Archive for the ‘Lombardia’ Category

Alberto Genovese, Roberto Bolle chiamò la polizia la notte della violenza sessuale

mercoledì, Novembre 11th, 2020
Alberto Genovese, Roberto Bolle chiamò la polizia la notte della violenza sessuale

Per due volte la polizia bussa alla porta di Alberto Genovese: prima che la violenza inizi e durante la feroce violenza sessuale sulla giovane modella di 18 anni. A chiamare sono due inquilini del palazzo, uno è l’ étoile della Scala Roberto Bolle, che abita al piano di sotto, esasperato dal frastuono assordante della musica della festa del milionario imprenditore mago delle startup . Gli agenti non entrano, come è consueto negli interventi per schiamazzi: la prima volta dopo aver parlato con Genovese, che abbassa la musica; la seconda vanno via perché la festa è finita e la musica ormai è stata spenta, ma proprio in quei momenti la ragazza, drogata e semi incosciente, sta subendo il calvario «nelle mani del suo aguzzino». Genovese verrà arrestato quasi un mese dopo nell’inchiesta del pm Rosaria Stagnaro coordinata dall’aggiunto Letizia Mannella.

Roberto Bolle
Roberto Bolle

Alle 22.40 del 10 ottobre scorso la Volante Sempione primo turno si ferma davanti a un palazzo nel pieno centro di Milano. A chiamare è stata un’inquilina «disturbata dai continui rumori molesti e della musica a volume alto», si legge nell’annotazione di servizio. Gli agenti verificano direttamente che il fracasso arriva dalla terrazza di Genovese e bussano alla porta del lussuoso apparamento con vista sul Duomo. Ad aprire è Genovese stesso che, «invitato formalmente ad abbassare il volume della musica, acconsentiva e irritato – sottolineano i poliziotti – rientrava all’interno». È evidente che lo stupro non era cominciato. La vittima, infatti, ha detto di essere entrata nella camera da letto proprio intorno a quell’ora e di aver subito assunto droga. Poco dopo un’amica la cerca, ma viene respinta da un buttafuori che sorveglia la stanza da letto.

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Sapessi come è strano stare distanti a Milano. Traffico e gente a spasso: lockdown fa flop

mercoledì, Novembre 11th, 2020

di MARIANNA VAZZANA

Ora di punta del primo martedì da lockdown autunnale. Nel quartiere Corvetto, ma è così anche nella zona di Maciachini o sulla circonvallazione vicino ai Navigli e in generale nei diversi spicchi della città, la zona rossa non si percepisce. Basta rivolgere lo sguardo alle strade della città, nuovo epicentro dell’epidemia: rombi ai semafori preannunciano lo scatto dei veicoli in attesa, che arriva puntuale non appena la luce diventa verde. Nei parchi cittadini, non c’è la folla di appena tre giorni fa, quando una bella domenica di sole ha attirato migliaia di milanesi sui prati a godersi il sole, sulle panchine o nei campi da basket. Come nei supermercati ci sono file di clienti in paziente attesa, tanti anche anziani, e piccoli assembramenti ai banchi dell’ortofrutta o davanti agli scaffali dei prodotti che vanno per la maggiore. La mattina, i genitori sciamano – a piedi o in auto – per portare i figli piccoli nelle scuole rimaste aperte.

L’eccezione è nel pieno centro storico, dove il silenzio è rotto quasi soltanto da passaggi di tram, qualche taxi sparuto o moto. Tante, invece, le biciclette. La situazione che appare sotto gli occhi girando di quartiere in quartiere rende lontani, nella realtà, gli scenari che si prefiguravano la settimana scorsa ricordando il primo lockdown, quando per le strade sembrava essere calato davvero il deserto, con pochissimi veicoli in movimento salvo mezzi pubblici e serpentoni fuori dai supermercati accanto a sfilze di serrande abbassate. In questa che è una ’chiusura più soft’ rispetto alla precedente, considerando il numero di negozi aperti, le scuole per i più piccoli ancora “in presenza” e le attività consentite, per le strade pulsa ancora la vita.

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Monza adesso ha paura. “Contagiati 340 medici qui è la nuova Codogno”

martedì, Novembre 10th, 2020

Paola Fucilieri

«Serve l’intervento dell’Esercito e della Protezione civile, servono forze esterne, l’ho chiesto alla Regione: adesso l’epicentro della pandemia siamo noi».

