Archive for the ‘Spettacoli -Eventi -TV’ Category

La musica torna a riempire la Scala tra emozione e applausi. Meyer: “Ripartiamo da qui”

mercoledì, Luglio 8th, 2020

di LUIGI DI FRON

La Scala è ripartita, con una serata densa di significato simbolico. Persino con un pizzico di thriller: un’ora e mezza prima dell’inizio l’annunciato baritono verdiano Luca Salsi dà forfait per un’improvvisa indisposizione e un calo di voce. Al suo posto arriva il collega Simone Piazzola, che al momento dell’annuncio dato pochi minuti prima dal sovrintendente Meyer arriva in macchina da Verona e si destreggia ancora nel traffico. Ieri sera dunque la prima alzata di sipario dopo ben 133 giorni di chiusura (l’ultima volta fu sabato 22 febbraio con Il Turco in Italia, poi rimasto nel limbo come tutta la programmazione martoriata dal coronavirus) in un clima che appare subito speranzoso, sereno, con un certo sapore vittorioso di riscossa.

La Scala riapre dopo il lockdown e omaggia Morricone con le note di “Nuovo Cinema Paradiso”

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Nastri d’argento, il miglior film è ‘Favolacce’. Sei premi a ‘Pinocchio’. Benigni: “Ennio quanto ci mancherai”

martedì, Luglio 7th, 2020

di CHIARA UGOLINI

“Grazie maestro per essere stato la colonna sonora della nostra vita e aver portato la magia nelle nostre case”, inizia così il monologo di Anna Ferzetti che dà l’avvio alla serata dei Nastri d’argento, la festa del cinema italiano con i riconoscimenti assegnati dal Sindacato Nazionale giornalisti cinematografici, che è dedicata al Maestro Ennio Morricone, morto oggi all’età di 91 anni. I giornalisti cinematografici lo hanno voluto ricordare attraverso le parole con le quali Morricone concluse lo scorso 11 gennaio la cerimonia per il premio alla carriera ricevuto in Senato: “Io credo che la prossima stagione sarà bellissima”. Parole che tanto più in questa stagione e in questa serata sono il migliore augurio per il cinema italiano.

‘Favolacce’ vite di periferia nel secondo film dei gemelli D’Innocenzo


Il miglior film di questa edizione così particolare è Favolacce di Damiano e Fabio D’Innocenzo (già premiato a Berlino per la sceneggiatura), mentre Pinocchio di Matteo Garrone ottiene il riconoscimento per la regia insieme al premio per l’attore non protagonista (Roberto Benigni), per la scenografia (Dimitri Capuani), il montaggio (Marco Spoletini), il sonoro (Maricetta Lombardo) e i costumi di Massimo Cantini Parrini che riceve il premio anche per Favolacce. E il primo che riceve il Nastro è Roberto Benigni che arriva al Maxxi ridendo: “un premio magnifico – dice l’attore – un premio inaspettato e graditissimo. Voglio fare un omaggio agli altri attori non protagonisti, dedico questo premio – nel giorno triste della scomparsa di chi ha reso squillante il suo dell’Italia nel mondo, un vero genio e regolatezza. Ennio quanto ci mancherai –  a tutti coloro che hanno sofferto per questo momento difficile con l’uso delle mascherine, le maestranze e tutti i lavori che hanno avuto dolore che spero finirà”. Una menzione speciale anche per Federico Ielapi, il giovanissimo protagonista del film di Matteo Garrone: “era come un sogno che si realizzava, non ti capita tutti i giorni di vivere una storia come quella di Pinocchio”. Garrone ha inviato un video dall’estero in cui ha ringraziato per il premio e si è augurato “che il pubblico torni a vedere i film sul grande schermo”.

