Archive for the ‘Veneto’ Category

Zaia: «Coi tamponi rapidi la risposta in 5 minuti: noi li abbiamo provati, vanno usati ovunque»

venerdì, Settembre 18th, 2020

di Marco Cremonesi

Zaia: «Coi tamponi rapidi la risposta in 5 minuti: noi li abbiamo provati, vanno usati ovunque»

Il governatore del Veneto Luca Zaia

«Ho parlato mercoledì con il ministro Speranza, gli ho posto la questione del tampone rapido per gli screening in luoghi come le scuole o ovunque servano risposte tempestive». Luca Zaia non fa campagna elettorale. Ma il calendario degli appuntamenti è serrato e passa la giornata tra un incontro e l’altro, con una differenza rispetto al solito: tuona contro chi gli ha hackerato il telefono e i profili WhatsApp e Instagram.

Il tampone che dà il responso in pochi minuti?

«Appunto. Credo sia da inserire in fretta nei protocolli della sanità pubblica: 5 o 6 minuti e sai se sei positivo, senza laboratorio. Tra l’altro proprio per verificarne l’attendibilità in Veneto abbiamo fatto molte prove doppie, sia con il tradizionale che con il rapido: risultati affidabilissimi. Non per nulla oggi ci sono 11 case farmaceutiche internazionali che lo propongono e il prezzo è sceso a 4,5 euro».

Ma il tampone rapido non è già utilizzato?

«Oggi il rapido, ovvero il test antigenico, è accettato per chi proviene da Grecia, Croazia, Malta e Spagna. Ma estendendone l’utilizzo si agevolerebbe enormemente la vita a famiglie e medici».

È d’accordo con il governatore del Piemonte Alberto Cirio che ha vinto la sua battaglia per far misurare la temperatura anche a scuola?

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Coronavirus, 133 positivi a Treviso nell’ex Caserma Serena. Zaia: «Va trattata da zona rossa»

venerdì, Luglio 31st, 2020

di Claudio Del Frate e Silvia Madiotto

Nell’improvviso balzo in avanti di casi di Covid registrato oggi, giovedì, in Italia, il numero maggiore si registra in Veneto. E all’interno del Veneto è Treviso a fare i conti con il risveglio del Covid. Un bollettino diffuso in serata mette a statistica 199 nuovi contagi nelle ultime 24 ore, 133 dei quali hanno toccato migranti ospitati alla caserma «Silvio Serena», di Casier (Treviso) una struttura che da anni funziona da centro di accoglienza. Qui è stato individuato un nuovo focolaio del virus ma il fatto che i malati siano migranti ha immediatamente incendiato il dibattito politico. Matteo Salvini, intervenuto in mattinata al Senato sul caso Open Arms, ha subito accusato il governo di agevolare la diffusione del virus attraverso la politica dei porti aperti, il, sindaco di Treviso Mario Conte ha annunciato che denuncerà il governo per il «danno incalcolabile» arrecato alla città. In realtà le persone della «Serena» infettatesi non hanno nulla a che vedere con i recenti sbarchi a Lampedusa. Alcuni sono a Treviso addirittura da anni. «Un mega pasticcio, le forme di ospitalità “senza se e senza ma”, a differenza di quelle per chi scappa davvero dalla morte o dalla fame e che va aiutato, causano solo guai. Visti i rischi sanitari, i centri di accoglienza devono essere trattati come zone rosse, senza le scelte dei Comuni», aveva detto ieri il governatore del Veneto, Luca Zaia, come si legge sul Gazzettino, commentando la situazione del Centro di accoglienza allestito all’interno dell’ex caserma Serena.

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Zaia: «Sequenziato il coronavirus proveniente dalla Serbia, ha un’alta carica virale»

lunedì, Luglio 13th, 2020

di Redazione Online shadow

VENEZIA In Veneto nasce un test rapido per accertare i contagi da Covid 19. Lo ha illustrato il governatore della Regione Luca Zaia nella sede della Protezione civile di Marghera, che è tornata a essere la sede di una conferenza stampa sull’emergenza sanitaria. Il governatore ha presentato in questa sede un nuovo test rapido per il coronavirus e che dà risposte in sette minuti. I primi a utilizzarlo sono stati i giornalisti presenti in conferenza stampa.

