Archive for the ‘Salute’ Category

Vaccino ai nonni e non ai bambini. Si rischia l’autunno nero e il tragico conteggio dei decessi

sabato, Luglio 31st, 2021

Franco Bechis

Ci sono solo tre posti al mondo dove qualcuno sa o saprà in tempi brevi quale protezione dal Covid 19 e dalle sue varianti ha la vaccinazione completa dopo 9 o 12 mesi dalla seconda dose. Sono i quartieri generali di Pfizer, di Moderna e di AstraZeneca. Pfizer ha svelato il primo aprile scorso che a sei mesi di distanza la protezione ancora esiste, ma si riduce e che più o meno scende del 6% ogni due mesi. Lo studio è stato messo a disposizione solo il 28 luglio con la pubblicazione sintetica su Medrixv, quasi in contemporanea con l’annuncio del colosso farmaceutico americano della necessità di aggiungere una terza dose di vaccino dopo il sesto mese dalla seconda. Può essere che Pfizer spinga sull’acceleratore per ovvie ragioni commerciali: i vaccini Covid rappresentano oggi quasi un terzo del fatturato dell’azienda, ma è possibile anche che i dati in loro possesso evidenzino una caduta sensibile della protezione dal virus con il tempo. La cosa che non si capisce è perché Ema, Fda e le autorità regolatorie indipendenti non chiedano quei dati anche in forma grezza, perché da loro dipendono tutte le politiche sanitarie dei vari Paesi. Anche quelle italiane, che avrebbero bisogno di conoscere quei dati come il pane. Pfizer e le altre aziende che hanno prodotto i vaccini per il Coronavirus hanno iniziato infatti le loro sperimentazioni sui volontari che si erano offerti in tutto il mondo circa un anno fa. Pfizer iniziò il trial che ha consentito poi l’autorizzazione provvisoria al vaccino Comirnaty il 29 aprile 2020, e davanti alle autorità regolatorie di tutto il mondo si è impegnata a seguire clinicamente il campione per almeno un biennio dopo l’inoculazione della seconda dose di vaccino. La protezione dal virus su quel gruppo è un dato fondamentale per capire come proseguire la campagna di vaccinazione italiana come quella degli altri Paesi del mondo e ovviamente anche per capire come modulare gli acquisti fatti oggi a livello europeo. In Italia oggi sono esplose polemiche anche accese sulla vaccinazione degli adolescenti e financo dei bambini, visto che Pfizer è ormai autorizzato anche al di sopra dei 12 anni. Ma è possibile e addirittura probabile che le dosi servano di più a rimettere in sicurezza quella parte della popolazione più fragile con cui il virus ha letalità molto alta.

RICHIAMO DOPO SEI MESI – Fosse provata la caduta della immunità dopo il sesto mese, da fine settembre sarebbe necessario tornare a vaccinare chi ha più di 80 anni con la terza dose invece di andare all’assalto dei più piccoli con tutta la resistenza che ci sarebbe anche da parte di molte famiglie. Al 31 marzo scorso già 1,4 milioni di ultraottantenni aveva compiuto la piena vaccinazione, che era iniziata a fine gennaio per quella fascia di età. I sei mesi scadrebbero appunto a settembre. Ma con l’arrivo al comando della campagna del generale Francesco Paolo Figliuolo il ritmo delle vaccinazioni si è alzato proprio in quel periodo. Così a fine aprile erano 2,8 milioni gli ultraottantenni che avevano ricevuto le due dosi di Pfizer o Moderna. Quindi per 1,4 milioni di loro i sei mesi scadranno a ottobre. E a ruota stesso tema sugli ultrasettantenni, sugli over 60 e sugli over 50. Se ha ragione Pfizer e non si provvede in tempo a cambiare la campagna vaccinale con la Delta che comanda (e la Delta plus in arrivo dall’India) l’Italia rischia un nuovo autunno nero e il tragico conteggio dei decessi dell’anno scorso. L’urgenza di prendere una decisione sulla terza dose è alta, perché è indubbio dai dati della pandemia la necessità di proteggere quelle fasce di età piuttosto che andare a inseguire i ragazzini come ci si appresta a fare.

