Archive for the ‘Immigrazione’ Category

Ancora infetti tra i bengalesi: terrore per i controlli flop

domenica, Luglio 12th, 2020

Elena BarlozzariAlessandra Benignetti

“Abbiamo rintracciato un positivo al Covid in una casa di via della Marranella dove vivono in sei persone, ha già i sintomi da quattro o cinque giorni, è una persona molto socievole e sarebbe andato in giro per il quartiere e tra la folla in coda per i tamponi”.

È l’allarme lanciato ieri da Mohammad Taifur Rahman Shah, presidente dell’associazione Italbangla.

Il portavoce della comunità bengalese di Roma non ha dubbi sulla positività del suo connazionale: “È infetto al cento per cento”. Secondo il racconto di Shah, sarebbe stato il medico di base, di fronte a quella febbre che non scendeva, a mandare lo straniero a fare il tampone presso una struttura privata. “Ieri mi ha chiamato e mi ha detto di essere malato, era molto agitato”, ricorda Shah che non ha perso tempo a raccomandare all’uomo ed ai suoi coinquilini di “rimanere a casa e non muoversi di lì per nessuna ragione”.

Poi ha allertato la Asl Roma 2. E così nel primo pomeriggio di ieri i sanitari hanno fatto il loro ingresso nell’appartamento di Tor Pignattara. “Abbiamo fatto i tamponi a tutti gli abitanti della casa, cinque o sei persone”, ci confermano dalla Asl. Ma in attesa dei risultati a prevalere è la cautela: “Non possiamo confermare nulla finché non arriveranno gli esiti”. Intanto nel Lazio ci sono stati altri 19 casi, di cui oltre la metà di importazione. Otto sono quelli legati ai voli di rientro dal Bangladesh, finiti sotto la lente di ingrandimento delle autorità.

È una corsa contro il virus per recuperare il tempo che ha preceduto lo stop ai voli dello scorso mercoledì. Si parla di più di mille persone, atterrate in Italia prima del 7 luglio. Soggetti potenzialmente infetti, a piede libero nel Bel Paese, che potrebbero trasformarsi in pericolosissimi untori. La preoccupazione è tanta, soprattutto nella “Banglatown” romana. Qui le file ai drive in allestiti dalla Asl Roma 2 diventano ogni giorno più lunghe. Se inizialmente l’affluenza è stata bassa per via delle difficoltà di comunicazione con i cittadini stranieri, ora è iniziata una vera e propria mobilitazione di massa grazie all’intervento dei rappresentanti, anche religiosi, della comunità. E così nei centri per lo screening sono arrivate le prime difficoltà.

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Porto Empedocle, focolaio Covid nella nave dei migranti portati dalla Sea Watch: 28 casi positivi

mercoledì, Giugno 24th, 2020

Sono 28 i migranti, salvati in acque internazionali dalla nave Sea Watch e messi in quarantena sul traghetto “Moby Zazà” fermo al largo di Porto Empedocle (Agrigento), che sono risultati positivi al coronavirus. Dopo un primo caso di Covid-19, inizialmente scambiato per tubercolosi, sono stati effettuati i tamponi su tutti i 209 migranti. Il Viminale assicura: “Garantita la sicurezza sanitaria”. 

“Ventotto migranti positivi sono sulla nave in rada a Porto Empedocle, soluzione che con caparbietà abbiamo preteso il 12 aprile dal governo centrale per evitare che si sviluppassero focolai sul territorio dell’isola, senza poterli circoscrivere e controllare”. E’ il commento su Facebook del governatore della Sicilia, Nello Musumeci, che ha aggiunto: “Oggi si capisce meglio quella nostra richiesta. E chi ha vaneggiato accusandoci quasi di razzismo, oggi si renderà conto che avevamo ragione”.

Gli altri 181 migranti, che erano assieme ai 28 positivi al tampone per il Covid, verranno sottoposti a un nuovo test rino-faringeo tra due giorni. C’è infatti il rischio che il loro tampone, attualmente negativo, possa positivizzarsi con il passare delle ore. I 181 dovrebbero essere stati spostati rispetto a dove si trovano i 28 risultati infettati dal coronavirus (ma mancano conferme ufficialiali al riguardo).

