Archive for the ‘Lazio’ Category

Omicidio Willy, i fratelli Bianchi col reddito di cittadinanza: avviata indagine patrimoniale sulla famiglia

giovedì, Settembre 17th, 2020

Suv, bottiglie di champagne, alberghi a cinque stelle: questa la vita mostrata dai fratelli Bianchi sui loro social. Un tenore da nababbi che però si scontra con quanto scoperto dagli inquirenti che indagano sulla morte di Willy Monteiro Duarte: attraverso il padre usufruivano del reddito di cittadinanza. Anche Mario Pincarelli e Francesco Belleggia, indagati per il pestaggio mortale, usufruiscono del sussidio.

La domanda per poter avere il reddito di cittadinanza è stata presentata dai vari capi famiglia i quali hanno inserito i loro figli, tutti al di sotto dei 24 anni e senza reddito, come familiari a carico. Questo potrebbe nel caso dei Bianchi aver fatto crescere l’assegno mensile oltre i mille euro. Una cifra che comunque non si sposa con la vita agiata che questi ragazzi dimostravano di avere con le foto postate sui profili social. Per i quattro picchiatori di Colleferro si è già aperta l’indagine patrimoniale che potrebbe però allargarsi anche ai genitori visto che le dichiarazioni mendaci sono punite a norma di legge. 

Bianchi fermati 25 minuti dopo pestaggio – Intanto emergono alcuni dettagli sulla notte in cui Willy perse la vita. Sono stati fermati venticinque minuti dopo l’aggressione mortale a Willy Monteiro Duarte i fratelli Marco e Gabriele Bianchi. Il dato emerge dalle carte dell’inchiesta condotta dalla Procura di Velletri.  “I responsabili sono stati sorpresi alle ore 3:55 – scrivono gli inquirenti – dopo appena 25 minuti dal fatto, con ‘cose e tracce’ dalle quali apparivano aver commesso il fatto “immediatamente prima”. In particolare l’autovettura con la quale gli aggressori sono giunti sul luogo del delitto e poi si sono dati alla fuga, la camicia strappata indossata da Gabriele Bianchi ed il palese stato di agitazione”.

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Omicidio di Willy Monteiro Duarte, l’ultimo mistero e il ruolo del gruppo di Colleferro

venerdì, Settembre 11th, 2020

di CLEMENTE PISTILLI

Quante ombre ancora sul massacro di Willy Monteiro Duarte, ucciso a calci e pugni nella notte tra il 5 e il 6 settembre in una piazza di Colleferro. Tante da non essere eliminate neppure dalle intense indagini svolte sinora dagli inquirenti e che hanno portato il gip del Tribunale di Velletri, Giuseppe Boccarato, a convalidare gli arresti dei quattro giovani di Artena accusati di omicidio preterintenzionale. Visto un amico in difficoltà il 21enne non si è girato dall’altra parte. Ha cercato di difenderlo, di mettere pace e quel suo altruismo domenica scorsa a Colleferro gli è costato la vita. Il branco che aveva accerchiato il suo compagno di scuola lo ha massacrato. Lo hanno detto subito e chiaramente ai carabinieri gli amici di Paliano che erano con lui.

Di quel gesto di generosità non c’è però traccia nelle dichiarazioni fatte proprio dal gruppetto di Colleferro a cui l’apprendista cuoco con il sogno del calcio era andato in soccorso. Il gruppo che sarebbe fuggito spaventato mentre il coetaneo rantolava a terra.

Dubbi, inoltre, spuntano fuori pure sui protagonisti del pestaggio, che a quanto pare non sarebbero stati solo quattro. Incrociando quanto emerso sinora dagli atti d’indagine con le risposte date a Repubblica da alcuni ragazzi presenti quella sera nel locale “Duedipicche” e in largo Santa Caterina troppe cose sfuggono e sul perché manca ancora una risposta. L’ennesimo mistero su una notte di ferocia e follia in cui è stata spezzata la vita di un ragazzo dal cuore buono.

