Archive for the ‘Spettacoli -Eventi -TV’ Category

Barbara Palombelli, la frase scappata in tv sul femminicidio e le scuse: come finisce il caso esploso in tv

sabato, Settembre 18th, 2021

Discutere della morte è pur sempre, una espressione di interesse per la vita” suggeriva Thomas Mann. Vi sono luoghi e situazioni appropriate per discuterne certo, ma a differenza di altri, non crediamo che la tv debba invece restarne fuori. Giusto è parlarne. Basterebbe farlo con maggiore coscienza. Senza spettacolarizzazioni eccessive, limitandosi alla sola cronaca. Se programmi di grande successo affollano i palinsesti televisivi serali, e’ perché il pubblico da casa lo richiede.

Grande polemica dunque, per la frase uscita dalla bocca di Barbara Palombelli, sui femminicidi. In poche ore la Palomba diventa trend topic ed è subissata dagli insulti. “Le si chiuda il programma” urlano i forcaioli. “Sette femminicidi in sette giorni, questi uomini sono stati però esasperati dal comportamento delle donne?” Questa è la frase incriminata. Frase infelice, “scappata” con ogni probabilità, alla giornalista. L’intento era quello di spostare il focus su altro, il che può anche starci in un salotto televisivo. Messa così invece, vi è poco da domandarsi.
Lo scivolone c’è tutto. Immaginiamo lo sappia bene, anche la sempre ottima giornalista. Un assassino rimane tale e compie un atto criminale, anche se esasperato da Belzebu in persona. Parlare di esasperazioni, equivale quasi, a cercare una spiegazione. Basterà chiarire l’intento, chiedere “scusa” e tutto il clamore finirà. Come giusto che sia. Ma se a dire una frase del genere fosse stato invece un giornalista uomo, cosa sarebbe successo? E se fosse stato un politico, magari di destra, cosa si sarebbe scatenato? Quella parte politicamente corretta, salottiera e sinistra che durante il Festival di Sanremo, accusò Amadeus di sessismo, solo perché defini’ le vallette “molto belle” cosa avrebbe fatto? Difficile da sapere, il dubbio rimane.

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Renzo Arbore & Marisa Laurito: “Noi e De Crescenzo, tre fratelli fra cene, risate e tanti viaggi”

mercoledì, Agosto 18th, 2021

Michela Tamburrino

Senza Napoli? Non sarebbe successo. C’entra e non c’entra niente, forse sarebbe successo lo stesso tra persone d’amore. L’amicizia tra Luciano De Crescenzo, Renzo Arbore e Marisa Laurito, rigorosamente citati in ordine d’apparizione, ha radici partenopee lontane, non antiche, un modernariato da intenditori, proprio come è la storia dei tre. Il bello della loro unione, “sempre amici, mai amanti” precisa Arbore, si gioca sul filo del gioco, ironia, sottile sfottò. Correva la metà degli anni Settanta, Laurito faceva provini su provini dopo aver abbandonato il teatro di De Filippo. E così tentò anche per La Mazzetta scritta da De Crescenzo. Scritturata. Le prove si svolgevano a casa di Manfredi ed è lì che lei ha conosciuto questo signore dall’aria simpatica. Simpatizzarono subito.

Flash back: con Arbore, De Crescenzo era già amico. Si erano conosciuti a Roma però le loro gesta erano già leggenda, amplificate da una bella ragazza che concedeva i suoi favori ai due, tanto l’ingegnere abitava a Roma, il giovane musicista a Sorrento e lei si organizzava senza troppi problemi. Anche lì, scoperta la coabitazione, colpo di fulmine di simpatia. «Luciano – racconta Arbore – era un incredibile raccontatore. Furono Roma e Capri testimoni delle nostre imprese che grazie a lui assumevano un valore letterario. “I fattarielli”, li chiamava, storie affascinanti, in parte inventate e in parte vere. Ne parlai con Maurizio Costanzo, gli dissi che esisteva un bravissimo ingegnere che sapeva raccontare in modo esilarante. Costanzo aveva fame di questi personaggi che rimpolpavano una intera leva di umoristi preziosi per i suoi show. Figure oggi scomparse, sostituite da professionisti dello stand up. Luciano e io, amici fuori e dentro il set, due film insieme, programmi televisivi, tante risate, mai una lite».

