Archive for the ‘Cultura’ Category

Pompei restituisce i corpi integri di due fuggiaschi

sabato, Novembre 21st, 2020
L’uomo col mantello e lo schiavo. Il ministro Franceschini. “Stupefacente” – Ansa /CorriereTv
Due uomini, un quarantenne signore di rango avvolto in un mantello di lana e il suo giovane schiavo in tunica, le ossa già provate da anni di durissimo lavoro. E’ la nuova scoperta di Pompei venuta fuori nei giorni della pandemia. Le immagini, in esclusiva per l’Ansa, lo raccontano. Una scoperta “stupefacente ” per il ministro Franceschini, e come sottolinea il direttore Massimo Osanna, “assolutamente eccezionale” perché “per la prima volta dopo più di 150 anni, dal primo impiego della tecnica, è stato possibile non solo realizzare calchi perfettamente riusciti delle vittime, ma anche indagare e documentare con nuove tecnologie le cose che avevano con sé nell’attimo in cui sono stati investiti e uccisi dai vapori bollenti dell’eruzione”.
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Stefano Massini, “Parole in corso”: ecco da dove viene il termine “Scalogna”

giovedì, Novembre 19th, 2020

REPTV

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“Il virus me lo spiega Pinocchio” – Il racconto di Stefano Massini

venerdì, Novembre 6th, 2020

Nel suo consueto intervento televisivo del giovedì sera, lo scrittore Stefano Massini usa il famoso libro di Collodi per un’analisi oggettiva e spietata dell’Italia al tempo del virus. Questo è il paese in cui abbiamo sempre seguito Lucignolo, detestando il Grillo Parlante a cui pure riconosciamo buon senso e autorevolezza. Ma non chiedeteci di “meritare” qualcosa perché fuggiremo a gambe levate. Siamo quelli dell’ “intanto me ne vado al Paese dei Balocchi, se mi faccio male si vedrà poi”. Siamo il Titanic che sceglie deliberatamente di andare a impattare contro l’Iceberg, salvo poi inveire per le poche scialuppe a disposizione. Tutto già visto.

REPTV

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“La pazzia sta esplodendo, la gente è a pezzi”. Intervista ad Aurelio Picca

domenica, Novembre 1st, 2020

Arriva a pranzo alla trattoria delle corse, a un passo dall’ippodromo di Capannelle, quarantacinque minuti dopo l’orario dell’appuntamento, quando la cucina è quasi chiusa e ai tavoli non è rimasto nessuno: “Mejo no? Così siamo soli e possiamo parlare senza rompicojoni intorno”. Aurelio Picca è arrivato a Roma dai Castelli: “Il posto in cui la mia famiglia vive da sempre”. Ordina carne e vino fermo: “Ti prego, però, non portarmi quei rossi di mo’, antipatici” dice al cameriere. Poi, assaggia e pronuncia la sentenza: “Mmmm…. non è cattivo… non è cattivo…”. Il cameriere la prende male. “Ma che è ‘sta faccia? Guarda che è il massimo del complimento che te posso fa’”.

Il più grande criminale di Roma è stato amico mio (Bompiani), l’ultimo romanzo di Aurelio Picca, è stato candidato al Premio Strega da Edoardo Nesi, uno che l’ha vinto, con entusiasmo e invidia: “Vorrei averla raccontata io, quella vita che sfugge via dalle mani”, ha scritto. I critici italiani hanno parlato di un libro che tocca la “grandezza” (Luca Doninelli), “sacro” (Massimo Onofri), un romanzo che “fa sembrare letteratura per signorini quella delle firme alla moda” (Goffredo Fofi). In altre parole, Picca è un avvenimento della letteratura italiana.

