Archive for the ‘Politica’ Category

Referendum, il Sì al taglio parlamentari trionfa con il 69,64% | Di Maio: “Storico, senza il M5s non sarebbe mai successo”

martedì, Settembre 22nd, 2020

Gli elettori italiani hanno deciso di confermare il taglio dei parlamentari. Il Sì al referendum costituzionale ha superato di gran lunga il No, con il 69,64% dei consensi. Dalle prossime elezioni, quindi, i parlamentari saranno 600 invece degli attuali 945. Esulta Luigi Di Maio: “Risultato storico, torniamo ad avere un Parlamento normale, con 345 poltrone e privilegi in meno. Senza il MoVimento 5 Stelle non sarebbe mai successo”.

Lo scrutinio dei voti in tutte le 61.622 sezionisi è concluso intorno all’1:40. Il Sì ha ottenuto 17.168.498 voti, mentre il No totalizza 7.484.940 (30,36%). I votanti sono stati 24.993.020, pari al 53,84% degli aventi diritto. Le schede nulle erano 128.397, le bianche 210.862.CHIUDI ✕

Luigi Di Maio: “La politica dà un segnale ai cittadini”  – “Quello raggiunto oggi è un risultato storico. Torniamo ad avere un Parlamento normale, con 345 poltrone e privilegi in meno. È la politica che dà un segnale ai cittadini. Senza il MoVimento 5 Stelle tutto questo non sarebbe mai successo”. Dopo l’ampia vittoria del sì al referendum costituzionale il ministro degli Esteri ha così commentato su Fb l’esito del voto particolamente atteso dal MoVimento 5 Stelle.

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Fino alla fine della legislatura

martedì, Settembre 22nd, 2020

Non sarà la “rivoluzione d’ottobre”, al netto di toni comprensibilmente enfatici, ma il “pareggio” vale una vittoria, politica, per l’evidente valore del voto, per gli spettri che ha fugato, per il significato che la destra aveva attribuito alla consultazione, come prodromica alla “spallata”. Per l’effetto di stabilizzazione del governo e del quadro politico.

Una vittoria, innanzitutto, del Pd e di Nicola Zingaretti, che, sia pur tra mille contraddizioni e dati in chiaroscuro, è oggettivamente l’unico perno dell’alternativa alla destra. Già, contraddizioni. Perché tiene la Toscana, così come aveva tenuto l’Emilia qualche mese fa, grazie alle sue sedimentazioni profonde e a ciò che resta una cultura politica antica, sensibile al richiamo antifascista e alla grande chiamata di fronte all’allarme democratico. E tiene sia pur all’interno di processo di erosione di certezze, anch’esse antiche perché quella che fu la zona rossa si è sensibilmente rimpicciolita: dopo l’Umbria crolla un’altra roccaforte come le Marche, assai meno reattiva al richiamo d’antan contro un candidato di destra estrema, con venature anche nostalgiche.

Di diverso segno il voto in Campania e in Puglia, espressioni, più che della vitalità dell’antifascismo, di un populismo trasformistico interpretato da due vulcanici e strabordanti governatori, con decine di liste zeppe del solito ceto politico meridionale, buono per tutte le stagioni, e parecchia gente proveniente dal centrodestra. Non a caso De Luca, nell’aprire i festeggiamenti, ha dichiarato che la sua vittoria “non può essere letta in termini di destra e sinistra”. Insomma De Luca è De Luca, Emiliano è Emiliano, personalità che, con i rispettivi sistemi di potere e di spesa, hanno una vita piuttosto autonoma rispetto al loro partito, in quest’Italia dove i partiti di massa non esistono più.

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Elezioni regionali: Salvini non sfonda più, Meloni non ancora

martedì, Settembre 22nd, 2020

E alla fine, contendibile non era la Toscana bensì la leadership di Matteo Salvini. Per la seconda volta il Capitano incespica nel tentativo di espugnare il “fortino rosso”: dopo Lucia Borgonzoni in Emilia Romagna, non ce la fa neppure la “leonessa” Susanna Ceccardi. Due donne, due stili, due diverse campagne elettorali – questa assai più soft per non spaventare i moderati – due fallimenti. L’auto che da via Bellerio, storica sede milanese della Lega, doveva rombare fino a Firenze in serata per rivendicare la fine del dominio di sinistra sulla Toscana, resta a motore spento nel cortile.

