Archive for the ‘Lazio’ Category

Una lingua di fuoco sul Tevere: in fiamme il “Ponte di ferro”

domenica, Ottobre 3rd, 2021

Roberta Damiata

Una lingua di fuoco sul Tevere: in fiamme il "Ponte di ferro" a Roma

Una grossa parte del Ponte dell’Industria, meglio conosciuto a Roma come “Ponte di Ferro” in zona Ostiense, ha preso fuoco poco dopo le 23 di sabato. È poi crollato dopo appena un’ora, sotto gli occhi increduli di centinaia di cittadini romani richiamati in zona dall’altissima colonna di fumo visibile per chilometri. Sul posto sono intervenute sei squadre dei vigili del fuoco. Presenti anche le forze dell’ordine che hanno sigillato l’intera area circostante per facilitare il lavoro dei pompieri.

Dalle prime rilevazioni, l’incendio sarebbe partito da alcune strutture abusive sulle sponde del Tevere, e si sarebbe propagato rapidamente. Per fortuna a cedere sono state soltanto le tubature laterali del ponte, ma i vigili del fuoco tramite l’account ufficiale Twitter, hanno confermato che l’incendio ha interessato anche una conduttura di gas. Sul posto è giunto Amedeo Ciaccheri, presidente del VIII municipio, e poco dopo anche l’attuale Sindaco di Roma Virginia Raggi. Nonostante non ci siano stati feriti, almeno tre quartieri sono rimasti senza luce e gas a causa delle fiamme.

Enormi quindi i disagi, che si moltiplicheranno nei prossimi giorni, visto che il ponte rappresenta uno snodo chiave nella viabilità della Capitale. La struttura è uno dei manufatti di archeologia industriale più noti della città. Fu realizzato da una società belga nel 1862 per consentire alla linea ferroviaria che arrivava da Civitavecchia di congiungersi a quella centrale di Termini. Il ponte, costruito in Inghilterra, fu portato a Roma a pezzi e venne poi montato sul posto. Inizialmente costituito da arcate in ferro e ghisa appoggiate su piloni costituiti da tubi di ghisa riempiti di calcestruzzo, si sollevava nella parte centrale per permettere ai piroscafi di passare liberamente.

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Roma, vasto incendio in zona Ostiense: in fiamme il Ponte dell’Industria

domenica, Ottobre 3rd, 2021
Roma, un incendio divora il Ponte dell'Industria

Un vasto incendio è scoppiato in zona Ostiense Roma divorando il Ponte dell’Industria, noto anche come “Ponte di ferro”. La struttura è apparsa in fiamme in foto e video pubblicati sui social, in cui si vedono anche parti del ponte staccarsi e cadere nel Tevere. Sul posto sono intervenute diverse squadre dei vigili del fuoco, che sono riuscite a spegnere le fiamme. Coinvolte anche alcune tubature del gas.

Crolli – A crollare sono state alcune parti esterne del ponte, la cui struttura ha tenuto. I cedimenti hanno interessato le gallerie dei servizi laterali e a essere danneggiate sono, in particolare, le parti che danno su piazzale della Radio.

Esclusa la presenza di persone – I vigili del fuoco hanno escluso in modo definitivo la presenza di persone coinvolte nell’incendio che sabato sera è scoppiato sul Ponte dell’Industria a Roma. Un incendio simile, ma di proporzioni ridotte, aveva ha interessato il ponte già nel febbraio 2013: in quel caso le fiamme si  erano sprigionate da alcune baracche presenti sotto la struttura.

Fiamme dalle baracche sottostanti – Le fiamme hanno interessato anche la vegetazione circostante e alcuni ricoveri di fortuna dove vivono diverse persone. Secondo alcune testimonianze, il rogo avrebbe avuto origine proprio dalle baracche che si trovano sotto la struttura.

Black out e caos – nel rogo sono state coinvolte una condotta del gas e cavi elettrici sotto al ponte, da entrambi i lati. Parte dei quartieri di Trastevere e di Ostiense è rimasta senza luce e gas. Si rischia inoltre il caos traffico, dato che il ponte collega due zone nevralgiche della Capitale, quella di Marconi e Ostiense. Il Campidoglio ha attivato il Centro Operativo Comunale, con la Protezione civile già al lavoro per attivare servizi sostitutivi nella zona.

