Archive for the ‘Cultura’ Category

La fine del mondo, 60 anni fa

domenica, Luglio 12th, 2020

di GIAN ANTONIO STELLA

La fine del mondo, 60 anni fa

Particolare della copertina della «Domenica del Corriere» del 17 luglio 1960, firmata da Walter Molino

Nove giorni prima dell’Apocalisse annunciata dal Profeta Emman, quando già l’altopiano himalayano e le vette andine e le Montagne rocciose americane stavano per essere sommerse, arrivò al rifugio Pavillon sul Monte Bianco anche una lettera da Parigi firmata da un certo Beato Gabriele D’Annunzio, al secolo il sedicente Joel Horis de Seire: «Mio caro fratello Emman, io discepolo D’Annunzio, protettore di 553 sudditi fedeli attualmente in viaggio per raggiungervi, mi faccio interprete di questa folla ansiosa per chiedervi di voler accordare a essi alloggio durante il periodo delle diverse fasi concernenti la fine del mondo. Il gruppo si compone di 151 francesi; 108 inglesi; 50 olandesi; 44 russi; 105 polacchi; 95 cinesi; uomini e donne insieme. Questa carovana ha al suo seguito 9 camion, 3 bulldozer, 2 camion con gru trasportabili, 3 gru fisse, 8 vetture anfibie, 6 motociclette, 22 jeep, 6 canotti pneumatici…».
Sei canotti pneumatici contro il diluvio universale che già era stato impegnativo per l’Arca di Noè quando «le cateratte del cielo si aprirono» e «cadde la pioggia sulla terra per quaranta giorni e quaranta notti»? Eppure, mentre i giornali aggiungevano di giorno in giorno nuovi dettagli sempre più inverosimili e spassosi, centinaia di italiani e di stranieri, gente sempliciotta facile da incantare, ma anche un paio di ingegneri e un po’ di professionisti, cercarono sul serio di raggiungere il luogo scelto dalla Setta per sopravvivere alla fine del mondo. Spiccò tra gli altri un titolone a tutta pagina: «Aspettano il diluvio tra le nuvole». Il capolavoro, però, quel 14 luglio 1960, fu un elzeviro sul «Corriere della Sera» di Dino Buzzati. Una leccornia: «Da leggere alle 13,38 di oggi».

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Stefano Massini, “Parole in corso”: perché si dice “la speranza è l’ultima a morire”

sabato, Luglio 11th, 2020

Ogni giorno una parola o un’espressione da scomporre e ricomporre: “Parole in corso” è la nuova rubrica dello scrittore Stefano Massini, dal lunedì al venerdì su Repubblica.it

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Stefano Massini, “Parole in corso”: perché si dice “la carota e il bastone”

giovedì, Luglio 9th, 2020

Ogni giorno un’espressione da scomporre e ricomporre: “Parole in corso” è la nuova rubrica dello scrittore Stefano Massini, dal lunedì al venerdi su Repubblica.it. In questa puntata, le parole sono accompagnate dal pianoforte di Paolo Jannacci.

REP.IT

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È morto Roberto Gervaso

martedì, Giugno 2nd, 2020

Francesca Galici

A 82 anni si è spento Roberto Gervaso. Lo scrittore e giornalista è stato per lungo tempo al fianco di Indro Montanelli, che lo portò al Corriere della Sera nel 1960.

Dagli anni Settanta fino a oggi ha lasciato la sua firma su tutti i più importanti quotidiani nazionali, anche su IlGiornale, per il quale ha curato la rubrica Il Gervaso di Pandora. Si è spento a Milano dopo una lunga malattia. Ha tramandato la sua passione per il giornalismo e per il racconto a sua figlia Veronica, giornalista del Tg5.

Ha legato il suo nome a una lunga fila di biografie di personaggi illustri ed è stato uno dei primi divulgatori storici del nostro Paese. Proprio insieme a Indro Montanelli i primi sei volumi della Storia d’Italia, una grandiosa opera in 22 volumi che racconta l’evoluzione del nostro Paese dalla caduta dell’Impero Romano d’Occidente in poi.

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2 giugno, perché oggi è la Festa della Repubblica. Storia e curiosità

martedì, Giugno 2nd, 2020
2 giugno, Festa della Repubblica

Martedì 2 giugno si celebra la Festa della Repubblica, ricorrenza tra le più importanti del nostro Paese, istituita per ricordare il referendum che, dopo la caduta del fascismo, sancì lo storico passaggio dell’Italia dalla monarchia all’attuale sistema repubblicano.

Il referendum 

Il 2 e 3 giugno 1946 si tenne il referendum istituzionale con cui gli italiani furono invitati a decidere quale forma di governo dare alla nazione dopo la fine della guerra mondiale: monarchia oppure repubblica. Fu la prima volta che in Italia una votazione si svolse a suffragio universale, coinvolgendo attivamente tutti i cittadini e le cittadine che avevano raggiunto la maggiore età (all’epoca 21 anni).