Il virus «serbo»

«La situazione è sotto controllo in Veneto: il nostro ceppo di virus ha una carica virale in calo, ci preoccupa invece il virus che viene dall’estero, ed è per questo che bisogna intensificare i controlli da chi viene dal Benin, Serbia Kossovo, Moldavia Bangladesh, Congo, Paesi dai quali sono arrivate persone che sono risultate poi infette». Lo ha sottolineato il presidente del Veneto, Luca Zaia nel corso del punto stampa. «L’altra novità è l’abbassamento dell’età media dei positivi, come le due gemelline di quattro anni con la loro mamma provenienti dall’estero», ha spiegato Zaia.

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Mose Venezia, per la prima volta entra in funzione il sistema di 78 dighe mobili

venerdì, Luglio 10th, 2020

Giornata storica a Venezia, dove la laguna è stata chiusa completamente al mare per poter effettuare il primo test completo delle 78 dighe mobili del sistema Mose, per salvare la città dalle acque. Sull’isola artificiale che divide la Bocca di Porto del Lido è stata approntata “una regia” dove si sono seguite le operazioni. Stop completo al traffico marittimo. E’ stato Conte a premere il pulsante per dare il via all’innalzamento delle dighe.

Tanta l’attesa per l’evento. Dopo i 187 centimetri di acqua alta del 12 novembre scorso, c’è stata un’accelerazione dei lavori. L’inaugurazione del Mose è prevista per la fine del 2021.

Conte: “A chi protesta dico auguriamoci funzioni” Conte ha parlato delle proteste per l’opera. “Ci sono movimenti di protesta, la mia sicurezza era preoccupata. Io ho detto ‘andiamo’: è giusto ci sia una visione dialettica. Dico a chi protesta, ai cittadini e agli intellettuali che hanno perplessità: concentriamoci sull’opera, auguriamoci tutti che funzioni”.

“Va completato entro l’autunno-inverno” “Questo Mose – prosegue il premier – va completato e dobbiamo fare in modo che il prossimo autunno-inverno ci sia uno strumento di salvaguardia”. “L’opera – ha ricordato Conte – ha attirato su di sé tante critiche e dibattiti, e’ stata avversata e auspicata, rallentata nella sua esecuzione. Si sono addensati cari episodi di corruzione e malaffare che ne hanno compromesso il funzionamento. Sono episodi deprecabili, non dimentichiamo nulla ma ora concentrarci sull’obiettivo”.

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Venezia, un altro imprenditore positivo al Covid: effettuati 50 tamponi

mercoledì, Luglio 8th, 2020

VENEZIA Positivo al suo arrivo in Africa dove le autorità sanitarie dell’aeroporto lo hanno sottoposto al tampone. La notizia si è diffusa velocemente nel Veneziano e in particolare nella Riviera del Brenta. L’uomo, infatti, è un noto imprenditore di Mira con forti interessi economici e rapporti diplomatici in un Paese africano. Non è tuttavia la frequentazione dell’Africa a destare preoccupazione in Riviera ma è una cena: un evento di una settimana fa – poco prima che l’imprenditore prendesse l’aereo – in un ristorante del territorio a cui l’uomo ha partecipato insieme a molte persone che ora sono sotto la lente d’ingrandimento dell’Usl che ha subito attivato un’indagine epidemiologica con tamponi a tappeto. Anche perché la vicenda è ancora avvolta da chiaroscuri.

La rete di rapporti diplomatici

L’imprenditore è una persona che viaggia molto per lavoro e ha una folta rete di rapporti diplomatici. Ha quindi posto sempre molta attenzione alle regole di distanziamento e al rispetto delle norme anti-Covid sottoponendosi a numerosi controlli. L’ultimo una settimana fa, alla vigilia del viaggio. Ma le analisi avevano dato risultato negativo e così l’uomo ha preso l’aereo senza problemi, convinto di non mettere a rischio le persone che avrebbe incontrato al di là del Mediterraneo. Una volta atterrato, però, i controlli delle autorità sanitarie aeroportuali hanno rivelato alcune anomalie: è scattata quindi la procedura anti-Covid con il tampone che ha dato esito positivo. L’uomo, asintomatico, ha subito contattato il suo medico di base per comunicargli della positività ma anche della partecipazione alla cena di una settimana prima, durante la quale aveva trascorso la serata insieme ad altre persone. Un evento che ha sollevato il panico in Riviera del Brenta: il timore è che possa essersi acceso un focolaio.

