Archive for the ‘Salute’ Category

Covid, la cabina di regia: scendono tutti gli indici, si allontana il pericolo del cambio di colore delle regioni a rischio

venerdì, Settembre 17th, 2021

Paolo Russo

Il Monitoraggio a cura dell’Iss, all’esame stamane della cabina di regia, conferma la frenata dell’epidemia in Italia e allontana il pericolo di altri passaggi di colore verso fasce più restrittive per Calabria, Sardegne e Sicilia, anche se quest’ultima resta comunque in fascia gialla. Anche questa settimana si registra infatti un calo dei principali indicatori, con l’Rt nazionale che da 0,92 a 0,85 scende a e l’incidenza settimanale dei casi ogni 100mila abitanti che da 60 va a 54.

Sono 4 le Regioni  classificate a rischio moderato. Le restanti 17 Regioni risultano classificate a rischio basso. Solo una Regione riporta un’allerta di resilienza. Nessuna riporta molteplici allerte di resilienza. 

In diminuzione il numero di nuovi casi non associati a catene di trasmissione (10.655 vs 13.546 della settimana precedente). La percentuale dei casi rilevati attraverso l’attività di tracciamento dei contatti resta stabile (33% vs 33% la scorsa settimana). Aumenta la percentuale dei casi rilevati attraverso la comparsa dei sintomi (46% vs 43%). Infine, il 21% è stato diagnosticato attraverso attività di screening, dato in diminuzione rispetto la settimana precedente.

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Dal calendario vaccinale all’eterologa, quello che bisogna sapere sulla terza dose

martedì, Settembre 14th, 2021

di Nicola Barone

Dopo il parere favorevole espresso dalle autorità sanitarie, è in corso da parte del ministero della Salute un confronto con i tecnici delle Regioni per la definizione della popolazione target che riceverà dal 20 settembre l’ulteriore richiamo di vaccino anti Covid. Immediatamente dopo verranno adeguati i sistemi informatici per l’avvio delle somministrazioni su tutto il territorio nazionale.

Ok dall’Aifa per fragili, anziani, Rsa

Immunodepressi, trapiantati, malati oncologici, dializzati, anziani over 80, ospiti delle Residenze sanitarie assistite (Rsa) e personale sanitario, ma a seconda del livello di esposizione all’infezione e del rischio individuale di sviluppare forme gravi di Covid-19. La Commissione tecnico scientifica di Aifa nel parere varato esplicita le categorie che potranno effettuare il richiamo.

La platea potenzialmente interessata

Come annunciato in via informale, per prime saranno invitate dunque le persone «con fragilità immunitaria» che potrebbero essere complessivamente circa 2,3 milioni. La Rete nazionale trapianti del ministero della Salute segnala infatti che nel 2020 le persone seguite in Italia dopo un intervento sono oltre 45mila mentre dal sistema Epicentro dell’Istituto superiore di sanità vengono indicati in 2,25 milioni i malati oncologici in Italia. Numeri indicativi, poiché dalle prime anticipazioni la circolare in arrivo sarà generica. Soltanto in una fase successiva verrano forniti note tecniche e dettagli per la migliore individuazione delle categorie di immunocompromessi, per poi lasciare spazio a over 80 e operatori sanitari.

Disco verde all’eterologa

Sulla tempistica della terza dose la tabella prevede dopo «almeno 28 giorni» dalla seconda dose per quanto riguarda i soggetti fragili e dopo «almeno 6 mesi» per le altre categorie. Per i richiami, secondo le indicazioni del parere, verranno utilizzati i vaccini a mRNA, ovvero i vaccini Pfizer/BioNTech e Moderna. Nel parere non viene invece inclusa la popolazione generale in attesa che l’Ema valuti i dati forniti dalle aziende produttrici dei vaccini. La priorità, puntualizzata da Aifa, rimane «il raggiungimento di un’elevata copertura vaccinale con il completamento dei cicli attualmente autorizzati». Sottolineando però il peso del sì alla terza dose, nel rilevare come «l’estensione di tale misura a livello nazionale, assunta anticipatamente rispetto alla posizione dell’Ema, si configura come un importante atto di sanità pubblica teso a tutelare la popolazione più esposta al rischio di sviluppare forme gravi di Covid-19».