E siamo a Marisa Laurito che con De Crescenzo presto conosce Arbore. «Fu corrispondenza immediata, diventammo presto un trio – racconta Laurito -, le cene insieme, le canzoni al pianoforte. Avevamo lo stesso modo di giocare. Ovvero, per me era gioco e per Renzo erano i prodromi dell’improvvisazione televisiva. Comunque la nostra modalità di vita e di amicizia. Finalmente stavo trovando la mia strada professionale con un enorme riconoscimento, prima donna al Bagaglino, un contratto triennale meraviglioso. Ma Arbore mi propose Quelli della notte e io decisi per il sì, di pancia e non di cervello. Ninni Pingitore fu tanto signore da sciogliermi dal contratto del Bagaglino e io mi infilai nell’avventura televisiva che mai avrei abbandonato. Mi sono fortificata, con gli altri della trasmissione ci muovevamo come un gregge, gran divertimento». E poi i viaggi. «Partire con Renzo, al contrario di quanto avveniva con Luciano, era divertentissimo. Mai visto un uomo adorare i mercatini più di me, curiosare, comprare. Lui si definisce un urban explorer ed esplora anche i quartieri dimenticati. Arbore è uomo dai mille colori, comprende un’infinità di sfaccettature. Se porti Renzo in profumeria, ci resta più di te, prova, annusa, compra. Mi accompagnava a cercare stoffe ed era curiosissimo».

De Crescenzo in viaggio? Un guaio passato. Prosegue Laurito: «Luciano non era allineato nei viaggi, era insopportabile. In Africa cercava i giornali alle 6 del mattino quando non si trovavano neppure nel pomeriggio. Mi chiamava all’alba: “E io che faccio, presto per la colazione, presto per i giornali. Mi annoio”, un incubo. Però, che uomo affascinante, e che cultura e che simpatia».

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Libero De Rienzo, il ricordo di Emanuele Trevi: «Picchio, contenevi oceani di dolcezza e disperazione»

venerdì, Luglio 16th, 2021

di Emanuele Trevi

Le parole dello scrittore in memoria dell’attore, scomparso a 44 anni: «Un anno della sua vita equivaleva a dieci dei nostri»

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La morte di Libero De Rienzo, il nostro amatissimo Picchio, non lascia solo un enorme e irrimediabile vuoto nel cinema italiano. Certamente, sarà ricordato come un talento di prim’ordine, protagonista di molti tra i film più memorabili degli ultimi vent’anni, ma la pratica di qualsiasi arte ci insegna che la macchina delle illusioni va sempre avanti, e che per lei siamo tutti sostituibili. Il fatto è che Picchio era davvero una persona speciale, capace di contenere in sé oceani di dolcezza e disperazione talmente vasti che tutti noi che lo conoscevamo bene prima o poi ci rendevamo conto che un anno della sua vita equivaleva a dieci dei nostri. Questo aspetto decisamente romantico del suo carattere dapprima affascinava, poi finiva anche per preoccupare, e a volte suscitare addirittura rabbia, perché sempre pretendiamo dalle persone importanti per noi dosi di autoconservazione capaci di rassicurarci.

Fatto sta che non conosco una persona capace più di lui di trasformare i rapporti professionali in legami umani profondissimi, e duraturi nel tempo. Il suo primo successo arrivò nel 2001 con Santa Maradona di Marco Ponti, ma io lo ricordo da prima, addirittura da quando era ancora uno studente di liceo, bellissimo e sfrontato, dotato di un senso dell’umorismo capace di rovesciare a terra ogni forma di inautenticità e luogo comune, fosse pure virtuoso. Non nutriva nessun bisogno o desiderio di studiare, ma adorava leggere, e la scoperta dei romanzi di Thomas Bernhard lo aveva letteralmente fulminato come una rivelazione e una bussola fondamentale nella sua ricerca di verità.