In caduta libera. Ieri, nel giorno in cui l’Ordine nazionale dei medici ha chiesto al Governo il lockdown totale per tutto il Paese per contrastare la diffusione di questa seconda ondata di coronavirus, il caso dell’ospedale San Gerardo di Monza e della sanità brianzola in genere assurge al ruolo di «nuova Codogno» o «nuova Bergamo». E proprio per ciò che la cittadina lodigiana e il capoluogo orobico avevano rappresentato all’inizio della pandemia: quello monzese senza dubbio in questo momento rappresenta il presidio medico dell’area italiana più massacrata dalla pandemia.

«La capacità di mantenere attivo un ospedale dipende dall’equilibrio tra entrate e uscite di pazienti. Questo equilibrio da circa una settimana è stato progressivamente compromesso» ha spiegato ieri senza mezzi termini il direttore generale dell’Azienda ospedaliera di Monza, Mario Alparone, lanciando l’allarme sulla situazione in cui versa il San Gerardo di Monza, insieme a quello di Desio, sotto pressione da settimane per i ricoveri di malati di Covid19.

Il motivo del «collasso» secondo la lucida analisi di Alparone sarebbe duplice: «Il primo – spiega – dipende dal fatto che i trasferimenti di pazienti che prima venivano assorbiti dagli altri ospedali della Brianza ora è venuto meno e diventa urgente che si attivino anche verso ospedali meno colpiti dal nostro. Inoltre – aggiunge – nel frattempo abbiamo sì acquisito 40 medici, 45 infermieri di comunità e 34 infermieri a tempo determinato, ma abbiamo anche 340 operatori sanitari positivi a casa: un numero straordinario. Il personale era sufficiente in tempo di pace, non lo è più invece adesso in una situazione che non esito a definire eccezionale».

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Milano, rapina in banca in piazza Ascoli: banditi scappati dai tombini con il bottino, ostaggi indenni

martedì, Novembre 3rd, 2020

di Gianni Santucci

Milano, rapina  in  banca in piazza Ascoli: banditi scappati dai tombini con il bottino, ostaggi indenni

I primi due rapinatori sono entrati dall’ingresso principale, alle 8.39, e hanno tirato subito fuori due pistole. I complici si sono poi «materializzati» all’improvviso all’interno, emergendo da un buco nel pavimento, collegato a un cunicolo che passa dai sotterranei. È così scattato l’allarme, martedì mattina a Milano, per una rapina a mano armata in banca, all’agenzia del Crédit Agricole di via Stoppani, angolo piazza Ascoli. Nei primi momenti i rapinatori hanno avuto una rapida colluttazione con il direttore, 48 anni, colpito alla nuca con il calcio di una pistola, alla presenza di una delle dipendenti, 49 anni, mentre una terza collega, 30 anni, è riuscita a scappare dopo aver sentito il direttore gridare «è una rapina». Sul posto è intervenuta immediatamente la polizia, che con una decina di auto ha circondato l’agenzia e bloccato il traffico nella piazza, in una zona centrale della città, tra viale Abruzzi e piazzale Loreto. Deviate 5 linee di bus e tram per lasciar lavorare le forze dell’ordine.

I rapinatori hanno fatto irruzione all’orario di apertura. All’esterno sono subito arrivate una decina di auto della polizia, che hanno circondato il palazzo, bloccato gli accessi alla piazza e predisposto un’area di sicurezza per evitare rischi per i passanti. I poliziotti dell’Ufficio prevenzione generale da protocollo hanno atteso di verificare quale fosse la situazione all’interno prima di fare irruzione. A quel punto i rapinatori hanno attivato un estintore creando qualche momento di confusione per coprirsi la fuga: sono scappati tutti attraverso i sotterranei. Il caveau non è stato toccato e i rapinatori non hanno potuto attendere il tempo necessario perché venisse aperta la cassaforte; sarebbero però riusciti a portar via una ventina di cassette di sicurezza, delle quali si sta verificando quale fosse il contenuto.

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Milano mette al bando il fumo: dal 2021 sarà vietato alle fermate del bus, nei parchi e negli stadi

giovedì, Ottobre 29th, 2020

di Alessia Galllione

E adesso che il Regolamento sulla qualità dell’aria è stato approvato dalla giunta c’è anche una data: dal primo gennaio del 2021 Milano bandisce le sigarette in una serie di luoghi all’aperto. Vietato fumare nei parchi, nel raggio di dieci metri dalle fermate dei mezzi pubblici, nelle zone attrezzate al gioco dei bambini – come era già previsto dalle norme sul verde -, nelle aree cani, nei cimiteri, ma anche sugli spalti degli stadi, compreso San Siro destinato a diventare smoking free. Solo un passo, deciso però, che guarda all’orizzonte del 2030, quando sarà proibito fumare in ogni area pubblica in tutta la città.

