Archive for the ‘Salute’ Category

Anticorpi Coronavirus, primo studio al mondo sull’uomo. “Potenziale cura al Covid”

giovedì, Giugno 4th, 2020

di ALESSANDRO MALPELO

Roma – Lotta contro il tempo per mettere a punto il primo farmaco specifico anti-Covid. La notizia, uscita oggi in Italia, viene dagli Usa. Un gruppo di pazienti ospedalizzati ha ricevuto terapie anticorpali progettate per combattere il Coronavirus.

Uno studio mondiale di fase 1 controllato con placebo valuterà la sicurezza e la tollerabilità del trattamento sperimentale, denominato LY-CoV555, con risultati previsti entro fine di giugno. L’anticorpo è frutto di una collaborazione tra due industrie farmaceutiche, Eli Lilly e AbCellera.

Terapia e profilassi, fase 2

Se i trial mostreranno che l‘anticorpo può essere somministrato in modo sicuro, partirà immediatamente uno studio di Fase 2 per valutare l’efficacia del farmaco anche come profilassi su soggetti esposti a contagio, vulnerabili e non candidabili per il vaccino.

Gli scienziati americani hanno sviluppato in soli tre mesi l’anticorpo, dopo che questo era stato identificato da AbCellera con il Centro di ricerca sui vaccini dell’Istituto nazionale di allergie e malattie infettive (NIAID) su un campione di sangue prelevato da uno dei primi pazienti statunitensi guariti dall’infezione. Attualmente l’anticorpo viene testato presso la New York University, Grossman School of Medicine, al Cedars-Sinai di Los Angeles e alla Emory University di Atlanta, dove opera il celebre immunologo italiano Guido Silvestri. 

Che cos’è il cocktail di anticorpi 

Stiamo parlando di un anticorpo monoclonale IgG1 (mAb) diretto contro la proteina spike di Sars-CoV-2 progettato per bloccare l’ingresso del virus nelle cellule umane; grazie a questa neutralizzazione dell’arpione del virus, è potenzialmente utilizzabile sia a scopo protettivo (prevenzione) che terapeutico (cura). Lilly continuerà a testare questo primo anticorpo, e altri anticorpi neutralizzanti contro Sars-CoV-2 elaborati nei prossimi mesi, e indagherà sia l’efficacia di singoli anticorpi sia le combinazioni di più molecole (a volte noto come cocktail di anticorpi) come potenziali terapie per Covid-19.

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Che cosa abbiamo imparato dopo sei mesi di coronavirus (e che cosa ci resta da scoprire)

mercoledì, Giugno 3rd, 2020

di Cristina Marrone

Non è ancora chiaro quando il coronavirus abbia davvero cominciato ad infettare le persone. Le prime informazioni dalla Cina su un nuovo focolaio di una sindrome febbrile associata a polmonite di origine sconosciuta tra gli abitanti di Whuan risalgono al 31 dicembre 2019. L’epidemia comincia a diffondersi in Cina, il mondo, Italia compresa, inizia a blindare i confini. Il nostro paziente 1 è stato registrato il 21 febbraio a Codogno, ma si scoprirà in seguito che almeno 160 persone avevano contratto il coronavirus tra Milano e provincia già a fine gennaio. Addirittura in Francia il primo paziente Covid-19 è stato datato (a posteriori) a fine dicembre mentre il primo ricovero in Cina è datato 1° dicembre 2019. Quando raccontavamo la catastrofe cinese su tv e giornali nessuno immaginava che il virus già circolasse in Italia e in Europa e che il lockdown sarebbe toccato anche a noi. All’inizio il virus non aveva un nome: l’11 febbraio l’Oms lo ha battezzato Sars-CoV-2 dove «Co»sta per corona, «vi» per virus, «d» per desease (malattia) e 19 ovviamente per l’anno di individuazione.Sono sei mesi ormai che conviviamo con il virus, molti aspetti restano ancora misteriosi e ci vorrà tempo per comprenderli, altri invece abbiamo imparato a conoscerli.

