Archive for the ‘Politica’ Category

Zingaretti, la difesa della D’Urso e il pensiero “forte” dei progressisti

giovedì, Febbraio 25th, 2021

L’Italia sta attraversando una crisi talmente grave e profonda che viene spontaneo chiedersi che senso possa avere il tweet scritto ieri dal segretario del Pd, Nicola Zingaretti, a sostegno del programma televisivo di Barbara D’Urso. Certo, nessuno nega l’importanza di portare la politica vicino alla gente. Ma come si fa a immaginare anche solo di avvicinare la gente alla politica quando i responsabili politici non si occupano di chi, in questa crisi, sta affogando? Mi chiedo: nel giorno in cui un tribunale impone di assumere 60 mila rider perché «non sono schiavi», è possibile che la più importante forza della sinistra italiana si preoccupi di una star televisiva e non di loro? Sono talmente costernata dal tweet, che mi sorge persino il dubbio che Giovanni Orsina non abbia poi avuto così torto quando ieri, sulle pagine di questo giornale, ha violentemente denunciato la «fragilità del pensiero progressista». Poi, riprendendo con attenzione e calma il commento di Orsina, i dubbi si dissipano: Giovanni ha torto, perde di vista il cuore stesso dei valori della sinistra e si concentra sul “mito della propria superiorità morale” cui, di fatto, credono solo in pochi.

Intendiamoci, sono io la prima a essere stanca di chi, rivendicandosi di sinistra, guarda e giudica tutto e tutti dall’alto delle proprie convinzioni senza mai buttarsi nella mischia, attraversare il fango della condizione umana, vivere sulla propria pelle il dramma della perdita di un lavoro o anche lo sradicamento di chi ha dovuto lasciare il proprio paese, la propria madre lingua e i propri cari. Sono stufa di chi, cancellando la storia delle lotte a fianco dei più fragili, pensa che la sinistra debba ormai essere “progresso” e “movimento”, come scrisse Matteo Renzi nella prefazione al celebre saggio di Norberto Bobbio, “Destra e sinistra”, immaginandosi eticamente superiore a chi aveva gli occhi rivolti al passato. Tanto più che chiunque pensi di essere moralmente superiore agli altri ha capito molto poco di cosa sia la morale.

Come sa bene chi la filosofia morale la studia e l’insegna, esistono sistemi etici differenti, che si fondano su valori differenti, e che non per questo possono essere gerarchizzati: si può scegliere di fondare il proprio pensiero etico sull’utilità, sulla libertà, sull’autonomia o sulla dignità, e ogni scelta è degna di interesse e di rispetto, anche se poi le posizioni che si assumono di fronte ai dilemmi morali sono opposte (esattamente come sono opposte le conclusioni cui si giunge se si scelgono i postulati di una geometria euclidea oppure di una geometria ellittica o iperbolica).

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Domenico Arcuri non partecipa al vertice con Draghi: il depotenziamento del commissario

giovedì, Febbraio 25th, 2021

di Lorenzo Salvia

Domenico Arcuri non partecipa al vertice con Draghi: il depotenziamento del commissario

Il segnale (forse) definitivo è arrivato due giorni fa. Alle sette di sera il presidente del consiglio Mario Draghi convoca una riunione per discutere il nuovo decreto con le misure anti contagio. Ci sono i ministri che rappresentano tutti i partiti della maggioranza, da Giancarlo Giorgetti a Dario Franceschini, passando per Roberto Speranza. Oltre ai politici, partecipano anche i tecnici. E quando bisogna fare il punto su come sta andando la campagna sui vaccini a prendere la parola è Franco Locatelli, presidente del Consiglio superiore di sanità. Spiega lui come stanno andando le cose. Non il commissario straordinario all’emergenza, Domenico Arcuri. Che non c’è, e non è stato invitato.

