Archive for the ‘Immigrazione’ Category

Boom di sbarchi ma la Svezia dice no ai ricollocamenti. Il piano Piantedosi

martedì, Gennaio 10th, 2023

L’ondata di sbarchi nei primi nove giorni di gennaio è senza precedenti: 3.673 arrivi, secondo i dati del Viminale, dieci volte tanto lo stesso periodo del 2022

Fausto Biloslavo

L’ondata di sbarchi nei primi nove giorni di gennaio è senza precedenti: 3.673 arrivi, secondo i dati del Viminale, dieci volte tanto lo stesso periodo del 2022. In un solo giorno, il 3 gennaio, sono sbarcati 1.194 migranti. Di fronte a questa nuova ondata la presidenza svedese dell’Unione europea fa spallucce ribadendo che «da parte nostra non prenderemo alcuna iniziativa sulla questione ricollocamenti». In pratica l’Italia rischia di rimanere da sola ad affrontare l’ondata, che arriva in tutte le maniere.

Nella notte fra domenica e lunedì è stato registrato il primo sbarco dell’anno a Crotone: 62 persone soccorse al largo di Isola Capo Rizzuto da una motovedetta della Guardia di Finanza. Tutti a bordo di un veliero partito dalle coste turche lungo la rotta del Mediterraneo orientale, la più costosa fra gli 8mila e 10mila euro.

I trafficanti con meno scrupoli sono quelli tunisini, che soprattutto da Sfax imbarcano gli africani su barchini di ferro saldati con delle lamiere, che navigano per miracolo. Dalle foto scattate dalla Guardia costiera si nota che hanno come salvagente le camere d’aria nere dei pneumatici. Costo minimo, sui 1500 euro, e rischio massimo. I tunisini, al contrario e anche altri arabi viaggiano su barchini in legno più sicuri e talvolta con veri salvagenti. Il costo per la breve traversata, ma Vip, può arrivare fino a 3mila euro.

Dalla Tripolitania partono i lunghi gommoni grigi, che vengono caricati anche con un centinaio di migranti. Il prezzo minimo e meno sicuro, senza salvagente, è di 1800 dollari. Nell’altra Libia, la Cirenaica, i trafficanti fanno salpare i grossi pescherecci in disuso, che imbarcano dalle 400 alle 500 persone alla volta. I siriani arrivano in aereo a Bengasi con una specie di visto delle autorità del generale Haftar. Gli egiziani passano il confine via terra. Entrambi pagano fino a 8mila o 10mila dollari per tutto il viaggio fino allo sbarco in Italia.

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Migranti, lo schiaffo svedese

giovedì, Gennaio 5th, 2023

Flavia Amabile

ROMA. Non ci sarà una riforma sull’immigrazione prima del 2024. Una dura lezione di sovranismo viene impartita ai sovranisti al governo in Italia. «Faremo sicuramente avanzare il lavoro con tutta la forza» ma «non ci sarà un patto migratorio completato durante la presidenza svedese», ha spiegato Lars Danielsson, rappresentante svedese presso la Ue in un’intervista rilasciata al Financial Times nel giorno di inizio del semestre europeo guidato da Stoccolma, a proposito di un accordo a livello europeo sulla ripartizione dei migranti. Danielsson ha aggiunto che un accordo non sarà raggiunto prima della primavera del 2024.

La presa di posizione del governo svedese di destra da poco formato lascia, quindi, l’Italia e gli altri Paesi del Mediterraneo a gestire da soli i flussi provenienti dal Nord Africa. E ha costretto il governo a mostrarsi pienamente in grado di gestire il colpo e che non ci si trova di fronte a una rottura ma rientra in un clima di collaborazione anche se Giorgia Meloni, presidente del Consiglio, a metà dicembre al Consiglio Europeo aveva chiesto una risposta europea a un tema centrale per Italia ma un problema europeo e che come tale va affrontato.

La prima risposta arrivata dall’Ue, quindi, è che tutto continuerà secondo il sistema attuale almeno ancora per un anno. Dal Viminale fanno sapere che l’annuncio non è una sorpresa, perché nessuno si aspettava che una riforma di questo tipo possa avvenire in tempi rapidi.

