Archive for the ‘Esteri’ Category

Coprifuoco e viaggi sospesi: l’Europa alza la guardia contro il Covid, ma torna l’incubo lockdown

domenica, Novembre 28th, 2021

Emanuele Bonini

Belgio, Germania, Repubblica Ceca, anche Italia, ancor di più Paesi Bassi. Il Covid nella sua nuova variante Omicron ha preso a circolare per l’Europa, che adesso guarda all’immediato futuro con rinnovata preoccupazione.

L’Unione europea torna a chiudersi nei confronti del resto del mondo, con l’intenzione di non intervenire, per ora, sulla libera circolazione interna. Ma intanto negli Stati membri tornano i coprifuoco, e l’Ue inizia a cancellare appuntamenti dalla agende. I fattori di rischio per la ripresa iniziano a materializzarsi, e c’è anche l’incubo di una nuova recessione oltre a quello di nuovo lockdown.

In Belgio, dove è stato registrato il primo caso di nuovo Coronavirus, decretato il coprifuoco dalle 23 alle 5, ma ancora non sono state annullate fiere e mercatini natalizi. Nei Paesi Bassi da domani scatta la chiusura dalle 17 alle 5 per tutti i negozi e servizi non essenziali, supermercati aperti fino alle 20. Al peggioramento della situazione si aggiungono le 61 persone giunte positive ad Amsterdam da due voli provenienti da Sudafrica. Si teme che possano aver contratto la nuova variante, considerata più contagiosa, e sono stati messi in isolamento. Allerta massima, come in Germania, dove i casi accertati di persone positive al Coronavirus con mutazioni tipiche della nuova variante sono due, entrambi in isolamento, con un terzo caso sospetto. Un contagio sospetto anche in Repubblica Ceca, e due conclamati nell’unico ex membro Ue, il Regno Unito, che torna al regime restrittivo.

Il premier Boris Johnson annuncia la reintroduzione di obbligo di mascherina sui mezzi pubblici e nei negozi, ma soprattutto tamponi obbligatori al momento dell’arrivo e auto-isolamento fino al momento della risposta negativa del test. Misure di precauzione. «Non sappiamo quanto sia pericolosa» questa mutazione. Si rischia ora un effetto domino. Londra ricorre di fatto a quello che nell’Ue è il «freno d’emergenza», il dispositivo che consente ai governi di reintrodurre quarantene e tamponi anche ai vaccinati. Il regolamento sul green pass prevede che in caso di necessità si possano applicare anche ai cittadini comunitari. L’Austria non vieta l’ingresso agli europei, ma ha sospeso i viaggi turistici fino al 13 dicembre attuando di fatto una restrizione agli ingressi nel Paese.

L’Europa degli Stati sin qui ha deciso di vietare e restringere i voli da e per Botswana, Eswatini, Lesotho, Mozambico, Namibia, Sud Africa, Zimbabwe. Da questo momento solo cittadini Ue e residenti nell’Ue, oltre ad alcune pochissime categorie di viaggiatori essenziali quali operatori sanitario, potranno entrare se provenienti da questi Paesi dell’Africa meridionale. Sono, al momento, le uniche misure prese a livello condiviso. Tutto è rimesso alla decisione dei singoli governi, e ora si teme che si possa procedere in ordine sparso.

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Covid in Austria, il cancelliere: «Multe salate a chi non si vaccina, con il 34% di no vax non se ne esce»

domenica, Novembre 28th, 2021

di Paolo Valentino

Il neocancelliere austriaco Alexander Schallenberg: «Da noi l’opposizione è no vax, ecco perché serve l’obbligo. Il nostro obiettivo è dare ai vaccinati il massimo della libertà possibile. Salvare la stagione dello sci? Lo spero»

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DAL NOSTRO INVIATO
VIENNA — «La peculiarità austriaca nella pandemia è la presenza in Parlamento di una forza politica che agisce in modo irresponsabile contro la scienza e alimenta le paure collettive».

