Archive for the ‘Salute’ Category

Covid, ecco perché il virus quest’estate non farà più paura

martedì, Maggio 4th, 2021

giampiero maggio

Fase due, 4 maggio 2020. Qual era la situazione dell’Italia quel giorno? Il Paese arrivava da un durissimo lockdown iniziato a marzo e si apprestava ad affrontare le prime “libertà” concesse dall’allora governo Conte. Per la prima volta dopo il 10 aprile, il numero delle persone contagiate dal virus e dunque il rapporto infetti/guariti scendeva sotto quota 100 mila (ma il totale dei contagiati registrati restava sempre comunque alto, 211.438). Il 26 aprile Conte annunciava un primo allentamento delle restrizioni (in virtù di un’inversione di tendenza della curva epidemiologia), poi confermate il 4 maggio, con la possibilità di rivedere i congiunti. Soltanto il 2 maggio, però, i morti erano stati 474, numero poi destinato a calare nei giorni successivi. Le riaperture, quelle vere, arriveranno successivamente, con il decreto del 3 giugno. Ma i numeri, in quel caso, stavano decisamente calando. Altro fattore: stava calando anche l’indice di contagio Rt (a fine maggio era sotto 1 in quasi tutta Italia). E lo stava facendo molto più velocemente di quanto in realtà stia capitando adesso.

Flourish logo

A Flourish chart

La fotografia dell’Italia oggi Il 3 maggio 2021, esattamente un anno dopo e con un Paese che si appresta a vivere i primi veri allentamenti dopo lockdown “morbidi” e a singhiozzo, in che situazione ci troviamo? Siamo davvero pronti? Le persone definite “positive”, che hanno cioè contratto il virus, ieri erano 423.558, un numero doppio rispetto a un anno fa, anche se con un numero di tamponi effettuati ben superiore rispetto ai primi di maggio dello scorso anno (121 mila circa ieri, contro i 37 mila processati un anno fa). Ma le differenze non si riducono a questi numeri, ovviamente. Oggi, rispetto a un anno fa, la vera “rivoluzione” in chiave pandemia è determinata dai vaccini che stanno mitigando in maniera netta l’andamento dei contagi. Basti pensare che oltre 20 milioni di persone hanno beneficiato di almeno una dose di anti Covid e che, considerando anche tutti coloro che sono guariti, circa il 40% degli italiani ora risulta protetto. L’indice Rt è in calo ovunque, abbondantemente appena sotto 1 (circa 0,9). Cosa preoccupa però? A destare allarme è il numero di contagi per 100 mila abitanti: ora è attestato mediamente, in Italia, a 130 nuovi positivi per 100 mila abitanti ed è ormai acclarato che sopra quota 50 salta ogni tipo di tracciabilità del virus. 

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Covid, è improbabile raggiungere l’immunità di gregge: ora lo dicono anche gli esperti

martedì, Maggio 4th, 2021

di Silvia Turin

Ora che più della metà degli adulti negli Stati Uniti è stata inoculata con almeno una dose di un vaccino contro il Covid-19 e un terzo è completamente vaccinato, paradossalmente si moltiplicano le voci accademiche che escludono si possa a breve arrivare a quello che l’anno scorso, quando si era molto in là dalla meta, sembrava un orizzonte lontano, ma da conquistare assolutamente: l’immunità di gregge.

Non ci importa più come prima

Un paradosso che trae motivo dal fatto che allora non sapevamo nemmeno quando (e se) un vaccino sarebbe stato disponibile, ma eravamo convinti che presto o tardi ci avrebbe regalato la «soglia» magica dell’immunità di gregge (quella quota di persone vaccinate che stronca la circolazione dei virus, proteggendo di fatto anche chi non si vaccina). Adesso che il vaccino c’è, proprio nei Paesi che sono più avanti con la campagna vaccinale si constata lo «stato dell’arte» con dati alla mano e si misura la distanza tra quello che si può sperare in un futuro più o meno lontano e ciò che si può ottenere adesso. In breve: l’immunità di gregge è ancora «un miraggio», ma non «importa più» come prima, in alcuni Paesi abbiamo una buona quota di immunità generalizzata che permette di tornare alla normalità e proteggere i più deboli e, mentre la campagna vaccinale prosegue, la «convivenza» con il virus diventa possibile.