Problemi seri di sicurezza «estremamente rari»

È atteso nelle prossime settimane l’esito della valutazione Ema sulla domanda per l’uso di una dose di richiamo del vaccino Pfizer/BioNTech da somministrare sei mesi dopo la seconda dose a persone di età pari o superiore ai 16 anni. Sulla base poi dei dati dell’aggiornamento mensile sulla sicurezza dei vaccini, sempre dall’Agenzia europea dei medicinali arriva una ulteriore rassicurazione: dall’inizio della campagna vaccinale fino a inizio settembre sono state somministrate oltre 528 milioni di dosi nell’Ue e nello Spazio economico europeo. La grande maggioranza degli effetti collaterali noti sono «lievi e di breve durata», mentre «seri problemi di sicurezza sono stati estremamente rari».

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L’obbligo vaccinale così è inutile. Antonella Viola gela tutti dalla Gruber

martedì, Settembre 14th, 2021

L’Italia tira dritto sull’estensione del green pass, con l’obbligo che potrebbe riguardare tutti o quasi i lavoratori del privato. Ma sul tavolo c’è ancora l’ipotesi di obbligo vaccinale, come confermato nelle scorse settimane dallo stesso premier Mario Draghi. A dare una lettura da scienziata a una misura che ha molto di politico è l’immunologa Antonella Viola, che lunedì 13 settembre è intervenuta a Otto e mezzo, il programma di La7 condotto da Lilli Gruber. Da un punto di vista sanitario l’obbligo vaccinale è proficuo, è il ragionamento della Viola, ma diventa del tutto inutile se la misura viene presa solo dall’Italia. In altra parole, o il vaccino anti-Covid diventa obbligatorio in un certo numero di Paesi o si perde l’efficacia del possibile provvedimento.  L’immunologa ha commentato anche la riapertura delle scuole, con l’obbligo di green pass per i docenti e lavoratori. “La maggioranza dei ragazzi è vaccinata, c’è una maggiore attenzione per la fascia sotto i 12 anni per cui il vaccino ancora non c’è ma si spera che arrivi tar la fine dell’anno e l’inizio del prossimo – ha detto la Viola – Ma c’è una situazione di tranquillità. CI sarà qualche focolaio pe ri bambini più piccoli ma non credo che si arriverà mai più a quello che abbiamo vissuto in passato”. 

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Covid, Rt ancora in calo in Italia a 0,92. Scende anche l’incidenza

venerdì, Settembre 10th, 2021

Ancora in calo l’indice Rt in Italia, che questa settimana si assesta a 0,92 contro lo 0,97 della scorsa. In calo anche l’incidenza, scesa in 7 giorni da 74 a 64 casi per centomila abitanti. E’ quanto emerge dall’analisi della Cabina di Regia riunita questa mattina. Nel periodo 18 – 31 agosto 2021, si legge nella bozza del report settimanale di monitoraggio, l’Rt medio calcolato sui casi sintomatici è stato pari a 0,92 (range 0,79 – 1,02), al di sotto della soglia epidemica ed in diminuzione rispetto alla settimana precedente. Si osserva una diminuzione anche dell’indice di trasmissibilità basato sui casi con ricovero ospedaliero (Rt=0,90 (0,86-0,94) al 31/8/2021 vs Rt=1 (0,97-1.04) al 24/8/2021).

Sono solo 3 le Regioni italiane a rischio moderato, contro le 17 della scorsa settimana: si tratta di Lombardia, Friuli Venezia Giulia e Provincia di Bolzano.
Tutte le altre sono a rischio basso. E’ quanto emerge dalla bozza del report settimanale di monitoraggio di ministero della Salute e Iss. Solo una Regione (la Provincia di Bolzano) riporta un’allerta di resilienza. Nessuna riporta molteplici allerte di resilienza. In diminuzione il numero di nuovi casi non associati a catene di trasmissione (13.546 vs 15.951 della settimana precedente). La percentuale dei casi rilevati attraverso l’attività di tracciamento dei contatti diminuisce leggermente (33% vs 34% la scorsa settimana). Cala leggermente anche la percentuale dei casi rilevati attraverso la comparsa dei sintomi (43% vs 44%). Infine, il 23% è stato diagnosticato attraverso attività di screening, dato in aumento rispetto la settimana precedente.

