Archive for the ‘Cultura’ Category

Egitto: archeologi trovano 27 sarcofagi intatti da 2500 anni

lunedì, Settembre 21st, 2020

Sepolti più di 2.500 anni fa e da allora mai più aperti, 27 sarcofagi sono stati portati alla luce dagli archeologi in un’antica necropoli egizia.
La tomba è stata ritrovata all’interno di un pozzo in un sito sacro a Saqqara, un luogo di sepoltura attivo per più di 3.000 anni e patrimonio mondiale dell’Unesco.
La scoperta, riferisce la Bbc, è considerata dagli esperti una delle più grandi nel suo genere. Le fotografie pubblicate mostrano bare di legno ben conservate dipinte con colori vivaci e altri manufatti più piccoli. 

Egitto: archeologi trovano 27 sarcofagi intatti da 2500 anni


LA STAMPA

Rating 3.00 out of 5

Da Liedholm alla rovesciata di Parola. “La leggenda dei Panini, i Disney italiani”

lunedì, Settembre 21st, 2020

di WALTER VELTRONI

È appena uscito ’Panini. Storia di una famiglia e di tante figurine’, il nuovo libro di Leo Turrini (320 pagine, 18 euro). Per concessione della casa editrice Minerva, pubblichiamo la prefazione al libro, scritta da Walter Veltroni.

Roma, 21 settembre 2020 – È una grande storia italiana, quella raccontata magnificamente da Leo Turrini. Un giornalista legato alla sua terra, non scevro di passioni sanguigne, appassionato dell’epica dello sport si è messo, come un investigatore del tempo, a ricostruire l’epopea di una delle famiglie della nostra imprenditoria il cui nome è entrato, letteralmente entrato, nelle case di intere generazioni di italiani.

Tutti coloro che sono stati bambini a partire dagli anni Sessanta sanno infatti chi sono i ’Panini’. Hanno comprato i loro album, incollato le loro figurine, scritto, ansiosi di risposta, al loro indirizzo di Modena. I fratelli Panini sono entrati nell’immaginario collettivo. Quel cognome identificava delle irremovibili e struggenti madeleines di ciascuno. Quelle figure di altri, sconosciuti, sono, nella nostra memoria, quella di noi una volta bambini. Fossero l’immagine maldestramente colorata da un litografo di Parma del coriaceo centrocampista ’Maciste’ Bolchi, prima figurina Panini, quella di Garibaldi in ’Uomini illustri’ , le vignette di Prosdocimi che riproducevano gli idoli canori del tempo, da Celentano a Tony Astarita, le fotografie di inconsapevoli canguri nelle collezioni sugli animali. Quei rettangoli di carta ci ricordano i nostri pomeriggi senza pensieri e ansie. E con l’assoluta fiducia nel futuro.

Le figurine si prestavano a un doppio uso, individuale e collettivo. Tanti anni fa mi capitò di scrivere, per celia, un saggetto sulla teoria marxiana a proposito del valore d’uso e di scambio applicandola alle figurine. Io rifuggivo, da ragazzo, da un uso che consideravo prosaico, volgare e blasfemo delle immagini ’Panini’. Non avrei mai aperto un commercio lascivo, uno scambio mercantile che avrebbe finito col ledere la sacralità di quelle fotografie colorata.

Rating 3.00 out of 5

Stefano Massini, “Parole in corso”: l’origine del termine “peste”

martedì, Settembre 15th, 2020

REP.IT

Rating 3.00 out of 5

Stefano Massini, “Parole in corso”: da dove arriva il termine ‘smog’

sabato, Settembre 12th, 2020

Ogni giorno una parola, o un modo di dire, da scomporre e ricomporre: “Parole in corso” è la nuova rubrica dello scrittore Stefano Massini, dal lunedì al venerdì su Repubblica.it

Rating 3.00 out of 5

Parma, addio all’editore Franco Maria Ricci

venerdì, Settembre 11th, 2020

É morto oggi Franco Maria Ricci, nella sua casa a Fontanellato, a Parma.