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Zona gialla: le regole e i rischi in Sicilia, Sardegna e Lazio. In arrivo un nuovo decreto per il green pass su treni e aerei

sabato, Luglio 31st, 2021

di Fiorenza Sarzanini

I timori per Sicilia, Sardegna e Lazio. Dall’allungamento della lista dei luoghi in cui è richiesto il certificato alla riduzione dei posti su bus e tram: le strategie per contenere i contagi e scongiurare la Dad

Allungare la lista dei luoghi dove sarà obbligatorio entrare con il «green pass» per fermare l’avanzata della variante Delta del Covid-19. È l’obiettivo del governo che la prossima settimana approverà il decreto per imporre la certificazione verde su treni, navi e aerei, ma anche per fissare le misure per il ritorno in classe di tutti gli studenti. La curva epidemiologica torna a salire, il cambio dei parametri inserito nel provvedimento varato il 22 luglio scorso impedisce a otto Regioni di tornare in zona gialla, ma anche i ricoveri sono in aumento e dopo Ferragosto c’è il rischio che in alcune aree tornino le restrizioni. L’ultimo bollettino della struttura guidata dal commissario Francesco Paolo Figliuolo certifica che sono stati vaccinati con doppia dose quasi 32 milioni di italiani. Ancora troppo pochi rispetto alla totalità della popolazione e dunque si cercherà di potenziare la campagna per incrementare il numero delle persone immunizzate.

Otto sopra 50 casi

L’ultimo decreto del governo stabilisce che si passa in zona gialla con un’incidenza di nuovi casi settimanali pari a 50 per 100 mila abitanti, ma con una percentuale di ricoverati in area medica pari al 15% e in terapia intensiva pari al 10%. Nell’ultima settimana otto regioni hanno superato i 50 casi — Emilia-Romagna (71,5), Lazio (87,5), Liguria (53,6), Sardegna (136,2), Sicilia (80,9), Toscana (94,5), Umbria (81,6) e Veneto (81) — portando la media nazionale a 58. Tutte sono ancora sotto la soglia critica di ospedalizzazioni, ma il trend è preoccupante e gli esperti raccomandano massima attenzione e uso delle protezioni quando ci si trova in situazioni e in luoghi affollati.

A rischio «giallo»

I timori maggiori riguardano la Sicilia, dove la percentuale dei ricoverati in area medica ha raggiunto l’8% e in terapia intensiva il 4,7%. Sorvegliate speciali sono la Sardegna, con il 4,4% dei posti occupati nei reparti e il 4,2% in terapia intensiva, e il Lazio, con il 4 % in area medica e il 3,7% in terapia intensiva. La soglia critica è ancora lontana, ma la velocità di diffusione del virus non lascia tranquilli. Per questo si sono intensificati gli appelli dei governatori a mantenere alta l’attenzione e soprattutto a vaccinarsi.

Le mascherine

In zona gialla tornano infatti alcune restrizioni, compreso l’obbligo di mascherina all’aperto per tutti i cittadini che hanno più di 6 anni. Si può andare nei bar e nei ristoranti all’aperto a pranzo e a cena, ma soltanto con consumo al tavolo. Al chiuso si può invece andare nei bar e nei ristoranti solo fino alle 18.

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I focolai Covid in Italia, oggi, nei luoghi di vacanza

sabato, Luglio 31st, 2021

di Adriana Logroscino

Aumenta il contagio in Versilia e in Romagna, in Salento e sul Circeo. Cluster individuati dopo un matrimonio in Toscana e dopo feste nel Trevigiano. In Friuli chiusa una discoteca dopo una serata: si erano infettati in 55

Dovunque si viva la notte, si vada per locali, si faccia festa e si tiri tardi. Il Covid si conferma arcinemico della vita sociale e infatti si diffonde nelle località turistiche più frequentate dai giovani. Dai 70 positivi della festa di Pantelleria, passando per i 9 del campeggio nel Lazio, aggredisce il Circeo e la riviera romagnola, si replica tra le province di Ragusa e di Caltanissetta e non risparmia il Salento né il Triveneto. È la mappa, in continuo aggiornamento, dei cluster delle vacanze. I focolai che, nonostante gli appelli, si fa sempre più fatica a tracciare perché i turisti sono tanti, perché si spostano e perché spesso non collaborano per non rovinare le vacanze ad altri.

