Archive for the ‘Immigrazione’ Category

Immigrazione, le previsione per il 2050 sulla popolazione africana: “Entro il 2050, un quarto dell’umanità verrà dal Continente nero”

giovedì, Luglio 22nd, 2021

Annalisa Chirico

Venti percento della popolazione globale, 3 percento del Pil, 1 percento di immunizzazioni effettuate. Sono questi i numeri del continente Africa su cui il politologo americano Ian Bremmer, presidente di Eurasia Group, si concentra in questa conversazione con Libero. «L’Africa è l’unico posto al mondo dove si prevede una crescita demografica esplosiva: la popolazione raddoppierà entro il 2050, il che vuol dire che un quarto dell’umanità sarà africano. La Nigeria da sola, con i suoi 400 milioni di cittadini, diventerà il terzo paese più popoloso del mondo, dopo India e Cina».

L’Economist ha parlato di “Secolo africano”: l’Africa sarà il campo di battaglia della competizione tra Stati Uniti e Cina?

«Per Pechino l’Africa rappresenta un pezzo importante della Nuova Via della seta, da diversi anni la Cina investe massicciamente, con risorse pubbliche e private, nella costruzione di infrastrutture materiali e digitali, nell’elettronica, nelle attività estrattive, nella tecnologia. Tuttavia i paesi che possono essere considerati “filocinesi”, nell’orbita d’influenza di Pechino, sono pochi: Angola, Etiopia, Zambia e Zimbabwe. Si tratta di realtà estremamente povere, rette da regimi autoritari. Quasi nessuno è schierato con gli Usa. Le tre economie più importanti (Kenya, Nigeria e Sud Africa) non si espongono né con Pechino né con Washington».

La nuova Guerra fredda si combatte in Africa?

«Non parlerei di competizione diretta ma di aree di influenza differenziate. Gli Usa sono impegnati sul fronte della cooperazione per la sicurezza, il finanziamento (attraverso l’Fmi e la Banca mondiale), la salute e la società civile. I cinesi investono sopratutto nell’economia attraverso prestiti, infrastrutture e relazioni commerciali. La situazione potrebbe cambiare se, per esempio, Pechino decidesse di realizzare altre basi militari come quella di Gibuti. Al momento però l’Africa non è una priorità per l’amministrazione Biden. Per il presidente le priorità sono la Cina e il clima».

Insomma, in Africa gli americani puntano sul soft power.

«Esatto, l’America fa leva sul settore privato, sulle Ong, su finanziatori individuali, senza ricorrere a mezzi statali».

Lei accennava alla bomba demografica africana, questione sensibile per l’Italia a causa delle ripercussioni in materia di immigrazione.

«Il futuro non promette nulla di buono. L’Africa è la regione più duramente colpita dal cambiamento climatico. L’università di Notre Dame elabora un indice di adattamento che stima la vulnerabilità ai rischi climatici: nove dei dieci paesi più esposti sono africani. Ciò rischia di rafforzare processi di radicalizzazione e migrazione. L’Africa è il luogo dove centinaia di milioni di persone non saranno più in grado di restare a vivere nelle proprie abitazioni per via del surriscaldamento; queste persone hanno inoltre la minore capacità di reddito per sostenere i costi di trasferimento in un paese vicino».

A rendere l’Africa fonte di instabilità contribuisce la proliferazione di tecnologie insidiose.

«È una minaccia concreta che le istituzioni locali non sono in grado di fronteggiare. La popolazione più giovane su scala mondiale, in larga parte privata del diritto di voto, sta diventando quella più capace di generare instabilità. Il phishing di matrice nigeriana che punta a infiltrarsi nel tuo conto corrente è un problema fastidioso, al pari dei rapimenti compiuti dai pirati in mare e degli attacchi cyber, sempre più sofisticati, contro le infrastrutture sensibili».

Una nota positiva in questo quadro fosco?

«Probabilmente il Covid. A livello di contagi, il continente ha affrontato il virus meglio di altre parti del mondo, favorito da una popolazione più giovane, meno esposta alle forme gravi di malattia, e ai collegamenti ridotti con le aree di crisi. L’esplosione della variante Delta però complica tutto: il progetto Covax è una delusione totale e gli africani si ritrovano, di fatto, senza vaccino. L’Africa sarà l’ultima regione del mondo a potersi definire “post pandemica”, e questo è un male per i cittadini africani impossibilitati a viaggiare per lavorare».