Editore e collezionista, famoso per aver pubblicato negli anni ’80 la rivista FMR conosciuta in tutto il mondo e aver creato il Labirinto della Masone a Fontanellato, aveva 82 anni, gran parte dei quali trAscorsi alla ricerca della Bellezza: non a caso Ephemere – La bellezza inevitabile è il titolo del documentario che il team del ‘suo’ Labirinto della Masone gli aveva dedicato per gli 80 anni.

Era nato a Parma il 2 dicembre 1937. Indebolito da una lunga malattia, è morto d’infarto.

{}

La scomparsa di Franco Maria Ricci è un grande dolore. Con lui viene a mancare un intellettuale di straordinaria sensibilità e intelligenza, un editore colto e raffinato, un uomo che ha sempre operato per divulgare la conoscenza del nostro patrimonio culturale” scrive il ministro Dario Franceschini.

Franco Maria Ricci ha creato dal 2015 a Fontanellato il più grande labirinto esistente, composto interamente di piante di bambù (in totale sono circa 200 mila), alte tra i 30 centimetri e i 15 metri, appartenenti a venti specie diverse. Un percorso in cui inoltrarsi e perdersi, per fantasticare e riflettere.

Parma 2020, una mostra rende omaggio a Franco Maria Ricci

“Lo ricordo con affetto e stima. Cultore del bello e della bellezza come motori del mondo, un uomo d’altri tempi, pacato e riflessivo. Un’anima sincera e un esempio per chiunque, ha saputo portare in alto il nome di Parma, in Italia e nel mondo. La città lo ricorderà sempre, grazie Franco Maria Ricci per tutto quello che hai fatto e realizzato”, scrive il sindaco Federico Pizzarotti.

“Perdiamo una persona di grande spessore. Nella sua vita, in ogni pensiero e iniziativa ha fatto cultura, dall’editoria al design. FMR, per molti la rivista d’arte più bella al mondo, e il Labirinto della Masone a Fontanellato, nel parmense, dicono dell’eleganza e del fascino delle sue idee e modo di essere. Il pensiero va ai familiari, al quale esprimo vicinanza e le più sentite condoglianze anche a nome della Giunta e dell’intera comunità regionale”, è il codoglio del presidente della Regione Stefano Bonaccini.

Rating 3.00 out of 5

La sfida di Beppe Severgnini: cinquanta motivi per i neoitaliani

martedì, Settembre 8th, 2020

di BEPPE SEVERGNINI

La sfida di Beppe Severgnini: cinquanta motivi per i neoitaliani

Roma, 25 aprile 2020: alla Garbatella si festeggia la Liberazione in lockdown cantando dai balconi (foto Claudio Guaitoli) shadow

Dalla bufera siamo usciti diversi. Peggiori o migliori? Direi: non siamo andati indietro. A modo nostro, siamo andati avanti. La pandemia ci ha costretto a trovare dentro di noi — nelle nostre città, nelle nostre famiglie, nelle nostre teste, nel nostro cuore — risorse che non sapevamo di possedere. Non perché siamo sciocchi, ma perché eravamo distratti e litigiosi. La storia dimostra che le società umane crollano per distrazione, mollezza, capricci. La dittatura del superfluo non proclama la legge marziale, non sfila impettita per le strade. Vince senza combattere, dopo averci infiacchito.

Quello che state per leggere è un libro cui pensavo da tempo. Ho cercato di riassumere la nazione quindici anni fa, a beneficio degli stranieri. La testa degli italiani (Rizzoli 2005) è stato tradotto in quattordici lingue, ma è servito come specchio anche a molti connazionali. L’immagine riflessa non è piaciuta a tutti; e qualcuno se l’è presa con l’autore che reggeva lo specchio. Ma la maggioranza dei lettori italiani ha capito cosa avevo provato a fare: una sintesi onesta e affettuosa. I due aggettivi non sono incompatibili.