Il giallo della Sardegna

Un giallo quello del Forte village di Santa Margherita di Pula, in provincia di Cagliari. Il resort, esclusivo e lussuoso, insomma non un posto di facile assembramento, ha ospitato da poco un festival del cinema al quale hanno perso parte tanti personaggi del mondo dello spettacolo. Un attore, di rientro a Roma, è risultato positivo. Di qui l’allarme contagio tra i vip. Lo esclude l’organizzatrice del festival, Tiziana Rocca, che assicura che i suoi ospiti erano negativi al tampone sia all’arrivo sia alla partenza. La presenza al Forte village di Claudia Gerini, attrice che proprio pochi giorni fa ha dichiarato di non essersi vaccinata «non perché sia contraria ma per paura», ha infittito le voci.

Versilia e Romagna

Che il virus circoli sulle gambe dei turisti si riscontra attraverso l’aumento di casi in alcune zone da sempre meta dei villeggianti: la Versilia e la Romagna. A Viareggio e Pietrasanta il maggior numero di positivi dei 111 individuati in 24 ore nel non esteso territorio provinciale di Lucca. Più grave il fenomeno in Romagna dove la provincia di Rimini fa registrare 516 casi in sette giorni contro i 166 del Ravennate e gli 89 del Forlivese, e la sola Riccione ha un’incidenza di casi, rispetto agli abitanti, più che doppia della media regionale.

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Covid, in Italia è partita la quarta ondata? Pregliasco: «Numeri brutti, ma spero sia un colpo di coda»

venerdì, Luglio 30th, 2021

di Adriana Bazzi

Intervista al virologo dell’Università Statale di Milano: «La situazione è in linea con quanto successo in altri Paesi. Il green pass non può azzerare il rischio di contagio, ma contribuisce a ridurlo»

La quarta ondata di contagi da coronavirus è arrivata, come dimostrano i dati della Fondazione Gimbe e come molti esperti temevano?
«Speriamo sia solo un colpo di coda — commenta Fabrizio Pregliasco, virologo, docente all’Università Statale di Milano —. Comunque è una situazione in linea con quello che già è successo in altri Paesi, mentre noi vivevamo una sorta di luna di miele».

In che senso «luna di miele»?
«Noi siamo stati chiusi più a lungo: chi ha riaperto prima, come Spagna e Portogallo, ha visto risalire i contagi già nelle settimane scorse. E poi c’è stata quell’“eclissi di coscienza”, durante i festeggiamenti per la vittoria dell’Italia nell’Europeo di calcio, che ha favorito la diffusione del virus».

A proposito di contagio: dove si nascondono i rischi?
«Va ribadito un concetto: che ogni contatto fra persone può potenzialmente rappresentare un rischio di contagio, anche se basso. Anche i vaccinati (che nell’88% dei casi sono al riparo dall’infezione) in alcuni casi possono essere portatori del virus, nonostante la carica ridotta, e trasmetterlo agli altri» (ecco perché molti esperti, come il virologo americano Anthony Fauci, continuano a raccomandare l’uso della mascherina, ndr).

Questo non fa che sottolineare l’importanza della vaccinazione per ridurre il più possibile la circolazione del virus. Molti, però, sono ancora esitanti, e non parliamo dello zoccolo duro dei no vax. Perché questa esitazione?
«Molto è da attribuire a una sorta di cacofonia dell’informazione. È passata, per esempio, l’idea che i vaccini siano sperimentali e che alcuni possano interferire con il nostro Dna. Ma non è così. Le tecnologie che hanno permesso di mettere a punto i preparati a Rna (come Pfizer, ndr) e quelli a vettore virale (tipo AstraZeneca, ndr) sono allo studio da anni. E questa confusione informativa continua».