“In Francia hanno messo sulla copertina del romanzo la foto in cui tengo la rivoltella puntata contro l’obiettivo. La scattò un mio amico molti anni fa. Vogliono vendermi come lo scrittore maledetto italiano. L’unico maledetto italiano. Che te devo di’? Io ‘li lascio fa’”. Ha il fisico per sostenere il marchio: sessant’anni, magro, lunga giacca di pelle nera, maglione a collo alto scuro. Ha le parole: solo vita e morte, bene e male, violenza e tenerezza, nulla che non sia essenziale. Eppure, Picca non è un animale che si addomestica facilmente nel cliché.

“Il mondo sembrava controllato e controllabile. Poi è arrivato il virus e abbiamo scoperto che tutto in realtà ci sfugge di mano. Le merci non possono più circolare tanto liberamente. Non sai più quando prenoterà il prossimo viaggio. Credevi di essere connesso ventiquattr’ore su ventiquattro e, invece, durante la riunione Zoom ti crolla internet. La gente sta andando fuori di testa. Non era pronta a entrare in contatto con la propria fragilità. Anni e anni di culto della vittoria e del successo hanno rimosso la debolezza dalla scena mentale. Oggi sta tornando a galla tutta in una volta. Trovarsela di fronte all’improvviso è sconvolgente. La pazzia sta esplodendo. Io la sento: non la pazzia che crea, la pazzia che disturba. La gente è a pezzi. Tutti i frammenti della realtà che non volevamo vedere, e che abbiamo nascosto sotto terra, stanno venendo fuori in maniera violenta”.

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Stefano Massini, “Parole in corso”: da cosa nasce l’espressione ‘uscire dai gangheri’

lunedì, Ottobre 19th, 2020

Ogni giorno una parola da scomporre e ricomporre: “Parole in corso” è la rubrica dello scrittore Stefano Massini, dal lunedì al venerdì su Repubblica.it

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La malinconia di Van Gogh vince sulla follia

venerdì, Ottobre 2nd, 2020

di STEFANO MARCHETTI

“Sono un uomo passionale, incline a fare cose piuttosto insensate, di cui mi pento un po’…”, scriveva Vincent van Gogh al fratello Theo.

“Van Gogh non era un pazzo o un maledetto come ce l’hanno sempre mostrato, soprattutto al cinema. Era un uomo tormentato, certo, un malinconico. C’era in lui tanto genio, ma poca follia: ai nostri tempi non sarebbe mai stato ricoverato in una clinica”, dice convinto Marco Goldin, storico dell’arte e patron di Linea d’ombra, che al pittore olandese ha legato vent’anni di studi e alcune mostre blockbuster. È proprio sull’idea di un eroe in cammino, “che ha rubato il fuoco come Prometeo ma poi è caduto sulla Terra”, che Goldin ha incardinato la mostra – evento Van Gogh. I colori della vita che dal 10 ottobre all’11 aprile 2021 (con alcune visite private esclusive già da oggi) si terrà al Centro culturale San Gaetano di Padova.

Sono 96 le opere in mostra, con 82 fra disegni e dipinti di Vincent, provenienti in particolare dalle collezioni del Kröller-Müller Museum di Otterlo, e un prestito eccezionale, l’iconico Autoritratto col cappello di feltro grigio dal Van Gogh Museum di Amsterdam.

Organizzare una mostra di questa portata in tempi di Covid e di restrizioni è “un disastro economico”, ammette Goldin. Le precedenti antologiche dedicate a Van Gogh hanno contato fino a 500mila visitatori, ma per questa se ne prevedono non più di 130mila: gli accessi contingentati alle sale avverranno infatti per gruppetti di appena 15 persone ogni dieci minuti. “Chiunque altro avrebbe rinunciato al progetto, ma ho fatto prevalere l’amore per questo artista”, aggiunge il curatore.

Di sala in sala si viaggia insieme a Van Gogh toccando i luoghi del suo cammino, fra il 1880 in cui, da predicatore laico, si era recato a portare la Parola fra i lavoratori della miniera di Marcasse (proprio i Minatori nella neve sono il suo primo acerbo disegno) e il 1890, anno in cui Vincent a luglio si sparò ad Auvers, pochi chilometri da Parigi.

