Archive for the ‘Esteri’ Category

Vaccino Covid, tutte le risposte a chi è contrario e a chi nutre dubbi

sabato, Settembre 18th, 2021

di Margherita De Bac

Andrea Gori, direttore delle malattie infettive del Policlinico di Milano: «Il vaccino Covid non è sperimentale; ecco le risposte alle tante notizie false che circolano su effetti collaterali a lungo termine, mRNA, consenso informato e varianti»

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«Premetto. Dieci milioni di italiani non hanno ricevuto neanche una dose. Sono convinto che la maggior parte di loro potrebbero essere convinti, anzi hanno proprio voglia di esserlo», ragiona Andrea Gori, direttore malattie infettive del Policlinico di Milano. Proviamo a smontare una alla volta le «scuse» accampate da no vax ed esitanti.

È un vaccino sperimentale?
«Il reclutamento di uno dei vaccini utilizzati anche in Italia, Pfizer-BioNTech, ha coinvolto 44mila volontari in uno degli studi dalla casistica più ampia nella storia dei farmaci. L’arruolamento è avvenuto in 15 giorni quando solitamente un anno non è sufficiente per trovare 2mila persone. Questo per dire quali sforzi straordinari sono stati messi in campo per dare robustezza ai dati che poi sono serviti per presentare i dossier di approvazione alle agenzie regolatorie».

I tempi della sperimentazione sono stati abbreviati per favorire le industrie farmaceutiche?
«No, la sperimentazione è stata accelerata perché c’era l’urgenza di trovare un composto capace di rallentare la corsa della pandemia. Ma tutto è avvenuto sotto lo stretto controllo delle agenzie regolatorie del farmaco anche attraverso la verifica di gruppi di esperti indipendenti. L’analisi dei dati ha seguito il rigore normalmente previsto».

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Draghi: «Non c’è più tempo sul clima come sulla pandemia»

sabato, Settembre 18th, 2021

di Marco Galluzzo, inviato ad Atene

Il premier ad Atene: dobbiamo proteggere i più deboli dai costi della transizione ecologica

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Da una parte Joe Biden, che indice una conferenza sul taglio del gas metano, dall’altra il segretario generale delle Nazioni Unite che lancia un appello da allarme rosso sul possibile fallimento del prossimo vertice internazionale sul taglio delle emissioni (la Cop26 a Glasgow), infine i nove capi di governo riuniti ad Atene al vertice Eu Med, compreso Mario Draghi. Per tutti siamo vicini al punto di non ritorno, per tutti occorre accelerare per combattere i danni sempre più drammatici del cambiamento cli matico, che stanno modificando la nostra vita e soprattutto al momento quella dei Paesi più poveri del pianeta.

Nella capitale greca Draghi è molto esplicito, si appella alle risorse di coordinamento che può mettere in campo la Commissione europea, così come avvenuto nella battaglia al Covid, con il «ruolo straordinario» che Bruxelles ha esercitato come acquirente collettivo dei vaccini. Un tema, quello dei vaccini, sempre al centro dell’attenzione del premier che anche da Atene rimane in contatto con il generale Francesco Paolo Figliuolo : «Bisogna fare in fretta» per arrivare al 90% della popolazione vaccinata entro la fine di ottobre.

Tornando al clima, Draghi riafferma gli obiettivi fissati negli accordi di Parigi (sinora disattesi) e richiama la responsabilità particolare che tocca l’Italia in questo momento, avendo sia la copresidenza con il Regno Unito della Cop26, sia la presidenza del G20. Anche per questo l’appello del capo del governo è particolarmente accorato: «Da un lato siamo determinati a percorrere l’obiettivo della transizione ecologica con il massimo impegno; dall’altro siamo determinati a proteggere soprattutto i più deboli dai costi sociali che potrebbero essere — come stiamo vedendo ora dalle bollette — davvero significativi. E voglio esprimere solidarietà al premier greco per i terribili incendi di questa estate. Le esperienze che abbiamo vissuto, con incendi dalla Turchia al Portogallo, è forse la lezione migliore per procedere con rapidità e determinazione nella lotta ai cambiamenti climatici. Questa esperienza ci dice che non c’è più tempo perché i costi per i nostri Paesi e i nostri cittadini sarebbero immensi».