Si spieghi meglio.
«Per esempio, l’Ema ha dato indicazioni per la vaccinazione nei giovani a partire dai 12 anni. Alcuni Paesi, però, come la Germania o la Svezia, vaccinano, al momento, soltanto i ragazzi più fragili, in attesa di avere maggiori dati sugli effetti collaterali (sono descritti casi molto rari di miocardite fra i più giovani, ndr), mentre in Italia si seguono le indicazioni dell’Ema. Vaccinare i giovani, comunque, è fondamentale per la riapertura delle scuole».

E i docenti?
«Li paragonerei agli operatori sanitari, soprattutto coloro che hanno a che fare con i bimbi più piccoli. Io sarei per l’obbligo della vaccinazione».

Non pensa che una certa resistenza alla vaccinazione sia dovuta anche alla paura degli effetti collaterali?
«Gli effetti collaterali più importanti, come ad esempio i casi di trombosi con il vaccino AstraZeneca nelle donne giovani o quelli di miocardite con il vaccino Pfizer nei giovani, sono molto rari. E accettabili se si considerano i danni che la malattia comporta».

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Coronavirus e vaccini: incognita ragazzi

giovedì, Luglio 29th, 2021

Chiara Baldi

Non un dibattito sui vaccini, sulla cui efficacia e non pericolosità la comunità scientifica è unanime, ma un modo per spiegare perché le somministrazioni ai ragazzi tra i 12 e i 17 anni siano importanti per un ritorno alla «vita normale» di una generazione che, forse più di qualunque altra, ha sofferto gli effetti della pandemia.  Sul tema è intervenuto ieri anche il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, ricordando che i vaccini siano «dovere morale e civico. Soltanto grazie a loro possiamo contenere il virus: il vaccino non ci rende invulnerabili ma riduce grandemente la possibilità di contrarre il virus, la sua circolazione e la sua pericolosità».  E sempre ieri è arrivato il via libera della Commissione tecnico scientifica di Aifa per il vaccino Moderna ai ragazzi tra i 12 e i 17 anni, secondo un parere espresso da Ema, perché «i dati disponibili dimostrano la sua efficacia e la sicurezza anche per gli under 20». A favore gli esperti, tra cui il primario di Malattie Infettive del San Martino di Genova, Matteo Bassetti: «Sarà un bene avere un antidoto a disposizione per tutte le fasce d’età: da 0 a 100 anni. Quindi anche per i bambini».  Mentre tra i politici infiamma la polemica. Il leader della Lega Matteo Salvini ha commentato: «Ci sono comunità scientifiche in mezza Europa che dicono il contrario. In altri Paesi i bimbi vengono vaccinati solo se hanno altre gravi malattie». Per Italia Viva, invece, «bisogna fare il possibile per evitare la Dad, soprattutto vaccinare i ragazzi». L’associazione dei presidi si uniforma alla richiesta del Cts di immunizzare 6 ragazzi su 10 prima del rientro a scuola: «Ci sono 4 milioni di ragazzi tra i 12 e i 19 anni, di cui il 60 per cento sono 2,4 milioni. Numeri importanti ma non impossibili per la nostra macchina vaccinale».

La classifica delle Regioni
In Italia ci sono 4.627.514 ragazzi tra i 12 e i 19 anni (il ministero e la struttura commissariale non usano la fascia 12-17). La vaccinazione per questi soggetti è partita a giugno e a oggi ha raggiunto 1.381.383 persone con la prima dose (29,85 per cento del totale) e 683.283 con seconda dose o monodose (14, 77%). Considerando il ciclo vaccinale completo, capofila è la Campania con 143.159 (28, 29 per cento dei 506.070 under 20), seguita dalla Calabria con il 20,66 per cento (30.450 seconde dosi su 147.409). Indietro risultano essere invece territori come la provincia autonoma di Trento che ha completato il ciclo al 4,18 per cento del target, cioè 1.849 doppie dosi su 44.257 persone totali, e la Valle d’Aosta, che ha inoculato 601 seconde dosi su 9.350 persone (6,43). Se consideriamo invece la somministrazione della sola prima dose, in testa alla classifica ci sono le Marche con il 37, 17 per cento della platea (113. 079 persone). Segue la Calabria, con oltre il 36 per cento di prime dosi. Tra i numeri assoluti, invece, spicca la Lombardia che ha fatto 285. 142 prime dosi (35, 89 per cento della platea, che è di 794. 486 under20) e 81. 920 seconde dosi (10, 31). 

