Archive for the ‘Ambiente’ Category

Perché ogni anno finisce in discarica un miliardo e mezzo di tonnellate di cibo prodotto

venerdì, Settembre 24th, 2021

Giulia D’aleo

Mentre quasi 800 milioni di persone nel mondo continuano a morire di fame, circa un terzo del cibo annualmente prodotto finisce in discariche. A sei anni dal 2015, quando i governi dei 193 Paesi membri dell’Onu avevano sottoscritto l’«Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile», i risultati raggiunti sembrano ancora insufficienti a garantire a breve un consumo e una produzione alimentare sostenibili, come previsto in uno dei 17 punti definiti dall’agenda. 

Così, dopo la prima celebrazione inaugurale dello scorso anno, la nuova Giornata internazionale della consapevolezza sugli sprechi e la perdita alimentare del 29 settembre assume un ruolo ancora più significativo, ponendosi l’obiettivo di sensibilizzare a un necessario e radicale cambiamento che, tramite piccole abitudini quotidiane e grandi azioni globali, contribuisca a limitare l’impatto che gli sprechi alimentari hanno sull’ambiente e sulla vita della persone. 

Con un numero di donne, uomini e bambini denutriti in continua crescita – si stima che nel 2020 fossero 768 milioni di persone – limitare gli sprechi deve essere un compito sia di settori pubblici, nazionali e locali, che dei privati, inclusi i singoli cittadini. Mentre nel 2019, prima della pandemia, i soggetti con livelli di nutrizione carenti rappresentavano l’8,9% della popolazione mondiale, in un solo anno si è arrivati al 9,4%, un aumento di un punto percentuale e mezzo. Dopo un calo costante registrato per decenni, dal 2014 in poi la tendenza è evidentemente quella di un aumento inesorabile, con un incremento, oltre che nel tasso percentuale a livello globale, anche nel numero assoluto delle persone denutrite, a causa dell’incremento demografico. L’Africa rimane la regione più colpita, seguita dall’Asia e dall’America Latina.

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A Flourish chart

A ciò si aggiunge il fatto che lo spreco annuale di cibo – circa 1,3 miliardi tonnellate – è una tra le prime cause di inquinamento nel mondo, responsabile dell’emissione di circa 4,4 miliardi di tonnellate di gas serra nell’atmosfera, dovute alla produzione e allo smaltimento degli avanzi nelle discariche, e di un consumo di acqua pari a 170 miliardi di metri cubi. 

Secondo un rapporto dell’Onu, la perdita annua del 17% del prodotto alimentare complessivo porta con sè anche una perdita di tutte le risorse utilizzate per produrlo, inclusi acqua, terra, energia, lavoro e capitale. La riduzione degli sprechi alimentari può contribuire quindi in modo più che significativo alla riduzione delle emissioni di gas serra, della pressione sul suolo e sulle risorse idriche. Come riportato da Project Drawdown, se lo spreco alimentare venisse ridotto del 50% entro il 2100, si potrebbe rimanere nell’obiettivo di un aumento massimo di 2°C, considerato indispensabile a evitare gli effetti più allarmanti legati all’innalzamento delle temperature.

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Scuole chiuse per maltempo, quali regioni rischiano

giovedì, Settembre 16th, 2021

Secondo giorno di scuola in Toscana e scuole già chiuse in tredici comuni della provincia di Massa Carrara. Stavolta però non c’entra il covid, bensì l’allerta meteo diramato oggi dalla protezione civile. A scegliere la strada di uno stop precauzionale sono stati i sindaci di molti comuni della Lunigiana che hanno deciso di chiudere le scuole di ogni ordine e grado «vista l’allerta meteo di colore arancio» prevista per domani. Niente lezioni, dunque, nei Comuni di Aulla, Bagnone, Casola in Lunigiana, Comano, Filattiera, Fivizzano, Fosdinovo, Licciana Nardi, Mulazzo, Podenzana, Tresana, Villafranca in Lunigiana e Zeri.

Un flusso in quota sud-occidentale umido e instabile determinerà, nelle prossime ore, un graduale peggioramento sulle regioni centro-settentrionali, con precipitazioni più intense anche a carattere temporalesco su Liguria di Levante, alta Toscana e zone appenniniche dell’Emilia-Romagna. Sulla base delle previsioni, il Dipartimento della Protezione Civile ha emesso un avviso di condizioni meteorologiche avverse che prevede dalle prime ore di domani, giovedì 16 settembre, precipitazioni diffuse e persistenti, anche a carattere di rovescio o temporale, su Liguria, Emilia-Romagna, in particolare sui settori appenninici, e alta Toscana, in estensione dalla mattinata al resto della Toscana e all’Umbria, specie sui settori occidentali e meridionali. Precipitazioni sparse si estenderanno nel corso della mattinata, a Lombardia e Veneto.

