Archive for the ‘Sicilia’ Category

San Vito Lo Capo, incendio nella riserva naturale di Monte Cofano. Il sindaco: «Azione criminale»

giovedì, Luglio 30th, 2020

di Silvia Morosi

San Vito Lo Capo, incendio nella riserva naturale di Monte Cofano. Il sindaco: «Azione criminale»

Paura nella riserva di Monte Cofano, nel Trapanese. Un grosso incendio è divampato sulla montagna vicino a San Vito Lo Capo ed è subito scattato l’allarme: la segnalazione è arrivata poco prima delle 21 di mercoledì e, secondo i primi riscontri, l’incendio sarebbe scaturito da almeno quattro differenti punti. Sono intervenuti i vigili del fuoco, i carabinieri e tre squadre di volontari della Forestale per evitare che il fuoco raggiungesse anche altre zone della montagna. Le fiamme sono state domate attorno alle 5 della mattina di giovedì.

Il sindaco: «Azione criminale»

La riserva naturale — situata nei comuni di Custonaci e San Vito Lo Capo, istituita con decreto del 25/7/1997 — è stata riaperta di recente dopo un periodo di chiusura. Il sindaco di Custonaci Giuseppe Morfino parla di «azione criminale contro il nostro patrimonio ambientale». «Un gesto vile che lascia profondamente amareggiati. Un’azione criminale da condannare fermamente auspicando che il colpevole, o i colpevoli, venga individuato e punito. Rivolgo un appello ai cittadini e ai turisti affinché segnalino immediatamente agli organi preposti la presenza anche solo di piccoli focolai, per consentire interventi tempestivi impedendo che fatti gravi di questa portata possano ancora ripetersi con questa violenza distruttiva», ha aggiunto il primo cittadino di San Vito Lo Capo, Giuseppe Peraino.

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Stromboli, esplosioni dal vulcano: paura sull’isola

domenica, Luglio 19th, 2020

di ALESSANDRA ZINITI

Una fortissima esplosione, rivoli di fuoco sulla fiancata che dà verso il centro abitato, una grossa colonna di fumo nero in cielo. E tanta paura. Erano da poco passate le cinque questa mattina, quando al primo chiarore dell’alba, lo Stromboli ha svegliato tutte le isole Eolie con un forte boato e tremori. Il fenomeno, meno intenso, si è ripetuto di nuovo alle 6.23. I prodotti generati dalle esplosioni sono ricaduti in tutta la terrazza craterica e lungo la sciara del fuoco. Dal punto di vista sismico è  stata registrata una breve sequenza di eventi esplosivi e un incremento dell’ampiezza del tremore vulcano.

Nessun danno si è registrato sull’isola dove il vulcano è costantemente monitorato dall’Istituto di vulcanologia e dalla Protezione civile dopo le due eruzioni – di maggiore intensità – che un anno fa crearono grande allarme e la morte di un giovane escursionista messineseMassimo Imbesi, 35 anni, sorpreso con un amico mentre stava salendo sul vulcano dal versante di Ginostra, il borgo di Stromboli raggiungibile solo via mare che conta complessivamente una quarantina di residenti. Era il 3 luglio. A quella fortissima esplosione con trabocco di lava che arrivò a poche centinaia di metri dall’abitato della piccola frazione ne seguì un’altra di simile intensità il 28 agosto.

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Bomba d’acqua su Palermo, nessun cadavere nell’auto sommersa | La Procura apre un’indagine per disastro colposo

venerdì, Luglio 17th, 2020
Palermo, la foto del poliziotto simbolo dell'alluvione

Non ci sono corpi nel sottopasso di Palermo dove la bomba d’acqua ha intrappolato decine di auto. Le macchine, riferisce il capo della Protezione civile regionale Salvo Cocina, sono state tutte controllate. Nel frattempo la procura ha aperto una indagine per disastro colposo, dopo la violenta alluvione, per accertare eventuali responsabilità nell’assenza di misure necessarie a prevenire e fronteggiare l’emergenza meteo.

