Archive for the ‘Immigrazione’ Category

Rimini, accoltella quattro persone sul bus: la dinamica dell’aggressione

domenica, Settembre 12th, 2021

di Enea Conti

A Rimini un uomo accoltella quattro persone, tra cui un bimbo di 5 anni, ora gravissimo. Arrestato un cittadino somalo. Salvini: va mandato a casa

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Girava con una scatola di posate nello zaino l’uomo che ieri a Rimini ha accoltellato alla gola un bimbo di 5 anni mentre fuggiva dal bus su cui era stato trovato senza biglietto. Il piccolo è stato ricoverato in gravissime condizioni all’ospedale Bufalini di Cesena; ieri a tarda sera era considerato in pericolo di vita. Ferite meno seriamente le altre tre persone che l’aggressore, un ventiseienne di nazionalità somala, ha colpito prima di infierire sul bambino e di essere arrestato. Gli inquirenti hanno per il momento escluso la pista terroristica.

Poco dopo le 19 l’uomo si trovava su un filobus della linea 11 in viaggio da Riccione a Rimini, all’altezza di Miramare. Due addette al controllo lo hanno avvicinato per chiedergli il biglietto, che non aveva. Mentre forniva le sue generalità, ha estratto dallo zaino una scatola con forchette e coltelli, ne ha impugnato uno e ha aggredito le due donne, ferendone una di striscio al collo e l’altra alla spalla, con un taglio più profondo. Secondo una prima ricostruzione, l’autista del bus ha fermato il mezzo ma non è riuscito a bloccare l’aggressore in fuga.

Mentre nella zona del lungomare — tra i turisti di rientro dalla spiaggia in un sabato di fine stagione — si scatenava la caccia all’uomo, il somalo ha prima tentato, senza riuscirci, di salire su un Suv che poco prima aveva superato il filobus; poi, vicino a un albergo, ha incrociato una donna e un bambino di 5 anni e ha sferrato altre coltellate. Il piccolo, colpito alla gola, è stato trovato dai soccorritori in condizioni gravissime.

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Afghanistan, Draghi dà il via libera agli scali per i profughi nelle basi americane

domenica, Agosto 22nd, 2021

ALESSANDRO BARBERA

ROMA. I primi tre aerei sono stati già autorizzati ad atterrare sulla pista della base americana di Aviano. Altri sono attesi a Sigonella, in Sicilia. E’ il primo segnale concreto della telefonata di ieri notte fra il premier Mario Draghi e il presidente americano Joe Biden. Washington non sa più dove evacuare le migliaia di afghani a cui ha promesso asilo politico, e per questo ha chiesto assistenza ai partner. Un primo velivolo carico di profughi è già atterrato nella base americana a Ramstein, in Germania, altri sono attesi in Albania, Kosovo e Macedonia. Le autorizzazioni italiane sono concesse da Farnesina e ministero della Difesa: l’esercito americano potrà ospitare sul suolo italiano i profughi il tempo necessario a organizzare il trasferimento negli Stati Uniti.  

Il sì di Palazzo Chigi e degli altri governi alleati agli americani ha un valore umanitario e politico. La caduta rovinosa di Kabul nelle mani dei talebani e le prime dichiarazioni alla Casa Bianca di Joe Biden avevano fatto calare il gelo fra Washington e i partner europei. Passati i primi giorni, e toccate con mano le conseguenze dell’abbandono militare del Paese, Biden ha cambiato toni. Se durante il primo discorso alla nazione non aveva fatto alcun cenno alla collaborazione coi governi occidentali, ieri ha detto sì ad un vertice straordinario dei G7 in videoconferenza: dovrebbe svolgersi mercoledì. Solo dopo, se ce ne saranno le condizioni, Draghi chiederà un secondo vertice dei capi di Stato allargato al G20, soprattutto ai non alleati all’Occidente: Cina, Russia, Arabia saudita, Pakistan. Chi in queste ore tenta di fare da ponte fra Nato, talebani, Cina e Russia è l’autocrate turco Recyyp Erdogan. Ieri ha parlato al telefono sia con la cancelliera tedesca Angela Merkel che col russo Vladimir Putin. Erdogan è fra coloro che ha più da temere da una gestione incontrollata della crisi afghana. La Turchia, porta d’ingresso a est dell’Europa, nel 2015 si fece carico dell’emergenza siriana in cambio di sei miliardi di euro. Quest’anno non sembra interessata a fare altrettanto, con o senza lauti guadagni.

