Archive for the ‘Spettacoli -Eventi -TV’ Category

domenica, Novembre 29th, 2020

La settima edizione di “Tu sì que vales” si è conclusa con la vittoria di Andrea Paris, che conquista così il montepremi di cento mila euro. Il prestigiatore di Foligno ha incantato tutti con un numero davvero incredibile che ha coinvolto i giudici e tutto il pubblico in studio.

“Dedico questa vittoria a tutte le persone che mi sono state vicine, in particolare a Veronica Franco che questa sera avrebbe dovuto essere qui – ha commentato Andrea Paris visibilmente emozionato – Una parte del montepremi sarà destinata alla lotta alla leucemia”.

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Rai, “The voice senior”: l’ad Salini ordina il taglio in extremis del twerking di Loredana Bertè

sabato, Novembre 28th, 2020

di Giovanna Vitale

Ha rischiato di non andare in onda “The Voice Senior”, lo show del venerdì sera condotto da Antonella Clerici su RaiUno. Colpa del twerking improvvisato da una procace concorrente over 60, giudicato imbarazzante dall’ad Fabrizio Salini. Il quale, a poche ore dall’inizio della trasmissione, ha ordinato ai tecnici Rai di espungere dalla puntata preregistrata lo spezzone incriminato. Altrimenti, la gara canora sarebbe stata cancellata dal palinsesto.

Una censura necessaria, secondo il manager della Tv di Stato. Ancora sotto choc  per la bufera provocata dal video-tutorial sulla sexy casalinga di “Detto Fatto”, ha preferito evitare eventuali polemiche che la scenetta del nuovo “The Voice”, al suo esordio su Rai1, avrebbe potuto suscitare. Un eccesso di zelo, in realtà.
Tutto accade nel volgere di poche ore. Al mattino il direttore di rete, Stefano Coletta, manda la prima puntata in visione a Salini e gli segnala il siparietto: una bionda insegnante di educazione fisica, seconda in ordine di apparizione, si presenta con un brano di Elettra Lamborghini: Musica. Alla fine dell’esibizione, la giudice Loredana Bertè chiede alla signora di mostrarle come si fa il twerking, il ballo che ha reso celebre la cantante bolognese, in cui si scuotono i fianchi su e giù velocemente, creando così un tremolio delle natiche. Balletto in cui si cimenta non solo la concorrente, ma anche la vulcanica Bertè in minigonna d’ordinanza.

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Carlo Verdone, 70 anni un sacco belli: «L’erede di Sordi? Non esiste. E credo che neanche io ne avrò»

domenica, Novembre 15th, 2020

di Enrico Vanzina

Trentasette anni fa, in Sapore di Mare, feci dire a Virna Lisi la verità è che invecchiare fa schifo. Non la penso più così. Tu?
«Non è vero che invecchiare fa schifo. Chi non vuole invecchiare non vuole vivere! Ovvio che dovrai combattere con un corpo che comincia ad aver bisogno di continua manutenzione e controlli, ma è anche vero che noi abbiamo un’anima. E fino a quando l’anima ci permette di riflettere, stupirci, emozionarci, dare consigli giusti a chi ce li chiede, la vecchiaia ha un gran valore. Un mondo senza vecchi sarebbe un mondo senza guide, buon senso e memoria storica».

Dopo 40 anni, Verdone arriva davvero con l’autobus a Ladispoli


Dicono che uno capisce di essere diventato vecchio quando, allo specchio, si accorge di assomigliare a suo padre.
«È vero. Ma sono diversi anni che assomiglio a mio padre Mario e la cosa non mi dispiace affatto, perché la somiglianza mi fa sentire la sua presenza ogni volta che mi guardo allo specchio o in un mio film recente. Piuttosto ti senti vecchio quando ti chiamano e ci metti un minuto per voltarti ad individuare chi ti ha chiamato. A questo ancora non ci sono ancora arrivato».


Vogliamo chiarire qualche luogo comune su di te? Per esempio: Carlo Verdone è ipocondriaco.
«Credo che questa fregnaccia dell’ipocondria nasca dal personaggio che interpretai in Maledetto il giorno che t’ho incontrato. Non lo sono affatto. Anzi mi sembra di essere l’esatto contrario: rassicuro gli amici, combatto in silenzio con tante magagne, incoraggio tante persone che hanno guai fisici seri. Per la gente il fatto che ho una passione privata per la farmacologia e la medicina equivale a catalogarti come un fissato delle malattie. Ma non è così. Gli ipocondriaci sono persone di una noia mortale, anche se vanno aiutate».