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Terremoto Calabria ed Emilia Romagna oggi: magnitudo 3.3 e 4.4. Quello che sappiamo

giovedì, Agosto 19th, 2021

Lamezia Terme, 19 agosto 2021 – La terra ha tremato questa mattina verso le 7.30 in Calabria. L’Ingv ha registrato una scossa di terremoto di magnitudo 4.4. Il sisma è stato localizzato in particolare davanti alla costa ovest della Calabria. Secondo i rilevamenti dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv), il sisma ha avuto ipocentro a circa 200 km di profondità ed epicentro a 58 km da Lamezia Terme (Catanzaro).
Non si segnalano danni a persone o cose. Ma sono in corso come sempre avviene in questi casi ulteriori verifiche.

Terremoto in Emilia Romagna

Un’altra scossa di terremoto è stata registrata alle 5.49 in Emilia Romagna tra le province di Modena e Bologna: intensità del 3.3 Richter. Epicentro a 4 km da Zocca (Modena) e a 6 da Castel d’Aiano ( Bologna).

Notizie in aggiornamento

QN.NET

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Incendi nel Sud Italia: «È ora di agire: dietro ai roghi ci sono i criminali»

sabato, Agosto 14th, 2021

di Antonio Scurati

Il messaggio rivolto anche al presidente Draghi: «Su di lei e sul suo governo grava la responsabilità di spezzare questo circolo vizioso una volta e per tutte»
Non è il Sud a bruciare,non è il faggeto d’Aspromonte, non sono la Calabria o la Sicilia. È la nostra casa comune ad andare in fiamme negli incendi di questa sciagurata estate. Questo, dunque, non è un articolo di giornale — ne abbiamo già scritti troppi e in vano — ma un appello. L’appello si rivolge agli uomini delle istituzioni, agli uomini del governo e a tutti gli uomini di buona volontà. E non sono io a rivolgerlo ma un anonimo siciliano che, di fronte alla distruzione del suo mondo, trova il coraggio di una magnanima disperazione e denuncia, a viso aperto, a voce franca, a rischio della propria vita, gli interessi delinquenziali di chi appicca gli incendi.

Guardate il video girato da quell’uomo disperato ma non arreso, disarmato ma pronto a tutto, e prendete esempio da lui. Non è più tempo di discussioni, di delucidazioni, di tergiversazioni. È tempo di agire, anzi, di reagire all’offensiva criminale su vasta scala che da decenni incenerisce il nostro meraviglioso Paese.

Bisogna, innanzitutto, affermarlo chiaro e forte: nella maggioranza dei casi gli incendi estivi sono dolosi e vengono appiccati per interessi economici di pochi che procurano un immenso danno — anche economico — a tutti. Benissimo gli appelli della protezione civile a evitare i comportamenti incauti che causano incendi colposi (mozziconi di sigaretta, falò, fuochi di sterpaglie), bene gli inviti alla vigilanza, alla cittadinanza attiva ma tutte queste parole rischiano di nascondere il problema se non lo si affronta nella sua natura dolosa (perfino la parola «piromane» risulta fuorviante nella misura in cui evoca psicopatici isolati). C’è, invece, il dolo all’origine di moltissimi tra questi incendi, c’è il lucro criminoso, c’è il malvagio e spietato disprezzo per la vita umana sul pianeta Terra. Lo Stato, il Governo, la società civile devono attrezzarsi per combattere una guerra frontale contro questa malvagità, come si è fatto contro il terrorismo.

Un’altra amarissima verità va proclamata: gli interessi economici criminali di chi appicca gli incendi si annidano, paradossalmente, nella selva oscura di chi è chiamato a rimediare al disastro. La mano che appicca il fuoco è spesso la medesima mano che poi viene pagata dallo Stato per spegnerlo.

