Archive for the ‘Salute’ Category

Covid, casi in calo del 38% ma l’Rt in leggera salita

venerdì, Gennaio 13th, 2023

di Michele Bocci

L’Rt sale leggermente ma resta comunque sotto la soglia di 1, quindi l’epidemia continua a rallentare. Il dato è di 0,91 (un po’ insalita rispetto allo 0,83 della scorsa settimana). Il valore rende conto della situazione dei 15 giorni precedenti, quando viene calcolato dalla Cabina di regia di Istituto superiore di sanità e ministero alla Salute.

Più aggiornato è il dato dell’incidenza, cioè del numero di casi settimanali. Anche quello è in miglioramento, visto che è sceso a 143 contro il 231 di venerdì scorso. La riduzione è importante, del 38,09%. I casi settimanali sono quindi stati circa 84.300 contro i 135.990 della settimana precedente. Il dato è il più basso da novembre del 2021. La situazione quindi è molto positiva e per ora non si vedono effetti delle varianti che circolano in altri Paesi. La causa potrebbe essere anche una importante riduzione dei tamponi.

Il tasso di occupazione in terapia intensiva, dicono dall’Istituto superiore di sanità, è in lieve calo, cioè al 3,1% rispetto al 3,2% della settimana scorsa. quello delle aree mediche scende al 10,1% dal 12,1%.

“Nessuna Regione/PA è classificata a rischio alto. Sette sono a rischio moderato e quattordici classificate a rischio basso”, spiega la Cabina di regia.

REP.IT

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Farmaci introvabili: cosa possiamo fare? Cosa può fare la farmacia? E che differenza c’è con gli «indisponibili»?

mercoledì, Gennaio 11th, 2023

di Maria Giovanna Faiella

I farmaci di uso comune diventati introvabili

Fare il giro delle farmacie pur di trovare il medicinale necessario: per tanti pazienti il problema dei farmaci «introvabili» non è nuovo.

Negli ultimi tempi, però, la situazione è peggiorata e gli stessi farmacisti hanno segnalato che fanno più fatica a reperire alcune categorie di medicinali di uso comune — e si sta allungando la «lista dei farmaci temporaneamente carenti».

Ecco allora cosa sapere e alcuni consigli.

Il «caso» dell’ibuprofene e del paracetamolo

Cosa sta accadendo? Ci sono diverse cause.

È aumentata notevolmente la richiesta di alcuni prodotti,come ibuprofene e paracetamolo. Nella maggior parte dei casi il farmaco carente può essere sostituito con l’equivalente (o generico) e, laddove possibile, le farmacie hanno contribuito e contribuiscono a sopperire alle carenze con preparati galenici, come nel caso dell’ibuprofene in versione sciroppo per i bambini.

Farmaci che «spariscono» a intermittenza

Ci sono, poi, altri motivi che stanno provocando un aumento della carenza dei farmaci.

A causa delle crisi internazionali, si è aggiunta la scarsità di alcune materie prime necessarie per produrre le confezioni ma anche di principi attivi che provengono dall’estero.

I provvedimenti

L’Agenzia italiana del farmaco monitora costantemente la temporanea irreperibilità sul mercato nazionale di medicinali, in particolare di quelli indispensabili per la cura di determinate patologie.

In base alle norme in vigore, le aziende farmaceutiche titolari dell’autorizzazione all’immissione in commercio sono tenute a segnalare all’AIFA, con un anticipo di quattro mesi, che si verificherà una carenza del farmaco, di solito dovuta a problemi di produzione o a un aumento imprevisto della richiesta, o a cessata commercializzazione del prodotto.

Quando l’AIFA riceve la comunicazione, verifica se c’è un problema di sanità pubblica in modo da adottare i provvedimenti necessari coinvolgendo, se è il caso, i professionisti sanitari e le componenti della filiera, produttori, grossisti, importatori, farmacie.

Se il medicinale non può essere sostituito, perché non esistono equivalenti in commercio, viene rilasciata l’autorizzazione per l’importazione al titolare dell’autorizzazione in commercio del farmaco o alle strutture sanitarie interessate (Asl, farmacie ospedaliere).

Cosa fare se non si riesce a trovare il farmaco?