‘Pinocchio’, il trailer del nuovo film di Matteo Garrone

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Morricone, il ricordo di Benigni: «La semplicità del genio, Ennio quanto ci mancherai»

martedì, Luglio 7th, 2020
L’omaggio dell’attore ai Nastri d’Argento | CorriereTv
«È un giorno triste per il cinema. Dedico questo premio a Ennio Morricone, colui che ha reso squillante il suono dell’Italia nel mondo». Lo ha detto Roberto Benigni ritirando al Maxxi di Roma il Nastro d’oro come miglior attore non protagonista con «Pinocchio» di Garrone. «Era genio vero e regolatezza, una persona precisa e ordinata – ha aggiunto il premio Oscar -. Va a lui il mio pensiero». Benigni ha quindi dedicato il premio a coloro che hanno sofferto per la pandemia, in particolare «a tutte le maestranze del cinema che non hanno potuto lavorare e a tutti quelli che hanno passato un momento di dolore che abbiamo sopportato tutti insieme e che presto finirà, spero»
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Ennio Morricone e la moglie Maria: «Con lei una storia lunga 70 anni: la convinsi quando era in ospedale…»

lunedì, Luglio 6th, 2020

di Aldo Cazzullo

Ennio Morricone e la moglie Maria: «Con lei una storia lunga 70 anni: la convinsi quando era in ospedale...»

Dalle finestre della sua casa di un tempo, tra il ghetto e il Campidoglio, si sentiva il rumore del traffico di Roma: ogni clacson, ogni sgommata. Quando il frastuono si faceva insopportabile, Ennio Morricone si sedeva al pianoforte, e iniziava a suonare, a comporre, a cercare le sue musiche. Non aveva perso l’accento di Trastevere, dov’era nato novantuno anni fa. Ma era un romano di una volta: cortese, disponibile, semplice.
«Sono cattolico, votavo Dc, ma ho sempre considerato Gesù il primo comunista – diceva -. Mi sento dalla parte dei poveri, anche se ho una bella casa; ma i soldi non li ho rubati…».

Nei suoi ricordi c’era quasi un secolo di storia italiana: «Nella mia famiglia, il fascismo non l’abbiamo vissuto come un dramma. Però quando il Duce annunciò la dichiarazione di guerra mia madre, che lo ascoltava alla radio, scoppiò in lacrime, e io con lei. Mio padre suonava la tromba. Non eravamo poveri, ma con la guerra arrivò la fame: i surrogati, il pane appiccicoso, la mollica che sembrava colla. Mio zio aveva una falegnameria, e io impolveratissimo andavo con il triciclo a prendere sacchi di trucioli per portarli dal fornaio: ogni dieci sacchi, un chilo di pane. Le notizie arrivavano come attutite. Al mattino studiavo al conservatorio, la sera suonavo la tromba per gli ufficiali tedeschi, riuniti al Florida di via Crispi, a ballare i valzer di Strauss con le ragazze romane. Un giorno in piazza Colonna incontrai un prete partigiano, don Paolo Pecoraro, che mi disse: tra poco ne sentirete delle belle. Seguì un botto. Era la bomba di via Rasella». Poi arrivarono gli americani; «e suonavo per loro negli alberghi di via Cavour. Non ci davano soldi ma cibo – pane bianco, cioccolata, anche pietanze cucinate – e sigarette; io non fumavo, rivendevo le sigarette e portavo i soldi a casa. La notizia della morte del Duce mi lasciò indifferente. Però quando vidi le sue foto, appeso al distributore di piazzale Loreto, mi commossi. Piansi anche per il re, quando perse il referendum e fu costretto all’esilio. Certo, sapevo che Vittorio Emanuele III se l’era squagliata, ma per me la monarchia era l’Italia del Risorgimento, che finiva per sempre».

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Ennio Morricone, nel necrologio scritto da solo lo struggente addio alla moglie

lunedì, Luglio 6th, 2020

 “A mia moglie Maria il più doloroso addio”. Ennio Morricone lo sottolinea in un composto e struggente necrologio che si è voluto scrivere da solo in prima persona e che martedì verrà pubblicato su tutti i quotidiani. Nel necrologio che ha come intestazione “ENNIO MORRICONE sono morto”. il Maestro ricorda con particolare affetto il regista Giuseppe Tornatore e altri amici, abbraccia i figli, i nipoti “spero che comprendano quanto li ho amati”.