Sento già la proteste, lo sdegno peloso, i distinguo. Corro il rischio. D’accordo, è detto in maniera sommaria, brutale ma va detto così, chiaro e forte. Quello appena enunciato è uno schema generale che ha applicazioni locali, differenziate a seconda dei contesti e della situazioni ma è una verità che tutti conoscono, che tutti gli onesti disperatamente subiscono da troppo tempo. È giunto il momento di spezzare il circolo vizioso tra incendi dolosi e industria dello spegnimento, del rimboschimento, dell’intervento emergenziale.

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Incendi, brucia la Siberia. “Può diventare il rogo più grande della storia”

venerdì, Agosto 13th, 2021
La mappa Nasa degli incendi nel mondo

La mappa Nasa degli incendi nel mondo

Mosca – La Terra brucia. Situazione critica in molte zone d’Europa, Italia compresa, con le fiamme che hanno divorato i boschi in particolare in Calabria e Sicilia. Uno degli incendi più drammatici per il pianeta, in questo momento, è quello che infuria da settimane nel Nord Est della Siberia. Ha raggiunto un livello senza precedenti, con le fiamme che devastano un territorio pari a tutti gli altri incendi del mondo messi insieme. Lo denuncia è di Greenpeace Russia al Moscow Times. L’organizzazione stima che questo incendio potrebbe diventare il più grande nella storia documentata del pianeta. In Jacuzia, la regione più grande e più fredda della Russia, il fumo denso e acre copre gli insediamenti e raggiunge le città a migliaia di chilometri di distanza. Il più grande di questi incendi ha superato 1,5 milioni di ettari, ha detto il responsabile forestale del gruppo ambientalista.

Incendi in Siberia (Ansa)

L’allarme di Greenpeace

“Questo incendio deve crescere di circa 400.000 ettari per diventare il più grande nella storia documentata”, ha detto Alexey Yaroshenko. “È impossibile contenere il fuoco attraverso gli sforzi umani: i vigili del fuoco dovrebbero spegnere le fiamme su una linea lunga 2.000 chilometri“. Solo la pioggia potrebbe fermare o rallentare significativamente l’incendio, ha detto Yaroshenko, ma le precipitazioni attuali sono troppo deboli per farlo. “Nella migliore delle ipotesi potremmo salvare gli insediamenti e le infrastrutture che si trovano nel percorso del fuoco”, ha spiegato. Gli esperti dicono che il rapido riscaldamento del clima della Jacuzia – la regione ha visto la sua temperatura media annuale aumentare di 3 gradi dall’inizio del XX secolo – combinato alla siccità record in 150 anni e a venti forti ha trasformato la sua vasta foresta di taiga in una polveriera.

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«Incendi, spetta alle Regioni vigilare e intervenire. Causati danni enormi»

venerdì, Agosto 13th, 2021

di Fiorenza Sarzanini

Curcio, il capo della protezione civile oggi in Calabria: «Misure severe contro i piromani ci sono, bisogna applicarle subito. Cittadini, attenzione ai comportamenti»

«N ei prossimi giorni contiamo di uscire dalla fase di grave emergenza, ma ognuno dovrà fare la propria parte. Lo Stato è impegnato con decine di mezzi e migliaia di uomini però ricordiamoci che la prevenzione e gli interventi contro gli incendi spettano alle Regioni». Non c’è voglia di polemica nelle parole del capo della Protezione Civile Fabrizio Curcio, ma l’amarezza perché ancora una volta ci sono aree immense deturpate dal fuoco, vittime e danni incalcolabili. Esce dalla riunione convocata d’urgenza per analizzare la situazione con un bollettino ancora drammatico. Oggi Curcio sarà in Calabria, non è escluso che poi decida di andare anche altrove, lì dove il fuoco sta devastando migliaia di ettari di bosco, minacciando i centri abitati. «Andrò personalmente in tutte le zone dove c’è bisogno», conferma.

I sindaci di Sicilia e Calabria dicono che ci sono interi Paesi allo stremo. Quanto ci vorrà ancora?

«Le condizioni del tempo stanno migliorando, se non ci saranno cambiamenti improvvisi dopo Ferragosto dovremmo avere una situazione migliore».

Possibile che ogni anno sia peggio?

«Gli incendi boschivi sono l’ultima fase di una filiera della tenuta del bosco. Una filiera che la legge 353 varata nel 2000 affida alle Regioni. Sono loro a dover provvedere alla tutela del territorio, alla prevenzione e allo spegnimento. La Flotta Aerea Stato interviene quando il danno è già fatto e la situazione già compromessa».

Che cosa state facendo?