In ogni caso, se non riuscite a trovare il vostro medicinale in farmacia, per non interrompere le cure, rivolgetevi sempre al vostro medico curante (o allo specialista) che vi prescriverà un medicinale equivalente, se esiste, o una terapia alternativa.

Potete anche verificare se il vostro medicinale è inserito nella lista dei «farmaci temporaneamente carenti», sul sito dell’Agenzia italiana del farmaco, che riporta in ordine alfabetico le informazioni sul prodotto mancante (sia principio attivo che nome commerciale), la data di inizio della carenza e quella prevista per il ritorno in commercio, i motivi per cui manca, i suggerimenti su cosa fare, l’esistenza o meno di un farmaco equivalente, cioè una «copia» del farmaco di riferimento (di marca) presente sul mercato già da molti anni e il cui brevetto sia scaduto, con lo stesso principio attivo, stessa forma farmaceutica e via di somministrazione (per esempio: compresse, sciroppo, soluzione iniettabile ecc), stesso dosaggio.

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Covid in Cina, le vere cifre: si temono 1,7 milioni di morti in 4 mesi

mercoledì, Gennaio 4th, 2023

di Paolo Salom

La situazione Covid in Cina, dopo la cancellazione delle restrizioni, oggi sui social rimbalza l’allarme: «Pechino è deserta e anche io ho paura ad uscire». I Paesi occidentali temono l’arrivo di nuove varianti dall’Oriente

Covid in Cina, le vere cifre: si temono 1,7 milioni di morti in 4 mesi

La data che tutti ricordano, in Cina, è il 7 dicembre dell’anno appena terminato, quando il governo ha annunciato le «dieci nuove regole» sul virus: di fatto l’inizio del «liberi tutti» dopo tre anni di politica «zero Covid» e, soprattutto, lockdown continui quanto improvvisi. Nel giro di pochi giorni, sull’intero territorio della Repubblica Popolare tutte le restrizioni in vigore — inclusa la quarantena per i positivi nei «lebbrosari» istituiti ovunque — sono state cancellate.


La situazione
La vita ha ripreso il suo corso normale? Meno di un mese più tardi, tutto si
può dire tranne che la Cina sia tornata a una situazione vicina all’epoca pre-pandemia. Vediamo quali sono i dati disponibili considerando che l’opacità delle autorità cinesi nel diffondere statistiche sulla diffusione della malattia nel Paese ha suscitato non poche proteste e preoccupazioni a livello internazionale.

Innanzitutto, nonostante il silenzio del regime, scorrendo i social cinesi — per primo Weibo, il Twitter locale — si scopre che in pochi giorni dalla fine di lockdown e tracciamento, i casi di infezione sono aumentati esponenzialmente, mettendo in crisi il sistema sanitario nazionale. Ma i numeri? A dir poco scarne le cifre ufficiali da Pechino: avendo «sconfitto la malattia», nessuna informazione a riguardo è apparsa più «necessaria». Eppure qualcosa è trapelato: mentre alcuni responsabili cinesi avanzavano l’ipotesi di circa «4 mila nuovi casi giornalieri», per lo più asintomatici, gli esperti internazionali hanno offerto una cifra più verosimile, ovvero un milione di nuovi casi al giorno, considerando la popolazione totale di un miliardo e 400 milioni. Soprattutto, sono trapelati racconti su corsie ospedaliere vicine al collasso e bare accatastate negli obitori in attesa di essere smistate.

Forse è per questo che i cinesi hanno preferito evitare il più possibile uscite e contatti non necessari, nonostante la fine dei lockdown. «Pechino è deserta — scrive per esempio un utente su Weibo —. Potrei uscire ma, dico la verità, ho paura». Altri hanno criticato chi a novembre ha manifestato in piazza contro le chiusure, accusandoli «di non aver compreso quali sarebbero state le conseguenze delle loro azioni» in un Paese privo di adeguate strutture sanitarie. In verità, sembra che nei primi venti giorni dalla fine della politica «zero Covid», almeno 250 milioni di persone si sarebbero ammalate in Cina (una su sei). Secondo alcuni ricercatori dell’Università di Hong Kong, un milione di cittadini potrebbe morire a causa del virus «entro la fine dell’inverno». Altri dati suggeriscono proiezioni drammatiche: 1,8 milioni di nuovi casi e 11 mila decessi al giorno, con un possibile traguardo di 1,7 milioni di vittime ad aprile. Uno scenario davvero terribile.