Domenico Arcuri depotenziato, ma tanti dossier restano in mano a lui

Nel governo Conte due, in occasioni simili, questo capitolo toccava a lui. Ma nella cabina di regia voluta da Draghi, dove ci sono anche il sottosegretario Roberto Garofoli e il segretario generale Roberto Chieppa, lui non c’è. Depotenziato è dire poco. Arcuri continua a lavorare sui (tanti) dossier che gli sono stati affidati. Ma sono in pochi a cercarlo nel governo. E il mare della politica si sta richiudendo velocemente. Era stato lui ad avviare i primi contatti con le aziende italiane per la produzione «autarchica» dei vaccini. Ma oggi Farmindustria — l’associazione che le rappresenta — sarà ricevuta dal nuovo ministro allo Sviluppo economico, Giancarlo Giorgetti. Un segnale di discontinuità e di attivismo, per dimostrare che sul quel dossier adesso c’è lui. Anche perché ogni giorno il segretario della Lega, Matteo Salvini, continua a chiedere le dimissioni di Arcuri. Qualche giorno fa sembrava tregua. Il Veneto del leghista Luca Zaia, pareva a un passo dall’acquistare in proprio i vaccini, dopo aver raggiunto un informale patto di desistenza con lo stesso commissario. Ma poi la via regionale ai vaccini si è rivelata un vicolo cieco. E da allora gli attacchi di Salvini sono tornati quotidiani. «È stato nominato monarca assoluto», ha detto ieri.

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Sottosegretari del governo Draghi: chi ha vinto e chi ha perso

giovedì, Febbraio 25th, 2021

di Giuseppe Alberto Falci e Marco Galluzzo

Sottosegretari del governo Draghi: chi ha vinto e chi ha perso

ROMA — Li aveva lasciati a bocca asciutta con i ministri, decidendo in totale autonomia, loro hanno provato a rifarsi, e in parte ci sono riusciti, con i sottosegretari.

È stato anche un estenuante tira e molla quello fra Mario Draghi e i partiti, la ricerca di un equilibrio delicatissimo fra correnti, ambizioni personali, rivendicazioni fra esponenti meridionali e del Nord, la questione centrale della parità di genere. Alla fine le donne sono 19, quasi la metà, ma alcuni partiti avevano disatteso le indicazioni del capo del governo presentando delle liste con quasi soli uomini.

Ci è voluta anche una sospensione di quasi un’ora del Consiglio dei ministri per mettere tutte le caselle a posto. E sembra che a un certo punto sia stato lo stesso Draghi a prendere la penna, tracciare una linea, e dire «ora basta, la lista è completa». Nei giorni scorsi aveva comunque avvertito che la parola ultima sarebbe stata la sua: «Tutte le vostre richieste sono comprensibili e legittime, devo prendere in mano il dossier, ma non posso sbilanciarmi».

Un attimo dopo la nota di Palazzo Chigi è scattato il gioco dell’interpretazione: chi ha vinto e chi ha perso?

Fra Pd e Cinque Stelle si storce il naso per il bottino di Forza Italia: due caselle strategiche per la storia del berlusconismo, una all’Editoria (Giuseppe Moles) e l’altra alla Giustizia (Francesco Paolo Sisto). Ma anche in questo caso c’è stato un piccolo incidente: il posto di Moles era stato assegnato a Giorgio Mulè, oggi portavoce azzurro di Camera e Senato ma in passato direttore di Studio Aperto e di Panorama. Insomma troppo legato al Cavaliere per i Cinque Stelle, che si sono messi di traverso, bollandolo in Cdm come «un dipendente del Biscione».

E mentre il centrodestra è alle prese con il caso Udc, che minaccia di uscire dal gruppo di Forza Italia dopo i no a Binetti e Saccone, in casa del Pd si sono scaricate tutte le lotte intestine fra le correnti.

È stato sacrificato Andrea Martella, sottosegretario uscente all’Editoria, vittima di uno scontro sotterraneo fra Zingaretti e il ministro Orlando. Lo stesso Orlando che avrebbe «perso» altri esponenti di riferimento della sua area, a cominciare da Antonio Misiani, viceministro uscente al Mef, dove adesso il Pd schiera Alessandra Sartore, assessore al Bilancio della Regione Lazio e donna di fiducia del segretario Nicola Zingaretti. E nel gioco delle quote è finita anche Assuntela Messina, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega all’Innovazione e Transizione digitale, data in quota Michele Emiliano, presidente della Puglia. Insomma un incastro di correnti e bilancini in cui entra anche Marina Sereni, confermata viceministro alla Farnesina, molto vicina a Dario Franceschini e alla sua area, ma che lascia il Pd senza rappresentanti al ministero dell’Interno e alla Giustizia.

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Niente elezioni comunali in primavera. Ma spunta la data X

mercoledì, Febbraio 24th, 2021

Francesca Galici

A maggio sono previste le elezioni comunali in alcune grandi città come Milano, Roma, Napoli, Torino e Bologna.