Un ponte storico – L’opera è stata costruita tra il 1862 e il 1863, è lunga 131 metri e sorge nei pressi di una delle aree della movida romana.

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Cinque giorni ostaggi del rave party: “Hanno anche ucciso le mie pecore”

giovedì, Agosto 19th, 2021

Flavia Amabile

INVIATA A VALENTANO (VITERBO). La musica pompa a tutto volume. Alle dieci del mattino, le quattro del pomeriggio, le tre di notte. Non si ferma mai. Intorno alle casse a migliaia ballano, si abbracciano, bevono, fumano, tirano, riempiono siringhe. E’ il grande rave-party di Ferragosto, l’appuntamento condiviso su migliaia di profili e canali in tutt’Europa che da cinque giorni tiene in ostaggio Valentano, comune di circa tremila abitanti in provincia di Viterbo. Lo Stato, infatti, ha scelto di non intervenire, di lasciare che diecimila persone di varie nazionalità occupassero un terreno privato, un’azienda agricola al centro di un’area protetta dove vivono cormorani fagiani e caprioli, e ne facessero quello che volevano. Un morto per annegamento, quattro persone in coma etilico ricoverate in ospedale, decine di interventi delle ambulanze che percorrono di continuo la strada che porta al rave-party mentre ancora si continua a ballare e in tanti si chiedono come sia possibile.

«E’ accaduto tutto in una notte, li abbiamo trovati con i miei operai al mattino. Abbiamo denunciato ma non è accaduto nulla», racconta Piero Camilli, proprietario del terreno che la mattina della vigilia di Ferragosto ha trovato diverse installazioni sonore con casse potenti e tende, furgoni, auto e persone a girare liberamente nella sua proprietà . Come siano arrivati e come abbiano scelto il suo terreno nessuno è in grado di dirlo. I rave-party funzionano attraverso canali lontani dall’ufficialità. «Sono stato invitato», dice un ragazzo toscano che ieri stava andando a piedi dal grande spiazzo adibito a discoteca permanente al lago di Mezzano, lo specchio d’acqua posto al centro della riserva, una delle attrattive di quest’area. «Chi mi ha invitato? Amici». «Sono arrivato con il passaparola», risponde un altro. «Ci sono delle app, c’è Telegram, c’è Signal, ognuno ha il suo modo di essere informato», risponde Filippo, barba, capelli ricci, occhiali scuri e marcato accento romano. Oppure c’è Wickr me, ma va bene qualunque tipo di canale in grado di offrire sicurezza e anonimato a chi lo usa. La notizia del rave ha iniziato a circolare e si è sparsa rapidamente. «Promettevano un luogo unico, immerso nella natura, con possibilità di fare il bagno. Ci è sembrata un’occasione per una bella vacanza e per conoscere altre persone», racconta Andrea, arrivata dalla Francia con il fidanzato. Non sapeva che avrebbe violato una proprietà privata. «L’abbiamo capito in questi giorni ma ormai eravamo qui, non volevamo fare di nuovo tutti i chilometri per tornare indietro, abbiamo preferito restare». Più diretto Filippo: «Proprietà privata? Ma era inutilizzata! E poi si è creata una mini cittadina autogestita. Non abbiamo fatto male a nessuno». Inutilizzata non è il termine che userebbe Piero Camilli per definire il suo terreno, un’azienda che ha creato 40 anni fa e dove ha duemila pecore e 500 bovini, produce latte e carni cercando di essere attento alla qualità del suo prodotto, al rispetto della natura. «Hanno rotto un cancello per entrare, rubato il gasolio, pezzi di trattore, i cani di chi sta partecipando al rave party hanno ucciso le mie pecore. Vendono eroina e cocaina sul mio terreno e lo Stato ha deciso di trattare? Perdonatemi ma mi vergogno di essere italiano».