A questo punto, i timori dei Paesi occidentali riguardo il possibile arrivo di nuove varianti dall’Oriente appare tutt’altro che peregrino. Ma, almeno su questo fronte, sembra che si possa stare relativamente tranquilli. L’Oms, l’Organizzazione mondiale della sanità, segue — anche in maniera discreta — la situazione sul terreno e, sulla scorta delle sequenze fornite dagli scienziati cinesi — Pechino avrebbe condiviso nell’ultimo mese 384 campioni di virus — varianti e sottovarianti sono le stesse in circolo da noi, con prevalenza del tipo Omicron.

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Remuzzi: «Sul Covid la Cina ha fatto un errore inammissibile, giusto testare chi arriva in Italia»

venerdì, Dicembre 30th, 2022

di Laura Cuppini

Il direttore dell’Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri: «Bisogna sapere se ci sono varianti diverse da Omicron»

Remuzzi: «Sul Covid la Cina ha fatto un errore inammissibile, giusto testare chi arriva in Italia»

Un’ondata pesantissima di contagi in Cina, il timore di nuove varianti (non Omicron) che «sfuggano» ai vaccini, la preoccupazione per Gryphon (Xbb), la cui diffusione è in rapido aumento negli Stati Uniti. Che cosa sta succedendo?
«Siamo in una fase delicata, ma non allarmiamoci prima del tempo — risponde Giuseppe Remuzzi, direttore dell’Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri e ordinario per chiara fama di Nefrologia all’Università degli Studi di Milano —. Quello che sta accadendo in Cina, con un milione di nuove infezioni al giorno (che secondo le stime potrebbero aumentare fino a 3-4 milioni tra gennaio e marzo), è dovuto alla sconsiderata strategia “zero Covid”: si è puntato tutto sull’isolamento, la campagna vaccinale ha rallentato in modo significativo e il virus ha circolato poco. Dal “tutto chiuso” si è passati improvvisamente al “tutto aperto”: in questo modo il virus ha terreno libero perché incontra una popolazione poco immunizzata. È un errore inammissibile a quasi tre anni dall’inizio della pandemia».

Qual è la situazione oggi in Italia?
«Il 90% della popolazione over 12 ha completato il ciclo vaccinale e godiamo di un’immunità diffusa. Sappiamo che quella ibrida, data da infezione più vaccino, è l’immunità più efficace. Secondo l’Istituto superiore di sanità il rischio di malattia severa è 80 volte superiore in chi non è vaccinato o non ha avuto una diagnosi recente di Covid. Adesso è estremamente urgente somministrare la quarta dose (e poi la quinta, dopo 120 giorni) agli over 60, poi al resto della popolazione. È importante anche la vaccinazione antinfluenzale. I bambini dai 6 mesi in avanti dovrebbero essere vaccinati sia per Covid sia per l’influenza, secondo le indicazioni delle Società più importanti di pediatria, mentre, come ha scritto il British Medical Journal, negli adolescenti la quarta dose potrebbe essere evitata. Per i richiami va bene qualunque vaccino a mRna, meglio forse il bivalente adattato a Omicron Ba.4 e 5, ma non è una condizione indispensabile».

Cosa potremmo rischiare nel prossimo futuro?
«È corretto testare per Covid i passeggeri provenienti dalla Cina con l’obiettivo di sequenziare le varianti (sono sufficienti alcune centinaia di sequenziamenti), per avere un’idea precisa di cosa sta arrivando dal Paese asiatico. Se le varianti appartengono tutte alla famiglia di Omicron, come sembrerebbe finora, possiamo stare relativamente tranquilli perché i vaccini proteggono all’80% dalla malattia grave e, in percentuale minore, anche dall’infezione. La situazione sarebbe più preoccupante se comparisse una variante diversa da Omicron o cominciasse a diffondersi in modo massiccio Gryphon (Xbb), e in particolare la sua sottovariante Xbb.1.5, che dai primi dati sembra dare un rischio di reinfezione elevato. Al momento però non c’è da preoccuparsi perché Xbb è al 6% a livello globale e all’1,8% in Italia. Fanno eccezione gli Stati Uniti, dove ha toccato il 13%. È interessante l’indicazione dei Centers for disease control and prevention americani, che hanno chiesto alle compagnie aeree di imbarcare solo passeggeri con un tampone negativo effettuato non oltre le 48 ore precedenti: si tratta della strategia più semplice e immediata da mettere in atto».