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Migranti, fermare gli sbarchi è possibile: basta rispettare le leggi

sabato, Agosto 14th, 2021

Francesco Storace

Sminare, presidente, sminare. Se Mario Draghi vuole risolvere davvero la questione dell’immigrazione clandestina che approda sulle nostre coste, si prenda qualche ora a Ferragosto per leggere che cosa ha scritto il magistrato che ha giudicato Matteo Salvini per il caso Gregoretti.

Nelle motivazioni della sentenza rese note in questi giorni, troverà tra i motivi dell’assoluzione piena del leader leghista esattamente quello che si deve fare per non far considerare l’Italia un pezzo d’Africa anziché d’Europa.

Scrive il giudice Nunzio Sarpietro con riferimento al governo 1 di Giuseppe Conte: la strategia dell’esecutivo “rimase ancorata alla fermezza ed alla ricerca della redistribuzione dei migranti prima di autorizzare lo sbarco”.

Ed è esattamente quello che accadde allora e poi con le altre navi – spesso Ong – che scaricavano carne umana nel nostro Paese: prima l’Europa dice sì a fare la sua parte per la redistribuzione dei migranti e poi si fanno sbarcare. Salvini, che andrà ad un altro processo per le accuse da cui è stato già assolto nel caso Gregoretti, chiede esattamente questo.

E Draghi lo deve far entrare in testa a Luciana Lamorgese, che pure sembrava incamminarsi lungo questa indicazione. Poi, l’inerzia. 

Ma ciò che è ancora più vergognoso, rispetto a quella sentenza e alle sue motivazioni, è il silenzio vile di chi portò Salvini a processo. Il voto dei senatori sul processo Gregoretti fu uno scandalo. Lo pensavamo ieri, ne siamo convinti oggi leggendo le parole del giudice. 

Ci fosse uno solo, tra quei senatori faziosi, che alzi la mano per chiedere scusa. Per ammettere di aver sbagliato. Per promettere di restituire quota parte i soldi buttati per una farsa. Hanno tentato di vendicarsi del segretario della Lega a spese dei cittadini. Sono stati quei senatori a far proprio il teorema di Luca Palamara: “Salvini ha ragione ma va attaccato”.

Però, ora sappiamo almeno che volere è potere, gli sbarchi possono essere fermati nel rispetto della legge. Ed ecco perché vorremmo che Draghi chiedesse alla Lamorgese che diamine sta facendo. Se i numeri dell’immigrazione erano veramente ridotti quando al Viminale c’era uno che “non ha fatto nulla di illegale”, è facile pensare, per ragionamento inverso, che chi c’è ora stia facendo di tutto in funzione dell’immigrazione illegale.

Per il giudice, presidente Draghi e ministro Lamorgese, “l’imputato ha agito non ‘contra ius’ bensì in aderenza alle previsioni normative primarie e secondarie dettate nel caso di specie. Allo stesso non può essere addebitata alcuna condotta finalizzata a sequestrare i migranti per un lasso di tempo giuridicamente apprezzabile”. Che altro deve accadere per invitare l’inquilina del Viminale a darsi una mossa mentre il numero degli immigrati irregolari cresce vertiginosamente?

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Immigrazione, le previsione per il 2050 sulla popolazione africana: “Entro il 2050, un quarto dell’umanità verrà dal Continente nero”

giovedì, Luglio 22nd, 2021

Annalisa Chirico

Venti percento della popolazione globale, 3 percento del Pil, 1 percento di immunizzazioni effettuate. Sono questi i numeri del continente Africa su cui il politologo americano Ian Bremmer, presidente di Eurasia Group, si concentra in questa conversazione con Libero. «L’Africa è l’unico posto al mondo dove si prevede una crescita demografica esplosiva: la popolazione raddoppierà entro il 2050, il che vuol dire che un quarto dell’umanità sarà africano. La Nigeria da sola, con i suoi 400 milioni di cittadini, diventerà il terzo paese più popoloso del mondo, dopo India e Cina».