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Il rave sul lago di Mezzano che nessuno riesce a fermare

mercoledì, Agosto 18th, 2021

di Ilaria Sacchettoni

Il rave sul lago di Mezzano che nessuno riesce a fermare

Abusivi e organizzati: «Se ne dicono tante sui rave, la verità è che all’interno del campo abbiamo degli info point sulle sostanze chimiche che invitano a consumare solo roba tracciata. Ho preso un opuscolo per un amico che ha problemi, quando torno glielo regalo… Si chiama “riduzione del danno”» dice Marco, un ventitreenne di Como a passeggio per il boschetto che costeggia il lago di Mezzano. Lui e il suo amico Francesco, che di anni ne ha 21, partecipano al maxi raduno di Valentano, nella campagna impolverata e struggente della Tuscia, mascherina al polso, t-shirt sulle spalle e bermuda indosso. Dieci giorni di stage, musica e «sballo» nella tenuta dell’ormai furioso Piero Camilli, imprenditore locale travolto dall’invasione di circa ottomila persone da Francia, Belgio, Olanda, Germania, Spagna e perfino Cecoslovacchia. Tutto con un passaparola su Telegram.

Abusivi e disorientati. La morte di Gianluca Santiago, ventiquattrenne italo inglese scomparso due giorni fa nelle acque opache del lago, ha lasciato deboli tracce nella coscienza collettiva di questo happening d’agosto. «Qualcuno ha spento qui e là lo stage (palco con le casse installato in vari punti del campo base, ndr) in segno di rispetto per la morte del ragazzo», confessa Ivan venuto da Torino su un’Alfa che ha un problema di revisione. Bacchettato dall’agente della Digos al posto di blocco che identifica chi viene via dal rave, Ivan e gli amici ripartiranno perplessi.

Arrivano voci di una riunione convocata fra gli organizzatori la sera del ritrovamento del corpo di Gianluca. Si smobilita? No. Si sceglie di restare. Si sussurra poi di una trattativa costantemente in progress fra questura, prefettura e gruppi di organizzatori. Nel frattempo la regola d’ingaggio per polizia, carabinieri e perfino la finanza, venuta a dare manforte per scoraggiare nuovi ingressi e contenere il rave ,è la seguente: controlli e identificazioni di tutti in uscita. In entrata, accesso vietato.

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Vaccino, Nicola Zingaretti si ribella a Mario Draghi su AstraZeneca. Caos sulla seconda dose vietata

domenica, Luglio 4th, 2021

Antonio Sbraga

Ormai è diventato il «richiamo» della foresta. Per la somministrazione della seconda dose di AstraZeneca agli under-60, infatti, sta montando un effetto-giungla sulle regole: ora nella Regione Lazio solo chi conferma il richiamo col vaccino anglo-svedese può anticipare l’appuntamento ed ottenere così prima l’agognato Green Pass per partire in vacanza. Questo l’escamotage escogitato come in una sorta di televendita last-minute che stanno ricevendo migliaia di under-60. Ma l’offerta «AstraZingaretti» ribalta le indicazioni impartite il 18 giugno scorso dal Governo Draghi, che punta invece in prima battuta all’utilizzo «dell’eterologa per le persone sotto i 60 anni che hanno usato il vaccino di AstraZeneca in prima dose», lasciando solo in subordine «aperta la possibilità, per chi lo richiede, sulla base di un consenso medico, di poter anche utilizzare la seconda dose sotto i 60 anni del vaccino AstraZeneca». Un’alternativa non specificata nei messaggi inviati dalla Regione: «il suo appuntamento per la seconda somministrazione con vaccino AstraZweneca può essere anticipato, se lo desidera, fino al 56 giorno dalla prima somministrazione, sempre con vaccino AstraZeneca. Per confermare risponda «VACC1001» da questo cellulare entro e non oltre 24h dalla ricezione del presente messaggio. Nel caso di conferma riceverà un sms con il nuovo appuntamento entro pochi giorni. In caso di non risposta rimarrà valido l’appuntamento in essere». Che, secondo le indicazioni del Governo, deve essere fatto con i vaccini Pfizer o Moderna alle persone sotto i 60 anni. 