Il compito di esprimere la scelta del governo di evitare polemiche viene affidato al ministro per gli Affari europei, la Coesione e il Pnrr Raffaele Fitto. L’ex europarlamentare conosce bene gli ingranaggi dell’Ue e nello scontro con la Francia sui migranti dell’autunno scorso, pur ribadendo le posizioni del governo Meloni, si è adoperato per non esasperare la tensione. Quella della Svezia – spiega – «non è una posizione contro uno Stato membro specifico, il dossier della riforma strutturale dell’asilo è molto complesso».

Quello che più crea difficoltà è lo scontro tra politico tra sovranisti, uno schiaffo ricevuto da un partito alleato. Il governo di Stoccolma è presieduto dal moderato Ulf Kristersson e si regge anche sull’appoggio esterno del partito sovranista Svedesi Democratici, il secondo più ampio nel Parlamento svedese, e una formazione che, in Europa, siede nel gruppo dei Conservatori e Riformisti, lo stesso di Fdi. E’ stato facile, quindi, per diversi esponenti dell’opposizione in Italia, sottolineare il paradosso . Come ha avvertito la deputata di Azione-Iv Daniela Ruffino, si è trattata di «una lezione di sovranismo ai sovranisti» perché – ha sottolineato – questo è «il succo dell’europeismo in salsa sovranista: ognuno per sé e Dio per tutti. La Svezia, al pari dell’Italia, ha un governo di destra. Chi pensa di costruire la solidarietà europea con certe forze politiche prima o poi dovrà rendersi conto che è impossibile. Gli amici svedesi di Meloni e Salvini lasciano l’Italia con il cerino in mano».«A fare i sovranisti trovi sempre qualcuno più sovranista, che difende solo gli interessi del proprio Paese», ha commentato anche l’ex ministro per gli Affari Ue. il deputato Pd Enzo Amendola. Critiche che il governo respinge. Secondo Raffaele Per Fitto, le parole di Danielsson «non possono in alcun modo essere strumentalizzate politicamente a livello nazionale». Il rappresentante svedese presso la Ue ha anche ridimensionato la possibile influenza dei Democratici Svedesi sulle scelte di Stoccolma nel semestre di presidenza. «Probabilmente – ha detto . ci sono argomenti tabù per loro ma io ricevo istruzioni dal governo». E nel loro governo non ci sono ministri sovranisti.

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Assalto senza fine. Altri 800 migranti sono già sbarcati in Sicilia e Calabria

mercoledì, Gennaio 4th, 2023

Valentina Raffa

Il 2023 inizia col botto di migranti: più di 800 soltanto nelle ultime ventiquattro ore. Gli ultimi sono 546 che erano a bordo di un peschereccio individuato dalla guardia costiera e dalle Fiamme gialle a circa 26 miglia a sud-est dalle coste di Siracusa. Sono stati fatti sbarcare ieri in 198 a Catania dalla nave Dattilo della Guardia costiera che li aveva presi a bordo, in 196 al molo Norimberga del porto di Messina, e i restanti 152 a Roccella Jonica. Sono di varie nazionalità (pakistani, egiziani, siriani, bengalesi, afgani e iraniani) e tra loro ci sono parecchi nuclei familiari, alcune donne incinte e con bambini a seguito e minori non accompagnati. Dopo circa due ore dal loro arrivo, a Roccella Jonica si è registrato un altro sbarco a seguito di un intervento in mare della Guardia di finanza che ha recuperato 78 migranti, iraniani e afgani. In questo gruppo ci sono una quindicina di donne, tra cui due incinte e una ventina di bambini piccoli. In attesa della destinazione definitiva, tutti gli approdati nello scalo calabrese sono stati sistemati nella tensostruttura all’interno del porto. Con questi due sbarchi sono già in 320 i migranti giunti a Roccella Jonica fino a ieri. Le strutture di accoglienza sono sotto pressione per l’alto numero di ospiti e le prefetture sono al lavoro per redigere i piani di trasferimento. Da Lampedusa, ad esempio, ieri sono partiti in due distinti viaggi in 200 per Porto Empedocle, da dove poi raggiungeranno la destinazione definitiva nei vari centri sparsi per lo Stivale. Ieri nell’hotspot dell’isola gli ospiti erano 1.208 a fronte di una capienza di 350 posti. Qui gli arrivi non hanno conosciuto sosta. Basti pensare che in 24 ore sono arrivati 500 migranti che viaggiavano su diversi barconi tutti partiti da Sfax, in Tunisia. A questi sbarchi si aggiungono quelli dalle navi Ong. Proprio stamattina è previsto l’arrivo a Taranto della Geo Barents di Medici senza frontiere. A bordo ci sono 85 migranti dei quali 41 sono stati raccolti in mare dalla nave Ong in un’operazione difficile visto che il barchino si è ribaltato durante l’intervento, mentre 44 sono stati trasbordati da un mercantile. Operazioni eseguite su richiesta dell’Imrcc, tiene a precisare la Ong, anche alla luce delle nuove regole sugli interventi delle Ong stabilite dal governo.«Un ragazzo ci ha raccontato di aver visto con i propri occhi persone essere uccise davanti a lui perché non avevano abbastanza soldi per pagare il viaggio», ha raccontato Fulvia Conte, responsabile dei soccorsi sulla Geo Barents.

