Archive for the ‘Ambiente’ Category

Montagna senza neve e clima impazzito: così lo sci rischia di sparire entro 50 anni

domenica, Gennaio 8th, 2023

Filippo Fiorini

C’è una riga rossa che divide l’Italia e questa riga si chiama fiume Po. Sopra, si scia, sotto, no. O meglio, in tutte le località dell’arco alpino al di sopra dei 1.500 metri gli impianti sono aperti, funzionanti e gli operatori di settore dicono: «La stagione è salva». Sulle Prealpi e a Sud del grande fiume, le conseguenze del cambiamento climatico che lo stesso corso d’acqua aveva manifestato in estate, facendo registrare una siccità record, ora si vedono in quota. Niente neve nella media montagna del Nord, né in Appennino, dov’è troppo caldo per spararla (si scioglierebbe), dove gli operatori del settore dicono che «la stagione è a rischio» e i politici si sono schierati per chiedere ristori, in parte già promessi dal governo. Oltre l’emergenza, però, si sprecano i «che fare?» per il piano a lungo termine. Già, che fare? Nuove tecnologie per produrre neve anche con caldo e venti foehn o di libeccio? Polemiche. Sentieri da trekking, piste da bici assettate per la discesa, seggiovie coi ganci per riportarle a monte e spa in quota al posto di racchette, scarponi e lame sciolinate? Polemiche anche in questo caso ma sopprattutto rammarico, perché un Paese dalla cultura sciistica come il nostro non può che ribellarsi a una tradizione che rischia l’estinzione.

Un report pubblicato dalla Confartigianato a fine 2022 cita dati Eurostat per dare all’Italia il primato europeo nell’economia della montagna: 805,6 miliardi nel 2019 ci danno la pole su 27 Paesi. Certo, questi numeri comprendono non solo le attività turistiche ma anche quelle micro e piccole imprese del territorio che indirettamente ad esse contribuiscono. In montagna, nel 2021, è andato il 51,1% dei villeggianti italiani totali e il 50,7% degli stranieri arrivati in una nazione che è pianeggiante solo per il 23,3% dei suoi oltre 300 mila km quadrati di superficie. Per ripeterci anche nella stagione 2022/23, possiamo già contare per esempio su mete classiche come Sestriere e tutta la Via Lattea (Piemonte), Courmayeur, Cervinia, Monte Rosa e Gressoney (Valle d’Aosta), Santa Caterina Valfurva e Bormio (Lombardia), Madonna di Campiglio, Val di Fassa, Val Gardena e Alta Badia (Trentino), Cortina e le restanti Dolomiti venete, nonché le alture del Friuli. Ovunque, qui, è nevicato, fa freddo e i cannoni garantiscono gli impianti aperti.

Piste chiuse invece nelle stazioni minori del Piemonte, come a Piamprato, in Val Soana, dove la neve di inizio dicembre aveva promesso bene, poi il foehn ha sciolto tutto. Oppure, a Ceresole Reale e Balme, che non hanno mai aperto. A Limone, nella Riserva Bianca, aperte una dozzina delle 40 piste disponibili, mentre a Pian Muné, nel Saluzzese, non c’è abbastanza fondo per sciare. Situazione analoga negli impianti bassi della Lombardia. Scenario ancor più grave più a Sud: Cimone e Corno alle Scale (Emilia-Romagna), Abetone (Toscana), Campo Imperatore, Ovindoli, Pescasseroli e Roccaraso (Abruzzo) sono stati battuti dal libeccio, le temperature sono sopra la media e il panorama è desolante. I governatori di queste tre regioni e i loro assessori al turismo hanno rivolto un appello al referente dell’esecutivo nazionale, vale a dire la ministra del Turismo Daniela Santanchè. Rappresentative della presa di posizione delle zone colpite, le dichiarazioni dell’assessore emiliano Andrea Corsini, che oltre a chiedere «un decreto per lo stato di crisi» ha detto: «Al Cimone e al Corno non puoi prescindere dall’offerta sci. Quindi, ci vuole un’alternativa in caso di condizioni anomale», riferendosi alla necessità di rinnovare i sistemi di innevamento.