E’ stato l’amico di famiglia e suo legale Giorgio Assumma a rendere nota l’esistenza e la pubblicazione del necrologio. E spiega perche’ ha dato disposizione per funerali privati “per una sola ragione: non voglio disturbare”.

IL TESTO DEL NECROLOGIO
“Io ENNIO MORRICONE  sono morto.

Lo annuncio così a tutti gli amici che mi sono stati sempre vicino  e anche a quelli un po’ lontani che saluto con grande affetto. Impossibile nominarli tutti. Ma un ricordo particolare è per Peppuccio e Roberta, amici fraterni molto presenti in questi ultimi anni della nostra vita. C’è una sola ragione che mi spinge a salutare tutti così e ad avere un funerale in forma privata: non voglio disturbare. 

Saluto con tanto affetto Ines, Laura, Sara, Enzo e Norbert, per aver condiviso con me e la mia famiglia gran parte della mia vita. 


Voglio ricordare con amore le mie sorelle Adriana, Maria, Franca  e i loro cari e far sapere loro quanto gli ho voluto bene. Un saluto pieno, intenso e profondo ai miei figli Marco, Alessandra, Andrea, Giovanni, mia nuora Monica, e ai miei nipoti Francesca , Valentina, Francesco e Luca. Spero che comprendano quanto li ho amati. 

Per ultima Maria (ma non ultima) . A lei rinnovo l’amore straordinario che ci ha tenuto insieme e che mi dispiace abbandonare. A Lei il più doloroso addio”. 

TGCOM

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Addio a Ennio Morricone, è morto il grande compositore delle più belle colonne sonore del cinema

lunedì, Luglio 6th, 2020

Addio a Ennio Morricone. Il compositore e direttore di orchestra è morto a 91 anni in una clinica romana per le conseguenze di una caduta. Con lui se ne va un pezzo della storia della musica per il cinema. La sua fama è esplosa grazie al sodalizio artistico con Sergio Leone ed è proseguita con grandi collaborazioni: da Bertolucci a Carpenter. Ha vinto due premi Oscar (2007 e 2016). Ha scelto di avere funerali in forma privata “per non disturbare”.

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Figlio di trombettista e diplomato al Conservatorio di Santa Cecilia nella stessa materia e in direzione d’orchestra, Morricone siedeva da tempo nel ristretto pantheon dei più grandi musicisti da cinema di sempre come conferma la miriade di premi (tra cui perfino l’intestazione di un asteroide) che scandiscono la sua carriera . La sua musica ha da sempre un impatto trasversale che contagia le più diverse generazioni e gli ha assicurato fama oltre il cinema con più di 70 milioni di dischi venduti.

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Cirque du soleil in bancarotta per colpa del Coronavirus. La fine del sogno

martedì, Giugno 30th, 2020
Cirque du Soleil in bancarotta (Ansa)

Cirque du Soleil in bancarotta (Ansa)

New York – Il Cirque du Soleil tramonta per colpa del Coronavirus: il tendone dei sogni fa ricorso alla bancarotta assistita piegato dal virus che lo ha costretto a uno stop repentino di tutti i suoi spettacoli in giro per il mondo. 
Un addio agli acrobati-attori? Si spera di no: con la bancarotta controllata il Cirque du Soleil punta a ristrutturare il proprio debito e tornare a incantare i suoi milioni fan nel mondo. Ma al momento l’obiettivo sembra un po’ troppo ambizioso e la ripartenza lontana: come tutte le società di intrattenimento che dipendendo su eventi di larga scala e affollati, il ‘circo dei sogni’ si scontra con i lockdown e i divieti di assembramento imposti a livello globale per cercare di contenere il Covid 19. 
Divieti che hanno spento anche le luci di Broadway almeno a gennaio 2021, facendo sprofondare in una crisi nera tutta l’industria dello spettacolo e dell’intrattenimento. 

“Negli ultimi 36 anni – afferma Daniel Lamarre, numero uno di Cirque du Soleil Enetratainment Group – il Cirque du Soleil è stata un’organizzazione di grande successo. Con i ricavi zero legati alla forzata chiusura di tutti gli spettacoli per il Covid-19, il management ha deciso di agire in modo deciso per tutelare il futuro della società”. 