Ad Atene si discute anche di sicurezza nel Mediterraneo e si converge sulla necessità di un percorso rapido, nei prossimi anni, per arrivare ad una vera difesa europea, ma è soprattutto il clima a dominare il dibattito. È ancora Draghi ad insistere sul tema: «Le conseguenze dei cambiamenti climatici sono devastanti. Negli ultimi 50 anni il numero di disastri legati ad eventi meteorologici si è quintuplicato. Gli incendi stanno divorando le foreste, dalla California all’Australia. E dalla Germania alla Cina, stiamo assistendo a inondazioni sempre più devastanti. Gravi carenze idriche e siccità sono fenomeni sempre più frequenti. L’ultimo rapporto dell’Onu sui cambiamenti climatici ha dichiarato che, per raggiungere l’obiettivo, dobbiamo realizzare riduzioni immediate, rapide e significative delle emissioni. Non possiamo semplicemente contare sugli altri: dobbiamo tutti fare la nostra parte».

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Faroe, delfini massacrati: la mattanza della caccia Grindadrap

giovedì, Settembre 16th, 2021

di Elisa Messina

Uccisi oltre 1428 delfini atlantici. La tradizionale caccia Grindadràp consiste nel trascinare i cetacei a riva e poi massacrarli con i coltelli: quest’anno numeri impressionanti. Indignazione e denunce

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Orrore e rabbia alle isole Faroe, in Danimarca, dove nello scorso finesettimana, sono stati massacrati oltre 1.428 delfini atlantici (Leucopleurus acutus), nel corso di una tradizionale caccia che da secoli si svolge nel Paese, il Grindadràp. Le terribili immagini che mostrano i cadaveri dei mammiferi sulla battigia di Skalabotnur a Eysturoy – diffuse dall’associazione Sea Shepherd – il mare color rosso sangue hanno fatto il giro dei social scatenando l’ira degli ambientalisti, ma non solo. Dagli anni 80 gli attivisti di Sea Sheperd si recano alle Faroe per cercare di fermare la mattanza e diffondere foto e video del massacro durante il quale gli animali sono sottoposti ad una lunga agonia prima della morte. Ma quest’anno, denunciano, i numeri degli animali uccisi è stato impressionante.

Questa pratica barbara ha un nome, si chiama Grindadràp, e consiste nel trascinare i mammiferi, soprattutto globicefali e lagenorinchi (i delfini atlantici), a riva e poi massacrarli con dei coltelli. Ogni anno, riporta la Bbc, vengono sgozzate circa 600 balene (globicefali) e 35-40 delfini.Quindi il massacro di domenica è senza precedenti. Come ha confermato anche Rob Read, capo operazioni di Sea Shepherd al Times: «Riteniamo che questa sia la più grande caccia singola di delfini o globicefali nella storia delle Isole Faroe, la seconda più grande è stata di 1.200 globicefali nel 1940 – ed è forse la più grande caccia ai cetacei mai registrata in tutto il mondo».

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No al Green Pass, perché la scelta del Regno Unito rischia di diventare un boomerang

mercoledì, Settembre 15th, 2021

SILVIO PUCCIO

«Il Green Pass è un’arma valida contro il Covid su più fronti: da un lato sprona le vaccinazioni. Dall’altro crea contesti sociali in cui il virus circola meno, perchè costituiti da persone in prevalenza vaccinate. E’ il vero vantaggio scientifico. Per questo non condivido la scelta dell’Inghilterra». Massimo Andreoni è primario di Malattie Infettive al policlinico universitario di Tor Vergata, Roma. Con queste parole commenta la decisione del Regno Unito: accelerare sulle terze dosi facendo a meno della certificazione verde per entrare nei locali notturni ed eventi.
Una scelta opposta alla direzione presa da altri Stati. Come Francia e Italia, dove l’estensione dell’obbligo è in corso di approvazione per molti settori lavorativi.