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Dai delfini rosa ai gorilla di pianura, la grande scomparsa degli animali selvatici

venerdì, Ottobre 14th, 2022

Mario Tozzi

Verrà molto presto un giorno in cui i sapiens rimarranno gli unici animali del pianeta, insieme a quelli allevati o addomesticati, e non resterà nemmeno un animale selvatico. E non sarà un bel giorno, prima di tutto per gli stessi uomini che possono solo illudersi di vivere su un pianeta senza fauna selvatica, perché nessuna vita è possibile senza l’integrità degli ecosistemi, a meno che non si parli di nuovi parametri artificiali che di biologico conserverebbero solo le cellule.

Il Living Planet Report del WWF del 2022 è drammatico: le popolazioni di fauna selvatica della Terra dal 1970 sono calate del 69%, con punte del 94% in America Latina e nei Caraibi. Dai delfini rosa di acqua dolce dell’Amazzonia ai gorilla di pianura, dai leoni marini agli anfibi, la maggior parte dei nostri compagni di strada, quegli animali non umani che rendono possibile la vita anche ai sapiens, si sta perdendo per strada e la responsabilità è solo nostra.

Distruzione degli habitat per avere nuovi territori agricoli e allevamenti, caccia e bracconaggio, cambiamento climatico indotto dalle nostre attività, infrastrutturazione selvaggia, allargamento delle aree urbane: i sapiens sono l’unica specie che manda a gambe all’aria gli altri ecosistemi, incurante dei servizi gratuiti che ci offrono, dallo stoccaggio di anidride carbonica ai medicinali, dallo svago all’acqua pulita. Ma sull’impoverimento inarrestabile di biodiversità quasi non si sente una voce, come se ce ne prendessimo in silenzio la colpa, però senza soffrirne, almeno non per ora, tanto ci sembra lontano il destino di una scimmia dal nostro. Non capendo che si tratta esattamente dello stesso. E peggio avviene sul clima.

Sembra che l’estate più calda di sempre, quella più secca, quella che ha funestato il pianeta di ondate di calore mortali, che ha crepato il terreno e prosciugato i fiumi e che rischia di essere, addirittura, ricordata come la più fresca e umida del prossimo futuro, non abbia portato tutti i sapiens allo stesso grado di consapevolezza sul cambiamento climatico. Che è anomalo rispetto al passato, accelerato e che dipende dalle attività produttive dei sapiens, come sostiene, praticamente all’unanimità, tutta la comunità scientifica mondiale degli specialisti del clima. Tranne qualche sporadica resistenza cui però viene data inspiegabile e eccessiva importanza da parte dei mezzi di comunicazione, tanto che parte dell’opinione pubblica è portata a ritenere che gli scienziati non abbiano tutti la stessa idea sul cambiamento climatico, come invece è, ma presentino diverse opinioni. Viene così dato rilievo a un negazionismo climatico che si impernia sulle responsabilità, che non sarebbero dei sapiens, ma del sole, dei vulcani, delle irregolarità dell’orbita terrestre e dei cicli naturali in generale.

Posizione dei continenti, correnti oceaniche, radiazione solare e orbita della Terra agiscono effettivamente sul clima su tempi lunghissimi, ma possono spiegare l’attuale cambiamento su tempi così accorciati? I dati della Nasa affermano che, dal 1900 fino agli Anni 50, l’irraggiamento solare è aumentato, ma ciò ha avuto un effetto modesto sul clima dell’inizio del XX secolo, spiegando fino al 10 percento del riscaldamento verificatosi dalla fine del 1800. Inoltre, nella seconda metà del secolo, quando si è verificato il maggior riscaldamento, l’attività solare è effettivamente diminuita. Dunque la radiazione solare non è la forza trainante del cambiamento climatico attuale. Infine, se fosse dipeso dal Sole, tutti gli strati dell’atmosfera avrebbero dovuto riscaldarsi, invece i dati mostrano che l’alta atmosfera si è effettivamente riscaldata relativamente meno negli ultimi decenni, un segno distintivo che il riscaldamento è dovuto all’effetto serra. Sole quindi “più fresco” e atmosfera più calda.

I vulcani possono influenzare il clima emettendo anidride carbonica, anzi è proprio per questo che la Terra è abitabile. Ma rispetto alle moderne emissioni antropogeniche, anche le grandi eruzioni sono solo una goccia nel mare: quella del Mount Saint’Helen (1980) ha rilasciato nell’atmosfera circa 10 milioni di tonnellate di CO2 in sole nove ore, ma attualmente l’umanità impiega solo 2,5 ore per emettere la stessa quantità, e le emissioni dei sapiens sono incessanti e incrementano ogni anno. Inoltre le eruzioni raffreddano l’atmosfera, liberando aerosol e particelle, non la riscaldano.