La soglia di immunità da raggiungere si alza

Perché l’immunità di gregge è un obiettivo che sfugge? Innanzitutto il calcolo sulla percentuale di persone che servono come soglia: all’inizio era stimata intorno al 60-70% della popolazione. La variante predominante attualmente in circolazione negli Stati Uniti, in Italia e larga parte dell’Europa, la variante inglese (B.1.1.7), è circa il 60% più trasmissibile. Di conseguenza, gli esperti ora calcolano che la soglia di immunità si sia alzata ad almeno l’80%. Se si svilupperanno varianti ancora più contagiose, o se si scoprirà che le persone vaccinate potranno ancora trasmettere il virus, il calcolo dovrà essere nuovamente rivisto al rialzo. Le varianti in circolazione sono una delle incognite che influiscono maggiormente sul calcolo della soglia. L’altro è quanto durerà la protezione offerta dal vaccino o dall’infezione.

Strati della popolazione non vaccinati

La campagna vaccinale, poi, proprio nei Paesi in cui è in fase più avanzata, sta rallentando: non si tratta solo di resistenza o contrarietà ai vaccini (che comunque c’è, in percentuali più o meno ampie e che possono cambiare nel tempo), ma anche di difficoltà a raggiungere certi strati di popolazione e scarsa persuasione nei confronti delle fasce meno a rischio (i più giovani), tanto che in alcune nazioni si sono offerti incentivi ai ragazzi. Non dimentichiamo, poi, che l’immunità di gregge non sarà mai completa senza la vaccinazione dei bambini: se non fosse possibile vaccinare loro, serviranno molti più adulti per raggiungere la quota utile all’immunità di gregge, basti pensare che negli Stati Uniti quasi il 24% delle persone ha meno di 18 anni. Le case farmaceutiche stanno approntando gli studi clinici, ma serviranno tempo e campagne informative ad hoc.

Necessario immunizzare i bambini

«Sarà comunque impossibile arrivare almeno in futuro a una immunità di comunità senza vaccinare i minorenni, tenuto conto che anche una quota di adulti non vorrà o non potrà vaccinarsi», commenta l’immunologa Antonella Viola, docente di Patologia all’Università di Padova. «Molto dipenderà anche da come muta il virus e da come risponde il nostro sistema immunitario: se l’immunità parziale acquisita sarà sufficiente per bloccare gli effetti più gravi del virus è verosimile che Covid-19 comincerà ad assomigliare a un’influenza, a causa della quale ogni anno contiamo alcune vittime, ma che in genere non provoca malattia grave. Se invece il virus inizierà a eludere la risposta immunitaria indotta dai vaccini, anche a causa dell’emergere di varianti, ci vorrà più tempo per far si che si comporti come un’influenza stagionale».

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Vaccino Covid, regioni a due velocità. Figliuolo: «Prima gli anziani»

martedì, Maggio 4th, 2021

di Fabio Savelli

Potremmo descriverla come una vera corsa alle vaccinazioni che però rischia di proseguire non in maniera uniforme tra tutte le regioni con qualcuna in affanno sulla copertura «prioritaria» degli over 80, i più a rischio per la letalità Covid, mentre si avviano le prenotazioni fino ai 55 anni in alcune regioni come il Lazio. La premessa: lo scatto delle somministrazioni è indubitabile. Nell’ultima settimana oltre 2,77 milioni di punture, un dato che testimonia una velocità appena superiore alle ambizioni delle 500 mila inoculazioni quotidiane fissate nel programma del commissario Francesco Figliuolo a partire da fine aprile. Se le aspettative sono state soddisfatte c’è da fare uno scatto in più soprattutto in Sicilia, Calabria, Campania e Sardegna che sono in ritardo rispetto alla media nazionale sull’immunizzazione dei più fragili. L’avvertenza secondo il commissario non è di poco conto: mettere in sicurezza gli anziani — anche la fascia 70-79 anni — è la madre di tutte le battaglie prima di aprire alle prenotazioni agli under 60. A corredo c’è la sua ordinanza del 9 aprile, non sempre rispettata alla lettera dalle Regioni.