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Strade diverse
Il primo approccio dell’inghilterra alla pandemia è stato da subito differente: «All’inizio non è stata introdotta nessuna restrizione sanitaria – Continua Andreoni – l’idea alla base era quella di lasciar circolare il virus per raggiungere l’immunità di gregge. (Cioè una condizione in cui una comunità resiste all’attacco di un’infezione perchè immunizzato ndr.). Le conseguenze in termini di morti sono state forse disastrose». Dopo la fase iniziale il governo ha deciso di cambiare rotta: limitare la vita sociale con due severi lockdown. E, col vaccino disponibile, dare priorità alle prime dosi per garantire una copertura parziale alla maggior parte degli inglesi. Il vaccino più usato è AstraZeneca, il cui richiamo è stato ritardato per dirottare le forniture verso le nuove vaccinazioni. Una scelta che ha pagato fino alla diffusione della variante Delta, che ha fatto risalire i contagi e reso meno efficace la copertura monodose, obbligando ad affrettare i richiami. 
La terza dose
Il Regno Unito si prepara a vivere un altro inverno all’insegna del Covid senza obbligo di mascherina al chiuso. Nè Green Pass, opzione al momento accantonata ma non esclusa. «Potrebbe ancora fare la differenza», ha detto Johnson, tra mantenere le attività a pieno regime o meno.
La scommessa è tutta sulla terza dose, che sarà di Pfizer o Moderna in via prioritaria. Ipotesi annunciata già a marzo, anziani e fragili saranno i primi a riceverla già dalla prossima settimana. Poi tutti gli over 50. Ma vanno ancora immunizzati circa sei milioni di giovani sotto i 16 anni, la cui autorizzazione al vaccino è arrivata nei giorni scorsi. Secondo il primo ministro britannico, i vaccini sono «La nostra migliore chance del Paese per convivere col Covid senza ulteriori restrizioni sociali ed economiche, continuando a essere una delle società più libere e delle economie più aperte d’Europa». Una linea che ha portato a rimandare l’introduzione del certificato verde, da ridiscutere se la stagione fredda porterà un aumento dei casi.

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Afghanistan, i taleban annunciano la conquista della valle del Panshir: “La guerra è finita, formeremo governo responsabile”

lunedì, Settembre 6th, 2021

«La guerra è finita, ora lavoreremo per ricostruire l’Afghanistan». Così il principale portavoce dei taleban, Zabihullah Mujahid, in conferenza stampa a Kabul, dopo l’annuncio della conquista del Panshir, unica provincia non ancora controllata dagli ‘studenti coranici’. «Costruiremo un sistema forte, responsabile e inclusivo» ha assicurato il portavoce. Mujahid ha poi detto che «squadre di tecnici del Qatar, della Turchia e di una società degli Emirati Arabi Uniti stanno lavorando per riavviare le operazioni all’aeroporto di Kabul». 

L’Iran ha condannato «con fermezza» l’assalto dei talebani alla Valle del Panshir, ultimo focolaio di resistenza e di cui il movimento sostiene di aver preso il controllo “totale”. «Le notizie da Panshir sono davvero preoccupanti, condanniamo con forza l’assalto», ha detto un portavoce del ministero degli Esteri durante un briefing con la stampa a Teheran

La conferenza stampa fa seguito  rivendicato il pieno controllo della Valle del Panshir, l’unica che ancora non era caduta alla loro rapida avanzata per la resistenza degli uomini guidati da Ahmad Massoud. Lo ha dichiarato il portavoce dei taleban Zabihullah Mujahid, dicendo che «con questa vittoria il nostro Paese è completamente libero» e  «uscito dal pantano della guerra».

«Alcuni degli insorti sono stati sconfitti mentre i rimanenti sono fuggiti dalla valle» ha detto Mujahid assicura alla gente del Panshir che non ci saranno discriminazioni nei loro confronti: «Voi siete tutti nostri fratelli; serviremo insieme per un obiettivo e una nazione». 

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Afghanistan, corsa contro il tempo

lunedì, Agosto 23rd, 2021

PAOLO MASTROLILLI

DALL’INVIATO A NEW YORK. Kabul come Berlino. Anzi peggio, perché almeno durante il drammatico ponte aereo che all’inizio della Guerra Fredda salvò il settore occidentale della capitale tedesca dai sovietici, i soldati americani controllavano il territorio circostante. Nella città afghana invece sono circondati dai taleban, e la disperata corsa contro il tempo per evacuare i cittadini Usa e i loro alleati locali dipende da variabili fuori dal controllo di Washington, tipo la buona volontà dei nuovi padroni del Paese, e la speranza di evitare che gruppi terroristici approfittino del caos per colpire chi fugge. Finora, almeno, perché ieri il presidente Biden ha rivelato che «abbiamo allargato la zona di sicurezza intorno all’aeroporto. Sappiamo che i terroristi, come Isis, vorrebbero colpire. Speriamo di non dover estendere la scadenza del 31 agosto per l’evacuazione, ma ne stiamo discutendo». Quindi ha ringraziato l’Italia, tra gli alleati che lo stanno aiutando. Intanto l’Onu lancia l’allarme: l’Afghanistan affronterà una «catastrofe assoluta» con fame diffusa, persone senza casa e collasso economico a meno che non venga concordato un urgente sforzo umanitario.