Dovremo conviverci a lungo

È molto probabile che con questo virus dovremo convivere a lungo, meno probabile che sparisca e torni nel serbatoio animale come è successo con la Sars nel 2003. Sono in corso oltre cento sperimentazioni di diversi gruppi scientifici per la corsa al vaccino ma bisogna essere realisti: difficilmente si arriverà a un vaccino prima di un anno e mezzo perché ci sono una serie di fasi da rispettare per garantirne sicurezza ed efficacia. Molti scienziati sostengono che il virus, proprio perché così contagioso, potrebbe diventare endemico e non scomparire mai, cioé circolerà nella popolazione e dovremo farci i conti ad ogni stagione, come succede con l’influenza e i raffreddori. Al momento non esiste nessun farmaco specifico per combattere Covid-19 (cosa che renderebbe la malattia meno spaventosa). Non è ancora arrivato il momento di abbandonare le mascherine, almeno nei luoghi chiusi, e il distanziamento sociale perché al momento, in mancanza di cure e vaccini, restano l’unica arma di difesa. È vero che nelle ultime settimane in Italia i contagi sono calati e pochi pazienti finiscono in terapia intensiva. Ma è anche vero che ci sono persone sane che si ammalano gravemente, che alcuni bambini, seppur raramente si ammalano di una malattia simil-Kawasaki.

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Pregliasco: “Sì, il virus è cambiato, ma non siamo al liberi tutti”

lunedì, Giugno 1st, 2020

“Zangrillo ha ragione, ha voluto enfatizzare un aspetto attuale della questione Covid-19 – oggi registriamo meno casi e di gravità inferiore rispetto al passato – ma questo non deve tradursi in un “liberi tutti”. Bisogna mantenere una vigile serenità”. È questo il concetto – “la vigile serenità” da conservare ora che ci si avvicina anche alla riapertura della mobilità interregionale – sul quale insiste Fabrizio Pregliasco. Le dichiarazioni di Alberto Zangrillo, il primario del “San Raffaele” di Milano – “Il virus clinicamente non esiste più”, ha detto intervenendo a “Mezz’ora in più”- hanno infiammato il dibattito dividendo la comunità scientifica e parlando con HuffPost il virologo, ricercatore all’Università statale di Milano, spiega che “oggi c’è una oggettiva evidenza di casi meno rilevanti e con una carica virale inferiore”. Da cosa dipenda ancora non si sa. “Dobbiamo capire se si tratta di una variante genetica del virus – fa notare Pregliasco – una variante con minore aggressività è stata isolata a Brescia, ma bisogna capire se si tratta di un caso raro o se è il virus che sta circolando adesso. Serviranno altri isolamenti e nuovi confronti”. 

Insomma, in questa fase 2 il nuovo coronavirus è cambiato? Oggi Matteo Bassetti, direttore della clinica di Malattie infettive dell’Ospedale “San Martino” di Genova, ha dichiarato che “la potenza di fuoco che aveva il virus due mesi fa non è la stessa di oggi”, che “la presentazione clinica e il decorso sono molto più lievi”. Quasi che ci fosse una fase 2 anche per il virus. “Non possiamo affermarlo con certezza – precisa Pregliasco – I motivi per cui dopo il lockdown si è creata questa situazione, con casi meno gravi e una carica virale inferiore vanno ancora indagati”. Di certo, va avanti il virologo, “il virus circola ancora e ha alta potenzialità di diffondersi, per cui non dobbiamo abbassare la guardia”. Circostanza sulla quale, riferendosi alle dichiarazioni di Zangrillo, ha insistito anche lo pneumologo Luca Richeldi, componente del Comitato tecnico scientifico, spiegando: “Il virus circola ancora ed è sbagliato dare messaggi fuorvianti che non invitano alla prudenza”, sebbene “è indubitabilmente vero e rassicurante il fatto che la pressione sugli ospedali si sia drasticamente ridotta nelle ultime settimane.