La diffidenza e i ritardi

In Sicilia appena sette over 80 su 10 hanno ricevuto la prima dose. Ci sono oltre 120 mila anziani ancora non coperti. In Calabria 50 mila persone in attesa di prima dose. In Campania uno su quattro: circa 65 mila anziani. Giocano alcuni fattori che però rischiano di determinare un impatto non positivo sui contagi e sull’indice di letalità. Le giustificazioni sono tante. Qualcuna preoccupante, che pone delle riflessioni anche sulla necessità di una migliore comunicazione per il siero AstraZeneca su cui starebbero ragionando anche Palazzo Chigi e la struttura commissariale viste le 7 milioni di fiale in arrivo entro giugno che rischiano in parte di rimanere nei frigoriferi. E anche il ministro della Salute, Roberto Speranza, si sta muovendo per rinforzare il messaggio. Con il prosieguo della campagna d’altronde cambiano anche i dati di farmaco-vigilanza. Per questo ieri Figliuolo ha chiesto «una raccomandazione di auspicio» anche «per la classe inferiore ai sessanta anni dopo le interlocuzioni che ho avuto con il Cts dell’Aifa, il Consiglio Superiore Sanità e l’istituto superiore di Sanità. È un discorso che gli scienziati stanno valutando anche sulla base degli studi più avanzati in Gran Bretagna, dove hanno finora utilizzato 21 milioni di vaccini Az». Sono tantissimi i diffidenti, ideologicamente convinti che sia meglio non vaccinarsi seppur a rischio letalità, o irreperibili perché domiciliati in piccoli Comuni di montagna privi di un’efficace rete sanitaria in grado di intercettarli. Dovrebbero farlo i medici di base, stanno provando anche task force mobili della Protezione Civile, ma la copertura non prosegue come dovrebbe.

La capillarità degli hub

Sembra che non sia ancora totalmente compiuta quella che Figliuolo chiama la capillarità dei punti vaccinali. Ne vanno aperti di nuovi, serve anche un’operazione pedagogica dopo pochissimi casi sospetti di correlazione con trombosi. In Campania solo il 60% ha ricevuto prima e seconda dose completando il ciclo vaccinale. Le critiche del presidente Vincenzo De Luca, che lamenta 200 mila dosi in meno rispetto alla media nazionale si scontrano però con una copertura non efficace di chi rischia davvero. Anche sulla fascia successiva (70-79 anni) sono in ritardo le solite note più la Basilicata. Tutte sotto al 50% di vaccinati, una quota preoccupante quando si progetta già di avviare la campagna massiva ai più giovani.

La farmaco-vigilanza

Al momento il siero di AstraZeneca è indicato solo su base volontaria per la fascia d’età under 60 ma è chiaro che aprendo le somministrazioni a tutti si sta ragionando sulla necessità di smontare preoccupazioni ritenute eccessive. I casi avversi sono infinitesimali, i benefici sono molto più dei rischi anche per gli under 60, e i dati dell’Ema lo hanno confermato. Non ha giovato certo il comportamento ondivago dell’Europa e anche i ritardi nelle consegne da parte dell’azienda che ha ulteriormente smontato la credibilità della casa farmaceutica. Però per non frenare la campagna, non orientandola troppo sui vaccini a Rna messaggero, occorre recuperare anche AstraZeneca a questa maratona che proseguirà oltre l’estate e si arricchirà di richiami probabilmente negli anni a venire. Altrimenti il target delle 500 mila punture diventa agganciato soltanto alle consegne di Pfizer, con gli Stati Uniti che ieri hanno aperto alle esportazioni delle fiale prodotte in casa.

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AstraZeneca o BioNTech? E’ meglio aspettare se il vaccino non è giusto

lunedì, Maggio 3rd, 2021

Federico Boffa*, Giacomo A. M. Ponzetto**

La vaccinazione contro il Covid-19 nell’Unione Europea procede ancora lentamente: solo il 27% della popolazione sopra i 18 anni ha ricevuto almeno la prima dose, a fronte del 55% negli Stati Uniti.[1] Accelerare è urgente; ma lo rendono più difficile i dubbi sull’efficacia e sicurezza dei vaccini disponibili. Esitazioni di cui non si possono incolpare i cittadini, quando ne soffrono per primi i regolatori.

A fronte di effetti collaterali molto rari, ma potenzialmente molto gravi, gli Usa non hanno ancora autorizzato il vaccino di AstraZeneca ed hanno indotto Johnson & Johnson a ritardare la distribuzione del proprio. Nella Ue invece somministriamo il primo e attendiamo con impazienza le consegne del secondo. Ma Stati membri diversi offrono vaccini diversi a categorie diverse, motivando tali scelte con spiegazioni opache ed incomplete che non aiutano a rafforzare la fiducia del pubblico nei vaccini e nelle istituzioni. La scelta di usare questi vaccini appena possibile è quasi certamente la migliore nelle circostanze attuali. Va però spiegata con maggior chiarezza e maggior rispetto per la capacità dei cittadini di comprendere la situazione ed effettuare scelte informate.