Ma la Regione Lazio dice di essere in linea con quanto indicato dal Governo: «È in corso l’invio degli sms per le anticipazioni del vaccino AstraZeneca rivolto alla fascia d’età Under 60: chi lo desidera può anticipare la seconda dose secondo le indicazioni ministeriali- assicura l’Unità di crisi regionale- È stata ampliata a 48 ore la possibilità di dare conferma dell’anticipo della vaccinazione. In 8mila hanno già confermato l’anticipazione della seconda dose al 56esimo giorno dalla prima dose». 

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Roma, concorsone annullato: caos domande e commissione nel panico. Esplode la protesta

venerdì, Giugno 25th, 2021

Fernando Magliaro

Concorsone del Comune di Roma per funzionari amministrativi saltato. Oggi, ultimo giorno delle selezioni. Durante l’esame, un candidato si accorge che, nel formulario, una domanda aveva due risposte uguali. Panico nella Commissione. E decisione della Presidente di annullare tutto.

Inizialmente viene tentato di estrarre di una nuova “batteria” di quiz ma il nodo è che il concorso è stato fatto utilizzando i tablet ma i software utilizzati non consentivano di tornare al punto di partenza e, quindi, è risultato impossibile resettare il sistema e ricominciare da capo. Alla fine perciò si annulla tutto e viene deciso di rinviare tutto a data da destinarsi. Migliaia di persone imbufalite: chi ha pagato hotel, tamponi (resi obbligatori nonostante le vaccinazioni), taxi, treni, aerei.

IL TEMPO

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Roma, si sblocca la situazione rifiuti: trovata la soluzione

martedì, Giugno 15th, 2021

Roma – Sembra essere arrivata a una svolta positiva l’emergenza rifiuti nella Capitale. E’ quanto emerso dalla riunione tecnica in Regione tra Ama e la società E. Giovi, sul conferimento dei rifiuti trattati nell’impianto di Malagrotta. Presente anche Massimiliano Valeriani, assessore al Ciclo dei Rifiuti della Regione Lazio, che ha commentato al termine: “La società E. Giovi, che lavora circa 1.200 tonnellate di rifiuti al giorno, ha individuato operatori in altre 5 regioni in cui smaltire i rifiuti trattati: Abruzzo, Marche, Puglia, Friuli Venezia Giulia, Lombardia per un totale di 36.000 tonnellate di scarti da luglio a dicembre 2021.”

“Accordi con diverse Regioni”

Valeriani ha confermato che la decisione di inviare i rifiuti extra moenia sia stata presa in piena sintonia con l’amministrazione regionale: “Come abbiamo detto sin dall’inizio, si tratta di contratti stipulati fra operatori privati per il conferimento di rifiuti urbani trattati, che non necessitano di intese preliminari tra le Regioni interessate. Questo non ha comunque lasciato indifferente l’Amministrazione regionale, che come ha sempre fatto negli ultimi tre anni, anche questa volta ha supportato con impegno e lealtà istituzionale Comuni e operatori del settore per l’individuazione di queste soluzioni”.

“Per il trattamento e lo smaltimento, invece – ha aggiunto l’assessore -, la Regione Lazio ha già sottoscritto intese con l’Abruzzo per 70.000 tonnellate e con la Toscana per 13.500 tonnellate, mentre si sta attivando anche un altro accordo con la Campania per 20.000 tonnellate di rifiuti di Roma, sempre nel periodo tra luglio e dicembre 2021″.

“Queste misure – ha poi continuato Valeriani – consentiranno di mettere in sicurezza la città di Roma per i prossimi sei mesi, mentre solo per le prossime due settimane sarà necessario intervenire con una nuova ordinanza, che permetta di conferire i rifiuti trattati da E. Giovi nella discarica di Viterbo solo per 15 giorni, in attesa che vengano perfezionati i contratti fra la società di Malagrotta e i vari impianti di smaltimento individuati nelle altre regioni italiane”.