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Braccia sfruttate all’agricoltura: così il caporalato controlla la filiera alimentare

domenica, Maggio 17th, 2020

di Stefano Liberti – foto di Alessandro Serranò   

Braccia sfruttate all'agricoltura: così il caporalato controlla la filiera alimentare

Promosso per garantire braccia a un’agricoltura in sofferenza in seguito al mancato arrivo degli stagionali rimasti bloccati nell’Est Europa, il provvedimento di regolarizzazione degli immigrati approvato dal governo potrebbe essere un’occasione storica per voltare una pagina buia: quella del lavoro agricolo sottopagato, sfruttato e macchiato a volte dalla piaga del caporalato. Difficilmente però la semplice distribuzione di permessi di soggiorno riuscirà da sola a modificare alcuni aspetti diventati negli ultimi anni strutturali al funzionamento dell’intero comparto, come la scarsa remunerazione dei braccianti.

Il lavoro agricolo nel nostro paese è sempre più spesso svolto da stranieri. Secondo uno studio del Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria (Crea), dal 1989 a oggi il numero di cittadini italiani impiegati in agricoltura è diminuito di due terzi, mentre quello degli stranieri è aumentato di quindici volte. In alcuni distretti produttivi, anche di primaria importanza come quello delle mele in Trentino o quello del Parmigiano Reggiano, questi costituiscono più del 50 per cento della forza lavoro. Secondo i dati della Coldiretti, è possibile contare nei campi, nelle stalle, nelle serre del nostro paese 155 nazionalità diverse. È un esercito di lavoratori, che vengono ogni anno dai paesi più vicini – o che vivono stabilmente sul nostro territorio e a volte si spostano a seconda delle esigenze delle raccolte stagionali. Queste donne e questi uomini svolgono un lavoro essenziale, a fronte spesso di paghe basse e condizioni più che disagevoli.

Nell’ottobre 2016, il Parlamento ha approvato la legge anti-caporalato, fortemente voluta dall’allora ministro dell’agricoltura Maurizio Martina e da quello della giustizia Andrea Orlando. Prevedendo pesanti sanzioni per quegli imprenditori che facevano ricorso all’intermediazione illecita, ha cercato così di aggredire un fenomeno diffuso e vergognoso, il cui solo sospetto aleggiava come un marchio d’infamia sulle produzioni d’eccellenza del made in Italy. Gli effetti sono stati importanti, ma non definitivi.

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Tensioni nel governo, Bellanova: “Regolarizzare migranti e colf o mi dimetto” | Crimi: “No a permessi temporanei”

mercoledì, Maggio 6th, 2020

Quella sulla regolarizzazione “non è una battaglia strumentale per il consenso. Queste persone non votano. Se non passa, sarà un motivo di riflessione sulla mia permanenza al governo. Non sono qui per fare tappezzeria”. Lo ha detto il ministro delle Politiche agricole Teresa Bellanova a proposito della regolarizzazione di migranti e colf che lavorano in nero per poter dare loro il reddito di emergenza.

Incontro con Conte e Gualtieri – “Certo che questo tema è ragione di permanenza nel governo – ha aggiunto il ministro annunciando l’incontro del settore con il premier Conte e il ministro dell’Economia Gualtieri-. Significa decidere da che parte stare: se con la legalità e la tutela del lavoro, in agricoltura e dovunque, o con i caporali, la criminalità, la concorrenza sleale che danneggia le migliaia di aziende che scelgono la competitività sana e difendono ogni giorno il valore della responsabilità sociale dell’impresa”.