L’Economist ha parlato di “Secolo africano”: l’Africa sarà il campo di battaglia della competizione tra Stati Uniti e Cina?

«Per Pechino l’Africa rappresenta un pezzo importante della Nuova Via della seta, da diversi anni la Cina investe massicciamente, con risorse pubbliche e private, nella costruzione di infrastrutture materiali e digitali, nell’elettronica, nelle attività estrattive, nella tecnologia. Tuttavia i paesi che possono essere considerati “filocinesi”, nell’orbita d’influenza di Pechino, sono pochi: Angola, Etiopia, Zambia e Zimbabwe. Si tratta di realtà estremamente povere, rette da regimi autoritari. Quasi nessuno è schierato con gli Usa. Le tre economie più importanti (Kenya, Nigeria e Sud Africa) non si espongono né con Pechino né con Washington».

La nuova Guerra fredda si combatte in Africa?

«Non parlerei di competizione diretta ma di aree di influenza differenziate. Gli Usa sono impegnati sul fronte della cooperazione per la sicurezza, il finanziamento (attraverso l’Fmi e la Banca mondiale), la salute e la società civile. I cinesi investono sopratutto nell’economia attraverso prestiti, infrastrutture e relazioni commerciali. La situazione potrebbe cambiare se, per esempio, Pechino decidesse di realizzare altre basi militari come quella di Gibuti. Al momento però l’Africa non è una priorità per l’amministrazione Biden. Per il presidente le priorità sono la Cina e il clima».

Insomma, in Africa gli americani puntano sul soft power.

«Esatto, l’America fa leva sul settore privato, sulle Ong, su finanziatori individuali, senza ricorrere a mezzi statali».

Lei accennava alla bomba demografica africana, questione sensibile per l’Italia a causa delle ripercussioni in materia di immigrazione.

«Il futuro non promette nulla di buono. L’Africa è la regione più duramente colpita dal cambiamento climatico. L’università di Notre Dame elabora un indice di adattamento che stima la vulnerabilità ai rischi climatici: nove dei dieci paesi più esposti sono africani. Ciò rischia di rafforzare processi di radicalizzazione e migrazione. L’Africa è il luogo dove centinaia di milioni di persone non saranno più in grado di restare a vivere nelle proprie abitazioni per via del surriscaldamento; queste persone hanno inoltre la minore capacità di reddito per sostenere i costi di trasferimento in un paese vicino».

A rendere l’Africa fonte di instabilità contribuisce la proliferazione di tecnologie insidiose.

«È una minaccia concreta che le istituzioni locali non sono in grado di fronteggiare. La popolazione più giovane su scala mondiale, in larga parte privata del diritto di voto, sta diventando quella più capace di generare instabilità. Il phishing di matrice nigeriana che punta a infiltrarsi nel tuo conto corrente è un problema fastidioso, al pari dei rapimenti compiuti dai pirati in mare e degli attacchi cyber, sempre più sofisticati, contro le infrastrutture sensibili».

Una nota positiva in questo quadro fosco?

«Probabilmente il Covid. A livello di contagi, il continente ha affrontato il virus meglio di altre parti del mondo, favorito da una popolazione più giovane, meno esposta alle forme gravi di malattia, e ai collegamenti ridotti con le aree di crisi. L’esplosione della variante Delta però complica tutto: il progetto Covax è una delusione totale e gli africani si ritrovano, di fatto, senza vaccino. L’Africa sarà l’ultima regione del mondo a potersi definire “post pandemica”, e questo è un male per i cittadini africani impossibilitati a viaggiare per lavorare».