Il dato più importante da cui partire è certo che tutti i vaccini autorizzati in Europa superano di gran lunga l’analisi costi-benefici rispetto all’alternativa di rischiare il contagio da Covid-19. Anche il discusso vaccino AstraZeneca ha un’efficacia intorno al 70% nel prevenire l’infezione, e quasi totale nel prevenirne conseguenze letali. È invece associato a gravi effetti collaterali (come la trombosi cerebrale) soltanto in casi rarissimi: tra i 4 e gli 11 per ogni milione di vaccinati; probabilità paragonabile a quella di morire in un incidente d’auto al fare un viaggio d’andata e ritorno tra Milano e Napoli. Quest’innegabile analisi costi-benefici trascura però una seconda verità importante: alcuni vaccini sono migliori di altri. I vaccini di BioNTech-Pfizer e Moderna, autorizzati anche negli Usa, hanno un’efficacia superiore al 90% e non risultano associati a trombosi. Non basta quindi sapere che vaccinarsi con AstraZeneca è indubbiamente meglio che non vaccinarsi affatto. Bisogna altresì valutare se sia meglio vaccinarsi subito con questo vaccino, o attenderne invece uno migliore quale BioNTech-Pfizer.

Gli economisti riconoscono in questo dilemma un problema intertemporale nell’acquisto di beni durevoli. Più semplicemente, la saggezza popolare vi riconosce la scelta tra un uovo oggi ed una gallina domani. Scelta che merita di essere studiata attentamente: come nel proverbio, oggi in Europa premia l’uovo; ma non lo premierà per sempre e per tutti.

Assumere il vaccino AstraZeneca corrisponde ad assumersi un rischio di grave trombosi pari a circa 7 su un milione. Il Covid-19 è decine di volte più letale perfino per i giovani (0,1 per mille a 25 anni) e diventa centinaia di volte peggiore con l’avanzare dell’età (1,2 per mille a 45 anni, 13,7 a 65).[2] Però l’infezione da Covid-19 è un rischio graduale nel tempo: ogni due settimane, in Italia si registrano circa 6 nuovi casi ogni mille giovani, 5 tra le persone di mezza età, 4 tra gli anziani.[3] Prendendo queste ultime cifre come probabilità di infezione (ancorché sottostimata poiché non tutte le infezioni vengono registrate), il rischio settimanale di un contagio che condurrà poi alla morte è circa 0,3 su un milione a 25 anni, 3 a 45 anni e 27,4 a 65 anni.

Si tratta di stime grossolane, ma valide per trarre una conclusione di massima. Con gli attuali ritmi di infezione in Italia, per un sessantacinquenne è meglio ricevere il vaccino AstraZeneca subito che quello BioNTech-Pfizer tra pochi giorni. Al contrario, per un venticinquenne è meglio attendere il vaccino migliore fino all’autunno. L’imprecisione delle stime diventa rilevante per i quarantacinquenni, la cui attesa ottimale si misura in settimane.

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Covid, i rari casi di reinfezione in chi è vaccinato e il ruolo delle varianti

lunedì, Maggio 3rd, 2021

di Silvia Turin

Uno studio della Rockfeller University, pubblicato il 21 aprile sul New England Journal of Medicine ha descritto due casi di reinfezione da Covid in due persone precedentemente vaccinate con due dosi, rispettivamente di Moderna e Pfizer, con la seconda dose somministrata più di due settimane prima del test positivo.

La storia delle due reinfezioni

I ricercatori hanno effettuato un monitoraggio periodico all’interno della comunità dell’università su 417 persone vaccinate. Sono stati due i casi di reinfezione: la paziente 1 era una donna sana di 51 anni senza fattori di rischio per Covid-19 grave, che ha ricevuto la prima dose di vaccino il 21 gennaio 2021 e la seconda il 19 febbraio. 19 giorni dopo aver ricevuto la seconda dose di vaccino, la donna ha sviluppato mal di gola, congestione e mal di testa ed è risultata positiva per SARS-CoV-2. I suoi sintomi si sono gradualmente risolti in un periodo di 1 settimana. La paziente 2 era sempre una donna, di 65 anni, sana, senza fattori di rischio, che ha ricevuto la prima dose di vaccino il 19 gennaio e la seconda il 9 febbraio. Il 16 marzo ha lamentato affaticamento, congestione sinusale e mal di testa. Il 17 marzo è risultata positiva per SARS-CoV-2 RNA, 36 giorni dopo aver completato la vaccinazione. I suoi sintomi si sono stabilizzati e hanno iniziato a risolversi il 20 marzo.