È previsto che vadano al voto milioni di italiani per rinnovare le amministrazioni locali di alcune delle metropoli più grandi e importanti del Paese. È un voto strategico fondamentale ma è anche un passaggio democratico obbligato, che però rischia di slittare di molti mesi, anche fino a settembre/ottobre, per colpa della pandemia. È quanto rivela Marco Antonellis su Italia Oggi, secondo il quale sarebbe già stata individuata una data: 19 settembre.“Niente elezioni”, “È la democrazia”. È scontro tra virologi sul voto

Il dossier è sulla scrivania di Mario Draghi ed è uno di quelli con la massima priorità. Il governo è chiamato a una decisione nel più breve tempo possibile, anche perché se venisse confermata la chiamata alle urne a maggio, ai candidati dev’essere dato il tempo materiale di organizzare e condurre la campagna elettorale. Ma i dubbi sono tanti, e crescono con l’andare dei giorni alla luce dell’aumento dei contagi. Inoltre, se davvero si andasse al voto per le elezioni comunali a settembre, cadrebbe la ragione per la quale Sergio Mattarella all’inizio del mese ha dichiarato di non voler sciogliere le Camere e andare al voto per paura dei contagi. La questione è sul tavolo e i quesiti tanti. C’è anche l’ipotesi che si possa slittare fino a ottobre per il voto, una differita di 5 mesi rispetto alla scadenza naturale del mandato.

Il Quirinale, proprio in virtù delle parole di Sergio Mattarella nel giorno del dichiarato fallimento dei tentativi di Roberto Fico di arrivare al Conte ter, è maggiormente orientato sullo slittamento. Far trascorrere l’estate, sperando che la combinazione tra vaccini e alte temperature abbatta i contagi sembra essere la strada preferita del Colle, secondo il quale non sarebbe ora sostenibile il rischio di assembramenti in campagna elettorale.

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Governo: «Ristori subito per chi chiude»

mercoledì, Febbraio 24th, 2021

di Marco Conti

Si materializza la variante inglese e si concretizza il rischio di uno scontro interno alla maggioranza. Mario Draghi intuisce i pericoli e convoca a Palazzo Chigi di prima mattina Matteo Salvini e in serata un vertice al quale partecipano, ma solo all’inizio, i tre rappresentanti della task force degli esperti, Agostino Miozzo, Franco Locatelli e Silvio Brusaferro. Il resto della riunione, convocata dal presidente del Consiglio – nella quale si decide che i ristori verranno dati quando si decidono le chiusure – prosegue con i ministri Daniele Franco, Roberto Speranza, Stefano Patuanelli, Giancarlo Giorgetti, Dario Franceschini, Elena Bonetti e Maria Stella Gelmini.  APPROFONDIMENTI  


IL CAMBIO


Il virus picchia forte, specie in alcune aree del Paese, e non è il momento per Draghi di uno scontro tra aperturisti e rigoristi. Un ragionamento che il premier ha fatto in mattinata al leader della Lega, ma che i dati forniti dai rappresentanti del Cts hanno rafforzato. Resterà, quindi, anche dopo il 5 marzo il meccanismo delle fasce. Varrà confermato in un decreto che il Consiglio dei ministri farà già nel fine settimana, dando quindi tempo a cittadini e attività economiche di organizzarsi senza sorprese dell’ultimo momento nel weekend. Il cambio di metodo rispetto ai dpcm del giorno prima, anzi della notte prima, è evidente.

Inoltre il Parlamento sarà immediatamente coinvolto perché riceverà subito il testo sotto forma di decreto. Mentre sul destino di Domenico Arcuri il premier continua a non pronunciarsi, condivide l’idea che i professori del Cts debbano parlare con una voce sola e possibilmente meno e con meno litigi interni. Il cambio di ruolo del Cts si è visto ieri sera: forniscono interessanti valutazioni, ma è poi la politica che decide continuando la riunione senza i virologi.


Il decreto – previsto per il fine settimana e dopo il report dell’Istituto Superiore di Sanità – che prolunga il meccanismo dei colori, conterrà anche l’indicazione per una rivisitazione dei parametri. E’ una richiesta che i presidenti di regione hanno più volte avanzato e che la ministra per gli Affari Regionali, Maria Stella Gelmini, ha portato al tavolo dell’ultimo Consiglio dei ministri. Meno parametri diversi e più protocolli tagliati su misura per alcuni settori che non hanno mai riaperto, come i cinema e i teatri. A richiederlo è stato il ministro della Cultura Dario Franceschini direttamente ai rappresentanti del Cts. «Abbiamo rappresentato al presidente del Consiglio i dati e i numeri, noi siamo prudenti, ma non abbiamo descritto una situazione di catastrofe imminente», ha raccontato Agostino Miozzo al termine della riunione.