LIBERO.IT

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Migranti, nuovo rinvio: arrivano i fondi ma no ai ricollocamenti

venerdì, Giugno 25th, 2021

ALESSANDRO BARBERA

DALL’ INVIATO A BRUXELLES. Fra i Ventisette non si discuteva del tema migranti da tre anni. L’Italia per ora non ha ottenuto quel che sperava, e non avrà alcun aiuto concreto durante l’estate. La discussione al vertice dei capi di Stato – l’ultimo per Angela Merkel da Cancelliera – è durata pochi minuti, il tempo di approvare le conclusioni scritte nei giorni precedenti dagli sherpa dei governi. Non c’è alcun accordo sui ricollocamenti dei richiedenti asilo, né con l’Unione, né tantomeno con Francia e Germania, la cui campagna elettorale condiziona le scelte anche fuori dei confini. In compenso l’Unione, senza distinguo, si è detta favorevole a rafforzare gli aiuti verso i Paesi terzi e di origine. Si partirà dal rinnovo dell’accordo con la Turchia, poi si passerà al Nordafrica e al Sahel. Mario Draghi considera in ogni caso un successo l’aver imposto il tema nell’agenda dei leader.

Tre miliardi e mezzo andranno al rinnovo dell’accordo del 2016 con Ankara per la gestione dei confini est dell’Unione, altri 2,2 miliardi verranno usati in Giordania, Libano e Siria. L’Europa scende di nuovo a patti con l’autocrate turco in nome della realpolitik: «La Turchia ha accolto tre milioni di profughi e merita il nostro sostegno», ha detto più volte la Merkel in questi giorni. L’Unione ha dato mandato alla Commissione europea e all’alto rappresentante per la politica estera a presentare piani d’azione per i Paesi prioritari di origine e transito entro questo autunno, con «misure di sostegno e tempistiche concrete». Dice il documento: «Sebbene le misure adottate dall’Unione e dagli Stati membri abbiano ridotto i flussi irregolari complessivi, gli sviluppi su alcune rotte destano serie preoccupazioni e richiedono una vigilanza continua e un’azione urgente». Per prevenire la perdita di vite umane e ridurre la pressione sui confini europei, «saranno intensificati i partenariati e la cooperazione reciprocamente vantaggiosi con i paesi di origine e di transito, come parte integrante dell’azione esterna dell’Unione». Si farà un uso coordinato di tutti gli strumenti disponibili «in stretta collaborazione con l’Onu». La lista dei possibili interventi è lunga: sostegno dei rifugiati e degli sfollati su suolo africano, lotta a tratta e contrabbando, rafforzamento del controllo delle frontiere, cooperazione in materia di ricerca e soccorso. C’è poi un’interessante coda al documento: «Il Consiglio condanna ogni tentativo di Paesi terzi di strumentalizzare i migranti per ragioni politiche». Fra i tanti, l’ultimo episodio lo ha raccontato ai colleghi il premier lituano. «La Bielorussia spinge verso il confini dell’Unione migranti iracheni e siriani». E’ l’ultima rotta della disperazione alimentata dal dittatore Lukashenko come ritorsione per le sanzioni europee contro Minsk.

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Il piano B di Draghi: fermare i migranti con i fondi all’Africa

venerdì, Giugno 18th, 2021

Amedeo La Mattina, Ilario Lombardo

ROMA E BARCELLONA. Mario Draghi ha una settimana di tempo per sperare di risolvere l’impossibile: dare all’Europa una soluzione sul tema migratorio che vada bene a tutti i Paesi membri. Le premesse non sono delle migliori. Gli sbarchi aumentano e dal fronte continentale si continua, come sempre, a far finta di nulla. L’incontro bilaterale di oggi, a Barcellona, con il premier spagnolo Pedro Sanchez servirà a saldare l’asse del Mediterraneo in vista del Consiglio europeo del 24-25 giugno, che il presidente del Consiglio italiano ha preteso fosse dedicato proprio al nodo mai sciolto della gestione dei migranti.