«Abbiamo 37 squadre in Sicilia e 20 in Calabria mobilitate dal Nord Italia con due decreti firmati dal presidente del Consiglio dei Ministri. Abbiamo attivato il sistema di protezione civile europeo e oggi, solo in Calabria, hanno operato otto Canadair, cinque nazionali e tre francesi, oltre a elicotteri, mezzi dei vigili del fuoco, del comparto forestale e del volontariato, migliaia di uomini e donne che stanno rischiando la vita e alle quali deve andare il plauso di tutti».

Però non basta.

«Stiamo fronteggiando la crisi, sono in contatto costante con il presidente Draghi proprio per supportare al meglio le situazioni gravi. Ma appena tutto questo sarà finito bisognerà affrontare davvero la realtà. Agire per prevenire».

Che cosa è stato sbagliato?

«Bisogna concentrarsi sulla prevenzione, sulla sorveglianza delle aree e sugli avvistamenti. Presidiare il territorio e investire anche nella tecnologia».

I sindaci parlano di incendi dolosi e alcuni ministri chiedono di aumentare le pene previste. Pensa che sia utile?

«Tutti i deterrenti contro chi colpisce il patrimonio boschivo vanno utilizzati. L’esperienza ci insegna che nella maggior parte dei casi si creano danni gravissimi per interessi spesso minimi».

Credo che non si faccia abbastanza contro i piromani?

«Nell’oristanese abbiamo perso 15 mila ettari, i satelliti ci dicono che in Aspromonte sono già distrutti 4.000 ettari. Io però vorrei ricordare che misure efficaci ci sono già, bisogna applicarle».

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Caldo in Sicilia, nel forno di Floridia a 48,8 gradi: «Queste temperature ci ammazzano»

giovedì, Agosto 12th, 2021

di Riccardo Bruno, inviato a Floridia

«Qui di caldo ce n’è sempre stato, ma così mai». Non piove da metà aprile. Il sindaco: «Per fortuna nessuna emergenza particolare. D’altra parte sono tutti dentro casa».

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La piazza deserta di Floridia mercoledì alle ore 13

Nino Gentile, 81 anni, aspetta le 5 per uscire di casa e raggiungere come tutti i giorni la panchina di piazza Umberto. Sentenzia: «Ca è cunca vascia, è una conca bassa. Caldo ce n’è sempre stato, ma 50 gradi mai». Per l’esattezza la colonnina si è fermata a 48,8, che è comunque un record, nazionale e perfino europeo, più dell’estate bollente del 1999 e prima ancora del 1977. La centralina delle Regione, che ieri alle 13 ha fissato il primato, si trova a tre chilometri dal centro, in contrada Mortellito, lungo la strada che porta verso le spiagge di Fontane Bianche. Distesa di agrumeti, seconde case e un paio di uliveti anneriti dagli incendi.

Vento dal Sahara

All’ora di pranzo questa cittadina che supera i 22 mila abitanti è spettrale. Tira un po’ di vento dal Sahara, l’immagine del forno è fin troppo abusata ma rende bene l’idea. Il giovane sindaco Marco Carianni, 24 anni, in carica da dieci mesi, risponde lui stesso al telefono in un Municipio praticamente deserto. «Per fortuna nessuna emergenza particolare — tranquillizza —. D’altra parte sono tutti a casa». Temeva soprattutto i roghi: «Da giugno le temperature sono elevatissime, il 29 luglio abbiamo avuto 44 gradi, il giorno dopo 47. Meno male che nei mesi scorsi abbiamo avviato la pulizia dei terreni, anche in centro dove ci sono zone non edificate. Qui al Sud però abbiamo anche il problema della micro discariche abusive che a volte diventano maxi. Gli danno fuoco, basta poco perché diventi incontrollabile».

Caldo e limoni

Il farmacista vicino alla Chiesa Madre conferma che oggi si è vista poca gente. «Sicuramente meno anziani del solito». Ha lavorato di più Aurora, nel centralissimo bar Piperito: «Bevande fresche e tante granite al limone». Questa è una terra generosa di agrumi. Mariano Gervasi, che ha un’azienda agricola, dice si essere fortunato: «Ho disponibilità di acqua, non dipendo dai consorzi». Ma anche lui fa i conti con i danni: «Alla fine credo che la produzione si ridurrà del 40 per cento. Con queste temperature le piante si difendono, chiudono le foglie e l’accrescimento rallenta. L’ultima volta qui ha piovuto a metà aprile».