Il parallelo con Berlino è giustificato dal fatto che ieri il Pentagono ha ordinato alle linee aeree civili di aiutare l’evacuazione. Per farlo ha invocato il Civil Reserve Air Fleet, un programma creato appunto nel 1952 per facilitare il ponte aereo sulla città tedesca, e poi usato altre due volte nella Guerra del Golfo e in Iraq. Il Pentagono ha richiesto in tutto diciotto aerei passeggeri: tre saranno forniti da American Airlines, Atlas Air, Delta Air Lines e Omni Air; due da Hawaiian Airlines; e quattro United Airlines. Non atterreranno direttamente nell’aeroporto Karzai di Kabul, che resta troppo pericoloso. Qui le operazioni continueranno a gestirle solo i militari, che con i loro mezzi faranno la spola tra l’Afghanistan e le basi americane in Bahrain, Emirati Arabi Uniti e Qatar, per portare in salvo i cittadini americani, e soprattutto i circa 60.000 rifugiati locali costretti a fuggire per l’aiuto dato agli Usa. Le linee aeree civili subentreranno in questa fase dell’evacuazione, trasferendo i passeggeri nelle basi di passaggio individuate in Italia, Germania, Spagna ed altri paesi europei. I rifugiati poi proseguiranno verso uno dei 13 Paesi che hanno già accettato di ospitarli, oppure nelle basi individuate nel territorio degli Stati Uniti, che al momento sono Fort Lee in Virginia, Fort Bliss in Texas e Fort McCoy in Wisconsin. Presto però potrebbero aggiungersi la Joint Base McGuire-Dix-Lakehurst del New Jersey, Fort Pickett in Virginia, Camp Atterbury in Indiana, Camp Hunter Liggett in California, e Fort Chaffee in Arkansas. In caso di necessità, il Pentagono tiene aperta la possibilità di usare anche le sue basi in Italia, Germania, Giappone, Corea del Sud, Kosovo e Bahrain per ospitare i rifugiati. Il ponte intanto prosegue, e nelle ultime 24 ore sono state evacuate 3.900 persone a bordo di 23 voli, 14 condotti usando gli aerei da trasporto C-17 e 9 con i C-130.

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G7, i dossier sul tavolo. Draghi insiste: non si escludano Cina e Russia dai negoziati

lunedì, Agosto 23rd, 2021

di Marco Galluzzo e Viviana Mazza

Al vertice dei «grandi» a trazione britannica si discuterà di Afghanistan. I temi: lotta al terrorismo, sforzi umanitari, migrazione dei rifugiati. L’Italia: impossibile prescindere da Cina, Russia e India

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Draghi, Biden, Macron e von der Leyen al G7 in presenza a giugno

Il G7 di domani, sotto la guida britannica, sarà anche una scommessa. Potrà produrre una dichiarazione di meri intenti, concentrata sull’imperativo di un passaggio sicuro per coloro che vogliono lasciare l’Afghanistan e la necessità di una soluzione politica inclusiva che protegga i diritti fondamentali di tutti gli afghani, due temi principali che il summit dovrà affrontare.

Ma potrà essere anche un vertice in qualche modo zoppo, per il formato, per le grandi incertezze americane, per l’assenza al momento di una strategia di largo respiro, che coinvolga anche Cina e Russia. «I leader sono d’accordo che i rapporti della comunità internazionale con i talebani dipenderanno dalle loro azioni, non dalle loro parole», precisa il comunicato del dipartimento di Stato americano. Gli altri temi sul tavolo sono «la lotta al terrorismo, gli sforzi umanitari, la migrazione dei rifugiati».

Con il G7 in programma si incastrano questioni cruciali, ma di mera natura logistica, non di lungo periodo.