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La strage di Ustica, 40 anni fa: la battaglia nei cieli e le bugie di Stato

venerdì, Giugno 26th, 2020
di Andrea Purgatori

Raccontare la strage di Ustica dopo 40 anni, un tempo infinito per i familiari delle 81 vittime che dal 27 giugno del 1980 aspettano la verità, è un po’ come fare la cronaca di una lunga e complessa corsa a ostacoli. Serve la memoria, che conta ma non basta. E non soltanto perché alla Procura di Roma c’è tuttora una inchiesta aperta per stabilire cause e responsabilità dell’esplosione di quel DC9 che volava da Bologna a Palermo in un cielo limpido ma, al contrario di quello che per decenni si sono affannati a sostenere i vertici militari dell’epoca, affollato di caccia di molte nazioni: americani, francesi, britannici e naturalmente italiani. E tutto questo in un Mediterraneo che allora era uno dei luoghi più pericolosi del pianeta. Dove si scaricavano fortissime tensioni internazionali tra i due blocchi, quello occidentale e quello sovietico, ma anche confronti tra nazioni.

Daria Bonfietti, dal 1988 è presidente dell’Associazione dei parenti delle vittime di Ustica (Ansa)

Daria Bonfietti, dal 1988 è presidente dell’Associazione dei parenti delle vittime di Ustica (Ansa) Ecco, è in questo contesto che va calata la storia della strage. In una stagione in cui l’Italia giocava su più tavoli, per interessi diversi. Basta pensare alla Libia del colonnello Muammar Gheddafi, che all’epoca era considerato il nemico numero uno dell’Occidente come poi lo sarebbero diventati Saddam Hussein e Osama Bin Laden. Nel 1980, Gheddafi possedeva il 13 per cento delle azioni della nostra industria più importante: la Fiat. Ci garantiva quasi la metà dell’energia di cui il paese aveva bisogno, tra petrolio e gas. E aveva accolto oltre ventimila lavoratori italiani, che costituivano la forza necessaria a costruire la grande Jamahiria su cui il colonnello aveva fondato la propria ambizione di leader del mondo arabo. Potevano americani e francesi tollerare che l’Italia intrattenesse rapporti tanto ambigui con Gheddafi? Certamente, no. E ce lo avevano detto esplicitamente.

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Scarcerazioni dei boss, duro scontro in tv tra Giletti e Lichieri: «Basta menzogne, è una vergogna!»

lunedì, Giugno 15th, 2020
Il botta e risposta infuocato tra il conduttore e l’avvocato e senatore M5s a ‘Non è l’Arena’ su La7 | CorriereTv
Duro scontro verbale tra Massimo Giletti e Ettore Lichieri, avvocato e senatore M5s. In studio il dibattito è sulla scarcerazione dei boss in regime di 41 bis nei mesi dell’emergenza coronavirus. «Non credo che ci fosse volontà di mandare a casa questa gente, credo che sia mancata una interlocuzione valida tra Dap e tribunale di sorveglianza dovuta alla situazione straordinaria dell’emergenza coronavirus. La paura di far entrare il virus» dice Lichieri. «Il Dap non ha mai risposto a quattro udienze, il Dap ha risposto con una mail ore dopo l’udienza – replica Giletti – è una menzogna, i cittadini hanno il dovere di avere delle risposte. Una menzogna, il Dap non ha mai risposto. E’ una vergogna che si continui a mentire al popolo italiano»
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Jarabe de Palo, l’ultimo video di Pau Dones in sala di registrazione

martedì, Giugno 9th, 2020
Il cantautore e chitarrista spagnolo è morto all’età di 53 anni – Instagram /CorriereTv
Il cantautore e chitarrista spagnolo Pau Dones degli Jarabe de Palo aveva firmato successi come La Flaca e Depende. Era malato di cancro. Il 30 aprile l’ultimo suo video su Instagram: eccolo in sala di registrazione durante il lockdown imposto dall’emergenza coronavirus, «Eccoci, un po’ limitati ma approfittiamo di questo tempo» scriveva a commento delle immagini

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