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L’algoritmo Draghi per risolvere il rebus dei sottosegretari

mercoledì, Febbraio 24th, 2021

giuseppe salvaggiulo

Negli staff dei ministeri lo chiamano «algoritmo Draghi». È il meccanismo che risolverà l’equazione a più incognite dei sottosegretari. Operazione da sempre complessa, ma questa volta di più, tanto da rendere obsoleto persino il manuale Cencelli. Le ragioni sono diverse. Alcune generali (esiguità dei posti, molteplicità di partiti in maggioranza, presenza di ministri tecnici), altre specifiche di ciascun partito (quote rosa, equilibri tra correnti, rapporto tra deputati e senatori, rappresentanza geografica). Roba da intelligenza artificiale, se non fosse affidata a quella di Roberto Garofoli, braccio destro di Draghi a Palazzo Chigi oltre che capitano della legione di consiglieri di Stato che costituisce la retrovia giuridica del governo.

L’algoritmo è tarato su 40-44 sottosegretari. Pochi, considerato che tra gli aspiranti, oltre ai quattro partiti principali (M5S, Pd, Lega, Forza Italia) e ai due minori (Italia Viva e Leu), ci sono le altre componenti parlamentari (dal Centro democratico di Tabacci a Cambiamo di Toti, da Azione-Più Europa agli autonomisti) che sostengono il governo. I partiti avrebbero voluto più posti: senza tornare ai fasti del governo Prodi bis (76 nomine), i 45 sottosegretari del primo governo Conte erano divisi tra due partiti, i 42 del Conte bis tra tre partiti. Hanno provato a spiegare che i sottosegretari costano zero se sono già parlamentari, altrimenti hanno diritto solo a un’indennità inferiore a quella di deputato. E degli otto staffisti che possono nominare, solo due sono esterni all’amministrazione pubblica.

Dunque perché lesinare? Forza Italia ha una ventina di pretendenti (due terzi resteranno a casa). Il Pd almeno 15. Altrettanti il M5S. Italai Viva 5 in lizza. Ma Palazzo Chigi è stato irremovibile. Ha chiesto ai partiti una rosa di nomi e una griglia di caselle preferenziali, frullando tutto con l’algoritmo. Il ministero dell’Economia sarà l’unico con un sottosegretario per ciascuno dei quattro partiti principali più un quinto a Italia Viva o Leu.

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Draghi, vertice su misure e nuove chiusure per le varianti. E vede Salvini: «Abbassare i toni»

mercoledì, Febbraio 24th, 2021

di Monica Guerzoni

Draghi, vertice su misure e nuove chiusure per le varianti. E vede Salvini: «Abbassare i toni»

LAPRESSE

Troppi contagi, troppi morti. Con la variante inglese che a metà marzo sarà predominante in tutta l’Italia, Mario Draghi sceglie di continuare sulla linea della massima cautela. Nessuna riapertura, non ancora. Gli scienziati saliti a Palazzo Chigi hanno portato dati e tabelle per nulla incoraggianti e il presidente del Consiglio, che pure non è sordo alle pressioni politiche di chi invoca l’allentamento dei divieti, intende muoversi sulla base dei numeri e della curva del virus.

Il dossier dell’emergenza Covid è quello che più lo impegna in queste ore, sul fronte del merito e su quello del metodo. Il 5 marzo scade il Dpcm firmato da Giuseppe Conte e l’ex presidente della Bce è al lavoro sul nuovo provvedimento, che manterrà la divisione in zone colorate, ma introdurrà correttivi per restringere o allargare a seconda delle zone. Draghi avrebbe voluto un decreto, per marcare la discontinuità e soprattutto per lasciare più spazio al Parlamento. Ma i tempi sono stretti, il presidente vuole che gli italiani siano informati con anticipo e così per questa volta potrebbe arrendersi allo strumento del Dpcm. «I cittadini non sono sudditi — ha ammonito Draghi, determinato a firmare entro il fine settimana —. Le decisioni non possono essere calate dall’alto all’ultimo minuto, la gente deve avere il tempo di informarsi e organizzarsi». Parole che Franceschini e Speranza hanno rilanciato a stretto giro. Draghi insomma accelera, ma vuole che le Camere abbiano il tempo di esprimersi. E così oggi il ministro della Salute sarà a Palazzo Madama e poi a Montecitorio per spiegare lo scenario in cui stanno maturando le decisioni del governo. «La variante produce difficoltà crescenti — dirà in sostanza il ministro — C’è un elemento di recrudescenza diffuso, gli scienziati ci chiedono di chiudere»