L’aria che tira si capisce già verso le quattro e mezza. Quando l’incrocio dei primi exit poll e dei sondaggi vede allargarsi la forbice tra Ceccardi e l’avversario Eugenio Giani: da un punto di vantaggio (per lei) a due, quattro, sei (per lui). Due ore dopo tra Giani e Ceccardi c’è un fossato di sette punti, tra Michele Emiliano e Raffaele Fitto in Puglia – l’altra Regione data dal centodestra più che per contendibile, quasi per presa – un abisso di nove punti. La Lega è chiusa in un cupo silenzio. La “passerella” trionfale diventa rapidamente una doccia gelata. Lorenzo Fontana, plenipotenziario salviniano nel Veneto in cui “l’unica certezza – si scherza sui social – è che Luca Zaia non supererà il 100%”, ci mette la faccia. Ma per dire che forse le scelte del meloniano Fitto e dell’azzurro Stefano Caldoro in Campania (peraltro, due eterni ritorni) non sono state apprezzatissime dagli elettori del Carroccio: “Si apra una riflessione nel centrodestra, nel Mezzogiorno servono un linguaggio e persone nuove”. Un invito al “rinnovamento” magari fondato, ma fuori tempo massimo. In Puglia, però, le liste di Giorgia Meloni conquistano le due cifre: 10%, la stessa percentuale di cui gode la Lega da quelle parti. Sono le prime avvisaglie del confronto che da domani si aprirà nel centrodestra: Fratelli d’Italia governerà le Marche con Francesco Acquaroli, ma resta lontanissima dal fotofinish con il governatore pugliese uscente (e a questo punto rientrante) Emiliano, osso assai più duro sul campo di quanto potesse apparire nei sondaggi.

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Zingaretti si riprende il Pd e incalza il governo dopo le elezioni

martedì, Settembre 22nd, 2020

di Maria Teresa Meli

Lo stile è quello di sempre: «C’è un leader, ma c’è anche una squadra, io amo il “Noi” e odio l’”Io”». Ma in questa serata elettorale Nicola Zingaretti non può non gustarsi anche un suo personale successo. Davanti al suo ufficio al Nazareno c’è la coda: Andrea Orlando, Dario Franceschini, Roberto Gualtieri, Beppe Provenzano e tanti altri. Lo chiama Giuseppe Conte. «Complimenti, sei stato bravissimo». Quelli che, a torto o a ragione, sono stati descritti come suoi avversari interni ora ne tessono le lodi. «Grazie Zingaretti», twitta Franceschini. «Parlare ora di congresso sarebbe lunare», fa sapere Stefano Bonaccini. «Dopo Zingaretti c’è Zingaretti», sottolinea Orlando. Sulla chat dei parlamentari del Pd circola un video del segretario con la colonna sonora di Vasco Rossi: «Io sono ancora qua». Per la verità lui in proposito non aveva dubbi: «Da una quindicina di giorni mi ero accorto che l’aria era cambiata, che c’era una grande distanza tra la realtà delle piazze e quello che leggevo sui giornali».

E ora che ha vinto e che, come rivendica orgogliosamente, «il Pd è il primo partito italiano», il segretario dem vuole passare all’incasso. Ma sempre alla sua maniera: «Nelle alleanze bisogna costruire risultati non fare ultimatum per ottenere un titolo sui giornali». E perciò Zingaretti, che i boatos continuano a dare come possibile vice premier, non vuole «cadere nel tranello del rimpasto». Lui non propone nomi: «E’ tutto nelle mani di Conte», spiega ai suoi. Ma su alcuni punti, pur con i toni morbidi che gli sono abituali, va spedito. «Chiederemo che il governo acceda al Mes e su questo confido in Conte», dice. «I decreti Salvini vanno assolutamente modificati», aggiunge. E continua a spronare l’esecutivo: «Verremo giudicati su come impiegheremo i soldi del Recovery Fund», perché se invece prevalesse «l’immobilismo, allora sarei il primo a chiedere le dimissioni del governo e le elezioni anticipate».

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Conte rivendica il risultato: «Durerò fino al 2023». Ma gli alleati già preparano il pressing su Palazzo Chigi

martedì, Settembre 22nd, 2020

di Francesco Verderami

«Durerò fino al 2023». Le urne non erano ancora chiuse che già si metteva le medaglie al collo. Conte — unico caso di vincitore che non partecipa alla competizione — ieri si è congratulato con sé stesso mentre indossava il premio per il successo del referendum ottenuto da Di Maio e quello per il risultato delle Regionali ottenuto da Zingaretti (qui tutti i risultati di Referendum e Regionali). E non c’è dubbio che il voto stabilizzi il governo, ma se è vero che le medaglie hanno due facce, l’altro risvolto della sfida elettorale impone al premier di porre attenzione di qui in avanti alle iniziative dei partiti che lo sorreggono e alle reazioni delle Camere che gli danno la fiducia.