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Meloni: «Avanti sul presidenzialismo. Il Covid? Il governo si è mosso immediatamente»

venerdì, Dicembre 30th, 2022

di  Monica Guerzoni 

Meloni: tamponi e mascherine, no a privazioni della libertà. Tagliando per la giustizia, bene l’azione sulla prescrizione. Sul Pnrr la staffetta con il governo Draghi ha funzionato. L’Msi ha avuto un ruolo importante nella storia italiana. Se sarò alle celebrazioni del 25 Aprile? La risposta è sì

Meloni: «Mi fido dei miei alleati. Avanti sul presidenzialismo»

La prima conferenza stampa di fine anno di Giorgia Meloni è ancora in corso quando la manovra della destra ottiene il via libera al Senato. L’esercizio provvisorio è scongiurato e la premier si intesta il risultato: «È stata approvata con un giorno di anticipo rispetto ai governi precedenti». E le tensioni, i dietrofront, gli scontri nella maggioranza? «Ricordo dibattiti molto più accesi. Al di là delle divergenze, la nostra volontà è lavorare bene e mantenere gli impegni». Cosa che Meloni ritiene di aver iniziato a fare, convinta che il suo governo non sia «le sette piaghe d’Egitto».  

La maggioranza 

La prima donna italiana a Palazzo Chigi conferma come «prioritaria» la riforma costituzionale per il semipresidenzialismo francese e rivendica tutte le scelte «di destra» dei primi 70 giorni, anche le più controverse: tregua fiscale, stretta su Ong e migranti, flat tax, rateizzazione per le società di calcio, contrasto dei rave party, smantellamento del reddito. Ce la farà, con una maggioranza litigiosa? «Mi fido dei miei alleati al governo — smentisce problemi con Salvini e Berlusconi —. Al di là di un dibattito naturale, c’è una visione comune. Abbiamo approvato la legge di bilancio e non era facile. Il clima è positivo, non posso lamentarmi». Tra le priorità del 2023 c’è la legge sulla giustizia invocata da Berlusconi e qui Meloni apprezza l’ordine del giorno per chiedere il ritorno della prescrizione a com’era prima della riforma Bonafede e rivendica la scelta dell’«ottimo» Guardasigilli, Nordio: «La giustizia ha bisogno di un tagliando. Serve un governo coraggioso e a noi il coraggio non ci difetta». Il coraggio, ad esempio, di difendere il presidente Ignazio La Russa, del quale le opposizioni chiedono le dimissioni per un post che celebrava i 76 anni del Msi. «Un partito che ha avuto un ruolo molto importante nella storia di questa nazione e che è sempre stato chiaro sulla lotta all’antisemitismo — rivendica il legame Meloni —. Perché ora deve diventare impresentabile? Non mi piace questo gioco al rilancio per cui si deve sempre cancellare di più». E lei presidente, sarà alle celebrazioni del 25 Aprile? «La risposta è sì».

Il rapporto con Draghi 

Gli chiedono del predecessore e Meloni non si sottrae. Ride, poi ammette di «sentire chiaramente il peso» del confronto e la cosa la affascina: «A me non è mai piaciuto vincere facile, mi stimolano le persone capaci e autorevoli e Draghi lo è. Non direi mai che si può fare meglio, ma si può fare bene». Ad esempio, spendendosi «in prima persona» per la conquista di Expo 2030: «Ce la mettiamo tutta. È una grande occasione per Roma e per l’Italia e non ci daremo per vinti». E una grande occasione per la destra, sembra dire Meloni, sono le Regionali di febbraio in Lombardia e Lazio: «Elezioni importanti. Sono un test politico e la migliore campagna elettorale è mettercela tutta al governo».