LIBERO.IT

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Migranti, nuovo rinvio: arrivano i fondi ma no ai ricollocamenti

venerdì, Giugno 25th, 2021

ALESSANDRO BARBERA

DALL’ INVIATO A BRUXELLES. Fra i Ventisette non si discuteva del tema migranti da tre anni. L’Italia per ora non ha ottenuto quel che sperava, e non avrà alcun aiuto concreto durante l’estate. La discussione al vertice dei capi di Stato – l’ultimo per Angela Merkel da Cancelliera – è durata pochi minuti, il tempo di approvare le conclusioni scritte nei giorni precedenti dagli sherpa dei governi. Non c’è alcun accordo sui ricollocamenti dei richiedenti asilo, né con l’Unione, né tantomeno con Francia e Germania, la cui campagna elettorale condiziona le scelte anche fuori dei confini. In compenso l’Unione, senza distinguo, si è detta favorevole a rafforzare gli aiuti verso i Paesi terzi e di origine. Si partirà dal rinnovo dell’accordo con la Turchia, poi si passerà al Nordafrica e al Sahel. Mario Draghi considera in ogni caso un successo l’aver imposto il tema nell’agenda dei leader.

Tre miliardi e mezzo andranno al rinnovo dell’accordo del 2016 con Ankara per la gestione dei confini est dell’Unione, altri 2,2 miliardi verranno usati in Giordania, Libano e Siria. L’Europa scende di nuovo a patti con l’autocrate turco in nome della realpolitik: «La Turchia ha accolto tre milioni di profughi e merita il nostro sostegno», ha detto più volte la Merkel in questi giorni. L’Unione ha dato mandato alla Commissione europea e all’alto rappresentante per la politica estera a presentare piani d’azione per i Paesi prioritari di origine e transito entro questo autunno, con «misure di sostegno e tempistiche concrete». Dice il documento: «Sebbene le misure adottate dall’Unione e dagli Stati membri abbiano ridotto i flussi irregolari complessivi, gli sviluppi su alcune rotte destano serie preoccupazioni e richiedono una vigilanza continua e un’azione urgente». Per prevenire la perdita di vite umane e ridurre la pressione sui confini europei, «saranno intensificati i partenariati e la cooperazione reciprocamente vantaggiosi con i paesi di origine e di transito, come parte integrante dell’azione esterna dell’Unione». Si farà un uso coordinato di tutti gli strumenti disponibili «in stretta collaborazione con l’Onu». La lista dei possibili interventi è lunga: sostegno dei rifugiati e degli sfollati su suolo africano, lotta a tratta e contrabbando, rafforzamento del controllo delle frontiere, cooperazione in materia di ricerca e soccorso. C’è poi un’interessante coda al documento: «Il Consiglio condanna ogni tentativo di Paesi terzi di strumentalizzare i migranti per ragioni politiche». Fra i tanti, l’ultimo episodio lo ha raccontato ai colleghi il premier lituano. «La Bielorussia spinge verso il confini dell’Unione migranti iracheni e siriani». E’ l’ultima rotta della disperazione alimentata dal dittatore Lukashenko come ritorsione per le sanzioni europee contro Minsk.

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Il piano B di Draghi: fermare i migranti con i fondi all’Africa

venerdì, Giugno 18th, 2021

Amedeo La Mattina, Ilario Lombardo

ROMA E BARCELLONA. Mario Draghi ha una settimana di tempo per sperare di risolvere l’impossibile: dare all’Europa una soluzione sul tema migratorio che vada bene a tutti i Paesi membri. Le premesse non sono delle migliori. Gli sbarchi aumentano e dal fronte continentale si continua, come sempre, a far finta di nulla. L’incontro bilaterale di oggi, a Barcellona, con il premier spagnolo Pedro Sanchez servirà a saldare l’asse del Mediterraneo in vista del Consiglio europeo del 24-25 giugno, che il presidente del Consiglio italiano ha preteso fosse dedicato proprio al nodo mai sciolto della gestione dei migranti.