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Raffaella Carrà, il cordoglio del mondo dello spettacolo e della politica

martedì, Luglio 6th, 2021
Raffaella Carrà, il cordoglio online del mondo dei vip

Non era solo una icona della tv ma anche della società: la morte di Raffaella Carrà ha colpito sia il mondo dello spettacolo che quello della politica. Tanti i messaggi di cordoglio per la scomparsa di quella che è definita all’unanimità come la regina del piccolo schermo.

Franceschini: “Addio alla signora della tv italiana” – “Con la scomparsa di Raffaella Carrà se ne va la Signora della televisione italiana. Una donna di grande talento, passione e umanità che ci ha accompagnato per tutta la vita. Addio Raffaella”. Questo il commento del ministro della Cultura Dario Franceschini dopo aver appreso della notizia della scomparsa di Raffaella Carrà.

Mattarella: “Artista popolare, amata e apprezzata” – Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, si è detto “profondamente colpito dalla scomparsa di Raffaella Carrà, un’artista popolare, amata e apprezzata da diverse e numerose generazioni di telespettatori in Italia e all’estero”. “Volto televisivo per eccellenza, Raffaella Carrà ha trasmesso con la sua bravura e la sua simpatia un messaggio di eleganza, gentilezza e ottimismo”, ha sottolineato il Capo dello Stato.

Draghi: “Decisiva nel diffondere la cultura dello spettacolo” – Anche il presidente del Consiglio, Mario Draghi, ha appreso con “profonda tristezza della scomparsa di Raffaella Carrà. Con il suo talento e la sua professionalità ha avuto un ruolo decisivo nel diffondere la cultura dello spettacolo in Italia. La sua risata e la sua generosità hanno accompagnato generazioni di italiani e portato il nome dell`Italia nel mondo. Agli amici e ai nipoti vanno le più sentite condoglianze di tutto il governo”.

Il premier spagnolo Sanchez: “Ci ha riempito l’anima”

 “Raffaella Carrà è stata una donna che ha ispirato a varie generazioni felicità, coraggio e
impegno. La sua musica ci ha rallegrato il cuore, il suo spirito libero ci ha riempito l’anima”. A scriverlo su Twitter è il premier spagnolo Pedro Sanchez. “Riposa in pace, cara Raffaella”, aggiunge Sanchez.

Pippo Baudo: “Era l’ultima vera soubrette” – Anche Pippo Baudo ha espresso il suo dolore per la perdita della “regina della televisione” italiana. “Sono immensamente scosso. Raffaella Carrà è stata un’artista eccezionale, un’autodidatta straordinaria, io la conosco dagli inizi della sua carriera”, ha raccontato in lacrime. “Io non sono riuscito mai a fare un programma con lei, era l’unico rimprovero che le facevo sempre, è il mio grandissimo rimpianto. Aveva studiato ballo, era diventata anche una grande ballerina. Quando fece coppia con Mina, c’era un’asimmetria notevole tra le due, perché Mina è più alta di lei, eppure lei annullava questa asimmetria. E poi, è una delle poche soubrette italiane, forse l’unica, che ha avuto successo nei Paesi ispanici”.

Enzo Paolo Turchi: “Era la numero uno al mondo” – “Sono a pezzi, mi dispiace… Ci siamo conosciuti giovanissimi”. Tra i singhiozzi, Enzo Paolo Turchi ricorda Raffaella Carrà. “L’ho sentita poco tempo fa, non mi ha detto niente della malattia”, aggiunge il ballerino e coreografo, protagonista con la Raffa nazionale del mitico tuca tuca. “Era la numero uno nel mondo,  come persona, come donna. Ho ricordi stupendi con lei. Mi ricordo una volta, eravamo in Spagna per uno spettacolo: c’era un traffico incredibile, la piazza era piena… Eravamo in macchina… Raffaella ha fermato un signore in vespetta, gli ha chiesto un passaggio ed e’ andata con lui. E’ salita sul palco, c’erano diecimila persone ad aspettarla. E’ stata una grande donna”. 