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Sergio Abrignani: “Vaccini, servirebbe l’obbligo sopra 12 anni. Il Green Pass va usato ovunque sia utile”

lunedì, Luglio 26th, 2021

FRANCESCO RIGATELLI

MILANO. Sergio Abrignani, professore ordinario di Immunologia all’Università Statale di Milano e membro del Cts, affronta in questa intervista i temi della vaccinazione, auspicando «l’obbligo per tutti i cittadini dai 12 anni in su» e l’allargamento del Green Pass a «ogni luogo dove le persone possano contagiarsi».

Come procede la campagna?
«Bene, va riconosciuto il grande lavoro del generale Figliuolo e della sua squadra per cui metà degli italiani ha ricevuto due dosi. Entro ottobre dovrebbero essere coperti 45 milioni di cittadini. Resterebbero circa 5 milioni da convincere, più la metà stimabile dei 12-18enni e gli 0-11enni, per cui l’autorizzazione dovrebbe arrivare a fine anno». Si parla di vaccini porta a porta, ma non è più sicuro vaccinarsi al centro vaccinale?
«Il generale Figliuolo sta studiando qualcosa in tal senso, ma in ogni caso ci sarebbe un medico con l’occorrente per l’emergenza: non serve molto, il peggio può essere uno shock anafilattico».

In campo sono rimasti Pfizer e Moderna, cosa è successo?
«Sono più efficaci, in particolare contro le varianti Alpha e Delta, e i vaccini a vettore virale hanno rarissimi effetti collaterali sotto ai 60 anni, infatti da quando AstraZeneca e Johnson&Johnson sono stati dati agli anziani non ci sono stati altri problemi».

I vaccini attuali rischiano di diventare obsoleti?
«La variante Delta porta a una perdita di efficacia della prima dose, ma le due dosi coprono ancora moltissimo».

Potrebbe servire una terza dose?
«Sì, se decadesse la memoria immunitaria o comparisse una variante non riconosciuta dai vaccini, ma al momento no».

Ci sono novità sulla durata dell’immunità?
«Si sta verificando quanti dei vaccinati negli studi clinici dell’estate scorsa si reinfettino. È il modo migliore per capire, perché non si sa quale parametro di immunità considerare per questi vaccini. L’idea comunque è che la protezione duri anni».

In certi casi può servire il test anticorpale?
«Ci sono tanti test e manca sempre il parametro di immunità, ma ha senso per valutare una terza dose per un paziente immunocompromesso, non per un anziano qualsiasi».

Di che vaccino sarà la terza dose?
«A Rna o a proteina come Novavax, che dovrebbe arrivare a fine anno. Non c’è nessun problema di combinazione, se non che tre dosi a vettore virale sarebbero meno efficaci, ma sempre senza effetti collaterali».

Perché per i guariti è necessaria una dose?
«Da tre a dodici mesi dalla guarigione è utile per garantire loro una maggiore copertura. Anche una seconda dose non gli farebbe male, ma non è necessaria perché la malattia gli ha già innescato il sistema immunitario».

Cosa pensa delle piazze No Pass?
«Non le capisco, forse sono una variante dei No Vax, che considero come gli evasori fiscali, perché beneficiano del servizio dell’immunità diffusa senza fare la loro parte. Se fossero dei veri libertari coglierebbero che il Green Pass serve a non chiudere le attività economiche».

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La corsa ai vaccini: ovunque è record di prenotazioni. Casi tra gli scoperti

domenica, Luglio 25th, 2021

Francesca Angeli

Tutti vogliono il green pass e il boom delle prenotazioni non si ferma. Dopo una fase di rallentamento contrassegnata soprattutto dall’esecuzione dei richiami ora sono ripartite anche le prime dosi. In una settimana si è passati dalle 74.631 prime dosi del 17 luglio alle 145.140 del 23. La prospettiva di restare di fatto esclusi dalla vita sociale ora ha convinto gli incerti e i diffidenti. Ormai più di un italiano su due ha ricevuto anche il richiamo oltre metà della popolazione è protetta, quasi 30 milioni di persone. E ora il timore di registrare una pesante frenata in agosto sembra scongiurato visto il boom di prenotazioni per le prime dosi, più 200%, che andranno inevitabilmente a richiamo in quel mese.