Mutazioni resistenti

La prima donna aveva sviluppato titoli estremamente elevati di anticorpi neutralizzanti indotti dalla vaccinazione e nonostante questo si è reinfettata: questo dato suggerisce l’importanza, per la nuova infezione, della presenza di varianti del coronavirus. Il sequenziamento del genoma di entrambe le persone ha infatti rivelato mutazioni multiple, che non hanno indicato una variante tra quelle conosciute, ma mutazioni note, tra cui la E484K, identificata per la prima volta in Sud Africa e Brasile (che conferisce una certa resistenza a una classe comunemente indotta di anticorpi neutralizzanti) e la variante S477N, che si è diffusa a New York da novembre. Esiste una piccola probabilità di reinfezione, ma entrambi i soggetti sono guariti a casa e questo fatto supporta le prove che suggeriscono che la vaccinazione sia efficace nel prevenire malattie gravi, ma è importante sapere che gli individui vaccinati possono continuare a diffondere il virus. Ovviamente si tratta di pochissimi casi a livello statistico, ma è importante sapere che ci sono.

Malattia lieve ma potenzialità di diffusione

«L’idea che potremmo non avere più necessità di test nel mondo post-vaccino probabilmente non è accettabile in questo momento.

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“Non ha senso scientifico la limitazione agli under 60 del vaccino AstraZeneca”

domenica, Maggio 2nd, 2021

Edoardo Izzo

«Sono d’accordo con l’ok dell’Aifa alla somministrazione della seconda dose del vaccino AstraZeneca agli under 60. In realtà, a livello scientifico, una limitazione all’uso non ha senso. Tanto più che anche l’Ema (Agenzia europea del farmaco) ha ribadito che il vaccino è utilizzabile dai 18 anni in su». Non ha peli sulla lingua Enrico Bucci – Ph.D. in Biochimica e Biologia molecolare, professore aggiunto alla Temple University di Philadelphia – che in un’intervista a La Stampa parla di vaccini e di scelte non sempre coerenti da parte delle agenzie regolatorie. «Mettere un ‘freno’ alla vaccinazione degli under 60 con Vaxzevria (nome commerciale del prodotto di AstraZeneca) può essere accettabile per dare priorità a quelle categorie che sono le più colpite dal Covid-19 grave, ovvero gli anziani. Questo a maggior ragione se, come sembra, non avremo problemi con l’arrivo di altri vaccini. Invece se i tentennamenti su AstraZeneca portassero a perdere tempo nelle vaccinazioni, questo sarebbe un errore». Esitazioni, molto spesso ingiustificate, ma che potenzialmente potrebbero ritardare la campagna di vaccinazione del commissario straordinario, Francesco Paolo Figliuolo, che ha annunciato di voler iniziare una vera e propria somministrazione di massa da fine maggio, quando saranno tolti i limiti di età. La speranza, tra le altre cose, e che non tardino le consegne di Pfizer e Moderna. Proprio sulla tecnologia utilizzata dalle due case farmaceutiche statunitensi, Bucci, tira dritto e si dice favorevole. Sempre controllando gli effetti collaterali, trattandosi di un prodotto nuovo. «I vaccini a mRna come Pfizer e Moderna, – spiega Bucci – se non emergeranno controindicazioni, rappresentano il futuro non solo per i vaccini, ma più in generale per i farmaci.