Omicidio di Willy Monteiro Duarte: ecco cosa sappiamo sulla notte del delitto

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Omicidio Willy Monteiro, i testimoni: «Saltavano sul corpo inerme e Gabriele Bianchi continuava a picchiarlo»

giovedì, Settembre 10th, 2020

di Fulvio Fiano, Fiorenza Sarzanini

Omicidio Willy Monteiro, i testimoni: «Saltavano sul corpo inerme e Gabriele Bianchi continuava a picchiarlo»

Willy Monteiro Duarte «non c’entrava nulla con la rissa», ma «l’hanno massacrato a calci e pugni senza una plausibile ragione». La notte di domenica scorsa «voleva mettere pace tra due ragazzi che litigavano», ma «gli sono saltati sul corpo anche quando era a terra inerme». Aveva il corpo scosso dalle convulsioni, respirava a fatica. Una ragazza ha provato a rianimarlo. Per lui non c’è stato nulla da fare. L’ordinanza del giudice di Velletri che tiene in carcere i fratelli Gabriele e Marco Bianchi, il loro amico Mario Pincarelli e manda ai domiciliari Francesco Belleggia, ricostruisce nei dettagli l’aggressione selvaggia al giovane di Colleferro. Descrive la furia del gruppo — tutti cultori di arti marziali — «che picchiavano tutti quelli che incontravano» e poi si sono accaniti su Willy. Svela che i «fratelli Bianchi» «stavano facendo sesso nel cimitero con alcune ragazze di cui non conoscevamo il nome, quando siamo stati chiamati».

Consegna la descrizione di notti folli trascorse a bere per strada, durante le quali basta un apprezzamento pesante a una ragazza per accendere gli animi e scatenare l’inferno. Sono i testimoni presenti in largo Santa Caterina a Colleferro a raccontare ogni passaggio — dall’inizio della lite al pestaggio mortale — consentendo così ai carabinieri di chiudere l’indagine. I loro verbali si trasformano nel film dell’omicidio.

La prima lite

Il primo a essere rintracciato dagli investigatori dell’Arma è Federico Zurma: «Verso le 23,30 di sabato, insieme ad alcuni amici e amiche siamo recati presso il locale Due di picche. Ci siamo intrattenuti fino all’1,30 quando decidevamo di andare via. Giunti alle scale le mie amiche mi riferivano di essere state apostrofate in modo volgare da alcuni ragazzi lì sul posto.

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Willy Monteiro Duarte, i due super testimoni: «È stato Belleggia a colpirlo alla testa»

mercoledì, Settembre 9th, 2020

di Fulvio Fiano

Willy Monteiro Duarte, i due super testimoni: «È stato Belleggia a colpirlo alla testa»

Ci sono due supertestimoni della rissa sfociata nell’uccisione di Willy Monteiro Duarte. Sono amici del gruppo dei quattro arrestati che forniscono una prima ricostruzione dell’intera sera di sabato scorso. Se confermate dalle indagini dei carabinieri, serviranno a ridefinire le responsabilità dei fratelli Bianchi. La cui famiglia li ha indirizzati nello studio dell’avvocato difensore, Massimiliano Pica, per mettere nero su bianco questa versione.

La prima lite

La lite tra i due gruppi comincia tre ore prima dell’uccisione del 21enne. Da una parte il gruppo di Colleferro nel quale c’è il ragazzo che Willy proverà a tirar fuori dai guai rimettendoci la vita, dall’altro quello di Artena con Mario Pincarelli e Francesco Belleggia. Tra i due paesi ci sono solo 8 chilometri, sufficienti però a fomentare un rivalità quasi territoriale. Nella quale anche un commento non-neutro sotto la foto di una ragazza sui social può innescare la faida nel pub-ristorante Due di picche. All’inizio sono solo frasi, sguardi minacciosi che sembrano esaurirsi senza conseguenze. Gabriele e Marco Bianchi sono assieme ai due testimoni e a una quinta persona (il ragazzo che è oggi indagato per favoreggiamento perché era alla guida del Suv degli arrestati pur non essendone sceso per unirsi alla rissa). Con quest’ultimo i due fratelli lasciano il pub prima degli altri. Sul posto restano i futuri testimoni dello scontro e, separati con la propria comitiva, Belleggia e Pincarelli. La loro serata sembra improntata alla ricerca di uno scontro, tanto che in un episodio separato il primo sferra un ceffone in bagno a un ragazzo estraneo alle due comitive.