Solo pochi giorni prima aveva dipinto il Covone sotto un cielo nuvoloso, squillante di gialli e di azzurri, che suggella la mostra.

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Nasce Green & Blue, dove l’ambiente incontra scienza ed economia

mercoledì, Settembre 30th, 2020

Fabio Bogo

Ci sono due colori nel nostro futuro, il verde e il blu. Sono i colori dell’ambiente che incontra scienza ed economia, che uniscono le giovani generazioni preoccupate per il futuro del pianeta alle imprese che fanno ricerca e propongono soluzioni. Che provano a saldare in una grande alleanza la politica, le religioni, la tecnologia, la società. Con l’obiettivo di camminare insieme per una terra che sia giusta, pulita, sostenibile. Nella partita entra, con un ruolo da protagonista, Green&Blue, il prodotto digitale e di carta del gruppo Gedi, sul web dal 2 ottobre e in edicola con un mensile il 3 ottobre.  Scendiamo in campo con Repubblica, La Stampa, Il Secolo XIX e le 13 testate locali del Network Gnn, con i rispettivi siti e quotidiani. E raggiungiamo milioni di lettori, ai quali offriamo il più ricco contenitore di notizie, inchieste, interviste, analisi, approfondimenti nel panorama dell’informazione italiana.

Debuttiamo il 2 ottobre a Roma, alla nuvola di Fuksas, con un’inaugurazione che si potrà seguire in streaming sui siti di ogni testata del gruppo Gedi e alla quale prenderanno parte i più importanti protagonisti di questa fase storica della nostra società. Ascolteremo i messaggi di Papa Francesco e di Bill Gates. Sul palco ci sarà Piero Angela, che farà il ritratto del nostro pianeta malato, tra fiumi inquinati, ghiacci che si sciolgono e, ancora, fumi di fabbriche che inquinano. Ma molto si sta muovendo. E così toccherà a Carlo Messina, amministratore delegato di Intesa San Paolo, la più grande banca italiana, spiegare perché la finanza ha deciso di investire su un futuro verde. E a Mark Carney, già governatore della Bank of England e ora inviato dell’Onu, tracciare l’agenda delle risorse per la sostenibilità.  Mentre Claudio Descalzi, amministratore delegato dell’Eni, avrà il compito di raccontare la grande trasformazione di Big Oil, con le compagnie petrolifere che stanno virando con decisione verso un futuro fatto di energie rinnovabili e di ricerca.

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Tesori sommersi: dove sono, quanto valgono e a chi appartengono

mercoledì, Settembre 23rd, 2020

di Domenico Affinito

Avevano a bordo il carico più prezioso mai ritrovato, oltre un miliardo e mezzo di dollari. Sono i relitti di Nuestra Señora de la Mercedes, Nuestra Señora de Atocha, il galeone pirata Whydah e la SS Gairsoppa. Due sono stati trovati dalla Odyssey Marine Exploration, la più famosa società di cacciatori di tesori sottomarini. Secondo una stima dell’Unesco sarebbero circa 3 milioni i relitti di navi nei mari del mondo, molte affondante con i loro «patrimoni». Per difendere questi gioielli dell’archeologia dai predatori è stata varata nel 2001 la convenzione sulla protezione del patrimonio culturale subacqueo, firmata da 64 nazioni, tra queste non compaiono Stati Uniti e Gran Bretagna. L’Italia ha contribuito a redigerne il testo, l’ha ratificata nel 2009 e solo a dicembre dello scorso anno ha annunciato la creazione di una Soprintendenza Nazionale per il Patrimonio Subacqueo che avrà la sede principale a Taranto e due sedi distaccate a Napoli e a Venezia per monitorare il Tirreno e l’Adriatico. Ad oggi, però, è ancora tutto su carta.

Cosa succede a un relitto scoperto?