La stagione virale che abbiamo attraversato ha cambiato diverse cose; altre erano già cambiate nel corso degli ultimi anni. È tempo di raccontare i Neoitaliani, ho pensato. La pandemia è una macchina della verità. Non soltanto ha rivelato chi siamo; ci ha consentito di pensare a chi potremmo essere. Abbiamo imparato qualcosa, come individui e come collettività. Certo, sono lezioni che avremmo voluto apprendere in un altro modo. Ma la vita, quando decide di insegnarci qualcosa, non chiede il permesso.
Ecco alcuni dei cinquanta motivi per essere italiani.

Perché sappiamo essere seri, ma lo ammettiamo malvolentieri

Quarant’anni fa, quando per distrarmi dagli studi di giurisprudenza scrivevo per «La Provincia» di Cremona, tenevo una rubrica settimanale intitolata Parlar sul Serio. Un prevedibile gioco di parole — Serio è il nome del fiume che attraversa Crema — ma un gioco, per così dire, accurato. Siamo seri, dalle nostre parti, come sanno essere seri gli italiani. Ma ci scoccia ammetterlo.

Rating 3.00 out of 5

L’arte come felicità e fantasia e non come critica militante

venerdì, Settembre 4th, 2020

Vittorio Sgarbi

Non si spegne nella memoria il sorriso di Philippe Daverio. Per lui l’arte era una festa, una crescita della felicità. Soltanto in questi termini si può capire fino in fondo la differenza tra lui e un critico d’arte, peggio ancora se militante.

E in quattro tempi della sua vita egli mostrò sempre la stessa vitalità. Poco più giovane di lui, lo incontrai già pieno di vita e di entusiasmo nel 1975, quando Milano era imperdibile non solo per i suoi musei ma per le gallerie: il Milione , lo Studio Marconi, Lorenzelli , Farsetti, lo storico Cavallino di Carlo Cardazzo, Gianferrari, ognuna in qualche modo galleria di tradizione; ma solo alla galleria Philippe Daverio in via Montenapoleone 6 si respirava un’aria nuova, un’aria libera, e non per minore impegno nella storia (da quell’esperienza uscirono i cataloghi generali, che l’università e le sovrintendenze non erano in grado di garantire, su Giorgio de Chirico e su Gino Severini). Ma ti poteva accadere la sorpresa di vedere i vetri di Guido Balsamo Stella o i dipinti di Gianfranco Ferroni.

La garanzia di Daverio non era notarile ma di fantasia, di autorevolezza, di invenzione, di apertura, di strade nuove. E, nel 1978, quando arrivò a Venezia, il grande editore Giulio Einaudi che avevo conosciuto a casa di Maria Teresa Rubin De Cervin Albrizzi, rimase incuriosito del mio febbrile desiderio di conoscenza e dalla mia curiosità. Appreso che ero nato a Ferrara, mi chiese di accompagnarlo alla grande mostra di antiquariato che si teneva allora in Palazzo Grassi prima che fosse il santuario dell’arte che, dalla Fiat a Pinault, è poi diventato, per vedere un quadro che lo incuriosiva, di un grande e allora misconosciuto pittore: Gaetano Previati.

Rating 3.00 out of 5

Lutto nella cultura italiana: è morto lo storico dell’arte Philippe Daverio, aveva 70 anni

mercoledì, Settembre 2nd, 2020

Stroncato da un tumore, tenuto sempre nascosto, è morto questa notte all’istituto dei Tumori di Milano lo storico dell’arte Philippe Daverio. Lo ha reso noto la regista e direttrice del Franco Parenti Andree Ruth Shammah. Docente e saggista, ex assessore alla Cultura del Comune di Milano, avrebbe compiuto 71 anni il 17 ottobre. “Mi ha scritto suo fratello stamattina per dirmi che Philippe è mancato stanotte” ha detto la Shammah all’ANSA.

