta questa crociata morale per ingrassarsi, sto parlando come amante di Nietzsche, che studiai a Filosofia. Ho anche compiuto un viaggio in Germania sulle sue tracce, ho dormito nella casa museo dove ha ideato Zarathustra…».

L’annosa questione dell’«essere figlio di»?

«E’ un problema che hanno sempre avuto gli altri, poi l’hanno fatto venire a me, un senso di oppressione per cui non sono visto come Pietro qualunque cosa faccia. Questo mi ha spinto a bruciare le tappe, ad avere una voce mia, che dipende anche dalla genetica, dall’educazione, dai genitori e da una percentuale di imprevedibilità».

Chi è più presente dei suoi genitori?

«C’è un buon equilibrio, non facciamo calcoli, ci diciamo tutto soprattutto quando litighiamo. Non parliamo in modo preponderante di cinema e libri. Mi sono sentito amato, mai privilegiato, mi hanno sempre detto che le cose dovevo conquistarmele, che avrei avuto molti detrattori. Nessun attore vuole che il proprio figlio lo segua perché è tutto aleatorio. Una parte della libertà l’ho portata anch’io in casa, mi riferisco a una intolleranza alla prepotenza intellettuale. Ho detto cose di sinistra in ambienti di destra e viceversa, anche se è più difficile dire cose di destra in ambienti di sinistra».

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“Breve manuale di libero pensiero” – Il racconto di Stefano Massini

venerdì, Marzo 19th, 2021

Stefano Massini prende spunto da alcuni bizzarri commenti sui social (“Massini è diventato salviniano”…) per riannodare le fila del nostro modo di elaborare un pensiero: ormai ci accodiamo a idee e posizioni altrui, ogni opinione viene accettata o rifiutata non per senso critico ma perché “pro” o “contro” qualcuno. Da Max Weber a Orwell e Hermann Hesse, un breve manuale di libero pensiero.

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L’intervista alla virologa Ilaria Capua

giovedì, Marzo 18th, 2021

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