L’intesa con la Spagna aiuta, ma per Draghi servirà a poco se l’Italia non sarà in grado di trascinare sulle proprie posizioni la Francia e la Germania. Per questo, a Palazzo Chigi invitano a porre grande attenzione al prossimo bilaterale di Draghi, lunedì a Berlino, con la cancelliera Angela Merkel. È all’interno di quella cornice che il governo italiano spera di ottenere un primo impegno concreto da portare sul tavolo del summit europeo.

Draghi lavora di realismo. Ha capito che il Trattato di Dublino è rimasto lettera morta, e non sono serviti anni di sbarchi, immagini drammatiche, foto di bambini alla deriva, a scuotere i partner dell’Ue. L’Europa ci ha riprovato con il patto di Malta, prevedendo una formula di redistribuzione non obbligatoria, ma anche in questo caso i passi compiuti in avanti sono stati insufficienti. Spiegano fonti di governo che per il premier italiano le strade si restringono: se i membri Ue non intendono accettare la distribuzione di migranti come si era deciso a Malta, allora bisognerà ideare un piano finanziario di matrice europea per fermare o quantomeno comprimere al massimo le partenze dai Paesi di provenienza dei migranti. È il modello Libia, che Draghi, d’accordo con il presidente francese Emmanuel Macron e con Merkel, vuole mettere al centro della sua strategia, di sponda con l’Unione, la Nato e l’Onu: portare investimenti, che diano lavoro e sicurezza, e scoraggino le partenze. A Tripoli serve un governo legittimato dal voto e l’Italia confida in un coinvolgimento dell’Alleanza Atlantica e delle Nazioni Unite per garantire un percorso elettorale in sicurezza. Nel frattempo, Draghi continuerà a insistere sui ricollocamenti, puntando a renderli il più possibile strutturali, ben sapendo che resterà un percorso sbarrato finché i governi europei avranno il timore di alienarsi l’opinione pubblica interna. La soluzione finanziaria, infatti, servirà a mascherare le difficoltà del governo tedesco ad aprire alle quote dei migranti, a tre mesi dalle elezioni nazionali che sanciranno la nuova era post Merkel.

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Vittorio Feltri e il caso di Seid, morto suicida: “Non siamo razzisti, accogliamo tutti”

giovedì, Giugno 10th, 2021

Vittorio Feltri

La questione del razzismo sta diventando stucchevole. Muore suicida un giovane calciatore di colore e giù tutti a dire, a sinistra, che si è tolto la vita a causa del razzismo di cui si sentiva vittima. Non è vero. I genitori adottivi del ragazzo negano che il suo gesto estremo sia dipeso dalla presunta discriminazione, nonché emarginazione, provocata dal colore della sua pelle. Nessuno meglio di loro può sapere perché il figlio abbia deciso di farla finita. Ma non ignoriamo quanto sia difficile entrare nella testa di una persona e capire perché abbia preferito farsi fuori piuttosto che rimanere sulla terra. Si può tentare indovinare, tuttavia mai conosceremo con certezza cosa sia scattato nel cervello di un uomo che ha scelto di scomparire. Ciò che non si può fare è accusare i nostri compatrioti di essere razzisti poiché è falso. Se lo fossero, non permetterebbero a tutti gli stranieri, neri o bianchi, di sbarcare in Italia e di stabilizzarsi qui, facendosi mantenere dallo Stato. 

Leggo in proposito, su vari giornali, articoli di una stupidità senza eguali. In essi si affermano che non esistono le razze umane e che siamo tutti fratelli. Boiate. Se non sussistessero le razze non avrebbe senso parlare di razzismo. Che invece c’è negli Stati Uniti, però non dalle nostre parti, dove non si segnalano episodi di violenza contro gli africani, salvo alcune rare eccezioni, che notoriamente non costituiscono la regola. L’odio è un’altra faccenda, trattasi di un sentimento umano molto diffuso, ma che prescinde dalle etnie. Per esempio, la rabbia sociale non dipende che dall’invidia: i ricchi sono detestati da chi tale non è, quindi prova risentimento verso chi campa bene. I contrasti tra abbienti e indigenti sono vecchi come il mondo e determinano spesso conflitti sanguinosi. Pure gli scontri che avvengono normalmente nel nostro Paese tra bianchi e neri non sono prodotti dal razzismo ideologico, bensì da attriti relativi al desiderio dei primi di mantenere una supremazia economica sui secondi. Non è una novità che i poveri hanno in antipatia i signori. È così da sempre e sempre sarà così. I pigmenti non c’entrano per nulla. 