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È morto Stefano D’Orazio, il batterista dei Pooh

sabato, Novembre 7th, 2020

di Andrea Laffranchi

È morto Stefano D'Orazio, il batterista dei Pooh

Uniti fino alla fine. «Stefano ci ha lasciato» e le firme degli altri, Roby, Red, Dodi e Riccardo. È morto ieri sera Stefano D’Orazio, batterista dei Pooh. E il resto della band, nonostante lo scioglimento del 2016 dopo 50 anni di carriera, ha voluto ricordarlo con una sola voce. Un messaggio uguale per tutti postato anche sui profili social personali. «Era ricoverato da una settimana e per rispetto non ne avevamo mai parlato… nel pomeriggio, dopo giorni di paura, sembrava che la situazione stesse migliorando… poi, stasera, la terribile notizia», raccontano gli amici-colleghi. Già malato, le sue condizioni sono peggiorate con il contagio da Covid. Il messaggio prosegue: «Abbiamo perso un fratello, un compagno di vita, il testimone di tanti momenti importanti, ma soprattutto, tutti noi, abbiamo perso una persona per bene, onesta prima di tutto con se stessa. Preghiamo per lui». A dare la notizia su Twitter per primo è stato l’amico Bobo Craxi che ha ricordato anche le sofferenze degli ultimi anni.

Romano, classe 1948, D’Orazio era entrato nella band nel 1971 quando Valerio Negrini, il batterista della prima formazione, aveva deciso di lasciare il palco ma di rimanere nel gruppo soltanto come autore dei testi

E a fianco del «quinto Pooh» aveva anche contribuito alla scrittura dei testi di molti dei brani del repertorio della band. La batteria aveva iniziato a suonarla folgorato dal primo disco dei Beatles: «Trascorsi due settimane a cercare di emulare Ringo e suonare su una vecchia scatola di scacchi con due mestoli presi in cucina», raccontava.

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Roma, i funerali di Gigi Proietti: la diretta video

giovedì, Novembre 5th, 2020
Un corteo davanti al Campidoglio poi la cerimonia in forma privata nella Chiesa degli Artisti | CorriereTv
Roma in lutto nel giorno dei funerali di Gigi Proietti, il grande attore morto 3 giorni fa all’età di 80 anni. Il corteo passerà davanti al Campidoglio, poi andrà al Globe a Villa Borghese per il ricordo laico di amici e colleghi, infine i funerali in forma privata nella Chiesa degli Artisti in Piazza del Popolo alle 12.
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L’ultimo saluto a Gigi Proietti: accolto da un lunghissimo applauso nel suo Globe Theatre

giovedì, Novembre 5th, 2020

Un lunghissimo e commosso applauso di 5 minuti ha salutato l’ultima entrata in scena di Gigi Proietti al “suo” Globe Theatre, il teatro elisabettiano che ha creato e guidato per 17 anni nel cuore di Villa Borghese e che ora porterà il suo nome. Ad accoglierlo, nella seconda tappa del corteo funebre attraverso Roma, tante maestranze, cittadini, amici e colleghi, e i suoi “allievi” Flavio Insinna ed Enrico Brignano.

I funerali di Gigi Proietti, Roma dà l'ultimo sauto al grande attore
I funerali di Gigi Proietti, Roma dà l'ultimo sauto al grande attore

Presenti anche Massimo Wertmuller, Paola Tiziani Cruciani, Marisa Laurito, Walter Veltroni. Tutti fortemente commossi. “Siamo stati privati della tua intelligenza, della tua cultura, del tuo talento, della tua bellezza, della tua immaturità, con quei capelli ribelli finalmente diventati bellissimi, bianchi – ha detto la Laurito -. Gigi eri energia pura, generoso, mai maschilista, sempre pronto a dare un consiglio. Quando Gigi entrava sul palco entrava il teatro”. “Questo è un momento che non avrei mai voluto vedere – ha continuato -, il tuo feretro sul palco del teatro che hai fortemente voluto, che hai sognato. Dicevi ‘verranno tanti giovani’, e sono venuti. Se vogliamo farti felice dobbiamo fare in modo che questo teatro mantenga la tua direzione. Ciao Gigi, ci vediamo presto”.