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Green pass a scuola anche per i genitori e nelle Rsa: tutte le regole del nuovo decreto

venerdì, Settembre 10th, 2021

di Monica Guerzoni e Fiorenza Sarzanini

Con l’approvazione in Consiglio dei ministri del nuovo decreto il governo amplia l’uso del green pass nelle scuole, nelle università e nelle Rsa.

Ecco le regole appena approvate e quelle già in vigore confermate dal Parlamento.

Scuola

Fino al 31 dicembre 2021, oltre al personale scolastico per cui era già stato previsto, deve avere il green pass «chiunque accede a tutte le strutture delle istituzioni scolastiche, educative e formative». Nel decreto è specificato che sono esentati «i bambini, gli alunni, gli studenti e i frequentanti i sistemi regionali di formazione, ad eccezione di coloro che prendono parte ai percorsi formativi degli Istituti tecnici superiori». Dunque, oltre ai dipendenti delle ditte esterne (pulizie, mense, manutenzione) devono avere la certificazione anche i genitori che entrano negli istituti per accompagnare o riprendere i figli, o per partecipare alle riunioni e ai colloqui con i docenti.

Università

Oltre agli studenti, ai docenti e al personale amministrativo, per cui era già stato previsto, la stessa regola vale per gli atenei e dunque deve avere il green pass «chiunque accede alle strutture appartenenti alle istituzioni universitarie e dell’alta formazione artistica musicale e coreutica, nonché alle altre istituzioni di alta formazione collegate alle università».

I controlli

Il controllo è affidato ai dirigenti scolastici . Ma il decreto prevede che «nel caso in cui l’accesso alle strutture sia motivato da ragioni di servizio o di lavoro, la verifica sul rispetto delle prescrizioni deve essere effettuata anche dai rispettivi datori di lavoro».

Le sanzioni

I lavoratori esterni e i genitori che non hanno il green pass rischiano la multa da 400 a 1.000 euro.
Per il personale la mancanza di green pass è considerata invece «assenza ingiustificata e, a decorrere dal quinto giorno di assenza, il rapporto di lavoro viene sospeso, e non sono dovuti la retribuzione né altro compenso».

Rsa: obbligo vaccinale

Dal 10 ottobre scatta «l’obbligo vaccinale anche per tutti i soggetti esterni che svolgono, a qualsiasi titolo, la propria attività lavorativa nelle strutture Rsa». Non solo per medici e infermieri dunque.

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Vaccini: il calendario della terza dose

giovedì, Settembre 9th, 2021

Paolo Russo

La terza dose arriverà ad ore e riguarderà solo i vaccini a Rna messaggero, quindi per ora Pfizer e Moderna, anche per chi fino adesso ha fatto AstraZeneca o Johnson&Johnson. Un via libera che arriva dopo la lettura da parte dei tecnici del ministero della Salute dei dati israeliani, non ancora pubblicati, sull’efficacia del richiamo aggiuntivo nella popolazione fragile, che ha visto crescere a oltre il 90% la protezione dal semplice contagio e tra il 95 e il 100% quella da forme gravi di malattia. Da qui la decisione di rompere gli indugi, senza attendere le versione aggiornata dei vaccini in funzione anti-Delta, in fase di sperimentazione ma che non vedranno luce prima della fine dell’anno.

E mentre l’Aifa accende il semaforo verde, al ministero della Salute si danno gli ultimi ritocchi al piano per la somministrazione del «booster», come i tecnici chiamano l’ulteriore richiamo, che già a partire da fine mese verrà somministrato a circa tre milioni di immunodepressi, «compresi quelli che hanno ricevuto da poco la seconda dose, perché questo non è da considerare un richiamo ma il completamento del ciclo vaccinale per chi ha un sistema immunitario in qualche misura compromesso», spiega un super tecnico del ministro Speranza. Quindi per ottenere la terza dose non bisognerà attendere i sei mesi che erano stati indicati come tempo certo di durata della difesa anticorpale, velocizzando non poco le operazioni, che andranno avanti di pari passo con il proseguimento della campagna tra chi non è ancora immunizzato.