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Apertura regioni, indice Rt: il monitoraggio del 29 maggio

venerdì, Maggio 29th, 2020

Al momento in Italia non c’è alcuna situazione critica relativa all’epidemia di Covid-19, anche se «l’incidenza dei casi rimane molto eterogenea nel territorio nazionale», perché «in alcune Regioni il numero di casi è ancora elevato denotando una situazione complessa ma in fase di controllo», e dunque «si raccomanda cautela specialmente nel momento in cui dovesse aumentare per frequenza ed entità il movimento di persone sul territorio nazionale»: è questo in sintesi il risultato del monitoraggio degli indicatori per la Fase 2, sui cui si baseranno le decisioni sulle riaperture delle regioni dal 3 giugno.

Proprio per valutare questa decisione, il premier Conte vedrà oggi stesso i capi delegazione delle forze di governo insieme con i ministri Roberto Speranza, Francesco Boccia, Luigi Di Maio e Luciana Lamorgese e il sottosegretario Riccardo Fraccaro. Secondo quanto stabilito dall’ultimo Dpcm, la data in cui saranno riammessi gli spostamenti tra Regioni è il 3 giugno, ma sul tavolo c’è l’ipotesi di uno slittamento, forse di sette giorni.

Il report settimanale realizzato dal ministero della Salute con l’Istituto superiore di sanità, sulla base del decreto ministeriale firmato il 30 aprile da Roberto Speranza (qui il testo) e di 21 criteri (eccoli), registra lo stato di salute del Paese dopo la fine del lockdown, riguardo all’impatto del Covid-19.

Flourish logo

A Flourish map

Ecco l’indice Rt (qui la spiegazione di cos’è) regione per regione:

Abruzzo: Rt: 0.67 (CI: 0.46-0.91). Incidenza cumulativa: 246.57 per 100000

Basilicata: Rt: 0 (CI: 0-0) . Incidenza cumulativa: 63.6 per 100000

Calabria: Rt: 0.13 (CI: 0.01-0.35). Incidenza cumulativa: 59.88 per 100000

Campania: Rt: in fase di definizione. Incidenza cumulativa: 78.29 per 100000

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Spostamenti il 3 giugno, la prof Sarmati: “Stop in alcune regioni, troppi contagi”

venerdì, Maggio 29th, 2020

di ALESSANDRO MALPELO

Roma, 29 maggio 2020 – Contraria agli spostamenti da una regione all’altra, prudente ma con qualche concessione. Loredana Sarmati è professore associato all’Università di Roma Tor Vergata e presidente Simit Lazio, Società italiana malattie infettive.

Professoressa Sarmati, ci concediamo finalmente un viaggio?
“Non so se siamo arrivati al momento giusto per aprire a tutti in maniera indiscriminata, personalmente ho dei dubbi. In questi giorni si discute di aprire a tutte le regioni d’Italia, io sono per le limitazioni, in particolare nei trasferimenti verso quelle regioni che sono ancora gravate da numeri elevati nei contagi”.

Ma perché tante esitazioni nel ripristinare un certo grado di mobilità? 

“Perché ci sono regioni che viaggiano sotto i cinquanta casi al giorno, altre che vanno ben oltre cento casi, dal punto di vista delle conseguenze fa una certa differenza. Sono del parere che si debba aspettare, occorre limitare gli spostamenti nei riguardi di determinate regioni in maniera mirata, guardando bene all’andamento dell’epidemia”.

Le misure hanno avuto effetto, cosa stiamo aspettando?
“Non dico di tenere a freno tutte le regioni, ma di aprire o tenere chiuso in contesti precisi, sostanzialmente penso che occorrano limitazioni in Lombardia e Piemonte. La mia sensazione è che il virus non sia cambiato. Abbiamo superato un picco, vediamo pochissimi casi, ma andiamoci piano a dire che il virus si è attenuato, ho i miei dubbi”.

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Coronavirus, Gimbe denuncia: la Lombardia sottostima i dati, “falsato” indice Rt. La Regione: parole gravi

giovedì, Maggio 28th, 2020

di Simona Ravizza e Fiorenza Sarzanini

I dati ufficiali sulla diffusione del virus in Lombardia, fondamentali per valutare la riapertura dei confini, sono verosimilmente sottostimati». Così al Corriere della Sera Nino Cartabellotta, presidente del Gimbe che stamattina aggiorna il monitoraggio sulla capacità di sorveglianza dei contagi delle regioni italiane.