Da quarantasette giorni Alexander Schallenberg è cancelliere dell’Austria, dopo che il suo predecessore, Sebastian Kurz, si è dimesso travolto da uno scandalo politico. In poco meno di due mesi, l’ex ministro degli Esteri, 52 anni, diplomatico di carriera, ha dovuto affrontare la più virulenta quarta ondata della pandemia in Europa.

Signor Cancelliere, l’Austria è finora il solo Paese europeo ad aver reintrodotto un lockdown duro e il primo ad aver approvato una legge sull’obbligo vaccinale. Perché lo ha fatto?
«Il mio credo è sempre stato convincere i non vaccinati a vaccinarsi invece di limitare la libertà di chi si è immunizzato. Ma i numeri del contagio crescevano in modo esponenziale e siamo stati costretti a introdurre un lockdown nazionale, sia pure limitato nel tempo. Ne valuteremo gli effetti giovedì prossimo e l’accordo è di terminarlo entro 20 giorni. Il nostro obiettivo rimane quello di dare ai vaccinati il massimo di libertà possibile. Capisco che sia difficile differenziare, compito di un politico è unire il popolo. Ma in una pandemia, c’è una differenza tra chi è in grado di resistere al virus perché immunizzato e chi rifiuta di vaccinarsi. Quanto alla vaccinazione obbligatoria, forse troppo a lungo ho sperato che sarebbe stato possibile convincere quanti più austriaci possibile a farlo volontariamente. A spiegare che era importante non è stato solo il governo, ma anche gli esperti, i medici, i media. Sfortunatamente non ha funzionato e con una quota del 66% di vaccinati sull’intera popolazione non usciremo mai dal circolo vizioso di nuove ondate e nuovi dibattiti sul lockdown. Ogni lockdown è una pesante interferenza nelle libertà fondamentali dei nostri cittadini. L’obbligo vaccinale al confronto è una interferenza minore. Avrei voluto fare diversamente, è triste. Ma l’Europa, il cuore delle società aperte, benestanti e industriali, è di nuovo il focolaio della pandemia».

La FPÖ, l’opposizione di estrema destra, l’accusa di voler instaurare una dittatura.

«La maggior differenza tra il panorama politico austriaco e quello degli altri Paesi europei è che il terzo partito del nostro Parlamento sia apertamente e vocalmente contro la vaccinazione, negando che sia il solo biglietto d’uscita dalla pandemia. Questo moltiplica scetticismo e dubbi. Non penso che la FPÖ parli a nome del terzo della società non vaccinato. Giocano altri fattori: sottovalutazione del virus, paura. Dobbiamo anche riconoscere che abbiamo sbagliato molte cose: all’inizio abbiamo parlato di due dosi, non sapevamo sarebbe stata necessaria una terza. Ricordiamoci poi il caso Astra Zeneca e il dibattito sui rischi».

Come volete implementare il rispetto dell’obbligo vaccinale?

«L’idea è che scatti dal 1° febbraio 2022. Prima, tutti quelli non vaccinati riceveranno una notifica che li invita a farlo. Chi non lo fa entro quella data dovrà pagare una multa salata. Ma dal mio punto di vista questa è l’estrema ratio. Spero che il nostro lavoro di convincimento spinga le persone a non aspettare l’ultimo momento».

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La nuova variante Covid è «la più significativa vista fino ad ora». Israele e Gran Bretagna chiudono i voli dal Sudafrica

venerdì, Novembre 26th, 2021

La nuova variante del coronavirus ha spinto diversi Paesi a interrompere i collegamenti aerei con il Sudafrica. La responsabile della Health Security Agency britannica: «Questa è la variante più significativa vista finora». Oggi la riunione d’emergenza dell’Oms

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La nuova variante del coronavirus Sars CoV-2 — il virus che causa il Covid — ha messo in allarme diversi Paesi e le autorità sanitarie mondiali. La variante — la B.1.1.529 — presenta un numero molto alto di mutazioni, e non è ancora chiaro se queste possano offrire al virus un «vantaggio» sia in termini di maggiore capacità di contagio sia — ed è la prospettiva più preoccupante — in termini di capacità di aggirare la protezione offerta dai vaccini. (Tutte le informazioni sulla variante, dal punto di vista scientifico, sono in questo articolo firmato da Silvia Turin).