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Migranti, “rimborsi aumentati ai centri di accoglienza”. Conto salatissimo, brutto scherzo della Lamorgese

venerdì, Maggio 28th, 2021

Franco Bechis

Sono stati pubblicati in gran parte di Italia – Roma Capitale compresa – i nuovi bandi per la gestione dei migranti nei vari centri di accoglienza predisposti, ed è arrivata la sorpresa: in questo 2021 oltre per il numero degli arrivi assai più alto degli ultimi anni il capitolo immigrazione rischia di essere una bella botta sui conti pubblici perché il ministro dell’Interno Luciana Lamorgese ha rialzato notevolmente e generosamente verso i gestori i costi della accoglienza.

Tutto è contenuto in un suo decreto ministeriale di febbraio a cui ovviamente si sono dovute adeguare le varie prefetture che stanno predisponendo i bandi secondo le nuove regole. Il ministro dell’Interno ha deciso di raddoppiare rispetto a quel che era fino al 2020 compreso il kit di primo ingresso per singolo migrante, che passa appunto da 150 a 300 euro di costo. Ma molte altre voci dei costi di gestione sono state aumentate- in particolare quella del personale- e altre che non esistevano sono state introdotte, come la sostituzione “ecologica” delle stoviglie usate per i pasti dell’accoglienza con l’introduzione di “stoviglie monouso biodegradabili e compostabili”che da sole valgono 0,60 euro al giorno di costo in più per ogni migrante ospitato.

Previsto anche un incremento del costo della fornitura dei pannolini per neonati fino a 30 mesi di età. Non è molto, ma sono altri 15 centesimi in più in media per ogni ospite dei centri di accoglienza, indipendentemente dalla presenza di minori all’interno. Il risultato è che alla fine il costo dell’accoglienza da quest’anno è tornato a lievitare come ai tempi in cui questo faceva scandalo e si moltiplicavano le inchieste sul business della  gestione dei migranti, quella che secondo Salvatore Buzzi era la vera cuccagna, da cui si ricavavano più soldi che trafficando con la droga.

L’ex capo delle coop che furono travolte dall’inchiesta battezzata dai pm Mafia capitale  avrà anche esagerato allora, ma certo ha reso bene l’idea dei begli affari che si facevano con la gestione dei centri migranti. Poi è arrivato il governo giallo-verde, con Matteo Salvini e Luigi Di Maio che avevano cavalcato le polemiche sul business della gestione dei migranti, e da subito hanno tagliato i costi fissi giornalieri dei centri di accoglienza.

Ora la Lamorgese ha rialzato e non di poco quel plafond, sia pure con incrementi che variano a seconda della capienza dei centri di accoglienza. Prendiamo il modello più piccolo: un centro da 50 posti. All’anno costava fin qui 389.637 euro, con gli aumenti stabiliti dalla Lamorgese ora costa 524.505 euro, vale a dire il 35% in più di prima. Un centro da 100 posti costava 921.625 euro, ed ora si pagherà ogni anno 1.210.340 euro, con un incremento del 31,32%.

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Migranti, il muro del Nord: “Qui non li accoglieremo”

giovedì, Maggio 20th, 2021

Francesco Grignetti

ROMA. Gli sbarchi aumentano. Altri ne sono previsti perché i trend parlano chiaro. E così l’immigrazione torna a incendiare il dibattito politico. Matteo Salvini, con il consueto fiuto da animale politico, incassata una vittoria sul fronte delle aperture, è immediatamente ripartito alla carica. Se prima nel mirino aveva il ministro Roberto Speranza, ora sta «massaggiando» Luciana Lamorgese. E dalle punzecchiature si è passati ai cazzotti. Tre giorni fa, così parlavano Fabrizio Cecchetti, coordinatore della Lega Lombarda e Giacomo Ghilardi, sindaco di Cinisello Balsamo nonché coordinatore regionale dei sindaci leghisti: «I nostri non prenderanno nessuno dei 60 immigrati, sbarcati in questi ultimi giorni in Sicilia, che il ministero dell’Interno vorrebbe inviare in Lombardia». Dove andrebbero appunto 60 immigrati dei 559 che il Viminale vorrebbe smistare tra le Regioni italiane.