Nel Lazio ieri si sono registrate oltre 80mila prenotazioni superando così il record di 55mila in 24 ore del giorno precedente. «Abbiamo oltre 6,5 milioni somministrazioni complessive di vaccino e il 62% dei cittadini ha completato il percorso vaccinale. Le nuove prenotazioni sono quasi decuplicate in 48 ore. Con questo trend, entro la prima settimana di agosto l’80 per cento dei cittadini del Lazio avrà chiuso il ciclo vaccinale», annuncia soddisfatto l’assessore alla sanità del Lazio, Alessio D’Amato.

Le prenotazioni corrono anche in Toscana, 48mila; in Puglia, più 131 per cento; in Friuli Venezia Giulia dove in due giorni gli appuntamenti per le prime dosi hanno sfiorato quota 12.500 unità. E il vicegovernatore Fvg con delega alla Salute Riccardo Riccardi sottolinea come la media giornaliera fino a metà giugno si aggirava sotto le 2mila richieste al giorno.

A fare ancora resistenza sono quegli oltre 5 milioni di over 50 che non hanno neppure una dose. I giovani invece si vaccinano come dimostrano i dati dell’ultima settimana durante la quale sono stati vaccinati con la prima dose o la dose unica quasi 350mila under 30, 118mila tra i 12 e i 19 anni.

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Covid, l’allarme della microbiologa: «È una fase molto delicata, non si scherza con il virus»

domenica, Luglio 25th, 2021

di Margherita De Bac

Paola Stefanelli, microbiologa, è una ricercatrice dell’Istituto Superiore di Sanità e coordina la sorveglianza nazionale genomica sulle varianti di SARS-CoV-2

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«Proprio questi comportamenti vanno evitati: quando ci sono assembramenti, anche all’aperto, la mascherina va sempre indossata. È una fase delicata quella che stiamo vivendo, e non si può scherzare con il virus e con le varianti che ci sono in circolazione…».

Sa bene di cosa parla: Paola Stefanelli, microbiologa, è una ricercatrice dell’Istituto Superiore di Sanità e coordina la sorveglianza nazionale genomica sulle varianti di SARS-CoV-2. Si è appena riunito un gruppo di 16 esperti della Commissione europea per le varianti di Sars-CoV-2, di cui lei fa parte in rappresentanza dell’Italia. È la prima volta che la Commissione istituisce un gruppo di lavoro specifico sul tema varianti.

Segno di speciale preoccupazione?
«Quella indicata come Delta ha avuto una diffusione straordinariamente veloce, nel giro di un mese è diventata dominante nel Regno Unito. In Italia sta accadendo lo stesso. È necessario prenderne coscienza. Soprattutto i giovani, che al momento sono i piu colpiti, devono mantenere comportamenti prudenti».

Ma secondo lei cosa devono fare?
«Vaccinarsi innanzitutto, pensando che a settembre riapriranno le scuole ed è bene evitare troppi rischi. È opportuno quindi che continuino a indossare in modo corretto le mascherine, specie nelle situazioni di assembramento».

Come quelle viste oggi in alcune piazze. Ma qual è il modo corretto?
«È importante che oltre alla bocca, coprano il naso. Si è visto che la variante Delta ha una carica elevata nel naso e nella gola dei positivi. Ha affinato la capacità di contagiare attraverso i recettori situati in questi organi. È anche per questa ragione che è molto più contagiosa della Alfa».