Il possibile prolungamento della data del 31 agosto per la presenza di 7.000 soldati americani all’aeroporto di Kabul (che il presidente Biden non ha escluso nel caso ci siano ancora cittadini statunitensi da evacuare) è stato auspicato da diversi alleati della Nato e dell’Ue, tra questi la Gran Bretagna. Intanto, il G7 dovrà guardare al futuro per «prevenire una crisi umanitaria e aiutare la popolazione afghana a difendere le conquiste degli ultimi vent’anni», nelle parole del premier britannico Boris Johnson.

E proprio Johnson ha discusso della crisi anche con il premier turco Erdogan: i due leader ritengono che «il nuovo governo afghano debba essere rappresentativo della diversità della popolazione afghana e proteggere i diritti delle donne e delle minoranze», secondo un portavoce, e hanno toccato anche la questione dei corridoi umanitari che sta dividendo l’Europa convenendo che «i Paesi devono impegnarsi per una condivisione dell’onere sugli aiuti ed i rifugiati e in questo sforzo sarà centrale il coordinamento delle Nazioni Unite».

Sul fronte italiano, dato per scontato il via libera all’uso delle basi americane su suolo italiano, come Sigonella, per la complessa operazione di evacuazione che Washington sta gestendo, il contributo che Mario Draghi porterà al tavolo del G7 di domani sarà almeno di duplice natura: da una lato la forte preoccupazione per tutti i civili afghani che resteranno nel Paese, passibili di ritorsioni e violenze anche per le ragioni più futili, compresa quella di essersi abituati ad uno stile di vita occidentale; dall’altra la consapevolezza e la sincerità nel ritenere un consesso come quello del G7 insufficiente per giocare un ruolo efficace nel condizionare il futuro del Paese sotto la guida dei talebani.

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Afghanistan, i gruppi armati e il rischio terrorismo

lunedì, Agosto 23rd, 2021

di Guido Olimpio

In Afghanistan l’Isis potrebbe contare su 2.000 combattenti. Le cellule qaediste sono presenti in almeno quindici regioni. Nell’area si muovono anche 10 mila mujaheddin stranieri. Cresce la paura per la presenza di infiltrati tra i profughi

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La foto «parla». Un aereo francese A400M decolla dalla pista di Kabul e lancia dispositivi per confondere eventuali missili puntati contro i motori. Uno scudo contro una delle tante minacce che incombono sulla capitale afghana. Più passano i giorni e più cresce il timore del terrorismo. L’esodo caotico, le difficoltà operative nel gestirlo, la confusione sono fattori ad alto rischio.

I fedeli del Califfo

Le fonti americane hanno messo in guardia sulla presenza di elementi dello Stato Islamico. Possono infilarsi per attaccare, ma anche mescolarsi a quanti premono per imbarcarsi sull’ultimo volo. Non si fanno scrupoli nel coinvolgere altri musulmani, peraltro persone che ai loro occhi sono dei collaborazionisti. Non è certo la fazione più importante nella regione, i suoi membri sono concentrati nella zona orientale di Nangahar e sono fronteggiati dagli stessi talebani. Tuttavia la lontananza dal centro non vuol dire che il pericolo sia remoto. In maggio sono riusciti a compiere un massacro proprio nella capitale, 85 le vittime, tra queste molte giovani e donne. Dimostrazione di forza, di crudeltà e di fedeltà alla strategia dell’attenzione mescolata a quella dell’orrore.

I combattenti

Gli analisti sostengono che la «provincia del Khorasan» — così è definito l’Afghanistan — conta su 1.500-2.000 combattenti, bombardati anche in modo massiccio dagli Usa. Probabilmente non sono del livello dei loro colleghi mediorientali, meglio però non sottostimare. E molti — a livello di scenario — prevedono che i ranghi potrebbero crescere nei prossimi mesi. I mullah non sono compatti, le loro unità dipendono spesso da consigli locali e basta poco per spingere chi dissente o i sostenitori della lotta ad oltranza nelle file dell’Isis. È accaduto in Somalia, con frange che hanno abbandonato gli Shebab per dare vita ad un nucleo oltranzista.