La nuova variante è stata finora trovata — in numeri relativamente piccoli — in Sudafrica, Botswana e Hong Kong.

A causa dei timori legati alla diffusione di questa nuova variante, la Gran Bretagna ha bloccato il traffico aereo in arrivo da Sudafrica, Namibia, Botswana, Zimbabwe, Lesotho e Eswatini. Israele ha preso la stessa decisione, e ha anche impedito ai suoi cittadini di recarsi in quei Paesi.

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Germania, c’è il governo, Olaf Scholz cancelliere da dicembre. Salario minimo a 12 euro, voto ai 16enni, cannabis legale

giovedì, Novembre 25th, 2021

di Paolo Valentino

La coalizione «semaforo» tra socialdemocratici, verdi e liberali presenta il «contratto» di governo. Voto ai sedicenni e salario minimo a 12 euro. Il liberale rigorista Christian Lindner alle Finanze, Annalena Baerbock agli Esteri, vicecancelliere l’altro leader verde Robert Habeck

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Olaf Scholz, 63 anni, regala un mazzo di fiori alla cancelliera Angela Merkel, poche ore prima di presentare il contratto per il nuovo governo, che lo vedrà alla guida della Germania dagli inizi di dicembre

DAL NOSTRO CORRISPONDENTE
BERLINO – Il nuovo governo tedesco – fondato sull’alleanza tra socialdemocratici, verdi e liberali – è pronto. «Il semaforo c’è», ha annunciato il futuro cancelliere Olaf Scholz, spiegando che a unire i tre partiti, i cui rispettivi colori sono rosso, verde e giallo, «è la volontà portare avanti il Paese, renderlo migliore e tenerlo coeso».

Un documento di 177 pagine mette nero su bianco l’accordo di governo, raggiunto dopo quasi due mesi di negoziato. Verrà ora sottoposto all’approvazione delle istanze di partito: Spd e Fdp in due congressi straordinari, i Grünen con un voto per posta fra i militanti. I punti qualificanti del programma sono l’aumento del salario minimo a 12 euro, un piano edilizio per costruire 400 mila nuovi appartamenti l’anno, la lotta alla povertà infantile, la stabilizzazione delle pensioni, ma soprattutto «un massiccio programma di investimenti pubblici nell’agenda climatica e nella digitalizzazione». Quest’ultimo obiettivo verrà tuttavia conseguito rispettando l’impegno alla stabilità finanziaria del Paese, concessione alla richiesta dei liberali che hanno ottenuto che in futuro venga confermato il freno all’eccessivo indebitamento, oggi sospeso a causa della pandemia. Interessante, tuttavia è che il documento evochi il tema della flessibilità a proposito del Patto di Stabilità e Crescita e si mostri aperto alla sua riforma: «Il Patto ha mostrato la sua flessibilità e su questa base vogliamo assicurare sviluppo, sostenibilità del debito e investimenti per il clima. In futuro la politica fiscale europea dev’essere basata su questi obiettivi, per rafforzarne l’efficacia di fronte alle sfide del tempo. Il PSC dovrebbe diventare più semplice e trasparente».

L’intesa prevede anche che la Germania anticipi al 2030 la chiusura di tutte le centrali a carbone, che fanno della Germania il Paese con più emissioni di CO2 in Europa. Scholz, che sarà il primo cancelliere socialdemocratico dopo 16 anni, dovrebbe essere eletto dal Bundestag già il 6 dicembre. «Il primo semaforo – ha detto l’uomo che succederà ad Angela Merkel – venne acceso a Berlino nel 1924 sulla Potsdamer Platz e fu un grosso avanzamento tecnologico. Può funzionare, si chiesero allora le persone? Oggi il semaforo è indispensabile per consentire a tutti di muoversi in sicurezza e senza intoppi. La mia ambizione è che anche questa coalizione del semaforo abbia un ruolo di svolta per la Germania».