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E’ morta Raffaella Carrà, simbolo dell’Italia e del Tuca Tuca

lunedì, Luglio 5th, 2021

ALESSANDRA COMAZZI

Che cosa dovrebbe fare una ragazza che voglia diventare conduttrice? Studiare da Raffaella Carrà. Più moderna lei, che se n’è andata oggi, lunedì 5 luglio, a 78 anni, di un intero manipolo di ragazzotte con le tette al vento; in grado di rivendicare la propria femminilità ancora ai tempi di «Carràmba che fortuna», facendosi circondare da quaranta bei ragazzi («sono tutti alti due metri, che Dio li benedica», diceva) in modo che anche le spettatrici potessero lustrarsi gli occhi. Carrà nei secoli fedele a se stessa, che canta «Com’è bello far l’amore da Trieste in giù… Tanti auguri, vruum», rigenerante. Provocante. Icona di Paola Sorrentino. Raffa. Mitica Raffa.  L’esordio cinematografico di Raffaella Carrà: aveva solo 8 anni

Nata a Bellaria, romagnolissima, e nata Pelloni, come il Passator Cortese, il bandito alla Robin Hood che rubava ai ricchi per dare ai poveri, del quale si dice sia discendente. Diplomata al Centro sperimentale di cinematografia, comincia la sua carriera proprio al cinema, giovane giovane. E nel 1961 debutta anche in tv, dove comincia a farsi conoscere nel 1969 con «Io, Agata e tu», uno show con Nino Taranto e Nino Ferrer. Lei ha un ruolo piccolo, balla soltanto, ma colpisce il pubblico, pure con il caschetto color platino realizzato dai parrucchieri Vergottini, le tute luccicanti che paiono rubate a Barbarella. Nel 1970 presenta accanto a Corrado la sua prima «Canzonissima», conquista l’Italia, e il mercato discografico, con la sigla «Ma che musica, maestro» e con il «Tuca tuca». Indossa un giacchino corto e un paio di pantaloni aderenti a vita bassa, il completo le lascia scoperto l’ombelico: sarà il primo ombelico scoperto della storia della televisione italiana, se ne occuperà persino il Consiglio di amministrazione della Rai, che alla fine approverà. 

Addio, Raffaella: icona di stile, anticonformista e rivoluzionaria della televisione italiana

Quando la tv in bianco e nero passa ai colori, lei c’è, insieme a Mina (Milleluci). Quando si comincia a far partecipare il pubblico da casa, lei c’è («Pronto, Raffaella», trasmissione del mezzogiorno divenuta famosa per i fagioli: bisognava indovinare il numero di quelli contenuti in un vaso). Quando c’è da passare alla Fininvest di Berlusconi, che aveva in mente di fare una grande Rai, lei passa. Quando c’è da emigrare, lei emigra, in Spagna. Quando c’è da tornare, torna. Quando c’è da inventare un reality prima del reality, storie che si narrano e si sviluppano davanti alle telecamere, lei c’è: con «Carràmba che sorpresa», programma dedicato ai ricongiungimenti, lacrime, retorica e successo. «Carràmba» e «carrambata» diventano parole d’uso comune nella lingua colloquiale italiana.

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La Rai di Mario Draghi: taglio ai costi e ai canali. E le altre tv soffrono con poche idee

sabato, Giugno 12th, 2021

di Carlo Tecce

L’ha detto la televisione. Qui ancora lo dice la televisione. Viva e non vivace, la televisione italiana resiste a ogni nefasta profezia. E soltanto per la televisione, che seduce e illude, che promette propaganda e tradisce le aspettative, i partiti si accapigliano con veemenza ogni tre anni, a ogni rinnovo dei vertici del servizio pubblico Rai, e poi si acquietano e infine si azzuffano per canali, telegiornali, programmi. Queste sono tradizioni a cui ci si affeziona e mai ci si sottrae. Mario Draghi l’ha capito.