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Coronavirus a Vicenza, il dirigente di Laserjet con 38 di febbre al compleanno e al funerale. Ai medici: «Non mi ricovero»

sabato, Luglio 4th, 2020

di Andrea Pasqualetto

Dicono che scalpitasse per tornare in Serbia. E così, visto che le frontiere erano state riaperte, ha preso il furgone, ha caricato un operaio e si è messo al volante. Partenza da Vicenza il 18 giugno, di prima mattina. Doveva essere una trasferta di lavoro finalizzata a sistemare l’attività «balcanica» della società vicentina che dirige, la Laserjet di Pojana Maggiore. Per ragioni di privacy non possiamo fare il nome del soggetto né renderlo identificabile. Diciamo che si tratta di uno storico dirigente di questa azienda da 170 dipendenti che produce lamiere e acciai fra i campi di grano a un passo dai Colli Berici, non molto distante da Vo’. Un viaggio che ha avuto sviluppi inquietanti. Secondo la ricostruzione della task force veneta antivirus, in quei due giorni il dirigente sarebbe entrato in contatto con un settantenne serbo sintomatico, oggi in rianimazione nel suo Paese, finendo per infettarsi e per infettare altre persone. Rientrato dalla Serbia il 20 giugno, è ripartito dopo tre giorni con altri due operai, un serbo e un bosniaco che vivono nel Vicentino, alla volta di Medjugorje, Bosnia, tornando il 25 giugno.

In Veneto torna l’incubo del contagio

Risultato: tutti positivi e lui a lottare per la vita in rianimazione all’ospedale di Vicenza, intubato a pancia in giù. Nel Veneto che sembrava aver superato brillantemente l’emergenza, torna dunque l’incubo del contagio, del quale sarebbe proprio il dirigente la causa prima. I tracciatori della squadra guidata da Francesca Russo, la capa della Regione che monitora costantemente l’evoluzione dell’epidemia, hanno ricostruito tutti gli spostamenti del gruppetto e hanno concluso che la ricaduta è pesante: 89 persone in quarantena, nuovi focolai, tamponi a tappeto a centinaia di persone nel Vicentino, nel Veronese e nel Padovano. Il tutto accompagnato da un comportamento del dirigente che sta facendo infuriare il governatore Luca Zaia. La ragione è presto detta: l’uomo ha iniziato ad accusare i sintomi del Covid dal giorno in cui è tornato, febbre a 38, malessere generale, inappetenza, e nonostante ciò ha incontrato gente, è andato a un funerale e pure a un’affollata festa di compleanno, alla quale hanno partecipato anche il consigliere regionale Joe Formaggio e i giornalisti Giuseppe Cruciani e Alberto Gottardo: «Ce ne siamo andati alle dieci di sera, quando lui non era ancora arrivato. Si trattava comunque di una festa all’aperto». Al funerale l’hanno visto abbracciare la sposa, al compleanno se n’è rimasto invece in disparte.

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Padova, la vicina di casa del prof Crisanti che gli fa trovare la cena fuori dalla porta: «Ci ha salvati»

venerdì, Maggio 8th, 2020

di Giovanni Viafora

Padova, la vicina di casa del prof Crisanti che gli fa trovare la cena fuori dalla porta: «Ci ha salvati»

Il professor Crisanti in occasione della consegna del Sigillo della città di Padova