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Ahmed Rashid: “Senza aiuti un’ondata di profughi, una minaccia per l’Europa”

mercoledì, Novembre 24th, 2021

Francesca Paci Roma

Non è possibile fidarsi dei taleban, ripete da tre mesi Ahmed Rashid, uno dei massimi esperti di Afghanistan che mentre l’ultimo aereo occidentale decollava da Kabul terminava l’ennesima revisione del suo celebre saggio “Talebani”, tutto quanto c’è da sapere su come i famigerati studenti coranici siano emersi dalla terra più dura e perché, dopo vent’anni, abbiano ripreso il potere. Dalla sua casa di Lahohore, blindata come un bunker e imbottita di libri, Rashid segue come un déjà-vu, la fine della musica, le punizioni pubbliche, la scure sulle donne: «La situazione è molto instabile. I taleban stanno dimostrando di non saper governare il paese. L’ultima volta che s’imposero, nel 1996, avemmo poi carestia, collasso economico, l’esodo dei profughi verso il Pakistan, l’Iran, l’Europa. Ci sono diversi elementi che si ripropongono: la fame, la resistenza sulle alture del Panshir, le richieste inascoltate dell’occidente, a partire dalle donne».

L’erosione dello spazio delle donne pare inarrestabile.
«I taleban hanno permesso alle bambine la scuola fino alla sesta classe. Non sono cambiati dagli anni 90. Il loro Islam trasuda un’interpretazione ultraconservatrice e fasulla della già conservatrice ideologia deobandi. Le donne sono la prova: sono sempre gli stessi».

Due settimane fa il governo di Islamabad e i taleban pakistani (Ttp) hanno firmato una tregua. Può reggere?
«Non possiamo fidarci. Non sappiamo neppure cosa dica l’accordo. Ce ne sono stati almeno 7 negli ultimi 20 anni e sono stati sempre violati da una parte o dall’altra».

Pesa ancora tanto il famigerato clan degli Haqqani?
«Quattro membri dell’esecutivo talebano sono Haqqani, due sono ministri. Gli Haqqani sono nel mirino di Onu e Stati Uniti, hanno sul collo una taglia di 10 milioni di dollari, governano e celebrano i kamikaze. Hanno un ruolo centrale che è cresciuto nel tempo. Godevano del favore degli Usa ai tempi della guerra con l’Urss eppure hanno accolto Osama bin Laden, Al Qaeda, gli arabi. Si erano affiliati ai taleban già negli Anni 90, hanno detto no agli americani nel 2001 e ancora coprono i terroristi».

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«Covid prima causa di morte in Europa»: dramma a Est

mercoledì, Novembre 24th, 2021

di Alessandra Muglia e Irene Soave

I Paesi centro-orientali stanno affrontando un tasso di infezioni tre volte quello dell’Italia durante il picco. In Polonia i casi raddoppiano ogni settimana

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Entro marzo 2022, ha stimato ieri l’Oms, due milioni di europei saranno morti di Covid-19. La proiezione (che comunque comprende anche Russia e altri Paesi extra-Ue dell’area) è cupa; ma la distribuzione dei nuovi morti — e dei nuovi contagi — non è per ora uniforme. Non lo è, del resto, l’aderenza alla campagna vaccinale. Il 66% di media Ue (popolazione vaccinata con almeno due dosi) tiene conto dell’88% del Portogallo e del 24% della Bulgaria. E così il tasso di contagi giornalieri ogni milione di abitanti, discrimine che ha spesso deciso lockdown e coprifuochi nel continente — a quota 800 Boris Johnson chiuse tutto in Regno Unito —, cresce a razzo, soprattutto in Europa centrale e orientale. In Ungheria è a 870. In Croazia a 1.106. In Olanda e Belgio a 1.160. In Austria, dove si è tornati in lockdown, a 1.500, e così in Repubblica Ceca. In Slovacchia a 1.800. Numeri mai registrati prima, e a cui non tutti i governi rispondono più con politiche di contenimento e controllo dell’epidemia.