Basti pensare al cancro». «Ovviamente sono molto favorevole a questa tecnologia, perché è eccezionale, ma richiede vigilanza. – spiega il professore – Sembrerebbe di grande efficacia, ma vanno seguiti gli effetti collaterali che al momento bisogna dire non sembrano preoccupanti». Parlando di vaccini e, leggendo la rubrica sul “Foglio” che il professor Bucci tiene regolarmente, si passa ad un argomento spinoso: il vaccino tutto italiano ReiThera. «Su questo vaccino sono state fatte scelte difficilmente comprensibili, tanto è vero che ora si sta pensando di cambiare il prodotto riconvertendolo in un mRna», spiega il professore. «A mio parere c’è un conflitto di interessi dell’Aifa, – afferma Bucci – che era presente con il direttore generale, Magrini, alla conferenza stampa del 5 gennaio dove si illustravano i risultati di uno studio di fase 1 e si decretava già l’efficacia del prodotto». Era il periodo del Governo Conte 2 e a guidare la “Macchina” c’era l’ex commissario, Domenico Arcuri. «Non vedo invece conflitti di interessi nello Spallanzani, – dice Bucci – ma c’è interesse politico della Regione. Usano l’ospedale Spallanzani per promuovere cose che la politica decide».

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Variante indiana, misure di sicurezza negli aeroporti e tracciamento: il confronto Roma-Milano

domenica, Maggio 2nd, 2021

di Andrea Camurani e Margherita De Bac

Variante indiana, misure di sicurezza negli aeroporti e tracciamento: il confronto Roma-Milano

Cosa succede quando arrivano passeggeri provenienti dall’India ? Quali sono i controlli e le procedure messe in atto negli aeroporti e nei Covid hotel per evitare il diffondersi della variante indiana? Ecco un confronto di come viene applicata l’ordinanza del ministro della Salute Roberto Speranza nei due scali principali del Paese, Milano Malpensa e Roma Fiumicino.

La ricerca di 300 indiani sbarcati a Fiumicino

«Oggi, primo maggio i nostri operatori sono al lavoro per rintracciare, con la collaborazione delle comunità sikh, i cittadini rientrati in Italia nei 14 giorni precedenti l’ordinanza del ministero della Salute che ha permesso l’ingresso solo ai passeggeri con cittadinanza italiana. Ne stiamo rintracciando circa 300, per sottoporli a tampone. Pochi rispetto ai tanti che è probabile siano tornati dal loro Paese per riprendere l’attività sui campi soprattutto nel territorio pontino». Alessio D’Amato, assessore alla Sanità della Regione è molto allarmato. C’è il rischio serio che centinaia di viaggiatori di nazionalità indiana siano sbarcati a Fiumicino positivi al coronavirus e siano sfuggiti alla sorveglianza prima che siano state alzate le barriere per contrastare il diffondersi della variante indiana, come viene chiamata la mutazione del virus Sars-CoV-2 sequenziata per la prima volta da ricercatori indiani. Nel Lazio risiede la più numerosa comunità sikh italiana, circa 30mila esponenti, distribuiti soprattutto nelle aziende di zootecnica, la metà senza regolare permesso di soggiorno. D’Amato ritiene improbabile che si presentino spontaneamente ai controlli. E lamenta la mancanza di un coordinamento nazionale da parte dell’Usmaf, gli uffici di sanità aerea, marittima e di frontiera: «Gli interventi non possono riguardare le singole Regioni. Noi non abbiamo gli elenchi dei passeggeri rientrati con i voli diretti dall’India, il sistema è un colabrodo». Sono risultati positivi il 9% dei 220 arrivati con l’ultimo volo dall’India non soggetto a restrizioni, compresi alcuni membri dell’equipaggio e il comandante. Per loro è scattata la quarantena fiduciaria in due strutture, allo Sheraton e in un centro militare della Cecchignola. Fiduciaria significa non obbligatoria e sorvegliata, come avviene in Usa e Australia. La situazione è critica a Bella Farnia, dichiarata zona rossa, dove è stato localizzato un focolaio di Sars-CoV-2, importato.

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Viaggi e tamponi, come fare con i bambini? Le regole (diverse) dei Paesi in Europa

domenica, Maggio 2nd, 2021

di Leonard Berberi

Paese (europeo) che vai, regole d’ingresso (diverse) che trovi. Alle porte di quella che sarà la seconda estate in compagnia del coronavirus e in attesa che il passaporto sanitario digitale europeo diventi realtà, le famiglie italiane che vogliono programmare una vacanza al di fuori dell’Italia, ma entro i confini del Vecchio continente, devono fare attenzione ai requisiti d’ingresso previsti dal singolo Stato. Per scoprire che almeno per qualche settimane tocca fare il tampone pure ai propri figli. E che bisogna stare attenti alla destinazione perché l’età minima è diversa.