Il Covid 

Dalla Cina il Covid è tornato a terrorizzare il mondo. Meloni boccia lockdown e green-pass, assicura che il governo si è «mosso immediatamente» e rilancia la necessità di una decisione europea sui tamponi in aeroporto: «Il ministro Schillaci ha dato messaggi tranquillizzanti, dal sequenziamento dei primi 15 casi si tratta di varianti Omicron già presenti in Italia». Come proteggerete gli italiani? «Sono utili i controlli, i tamponi e le mascherine» e nascerà un osservatorio sul Covid. «Ma il modello di privazione delle libertà non mi è parso così efficace, la Cina lo dimostra». Dei vaccini non parla finché non le viene chiesto: «Abbiamo fatto una campagna che invita alla vaccinazione anziani e fragili». E per gli altri? «Direi di chiedere al medico e a chi ne sa più di me».

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Covid, prove di retromarcia: scattano i primi interventi sull’obbligo delle mascherine

venerdì, Dicembre 30th, 2022

Paolo Russo

ROMA. Mentre la maggioranza cancella ogni restrizione anti-Covid votando nel decreto rave il congelamento fino al 30 giugno delle multe ai No Vax e l’uscita dalla quarantena senza tampone per i positivi anche se con i sintomi, il ministro della salute, Orazio Schillaci, inizia a ingranare la retromarcia.

Ieri la firma apposta all’ordinanza che proroga fino al 30 aprile l’obbligo di indossare la mascherina in ospedali, Rsa, ambulatori medici e studi dei medici di famiglia. A breve anche la circolare che fornirà alle Regioni le indicazioni in caso di ripresa dei contagi, suggerendo l’uso massiccio delle mascherine.

Covid, a Fiumicino 5 passeggeri positivi su 49, un viaggiatore: “In Cina bisogna scansare i malati”

Ad ore poi il ministro firmerà la circolare che corregge un po’ il tiro rispetto al liberi tutti del decreto rave che entrerà in vigore il 1° gennaio, imponendo l’obbligo di indossare le Ffp2, nei luoghi al chiuso o in caso di assembramenti, ai positivi in uscita dall’isolamento domiciliare senza test. L’obbligo di mascherina varrà peraltro anche per chi sintomi non ne ha. Una precauzione in più rispetto a chi, soprattutto in FdI e Lega, aveva cercato di far credere che il Covid fosse oramai alle spalle una volta per tutte, permettendo anche ai positivi con tosse e mal di gola di andarsene in giro senza aver fatto un tampone di controllo. Una voglia di normalizzazione che oggi deve però fare i conti con «la tempesta perfetta» – così l’ha definita Schillaci nella sua informativa al Senato – che si è scatenata in Cina con la decisione di abbandonare improvvisamente la politica del “Covid zero” perseguita fino a ieri.

Malpensa, tamponi in aeroporto per voli in arrivo dalla Cina

I super esperti del ministero stanno in queste ore analizzando la situazione in stretto contatto con il ministro e l’impressione è che ci si affidi più alla natura non troppo malevola del virus, che non alla capacità di individuare per tempo eventuali nuove e più pericolose varianti. Un’ipotesi che costringerebbe probabilmente il governo a ripristinare parte delle restrizioni, ma che è data per improbabile dagli stessi super esperti. A spiegare perché, a La Stampa, è Gianni Rezza, il direttore del dipartimento di prevenzione del dicastero.

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Covid, c’è il rischio di varianti più pericolose dalla Cina?

giovedì, Dicembre 29th, 2022

di Silvia Turin

In Cina potrebbe effettivamente nascere una variante completamente nuova e molto distante dal ceppo Omicron, magari capace di superare la protezione offerta finora dai vaccini in uso

Covid, c’è il rischio di varianti più pericolose dalla Cina?
(Ap)

Perché la crescita delle infezioni in Cina è un dato allarmante per lo sviluppo di nuove varianti?
La probabilità di comparsa delle varianti cresce con l’aumentare della circolazione di Sars-CoV-2. In Cina alcune previsioni tracciano picchi di contagi con cifre abnormi: 3,7 milioni al giorno a metà gennaio e 4,2 milioni al giorno a marzo. I virus a Rna come il coronavirus commettono alcuni errori, chiamati «mutazioni», ogni volta che si riproducono. Nella maggior parte dei casi le mutazioni non determinano cambiamenti importanti. Tuttavia, più un virus circola più è probabile che nascano varianti significative, con caratteristiche di maggiore diffusività o patogenicità.