Il premier ha fissato le nomine per la metà di luglio e si è promesso, e sì, anch’egli tradisce le aspettative dei partiti, di indicare la coppia presidente e amministratore delegato, cioè non propone, non delega, non negozia. Alla politica lascia la scelta dei membri del Consiglio di amministrazione: non è una concessione, lo prevede la legge. Il presidente di Draghi, però, dovrà ottenere la maggioranza dei due terzi in commissione parlamentare di Vigilanza.


Draghi non propone, non delega e non negozia con i partiti perché la Rai si trova in una situazione di quel serio che volge al preoccupante. Il debito finanziario è di oltre mezzo miliardo di euro, per la precisione 523 milioni. La pandemia, ovvio. Però si tratta della pandemia in un’azienda a controllo statale con 1,8 miliardi di euro di canone garantiti che ha tagliato 170 milioni di costi. Con queste premesse e con le analisi svolte dal ministero del Tesoro, l’azionista, il premier Draghi ha un mandato perentorio per la coppia, così la intende, un suo blocco in un feudo dei partiti, di presidente e amministratore delegato: ridurre, se non dimezzare le attuali 11 reti; ridurre il debito, le perdite, le direzioni; ridurre i prodotti commerciali nei palinsesti; investire sulla piattaforma di Raiplay, sulle sedi locali, sulla radiofonia; aumentare le produzioni interne; ritoccare all’insù, nel prossimo biennio, il canone che adesso è di 90 euro. I soldi che mancano e le idee che tardano, pure Draghi deve attingere dalle repliche dei buoni propositi. Non c’è bisogno di un seminario per comprendere la televisione di oggi: è uguale a quella di ieri. Il guaio è che tra un po’ arriva domani. Arriva, arriva per forza.

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Maurizio Costanzo: «Io, un curioso malinconico innamorato di Maria e della tv»

lunedì, Giugno 7th, 2021

ANDREA MALAGUTI

Sembra lievemente surreale, ma la verità è che qualche matto ha fatto il calcolo. Quanti esseri umani ha intervistato Maurizio Costanzo con la sua flemma sacramentale? Cinquantacinquemila, decina in più decina in meno. Da Gheddafi a Woody Allen, da Fiorello a Totti, da Andreotti alla Sora Lella. E tutti gli hanno detto: prego, mi chieda pure. Come se avesse un trucco solo suo per far parlare le persone. “Cosa c’è dietro l’angolo?”. Che sembra l’inizio del nulla e invece è la scoperta del passepartout universale, l’apriti-sesamo del flusso di coscienza, capace di far oscillare il pendolo della curiosità dai brevi cenni sull’universo al privato più inconfessabile. Ma lui? Come si intervista uno come lui? Risposta: boh. Oppure: facendo finta che non sia il Venerato Maestro del genere e contando sul fatto che Costanzo – pur rassicurato dalla certezza che per lui la magia si riproduce e dunque, in definitiva, il mondo gli obbedisce – ha uno sguardo sulle cose che resta divertito senza mai essere allegro, come se alla fine la malinconia e il disincanto fossero più forti di tutto, persino del successo. A parte c’è l’amore. Che in fondo, poi, è il segreto di Pulcinella. Nulla conta e tutto è decisivo. Soprattutto – come in questo caso – quando provi a capire qualcuno.

Maurizio Costanzo, come l’è riuscito?

«Che cosa?».Il successo. A 82 anni può ammettere di averlo avuto, no?

«Ottantatré ad agosto. Il successo come arriva può anche andarsene, diciamo che nel mio caso è stata una convivenza sull’uscio di casa».

L’uscio sarà stato anche aperto, ma il successo ci sta comodo a casa sua.

«Per fortuna, si vede che mi applico».

Se l’è meritato?

«Quello lo decide il pubblico, personalmente credo di sì. Sono un uomo fortunato. Ho capito a dieci anni quello che volevo fare e non ho più smesso. Direi che la mia è stata la vocazione assoluta».