Quando un relitto viene individuato fino a 200 miglia nautiche dalla costa, la sua proprietà è del Paese in questione. La cosa si fa più complicata quando si trova in quelle internazionali: la nazione proprietaria della nave può rivendicarla, ma di fatto il relitto è di chi lo trova. Un bottino su cui si sono lanciate le società di esplorazione commerciale moderne – soprattutto americane, inglesi, canadesi e brasiliane — autorizzate spesso dagli Stati nelle cui acque è stato trovato il relitto che concedono loro lo sfruttamento commerciale del sito dietro il pagamento di una tassa. Che non sempre pagano: alle Bahamas il governo ha ricevuto un solo pagamento dopo che sono stati rilasciati 71 permessi di recupero in 27 anni. L’Unesco è in prima linea contro queste società perché le operazioni di sfruttamento commerciale non sono eseguite seguendo gli standard scientifici di scavo nei siti archeologici, visto che si concentrano solo sul recupero dei materiali di valore.

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Egitto: archeologi trovano 27 sarcofagi intatti da 2500 anni

lunedì, Settembre 21st, 2020

Sepolti più di 2.500 anni fa e da allora mai più aperti, 27 sarcofagi sono stati portati alla luce dagli archeologi in un’antica necropoli egizia.
La tomba è stata ritrovata all’interno di un pozzo in un sito sacro a Saqqara, un luogo di sepoltura attivo per più di 3.000 anni e patrimonio mondiale dell’Unesco.
La scoperta, riferisce la Bbc, è considerata dagli esperti una delle più grandi nel suo genere. Le fotografie pubblicate mostrano bare di legno ben conservate dipinte con colori vivaci e altri manufatti più piccoli. 

Egitto: archeologi trovano 27 sarcofagi intatti da 2500 anni


LA STAMPA

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Da Liedholm alla rovesciata di Parola. “La leggenda dei Panini, i Disney italiani”

lunedì, Settembre 21st, 2020

di WALTER VELTRONI

È appena uscito ’Panini. Storia di una famiglia e di tante figurine’, il nuovo libro di Leo Turrini (320 pagine, 18 euro). Per concessione della casa editrice Minerva, pubblichiamo la prefazione al libro, scritta da Walter Veltroni.

Roma, 21 settembre 2020 – È una grande storia italiana, quella raccontata magnificamente da Leo Turrini. Un giornalista legato alla sua terra, non scevro di passioni sanguigne, appassionato dell’epica dello sport si è messo, come un investigatore del tempo, a ricostruire l’epopea di una delle famiglie della nostra imprenditoria il cui nome è entrato, letteralmente entrato, nelle case di intere generazioni di italiani.

Tutti coloro che sono stati bambini a partire dagli anni Sessanta sanno infatti chi sono i ’Panini’. Hanno comprato i loro album, incollato le loro figurine, scritto, ansiosi di risposta, al loro indirizzo di Modena. I fratelli Panini sono entrati nell’immaginario collettivo. Quel cognome identificava delle irremovibili e struggenti madeleines di ciascuno. Quelle figure di altri, sconosciuti, sono, nella nostra memoria, quella di noi una volta bambini. Fossero l’immagine maldestramente colorata da un litografo di Parma del coriaceo centrocampista ’Maciste’ Bolchi, prima figurina Panini, quella di Garibaldi in ’Uomini illustri’ , le vignette di Prosdocimi che riproducevano gli idoli canori del tempo, da Celentano a Tony Astarita, le fotografie di inconsapevoli canguri nelle collezioni sugli animali. Quei rettangoli di carta ci ricordano i nostri pomeriggi senza pensieri e ansie. E con l’assoluta fiducia nel futuro.

Le figurine si prestavano a un doppio uso, individuale e collettivo. Tanti anni fa mi capitò di scrivere, per celia, un saggetto sulla teoria marxiana a proposito del valore d’uso e di scambio applicandola alle figurine. Io rifuggivo, da ragazzo, da un uso che consideravo prosaico, volgare e blasfemo delle immagini ’Panini’. Non avrei mai aperto un commercio lascivo, uno scambio mercantile che avrebbe finito col ledere la sacralità di quelle fotografie colorata.

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