Lo ha fatto, ritrovandosi subito 40 mila no-vax in piazza, il governo austriaco. Da lunedì e fino almeno al 13 dicembre il Paese è in lockdown, dopo che una restrizione dei movimenti solo per i non vaccinati non ha rallentato i contagi, raddoppiati in poco più di una settimana. Le terapie intensive sono, scrive il quotidiano Kurier, «vicine al collasso». I danni economici del lockdown saranno così ingenti che il governo aveva incaricato una commissione di salute pubblica di quantificare l’impatto economico di un «bonus» di 500 euro da elargire ai non vaccinati per convincerli. Sarebbe costato meno di un lockdown. Eppure il movimento dei no-vax austriaci, secondo il ministro degli Interni Nehammer, «è sempre più radicalizzato e furioso». Succede lo stesso in Belgio e nei Paesi Bassi, dove i laboratori analisi non accettano più tamponi perché troppo pieni.

Il Belgio è alle prese con un nuovo picco: 16 mila contagi al giorno, e persino il premier De Croo è in isolamento (dopo avere incontrato l’omologo francese Jean Castex, anche lui positivo). Nei Paesi Bassi ci sono 20 mila contagi al giorno. Lo scetticismo per i vaccini in Europa sembra riunire più frange ideologiche. Una componente però è tipica dell’ex blocco sovietico. Uno studio pubblicato ad aprile da un ricercatore della London School of Economics, Joan Costa-i-Font, mette in diretta relazione la scarsa aderenza alla campagna vaccinale nell’Est con l’abitudine «a diffidare delle istituzioni pubbliche sviluppata durante il comunismo».

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Bulgaria, si schianta bus: almeno 46 morti, a bordo anche 12 bambini

martedì, Novembre 23rd, 2021

L’incidente è avvenuto sull’autostrada 40 km a sud di Sofia. Al momento non è stato possibile determinare la causa dell’incidente. Sul mezzo anche 12 bambini

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Almeno 46 persone sono morte nella notte tra lunedì 22 e martedì 23 novembre in Bulgaria nello schianto di un autobus. L’incidente è avvenuto «sull’autostrada 40 km a sud di Sofia», ha riferito il commissario Nikolai Nikolov, capo del servizio di emergenza disastri, aggiungendo che «l’autobus ha preso fuoco e si è schiantato» e che «sette passeggeri sono stati messi in salvo».

Al momento non è stato possibile determinare la causa dell’incidente. Il bus si è rovesciato ma non è ancora chiaro se abbia preso fuoco prima o dopo. Sul mezzo, partito da Istanbul e diretto a Skopje, viaggiavano una cinquantina di persone. A bordo, a quanto risulta, c’erano anche 12 bambini.

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Bruxelles, 35mila a manifestazione contro restrizioni Covid: scontri e lacrimogeni

lunedì, Novembre 22nd, 2021

Bruxelles – Scontri sono scoppiati in Belgio durante la protesta contro le misure anti-Covid a Bruxelles alla quale prendono parte circa 35mila persone. In base a quanto si apprende, la protesta era iniziata in maniera pacifica ma, dopo il lancio di oggetti da parte di un gruppo di manifestanti contro la polizia, gli agenti hanno usato cannoni ad acqua e gas lacrimogeni per disperderli.

La protesta conto il Green pass a Bruxelles (Afp)

Italia, il bollettino dei contagio del 21 novembre

”Insieme per la libertà”, la manifestazione ha contestato in particolar modo l’introduzione del Green Pass come mezzo obbligatorio per accedere a bar, ristoranti e ad altri luoghi aperti al pubblico. Alcuni erano incappucciati e sventolavano bandiere nazionaliste fiamminghe.

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Pechino, la ricomparsa di Peng. Ma resta il mistero

lunedì, Novembre 22nd, 2021

GIULIA ZONCA

La tennista cinese che ha denunciato un pezzo del partito comunista chiede privacy. E lo fa dopo un giorno passato a farsi fotografare. È esattamente quello che è successo e basta mettere in fila la sequenza per sentirsi ancora più disorientati e preoccupati per Peng Shuai.