Il problema dell’acqua

Floridia è zona di arance, limoni ma anche lumache. Giusy Pappalardo porta avanti un allevamento che era del padre e che adesso gestisce con il figlio. «È stata una strage. Quelle che avevamo nei campi le abbiamo trovate tutte morte, praticamente cotte. La speranza è che qualcuna si sia riparata sotto terra. Per questo non innaffiamo, altrimenti con l’umido uscirebbero e sarebbero spacciate». Anche Antonio Destro, che ha 200 bovini nel vicino Ragusano, è preoccupato: «Ogni animale beve 100 litri al giorno. Bisogna sfruttare tutti i pozzi disponibili». Enzo Cottone è un imprenditore agricolo di Lentini, che martedì era stata la più calda d’Italia con 47 gradi. «Io ho dovuto trivellare per trovare un po’ d’acqua, adesso sono più sereno. Ma attorno a me è tutto secco, i frutti sembrano carbonizzati. Chi dipende dai consorzi è disperato, dopo le alluvioni degli anni scorsi nessuno ha ancora sistemato le tubature».

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L’Etna è cresciuto di 37 metri

mercoledì, Agosto 11th, 2021

FABIO ALBANESE

Il cratere di Sud Est, in continua attività da dicembre, ha “scalzato” in altezza il Nord Est. Ora il vulcano misura 3357 metri. Non accadeva da 40 anni. La certificazione arriva dall’Osservatorio Etneo di Catania dell’Ingv

A sinistra il cratere di sud-est come si presentava il 17 gennaio, a destra dopo sei mesi
A sinistra il cratere di sud-est come si presentava il 17 gennaio, a destra dopo sei mesi

Tremilatrecentocinquantasette metri. E’ la nuova altezza dell’Etna: 37 metri in più di quella che si conosceva finora. Ma ora il punto più alto non è più il cratere di Nord Est (3320 metri), che deteneva il primato da 40 anni, bensì il cratere di Sud Est, quello che dalla fine dello scorso anno a intervalli sputa fuori lava incandescente, cenere e lapilli e che ha riempito i social di foto spettacolari e le strade e i tetti di mezza Sicilia orientale di polvere nera, vetrosa e pericolosa per la salute delle persone e per la circolazione stradale. Il sospetto che il Sud Est, il più giovane dei quattro crateri sommitali dell’Etna e anche il più irrequieto a partire dagli anni ‘90, avesse sopravanzato il Nord Est, i vulcanologi dell’Osservatorio etneo di Catania dell’Ingv lo avevano già da un po’, anche solo osservando da lontano il profilo del vulcano. Poi sono arrivate le misurazioni ufficiali, un incrocio di rilievi sul campo, dati Gps e satellitari, ed è saltata fuori anche l’ufficialità, pubblicata oggi sul bollettino settimanale dell’Istituto nazionale di geofisica e vhulcanologia.

L’Etna è dunque più alto. Ma non è detto che la misurazione di questi giorni resti così: potrebbe almeno momentaneamente aumentare ancora, visto che la lunga fase di oltre 50 parossismi del Sud Est da fine dicembre fino a ieri non si è ancora conclusa; ma potrebbe anche abbassarsi. Spiegano infatti i vulcanologi che, come peraltro accaduto a suo tempo per il cratere di Nord Est, negli anni i depositi di lava e scorie che hanno fatto aumentare l’altezza del cono del cratere, con il tempo subiscono assestamenti, parti possono franare, grosse porzioni possono rotolare più giù.

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Clima, la co-autrice del rapporto Onu Tebaldi: «Il riscaldamento globale? Avevamo previsto tutto. Ora dobbiamo adattarci»

mercoledì, Agosto 11th, 2021

di Sara Gandolfi

Tebaldi, co-autrice del sesto rapporto dell’Ipcc sul cambiamento climatico: «Era già tutto previsto, gli eventi estremi saranno più lunghi e frequenti»

L’italiana Claudia , coautrice del sesto rapporto dell’Ipcc (il Gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico) e ricercatrice del Pacific Northwest National Lab, vive da tempo negli Usa, dov’è emigrata poco dopo la laurea in Statistica alla Bocconi e dove ha cominciato a lavorare, fra le prime al mondo, sulla quantificazione delle incertezze nei modelli climatici presso il National Center for Atmospheric Research di Boulder, in Colorado. È lì che ha incontrato il suo «mentore», Jerry Meehl, con cui ha firmato il primo studio scientifico sulle onde di calore nel futuro e sulla correlazione con il riscaldamento globale, pubblicato su Science nel 2004. Studio che andò lei stessa a «spiegare» al Senato americano.