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Le Ong sfidano il governo: “Non rispetteremo i limiti”

venerdì, Dicembre 30th, 2022

Fausto Biloslavo

Le Ong si ribellano al decreto del governo che riguarda le loro discutibili attività in mare considerandosi al di sopra della legge.

I tedeschi di Sea Eye invocano addirittura l’intervento della Germania. Medici senza frontiere annuncia la ripartenza della loro nave spiegando che rispondono solo alle convenzioni internazionali. Emergency, con la nave che batte bandiera panamense, si rifiuta di raccogliere le richieste di asilo dei migranti recuperati.

Geo Barents, la nave di Msf salperà da Augusta il 31 dicembre per portarci altri migranti, anche se non scappano da paesi in guerra. Il capo missione è Juan Matias Gil. Quando l’allora ministro all’Interno Matteo Salvini voleva bloccare la nave di Open arms twittava: «La Ong spagnola fa vedere il lavoro sporco ed inumano dei governi libico ed italiano». Oggi si scaglia contro l’esecutivo Meloni e dichiara: «La strategia del governo ha l’obiettivo di ostacolare le attività di ricerca e soccorso delle Ong. Salvare vite umane è il nostro imperativo ed è un obbligo sancito da tutte le convenzioni e le leggi internazionali. Per questo continueremo a farlo».

I più spudorati sono i talebani dell’accoglienza tedeschi. Annika Fischer annuncia che «Sea-Eye non seguirà alcun codice di condotta illegale o qualsiasi altra direttiva ufficiale che violi il diritto internazionale o le leggi dello Stato di bandiera, nel nostro caso la Germania».

Quando il governo sostiene che dovrebbero sbarcare i migranti in Germania, lo Stato di bandiera non conta. Adesso, per opporsi al decreto, si aspettano «che il governo tedesco tuteli le organizzazioni di soccorso in mare dal comportamento illegale delle autorità italiane e ci sostenga con decisione in caso di conflitto».

Emergency con l’ammiraglia Life support, batte bandiera panamense. E si oppone al decreto sottolineando il niet all’obbligo da parte dello staff della nave a «raccogliere l’eventuale interesse dei superstiti di chiedere asilo, affinché sia il Paese bandiera della nave a farsi carico delle richieste di protezione internazionale». Come se fosse la corte di Cassazione spiega che secondo le linee guida dell’Organizzazione internazionale marittima «qualsiasi attività al di fuori della ricerca e salvataggio deve essere gestita sulla terra ferma dalle autorità competenti e non dallo staff delle navi umanitarie». In pratica dà ordini al governo.

Veronica Alfonsi, di Open arms, denuncia senza timore del ridicolo, che il vero obiettivo è fermare i testimoni «delle violazioni dei diritti quotidiane e reiterate che l’Europa compie in accordo con Stati illiberali, con dittature, con regimi, ai quali peraltro continua a dare un mucchio di soldi pubblici». Il riferimento è alla Libia, ma le Ong del mare non si pongono mai il problema di agire come pull factor per la gioia dei trafficanti di esseri umani.

I fiancheggiatori della Chiesa sono subito scesi in campo. Tonio Dell’Olio, sacerdote e attivista della non-violenza, ex coordinatore nazionale di Pax Christi, non ha dubbi: «Nel Paese che ha il triste primato delle mafie più potenti del mondo il decreto sicurezza criminalizza chi presta soccorso ai disperati che scappano da mafie, guerre e fame».