Il «green pass» europeo

Ma prima un passo indietro (e in avanti): il «green pass» europeo, il documento digitale pensato per facilitare gli spostamenti e dove inserire i propri dati (tampone negativo al coronavirus o avvenuta vaccinazione), dovrebbe debuttare ufficialmente all’interno dell’Ue il 30 giugno dopo circa un mese e mezzo di test. I Paesi sono stati suddivisi in tre gruppi sulla base di quanto sono preparati tecnologicamente ad «emettere» queste certificazioni. Nel gruppo 1 — quello dei più «avanzati» — ci sono l’Italia, la Spagna, Malta, la Grecia, la Bulgaria, l’Estonia e il Lussemburgo: toccherà a questi Stati provare per primi il «green pass».

Quante ore prima dell’ingresso va fatto il tampone per ogni Paese (per alcuni è riconosciuto solo quello molecolare)

Quante ore prima dell’ingresso va fatto il tampone per ogni Paese (per alcuni è riconosciuto solo quello molecolare)

I diversi requisiti

Ma per le famiglie che non faranno in tempo a vaccinarsi prima dell’estate e, soprattutto, per chi ha figli minori alcuni requisiti di ingresso potrebbero restare. Uno in particolare: la negatività a un tampone molecolare o rapido dipende dal singolo Paese. Come dipende dal singolo Paese non soltanto la tempistica — c’è chi chiede che il test venga eseguito entro 72 ore dallo sbarco e chi entro 48 ore —, ma anche a che età un figlio deve fare il tampone o quando non è richiesto alla frontiera. Su quest’ultimo aspetto le regole sono le più varie anche all’interno dell’Europa e cambieranno a seconda della campagna vaccinale e dell’ondata epidemiologica (per cui sempre meglio informarsi qualche giorno prima del viaggio).

Il documento europeo

Un documento dello scorso dicembre del Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (Ecdc) suggerisce agli Stati — attraverso delle semplici linee guida — di esentare dal tampone d’ingresso i bimbi con meno di 24 mesi. Per quelli dai 2 anni in su, invece, lascia libertà di decisione, aggiungendo però che «gli Stati membri potrebbero considerare metodi alternativi».

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Variante indiana, sul volo da Delhi a Roma con i tamponi falsi pagati 20 euro

sabato, Maggio 1st, 2021

di Mauro Evangelisti

ROMA «Ma il tampone non l’ho fatto, ho pagato e mi hanno rilasciato un timbro, un falso certificato. E così sono salito sull’aereo». Tra i 223 passeggeri dell’aereo proveniente da Nuova Delhi e atterrato a Fiumicino mercoledì sera, in molti hanno spiegato che per imbarcarsi hanno pagato una falsa dichiarazione di negatività. In linea teorica serviva un tampone negativo per prendere l’aereo diretto in Italia, ma con l’equivalente di 20-30 dollari hanno raccontato alcuni dei viaggiatori (in gran parte indiani con residenza e occupazione nel nostro Paese) il controllo si poteva aggirare.

Queste testimonianze, raccolte dai medici e dai funzionari della Regione Lazio che hanno effettuato i test agli arrivi, spiegano come sia stato possibile che il 9 per cento, cioè 23 compresi 2 membri dell’equipaggio, siano sbarcati a Fiumicino positivi, come dimostrato dai tamponi a raffica organizzati dalla Regione Lazio, dallo Spallanzani con l’ausilio di Aeroporti di Roma. Solo in queste ore sapremo se, come molto probabile, siano tutti stati contagiati dalla variante indiana. Ma la storia dei tamponi falsi ricorda un film già visto, quello dell’estate del 2020 per chi tornava dal Bangladesh. Anche i media indiani stanno scrivendo del caso dei tamponi falsi. 