C’è chi ai medici, spaventato dal fatto che possano diffondere il virus, lascia davanti casa biglietti minatori, come è successo di recente a Milano (e prima ancora a Lucca); e c’è chi invece, fuori dall’uscio, fa trovare loro una bella cena pronta. A quest’ultima specie appartiene la «signora Cristina», la vicina di casa che il professor Andrea Crisanti — il teorico dei tamponi a tappeto e della sorveglianza attiva, che hanno «salvato» il Veneto dal coronavirus — ha citato a sorpresa l’altro giorno a Padova durante la cerimonia di consegna in suo onore del «Sigillo della città». «Un pensiero speciale lo voglio dedicare alla signora Cristina, la mia vicina di casa — aveva detto appunto l’epidemiologo, non senza una certa commozione, spiazzando sindaco e autorità —, che quando rientravo dall’ospedale spesso mi ha fatto trovare qualcosa da mangiare accanto alla porta. E devo dire cose anche molto buone…». Un gesto sottolineato con semplicità da Crisanti, che voleva ringraziare così chi lo avesse aiutato in questi giorni di grande lavoro e fatica; lui che a Padova, dove si è trasferito soltanto dallo scorso ottobre (chiamato dall’Imperial College), vive ancora da solo.

«Tornava sempre tardi»
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Coronavirus, fase 2 in Veneto: 500 mila test in strada per scovare chi è già stato colpito

lunedì, Marzo 23rd, 2020

di FABIO TONACCI

ROMA – Il “modello Veneto” di contenimento del contagio passa alla fase 2.0. Allo screening intensivo mediante tamponi cominciato fin dall’inizio dell’epidemia su tutti i contatti dei casi positivi (ne hanno fatti 57.671, la Lombardia — con una popolazione doppia — è a poco più 70 mila), l’amministrazione regionale guidata dal governatore Luca Zaia affianca ora altre due iniziative. La prima: test alla popolazione, per strada e su base volontaria, con un kit anticorpale, per individuare chi ha avuto il virus in forma asintomatica e lo ha superato. La seconda: una “campagna parallela”, mirata e di massa, sotto il diretto controllo del microbiologo Andrea Crisanti (lo stesso che ha proposto la campionatura di tutti gli abitanti di Vo’), per sottoporre all’esame del tampone le categorie più a contatto con il pubblico quali i 54 mila operatori sanitari veneti, le forze dell’ordine, i dipendenti di supermercati, autisti di autobus, assistenti nelle case di riposo. L’obiettivo, dicono dalla Regione Veneto, è di arrivare entro la settimana a un regime di 13.000 test al giorno.

“Non facciamo 5 milioni di tamponi, perché non serve”, spiega Zaia. “E’ un piano per mettere in sicurezza le persone a rischio. Se abbiamo molti casi di positività anche in Veneto è perché andiamo a cercarli. Abbiamo difficoltà ad avere i reagenti, forse il dimensionamento delle forniture non ha tenuto conto del fatto che ci potesse essere una Regione di ‘pazzi e squilibrati’ come la nostra che si è inventata la strategia del tampone e isolamento”.

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Peste suina, sequestrate 10 tonnellate di carne cinese (subito incenerita)

mercoledì, Gennaio 22nd, 2020

Dieci tonnellate di carni suine, provenienti dalla Cina, introdotte in Europa in modo illegale e quindi potenzialmente contaminate da peste suina. Per questo sono state sequestrate dalla Guardia di finanza di Padova immediatamente incenerite: i sanitari dell’Ulss 6 Euganea hanno ritenuto il prodotto potenzialmente molto pericoloso, tanto da non voler procedere a un’analisi della carne. Il maxisequestro è avvenuto in seguito al blitz della compagnia della Guardia di finanza di Padova nella notte in un magazzino all’ingrosso di generi alimentari dove si stavano scaricando da un camion proveniente dall’Olanda, da Rotterdam, 9.420 kg di carne suina di origine cinese importati nell’Unione Europea in violazione delle norme doganali e sanitarie. Posta sotto sequestro anche l’attività commerciale per gravi e reiterate irregolarità.

CORRIERE.IT

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Mose, De Micheli: “Il test è andato bene, in caso di emergenza le paratie funzioneranno”

martedì, Gennaio 14th, 2020

La prima prova sul Mose a Venezia “è andata bene”. A riferire dell’esito del test sul sistema destinato a contrastare il fenomeno dell’acqua alta a Venezia è il ministro delle Infrastrutture, Paola De Micheli, la quale sottolinea che ora “se si ripresenterà l’emergenza potremo alzare le paratie” per arginare la marea.

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