La denuncia arriva nelle ore cruciali in cui il governo deve decidere il «liberi tutti» sugli spostamenti a partire dal 3 giugno. L’annuncio è atteso per domani. Ai dubbi degli scienziati espressi nei giorni scorsi, s’aggiunge l’analisi indipendente del Gimbe. La Lombardia, la più colpita dall’epidemia, non è pronta per quattro motivi. Uno: la percentuale di positivi al giorno è più alta di quella che viene comunicata. Per capire la reale incidenza dei nuovi casi sul numero di tamponi eseguiti non bisogna prendere, come invece viene fatto nei comunicati quotidiani, il totale dei tamponi, ma solo dei «diagnostici», escludendo cioè quelli eseguiti per confermare la guarigione virologica o per necessità di ripetere il test. Così ben si vede come, nella settimana tra il 4 e il 27 maggio, la percentuale di tamponi diagnostici positivi in Lombardia (6%) è superiore alla media nazionale (2,4%). L’ultimo dato comunicato dalla Lombardia è invece dell’1,7%. Situazione critica anche per Liguria (5,8%) e, in misura minore, per Piemonte (3,8%), Puglia (3,7%) ed Emilia-Romagna (2,7%).
Due: il numero dei positivi è sottostimato perché manca ancora un tamponamento massiccio. I tamponi «diagnostici» per 100 mila abitanti in Lombardia sono 1.608, poco sopra la media nazionale di 1.343. Contro i 4.076 della Valle d’Aosta e i 4.038 della Provincia Autonoma di Trento, le regioni che ne fanno di più. Il Veneto è a 1.800. Ora, siccome per trovare il virus lo devi cercare, il dubbio è: quanti sarebbero davvero i casi se la Lombardia facesse un tamponamento massiccio? «Nelle tre Regioni ad elevata incidenza di nuovi casi, la propensione all’esecuzione di tamponi rimane poco al di sopra della media nazionale sia in Piemonte (1.675) che in Lombardia (1.608) – ribadisce il Gimbe –, mentre in Liguria (1.319) si attesta poco al di sotto».

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Contagi, dopo Rsa e famiglie ora si guarda al lavoro e all’effetto Navigli

giovedì, Maggio 28th, 2020

di Marzio Bartoloni

Coronavirus, aumentano contagi e vittime: + 584 nuovi positivi

I giorni di fine maggio e quelli di inizio giugno diranno di più sui nuovi contagi. Si capirà meglio quale è stato l’effetto delle riaperture, soprattutto quelle di bar ristoranti, negozi e parrucchieri del 18 maggio. Gli esperti si aspettano una possibile risalita dei contagi. Anche perché il virus , che è ancora in circolazione al di là della sua presunta minore o eguale forza, potrebbe provocare contagi in luoghi finora off limits durante il lockdown: in particolare i luoghi di lavoro, ma anche i ritrovati spazi della vita sociale.Leggi anche

I nuovi luoghi del contagio
Il timore è che ora si produca un “effetto Navigli”: il riferimento è alle immagini ormai note degli assembramenti per gli aperitivi nei giorni successivi alle riaperture del 18 maggio che hanno fatto infuriare non solo in Lombardia molti governatori e sindaci. A Milano a esempio il sindaco Giuseppe Sala ha vietato nei giorni scorsi la vendita di bevande di asporto dopo le 19. Se ci sarà questo temuto effetto sui contagi si comincerà a vedere appunto nei prossimi giorni e almeno fino a metà giugno.

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Coronavirus nel mondo, negli Usa superate le 100mila vittime. Nyt: “Più di tutti i militari morti dalla guerra di Corea”

giovedì, Maggio 28th, 2020

Mappa aggiornataEvoluzione contagi

Gli Stati Uniti superano i 100.000 morti per coronavirus. E’ quanto emerge dai calcoli del New York Times. Si tratta del numero più alto di decessi al mondo per il virus. Il dato è stato confermato anche dall’ultimo aggiornamento dei dati di Johns Hopkins University.