L’intesa con la Spagna aiuta, ma per Draghi servirà a poco se l’Italia non sarà in grado di trascinare sulle proprie posizioni la Francia e la Germania. Per questo, a Palazzo Chigi invitano a porre grande attenzione al prossimo bilaterale di Draghi, lunedì a Berlino, con la cancelliera Angela Merkel. È all’interno di quella cornice che il governo italiano spera di ottenere un primo impegno concreto da portare sul tavolo del summit europeo.

Draghi lavora di realismo. Ha capito che il Trattato di Dublino è rimasto lettera morta, e non sono serviti anni di sbarchi, immagini drammatiche, foto di bambini alla deriva, a scuotere i partner dell’Ue. L’Europa ci ha riprovato con il patto di Malta, prevedendo una formula di redistribuzione non obbligatoria, ma anche in questo caso i passi compiuti in avanti sono stati insufficienti. Spiegano fonti di governo che per il premier italiano le strade si restringono: se i membri Ue non intendono accettare la distribuzione di migranti come si era deciso a Malta, allora bisognerà ideare un piano finanziario di matrice europea per fermare o quantomeno comprimere al massimo le partenze dai Paesi di provenienza dei migranti. È il modello Libia, che Draghi, d’accordo con il presidente francese Emmanuel Macron e con Merkel, vuole mettere al centro della sua strategia, di sponda con l’Unione, la Nato e l’Onu: portare investimenti, che diano lavoro e sicurezza, e scoraggino le partenze. A Tripoli serve un governo legittimato dal voto e l’Italia confida in un coinvolgimento dell’Alleanza Atlantica e delle Nazioni Unite per garantire un percorso elettorale in sicurezza. Nel frattempo, Draghi continuerà a insistere sui ricollocamenti, puntando a renderli il più possibile strutturali, ben sapendo che resterà un percorso sbarrato finché i governi europei avranno il timore di alienarsi l’opinione pubblica interna. La soluzione finanziaria, infatti, servirà a mascherare le difficoltà del governo tedesco ad aprire alle quote dei migranti, a tre mesi dalle elezioni nazionali che sanciranno la nuova era post Merkel.

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Vittorio Feltri e il caso di Seid, morto suicida: “Non siamo razzisti, accogliamo tutti”

giovedì, Giugno 10th, 2021

Vittorio Feltri

La questione del razzismo sta diventando stucchevole. Muore suicida un giovane calciatore di colore e giù tutti a dire, a sinistra, che si è tolto la vita a causa del razzismo di cui si sentiva vittima. Non è vero. I genitori adottivi del ragazzo negano che il suo gesto estremo sia dipeso dalla presunta discriminazione, nonché emarginazione, provocata dal colore della sua pelle. Nessuno meglio di loro può sapere perché il figlio abbia deciso di farla finita. Ma non ignoriamo quanto sia difficile entrare nella testa di una persona e capire perché abbia preferito farsi fuori piuttosto che rimanere sulla terra. Si può tentare indovinare, tuttavia mai conosceremo con certezza cosa sia scattato nel cervello di un uomo che ha scelto di scomparire. Ciò che non si può fare è accusare i nostri compatrioti di essere razzisti poiché è falso. Se lo fossero, non permetterebbero a tutti gli stranieri, neri o bianchi, di sbarcare in Italia e di stabilizzarsi qui, facendosi mantenere dallo Stato. 

Leggo in proposito, su vari giornali, articoli di una stupidità senza eguali. In essi si affermano che non esistono le razze umane e che siamo tutti fratelli. Boiate. Se non sussistessero le razze non avrebbe senso parlare di razzismo. Che invece c’è negli Stati Uniti, però non dalle nostre parti, dove non si segnalano episodi di violenza contro gli africani, salvo alcune rare eccezioni, che notoriamente non costituiscono la regola. L’odio è un’altra faccenda, trattasi di un sentimento umano molto diffuso, ma che prescinde dalle etnie. Per esempio, la rabbia sociale non dipende che dall’invidia: i ricchi sono detestati da chi tale non è, quindi prova risentimento verso chi campa bene. I contrasti tra abbienti e indigenti sono vecchi come il mondo e determinano spesso conflitti sanguinosi. Pure gli scontri che avvengono normalmente nel nostro Paese tra bianchi e neri non sono prodotti dal razzismo ideologico, bensì da attriti relativi al desiderio dei primi di mantenere una supremazia economica sui secondi. Non è una novità che i poveri hanno in antipatia i signori. È così da sempre e sempre sarà così. I pigmenti non c’entrano per nulla. 