Vinse la repubblica con 12.718.641 voti a favore, contro le 10.718.502 preferenze espresse per la monarchia (le schede nulle o bianche furono 1.498.136). I risultati del referendum vennero comunicati il 10 giugno 1946 dalla Corte di Cassazione, che tuttavia attese poi il 18 giugno per proclamare ufficialmente la nascita della Repubblica Italiana. La decisione fece calare definitivamente il sipario sul Regno d’Italia, che per 85 anni era stato governato dalla famiglia reale dei Savoia.

Assemblea costituente

La consultazione popolare servì anche per eleggere i deputati dell’Assemblea Costituente, l’organo legislativo che avrebbe avuto innanzitutto il compito di redigere la nuova Costituzione. Preso atto dell’esito del referendum istituzionale, il 28 giugno 1946 la Costituente fu anche chiamata a nominare un capo provvisorio di Stato: la scelta cadde su Enrico De Nicola, che divenne il primo presidente della neonata Repubblica Italiana. Il primo presidente del consiglio fu invece Acide De Gasperi, che ottenne l’incarico proprio da De Nicola. Quanto alla nuova Costituzione, entrò in vigore il 1º gennaio 1948.

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Franceschini: «Alta velocità e piano per i borghi. Così rilanceremo il turismo al Sud»

domenica, Maggio 31st, 2020

di Monica Guerzoni

Franceschini: «Alta velocità e piano per i borghi. Così rilanceremo il turismo al Sud»

Una «grandiosa Ricostruzione» con la maiuscola, come nel secondo dopoguerra. Il ministro della Cultura, Dario Franceschini, guarda con ottimismo al futuro del turismo e spiega il suo piano in tre mosse per rilanciarlo nel Sud.

Alcuni governatori tra cui Solinas e De Luca invocano test e patenti sanitarie per chi viene dalle regioni più colpite. È una via percorribile?
«Abbiamo cercato da sempre di concordare le scelte con le Regioni. Tutti capiscono che danno per l’immagine dell’intera Italia e delle possibilità di ripresa del turismo ne uscirebbe se singole Regioni adottassero misure nei confronti di abitanti di altre zone d’Italia. Una assurda macchia di leopardo senza una base scientifica».

La Grecia non vuole i nostri turisti. Cosa fare per non essere trattati come gli appestati d’Europa?
«Di Maio e Amendola si stanno battendo perché ogni decisione sulle frontiere sia assunta a livello Ue. Scelte come quelle della Grecia contrastano con questa linea e rischiano di far partire ritorsioni e competizioni malsane».

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“L’Italia del nuovo boom deve fare la torta, non pensare a come spartirla”

sabato, Maggio 30th, 2020

“Eccomi, sono dovuto andare in farmacia e a comprar l’ova”. In effetti una chiacchierata con Sandro Veronesi sulla ricostruzione e sull’Italia del boom non poteva non partire da uova e medicine, o mascherine. Elementi base quanto mai necessari, oggi che si deve ripartire dopo la grande pandemia, senza però dimenticare che tra il 25 aprile e il Sorpasso c’è stato Ladri di Biciclette. Una stagione di miseria, ma anche di grande energia.

Veronesi, scrittore Premio Strega con Caos Calmo e candidato quest’anno con Il Colibrì, è nato nel 1959, l’anno della Grande Guerra di Monicelli, un anno prima della Dolce Vita di Fellini. La ricostruzione l’ha concepito, col boom ci è cresciuto. E la sua visione del boom è senza troppi fronzoli.

“Parliamoci chiaro, molti dei padri dei miei amici di Prato per 20-30 anni quando hanno messo su la loro grande ricchezza di imprenditori tessili non hanno pagato mai le tasse. Non è che l’hanno pagate poco, non l’hanno pagate mai, e nessuno controllava. Zero. Però i soldi per fare la sanità pubblica, la pubblica istruzione… non mancavano. Te li ridavano! Eravamo il molo democratico in Europa contro lo spettro del comunismo. Poi è quando questo sistema è andato in crisi, negli anni ‘80, che s’è fatto il vero debito”.

Il sorpasso, Dino
Il sorpasso, Dino Risi

Pronti-via, e il mito della generazione d’oro che ci ha fatto ripartire è subito smontato.

“Molti erano uomini e donne eccezionali, ma molti no. Eppure, si son fatti d’oro perché bastava montarci sopra a quel tram, e ti ritrovavi ricco. Bastava esserci e non fare sciocchezze. Quando cresci del 10 per cento all’anno vuole dire che la 500 che vedi parcheggiata sotto casa dalla finestra, l’anno dopo è una 1100, l’anno dopo ancora è una Giulietta. Era facile, ma era drogata quella situazione lì”.