E’ un’operazione anti-smog, quella di Palazzo Marino. Perché eliminare il fumo, spiega l’assessore alla Mobilità Marco Granelli, “aiuta a ridurre il Pm10”, ovvero le particelle inquinanti nocive per i polmoni. Eppure, “a maggior ragione adesso, con la pandemia in corso”, quella che il Comune rivendica è anche “una spinta ulteriore per migliorare la salute e fare prevenzione”. Una sfida, tra l’altro, che dal confronto che lo stesso Granelli ha presentato durante una commissione consiliare, unisce città e italiane e internazionali e interi Paesi: dalla Lettonia che vieterà il tabacco entro il 2040 a New York che nel 2011 ha proibito il fumo nei luoghi pubblici compresi parchi, spiagge, piscine e centri ricreativi; da Parigi, che dopo un primo provvedimento concentrato su 6 parchi, nel 2019 ha esteso il divieto ad altre 46 aree verdi. E poi Seul, Sydney, la Svezia e, per restare a queste latitudini, Alghero (no alle sigarette nei parchi e sulle spiagge) o Firenze (divieto vicino ai giochi dei più piccoli”.

Quello che riguarda il fumo, però, è solo un capitolo, il più controverso anche nel dibattito politico, di un regolamento più vasto, che lunedì approderà il Consiglio comunale per la discussione e il voto finale. Obiettivo: migliorare la qualità dell’aria di una Milano che vuole essere sempre più green.

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Fontana: «No a nuovo lockdown». Sala: «Abbiamo ancora 15 giorni per decidere». Ma dai pronto soccorso è allarme

martedì, Ottobre 27th, 2020

di Elisa Messina

Fontana: «No a nuovo lockdown». Sala: «Abbiamo ancora 15 giorni per decidere». Ma dai pronto soccorso è allarme

«Nuovo lockdown? Escludo che ci siano le condizioni per prevedere ipotesi di questo genere, anzi, tutti i nostri interventi vanno nella direzione di evitare ogni tipo di lockdown». È quanto ha rimarcato il governatore Attilio Fontana, a margine della presentazione della mostra sui 50 anni della Regione Lombardia organizzata in collaborazione con l’agenzia Ansa a Palazzo Pirelli.
Questo pomeriggio alle 17 Fontana avrà un nuovo incontro con i sindaci dei capoluoghi di provincia lombardi e i capigruppo di maggioranza e opposizione per un aggiornamento sulla situazione epidemiologica. Le limitazioni regionali anti-Covid saranno «ribadite» in una nuova ordinanza attesa in giornata, necessaria per allineare quella attualmente in vigore con il nuovo Dpcm.

Sala: «Non siamo come ad aprile»

E sulla necessità di un vero lockdown per città come Milano e Napoli – necessità ribadita, in più sedi, da Walter Ricciardi, consigliere del ministro della Salute – si è espresso anche il sindaco di Milano Giuseppe Sala intervistato da Milena Gabanelli: «Nella peggiore delle ipotesi, prima di decidere in questo senso abbiamo ancora 10, 15 giorni di tempo. Mi sono confrontato proprio adesso con un virologo di cui mi fido molto. Al momento abbiamo 80 pazienti intubati a Milano 201 in Lombardia. Ad aprile erano oltre 1500. Ma il punto è la media intensità di cura che intasa gli ospedali. Il problema è la massa dei ricoveri. Ma non è qualcosa di irrisolvibile e soprattutto che ci debba portare a un nuovo lockdown».

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Milano, la folle festa al Just Cavalli contro la chiusura dei locali per Covid: clienti ammassati senza mascherine e balli senza distanziamento

martedì, Ottobre 27th, 2020

Video

Clienti ammassati, niente mascherine e balli di massa in barba al distanziamento sociale. È la folle festa andata in scena domenica al Just Cavalli di Milano, dove centinaia di persone hanno partecipato a un brunch durato fino a tarda sera e pubblicizzato sui social del locale con l’esplicito messaggio: “No alla chiusura”.

Una festa, quella del Just Cavalli, iniziata mentre in TV il presidente del Consiglio Giuseppe Conte annunciava in diretta nazionale le regole del nuovo Dpcm, che impone la chiusura delle discoteche a causa dell’altissimo numero di contagi che si stanno registrando negli ultimi giorni in tutta Italia, ma in particolare a Milano e in Lombardia.