Crimi: “No a permessi temporanei” “Vogliamo lavorare sull’emersione del lavoro nero e una parte dei testi va in questa direzione ma se, come ho potuto leggere, c’è anche una parte in cui si intende fare una sanatoria modello Maroni noi non ci stiamo”. Lo ha detto il capo politico M5s Vito Crimi a proposito della regolarizzioni di colf, badanti e braccianti che sta dividendo il governo. “Le ipotesi in campo che prevedono la concessione di permessi di soggiorno temporanei a immigrati che erano qui e che oggi sono irregolari – ha detto Crimi – secondo me non aiuta l’emersione del nero: se concediamo uno status di regolarizzazione a chi è in Italia illegalmente oggi consentiamo a queste persone di continuare a svolgere lavoro nero e di essere oggetto di sfruttamento”.

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Migranti, sbarco a Taranto e Pozzallo per le navi Open Arms e Aita Mari con 151 naufraghi a bordo

lunedì, Novembre 25th, 2019

di ALESSANDRA ZINITI

ROMA – Italia, Malta, Francia e Germania vanno avanti nella concreta applicazione dell’accordo di Malta sulla redistribuzione dei migranti soccorsi nel Mediterraneo nella speranza che altri Paesi europei lo sottoscrivano.

Così come era accaduto per la Ocean Viking, i quattro Paesi hanno chiesto congiuntamente alla Commissione europea di avviare l’iter per la ricollocazione dei 151 migranti a bordo delle navi Open Arms e Aita Mari, le due Ong spagnole che da 48 ore si stanno riparando dal mare in tempesta sotto le coste della Sicilia orientale. E il Viminale ha dunque concesso loro il porto in cui sbarcare. La Open Arms, con 73 persone a bordo, farà rotta per Taranto appena le condizioni meteo lo consentiranno, mentre la Aita Mari, che ha soccorso 78 naufraghi, sbarcherà a Pozzallo.

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Migranti, 80.000 esclusi dall’accoglienza. A gennaio del 2021 gli irregolari in Italia saranno 750.000

venerdì, Novembre 1st, 2019

di ALESSANDRA ZINITI

Ottantamila persone messe in strada, fuori dalle strutture di accoglienza in cui avevano trovato ospitalità e avviato il loro percorso di integrazione con un permesso da richiedente asilo nell’attesa che la loro domanda venisse vagliata dalle commissioni.
Ha un numero ben definito l’esercito dei migranti, presenti sul nostro territorio ancora con un titolo di soggiorno valido, che il decreto sicurezza voluto da Matteo Salvini che ha dato un taglio netto all’accoglienza e ai criteri di concessione dei permessi di soggiorno, ha messo in mezzo alla strada
Un numero che viene censito dal rapporto “La sicurezza dell’esclusione – Centri d’Italia 2019” realizzato da ActionAid e Openpolis che, per la prima volta, offre una valutazione dell’impatto delle politiche migratorie del primo governo Conte

Il report stima che il numero degli irregolari potrà arrivare a 680.000 entro la fine dell’anno e superare i 750.000 a gennaio del 2021. Un aumento consistente del numero degli immigrati diventati irregolari per la soppressione della protezione umanitaria che ha prodotto innanzitutto l’aumento della percentuale dei cosiddetti “diniegati”, cioè coloro ai quali viene negata qualsiasi forma di protezione internazionale, che passano dal 67 per cento del 2018 all’80 per cento del 2019.

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Pugno di ferro leghista sui rom: sei mesi per rispettare la legge

giovedì, Ottobre 31st, 2019

Giuseppe De LorenzoEugenia Fiore

“Sì, siamo contenti della mia nuova sistemazione”. Eva e suo marito lo dicono senza mezzi termini: “È meglio così”. Oggi vivono in un appartamento normale, con acqua luce e gas che dovranno pagare come tutti i normali cittadini.

Certo, fa strano sentir dire a un nomade che la Lega “ha fatto bene” o che un esponente del Carroccio “è stato bravo”. Non rientra nel gioco delle parti cui siamo abituati. Ma è così. A Ferrara, come promesso in campagna elettorale, il campo nomadi è stato sgomberato, i suoi occupanti ricollocati e costretti a pagare utenze o affitto.