Alla lista degli eventi diritto al «booster» stanno lavorando Salute e Cts, che per certo danno al momento l’avvio dell’operazione per gli immunodepressi. Ai quali dovrebbero poi far seguito a novembre i 570 mila ospiti e dipendenti delle Rsa, tra i quali si stanno già diffondendo nuovi focolai. A seguire, ma sempre entro l’anno, sarà la volta dei 4,4 milioni di over 80, in parte già ricompresi nella categoria degli «immunocompromessi», come li ha definiti il generale Figliuolo. Infine dovrebbe essere il turno del milione e 900 mila operatori della sanità. Operazione complessa, perché rischia di rallentare l’erogazione delle prestazioni sanitarie, dove le liste di attesa si sono allungate e di molto, con il blocco delle attività ordinarie imposto dalla pandemia. Per questo al ministero della Salute si aspettano i dati degli studi in corso sulla durata della copertura vaccinale prima di dare il via libera all’operazione. Che nel 2022 dovrebbe interessare via via tutto il resto della popolazione, procedendo per fasce di età come è avvenuto per le prime due dosi. Intanto a fine mese inizieranno a mostrare il braccio per la terza puntura i tre milioni che hanno in qualche modo compromesso il funzionamento del loro sistema immunitario. Quindi non soltanto affetti da Hiv, trapiantati e malati oncologici sottoposti a chemioterapia da non più di sei mesi. Ma anche le tante persone affette da malattie autoimmuni che hanno dovuto sottoporsi a terapie a base di immunosoppressori, diabetici e cardiopatici gravi, grandi obesi, pazienti con malattie neurologiche e cardiovascolari importanti, malati di fibrosi cistica o con funzionalità renale e respiratoria compromesse. Con qualche ritocco più o meno la lista dei pazienti fragili da immunizzare prioritariamente secondo il primo piano vaccinale.

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Covid, scontro sul vaccino obbligatorio. “Per la polio si fece senza divisioni”

lunedì, Agosto 23rd, 2021

di GIOVANNI PANETTIERE

Manifestazione contro il Green pass
Manifestazione contro il Green pass

La prima vaccinazione di massa obbligatoria nell’Italia unita risale a fine Ottocento, contro il vaiolo, l’ultima è quella anti-epatite B sancita nel 1991. In mezzo le profilassi coatte per la difterite (1939), la poliomelite (1966) e il tetano (1968). D’imporre per legge, invece, il siero per prevenire la malattia da Covid-19 se ne parla tanto, ma poco o nulla si fa. In Parlamento come nel governo. “Eppure la vaccinazione obbligatoria per la pandemia in corso, se si vuole, si può prevedere – chiarisce lo storico della Medicina, Giorgio Cosmacini, 90 anni e tante publicazioni di successo alle spalle –. Non solo esiste una copertura giuridica data dall’art.32 della Carta costituzionale, abbiamo anche dei precedenti storici assolutamente significativi ancor prima della legge sulla polio”.

Da dove partiamo, professore?

“Pochi sanno che alla fine del ’700, nel periodo del dispotismo illuminato, la medicina diventa un’arte di difesa in seguito alla scoperta del vaccino contro il vaiolo. In quel contesto, nella Repubblica italiana napoleonica, prima, nel 1802, si decise d’inoculare gratuitamente la profilassi negli ospedali pubblici, quindi, un paio di anni più tardi, si comminò la dimissione dei sanitari colpevoli di ricusare la vaccinazione. Ben più diretto fu, invece, il segretario di Stato vaticano, il cardinale Ercole Consalvi, che nel 1822, negli Stati della Chiesa, non proprio i più brillanti allora per riformismo e progresso, impose l’obbligo della vaccinazione. Per i genitori inadempienti veniva disposta la multa di cinquanta baiocchi, una cifra non irrisoria”.

Si vede che non c’era una resistenza No-Vax organizzata come oggi.

“Tutt’altro, quella che c’è sempre stata. Nell’Emilia riluttante da sempre verso il potere papalino, dopo il disposto Consalvi, si ebbero veri e propri moti di protesta”.

Corsi e ricorsi storici, dunque, sotto quale comune ideologia?

“Ogni volta che si parla di vaccinazione obbligatoria assistiamo allo scontro fra due mentalità. Da una parte, l’idea libertaria della salute come bene privato sul quale lo Stato non deve mettere mano, dall’altra la concezione della salute come bene pubblico che le istituzioni sono chiamate a tutelare e sulla quale devono vigilare”.