Lutto nel mondo della cultura: è morto Philippe Daverio

Nato il 17 ottobre 1949 a Mulhouse, in Francia, da padre italiano, Napoleone Daverio e madre alsaziana, Aurelia Hauss, Philippe Daverio era il quarto di sei figli. Dopo un’educazione di tipo ottocentesco in collegio e gli studi di Economia e Commercio alla Bocconi di Milano, dove non si laurea pur superando tutti gli esami, Daverio apre nel 1975 la “Galleria Philippe Daverio”, in via Monte Napoleone 6 a Milano, dove si occupa prevalentemente di movimenti d’avanguardia della prima metà del Novecento. 

Nel 1986 inaugura a New York la “Philippe Daverio Gallery” rivolta all’arte del XX secolo e nel 1989 è la volta a Milano, in corso Italia 49, di una seconda galleria di arte contemporanea.

Rating 3.00 out of 5

Morto Sergio Zavoli, maestro della televisione: aveva 96 anni

mercoledì, Agosto 5th, 2020

di Antonio Carioti

Morto Sergio Zavoli, maestro della televisione: aveva 96 anni

Sergio Zavoli, giornalista e maestro della televisione italiana, è morto all’età di 96 anni. Nato a Ravenna il 21 settembre 1923, ha trasformato l’informazione in tv con programmi come il Processo alla tappa — creato nel 1962 e dedicato al Giro d’Italia — e La notte della Repubblica.

Soprattutto la sua voce calda era inconfondibile: restava impressa, metteva l’ascoltatore a suo agio, lo invogliava a seguire la trasmissione. Ma le doti di Sergio Zavoli, andavano ben oltre: competenza, serietà, cultura vera, empatia e partecipazione emotiva (mai però troppo enfatizzate), tatto nel rivolgere agli interlocutori anche le domande più scottanti.

Un cronista di razza, un maestro della comunicazione radiofonica e televisiva, capace di inventare nuove formule e pronto a portare nelle case degli italiani argomenti delicati e difficili da trattare oltre che presidente della Rai per sei anni, dal 1980 al 1986, Zavoli ne era stato per tanto tempo in precedenza e ne fu ancora in seguito un volto giornalistico tra i più prestigiosi e riconoscibili, un’autentica figura di riferimento per il pubblico, senza poi contare il suo ruolo istituzionale come presidente della commissione di Vigilanza, carica ricoperta in età già avanzata, dal 2009 al 2013.

Nato a Ravenna il 21 settembre 1923, il giovane Sergio era però cresciuto a Rimini, città cui era rimasto molto legato e di cui aveva raccontato gli aspetti estrosi e stralunati nel libro di memorie Il ragazzo che io fui (Mondadori, 2011). Tra i suoi amici più cari c’era Federico Fellini, di tre anni più anziano, al quale sarebbe rimasto sempre legato. E proprio nella località balneare romagnola Zavoli aveva svolto il proprio apprendistato di cronista con il «giornale parlato», una sorta di notiziario trasmesso al megafono allestito con un paio di amici subito dopo la guerra.
Poi era passato a seguire gli eventi sportivi e nel 1948, quando era ancora studente universitario, Vittorio Veltroni (padre di Walter), dirigente della Rai, lo aveva chiamato a Roma. Qui ben presto era emerso il talento cristallino del giovane romagnolo. In radiocronaca aveva seguito importanti gare del calcio e del ciclismo, ma anche la disastrosa alluvione del Polesine nel 1951. Seguirono inchieste di altissima qualità sui ciechi, sulle monache di clausura, sui profughi fuggiti dall’Ungheria in seguito all’invasione sovietica del 1956.

Rating 3.00 out of 5

Stefano Massini, “Parole in corso”: Piantare baracca e burattini

martedì, Agosto 4th, 2020

Ogni giorno una parola, un’espressione, da scomporre e ricomporre: “Parole in corso” è la nuova rubrica dello scrittore Stefano Massini, dal lunedì al venerdì su Repubblica.it.

Rating 3.00 out of 5
Marquee Powered By Know How Media.