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Catanzaro, scossa di terremoto con magnitudo 4.3. Il sindaco: “Non ci sono danni”

giovedì, Ottobre 13th, 2022

Un terremoto di magnitudo 4.4 è avvenuto nella zona della Costa Ionica Catanzarese (Catanzaro), ed è stato avvertito intorno all’una di notte. Il terremoto è stato localizzato dalla Sala Sismica Ingv-Roma e ha avuto ipocentro a 36 km di profondità ed epicentro in mare in prossimità di Catanzaro Lido. La scossa, che al momento non avrebbe causato danni o feriti, è stata avvertita dalla popolazione che è scesa in strada. Il sindaco Nicola Fiorita dopo la forte scossa di terremoto con un’ordinanza ha chiuso le scuola confermando, però, che “Non si registrano danni”. Numerose le persone che si sono riversate fuori casa.

LA STAMPA

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L’eruzione dello Stromboli. La protezione civile: «Non uscite di casa»

lunedì, Ottobre 10th, 2022

di Lara Sirignano

Il vulcano dell’isola di Stromboli è tornato a farsi sentire. La Regione Sicilia ha dato alla popolazione tutte le indicazioni in caso di esplosioni

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Sono ore di paura a Stromboli dove, da questa mattina, il vulcano è tornato a farsi sentire. Una eruzione con un imponente colata lavica, che ha percorso la sciara del fuoco ed è finita in mare, e un fumo denso tengono in ansia i residenti dell’isola e i turisti ancora presenti. Il sindaco di Lipari, Riccardo Gullo, ha diramato una ordinanza raccomandando alla popolazione di non uscire di casa e di non stare davanti alle finestre delle abitazioni. Qualche ora fa è parzialmente crollata la terrazza craterica e il flusso piroclastico, generato dal crollo, ha prodotto un terremoto durato 3 minuti e registrato da tutta la rete sismica.

L’impatto sull’acqua della lava incandescente ha provocato uno tsunami di 2 centimetri e si è registrato un incremento dell’attività di spattering, accompagnato da valori del tremore vulcanico su livelli alti.

I consigli della Protezione civile

In serata il dipartimento della Protezione civile ha disposto il passaggio di allerta dal livello giallo all’arancione, una decisione che comporta il potenziamento del sistema di monitoraggio del vulcano. «Persiste una situazione di potenziale disequilibrio dello Stromboli», dice una nota che invita la popolazione «a tenersi informata e ad attenersi scrupolosamente alle indicazioni fornite dalle autorità locali». Allerta massima anche a Ginostra dove i 40 residenti e i turisti, per lo più stranieri, hanno creato una chat per mantenersi in contatto. Il sindaco li ha invitati a uscire solo con la mascherina perché il vento, che soffia verso Nord-Est, sta sospingendo sulla frazione di Stromboli una fitta pioggia di cenere.

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Stop alle auto inquinanti: cosa succede dal 1° ottobre

venerdì, Settembre 30th, 2022

Alessandro Ferro

Da domani, sabato primo ottobre, inizierà una mini rivoluzione nel traffico milanese con lo stop alle auto più inquinanti nell’Area B, in pratica gran parte del territorio del capoluogo. Come spiega il sito del Comune, è “una zona a traffico limitato con divieto di accesso e circolazione per i veicoli più inquinanti e per quelli con lunghezza superiore ai 12 metri che trasportano merci”.

Chi non potrà circolare

Questa zona, quindi, sarà interdetta ai veicoli Euro 2 benzina e Euro 4 e 5 diesel anche in presenza di Fap (filtro antiparticolato). Non potranno più circolare nemmeno i mezzi di trasporto pubblico Euro 4 diesel senza Fap oppure con Fap se le emissioni di particolato superano la soglia di 0,01 g/Kwh o se il filtro è stato installato dopo il 31 dicembre 2018. Il Comune ricorda che l’Area B è attiva da lunedì a venerdì dalle 7.30 alle 19.30 festivi esclusi. L’Aci ha fatto una stima dei numeri: saranno circa 107mila le auto che non potranno più circolare all’interno dell’area B ma superano 300mila se si considera tutto l’hinterland.