TGCOM

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Il testamento di Gigi Proietti: “Io, Roma, e la più bella battuta della mia carriera”

martedì, Novembre 3rd, 2020

di Paolo Boccacci

“Sono nato a via Giulia, ma per favore non mi domandate niente di lì, perché non ricordo nulla. Sono andato via con la mia famiglia da quell’appartamento quando avevo nove mesi. Poi ci siamo trasferiti a via Annia, una stradina del Celio, accanto all’Ospedale militare. Lì andavo a scuola alle elementari alla Vittorino da Feltre e il primo ricordo che mi porto ancora appresso è un odore, l’odore dei libri, mescolato a quello della merendina che mia madre mi metteva dentro la cartella. Avevo due cartelle nere, rigide, di una fibra un po’ strana, che si potevano anche mettere a tracolla. E mi viene ancora in mente, nonostante fossi piccolo, la vergogna di mettermi il grembiule e il fiocchetto, il fiocco insomma. Non l’ho mai sopportato. Ero un bambino e a Roma nella primissima mattina era consentito di passare addirittura davanti a piazza del Colosseo per andare sulla via del mare”.

Gigi Proietti, il Grande Attore e Roma. Gigi Proietti si raccontava così in una delle ultime lunghe interviste sulla città tanto amata, rilasciata come testimonial della Guida di Repubblica ai Piaceri e ai Sapori di Roma e del Lazio del 2019.

Morto Gigi Proietti, addio al grande mattatore d’Italia. I funerali il 5 novembre in Piazza del Popolo

di Silvia Fumarola 02 Novembre 2020

Il testamento di Gigi Proietti: “Le fontane di villa Borghese”

Ci eravamo incontrati sulla terrazza di un hotel al Pinciano, dove stava girando gli altri episodi di “Una pallottola nel cuore”, la serie tv di Rai 1. Davanti a noi a perdifiato la vista dei tetti.

 “Da via Annia” ricordava nel suo ritorno al passato “abbiamo cominciato a girare e siamo andati ad abitare vicino via Veneto, in un appartamento di fortuna, dopo la guerra. Ci siamo stati due, tre anni e ho conosciuto un luogo che ricordo benissimo e che poi è uno strano ritorno, Villa Borghese, perché andavo al cinemetto, che si chiamava dei Piccoli o Topolino e stava vicino alla Casina delle Rose, dove d’estate facevano il varietà e da dietro un canneto, avevo nove anni, vidi tra le canne, c’era una specie di recinto di piante, Billi e Riva, che facevano lo spettacolo. Però non sentivamo bene. Un posto dove sono tornato adesso, dato che ho avuto la fortuna di incontrare un sindaco lungimirante, che era Veltroni, che capì l’importanza di mettere su un teatro a Villa Borghese, il Globe Theatre”.

Gigi Proietti, uno dei ‘Cavalli di battaglia’: la barzelletta del cavaliere nero

Ma a via Veneto non ebbe il tempo di annusare la Dolce Vita. “No, subito dopo eravamo andati ad abitare in periferia, al Tufello, perciò non avrei potuto assistere alla Dolce Vita, perché ero troppo piccolo. Ma Villa Borghese è importante, ero rimasto colpito dalle fontane e soprattutto da quella specie di muffa verde che fanno quando sono a secco. La vedo ancora adesso e anche le statue un po’ sbrecciate della villa. Era molto affascinante per me perché non ne capivo tanto le ragioni, ma sono immagini che mi sono rimaste impresse. Come le fontane di piazza Farnese, che un tempo stavano dentro Caracalla, pochi lo sanno ma è così. Poi quando stavo al Tufello la vera Roma non l’ho più frequentata per un po’ di anni perché praticamente la borgata era in costruzione ed era lontanissima. Oggi sembra molto più vicina, ma allora bisognava prendere due autobus per arrivare fino al Centro, il 36 e il 60, tutta via Nomentana”.

Poi le storie del liceo: “L’ho fatto all’Augusto sulla via Appia, perché poi dal Tufello ci eravamo spostati con la mia famiglia nella zona dell’Appio Latino, quindi la scuola più vicina era l’Augusto, una scuola pubblica, e naturalmente era in un periodo che precedeva il ’68, per cui non ho conosciuto le manifestazioni della contestazione. C’erano ancora professori educati all’era fascista, qualcuno ci sarà ancora credo”. Naturalmente non perdeva la battuta, l’aneddoto. “C’era un certo Collina che ai primi appelli che facevano all’inizio di scuola non rispondeva, perché non c’era. E questo Collina non è mai venuto. E allora c’era sempre qualcuno che, quando il professore chiamava “Collina”, diceva “presente”. Facevamo a turno. Oggi mi piacerebbe conoscerlo questo Collina”.