La rissa

All’esterno del pub, invece, è Pincarelli a riaccendere lo scontro. Avvicina la comitiva rivale sulle scale che guardano la della piazza e chiede, quasi pretende, la sigaretta da uno dei ragazzi di Colleferro. Quando questo dice di non averne, lui prende il pacchetto vuoto che l’altro gli ha appena mostrato e glielo infila in bocca. È l’ultima barriera che cade, il limite è superato. Comincia la zuffa e i due di Artena si trovano subito in difficoltà. Sono in inferiorità numerica.

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Willy Monteiro, quel filo rosso che unisce i delitti romani

mercoledì, Settembre 9th, 2020

di DANIELE AUTIERI

Willy Monteiro Duarte, Luca Sacchi, Manuel Bortuzzo. Tre storie lontane che nel giro di pochi mesi hanno macchiato di sangue innocente i marciapiedi di Roma. Tre vittime sconosciute, uccise o costrette alla sedia a rotelle da uomini violenti che rispondono tutti allo stesso identikit, quello di una nuova specie di predatori, giovanissimi, senza freni, ispirati dagli stessi modelli, votati al culto del fisico, assuefatti alla voglia di denaro. Nei commissariati di polizia come nelle caserme dei carabinieri, agenti e militari tracciano di giorno in giorno il profilo di questi nuovi killer, non più confinati al “mondo di sotto”, ma liberi di scorrazzare nelle praterie sociali, cercando un riscatto in nome della violenza.

Francesco Belleggia, Mario Pincarelli e i fratelli Marco e Gabriele Bianchi. Tutti tra i 22 e i 26 anni. Sono loro i ragazzi accusati di aver infierito per venti minuti sul corpo di Willy, colpevole di aver provato a difendere un amico. Esperti di MMA, istruttori di karate, maestri nel menare le mani. Una lacrima nera tatuata sotto l’occhio e il Suv Q8 usato come un blindato. L’estetica della violenza è una merce in saldo e disponibile per tutti, dagli adolescenti che accendono le notti di Trastevere alle vecchie glorie come Massimiliano Minnocci, al secolo il Brasiliano, reso celebre dallo scontro televisivo con Vauro, e avviato – a detta sua – a un percorso di recupero sociale che passa per la sostituzione del tatuaggio di Hitler con quello della Madonna Addolorata.

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Omicidio Willy Monteiro, l’interrogatorio dei fratelli Bianchi: «Non l’abbiamo toccato»

martedì, Settembre 8th, 2020

di Fulvio Fiano

Omicidio Willy Monteiro, l'interrogatorio dei fratelli Bianchi: «Non l'abbiamo toccato»

Si accusano uno con l’altro, i quattro presunti assassini di Willy Monteiro Duarte, sanno che se hanno mezza di possibilità di alleggerire la propria posizione è quella sottrarsi all’accusa più pesante, non ancora formulata ufficialmente dalla procura di Velletri ma che aleggia sull’intera vicenda: quella di aver ucciso volontariamente il 21enne, colpendolo con un calcio al volto quando ancora era a terra: «Non lo abbiamo toccato, respingiamo ogni accusa. Siamo intervenuti per dividere una rissa. Abbiamo visto un parapiglia e siamo arrivati. Siamo arrivati lí perché chiamati da alcuni amici, ma non abbiamo preso parte alla rissa. L’unica cosa che abbiamo fatto è stata di provare a intervenire per separare i litiganti che non conoscevamo. Quando ce ne siamo andati, non abbiamo visto il ragazzo a terra», dicono Marco e Gabriele Bianchi, i due fratelli di Artena, arrestati per l’omicidio di Willy Monteiro, durante l’interrogatorio di convalida dell’arresto davanti al gip di Velletri nel carcere romano di Rebibbia. E aggiungono: «Siamo dispiaciuti e distrutti perché accusati di un omicidio che non abbiamo commesso». Una tesi che invece ribaltano gli altri due arrestati, Francesco Belleggia e Mario Pincarelli, 23 e 22 anni, che fin dal primo momento hanno provato a scagionarsi della responsabilità più pesante. Il primo alludendo a «ruoli diversi» nella vicenda. Il secondo, difeso anche lui come i Bianchi dall’avvocato Massimiliano Pica, chiamandosi fuori da ogni coinvolgimento.