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Migranti a Catania, tensione dopo i primi sbarchi dalla Humanity. Soumahoro a bordo della nave: “Resisteremo”. Pd: “Scelte governo illegittime, Piantedosi riferisca in aula”

domenica, Novembre 6th, 2022

La nave Humanity1 è ancora ferma al porto di Catania. Al momento sono stati fatti sbarcare 149 migranti; tra loro alcuni minorenni, e un neonato. Per la Ong Sos Humanity potrebbero sbarcarne ancora degli altri, con problemi di salute. A bordo della nave Humanity 1 ci sono ancora 35 persone. «I naufraghi sono sfiniti», spiega a LaPresse la Ong facendo presente che uno di loro ha appena avuto un esaurimento nervoso.

Migranti a Catania, le ispezioni sanitarie a bordo della Humanity 1

La situazione davanti alle coste siciliane rimane particolarmente complessa. Cinque navi, due battenti bandiera tedesca, due battenti quella norvegese e una liberiana, si trovano a largo nel tratto di mare che va da Catania a Taormina. Un caso che va avanti da giorni, quando alla «Humanity 1» era stato impedito di entrare nelle acque territoriali italiane, senza l’assegnazione di un porto sicuro. Oltre ad essa, sono presenti anche la «Rise Above», la «Geo Barents» con 572 migranti, la «Ocean Viking» con 234.

Humanity, Croce Rossa: “Medici Usmaf a bordo, gli sbarcati saranno trasferiti al Palaspedini”

Soumahoro a bordo della Humanity: «Resisteremo»
«Respingere illegalmente 40 persone sfinite e con le lacrime agli occhi, negare il diritto a decine di naufraghi è illegale ed è disumano. Questo non è difendere i confini italiani e non migliora la vita di chi vive in Italia. Questo e’ disumanità e noi resisteremo». Lo afferna il parlamentare Aboubakar Soumahoro, salito sulla nave Humanity 1, in seguito a un malore di uno dei profughi e la decisione di non far scendere alcune decine di migranti – in quanto ritenute in buona salute – dei 179 approdati ieri sulla nave della ong tedesca Sos Humanity. «Sono otto ore con le vite sospese, otto ore di disumanità, otto ore senza cuore, di persone che hanno affrontato freddo, traumi, un calvario. Presidente Meloni, lei ha giurato sulla costituzione italiana. Non può piegare la nostra carta costituzionale per dei giochi di potere che rispondono a una deriva non umana», ha concluso.

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Migranti, a Lampedusa l’hotspot della vergogna

lunedì, Luglio 11th, 2022

Flavia Amabile

DALL’INVIATA A LAMPEDUSA. È difficile accettare Lampedusa con gli ombrelloni, i turisti, i bambini che fanno i capricci, le gite in barca a cinquanta euro per vedere delfini, tartarughe e ignorare i migranti che con il bel tempo hanno ripreso a sbarcare sule coste dell’isola. È difficile accettare questo pezzo di terra più vicino all’Africa che all’Italia dove ieri davanti alla spiaggia del Porto svettava la cacciatorpediniere San Marco che per i turisti si è trasformata nell’ennesima attrazione da esibire in videochiamata ai parenti insieme al mare cristallino senza sapere che era accorsa con la sua stazza imponente a risolvere il problema eterno delle estati sull’isola, l’hotspot che diventa un inferno di corpi, rifiuti ed escrementi.

È difficile accettare Lampedusa soprattutto per chi sopravvive ai deserti dell’Africa, alla prigionia nei lager libici, gli stupri, le violenze, i ricatti alle famiglie per estorcere altri soldi in cambio della libertà e scoprire che la loro libertà è rischiare la vita nel Mediterraneo e arrivare in un luogo fetido, dove ci sono una decina di bagni per 1.850 persone, l’acqua corrente va e viene e, per evitare di dormire sul terreno cosparso di rifiuti, bisogna arrangiarsi con materassi di fortuna.