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Gigi Proietti, maestro dello sketch, il simbolo della romanità migliore

lunedì, Novembre 2nd, 2020

di Pierluigi Battista

Gigi Proietti, maestro dello sketch, il simbolo della romanità migliore

Gigi Proietti morto lunedì mattina, nel giorno del suo 80esimo compleanno — non era solo uno straordinario raccontatore di barzellette, forse il più raffinato interprete di questa arte, ma della barzelletta aveva il culto, ne cercava la genealogia, la propagazione, le varianti regionali e dialettali. Ammirava la barzelletta come racconto concentrato, come breve narrazione, un congegno perfetto da recitare con gusto, passione e maestria. E la stessa barzelletta, anche se raccontata migliaia di volte, suscitava in lui un divertimento ogni volta nuovo e trascinante, come se avesse la freschezza sorgiva della prima volta. Gigi Proietti non smetteva mai di offrirsi negli sketch che amava di più, e tutte le volte, prima della battuta finale del «Cavaliere nero», o della telefonata in cui fa lo strozzino della madre, il grande attore doveva concedersi un attimo di esitazione per vincere la risata che, puntualmente, rischiava di sopraffarlo.

In un duetto straordinario con Renzo Arbore in cui interpretavano, insieme, il testo di una delle canzoni più celebri, “Come pioveva”, Proietti stupiva ogni volta l’uditorio per la scelta precisa dei tempi, per la sequenza di battute, di espressioni del volto, di modulazioni vocali il cui effetto comico finale riusciva a contagiare un pubblico grato. Proietti era un grande interprete del “nazional-popolare”, dando a questa definizione un po’ corriva lo spessore che si merita, un acrobata della contaminazione tra “alto” e basso”, capace di passare dalla comicità di “Febbre da cavallo” al registro della tradizione teatrale consacrata grazie alla conduzione dello scespiriano “Globe Theatre” nel cuore di Villa Borghese, una perla di cultura di cui Roma dovrebbe andare fiera, riproduzione filologicamente esatta del più famoso teatro di epoca elisabettiana.

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Gigi Proietti è morto, addio al grande mattatore del teatro italiano

lunedì, Novembre 2nd, 2020

di Emilia Costantini

Gigi Proietti è morto, addio al grande mattatore del teatro italiano

«Riportare in scena “A me gli occhi please”?. Piuttosto, dovrei interpretare “A me gli occhiali please”», scherzava Gigi Proietti sulla sua età avanzata, nonostante la tempra fisica e la forza scenica da assoluto mattatore che lo ha sempre accompagnato in oltre mezzo secolo di vita artistica.

Purtroppo, però, il grande attore, colui che viene considerato l’erede di Ettore Petrolini, stavolta non ce l’ha fatta.

È morto la notte scorsa, all’età di 80 anni appena compiuti, nella clinica romana Villa Margherita, dove era stato ricoverato nei giorni scorsi in terapia intensiva, colpito da un attacco cardiaco.

Gli erano vicine la moglie Sagitta e le figlie Susanna e Carlotta.

Le origini

Era nato a Roma il 2 novembre 1940 da una famiglia semplice: «Mio padre era un impiegatuccio, mamma era casalinga: erano persone di un altro secolo – raccontava Gigi al Corriere qualche tempo fa —. Non sono figlio d’arte, insomma, però, ora che ci penso forse la vena artistica l’ho ereditata proprio da mia madre: mio nonno materno faceva il pecoraro, ma era un poeta. Quando è morto abbiamo ritrovato una serie di libretti con bellissime poesie, erano sonetti dove non c’era una virgola sbagliata. E chissà, forse ho ripreso da lui il gusto di scriverne anch’io in romanesco».
Non solo attore di teatro, cinema e televisione, ma anche showman, cantante e direttore artistico di palcoscenici importanti a Roma, come il Brancaccio e, negli ultimi 17 anni, del Globe Theatre a Villa Borghese. Ed è sconfinata la lista delle sue interpretazioni: dal film «Febbre da cavallo» al «Maresciallo Rocca» sul piccolo schermo; da «Cavalli di battaglia» al recentissimo «Edmund Kean» in palcoscenico. Una sfilza di successi destinati a un pubblico vastissimo, da vera rockstar: recentemente, all’Auditorium Parco della Musica di Roma, in una quindicina di serate aveva raccolto circa 60 mila spettatori.