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Strage di Ardea, allarme malati psichici. “Intervenire è difficile”

martedì, Giugno 15th, 2021

di RITA BARTOLOMEI

Andrea Pignani, 34 anni, si è tolto la vita dopo la strage. Sui social usava il nome Hyde
Andrea Pignani, 34 anni, si è tolto la vita dopo la strage. Sui social usava il nome Hyde

Il killer suicida di Ardea era un fantasma (armato però). Anche per i servizi di salute mentale. Che l’hanno incrociato fugacemente. Solo “una consulenza psichiatrica”, neanche un Tso. Un passaggio in ospedale dopo le minacce alla mamma. Che confidava ai vicini: “Il mio ragazzo è sempre solo. Non si cura neppure”. Ecco il rebus, come si fa ad aiutare chi rifiuta di essere aiutato? Possibile che si debba arrivare sempre dopo? Che ogni volta si debba “andare ai funerali”, per dirla con Paolo Crepet?

Massimo Di Giannantonio, presidente della Società italiana di psichiatria, si infiamma: “Dobbiamo farci la domanda opposta: i servizi assistono 978mila pazienti, quelli gravi sono 245mila. Allora, quanti omicidi ogni giorno previene e impedisce questo sistema?”. Ma perché Andrea Pignani non è stato intercettato prima che potesse fare del male? “La risposta formale – risponde Di Giannantonio – è che il numero dei professionisti in capo ai servizi non è assolutamente adeguato. Poi il lockdown ha provocato un allentamento delle attività sul territorio. Ma, nella sostanza, la verità è che non siamo in grado di dare una risposta a tutti i problemi di chi ha la mente disturbata. Quante volte la magistratura e le forze dell’ordine sottovalutano gli allarmi di una persona che poi finirà uccisa dal proprio ex?”.

“La tragedia di Ardea non è responsabilità della legge voluta dallo psichiatra Franco Basaglia, ma di chi quella legge non l’ha applicata o, se l’ha applicata, l’ha fatto per un breve periodo”, è il pensiero di Rosy Bindi, ex ministro della Salute. E allora torniamo a quel corto circuito, la libertà di rifiutare le cure. Ma chi dovrebbe fare da sentinella? I medici di famiglia, ad esempio, dovrebbero avere la capacità di intercettare il pericolo? “Attenzione – è il ragionamento del presidente Sip –. Se i familiari, gli operatori dei servizi psichiatrici o della forza pubblica hanno testimonianza o prova che il paziente soffra di una patologia grave, il sistema sanitario nazionale ha due modi per intervenire. Si parte dall’Aso, l’accertamento sanitario obbligatorio”. Però chi sta male può protestare, non ho niente, non voglio niente… “Ma se ci sono i segnali, deve essere comunque sottoposto a una visita specialistica, anche contro la propria volontà – chiarisce Di Giannantonio –. Se poi viene riconosciuto bisognoso di un intervento terapeutico, il sistema sanitario interviene con il Tso, il trattamento sanitario obbligatorio”.

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Sparatoria Ardea: il killer girava armato e faceva paura. Ma nessuno lo ha mai fermato

lunedì, Giugno 14th, 2021

di ALESSANDRO FARRUGGIA, INVIATO AD ARDEA

Era una strage evitabile. Perché a compierla in una domenica afosa nella sonnacchiosa comunità di Colle Romito, quasi quaranta chilometri a sud di Roma, vicino ad Ardea, nella provincia romana che guarda a Latina, è stata il 35enne Andrea Pignani: una persona instabile, irascibile, litigiosa, forse malata di mente, che aveva un precedente per minacce nei confronti della madre, Rita Rossetti, e che nonostante questo aveva accesso a una pistola. Una Beretta 7.65. E infatti l’ha usata per ammazzare tre persone, tra le quali due bambini, e poi togliersi la vita. “A me per un po’ di droga mi tengono ai domiciliari – ha urlato Domenico Fusinato, padre dei due bambini uccisi – e questo con la pistola nessuno lo controllava, e guardate cosa ha fatto”.