A seguito degli straordinari eventi meteorologici la Protezione Civile di Palermo ha attivato la sala Operativa Regionale per dare supporto al Comune nelle attività di ripristino delle condizioni di viabilità dell’asse viale Regione Siciliana. Mezzi anfibi, idrovore e autobotti sono stati messi a disposizione del Dipartimento Regionale per liberare  il sottopasso di via Belgio dove acqua e fango avevano reso impraticabile la viabilità.

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Violento nubifragio si abbatte su Palermo: due morti, la gente nuota in strada

giovedì, Luglio 16th, 2020

Giornata di forti temporali in Sicilia. La situazione più drammatica si è registrata a Palermo dove un’alluvione ha colpito la città il giorno della Festa di Santa Rosalia, patrona locale. In alcuni sottopassi di viale della Regione siciliana, gli automobilisti sono rimasti intrappolati e hanno lasciato le auto salvandosi a nuoto. Due persone sono morte annegate. Erano in una vettura, sommersa dalla pioggia. Orlando: “Pioggia mai così forte dal 1790”.

Violento temporale su Palermo, vittime

I corpi ancora non sono stati recuperati. Proseguono, infatti, le ricerche dei vigili del fuoco con l’ausilio del personale della Croce Rossa. 

La pioggia è caduta con intensità per circa tre ore. Molte strade di Palermo si sono trasformate in torrenti. Alberi finiti in strada, auto sommerse dall’acqua e dal fango. Decine di macchine rimaste bloccate. In via Imera alcuni automobilisti sono stati salvati dai sommozzatori dei vigili del fuoco. In alcune zone del capoluogo siciliano è venuta a mancare l’energia elettrica. Da alcuni video amatoriali, si vedono chiaramente automobilisti che lasciano le loro auto per mettersi in salvo a nuoto. CHIUDI ✕

Due bimbi ricoverati per ipotermia – Due bambini, il più piccolo di 9 mesi, sono stati ricoverati in ospedale per ipotermia. I bimbi erano rimasti intrappolati in auto, insieme ai loro genitori, nel sottopasso di viale della Regione, all’altezza di via Sardegna, sommerso dall’acqua a causa del forte temporale. Le forze dell’ordine hanno prelevato coperte e teli termici dagli ospedali per le persone soccorse in strada. 

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Catania, reati tributari: 24 arresti e 11 società poste sotto sequestro

venerdì, Luglio 10th, 2020

La guardia di finanza di Catania ha eseguito 24 arresti e sei misure interdittive nei confronti di 30 persone indagate, a vario titolo, per associazione a delinquere, reati tributari. Poste sotto sequestro 11 società e beni per 9,5 milioni di euro. Le indagini hanno ricostruito la commercializzazione di oltre 25 milioni di euro di crediti fittizi di cui oltre 9,5 milioni utilizzati per indebite compensazioni. 

TGCOM

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Palermo, i boss scarcerati riorganizzano Cosa nostra. Due imprenditori denunciano il racket, 10 arresti

martedì, Giugno 23rd, 2020

di SALVO PALAZZOLO

I padrini della vecchia guardia tornano in libertà, uno dopo l’altro, hanno scontato la loro pena, e riprendono immediatamente i posti di comando nei clan. A Palermo, l’ultima indagine della procura e dei carabinieri del nucleo Investigativo svela quanto sia ancora forte la pressione di Cosa nostra in determinate zone della città: due scarcerati “eccellenti”, Giulio Caporrimo e Nunzio Serio, puntavano a controllare i cantieri edili della parte ovest di Palermo, la zona di Tommaso Natale. Imponevano il pizzo o si accaparravano i lavori, estromettendo le ditte già presenti. Sono dieci le persone finite in carcere questa notte: l’inchiesta coordinata dal procuratore aggiunto Salvatore De Luca e dal sostituto Amelia Luise ha potuto contare sulla determinazione e sul coraggio di due imprenditori, che non hanno avuto dubbi quando si sono trovati davanti alle pressioni dei boss, hanno denunciato.