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V.I.R.U.S. 5 parole per dire come stiamo – Il racconto di Stefano Massini

venerdì, Maggio 29th, 2020

Stefano Massini conclude la stagione di Piazzapulita dividendo la parola virus in 5 parole, per entrarci dentro e capire le zone d’ombra dei nostri stato d’animo turbati. La vitalità che ci è stata tolta, il senso spiazzante dell’impossibile che si è fatto attuale, la difficoltà di elaborare, e di segnare i confini di un’esperienza inaudita…e poi, su tutto, quel nuovo senso del pericolo con un nemico silente che si è rivelato il più temibile.

LA7

REPTV

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Milano, a rischio la riapertura della Scala: il teatro perderà 50 mila euro al giorno

domenica, Maggio 24th, 2020

di ANDREA MONTANARI

24 maggio 2020 La Scala perderà 50 mila euro al giorno se rispetterà le linee guida inserire nel decreto legge approvato dal governo lo scorso 17 maggio. La stima è sulla scrivania del sovrintendente Dominique Meyer, che giovedì la porterà al Consiglio di amministrazione del teatro convocato per l’approvazione del bilancio. Una somma che si aggiungerebbe ai 20 milioni di euro già persi dalla Scala per colpa del lockdown imposto dall’emergenza per il Covid 19 dallo scorso 25 febbraio mettendo seriamente a rischio il futuro del teatro lirico più famoso del mondo. “Sarà difficile trovare un equilibrio tra i costi e i ricavi”, ha spiegato nei giorni scorsi Meyer, che ha aggiunto guardando al futuro: “Credo che l’anno venturo sarà molto più difficile perché gli ammortizzatori sociali non ci saranno più, avremo pieni costi, ma meno ricavi”.

In teatro c’è molta preoccupazione. Il rischio è che la Scala possa decidere di non riaprire, se le regole non cambieranno. Visto che la presenza del pubblico è indispensabile per far reggere i conti nei prossimi mesi. Le linee guida sugli spettacoli al chiuso che il governo ha adottato in vista di una possibile riapertura a partire dal 15 giugno infatti prevedono per un teatro come il Piermarini un numero massimo di 200 persone presenti. Tra spettatori e interpreti. Oltre alla distanza tra i posti in sala di almeno un metro non solo lateralmente, ma anche in avanti. Limiti che di fatto costringerebbero la Scala a cancellare, per esempio, le recite già annunciate a settembre dei tre titoli che dovrebbero chiudere la stagione in corso, che è stata interrotta dopo il debutto de “Il Turco in Italia” di Gioacchino Rossini e durante le prime prove di “Salomè” di Richard Strauss, mai andata in scena.

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Nicola Ferrigni: “Il Covid ci ha cambiato, il vecchio svago non ci diverte più”

sabato, Maggio 23rd, 2020

Circa 7 milioni di italiani, quest’estate, rinunceranno alle vacanze. E’ quanto emerge da un sondaggio di Facile.it, in cui si legge che quelli che non ci rinunceranno, resteranno comunque in Italia, nel 38% dei casi nella propria Regione di appartenenza. Precauzioni, distanze e buon senso, certo. Ma da circa una settimana, dopo due mesi forzatamente costretti a rinunciare alla cena fuori, al sabato di shopping o alla serata al teatro o allo stadio, finalmente ci è consentito di riappropriarci della “nostra normalità”. Eppure basta un’occhiata fuori dalla porta di casa per capire che, se si è eccettuano pochi esercizi che hanno ripreso a pieno ritmo (vedi alla voce parrucchieri) o le lunghe passeggiate nel parco, gli italiani sono ancora perlopiù fermi al periodo del lockdown. Lo stesso sondaggio ha rilevato anche che solo un 13,3 per cento di loro è pronto a mangiare fuori. Addirittura il 60,4% non ha nessuna voglia di riprendere prima dell’anno prossimo. 

“Questo è un momento di transizione, non è scattato ancora il totale ritorno alla normalità”, ci spiega Nicola Ferrigni, Professore associato di Sociologia presso l’Università degli Studi “Link Campus University” di Roma. “Stiamo vivendo in una sorta di limbo, non siamo né completamente nella normalità, né nel lockdown. Siamo dubbiosi, perplessi, abbiamo giustamente paura. Ma non è solo questo”. Perché, ci spiega il professor Ferrigni, non dobbiamo sottovalutare la “riscoperta di noi stessi che è avvenuta in questi due mesi. C’è stato un ritorno alla vera ‘normalità’, quella fatta di rapporti più autentici. Abbiamo riscoperto i profumi, gli odori, i sapori, ponendoci in una dimensione di silenzio e di ascolto di noi stessi”.

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