Era il lontano 1989 quando il campo di via delle Bonifiche venne aperto per “riconoscere dignità” a chi è vive in base a “specifità culturali”. “Ci abitavano 40 persone, il regolamento era completamente disatteso e le condizioni igieniche a livello delle periferie africane”, racconta il vicesindaco leghista Nicola Lodi. Un panorama fatto di baracche, liquami riversati in strada e immobili fatiscenti. Degrado, ovvio. Ma anche criminalità.

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Migranti: fingersi gay è la scappatoia consigliata loro per avere il permesso di soggiorno

venerdì, Ottobre 25th, 2019

Un avvocato rivela a “Stasera Italia” l’appiglio che viene suggerito ai richiedenti asilo in Italia

“In Italia basta dichiararsi gay per avere il permesso di soggiorno“. L’avvocato Gerardo Cembalo spiega così, ai microfoni di “Stasera Italia“, la scappatoia che spesso viene consigliata ai migranti che si vedono negare il diritto d’asilo.

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La famiglia italiana cacciata: “Se voi foste stati stranieri…”

giovedì, Ottobre 10th, 2019

Eugenia FioreFabio Franchini

“Se andiamo avanti così, qui di italiani non ne rimarrà nessuno”. Siamo nel cortile di una casa popolare a due passi da Piazza Abbiategrasso, a Milano.

Un grosso condominio gestito (male) da MM-Metropolitana Milanese, in stato di totale abbandono. Il palazzo cade a pezzi, ma il Comune aumenta gli affitti. I residenti si sentono presi in giro: sono esasperati dai disservizi e dall’essere trattati come cittadini invisibili. Un palazzone a “elle” abitato da italiani e stranieri, con quattro scale e una quarantina di appartamenti sfitti, vuoti. “

Dov’è l’emergenza abitativa di cui parlano tanto?”, si sfoga con noi un condomino. Quindi, ci si fa incontro Michela, una donna che viveva in quello stabile fino a qualche mese fa: “Ero irregolare, è vero, ma non per colpe tutte mie: vivevo qui con il mio ex marito e per anni non mi sono mai occupata di queste cose burocratiche, mi sono sempre fidato di lui, sbagliando. Ora però non è giusto che paghino i miei figli”.

Ci facciamo raccontare la sua storia: “Di fatto, sono stata cacciata, anche se non mi hanno fatto lo sgombero: ho lasciato l’alloggio di mia spontanea volontà, visto che l’ispettore di MM mi diceva che se non lo avessi fatto, avrebbero preso una denuncia anche i miei figli e dunque saremmo stati sgomberati. Allora ce ne siamo andati prima: non volevo pagassero colpe che non hanno”. È tanta la rabbia e sono tantissime le lacrime.

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Dall’imam pugni ai bambini che sbagliavano le preghiere

martedì, Ottobre 1st, 2019

Sergio Rame

Una violenza continua, sette giorni su sette. Schiaffi, pugni e spintoni. E ancora: umiliazioni e tirate di orecchie.

Non guardava in faccia nessuno. Riempiva di botte i bambini di 4 e 5 e i ragazzini di 10 anni. Per farlo infuriare, come rivela l’agenzia Adnkronos, bastava che gli alunni sbagliassero a recitare le preghiere islamiche. Per l’imam del centro di preghiera “Bangladesh Cultural Center”, che questa mattina all’alba è finito in manette su provvedimento del gip di Padova, le botte e le umiliazioni erano il giusto castigo per punire tutti quei bimbi, anche loro di origine bengalese, a cui insegnava i dettami dell’islam tutti i pomeriggi, sabato e domenica compresi.

I bambini, a cui l’imam insegnava, vivevano nel terrore. Le pressioni psicologichi, che il bengalese esercitava su di loro durante le lezioni, erano costanti. “Ma perché non lo denunci alla Questura?”, aveva chiesto, in un’occasione, uno di loro rivolto al proprio compagno appena schiaffeggiato. Poi qualcosa, finalmente, si è rotto. E i bambini hanno avuto il coraggio di parlarne con i rispettivi genitori. Con il passare delle settimane sono, quindi, arrivate le prime segnalazioni agli investigatori dalla stessa comunità islamica e dalle insegnanti delle scuole elementari che i piccoli frequentavano.

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