Avevate già previsto tutto?
«Sì, avevamo previsto che questi eventi estremi sarebbero diventati più intensi, più frequenti, più lunghi».

Com’è possibile che un riscaldamento globale di 1,1°, come l’attuale, provochi impennate simili?
«Innanzitutto, è bene chiarire che certe regioni del pianeta si scaldano più della media, altre meno. Ad esempio, per 1° di riscaldamento globale, la superficie terrestre si riscalda di almeno 1,5° mentre l’oceano di circa 0,7°. E anche a livello terrestre, ci sono regioni che si riscaldano ad un tasso doppio, come le zone artiche, rispetto alla media. I modelli probabilistici dimostrano poi che con l’aumento medio delle temperature aumentano anche le probabilità di eventi estremi “caldi”».

La canicola è sempre esistita…
«Gli estremi esisterebbero anche senza il riscaldamento terrestre provocato dall’uomo, che però li rende più frequenti, probabili e lunghi».

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Incendio a Catania: 30 focolai, fumo sulla città, case evacuate. In 150 salvati via mare

sabato, Luglio 31st, 2021

Catania – La Sicilia brucia, Catania è un inferno: il soffocante vento africano alimenta le fiamme di diversi incendi. Si contano una trentina di focolai, che si sospetta siano dolosi, solo in città. Le temperature sono roventi: oggi sono stati toccati i 40° e nei prossimi giorni dovrebbe peggiorare.
La zona maggiormente colpita è quella nel rione Fossa Creta dove le fiamme hanno lambito le case e diverse famiglie sono state costrette a lasciare le loro abitazioni. Nella zona si alza un’intesa nube di fumo. Chiuso al traffico l’asse dei servizi e bloccato l’accesso anche ad alcune strade. Un rogo ha distrutto lo stabilimento balneare Le Capannine del lungomare della Plaia (nel video la distruzione delle fiamme). Sui diversi fronti sono impegnati numerosi vigili del fuoco. Rinforzi stanno arrivando a Catania da altri comandi principali della Sicilia. 

Dalle periferie al centro storico, si moltiplicano le richieste d’intervento – almeno 70 – che stanno impegnando vari mezzi e diverse squadre dei vigili del fuoco. Scene da inferno di fuoco, con gli abitanti preoccupati dall’evolversi della situazione: le fiamme sembrano essere sotto controllo, ma il vento è tornato a spirare forte alimentandole. Le famiglie hanno tentato di difendere le loro abitazioni aggredite dalle fiamme usando l’acqua di casa. Ci sono stati anche momenti di tensione tra gli abitanti con le case invase dalle fiamme, e i soccorritori, dovuti alla drammaticità del momento

Il capo dipartimento della Protezione civile, Salvo Cocina, ha richiamato tutto il personale e sospeso le ferie per l’emergenza incendi non solo a Catania ma in diverse province in Sicilia. A causa degli incendi scoppiati anche vicino lo scalo, l‘aeroporto internazionale di Catania ha sospeso per circa un’ora le operazioni di volo in arrivo e in partenza.

150 salvati via mare

Centocinquanta persone bloccate dagli incendi in due delle zone marinare di villeggiatura sono state salvate da mezzi navali e personale della Capitaneria di porto. Per fuggire alle fiamme sono si sono recate sulla spiaggia dove sono state soccorse dalla guardia costiera prima con dei gommoni e poi trasbordate su motovedette. Sul posto anche un rimorchiatore e una mezzo navale della Guardia di finanza.

Le persone soccorse sono dei villaggi Primosole e Azzurro. Alcuni di loro hanno perso la casa e saranno ospitati nel Palazzetto dello sport di piazza Spedini messo a disposizione dal Comune. Gli interventi sono stati coordinati dalla prefettura. 

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Roghi anche in provincia

Per l’aggravarsi della situazione si è reso necessario l’arrivo, da altri Comandi Principali della Sicilia, di rinforzi. Tre squadre di colonna mobile regionale sono in assetto antincendio boschivo. Situazione critica anche in provincia: 15 i roghi segnalati tra Paternò, Ragalna e Biancavilla; 14 interventi nella zona del Calatino e sei richieste tra Acireale e Giarre

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