È un ordine di scuderia che viene dall’alto, appena mascherato dalla foglia di fico di «fonti della Lega». E infatti i portavoce di Salvini hanno veicolato nei giorni scorsi: «I territori governati dal nostro partito non accetteranno la distribuzione dei clandestini che è allo studio del Viminale». Posizione ribadita ieri pure dal leghista presente nel Comitato Schengen. Di fronte a questo vero e proprio boicottaggio, anche la mite Lamorgese è sbottata: «Non è mica giusto lasciare tutto sulle spalle della Sicilia, solo perché arrivano lì».

Già, perché i numeri sono numeri. Alla data del 18 maggio, negli hotspot c’erano 732 migranti, nei centri di prima accoglienza 49. 759 e nei centri del Sistema di accoglienza e integrazione altre 25. 589 persone, per un totale di 76. 080 presenze. Da inizio anno, sono sbarcati oltre tredicimila. E se queste persone non trovassero spazio in giro per l’Italia, finirebbero tutte imbottigliate in Sicilia. «La redistribuzione è una cosa normale che abbiamo fatto in questi mesi», ha aggiunto la ministra. Che ha tutti i motivi per essere scontenta della risposta europea. Ora lei spera molto in un protocollo in preparazione con Francia e Germania, che dovrebbe rivitalizzare l’accordo di Malta del 2019.

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Caos migranti da Lampedusa a Ventimiglia

domenica, Maggio 16th, 2021

Chiara Giannini

Il business dell’accoglienza passa per hotspot e centri ad hoc per migranti. Negli anni le gestioni dei governi di sinistra hanno dato soldi a pioggia a cooperative e associazioni, che hanno guadagnato sulla pelle dei migranti. Quando Matteo Salvini era ministro dell’Interno i fondi a disposizione furono ridotti, ma ora si è tornati alla solita storia che riempie le tasche di chi ha l’appalto per la gestione dei centri. Che in alcuni casi ospitano i migranti in condizioni veramente pessime, come a Lampedusa, dove a causa dell’emergenza della scorsa settimana l’hotspot di Contrada Imbriacola è arrivato a contenere oltre 1.500 persone a fronte delle 250 previste. Molti immigrati hanno dovuto dormire all’aperto, su vecchi materassi, con i servizi igienici intasati. Il centro è gestito dalla Nova Facility di Treviso, una società che dall’istallazione di tubature per il gas e pannelli fotovoltaici è passata, forse fiutando il business, all’accoglienza dei migranti.

Ieri a Contrada Imbriacola ha fatto visita il deputato della Lega Eugenio Zoffili.

«Dopo gli arrivi di massa degli scorsi giorni – racconta -, oggi all’interno della struttura ho rilevato una situazione meno problematica, seppur in un quadro che permane emergenziale. Sono presenti 317 immigrati, dei quali 252 minorenni. Oltre a qualche caso di Covid, tra le patologie rilevate ci sono la scabbia e la tubercolosi che si aggiungono a ustioni e violenze, soprattutto sessuali ai danni delle donne che, in diversi casi, sbarcano gravide a seguito di stupri».

Zoffili racconta che in compagnia del coordinatore locale della Lega, Attilio Lucia, ha incontrato alcuni cittadini: «È la quinta volta che vengo qui – chiarisce -. Tutti mi hanno detto di volere turisti, non clandestini, e per ottenere questo risultato è necessario lavorare di più sui rapporti diplomatici coi Paesi di provenienza degli immigrati. Mercoledì porterò al ministro Lamorgese, che sarà sentita in audizione in commissione Schengen, la situazione e le testimonianze raccolte».

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Navi quarantena, ira a Lampedusa: “Quei milioni spendeteli per noi”