FOTO /  I soccorsi e l’arrivo delle forze speciali

Ingegnere informatico da tempo senza lavoro, Pignani vedeva montare dentro di sé giorno dopo giorno un oscuro malessere che divampava all’improvviso per poi tonare a nascondersi. “È una disgrazia, una disgrazia. Andrea era disoccupato da tempo – ha ricostruito la madre, Rita – era solo, isolato. Non aveva amici, non usciva mai, stava sempre nella sua stanza e non si curava. Quanto alla pistola era l’arma di mio marito, che era guardia giurata e che è scomparso nel novembre 2020, un anno dopo il nostro trasferimento qui. Quella pistola non l’abbiamo riconsegnata perché non sapevamo più dove fosse”.

Andrea invece lo sapeva dove era, l’ha trovata e l’ha mostrata in giro alcune volte ai vicini, durante le frequenti liti, per intimidirli. Così almeno sostiene Romano Catino, il presidente del consorzio che si estende per 170 ettari.

“Quella famiglia – afferma Catini – è arrivata nell’ottobre 2019 e ha subito creato problemi. Ogni tanto Andrea Pignani litigava con i vicini, con pretesti futili. E pure con la madre pare i rapporti fossero difficili. Andava facilmente fuori di testa e spesso mi dicono che mostrava la pistola. Alcune volte ha anche esploso dei colpi in aria. Pensavamo fosse una scacciacani, fossero colpi a salve, e invece purtroppo era una pistola vera. La nostra vigilanza era stata allertata più volte, abbiamo un mucchio di segnalazioni dei vicini ed erano stati messi sull’avviso, con segnalazioni verbali, anche i carabinieri, che avranno fatto le loro verifiche. Io però mi chiedo perché quella persona aveva accesso ad una pistola”.

Probabilmente perché formalmente non lo aveva e la pistola del padre era ufficialmente persa, ancorché non riconsegnata dopo il decesso. “Pignani – conferma il sindaco di Ardea, Mario Savarese – era una persona instabile, che aveva comportamenti ostili verso la comunità. Ma nessuno ha intuito che il suo disagio poteva portare a questo”. I vicini raccontano che quando qualcuno si lamentava perché Argo, il cane di razza beagle della famiglia Pignani, abbaiava troppo a qualcuno che passava vicino al muro di cinta lui usciva, portando con sé la pistola, e inveiva profferendo minacce. Anche per questo tutti lo evitavano e ancora oggi, da morto, ne parlano quasi con timore.

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Sparatoria ad Ardea, morto un anziano e i due fratellini feriti. Le urla dei genitori

domenica, Giugno 13th, 2021

di Rinaldo Frignani

Sparatoria ad Ardea, morto un anziano e i  due fratellini feriti. Le urla dei genitori

(la foto della scena della sparatoria gentilmente concessa da Etruria News)

Dramma domenica mattina ad Ardea, vicino Roma, a Colle Romito, un comprensorio di belle villette con giardino.

Una persona anziana è stata uccisa a colpi di pistola dopo che un uomo ha aperto il fuoco in via degli Astri. Sono morti anche i due bambini rimasti feriti nella sparatoria, i fratellini Daniel, di 10 anni, e David, 5. Il responsabile del gesto è un 34enne italiano, con gravissimi problemi psichici. È ritenuto dalle forze dell’ordine molto pericoloso.

Sul posto poco prima di mezzogiorno sono accorse numerose pattuglie dei carabinieri impegnate in una vasta battuta in tutta la zona. L’uomo è stato rintracciato all’interno di un appartamento, dove si è barricato.

In azione le teste di cuoio dei carabinieri. Tutta la zona è stata isolata, due elicotteri sono fermi in un campo. Urla di disperazione si levano tutto intorno, quelle dei genitori dei ragazzi. Non si conoscono al momento le generalità dell’aggressore. L’anziano invece non era il nonno dei piccoli, che giocavano tranquillamente nel parco. Tutti erano vicini di casa.

Ignoti i motivi del folle gesto. «Chi potrebbe aver sparato è stato già identificato, sembra sia una persona instabile che già aveva manifestato comportamenti ostili», ha detto Mario Savarese, i sindaco di Ardea, all’agenzia Agi. «Si pensa che il tutto sia accaduto per futili motivi. Ma ancora non sappiamo nulla di preciso».

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