Se dovesse riassumersi in tre parole?

«Sono un giornalista che si è sperimentato in molti settori diversi, cercando sempre una cosa sola: il divertimento. Che è figlio della curiosità».

Eppure, più che divertito lei sembra malinconico.

«Ci sono nato con un fondo di malinconia. Anzi, direi che la malinconia è mia sorella e se vuole gliela presento. È una convivenza a cui mi sono abituato e che mi aiuta a pensare».

Lei ha avuto quattro mogli, come si diventa mariti seriali?

«Cercando la migliore».

Maria?

«Maria. Stiamo assieme da 27 anni, abbiamo da poco festeggiato le nozze d’argento. Non mi era mai accaduto».

Le secca?

«Al contrario, mi riempie di gioia. Prima di lei le relazioni tendevano ad annoiarmi».

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Il 2 giugno è la Festa della Repubblica: ecco perché

mercoledì, Giugno 2nd, 2021

di Silvia Morosi

Il 2 giugno è la Festa della Repubblica: ecco perché

Una ragazza sorridente mostra la prima pagina con la quale il Corriere della Sera annunciava: «È nata la Repubblica Italiana». Una fotografia celebre — scattata da Federico Patellani e uscita per la prima volta il 15 giugno 1946 sul N° 22 del Tempo — che ben racconta la festa del 2 giugno. Per decenni nessuno ha saputo l’identità della protagonista di quest’icona: Anna Iberti.

In quella data, il 2 giungo del 1946, venne «mandata in pensione»
la monarchia di Casa Savoia, grazie a un referendum istituzionale, indetto a suffragio universale, che con 12.718.641 voti (contro 10.718.502 e 1.498.136 schede nulle o bianche), sancì la nascita della Repubblica. Il risultato del referendum venne reso pubblico il 18 giugno 1946 (ecco come votarono le singole Regioni, dalla Lombardia alla Sardegna).


Buona festa della Repubblica!
Il 2 giugno diventa giorno festivo

Il primo luglio Enrico De Nicola venne nominato primo presidente della Repubblica Italiana, mentre Alcide De Gasperi fu il primo presidente del Consiglio. Il primo gennaio 1948 entrò in vigore la nuova Costituzione della Repubblica Italiana, composta da 139 articoli e XVIII disposizioni transitorie. Le pagine che compongono la Carta sono il frutto di un lavoro lungo e difficoltoso, al quale presero parte tutte le forze democratiche dello Stato.

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Bolle: “La Fracci ha anticipato un’epoca ballando in tv e nelle piazze, mi ha aperto la strada”

venerdì, Maggio 28th, 2021

ALBERTO MATTIOLI

Bolle: “La Fracci ha anticipato un’epoca ballando in tv e nelle piazze, mi ha aperto la strada”

«Io com’ero? Emozionato e terrorizzato». Roberto Bolle aveva vent’anni e a Tokyo, nello Spectre de la rose, ballò per la prima volta con Carla Fracci: «Un mito. Siamo cresciuti, tutti, associando la danza al suo nome. Una perdita enorme».

Bolle, un ricordo personale.
«Nel 2016 venne a La mia danza libera, il mio programma tivù. Mi colpì la sua disponibilità a mettersi in gioco e sì, anche a prendersi in giro insieme con Virginia Raffaele. Poi danzammo un passo a due creato per l’occasione. Ricordo che all’una di notte eravamo tutti distrutti dopo una giornata di registrazioni. Partì la sigla del programma, era Tu mi porti su, e lei come se niente fosse la ballò tutta. E noi a bocca aperta». Se non ci fosse stata Carla Fracci, ci sarebbe stato Roberto Bolle? Non come ballerino, ma come icona della danza anche per chi non ha mai visto un balletto in teatro.
«Forse no. In questo le devo tantissimo. Carla ha aperto la strada, ha capito che la danza non poteva restare confinata nei teatri, ha ballato in televisione, nelle piazze, sotto i tendoni. È diventata l’icona pop della danza. In questo, ha segnato un’epoca. Anzi, l’ha anticipata».