Cos’è Move-in

Come ci siamo occupati sul Giornale.it, ci sarà la possibilità di avere alcune deroghe per i cittadini che percorreranno soltanto pochi km all’interno dell’Area B. Il progetto Move-in farà sì che potranno circolare anche le auto Euro 2 a benzina e le Euro 5 diesel ottenendo una “deroga chilometrica” basata sul reale uso del veicolo in attesa di sostituire il mezzo con uno più ecologico. Il progetto è già iniziato il primo ottobre 2019, esattamente tre anni fa. Come ha spiegato Fleetmagazine, per far in modo che vengano rispettate le regole, dentro l’auto sarà installata una sorta di scatola nera (black-box), che rileverà in maniera automatica i reali km percorsi all’interno della Ztl. Inoltre, si potranno sfruttare 50 accessi fino al 30 settembre del prossimo anno indipendentemente dai chilometri che si percorrono.

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Terremoti in Italia, scosse in sei regioni. La lista Ingv: “Non possiamo escluderne di più forti”

venerdì, Settembre 23rd, 2022

La terra continua a tremare in Italia dove nel giro di poche ore si sono registrate scosse di terremoto tra Marche e Abruzzo, Liguria ed Emilia, Sicilia e Calabria.

L’ultima scossa, di magnitudo 3.8, è stata registrata a Pievepelago, nel Modenese, alle 17.47. Due minuti dopo la terra ha tremato a Fosciandora (Lucca) con una scossa di magnitudo 3.2.

Alle 15.39 la terra ha tremato anche nel Comune di Bargagli, in provincia di Genova, dove una scossa di magnitudo 4.1 è stata avvertita in tutta la provincia. La prima scossa di magnitudo 4.1 è stata registrata intorno alle 12.24 a Folignano, in provincia di Ascoli Piceno, nelle Marche.

Secondo quanto emerge dalle stime dell’istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, a tremare anche la Calabria e la Sicilia. Stanotte a Paternò, in provincia di Catania, con magnitudo 3.6 e a Brancaleone, in provincia di Reggio Calabria con una magnitudo di 3.2.

“Nessuna correlazione ma non possiamo escludere scosse più forti”, a dirlo a LaPresse è il presidente dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, Carlo Doglioni.

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Pericolo “cut off” sull’Italia, arriva la “goccia fredda” che porterà condizioni di meteo estremo: cosa significa e dove colpirà

mercoledì, Settembre 21st, 2022

Giampiero Maggio

Immaginate una grande massa d’aria fredda alle latitudini polari. Insomma, una vasta e potente depressione che in questa stagione, solitamente, è rintanata alle latitudini più elevate. Ecco, ora immaginate che da questa enorma massa si stacchi un “lobo” e che questo si diriga nel cuore del Mediterraneo. In termini meteorologici si parla di “cut off” o “goccia fredda”. In pratica si tratta di una configurazione meteorologica che potenzialmente è in grado di diventare molto pericolosa, determinando per giorni e giorni pessime condizioni del tempo. In alcuni frangenti può essere responsabile di maltempo pesante, con temporali autorigeneranti e nubifragi: ad esempio quando la “goccia fredda” resta bloccata tra due aree di Alta Pressione. In quel caso non può procedere verso Est continuando a scaricare sulla stessa area geografica. È davvero quello che accadrà la prossima settimana in Italia? Vediamo di fare chiarezza.

Una mappa prevista per il 28 settembre a 500 hpa (circa 5000 metri di quota)  

I meteorologi stanno “annusando” la situazione di un deterioramento pesante delle condizioni meteo da diversi giorni. Ilmeteo.it di Antonio Sanò parla di «situazione potenzialmente pericolosa». Quel che è molto probabile è che rischiamo di passare da un’estate prolungata ad una stagione autunnale improvvisa e soprattutto con temperature (segnatamente al Centro Nord) anche di diversi gradi più bassi rispetto alla media stagionale. «Già nel corso della prossima settimana (la stagione autunnale inizierà Venerdì 23 Settembre) – spiega Mattia Gussoni de ilmeteo.it – si verrà a creare una pericolosa configurazione per l’Italia con effetti che potrebbero essere pesanti su molte delle nostre regioni».

Dovrebbe iniziare tutto lunedì 26 settembre quando, appunto, le condizioni meteo potrebbero peggiorare a causa, appunto, del distacco di una “goccia fredda” che dalle latitudini più elevate si staccherà portando maltempo prima sull’Europa Centrale e poi nel cuore del Mediterraneo.