Perché in Cina la nuova ondata di Covid è così diffusiva?
A causa della politica «zero Covid» portata avanti dal Governo cinese, la popolazione locale è praticamente «naive», cioè non ha quasi avuto precedenti esposizioni al virus Sars-CoV-2. Non solo: gli anziani sono stati poco immunizzati e i vaccini offerti, Sinopharm e Coronavac, si sono dimostrati molto meno efficaci di quelli utilizzati in Europa e Usa. In base alle stime disponibili, solo il 25% della popolazione cinese avrebbe un qualche grado di immunità a Omicron (da vaccino o infezione). Il virus è libero di contagiare milioni di persone e di replicarsi e mutare milioni di volte.

Cosa temono le autorità sanitarie mondiali?
Soprattutto lo sviluppo e l’arrivo di una variante che potrebbe non derivare da Omicron. Nei primi due anni di pandemia le «varianti di preoccupazione» appartenevano a ceppi diversi (Alfa, Delta, Beta, Omicron), nell’ultimo anno invece si sono sviluppate solo sottovarianti di Omicron. Il problema è che in Cina, con una circolazione del virus così elevata, potrebbe effettivamente nascere una variante completamente nuova e molto distante dal ceppo Omicron, magari capace di superare la protezione offerta finora dai vaccini in uso.

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Influenza, picco tra i bambini da 0 a 4 anni: «A Milano pediatri introvabili e pronto soccorso presi d’assalto»

venerdì, Dicembre 2nd, 2022

di  Sara Bettoni

Posti letto insufficienti e sale d’attesa colme. Al Buzzi arrivati 144 bimbi in 24 ore: «Troppe carenze nel sistema territoriale». In città 120 specialisti che spesso hanno già raggiunto il tetto di pazienti fissato a 1.400 bambini

Influenza, picco tra i bambini da 0 a 4 anni: «A Milano pediatri introvabili e pronto soccorso presi d'assalto»

L’influenza riempie i pronto soccorso pediatrici di Milano e non solo. «La situazione è critica, viviamo in grave sovraffollamento da tre settimane — dice Giuseppe Bertolozzi, responsabile del reparto d’urgenza della De Marchi (Policlinico) —. Viaggiamo su una media di 90 accessi quotidiani». A seconda delle giornate, i bambini con sintomi simil-influenzali passano dai 30 ai 60. «Hanno febbre, tosse secca anche violenta. I piccoli da due mesi fino a un anno a volte soffrono di bronchioliti e hanno bisogno di ossigeno. Nei casi più gravi li ricoveriamo». 

I posti letto del pronto soccorso però sono solo otto ed è difficile far fronte alle necessità, anche perché all’epidemia di stagione, in anticipo rispetto agli anni pre Covid, si sommano altri virus. «Due medici coprono i turni sia nei giorni feriali sia nei festivi, ma il lavoro è tanto. Di conseguenza abbiamo persone in corridoio, cittadini in sala d’attesa che si lamentano». Si può aspettare anche 4 ore per una visita.

Non va meglio al Buzzi. Gian Vincenzo Zuccotti, direttore della Pediatria e del pronto soccorso pediatrico, parla di 144 richieste d’aiuto nelle ultime 24 ore, 46 delle quali in codice giallo, quindi mediamente gravi. «Siamo presi d’assalto da un po’ di tempo — spiega —, in queste condizioni abbiamo rallentamenti per le situazioni meno urgenti», ovvero i codici verdi e bianchi. «Le attese sono lunghe, si creano disagi. Tutto ciò non aiuta a lavorare con serenità e concentrazione». Anche al Buzzi gli spazi rischiano di essere insufficienti, tanto che in alcuni momenti della giornata l’atrio si trasforma in una terza sala d’accoglienza. «Ci stiamo confrontando con il primo anno di vero ritorno alla normalità, dopo la pandemia di Covid — aggiunge Zuccotti —. Il sistema immunitario dei bambini è disabituato a combattere i virus. Ma paghiamo anche le carenze dell’assistenza territoriale, che a sua volta ha criticità».