A quasi 20 giorni dalla denuncia, dopo essere sparita dalla circolazione, Peng Shuai, pallida e sorridente premia i ragazzini in un torneo, il video si diffonde insieme con il brusio. Poi lei parla 30 minuti con il capo del Cio, il comitato olimpico internazionale e ha un’altra carnagione: cambia il set e pure il trucco. Seduta di fronte alla collezione di peluche, già sfondo della prima immagine girata via Twitter, con le guance rosse mentre dice: «Grazie per esservi interessati a me, sono tranquilla nella mia casa e per ora preferisco mantenere la mia privacy». È quello che viene riportato e che ha detto davanti a Thomas Bach, a Emma Terho, alla guida della commissione atleti e Li Lingwei, membro Cio cinese e pure l’ospite che fa triplicare i dubbi. Difficile che la tennista si sia sentita libera e anche poco coerente che abbia chiesto riservatezza dopo un post dettagliato in cui non solo denunciava ripetute violenze, ma scriveva: «Sono uovo che si abbatte sulla roccia, una falena che sarà attirata dalla fiamma». Sapeva che quel grido di aiuto avrebbe avuto conseguenze pesanti, ha accusato di molestie uno tra i dieci politici più importanti della Cina: Zhang Gaoli, 75 anni, ex vice primo ministro che nel 2014 ha lavorato a stretto contatto con il presidente Xi Jinping per moralizzare il partito. Probabile che Gaoli abbia avuto accesso a diversi segreti di Stato, non deve per forza averli condivisi con Peng Shuai anche se lei ha parlato di una relazione malata decennale in cui potrebbe aver incrociato nomi importanti.

Una donna ha il coraggio di strappare la rispettabilità del partito comunista e quando riemerge chiede silenzio e rispetto per la sua vita privata. Senza più menzionare la denuncia. La buona notizia è che sta fisicamente bene, ma lo scetticismo resta.

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Wisconsin, strage a Waukesha: suv sulla folla a un corteo natalizio, almeno 5 morti e 40 feriti

lunedì, Novembre 22nd, 2021

di Giuseppe Sarcina

Strage a Waukesha, in Wisconsin. Un Suv rosso è piombato nella folla assiepata in strada per assistere a una sfilata natalizia nel centro della cittadina non lontano da Milwaukee

dal nostro corrispondente
WASHINGTON — «Diversi» morti — non meno di cinque — e almeno 40 feriti, tra cui almeno 15 bambini. È il bilancio, ancora provvisorio, della strage di Waukesha, in Wisconsin. Intorno alle 17 di domenica 21 novembre, un Suv rosso è piombato sulla folla assiepata in strada per assistere alla tradizionale sfilata natalizia nel centro della cittadina, un sobborgo residenziale di Milwaukee. Il capo della polizia, Daniel Thompson, ha fatto due veloci punti stampa nella serata (notte inoltrata in Italia). Il veicolo ha sfondato le barriere di protezione e ha puntato a tutta velocità verso il corteo.

I video diffusi via Twitter sono impressionanti. La macchina sfreccia sul lato destro della carreggiata, superando un gruppo di ragazze che sventolano bandiere arancioni e sfiorando una bimba di forse 3 o 4 anni vestita di rosa. Il marciapiede è occupato soprattutto da famiglie. Tanti bambini, alcuni nei passeggini. Molti anziani, nonni e nonne, probabilmente. In un’altra clip si vede un’altra formazione: sono le ragazze pompom. Pantaloni neri, berretti bianchi: cantano e ballano agitando grandi fiocchi color neve. Accanto a loro si muovono alcune signore: distribuiscono caramelle agli spettatori più piccoli.

A un certo punto l’immagine salta. Quando ritorna la scena è drammatica. Almeno due corpi giacciono inermi sull’asfalto. Carrozzine e sedie rovesciate, scarpe, cappelli sparsi ovunque. Ci sono anche queste giovani studentesse nella lista delle vittime? Per il momento il capo della polizia Thompson non vuole fornire altri dettagli: «Dobbiamo rispettare il dolore delle famiglie». Non tutti i genitori sono stati ancora avvisati. Ecco un’altra sequenza. E’ una ripresa da una balcone. La banda marcia ordinata. Alcuni musicisti indossano i cappelli da Babbo Natale. Irrompe il Suv rosso e punta la fila sinistra.

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