Ha scritto Quartz India: «Il primo aprile, il governo dello stato occidentale del Gujarat ha chiuso un paio di laboratori dopo aver scoperto che vendevano risultati falsi negativi al Covid-19. Questo non è un evento isolato. Ci sono stati diversi casi in cui i cittadini indiani hanno eluso le regole di quarantena o viaggiato liberamente senza fare un test molecolari che diversi stati hanno reso obbligatorio. Un falso rapporto negativo da un laboratorio patologico costa solo Rs2.000 ($ 26,8) a Noida, alla periferia di Delhi, secondo una persona che lo ha chiesto e non voleva essere nominato». Indiatoday raccontava ieri: «La polizia di Ernakulam, in Kerala, ha arrestato i componenti di una banda coinvolta nell’emissione di falsi risultati negativi ai tamponi molecolari». Il titolare di un’agenzia di viaggi vendeva biglietti aerei insieme al referto di falsi test negativi. Sono solo due esempi di un fenomeno conosciuto e la decisione del Ministero della Salute, con due differenti ordinanze (la prima meno restrittiva perché consentiva di partire dall’India e arrivare in Italia a chi qui ha solo residenza, permesso di lavoro o per ricongiungimento familiare, la seconda più rigida, perché permette solo il rientro di chi ha la cittadinanza italiana) è forse arrivata troppo tardi.

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Vaccino Covid, le date per le prenotazioni: a giugno tocca ai 40-50enni

sabato, Maggio 1st, 2021

di Fabio Savelli

Un percorso a tappe condizionato da un’unica incognita: la consegna delle dosi nei tempi e nei quantitativi previsti. A maggio sono destinate all’Italia 17 milioni di fiale, a giugno altre 30. Ora che la macchina è appena andata a regime rispettando alla lettera il programma del commissario Figliuolo500mila somministrazioni al giorno (508.158 il 29 aprile, ieri poco meno secondo le stime) — non resta che sperare che le forniture arrivino puntuali, da «orologio svizzero» descrivendo quello che è diventato il modello Pfizer. Dosi regolari, a cadenza settimanale, consegnate negli hub vaccinali secondo la propria rete logistica: una modalità che permette di ridurre di almeno 24 ore l’utilizzo delle fiale da parte delle regioni che altrimenti si perdono nel transito da Pratica di Mare, punto di arrivo degli altri sieri.

I dubbi riguardano AstraZeneca di cui sono attese 7 milioni di fiale in due mesi. Necessarie anche per i richiami da effettuare ad un milione e mezzo di italiani, prevalentemente personale scolastico e militare. Ieri Gianni Rezza, direttore della prevenzione del ministero della Salute, ha confermato che «nulla è cambiato»: i richiami verranno effettuati col siero Vaxzevria, anche per gli under 60 di cui l’Ema ne ha solo raccomandato l’uso per quelli oltre questa soglia non vietandolo per gli altri.

(Qui lo speciale del Corriere sui dati della campagna vaccinale)

La tempistica per età

Se questa velocità di crociera dovesse essere rispettata senza pesanti riduzioni nelle forniture ci potremmo trovare di fronte all’avvio della campagna massiva a partire tra il 15 e il 20 maggio. Il condizionale è d’obbligo, ma le proiezioni della struttura commissariale — confermate da quasi tutte le regioni — segnalano che una volta messi in sicurezza la gran parte degli over 65 si aprirà la «fase in parallelo» pensata dal commissario Figliuolo.

Si comincerà con la campagna di vaccinazione aziendale perché i lavoratori devono avere una corsia preferenziale per far ripartire il Paese. Si aggiungeranno almeno 732 punti vaccinali all’attuale rete coinvolgendo tutte le grandi aziende che hanno già contattato la struttura commissariale e le regioni, di cui una gran parte aderisce a Confindustria che ne ha stilato il programma. Alcune — le più equipaggiate — potranno persino diventare dei centri asl per vaccinare non solo i propri addetti ma anche la comunità territoriale. In quegli stessi giorni verranno vaccinati la gran parte degli over 60 rimasti e prenderà l’avvio la copertura della fascia 55-59 anni di cui molte regioni stanno aprendo in questi giorni le prenotazioni.

La copertura dei fragili

Saranno i giorni decisivi per «coprire» soprattutto tutti gli italiani in categoria 4 secondo le raccomandazioni dell’istituto superiore di Sanità: cioè i fragili under 60 di cui sono appena partite le prenotazioni in gran parte delle regioni. Le adesioni per la fascia 50-54 anni si apriranno invece realisticamente attorno al 17 maggio, segnalano alcune regioni come Veneto, Piemonte e Lombardia. Di solito lo scostamento tra prenotazione poi somministrazione è quantificabile nell’ordine di 20-25 giorni. Uno scarto temporale che permette di dare una proiezione puntuale della curva vaccinale ove non dovessero verificarsi punti di rottura, cioè consegne mancate o sospensione precauzionale di qualche vaccino. A scalare con l’età avverranno le prenotazioni successive.

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