venerdì, Maggio 14th, 2021

Grazia Longo

INVIATA A LAMPEDUSA. Escono dal pulmino, dove hanno viaggiato tutti stipati gli uni accanto agli altri dall’hotspot fino a Cala Pisana, piuttosto alla rinfusa. Poi, invece, salgono ordinatamente, assistiti da polizia, carabinieri e i mediatori culturali, sull’Azzurra, una delle tre navi quarantena. In tutto 600 migranti hanno lasciato Lampedusa ieri mattina, altri 300 lo hanno fatto in serata sulla nave quarantena Splendid e 250 minori non accompagnati sono stati imbarcati sul traghetto di linea verso Porto Empedocle. Al centro di prima accoglienza di Contrada Imbriacola sono così rimasti circa 500 migranti, e se le condizioni del mare continueranno ad essere buone, potranno anch’essi essere trasferiti sulla terza nave quarantena, l’Allegra. Navi da crociera, dai nomi festosi, prestate alla drammatica esperienza degli uomini, delle donne e dei bambini che attraversano il Mediterraneo in cerca di fortuna. Più il meteo sarà favorevole, più i trasferimenti sulle navi quarantena proseguiranno fino ad esaurimento posti. Come pure è prevedibile, tuttavia, che con il mare calmo riprendano gli sbarchi di migranti.

Quella delle navi quarantena è una scelta che ha scatenato più di una polemica tra residenti e commercianti di Lampedusa, stanchi dell’eccessiva attenzione all’emergenza rispetto alla riqualificazione dell’isola. Don Carmelo La Magra, 42 anni, parrocco dell’unica parrocchia, San Gerlando, parla dritto al cuore senza troppi giri di parole. «La solidarietà viene al primo posto – osserva – e molti lampedusani sanno bene che la presenza dell’hotspot, per quanto problematica, non compromette gli ingressi economici legati al turismo. Ma il governo sta dimostrando di non essere in grado di affrontare gli sbarchi. A partire dal fatto che ogni mese spende 1 milione di euro per ciascuna delle tre navi quarantena al largo dell’isola». Per il parroco si tratta di «una spesa inutile, perché tanto alla fine i migranti vanno sistemati sulla terraferma. Per loro non va bene, perché li si fa stare ancora in mezzo al mare. E poi quel denaro potrebbe essere speso per altro, sia per i migranti sia per Lampedusa». Lampedusa, la partenza di 250 minori non accompagnati, destinazione Taranto

Sull’opportunità di investire per il territorio interviene anche Giuseppe Cappello, 51 anni, proprietario dell’Hotel Medusa: «La nostra rischia di essere un’isola fantasma, nota solo per gli sbarchi. Mentre invece avrebbe bisogno di un rilancio non solo di immagine ma anche relativo alla riqualificazione delle strutture e infrastrutture. Noi la nostra parte l’abbiamo fatta, abbiamo dimostrato di saper convivere con il centro di prima accoglienza. Tanto più che per le strade i migranti non circolano e non hai quindi sentore dell’emergenza. Eppure noi siamo tempestati di telefonate di turisti che hanno prenotato e hanno paura di trovare chissà cosa». E ancora: «Lampedusa avrebbe bisogno di iniziative culturali per intrattenere la sera i turisti, anni fa, grazie all’impegno di Claudio Baglioni, si organizzava ogni estate una rassegna canora a cui partecipavano molti artisti.

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Gli sms di Salvini alla Lamorgese: così vuole fermare l’invasione

martedì, Maggio 11th, 2021

Andrea Indini

Se lo scorso fine settimana l’allarme immigrazione era arrivato in modo blando nelle stanze del potere romano, dopo gli ultimi tre giorni di sbarchi incessanti, oltre alle sirene delle Capitanerie di porto del Sud Italia, si sono fatti incandescenti anche i telefoni di Palazzo Chigi e del Viminale. Matteo Salvini ha tempestato di messaggi il cellulare della titolare del ministero dell’Interno, Luciana Lamorgese. E, mentre ieri si parlava di “spirito collaborativo” per elaborare insieme “un piano di interventi per evitare una escalation degli arrivi”, oggi il leader della Lega è stato sin troppo chiaro: “Con Lamorgese ci siamo messaggiati ieri però se si aspetta la solidarietà europea penso che vada a finire come i vaccini, cioè nel nulla”.

Ieri mattina, prima ancora che si intensificasse l’approdo dei barconi lungo le coste siciliane, si contavano poco meno di 12mila clandestini arrivati dall’inizio dell’anno. Un numero monstre che è andato a peggiorare di ora in ora. Soltanto a Lampedusa, nelle ultime ventiquattr’ore, ne sono arrivati oltre duemila. Tutti stipati in un centro di accoglienza che dovrebbe contenerne duecento. “Gli assembramenti – ha denunciato Domenico Pianese, segretario generale del Coisp – sono inevitabili, a scapito della sicurezza degli agenti di Polizia e degli stessi migranti”. Sono cifre e scene che ricordano la drammatica gestione targata Partito democratico che, prima della “cura Salvini” al ministero dell’Interno, aveva spalancato le porte a decine di migliaia di irregolari. “Non do promozioni o bocciature”, ha detto il leader del Carroccio durante un punto stampa a Milano. Il tono è di chi non è disposto a concedere oltre. “Volere è potere – ha poi incalzato – io, venerdì prossimo, sarò a Catania in un’aula di tribunale per rispondere di quello che ho fatto e ne vado fiero”.