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Green pass per treni, aerei e navi: entro agosto sarà obbligatorio

domenica, Luglio 25th, 2021

di Monica Guerzoni, Fiorenza Sarzanini

L’ipotesi in vista del rientro, a bordo con la prima dose o tampone . Sì alle visite dei familiari negli ospedali. Il nodo pubblico impiego

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Entro la fine di agosto il green pass potrebbe diventare obbligatorio per viaggiare su navi, aerei e treni. Il percorso del governo è deciso, già la prossima settimana sarà avviata la discussione sulle vaccinazioni del personale scolastico e dei lavoratori, ma si fisserà anche una data per imporre a chi utilizza i mezzi di trasporto a lunga percorrenza di salire a bordo solamente con la certificazione verde. L’obiettivo è evitare che – come accaduto la scorsa estate – al ritorno dalle vacanze possa impennarsi la curva epidemiologica. La scelta di non cominciare il 6 agosto, come per tutte le altre attività, è stata fatta per evitare disagi a chi aveva già prenotato e avrebbe rischiato di dover annullare i viaggi. Ma i dati dei contagi che mostrano una risalita veloce dovuta alle varianti, convincono i ministri sulla necessità di agire comunque entro un mese per fermare la nuova ondata in vista della ripresa di settembre ed evitare che gli studenti siano nuovamente costretti alla didattica a distanza. Anche per questo si è chiesto alle Regioni un piano di potenziamento del trasporto pubblico, in modo da consentire di lasciare la capienza dei mezzi al massimo all’80%. Il confronto è avviato, nelle prossime settimane si dovrà stilare la mappa delle città pronte a garantire a studenti e lavoratori di potersi muovere in sicurezza su autobus e metropolitane.

L’obbligo vaccinale

Sembra difficile che si possa arrivare all’obbligo vaccinale, ma la raccomandazione sarà fortissima, così come l’utilizzo di tutti gli strumenti normativi che isolino quelli che non ha intenzione di immunizzarsi o comunque non consentano loro di entrare in contatto con chi ha invece deciso di proteggersi dal Covid-19. Proprio come accaduto con il decreto approvato giovedì scorso che richiede la prima dose di vaccino – oppure la presentazione di un referto negativo del tampone effettuato nelle 48 ore precedenti – per andare nei locali al chiuso, svolgere attività sportiva nelle palestre e nelle piscine, assistere agli spettacoli, partecipare a eventi e convegni.

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Burioni e l’intolleranza della ragione

sabato, Luglio 24th, 2021

Vittorio Macioce

È mattina presto e il virologo si sveglia nervoso. È tempo di sbeffeggiare la malacarne dei non vaccinati. Roberto Burioni ti ha fatto compagnia i primi giorni della pandemia con il suo Virus, la grande sfida. È un libro che vale la pena di leggere. Solo che anche lui ogni tanto non si riconosce. Questo accade quando il leone da tastiera acquartierato nelle sue viscere prende il sopravvento e batte veloce una manciata di caratteri. Il risultato è questo. «Propongo una colletta per pagare ai no vax gli abbonamenti Netflix per quando dal 5 agosto saranno agli arresti domiciliari chiusi in casa come dei sorci». Il virologo, sciagurato, controfirma.

Prima di lui ci ha pensato Ilaria Capua, che in televisione dichiara: «I no vax paghino il ricovero in ospedale». Lo dice come provocazione, ma si capisce che la considera una punizione efficace. Non si può essere troppo indulgenti con chi si mette dalla parte sbagliata della storia.

È l’intolleranza della ragione e sta diventando contagiosa. Non lascia quartiere. Non c’è tempo. Non c’è redenzione. Non contano i dubbi, le paure, le incertezze. Non si può essere recalcitranti. Questo vale per chi ne fa una questione ideologica e per chi sta nella zona grigia dei tentennanti. È una questione di fede.

Il dubbio è se l’approccio «puritano» sia quello più saggio. Il puritano si riferisce al governo delle teste rotonde di Oliver Cromwell. È l’idea che per il bene di tutti non ci può essere spazio per chi diserta. È davvero questa la strada per vaccinare il numero più alto di persone? È l’insolenza, il livore, la demonizzazione, il puntare l’indice con disprezzo verso chi non merita più il diritto di cittadinanza. È definirli sorci, come cavie da laboratorio, per alimentare ancora di più i sospetti. Magari no. Tutto questo finisce solo per rendere odioso il passaporto vaccinale. È ottusità che risponde a ottusità. È il tradimento degli scienziati.

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