Non è una novità l’incapacità dell’hotspot di Lampedusa di offrire condizioni dignitose ai migranti in arrivo, ogni anno però diventa più incredibile assistere al ripetersi di un’emergenza che non trova più giustificazione nel numero degli sbarchi. «È inaccettabile che, dopo tutte le denunce, le battaglie e gli avvertimenti, ancora una volta a decidere i flussi in arrivo sia la criminalità», osserva Giusi Nicolini, ex sindaca dell’isola. È stata lei a pubblicare sui social alcune foto che mostravano le condizioni disumane del centro e a lanciare l’allarme. Ieri è arrivata la nave San Marco della Marina Militare a occuparsi di quella che dovrebbe essere una procedura ormai ordinaria, trasferire i migranti dall’hotspot di Lampedusa ai centri di accoglienza. «Se ogni giorno partissero delle persone si eviterebbe il sovraffollamento. Invece in Italia possiamo controllare quello che accade nei canili ma nessuno può entrare nei centri dove si trovano i migranti e verificare le condizioni in cui sono tenuti. È grave tutto questo anche perché vorrei sapere che cosa accade quando l’hotspot raggiunge questi numeri. Lo Stato paga per 1800 persone anche se non hanno, come dovrebbero, un bagno, un letto, una doccia, acqua corrente? Presenterò un’interrogazione parlamentare per chiedere di avere accesso alle fatture emesse e chiarimenti su questo tema».

Attraverso una decina di viaggi ieri sono stati accompagnati sulla nave San Marco circa 600 degli ospiti del centro e trasferiti a Porto Empedocle dove saranno assegnati alle strutture di accoglienza presenti in Sicilia. Nell’hotspot di Lampedusa restano comunque 1250 persone, circa quattro volte di più rispetto alla capienza regolare. E, come denuncia Silvia Faggin, Child protection officer di Save The Children, ci sono ancora 200 minori non accompagnati e 100 minori accompagnati, una situazione che le fa esprimere «preoccupazione per le loro condizioni precarie e di difficoltà nell’accedere ai diritti di base come cibo, acqua e assistenza sanitaria».

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Continuano le violenze degli immigrati. Ma la sinistra le nasconde ancora

martedì, Giugno 7th, 2022

Andrea Indini

Ci risiamo. Sei mesi dopo siamo punto e a capo. Stesso drammatico copione, stesse polemiche sterili. Gli abusi inflitti alle povere ragazze di ritorno da Gardaland ricordano drammaticamente le violenze dell’ultimo dell’anno in piazza Duomo a Milano. Branchi di bestie venuti dalle periferie di grandi città, come appunto Milano e Torino. Tutti di origine nordafricana, figli di immigrati, quelle famose seconde generazioni a cui la sinistra di Enrico Letta e compagni vorrebbero svendere la cittadinanza italiana a suon di ius soli. La logica del branco, appunto. Tanti maschi contro poche femmine. Le vittime scelte perché bianche, indifese, facili prede. E poi la mischia, alcuni che fanno da palo, gli altri che si fanno addosso, le mani dappertutto, gli insulti, le violenze sessuali. Poi il dopo, che è terrificante quanto il prima: la maggior parte dei giornali che raccontano fino a un certo punto, che fanno di tutto per nascondere la nazionalità delle bestie, che si mettono a discettare sul branco e non sull’integrazione impossibile, che tengono fuori dal dibattito la matrice culturale del gesto vile. Eppure, viene da dire, ci eravamo già passati.

Ci eravamo già passati all’inizio dell’anno, con i fatti di piazza Duomo a Milano, appunto. E prima ancora, stesso copione, con le orde di barbari in piazza a Colonia. Allora era il 2016 e la Germania, forse, ci sembrava troppo lontana. Lo scorso capodanno, invece, era Milano e non avrebbe dovuto sembrarci così lontano. Perché, sebbene in quei giorni molti milanesi fossero in montagna a sciare o a festeggiare chiusi in casa, quello spaccato culturale, che è andato in scena ai piedi della Madonnina e che nel Nord Africa ha un nome ben preciso (taharrush gamea che in arabo significa “aggredire e molestare le donne in strada”), era un morbo che aveva già contagiato la nostra società. Avrebbe dovuto risuonare nelle nostre teste come un campanello d’allarme. Così non è stato, almeno non per tutti. I progressisti hanno estrapolato, creato distinguo a non finire. E poi si sono arrampicati sugli specchi arrivando addirittura a dire che ci troviamo di fronte a “violenze e comportamenti figli di una cultura patriarcale della nostra società in cui un gruppo di ragazzi si sente in diritto di poter fare quello che vuole nei confronti delle ragazze” .