Coronavirus nel mondo, negli Usa superate le 100mila vittime. Nyt: "Più di tutti i militari morti dalla guerra di Corea"


Il bilancio dei morti – sottolinea il New York Times – è il il più elevato al mondo ed eccede il numero dei militari americani morti in tutti i conflitti combattuti dagli Usa dalla guerra di Corea in poi.

La pandemia del coronavirus si appresta a diventare la più letale della storia Usa dopo quella della spagnola nel 1918 in cui persero la vita 675 mila americani.

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Spostamenti tra regioni, Lombardia e Piemonte in bilico. Scienziati: “No alla riapertura”

giovedì, Maggio 28th, 2020

di ELENA G. POLIDORI

Roma, 28 maggio 2020 – Niente di cui gioire. I dati del contagi e dei morti di ieri riportano indietro le lancette del tempo dell’epidemia e mettono il governo davanti ad un bivio, ad una decisione politica pesante “alla quale – si sostiene sia al ministero della Salute che a Palazzo Chigi – nessuno ha intenzione di sottrarsi”. Se i dati di venerdì e quelli fino a lunedì prossimo, 1 giugno, evidenzieranno una risalita dei contagi, soprattutto in Lombardia e in Piemonte (ma anche l’Emilia-Romagna è sotto la lente), il governo confermerà la chiusura delle due regioni più colpite. Sentiti entrambi i governatori, Cirio e Fontana. 

Stando ai dati di ieri, le vittime quotidiane sono tornate sopra le 100 unità e il numero dei nuovi contagi aumenta in Lombardia che raddoppia il dato in un solo giorno. Dei 584 tamponi positivi rilevati ieri, la maggior parte sono proprio in Lombardia, con 384 nuovi positivi (il 65% del totale). L’incremento di casi è di 73 in Piemonte, 16 in Emilia Romagna, 12 in Toscana, 39 in Liguria e 11 nel Lazio. Tutte le altre regioni ne hanno meno di dieci, zero nelle Marche, Alto Adige, Umbria, Valle d’Aosta, Basilicata. 

“Stiamo osservando l’andamento della curva epidemiologica – raccontano dal Comitato tecnico scientifico –, ma solo alla luce dei dati di venerdì prossimo, quando sapremo con precisione se sulle aperture del 18 maggio il sistema ha tenuto nel suo complesso, potremo prendere una decisione”. Si aspetterà fino a lunedì pomeriggio prima di fare un punto della situazione con Palazzo Chigi, da dove partirà la decisione finale.

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Coronavirus Lombardia, aumentano i contagi. E risale il numero dei morti: 58 in un giorno

giovedì, Maggio 28th, 2020

Milano, 27 maggio 2020 – Aumentano nuovi casi di coronavirus in Lombardia: oggi sono 216 (ieri +159) e ricomprendono 168 tamponi a seguito di test sierologici fatti su iniziativa dei singoli cittadini e processati dall’Ats di Bergamo negli ultimi sette giorni. Di questi 168 positivi, ha spiegato l’assessore al Welfare Giulio Gallera, 118 (circa il 70%) “risultano debolmente positivi; presentano tracce di Rna virale e vengono considerati positivi in via precauzionale. Pertanto sui 118 debolmente positivi verrà effettuato un secondo tampone tra una settimana da parte di ATS”. I positivi complessivi sono in calo di 440 unita’ e si attestano a 24.037. Dall’inizio della pandemia a oggi sono stati 87.801. Crescono nuovamente anche i decessi, che sono 58 (in totale 15.954), la metà del dato nazionale. Calano leggermente i pazienti nelle terapie intensive: 175 quelli registrati oggi, 8 in meno di ieri, 3.626 quelli ricoverati negli altri reparti (+4 rispetto a ieri).I nuovi guariti/dimessi sono 766 (in totale 47.810).Questo il quadro tracciato dai dati giornalieri sull’epidemia di coronavirus, fornito dalla Regione Lombardia. 

Coronavius, i dati di mercoledì 27 maggio
Coronavius, i dati di mercoledì 27 maggio

I dati delle province

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