I seguaci di Osama

I rapporti dell’Onu stimano una presenza di cellule qaediste in almeno 15 regioni afghane, forse 18. Quanto alla consistenza numerica non è comparabile alla stagione d’oro, quando c’era bin Laden. La forbice valuta tra le poche dozzine e un paio di migliaia di membri. Cifre fluide, perché parliamo di una realtà dove non hai la tessera nello zaino. Inoltre il clima di vittoria potrebbe favorire il reclutamento. Più agevole quello all’interno dei confini afghani, dove non manca la materia prima. Anche se i talebani rappresentano il potere dominante e sono il naturale punto di riferimento.

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Afghanistan, Onu: “Si rischia una catastrofe senza aiuti urgenti”

domenica, Agosto 22nd, 2021

Con la presa del potere dei talebani, l’Afghanistan affronterà una “catastrofe assoluta con fame diffusa, persone senza casa e collasso economico a meno che non venga concordato un urgente sforzo umanitario sulla scia del ritiro dal Paese degli Stati Uniti”. A lanciare l’allarme ai leader mondiali è Mary-Ellen McGroarty, direttrice nazionale per l’Afghanistan del Programma alimentare mondiale delle Nazioni Unite.

“Dobbiamo portare rifornimenti nel Paese – ha aggiunto -, non solo in termini di cibo, ma anche di forniture mediche, di rifugi. Abbiamo bisogno di soldi e ne abbiamo bisogno ora”.

McGroarty ha sottolineato che “se tarderemo per le prossime sei o sette settimane, inizierà a diventare troppo tardi. La gente non ha niente. Dobbiamo portare il cibo adesso e portarlo alle comunità delle province, prima che le strade siano bloccate dalla neve”.

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Biden: “E’ l’evacuazione più difficile della storia, Afghanistan non sarà mai base dei terroristi”

sabato, Agosto 21st, 2021

L’evacuazione dall’aeroporto di Kabul “è uno dei traporti aerei più difficili della storia, fatto grazie agli Usa, più di 13mila persone sono state evacuate da quando abbiamo iniziato”. E’ quanto sottolinea il presidente Usa, Joe Biden, in conferenza stampa alla Casa Bianca, annunciando poi un accordo con i talebani che “ai checkpoint fanno passare chi ha un passaporto americano. Ma altro problema è per chi è tra la folla: ieri e l’altro ieri siamo usciti dall’aeroporto e abbiamo portato dentro 69 americani. Il problema ora è come gestire la folla. Ci sono moltissimi afghani che ci hanno aiutato e ora vogliono venire in America, e faremo di tutto per aiutarli”.

Le operazioni di evacuazione dall’aeroporto di Kabul “continueranno nei prossimi giorni, faremo tutto quello che possiamo per dare una evacuazione sicura agli americani e agli afghani che sono in pericolo perché hanno collaborato con le forze estere. Vi garantisco che mobiliterò tutte le risorse necessarie. Siamo in costante contatto con i talebani, per garantire la sicurezza degli americani e dei civili. E sono stato chiaro: qualsiasi attacco alle operazioni in aeroporto avrà una risposta immediata“.

Poi ribadisce che la missione statunitense in Afghanistan, intrapresa 20 anni fa, aveva “lo scopo preciso di liberarci di Al Qaeda e prendere Osama Bin Laden, e lo abbiamo fatto”, auspicando che “i talebani” capiscano “che l’Isis e i terroristi sono loro nemici, e non permetteremo che l’Afghanistan diventi una base per i terroristi”.

Sul caos e la ressa di questi giorni all’aeroporto di Kabul, con mamme disperate che hanno tentato di affidare i propri figli ai militari presenti, Biden chiarisce: “Abbiamo messo in sicurezza l’aeroporto” di Kabul “e fatto riprendere i voli, non solo quelli militari, per portare via i civili in pericolo. Abbiamo divisioni dell’esercito che proteggono l’aeroporto. Sono stati giorni molto duri, si capisce che la popolazione è terrorizzata, è un dolore che sento a livello umano. Ora abbiamo una missione da compiere in Afghanistan, e abbiamo circa 6mila dei nostri uomini migliori intorno all’aeroporto di Kabul per aiutare nelle operazioni. Faremo tutto il possibile per far arrivare tutte le persone in aeroporto e la ragione per cui non abbiamo ancora allargato il perimetro dell’aeroporto è perché questo probabilmente avrebbe conseguenze non volute”.

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