Uno era stato già estromesso dal cantiere di ristrutturazione di un appartamento. Un altro lo volevano escludere da alcuni lavori di movimento terra. “Questa operazione dimostra la persistente operatività di Cosa nostra in un’area della città nella quale è storicamente radicata – dice il generale Arturo Guarino, il comandante provinciale dei carabinieri – il controllo del territorio con l’imposizione delle estorsioni resta una modalità criminale importante e perseguita con ostinazione. Ma è incoraggiate registrare ancora una volta segni di reazione di imprenditori che dicono no al pizzo”.

Palermo, i boss scarcerati riorganizzano Cosa nostra. Due imprenditori denunciano il racket, 10 arresti

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Trapani, arrestati due fedelissimi di Messina Denaro. Perquisita la casa della madre del superlatitante

sabato, Giugno 20th, 2020

di SALVO PALAZZOLO

I pizzini di Matteo Messina Denaro arrivavano nelle campagne fra Mazara del Vallo e Salemi. La squadra mobile di Trapani ha individuato un altro anello della catena di comunicazione del superlatitante che sembra essere diventato imprendibile dal giugno 1993. Questa notte, sono scattati due arresti. E sono state eseguite una quindicina di perquisizioni, la polizia ha passato al setaccio anche l’abitazione della famiglia Messina Denaro, nel centro di Castelvetrano, dove abita l’anziana madre del boss. Nel salotto, l’immagine del padrino stile Andy Warhol, con una corona in testa. Il padrino venerato, il padrino diventato un fantasma.

Nel corso del blitz della squadra mobile diretta da Fabrizio Mustaro è stato arrestato l’ennesimo “postino” dei pizzini. E’ Giuseppe Calcagno, 46 anni, un fedelissimo dell’anziano capomafia di Mazara Vito Gondola, che era stato fermato cinque anni fa: proprio in quell’indagine erano emersi i nomi di Calcagno e di Marco Manzo, arrestato pure lui stanotte. L’inchiesta coordinata dal procuratore di Palermo Francesco Lo Voi e dall’aggiunto Paolo Guido ha provato a svelare gli altri passaggi della catena di comunicazione del latitante, in un dialogo è emersa la traccia di un biglietto che sarebbe giunto da Messina Denaro. In questa indagine, il boss è indagato per tentata estorsione: su sua indicazione, la famiglia mafiosa sarebbe intervenuta per convincere i proprietari di un terreno a vendere.

“Ci vediamo alla mannara” diceva Vito Gongola, che è morto tre anni fa. “Ho una rinisca (una pecora, ndr ) buona — sussurrava un altro favoreggiatore al telefono — quando vossia finisce di mungere la scannamu”.  Sembrano usciti da un romanzo di Andrea Camilleri gli uomini che proteggevano la latitanza di Matteo Messina Denaro. Allevatori che parlavano in dialetto stretto al servizio del padrino che è diventato l’emblema della mafia 2.0. Un altro ancora chiedeva: “La ricotta è pronta?”. Era il segnale che i pizzini del latitante erano arrivati. ‘U zu Vito, il custode delle comunicazioni di Messina Denaro, nascondeva i messaggi sotto un masso, in campagna.  

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Palermo, i boss volevano lanciare una lista civica, 8 arresti. “Se non c’è una candidatura giusta, siamo fuori da tutto”

mercoledì, Maggio 27th, 2020

di SALVO PALAZZOLO

“Voglio fare una bella lista civica, senza partito – diceva il boss – una lista con i cristiani giusti, se no non fai niente”. I padrini siciliani non si fidano più degli intermediari con la politica, puntano direttamente a una propria formazione, con tanto di candidato sindaco. L’ultima indagine della Procura di Palermo e dei carabinieri del nucleo investigativo, che stanotte ha portato a 8 arresti, svela il progetto lanciato da un gruppo di boss della provincia per le elezioni amministrative che dovevano tenersi in questi mesi: “Se non c’è una candidatura giusta – si sfogavano – noialtri restiamo sempre fuori da tutte le parti”. L’ultimo laboratorio della politica mafiosa si è sviluppato a Misilmeri, grosso centro del Palermitano in cui operava un clan vecchio stampo, che aveva a capo un nome storico di Cosa nostra, Salvatore Sciarabba, già arrestato per mafia.