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Covid, meno contagi ma più ricoveri e decessi: “Preoccupante”. Il nuovo report

venerdì, Ottobre 14th, 2022

Balzo dei ricoveri da Covid in una settimana mentre i contagi della popolazione anziana nelle Rsa nel 2022 sono stati in linea con quelli della popolazione in generale e con un basso impatto sulla mortalità. Sono le due fotografie che arrivano dal fronte della lotta alla pandemia. La Fondazione Gimbe registra un boom della pressione sugli ospedali negli ultimi 7 giorni: +30% i ricoveri ordinari (ma con un calo di 126 unità nelle ultime 24 ore) e +44% nelle terapie intensive dove si passa da 125 pazienti a 244.

“Si conferma l’inversione di tendenza”, afferma Marco Mosti, Direttore operativo di Gimbe, che in parte riguarda anche la crescita dei contagi. “Per la quarta settimana consecutiva – dichiara Nino Cartabellotta, Presidente della Fondazione – sale la curva dei nuovi casi settimanali, seppur in maniera meno ripida (+20,3%): da quasi 245mila della settimana scorsa arrivano a sfiorare quota 294mila, con una media mobile a 7 giorni di quasi 42 mila casi al giorno”. Al 12 ottobre la copertura vaccinale delle quarte dosi è al 18,7% ma “l’incremento di quasi il 60% delle somministrazioni giornaliere lascia ben sperare – spiega il medico – rispetto alla necessità di aumentare in tempi brevi le coperture di anziani e fragili”.

Allo stesso tempo la ripresa della circolazione virale ha già determinato un incremento di quasi 3mila posti letto in area medica (dai 3.293 del 24 settembre ai 6.358 dell’13 ottobre) ed è quindi “fondamentale per ridurre l’impatto sugli ospedali nella stagione autunno-inverno, insieme all’utilizzo della mascherina nei luoghi al chiuso, specialmente se affollati e/o poco ventilati”.

Meglio nel 2022 hanno fatto le Residenze sanitarie per anziani, grandi ‘vittime’ del primo anno di pandemia. Per l’Istituto Superiore di Sanità “i contagi nelle Rsa hanno avuto lo stesso andamento della popolazione generale, ma grazie ai vaccini e a una buona capacità di gestione del virus, testimoniata dagli andamenti degli isolamenti, l’impatto su ricoveri e decessi è stato basso”. È quanto si afferma nel nuovo aggiornamento del report a cui aderiscono 853 strutture residenziali provenienti da 7 regioni e per un totale di 31.341 posti letto disponibili, che hanno partecipato alla sorveglianza dal 21 dicembre 2020 al 18 settembre 2022.

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Vaccini Covid, sì ai bivalenti agli over 12 su richiesta: la circolare del ministero

sabato, Settembre 24th, 2022

di Redazione Salute

Le formulazione aggiornate a Omicron (BA.1 o BA.4-BA.5) potranno essere somministrate come quarta dose ad almeno 120 giorni di distanza dalla terza dose (o da un’infezione da coronavirus)

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I vaccini bivalenti contro Omicron potranno essere somministrati «su richiesta» a tutti i soggetti di almeno 12 anni di età, che abbiano già ricevuto la prima dose di richiamo da almeno 120 giorni.

L’uso per la quarta dose

Lo chiarisce una circolare del Ministero della Salute dal titolo «Aggiornamento delle indicazioni sull’utilizzo dei vaccini a m-RNA bivalenti». A seguito dell’autorizzazione da parte di Ema e Aifa sono ora disponibili, nell’ambito della campagna di vaccinazione con la quarta dose, due formulazioni bivalenti di vaccini a m-RNA: i due bivalenti aggiornati a Omicron BA.1 (quello di Pfizer e quello di Moderna) e i due bivalenti aggiornati a Omicron BA.4-BA.5 sempre di Pfizer e Moderna. Il ministero ricorda che tali vaccini potranno «essere resi disponibili su richiesta dell’interessato, come seconda dose di richiamo, per la vaccinazione dei soggetti di almeno 12 anni di età, che abbiano già ricevuto la prima dose di richiamo da almeno 120 giorni», oppure quando siano trascorsi almeno 120 giorni dall’ultima infezione da Covid. Un uso che è quindi consentito solo per la quarta dose, che resta fortemente consigliata soprattutto ai soggetti fragili, ai sanitari e ai soggetti sopra i 60 anni.

— Covid in Italia, il bollettino di oggi 23 settembre: 21.085 nuovi casi e 49 morti.

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