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Willy Monteiro Duarte, un video incastra i fratelli Bianchi

martedì, Settembre 8th, 2020

di Fulvio Fiano

Willy Monteiro Duarte, un video incastra i fratelli Bianchi

Artena Colleferro si chiude in un giorno di lutto e il sindaco viene convocato a Roma dal prefetto Matteo Piantedosi per un vertice straordinario con le forze dell’ordine per analizzare quello che succede nelle campagne a mezz’ora dalla Capitale. Minacce di morte e di vendetta piovono a decine sui quattro accusati dell’omicidio preterintenzionale di Willy Monteiro Duarte, il 21enne di origini capoverdiane ucciso in una rissa, sabato notte. Gabriele e Marco Bianchi, 26 e 24 anni, Francesco Belleggia, 23, e Mario Pincarelli, 22, saranno sentiti oggi negli interrogatori di garanzia a Rebibbia e sembrano pronti a scaricare gli uni sugli altri la responsabilità del calcio che ha colpito al volto l’aspirante cuoco intervenuto in difesa di un amico. Ma a chiarire la dinamica di quanto accaduto all’esterno del pub La Movida c’è anche un video ora all’esame dei carabinieri e della Procura di Velletri, che ha conferito al policlinico di Tor Vergata l’incarico dell’autopsia (comincia domani).

«Quella sera Gabriele e Marco sono venuti da me, al locale, erano inferociti con gli altri due, dicevano “Hanno fatto un casino…”. Non dico che non c’entrano niente ma io sono sicuro che i miei fratelli non hanno ucciso nessuno e la verità verrà fuori. Ci sono i testimoni», si sfoga in lacrime Alessandro, 33 anni, il maggiore dei quattro fratelli Bianchi. Sull’uscio del grande cancello in metallo della villa dei genitori in contrada Colubro, ai margini di Artena, si dispera per la sorte di Willy. E teme per la sua famiglia, tanto da chiudere in via precauzionale il suo risto-pub per qualche giorno: «Ci hanno dipinti come boss, hanno detto che è il covo degli assassini. Ma l’ho aperto con i miei sacrifici. Nostra madre lavorava nelle serre e mio padre nei campi. I guantoni ai miei fratelli li ho regalati io, gli ho trasmesso la passione per l’Mma ma anche il rispetto per l’avversario. Non avrebbero mai dato un calcio a un ragazzo a terra, indifeso. Sono allenati e sanno controllarsi».

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Omicidio Willy Monteiro a Colleferro: movida e arti marziali, quei ragazzi cresciuti con il culto della violenza

lunedì, Settembre 7th, 2020

di Ilaria Sacchettoni

Omicidio Willy Monteiro a Colleferro: movida e arti marziali, quei ragazzi cresciuti con il culto della violenza

Da sinistra: Marco e Gabriele Bianchi

Si chiama Mixed Martial Arts, Mma. Una mescolanza di boxe e arti marziali che renderebbe invincibili i suoi cultori. Ecco, Marco e Gabriele Bianchi, arrestati per l’omicidio (preterintenzionale) di Willy Monteiro Duarte, sono seguaci di questo sport che ha le sue regole sull’uso della forza ma che i due praticano in modo estremo, spostandosi in un’area dove l’aspetto agonistico cede il passo all’esercizio dell’odio. La foto che circola su Facebook — i due a torso nudo con una corona tatuata sul petto — dice molto. La morte di Willy, raccontano ora in questa cittadina di 22mila anime a sud di Roma, è avvenuta per mano di picchiatori di professione. Ragazzi sbandati con il culto della violenza pura. Ragazzi con precedenti per spaccio e lesioni. Nessuna spiegazione, nessuna ragione in difesa della loro condotta: dopo ore d’interrogatorio i Bianchi, alla domanda «perché?» hanno preferito il silenzio.