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Riapre l’ospedale in Fiera a Milano, Bertolaso: “Oggi arriveranno i primi pazienti, ma così andiamo a sbattere”

sabato, Ottobre 24th, 2020

Riapre l’ospedale in Fiera a Milano. Guido Bertolaso, consulente per l’emergenza coronavirus della Regione Lombardia  spiega a “Mattino Cinque” cosa accadrà nei prossimi giorni: “Purtroppo la programmazione prevede che tra oggi e lunedì arrivino 15 pazienti di rianimazione, a fine della settimana prossima 30 e all’inizio della prima settimana di novembre dovrebbero esserci 45 pazienti”.

L’ex capo della Protezione Civile parla poi del ping pong tra le varie istituzioni: “Trovo penoso questo scaricabarile – spiega – non mi si venga a dire che c’è un problema personale. Siamo pieni di medici e infermieri”.

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Covid, Milano rischia il lockdown: «Non è escluso che diventi zona rossa»

venerdì, Ottobre 23rd, 2020

di Stefano Landi23 ott 2020

MILANO — Il titolo di giornata lo dà Massimo Galli, che dirigendo le Malattie infettive del Sacco, ha cognizione di causa e occhio sugli scherzi del trend: «Quella che stiamo per vivere è la battaglia di Milano». Il nemico pur essendo lo stesso degli ultimi otto mesi resta poco noto. «A marzo ero preoccupato succedesse quello che viviamo oggi, poi ci salvò il lockdown: ora dobbiamo invertire la tendenza entro 15-20 giorni per evitare interventi più drastici».

«Lockdown a tempo determinato è inevitabile»

In realtà ieri, qualcuno che evocava la possibilità di un orizzonte in termini di «zona rossa» per la città c’era. «Ora come ora non la si può escludere — ipotizza il direttore generale Welfare Marco Trivelli —. Per i numeri che ci sono adesso, il tipo di urbanizzazione e altri fenomeni semplici da comprendere è da guardare con grandissima attenzione e quindi non è da escludere nessuna misura». Provvedimenti complessi, perché escono dalla sfera sanitaria e travolgerebbero quella «nuova normalità» di convivenza col virus più volte evocata dal Governo come linea generale per il Paese. Milano, come altre metropoli europee, paga la sua densità abitativa. Ancora ieri dei nuovi 4.125 casi (con 29 decessi) registrati in Lombardia, la metà era in provincia di Milano e 917 in città. È il motivo per cui anche il responsabile di Epidemiologia dell’Ats Giampiero Russo avanza l’ipotesi di un lockdown a tempo determinato: «Magari un paio di settimane, proseguendo con altre chiusure a fisarmonica. Questo è inevitabile con un Rt arrivato a 2,35. Oggi Milano è come Lodi a inizio marzo». La consapevolezza e gli strumenti a disposizione potrebbero consentire una stretta più breve che in primavera.

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Contagi in Lombardia e a Milano, l’impennata: 4.126 e 1.858 positivi al Covid in un giorno

mercoledì, Ottobre 21st, 2020

Più che raddoppiati i contagi da Sars-Cov-2 in Lombardia e quasi raddoppiati nella provincia di Milano: i nuovi positivi comunicati nelle ultime 24 ore sono 4.126 e 1.858. 36.416 i tamponi eseguiti in Lombardia: ieri erano 21.726.

Giovedì entrerà in vigore in tutta la Regione il coprifuoco previsto dalla nuova ordinanza valida fino al 13 novembre 2020: dalle 23 alle 5 del mattino successivo ci si potrà spostare solo per «comprovate esigenze lavorative situazioni di necessità e urgenza e motivi di salute». Ed è in ogni caso permesso il rientro a casa. Sarà necessaria una autocertificazione e le sanzioni sono quelle previste dal decreto dello scorso 25 marzo sull’emergenza Coronavirus: da 400 a 3 mila euro.

Questa mattina il sindaco di Milano, Giuseppe Sala, ha difeso la decisione di istituire un coprifuoco serale presa dai sindaci lombardi e dalla Regione Lombardia: «In questo momento», spiega, «c’è un’impennata dei ricoveri in Lombardia tranne che per tre province, Bergamo, Brescia e Cremona, perché li c’è una sorta di immunità, ma che prezzo hanno pagato per arrivarci? Milano non può pagare questo prezzo, per le sue dimensioni avrebbe un problema enorme». Secondo Sala, la strategia adottata in Lombardia è in linea con quella di altre aree altamente urbanizzate. E cita, in merito, l’esperienza di alcune capitali europee: «Questa idea di chiudere la sera non è una follia nata in Lombardia, oggi Parigi è in lockdown dalle 21 alle 6 per un mese, io sono stato a Londra tre settimane fa e alle 22 i ristoranti chiudono, Barcellona ha i centri commerciali chiusi per 10 giorni».

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