Non è così che avrebbero dovuto raccontarla. Quei crimini hanno un preciso humus culturale che affonda le proprie radici nelle periferie delle nostre città, sempre più simili alle banlieue parigine, sempre più quartieri dormitorio in mano a immigrati di seconda generazione. È qui, soprattutto a Milano e Torino ma non solo, che si formano i branchi ed è da qui che questi partono all’attacco. Una violenza che trova nell’islam radicale lo svilimento della donna e nel disagio sociale l’odio contro l’Occidente e il Paese che li ha accolti. Prima ancora del capodanno di Milano li avevamo visti in azione in piazza Vittorio, a Torino. Petardi, roghi di cassonetti, fumogeni, bombe carta e lanci di bottiglie. Dopo il blitz al concerto di fine anno, invece, li abbiamo visti rendere sempre meno sicure le vie del capoluogo lombardo. E, mentre veniva smentellata l’operazione “Strade sicure”, il sindaco Beppe Sala continuava a voltarsi dall’altra parte, quasi a non voler ammettere che esiste un’emergenza sicurezza.

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Rimini, accoltella quattro persone sul bus: la dinamica dell’aggressione

domenica, Settembre 12th, 2021

di Enea Conti

A Rimini un uomo accoltella quattro persone, tra cui un bimbo di 5 anni, ora gravissimo. Arrestato un cittadino somalo. Salvini: va mandato a casa

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Girava con una scatola di posate nello zaino l’uomo che ieri a Rimini ha accoltellato alla gola un bimbo di 5 anni mentre fuggiva dal bus su cui era stato trovato senza biglietto. Il piccolo è stato ricoverato in gravissime condizioni all’ospedale Bufalini di Cesena; ieri a tarda sera era considerato in pericolo di vita. Ferite meno seriamente le altre tre persone che l’aggressore, un ventiseienne di nazionalità somala, ha colpito prima di infierire sul bambino e di essere arrestato. Gli inquirenti hanno per il momento escluso la pista terroristica.

Poco dopo le 19 l’uomo si trovava su un filobus della linea 11 in viaggio da Riccione a Rimini, all’altezza di Miramare. Due addette al controllo lo hanno avvicinato per chiedergli il biglietto, che non aveva. Mentre forniva le sue generalità, ha estratto dallo zaino una scatola con forchette e coltelli, ne ha impugnato uno e ha aggredito le due donne, ferendone una di striscio al collo e l’altra alla spalla, con un taglio più profondo. Secondo una prima ricostruzione, l’autista del bus ha fermato il mezzo ma non è riuscito a bloccare l’aggressore in fuga.

Mentre nella zona del lungomare — tra i turisti di rientro dalla spiaggia in un sabato di fine stagione — si scatenava la caccia all’uomo, il somalo ha prima tentato, senza riuscirci, di salire su un Suv che poco prima aveva superato il filobus; poi, vicino a un albergo, ha incrociato una donna e un bambino di 5 anni e ha sferrato altre coltellate. Il piccolo, colpito alla gola, è stato trovato dai soccorritori in condizioni gravissime.

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Afghanistan, Draghi dà il via libera agli scali per i profughi nelle basi americane

domenica, Agosto 22nd, 2021

ALESSANDRO BARBERA

ROMA. I primi tre aerei sono stati già autorizzati ad atterrare sulla pista della base americana di Aviano. Altri sono attesi a Sigonella, in Sicilia. E’ il primo segnale concreto della telefonata di ieri notte fra il premier Mario Draghi e il presidente americano Joe Biden. Washington non sa più dove evacuare le migliaia di afghani a cui ha promesso asilo politico, e per questo ha chiesto assistenza ai partner. Un primo velivolo carico di profughi è già atterrato nella base americana a Ramstein, in Germania, altri sono attesi in Albania, Kosovo e Macedonia. Le autorizzazioni italiane sono concesse da Farnesina e ministero della Difesa: l’esercito americano potrà ospitare sul suolo italiano i profughi il tempo necessario a organizzare il trasferimento negli Stati Uniti.  