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In Onda, l’allarme del professore Fabrizio Chiodo: “Terza dose? Se non vacciniamo tutti aumentano le varianti”

domenica, Agosto 22nd, 2021

“È disumano che alcuni Paesi nel mondo riceveranno la prima dose nel 2023 mentre si parla di terza dose”. A “In Onda” nella puntata di sabato 21 agosto è il giovane professore Fabrizio Chiodo, in collegamento da Cuba con Concita De Gregorio e David Parenzo, a lanciare l’allarme. Il ricercatore palermitano che insegna Chimica all’Università dell’Avana, è immunologo ed esperto di tecnologie farmaceutiche e ha progettato il vaccino Soberana, tecnologia avanzata ma molto a basso costo che va incontro ai Paesi più poveri ugualmente colpiti dalla pandemia. Il contributo più importante alla lotta contro il Covid-19, viene principalmente dai vaccini, che devono rispondere a numerosi parametri, oltre all’efficacia, per poter essere incisivi sull’epidemia.

Il ragionamento del prof, con un curriculum internazionale di tutto rispetto, è molto semplice quanto terribilmente profetico: se non si vaccina egualmente in tutti i Paesi, senza distinzioni fra ricchi e poveri, le varianti del Covid aumenteranno e ci ritroveremo tutti allo stesso punto di partenza. Inutile la corsa dei Paesi con maggiori disponibilità senza l’attenzione a quelli poveri, “Non è un gesto di umanità” tuona Chiodo. “Non è un atto di beneficenza ma di sano egoismo quello di vaccinare tutto il mondo contro il Covid per evitare che le varianti aumentino”.

Completamente d’accordo è il farmacologo Silvio Garattini, anche lui in collegamento con la De Gregorio e Parenzo. Terza dose?Anche l’Oms dice no a un altro vaccino“. la priorità adesso devono essere i paesi poveri. E il prof. detta anche la linea: “Inutile continuare a parlarne senza passare ai fatti” denuncia. Come fare? “Si abolisce il brevetto temporaneamente e si fabbrica tutto quello che si può fabbricare ovvero 8 miliardi di dosi per vaccinare tutti senza distinzione tra paesi ricchi e poveri, 7 unità di produzione e 150 filiere con un investimento di 23 miliardi di dollari: in sei mesi si costruisce la struttura e in altri sei si produce. Perché se va male a loro, va male anche per noi”.

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Covid, perché il vaccino non è obbligatorio?

domenica, Agosto 22nd, 2021

Flavia Amabile

Se ne discute ogni giorno di più. Si litiga ogni giorno di più ma per il momento l’obbligo vaccinale è lontano dai tavoli del governo. Al ministero della Salute sarebbero anche favorevoli ma fonti vicine al dicastero fanno capire che non ci sono le condizioni. Per introdurre un obbligo è necessaria una legge che dovrebbe essere votata dal governo e poi dal Parlamento. Sul Green Pass Draghi è riuscito a ottenere l’approvazione all’unanimità da parte del Consiglio dei ministri ma il decreto è stato travolto da una valanga di emendamenti alla Camera anche da parte della stessa maggioranza. L’esecutivo quindi sa che su una misura ancora più coercitiva come l’obbligo vaccinale difficilmente si troverebbero i numeri in Consiglio dei ministri e ancora più difficilmente in Parlamento. Nulla però esclude che la situazione cambi nelle prossime settimane sottolineano dal ministero della Salute. E lo ha precisato due giorni fa anche il sottosegretario alla Salute Andrea Costa che ha definito l’obbligo l’«ultima ipotesi» se la campagna non dovesse raggiungere l’obiettivo dell’80% dei vaccinati entro fine settembre.