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Migranti, “rimborsi aumentati ai centri di accoglienza”. Conto salatissimo, brutto scherzo della Lamorgese

venerdì, Maggio 28th, 2021

Franco Bechis

Sono stati pubblicati in gran parte di Italia – Roma Capitale compresa – i nuovi bandi per la gestione dei migranti nei vari centri di accoglienza predisposti, ed è arrivata la sorpresa: in questo 2021 oltre per il numero degli arrivi assai più alto degli ultimi anni il capitolo immigrazione rischia di essere una bella botta sui conti pubblici perché il ministro dell’Interno Luciana Lamorgese ha rialzato notevolmente e generosamente verso i gestori i costi della accoglienza.

Tutto è contenuto in un suo decreto ministeriale di febbraio a cui ovviamente si sono dovute adeguare le varie prefetture che stanno predisponendo i bandi secondo le nuove regole. Il ministro dell’Interno ha deciso di raddoppiare rispetto a quel che era fino al 2020 compreso il kit di primo ingresso per singolo migrante, che passa appunto da 150 a 300 euro di costo. Ma molte altre voci dei costi di gestione sono state aumentate- in particolare quella del personale- e altre che non esistevano sono state introdotte, come la sostituzione “ecologica” delle stoviglie usate per i pasti dell’accoglienza con l’introduzione di “stoviglie monouso biodegradabili e compostabili”che da sole valgono 0,60 euro al giorno di costo in più per ogni migrante ospitato.

Previsto anche un incremento del costo della fornitura dei pannolini per neonati fino a 30 mesi di età. Non è molto, ma sono altri 15 centesimi in più in media per ogni ospite dei centri di accoglienza, indipendentemente dalla presenza di minori all’interno. Il risultato è che alla fine il costo dell’accoglienza da quest’anno è tornato a lievitare come ai tempi in cui questo faceva scandalo e si moltiplicavano le inchieste sul business della  gestione dei migranti, quella che secondo Salvatore Buzzi era la vera cuccagna, da cui si ricavavano più soldi che trafficando con la droga.

L’ex capo delle coop che furono travolte dall’inchiesta battezzata dai pm Mafia capitale  avrà anche esagerato allora, ma certo ha reso bene l’idea dei begli affari che si facevano con la gestione dei centri migranti. Poi è arrivato il governo giallo-verde, con Matteo Salvini e Luigi Di Maio che avevano cavalcato le polemiche sul business della gestione dei migranti, e da subito hanno tagliato i costi fissi giornalieri dei centri di accoglienza.

Ora la Lamorgese ha rialzato e non di poco quel plafond, sia pure con incrementi che variano a seconda della capienza dei centri di accoglienza. Prendiamo il modello più piccolo: un centro da 50 posti. All’anno costava fin qui 389.637 euro, con gli aumenti stabiliti dalla Lamorgese ora costa 524.505 euro, vale a dire il 35% in più di prima. Un centro da 100 posti costava 921.625 euro, ed ora si pagherà ogni anno 1.210.340 euro, con un incremento del 31,32%.

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Migranti, il muro del Nord: “Qui non li accoglieremo”

giovedì, Maggio 20th, 2021

Francesco Grignetti

ROMA. Gli sbarchi aumentano. Altri ne sono previsti perché i trend parlano chiaro. E così l’immigrazione torna a incendiare il dibattito politico. Matteo Salvini, con il consueto fiuto da animale politico, incassata una vittoria sul fronte delle aperture, è immediatamente ripartito alla carica. Se prima nel mirino aveva il ministro Roberto Speranza, ora sta «massaggiando» Luciana Lamorgese. E dalle punzecchiature si è passati ai cazzotti. Tre giorni fa, così parlavano Fabrizio Cecchetti, coordinatore della Lega Lombarda e Giacomo Ghilardi, sindaco di Cinisello Balsamo nonché coordinatore regionale dei sindaci leghisti: «I nostri non prenderanno nessuno dei 60 immigrati, sbarcati in questi ultimi giorni in Sicilia, che il ministero dell’Interno vorrebbe inviare in Lombardia». Dove andrebbero appunto 60 immigrati dei 559 che il Viminale vorrebbe smistare tra le Regioni italiane.