Le indagini coordinate dal procuratore aggiunto Salvatore De Luca e dai sostituti Gaspare Spedale e Bruno Brucoli hanno registrato in diretta i summit. In uno di questi, tre anni fa, si parlava di politica. Con uno sguardo proprio al 2020. Dice il generale Arturo Guarino, il comandante provinciale dei carabinieri: “Nonostante i colpi inferti, la struttura criminale continua a mostrare grandi capacità di rigenerazione e tenta ancora una volta di controllare il territorio con varie attività, sia nel campo economico che in quello delle infiltrazioni nelle amministrazioni comunali”.

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Strage di Capaci: l’omaggio a Falcone, alla moglie e alla scorta | Lenzuoli bianchi per non dimenticare

sabato, Maggio 23rd, 2020
strage di capaci, falcone

Lenzuoli ai balconi anche delle sedi istituzionali, ricordi e spettacoli in streaming, incontri a distanza. Palermo e altre città ricordano senza i cortei e le navi della legalità, a causa dell’emergenza sanitaria, l’attentato di Capaci che, 28 anni fa, costò la vita al giudice Giovanni Falcone, alla moglie Francesca Morvillo e ai tre uomini della scorta, Antonio Montinaro, Rocco Di Cillo e Vito Schifani. 

Il programma si apre, come sempre, alle 9:00 con la deposizione di fiori davanti alla stele dell’autostrada che ricorda la strage compiuta da Cosa Nostra. Alle 12.00 Palermo celebra una messa di suffragio nella chiesa di san Domenico, il Pantheon dei palermitani illustri che accoglie anche le spoglie di Falcone. La chiusura della giornata alle 17:58, l’ora della strage: flash mob in tutta Italia con lenzuola bianche esposte ai balconi.

Le frasi indimenticabili di Giovanni Falcone

Le frasi indimenticabili di Giovanni Falcone
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Mafia, maxiblitz a Palermo: 91 arresti. I clan pronti a sfruttare la crisi Covid

martedì, Maggio 12th, 2020

La Guardia di Finanza di Palermo ha arrestato 91 tra boss, gregari, estortori e prestanomi di due storici clan palermitani. Il maxiblitz, coordinato dalla Dda di Palermo guidata da Francesco Lo Voi, ha colpito i clan dell’Acquasanta e dell’Arenella. In manette sono finiti esponenti di storiche famiglie mafiose palermitane come quelle dei Ferrante e dei Fontana. Le accuse contestate sono a vario titolo di associazione mafiosa, estorsione, intestazione fittizia di beni, ricettazione, riciclaggio, traffico di droga, frode sportiva e truffa.

L’inchiesta, che disarticola due «famiglie» di spicco di Cosa nostra palermitana, ha svelato gli interessi dei clan negli appalti e nelle commesse sui lavori eseguiti ai Cantieri navali di Palermo, nelle attività del mercato ortofrutticolo, nella gestione delle scommesse online e delle slot-machine, oltre che in quella «storica» del traffico di droga e nelle corse dei cavalli. Lunghissima la lista delle attività commerciali sottoposte al racket del pizzo. Sequestrati anche beni del valore di circa 15 milioni di euro.

Il blitz è in corso in Sicilia, Lombardia, Piemonte, Liguria, Veneto, Emilia Romagna, Toscana, Marche e Campania. Impegnati 500 uomini delle Fiamme Gialle, con l’appoggio di un mezzo aereo e di unità cinofile addestrate per la ricerca di armi, stupefacenti e valuta.

Sono nomi noti da decenni agli inquirenti quelli finiti nell’inchiesta della Finanza di Palermo che oggi ha portato a 91 arresti tra boss, gregari ed estortori dei clan dell’Arenella e dell’Acquasanta. Come i Fontana, «famiglia» storica di Cosa nostra palermitana descritta dal pentito Tommaso Buscetta come una delle più pericolose.

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