È chiaro intanto che gli alleati andranno a Palazzo Chigi per battere politicamente cassa. Per primo Zingaretti, che è sopravvissuto al tentativo di spallata del centro-destra, a cui avrebbe certamente fatto seguito la spallata nel partito: ce n’è traccia in alcune conversazioni delle scorse settimane, quando un ministro di seconda fascia del Pd arrivò persino a compulsare il sindaco di Bari Decaro per sapere cosa volesse fare in futuro. Il segretario dem — che si è salvato ma non è ancora salvo — eviterà inizialmente di impantanarsi in una disputa sulle poltrone ministeriali. Piuttosto metterà il premier alla prova sul terreno più insidioso: sui provvedimenti. Già ieri ha iniziato a rivendicare il Mes e la modifica dei decreti Sicurezza, sui quali il Conte2 (versione giallo-rossa) ha difficoltà a sconfessare il Conte1 (versione giallo-verde). E Zingaretti non può non sapere che la sua mossa provocherà la reazione di Di Maio, che presentandosi a commentare il successo referendario ha fatto capire chi è il capo di ciò che resta del Movimento.

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Elezioni 2020, Sì in testa al referendum | Zaia e Toti in netto vantaggio in Veneto e Liguria

lunedì, Settembre 21st, 2020

Si sono chiuse le operazioni di voto per referendum, suppletive del Senato, regionali e amministrative. Dai primi intention poll, in testa il sì al referendum, mentre per le Regionali, Luca Zaia appare senza avversari in Veneto. Grande vantaggio anche per Giovanni Toti in Liguria. Si profila invece un testa a testa in Puglia tra Emiliano e Fitto: in Toscana infine Giani viene dato in leggero vantaggio sulla Ceccardi.

Intention poll di Tecné per Mediaset: ecco i risultati

21 set 16:17

Referendum, terza proiezione Rai: sì al 67,8%

In base alla terza proiezione del consorzio Opinio Italia per la Rai, il sì raggiunge il 67,8,% al referendum costituzionale. Il no si attesta al 32,2%. La copertura del campione è data al 19%. 21 set 16:05

Referendum, seconda proiezione Rai: sì al 66,7, no al 33,3%

Cresce il distacco tra i favorevoli e i contrari al referendum sul taglio dei parlamentari. Secondo la seconda proiezione Rai, basata su un campione del 9%, i sì sono cresciuti al 66,7%, i no scendono al 33,3%. 21 set 15:42

Comunali, l’affluenza provvisoria è del 62,5%

L’affluenza definitiva alle Comunali è la più alta rispetto alle altre consultazioni elettorali di questa tornata. Al momento e’ del 62,5%: il dato riguarda 240 Comuni su 606 di 15 Regioni, escluse quelle a Statuto speciale.  21 set 15:37

Affluenza Regionali: in Campania, Liguria, Puglia e Veneto al 53%

L”affluenza provvisoria per le Regionali è del 52,91%: lo si rileva dal sito del ministero dell’Interno quando è stata rilevata l’affluenza in oltre 700 comuni su 1600. Il dato però prende in considerazione soltanto l’affluenza di Campania, Liguria, Puglia e Veneto, poiché nelle altre tre regioni in cui si vota per le Regionali – Valle d’Aosta, Marche e Toscana – i dati non vengono comunicati dal Ministero dell’Interno.  21 set 15:22

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Il centrodestra va all’attacco per smantellare le zone rosse

lunedì, Settembre 21st, 2020

Stefano Zurlo

Il premier, accorto, ha fiutato l’aria e si è inabissato. Silenzio e distanza di sicurezza dalle urne. Ma la spallata, probabile, potrebbe farsi sentire anche dalle parti di Palazzo Chigi.

Certo, tutto dipende da come finirà. Il sogno giallorosso è un pareggio, un 3 a 3 – senza contare la Valle d’Aosta – che sarebbe anzi venduto come una vittoria e rilancerebbe l’alleanza per ora riluttante fra Pd e Cinque stelle. Ma il trend generale, ben più convincente di qualche volatile sondaggio, spinge avanti il centrodestra, arrivato unito all’appuntamento delle Regionali.

L’asse Lega- Fdi- Fi dovrebbe staccare gli avversari in Veneto, dove non c’è partita e semmai i risultati servono per definire i pesi interni alla Lega e i rapporti fra Zaia e Salvini, e dovrebbe mantenere anche la Liguria: qui, caso unico, Pd e 5 stelle hanno trovato l’intesa sul nome di Ferruccio Sansa ma il distacco sembra incolmabile. E però, c’è aria di ribaltone anche nelle Marche, da molti anni feudo del centrosinistra, mentre solo la Campania di De Luca pare inespugnabile. Così, siamo 3 a 1.