La carriera e la famiglia

Eppure il Gigi nazionale aveva debuttato nel teatro impegnato d’avanguardia degli anni Sessanta: «Era il tempo delle cantine – ricordava – e con Antonio Calenda, Piera Degli Esposti e altri compagni avevamo creato il gruppo dei 101: recitavamo davvero in un vecchio magazzino, ex deposito di scope. E dopo lo spettacolo, spesso c’era il “dibbbbbattito” , quello co’ trecento b».

Ma in realtà il futuro attore aveva iniziato studiando Legge all’università: «Frequentavo Giurisprudenza non per scelta ideologica, ma perché a quel tempo il futuro agognato da un giovane come me, che veniva dalla periferia romana e che non aveva alle spalle una famiglia di professionisti, era l’impiego fisso. Mio padre, infatti, ripeteva: “piove o tira vento, prendi lo stipendiuccio e la tredicesima…”». Per mantenersi agli studi faceva il cantante nei night con un gruppo di amici: «Sul mio passaporto c’era scritto “orchestrale”! Avevo un repertorio sconfinato: cominciavo alle 10 di sera e finivo alle 4 di mattina… uscivo col collo gonfio: non c’era misura di camicia che tenesse, semmai ce voleva un copertone». E cantava anche nelle piscine del Foro Italico, dove conobbe proprio la futura moglie Sagitta: «Lei era la classica svedese innamorata dell’Italia. Faceva la hostess che accompagnava i turisti in giro per monumenti, e la sera li portava lì a prendere il fresco e a sentire musica. Tra me e lei scattò la scintilla ballando l’alligalli».

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Addio a Gigi Proietti: l’attore si è spento nel giorno del suo 80esimo compleanno

lunedì, Novembre 2nd, 2020

E’ morto Gigi Proietti. L’attore romano avrebbe compiuto oggi 80 anni. Era ricoverato in terapia intensiva in una clinica della Capitale per problemi cardiacie non per cause legate al coronavirus. Maestro di cinema, teatro e tv, in oltre 50 anni di attività ha collezionato fiction, film, spettacoli teatrali, sia come attore sia come regista, oltre ad aver registrato 10 album come solista e diretto 8 opere liriche.

E' morto Gigi Proietti, mattatore della scena italiana: oltre 50 anni di carriera tra teatro, cinema e tv

Già in passato, nel 2010, Proietti era stato ricoverato per una forte tachicardia. “Nelle prime ore del mattino è venuta a mancare all’affetto della sua famiglia Gigi Proietti. Ne danno l’annuncio Sagitta, Susanna e Carlotta. Nelle prossime ore daremo comunicazione delle esequie”. ha spiegato la famiglia in una nota.

La carriera Nato a Roma nel 1940, appassionato musicista e cantante fin dalla giovinezza, durante l’università si avvicina al teatro sperimentale. Nel 1970 trionfa nel musical “Alleluja brava gente”. Da allora, la sua carriera è una serie di successi a teatro, al cinema e in televisione, ma è anche doppiatore (tra gli altri di Marlon Brando, Robert De Niro, Dustin Hoffman e il Genio di Aladin di Walt Disney), regista e poeta teatrale.

I più grandi successi E’ l’eterno Mandrake di Febbre da cavallo, il maresciallo Rocca della tv e il Gastone teatrale. Dall’Accademia al teatro d’avanguardia, dal teatro Tenda al varietà e alla tv attraversa oltre mezzo secolo di spettacolo italiano, con l’eleganza di un maestro di tecnica, ironia e carisma che sa parlare al pubblico più evoluto come alla grande platea degli spettatori televisivi.

L’amore per il teatro In circa 50 anni di attività ha collezionato 33 fiction, 42 film, 51 spettacoli teatrali di cui 37 da regista, oltre ad aver registrato 10 album come solista e diretto 8 opere liriche. Una carriera teatrale, da A me gli occhi please, passando per Shakespeare, che aveva riassunto in uno spettacolo Cavalli di battaglia scelto per festeggiare nel 2016 i suoi 50 anni in scena coronati dalla direzione quindicennale dell’elisabettiano Globe Theater di Roma. Anche se molto prima la sua scuola, e la sua vocazione di maestro, si era espressa al Brancaccio, di cui fu direttore dal 1978, insieme a Sandro Merli, per dare vita ad una fucina di talenti tra cui figurano Flavio Insinna, Chiara Noschese, Giorgio Tirabassi, Enrico Brignano, Massimo Wertmüller, Paola Tiziana Cruciani, Rodolfo Laganà, Francesca Reggiani, Gabriele Cirilli e Sveva Altieri.

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