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Meteo, Mario Giuliacci: “Freddo invernale”, crollo brutale delle temperature

martedì, Settembre 20th, 2022

Che il meteo sia cambiato all’improvviso, con tanto di crolli termici, lo hanno capito tutti. Se fino a qualche giorno fa ci si lamentava del caldo estivo, adesso invece ci si lamenta del freddo. E pare che nei prossimi giorni la situazione andrà a peggiorare. Ne ha parlato Mario Giuliacci sul suo sito: “Un nucleo di aria polare raggiungerà domani, martedì 20 settembre, la Scandinavia. Da qui verrà trascinata verso Sud dal vortice di bassa pressione presente sull’Est europeo e così il mercoledì 21 settembre raggiungerà i Balcani per poi riversarsi sull’Adriatico con sostenuti venti di Bora tra giovedì 22 e venerdì 23 settembre”.

I prossimi giorni, insomma, saranno all’insegna del freddo. Un cambiamento climatico inaspettato, soprattutto perché fino a qualche giorno fa le temperature superavano addirittura i 30 gradi. “Ovviamente tra il 22 e il 23 settembre le temperature scenderanno ulteriormente su tutta l’Italia, ove pertanto le temperature massime si porteranno sotto 23 gradi su gran parte d’Italia”, ha continuato il meteorologo.

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Cambiamento climatico e ambiente, ecco cosa non funziona nei programmi dei partiti

martedì, Settembre 20th, 2022

di Milena Gabanelli e Simona Ravizza

Il clima si ribella, e punisce violentemente la nostra indolenza. L’estate è stata una delle più terribili: senza pioggia e senza ghiaccio sulle montagne il livello dei fiumi si è più che dimezzato. Per la prima volta nella storia in Germania è stata fermata la navigazione sul fiume Reno, in Italia il mare è entrato per 40 km nel Po e l’acqua salata ha compromesso definitivamente 30 mila ettari di terreno. Mentre la produzione agricola nazionale ha perso quasi il 30% e in alcuni territori il 70% a causa della siccità e delle temperature a lungo troppo elevate. Il processo di tropicalizzazione sta accelerando accompagnato dai nubifragi: sempre più frequenti, estremi, e tragici. Effetto del riscaldamento climatico. Contrastarlo è una priorità per tutti i governi.

Gli obiettivi sono definiti dall’Accordo di Parigi del dicembre 2015 e dagli impegni con la Ue del luglio 2021: l’aumento della temperatura deve restare sotto 1,5° C rispetto al periodo preindustriale, questo comporta l’impegno a ridurre entro il 2030 di almeno il 55% le emissioni di CO2 equivalente rispetto al 1990 (per arrivare alla neutralità climatica nel 2050). Oggi l’Europa le ha ridotte del 27% (media dei 27 Paesi), l’Italia è a meno 20% (fonte Eurostat maggio 2022).

L’indice di valutazione

Quindi con quali azioni concrete i maggiori partiti intendono rispettare questi impegni? Una valutazione è stata fatta da un panel formato da 20 esperti fra i più qualificati studiosi del clima, politiche ambientali, energetiche, ed economiche. Hanno esaminato i programmi depositati al Viminale dalle forze politiche che si presentano alle elezioni del 25 settembre, e lo hanno fatto sulla base di 10 criteri oggettivi.

Flourish logo

A Flourish chart Il risultato è sintetizzato in un «indice di impegno climatico» attribuibile alle varie forze politiche che va da 0 a 10, dove 0 indica le posizioni negazioniste e 10 l’obiettivo raggiunto (il documento integrale è pubblicato qui). Vediamo allora come si posizionano le forze politiche in campo rispetto all’obiettivo da raggiungere considerando i punti principali del loro programma.Qui per ragioni di spazio prendiamo in considerazione i partiti maggiori, mentre nelle grafiche in pagina c’è la valutazione di tutti i partiti.

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L’alluvione vista dall’alto: le campagne attorno a Senigallia sono un mare di fango

sabato, Settembre 17th, 2022

La bomba d’acqua nella serata di giovedì 15 settembre

CorriereTv

Immagini che fanno paura quelle che i cittadini hanno registrato nelle Marche nella serata di giovedì 15 settembre. In poche ore sono caduti tra i 300 e i 400 mm tra Cantiano, provincia di Pesaro e Urbino, e Senigallia nell’anconetano, un quantitativo che su quelle zone è mediamente atteso in 6 mesi.

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