Per il momento il governo resta convinto della necessità di convincere gli italiani vaccinarsi senza ricorrere a obblighi. Una linea condivisa quasi ovunque nel mondo. Lo ha ricordato ieri il presidente della Regione Emilia Romagna Stefano Bonaccini a margine del suo intervento al Meeting di Rimini che ha confermato di essere a favore dei vaccini ma ha ricordato che «nessun Paese al mondo, tranne l’Indonesia e forse l’Uzbekistan, ha finora stabilito l’obbligo di vaccino anti Covid». Eppure in tanti stanno chiedendo al governo di decidersi. Alcuni anche con la voglia di scaricare sull’esecutivo ogni responsabilità, come ha denunciato ieri il presidente di Confindustria Vincenzo Bonomi che dopo la richiesta della Cisl di due giorni fa all’esecutivo di intervenire sull’obbligo, ha attaccato il sindacato. «È troppo facile rimandare la lattina alla politica. C’è una differenza di posizione tra i partiti che difficilmente potrà farci arrivare a una legge. Ma possiamo sederci a un tavolo oggi stesso», ha spiegato Bonomi invitando i rappresentanti dei lavoratori a raggiungere un accordo e evitare ulteriori chiusure. La decisione, quindi, è innanzitutto politica ma, nonostante le pressioni di alcuni settori della popolazione, ovunque i governi preferiscono affidarsi alla responsabilità dei cittadini perché l’obbligo è una fonte di grane certe. In Italia l’obbligo è stato introdotto solo per chi esercita professioni sanitarie e, in modo indiretto, nelle scuole e nelle università, chiedendo il Green Pass per i lavoratori, e nelle università anche per gli studenti. Un migliaio di sanitari, tra medici e infermieri, hanno presentato un ricorso al Tar della Toscana per chiedere la sospensione dei provvedimenti nei confronti di coloro che non si sono vaccinati. Lo ha confermato due giorni fa Tiziana Vigni, avvocata che li assiste nella causa. «Abbiamo già notificato ed è in corso di deposito del ricorso con circa 1.000 ricorrenti ma stiamo raccogliendo altre firme, circa 200, per un altro ricorso uguale». Sono solo una parte dei tanti ricorsi presentati da aprile in poi, quando è stato introdotto l’obbligo di vaccino per i sanitari, da parte di chi ha deciso di opporsi. Nelle ultime settimane, Tar e giudici hanno respinto molti di questi ricorsi ma l’opposizione legale non si ferma. Francesco Fontana, avvocato, presidente di Iustitia in Veritate, sta monitorando 200 casi di sanitari non vaccinati decisi a impugnare le sospensioni che stanno per arrivare dalle amministrazioni. «L’obbligo non ha alcun fondamento. Da un lato si viene obbligati a firmare un consenso che per legge dovrebbe essere libero e dall’altro lo Stato si dichiara esente da ogni responsabilità in caso di effetti sulla salute» spiega.

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Vaccini Covid, “terza dose ai fragili da settembre”. Bertolaso: così evitiamo il lockdown

sabato, Agosto 21st, 2021
Il medico Guido Bertolaso, classe 1950
Il medico Guido Bertolaso, classe 1950

“L’unico modo per scongiurare il ritorno in autunno al lockdown, alle zone gialle, arancioni o rosse è quello di pianificare per tempo, come è chiamato a fare un Paese civile, la somministrazione delle terze dosi a partire dalle persone fragili. Anche se la situazione epidemica attuale non è tragica, visto che i vaccini ci sono, non possiamo e non dobbiamo ritardare ulteriormente, occorre partire già da settembre”.

A dare la sveglia alla campagna d’immunizzazione in un contesto sanitario, che, come sottolineano gli epidemiologi, ci vede sul plateau della quarta ondata, è Guido Bertolaso, coordinatore del programma vaccinale in Lombardia. Medico, 71 anni, l’ex direttore generale della Protezione civile in pochi mesi è riuscito nell’impresa di trasformare nella locomotiva italiana delle somministrazioni (95% di dosi inoculate sul totale di quelle ricevute) la regione più martoriata dal Covid-19, specie durante la prima ondata del marzo 2020, quella entrata nella memoria collettiva con le immagini della mesta processione a Bergamo dei camion militari stracolmi di bare.

Parlare di terza dose non rischia di essere un assist per la retorica No Vax sull’inefficacia della profilassi?

“Sottolineare l’urgenza di predisporre un ulteriore richiamo per la popolazione più esposta non significa dire che i vaccini non funzionano. Tutt’altro, ci sono studi pubblicati su riviste scientifiche prestigiose, da Lancet a The New England Journal of Medicine, che dimostrano come con la doppia dose si evita il ricovero in terapia intensiva e, in larghissima parte, l’ospedalizzazione. Qui si tratta, e l’esperienza di Paesi come Israele ci deve servire da lezione, di implementare la copertura della profilassi dal rischio di contrarre l’infezione”.

Sulla terza dose, però, l’Organizzazione mondiale della sanità continua a tirare il freno a mano.

“L’Oms fa il suo mestiere e, a dir la verità, non è che in questa pandemia abbia particolarmente brillato per efficacia. Anzi, certi suoi ritardi hanno determinato grossi problemi quantomeno nella fase iniziale”.

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