È un ordine di scuderia che viene dall’alto, appena mascherato dalla foglia di fico di «fonti della Lega». E infatti i portavoce di Salvini hanno veicolato nei giorni scorsi: «I territori governati dal nostro partito non accetteranno la distribuzione dei clandestini che è allo studio del Viminale». Posizione ribadita ieri pure dal leghista presente nel Comitato Schengen. Di fronte a questo vero e proprio boicottaggio, anche la mite Lamorgese è sbottata: «Non è mica giusto lasciare tutto sulle spalle della Sicilia, solo perché arrivano lì».

Già, perché i numeri sono numeri. Alla data del 18 maggio, negli hotspot c’erano 732 migranti, nei centri di prima accoglienza 49. 759 e nei centri del Sistema di accoglienza e integrazione altre 25. 589 persone, per un totale di 76. 080 presenze. Da inizio anno, sono sbarcati oltre tredicimila. E se queste persone non trovassero spazio in giro per l’Italia, finirebbero tutte imbottigliate in Sicilia. «La redistribuzione è una cosa normale che abbiamo fatto in questi mesi», ha aggiunto la ministra. Che ha tutti i motivi per essere scontenta della risposta europea. Ora lei spera molto in un protocollo in preparazione con Francia e Germania, che dovrebbe rivitalizzare l’accordo di Malta del 2019.

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Caos migranti da Lampedusa a Ventimiglia

domenica, Maggio 16th, 2021

Chiara Giannini

Il business dell’accoglienza passa per hotspot e centri ad hoc per migranti. Negli anni le gestioni dei governi di sinistra hanno dato soldi a pioggia a cooperative e associazioni, che hanno guadagnato sulla pelle dei migranti. Quando Matteo Salvini era ministro dell’Interno i fondi a disposizione furono ridotti, ma ora si è tornati alla solita storia che riempie le tasche di chi ha l’appalto per la gestione dei centri. Che in alcuni casi ospitano i migranti in condizioni veramente pessime, come a Lampedusa, dove a causa dell’emergenza della scorsa settimana l’hotspot di Contrada Imbriacola è arrivato a contenere oltre 1.500 persone a fronte delle 250 previste. Molti immigrati hanno dovuto dormire all’aperto, su vecchi materassi, con i servizi igienici intasati. Il centro è gestito dalla Nova Facility di Treviso, una società che dall’istallazione di tubature per il gas e pannelli fotovoltaici è passata, forse fiutando il business, all’accoglienza dei migranti.

Ieri a Contrada Imbriacola ha fatto visita il deputato della Lega Eugenio Zoffili.

«Dopo gli arrivi di massa degli scorsi giorni – racconta -, oggi all’interno della struttura ho rilevato una situazione meno problematica, seppur in un quadro che permane emergenziale. Sono presenti 317 immigrati, dei quali 252 minorenni. Oltre a qualche caso di Covid, tra le patologie rilevate ci sono la scabbia e la tubercolosi che si aggiungono a ustioni e violenze, soprattutto sessuali ai danni delle donne che, in diversi casi, sbarcano gravide a seguito di stupri».

Zoffili racconta che in compagnia del coordinatore locale della Lega, Attilio Lucia, ha incontrato alcuni cittadini: «È la quinta volta che vengo qui – chiarisce -. Tutti mi hanno detto di volere turisti, non clandestini, e per ottenere questo risultato è necessario lavorare di più sui rapporti diplomatici coi Paesi di provenienza degli immigrati. Mercoledì porterò al ministro Lamorgese, che sarà sentita in audizione in commissione Schengen, la situazione e le testimonianze raccolte».

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