Il sì di Palazzo Chigi e degli altri governi alleati agli americani ha un valore umanitario e politico. La caduta rovinosa di Kabul nelle mani dei talebani e le prime dichiarazioni alla Casa Bianca di Joe Biden avevano fatto calare il gelo fra Washington e i partner europei. Passati i primi giorni, e toccate con mano le conseguenze dell’abbandono militare del Paese, Biden ha cambiato toni. Se durante il primo discorso alla nazione non aveva fatto alcun cenno alla collaborazione coi governi occidentali, ieri ha detto sì ad un vertice straordinario dei G7 in videoconferenza: dovrebbe svolgersi mercoledì. Solo dopo, se ce ne saranno le condizioni, Draghi chiederà un secondo vertice dei capi di Stato allargato al G20, soprattutto ai non alleati all’Occidente: Cina, Russia, Arabia saudita, Pakistan. Chi in queste ore tenta di fare da ponte fra Nato, talebani, Cina e Russia è l’autocrate turco Recyyp Erdogan. Ieri ha parlato al telefono sia con la cancelliera tedesca Angela Merkel che col russo Vladimir Putin. Erdogan è fra coloro che ha più da temere da una gestione incontrollata della crisi afghana. La Turchia, porta d’ingresso a est dell’Europa, nel 2015 si fece carico dell’emergenza siriana in cambio di sei miliardi di euro. Quest’anno non sembra interessata a fare altrettanto, con o senza lauti guadagni.

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Migranti, fermare gli sbarchi è possibile: basta rispettare le leggi

sabato, Agosto 14th, 2021

Francesco Storace

Sminare, presidente, sminare. Se Mario Draghi vuole risolvere davvero la questione dell’immigrazione clandestina che approda sulle nostre coste, si prenda qualche ora a Ferragosto per leggere che cosa ha scritto il magistrato che ha giudicato Matteo Salvini per il caso Gregoretti.

Nelle motivazioni della sentenza rese note in questi giorni, troverà tra i motivi dell’assoluzione piena del leader leghista esattamente quello che si deve fare per non far considerare l’Italia un pezzo d’Africa anziché d’Europa.

Scrive il giudice Nunzio Sarpietro con riferimento al governo 1 di Giuseppe Conte: la strategia dell’esecutivo “rimase ancorata alla fermezza ed alla ricerca della redistribuzione dei migranti prima di autorizzare lo sbarco”.

Ed è esattamente quello che accadde allora e poi con le altre navi – spesso Ong – che scaricavano carne umana nel nostro Paese: prima l’Europa dice sì a fare la sua parte per la redistribuzione dei migranti e poi si fanno sbarcare. Salvini, che andrà ad un altro processo per le accuse da cui è stato già assolto nel caso Gregoretti, chiede esattamente questo.

E Draghi lo deve far entrare in testa a Luciana Lamorgese, che pure sembrava incamminarsi lungo questa indicazione. Poi, l’inerzia. 

Ma ciò che è ancora più vergognoso, rispetto a quella sentenza e alle sue motivazioni, è il silenzio vile di chi portò Salvini a processo. Il voto dei senatori sul processo Gregoretti fu uno scandalo. Lo pensavamo ieri, ne siamo convinti oggi leggendo le parole del giudice. 

Ci fosse uno solo, tra quei senatori faziosi, che alzi la mano per chiedere scusa. Per ammettere di aver sbagliato. Per promettere di restituire quota parte i soldi buttati per una farsa. Hanno tentato di vendicarsi del segretario della Lega a spese dei cittadini. Sono stati quei senatori a far proprio il teorema di Luca Palamara: “Salvini ha ragione ma va attaccato”.

Però, ora sappiamo almeno che volere è potere, gli sbarchi possono essere fermati nel rispetto della legge. Ed ecco perché vorremmo che Draghi chiedesse alla Lamorgese che diamine sta facendo. Se i numeri dell’immigrazione erano veramente ridotti quando al Viminale c’era uno che “non ha fatto nulla di illegale”, è facile pensare, per ragionamento inverso, che chi c’è ora stia facendo di tutto in funzione dell’immigrazione illegale.

Per il giudice, presidente Draghi e ministro Lamorgese, “l’imputato ha agito non ‘contra ius’ bensì in aderenza alle previsioni normative primarie e secondarie dettate nel caso di specie. Allo stesso non può essere addebitata alcuna condotta finalizzata a sequestrare i migranti per un lasso di tempo giuridicamente apprezzabile”. Che altro deve accadere per invitare l’inquilina del Viminale a darsi una mossa mentre il numero degli immigrati irregolari cresce vertiginosamente?

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