Diceva che il balletto non poteva rinchiudersi nelle “scatole d’oro” dei teatri.
«Sono totalmente d’accordo. E del resto il mio percorso è lì a dimostrare che è quel che cerco di fare anch’io. O la danza riesce a coinvolgere un pubblico nuovo, più eterogeneo, oppure non ha un futuro».

Quindi si rende conto che adesso l’icona della danza italiana è lei?
«Sì. È una grande eredità e anche una grande responsabilità. Sono consapevole del mio ruolo, le voci autorevoli nel settore non sono poi tante. Io cerco di essere lineare e limpido, per dare un esempio ai giovani, per difendere i valori della nostra arte e i diritti di chi ci lavora. Che è poi quello che ha sempre fatto Carla Fracci».

Nel 2007 polemizzaste a mezzo stampa. Come e quando avete fatto pace?
«In realtà non abbiamo mai litigato. La polemica fu amplificata dai media, come spesso accade. Ma, visto che ero stato io a iniziarla, fui io a telefonarle. Ci chiarimmo e il rapporto di stima reciproca rimase quello di sempre. Negli ultimi anni avevo anche superato il timore reverenziale per il mito e mi ero avvicinato alla persona».

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Morta Carla Fracci, Milano piange «la stella delle stelle». La camera ardente domani nel foyer della «sua» Scala

giovedì, Maggio 27th, 2021

di Fabrizio Guglielmini

Morta Carla Fracci, Milano piange «la stella delle stelle». La camera ardente domani nel foyer della «sua» Scala

Sarà allestita domani proprio nella «sua» Scala la camera ardente di Carla Fracci, nel foyer del teatro a cui è rimasta legata per tutta la sua carriera. Si potrà dare l’ultimo saluto alla grande ballerina dalle 10.30 alle 18. Non è passata nemmeno un’ora dalla scomparsa dell’étoile Carla Fracci, e dalla Scala, , quando arriva il messaggio di cordoglio del sovrintendente Dominique Meyer: «Il teatro, Milano, la danza perdono una figura storica, leggendaria, che ha lasciato un segno fortissimo nella nostra identità e ha dato un contributo fondamentale al prestigio della cultura italiana nel mondo. «Nei mesi scorsi – aggiunge Meyer – ho avuto il piacere di accoglierla diverse volte alla Scala dove veniva spesso e a gennaio siamo stati felicissimi di riaverla a trasmettere la sua esperienza alle giovani interpreti dell’ultima Giselle, che è stata per tutti un momento indimenticabile. La penseremo sempre con affetto e gratitudine, ricordando gli ultimi giorni passati insieme, in cui si sentiva tornata a casa».

Si unisce al ricordo il direttore del corpo di ballo scaligero Manuel Legris: «Ci lascia stupiti, in punta di piedi come Giselle, spirito che resta con noi come la sua energia mai sopita. Siamo privilegiati per aver condiviso la sua arte che è vita, leggendario modello e fonte di ispirazione di tutte le generazioni di ballerine». Il suo biografo, Enrico Rotelli, la ricorda senza parole ma con un’affettuosa immagine pubblicata su Facebook pochi minuti fa. Con Rotelli, la Fracci ripercorse la sua lunga carriera di stella mondiale della danza in «Passo dopo Passo» (la biografia uscita nel 2013) a cominciare dagli studi nel dopoguerra alla scuola di ballo scaligeria.

Immediate le reazioni dal mondo politico milanese e lombardo, a partire dal governatore Attilio Fontana su Facebook: «Ci lascia Carla Fracci, la stella delle stelle. Una grandissima artista che ha scritto la storia della danza, dell’arte, della cultura. Una milanese che amava infinitamente la sua città e la Lombardia. Nel 2020 le avevamo assegnato il Premio Rosa Camuna per la sua eccellenza». Anche il sindaco di Milano, Giuseppe Sala, le ha reso omaggio con un post sulle sue pagine social: «È stata una delle più grandi ballerine del mondo.

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