Dati alla mano, dal primo gennaio a oggi, sulle coste italiane è sbarcato il triplo degli immigrati dello scorso anno quando ne erano arrivati “solo” 4.184. Secondo l’ultimo report del Viminale (non del tutto aggiornato perché fermo alle 8 di questa mattina), dei 3.881 arrivi di questi primi dieci giorni di maggio più della metà (2.146) si sono concentrati nell’ultimo fine settimana. Esattamente il doppio di quelli che sbarcarono in tutto il mese di maggio quando era ministro dell’Interno Salvini.

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Ricollocamenti e accordi bilaterali, il piano Draghi: “Gestiremo gli sbarchi”

lunedì, Maggio 10th, 2021

ALESSANDRO BARBERA, AMEDEO LA MATTINA

ROMA. Ripristino degli accordi di Malta per il ricollocamento volontario dei richiedenti asilo in Europa, accordi bilaterali con Libia e Tunisia, la richiesta di un sostegno concreto da parte della Commissione europea. Il governo Draghi percorrerà queste tre strade per affrontare la stagione degli sbarchi. Già dai primi giorni di maggio, complice il mare piatto, al Viminale era scattata l’allerta. Ieri mattina, ricevute le notizie da Lampedusa, la ministra dell’Interno Luciana Lamorgese ha chiamato il premier per chiedergli di mettere la questione migranti in cima all’agenda del prossimo consiglio dei ministri, quello che avrebbe dovuto essere dedicato al nuovo decreto di aiuti alle imprese.

Matteo Salvini è il più preoccupato di tutti, perché sa di essere parte di una maggioranza che non affronterà il problema coi metodi del governo di cui era ministro degli Interni. Ieri ha cercato Lamorgese, e chiesto un incontro a Draghi. A destra ha Giorgia Meloni, che ha già iniziato la campagna elettorale per le amministrative invocando blocchi navali. Una soluzione che al Viminale giudicano «impraticabile» perché paragonabile ad un atto di guerra e vietata da tutte le leggi del mare. Il leader leghista chiede un intervento immediato perché viceversa – così riferiscono dal Carroccio – per la Lega perderebbe di senso la permanenza nel governo. La gran parte delle persone sbarcate in queste ore vengono dalla Tunisia, dunque si tratta di migranti economici che il Viminale può rimpatriare. Fino all’inizio dell’emergenza Covid, in virtù degli accordi precedenti, dall’Italia partivano con destinazione Tunisi fino a quattro voli la settimana. Ma crescono le persone in arrivo dalla Libia, che possono fare richiesta di asilo. L’emergenza è aggravata dalla necessità di imporre misure di prevenzione antivirus: ogni migrante in arrivo riceve un tampone e viene trasferito su una delle navi affittate ad armatori privati per le quarantene. Solo dopo i richiedenti asilo possono essere distribuiti nelle strutture di accoglienza. Se il ritmo degli arrivi di queste ore diventasse la normalità, diventerebbe presto ingestibile. «Lo gestiremo», dice Draghi in queste ore nei contatti telefonici.

L’ex banchiere centrale dovrà fare uso di tutto il suo pragmatismo per imporre una linea comune ad una maggioranza che va dalla sinistra di Leu alla Lega. Salvini è perplesso di fronte all’ipotesi di far ricorso a operazioni internazionali come Triton, Sophia o Mare Nostrum che considera utili solo ad attrarre altri migranti. E’ perplesso anche sul rafforzamento delle operazioni di pattugliamento di Frontex. Insiste per accordi bilaterali, chiede di tornare in Libia, Tunisia e Algeria per parlare ai rispettivi leader in maniera chiara. Considera gli accordi di Malta carta straccia perché «i partner non fanno nulla e l’Unione come al solito non batte un colpo».

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