Poi c’è la sfida delle sfide: la Puglia di Emiliano che sembra aver avuto un colpo di reni al fotofinish e potrebbe spuntarla e più ancora la Toscana da sempre roccaforte rossa e oggi pericolosamente in bilico. Una sconfitta a queste latitudini, mai registrata da quando esistono le regioni, sarebbe dinamite sotto la poltrona di Zingaretti e provocherebbe un terremoto in casa Pd, ma avrebbe conseguenze importanti anche sulla tenuta dell’esecutivo.

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Affluenza alle urne alle ore 23 per referendum ed elezioni regionali 2020: i dati

lunedì, Settembre 21st, 2020

È vicinissima al 40 per cento la quota di elettori che, durante la giornata di domenica 20 settembre, ha deciso di recarsi alle urne per prendere parte al referendum costituzionale sulla riforma che prevede il taglio del numero dei parlamentari (che alla Camera passerebbero da 630 a 400 mentre al Senato scenderebbero da 315 a 200). Il dato è comunicato dal ministero dell’Interno: quando sono giunti i dati di 7.903 Comuni su 7.903, il dato è del 39,40%.

Ricordiamo che si tratta di un referendum confermativo, per la validità del quale non sarà necessario raggiungere il quorum (qui si spiega perché). Se il trend di voto di oggi dovesse continuare, è però pressoché certo che lunedì si superi la soglia del 50 per cento dei votanti.

Chi dovesse ancora andare alle urne, e fosse indeciso sul voto da esprimere, troverà qui una sintesi delle ragioni del sì, e qui una sintesi di quelle del no.

Oltre che per il referendum, i cittadini italiani sono chiamati alle urne per le elezioni regionali (in Valle d’Aosta, Veneto, Liguria, Toscana, Marche, Campania e Puglia: qui la guida con tutti i candidati), comunali (oltre mille i Comuni al voto: eccoli) e suppletive (in Veneto e Sardegna). I dati dell’affluenza per queste consultazioni sono riportati più in basso.

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Referendum: a mezzogiorno 12,10% l’affluenza

domenica, Settembre 20th, 2020

GIACOMO GALEAZZI P

ROMA. Alle ore 12 l’affluenza per il referendum costituzionale sul taglio dei parlamentari è pari al 12,10%. Il dato, fornito dal Ministero dell’Interno, si riferisce a 5.331 comuni su 7.903 ed è ancora in aggiornamento. Si vota oggi fino alle 23 e domani fino alle 15.  La sezione 323 di Oregina (Genova), temporaneamente chiusa per sospetto caso Covid, è stata riaperta dopo la sanificazione dei locali e la sostituzione del personale del seggio (presidente e scrutatori). Il presidente sostituito è il sospetto caso di Covid.  «Se ho votato bene? In scienza e coscienza. Ogni votazione è espressione di una partecipazione democratica. Quindi, c’è sempre l’auspicio per qualsiasi tipo di votazione, per qualsiasi tipo di referendum, abrogativo, costituzionale, una partecipazione dei cittadini», ha detto il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, lasciando il seggio elettorale nel quale ha votato.  Presidente in ospedale per sospetto covid, seggio chiuso a Genova

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E’ morta Rossana Rossanda, ex dirigente del Pci. “La ragazza del secolo scorso “ aveva 96 anni

domenica, Settembre 20th, 2020

maria berlinguer

Il ricordo di Barenghi: “Quando telefonava al ‘Il Manifesto’ ci veniva instintivamente di alzarci in piedi”

ROMA. Se ne è andata nella notte a 96 anni, tutti spesi da una parte della barricata, la sinistra. Rossana Rossanda dirigente comunista e poi fondatrice del Manifesto, a Roma era tornata da due anni, provata dagli acciacchi dell’età ma non nello spirito che era restato quello di una combattente. A spingerla a tornare in Italia, dopo una lunghissima parentesi parigina dove si era trasferita per seguire l’amore della vita, Karol, era stata la svolta sovranista del Paese che aveva portato dopo le elezioni alla nascita dl governo giallo verde, con Matteo Salvini diventato improvvisamente il dominus della politica italiana. «Sono  tornata  per combattere», aveva detto in un’intervista a Concetto Vecchio per  Repubblica. L’ultima sua uscita pubblica era stata con l’amica e la compagna di sempre, Luciana Castellina per un’iniziativa a sostegno della Casa delle donne di Roma. 

«La ragazza del secolo scorso»
A dare la notizia della morte di Rossanda è il sito del Manifesto il giornale che aveva fondato con Lucio Magri, Luigi Pintor e Valentino Parlato dopo essere stata espulsa dal Pci, radiata, per eresia insieme ai suoi compagni. Era nata a Pola nel 24 e aveva partecipato alla Resistenza, seguendo le orme del suo maestro Antonio Banfi. La sua lunga e appassionata storia di vita l’aveva raccontata in un bellissimo libro di memorie, affidato nel 2005 a Einaudi. «La ragazza del secolo scorso».

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