Spedizione punitiva

Quello di Willy è un omicidio aggravato da futili motivi. Ed è chiaro, già così, alle prime battute dell’ inchiesta, che gli altri arrestati tenteranno di spacciarsi per gregari di una spedizione capitanata dai Bianchi. Già ieri il difensore di Francesco Belleggia, l’avvocato Vito Perugini, sottolineava come in questa vicenda vi siano diverse sfumature di responsabilità. Così Belleggia, geometra in attesa di un lavoro, ragazzo di buona famiglia della zona, tenta di alleggerire la propria posizione. C’è poi il quarto ragazzo, Mario Pincarelli, più defilato rispetto al pestaggio vero e proprio e perfino un quinto, fermato, che avrebbe fatto da autista della spedizione ai danni di Willy e che ora potrebbe dover rispondere di favoreggiamento in omicidio.

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Coronavirus, al lavoro con la febbre: positivo. Chiuso stabilimento balneare di Ostia

sabato, Luglio 18th, 2020

Ostia, 18 luglio 2020 – Per giorni è andato a lavorare con la febbre in uno stabilimento balneare di Ostia. Poi ha scoperto di essere positivo al Coronavirus e ieri è finito allo Spallanzani. Ora la struttura sul litorale romano è stata chiusa, per permettere tutti i controlli. L’uomo contagiato è un cittadino del Bangladesh.
L’Assessore alla Sanità della Regione Lazio Alessio D’Amato fa sapere che il lavoratore “ha dichiarato di aver avuto la febbre fin dal 14 luglio e dolori muscolari già dal 12 di luglio”. Nonostante cià “ha lavorato presso la struttura fino al 16 luglio”. Quindi l’appello, ispirato al buon senso: “Questa circostanza la considero grave e chiediamo la massima responsabilità. Con la febbre e con sintomi si deve rimanere a casa e contattare un medico. Non è possibile che si vada in giro o al lavoro. Comprendo le esigenze lavorative e di proseguire nelle proprie attività, ma il rischio è troppo elevato per la collettività”.

L’indagine epidemiologica

La Asl, intanto, ha già avviato l’indagine epidemiologica, a partire dai dipendenti della struttura e dai contatti stretti dell’uomo posto in isolamento. Il contagio potrebbe venire da un coinquilino, sempre bengalese, che era andato a Milano: avviate le procedure del contact tracing nazionale. 
L’uomo sarebbe impiegato nel bar-ristorante della struttura e lavorerebbe nella cucina. Non avrebbe quindi contatti con i clienti. Ma la paura si è diffusa sul litorale romano. Casi simili si sono verificati qualche tempo fa anche in due locali di Fiumicino, altra località del litorale, ma l’attività di tracciamento è riuscita a circoscrivere gli episodi. 

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Coronavirus, focolaio a Fiumicino: chiusi due ristoranti

sabato, Giugno 27th, 2020

Due ristoranti sono stati chiusi a Fiumicino, dove è stato individuato un nuovo focolaio di coronavirus. La Asl Roma 3 “ha disposto la chiusura di un secondo ristorante nel Comune per la positività del titolare di entrambi i locali. Tra i 400 tamponi eseguiti venerdì al drive-in di Casal Bernocchi, 8 sono risultati positivi: due titolari del locale, due dipendenti e 4 conviventi del paziente del Bangladesh ricoverato allo Spallanzani”.

9 positivi in totale – Inizialmente era stata decretata la chiusura di un bistrot, che si trova accanto al Comune, dopo la positività di un dipendente. Poi è stato chiuso anche un secondo locale che appartiene al medesimo proprietario. I casi di positività al coronavirus per le conseguenza di questo focolaio sono dunque 9 (1 nel priumo locale chiuso e 8 nel secondo). 

Il sindaco invita a fare il tampone – Il sindaco di Fiumicino Esterino Montino ha spiegato che fino a questo momento non risultano esserci contagi tra i clienti. “La Asl RM3 sta proseguendo i controlli e, dato il grande afflusso di persone, ha deciso di tenere aperto il drive-in di Casal Bernocchi fino alle 20 anche oggi, domani e per i giorni a seguire”, ha detto invitando a recarsi a fare il tampone coloro che si sono recati nei due locali, “Indispensa” e “Spuma” dal 21 giugno.

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