Lasciando Palazzo Chigi dopo il vertice con i ministri Speranza, Franco, Patuanelli, Giorgetti, Franceschini, Gelmini e Bonetti, il coordinatore del Cts Miozzo ha provato a tranquillizzare: «Non abbiamo descritto una situazione di catastrofe imminente». Ma Locatelli e Brusaferro non hanno nascosto quanto gli scienziati del comitato siano «spaventati dall’aggravarsi della situazione nelle terapie intensive». In questo quadro di nuovo drammatico, con la terza ondata che ha preso in pieno Brescia e non solo, Speranza invita a muoversi «nel solco della linea europea, che non è certo riaprire tutto». Il ministro lo ha ripetuto nel vertice della cabina di regia politica con Draghi, al quale gli esponenti dei partiti sono arrivati con posizioni anche opposte, divisi tra rigoristi e aperturisti. Una spaccatura che ha innescato qualche momento di tensione.
Da una parte il centrodestra, che ha chiesto «grande attenzione all’economia» e ha visto saldarsi l’asse tra il ministro leghista dello Sviluppo Giancarlo Giorgetti e Mariastella Gelmini, la responsabile forzista degli Affari regionali.

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Nuovo Dpcm, Draghi convoca i ministri e Cts per varianti e misure

martedì, Febbraio 23rd, 2021

di Monica Guerzoni e Fiorenza Sarzanini

Il presidente del Consiglio ha convocato per le 19 a palazzo Chigi un vertice con i ministri e i vertici del comitato tecnico scientifico per affrontare l’emergenza legata alle varianti del virus e le nuove misure da inserire nel provvedimento che dovrà entrare in vigore il 6 marzo. Senza escludere di poter decidere alcune misure prima di quella data.

Oltre ai ministri della Salute Roberto Speranza e degli Affari Regionali Mariastella Gelmini, sono stati convocati anche i titolari dei dicasteri economici.

Il primo argomento all’ordine del giorno riguarda i parametri per le possibili riaperture. Con il dilagare delle varianti in numerose regioni italiane si dovrà infatti stabilire se modificare alcuni indicatori nel sistema delle fasce di colore.

Soltanto l’analisi epidemiologica aggiornata alla prossima settimana potrà fornire il quadro della situazione ma si fa notare che in questa fase il via libera a un allentamento dei divieti non sembra possibile.

Articolo in aggiornamento

CORRIERE.IT

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Cambio al vertice dell’Esercito: nominato Csm il generale Pietro Serino

martedì, Febbraio 23rd, 2021

Paolo Mauri

Arriva la prima nomina “pesante” del nuovo governo Draghi: il generale Pietro Serino è stato nominato nuovo capo di Stato maggiore dell’Esercito in sostituzione del generale Salvatore Farina, giunto alla scadenza del suo mandato. Il suo nome è stato proposto direttamente dal ministro della Difesa Lorenzo Guerini, ed il generale si afferma così al vertice più alto dell’esercito “battendo” i suoi colleghi Francesco Figliuolo, alpino, comandante logistico della Forza Aramta e Luciano Portolano, bersagliere, numero uno del Coi, il Comando Operativo Interforze.

Il generale Serino, nato a Roma il 3 giugno del 1960, ha un curriculum militare che comincia da giovanissimo: entrato a 15 anni nella scuola militare “Nunziatella” dove si diploma nel 1978, frequenta poi il 160esimo Corso dell’Accademia Militare di Modena ed il corrispondente Corso Applicativo presso la Scuola Ufficiali di Torino. Promosso Tenente della specialità trasmissioni nel 1982, ha prestato servizio presso l’11esimo battaglione quale comandante di plotone, comandante di compagnia e capo sezione operazioni. Ha successivamente comandato il battaglione “Leonessa” dell’11esimo reggimento trasmissioni e da colonnello il Primo reggimento trasmissioni, unità di supporto del Corpo di Reazione Rapido Italiano per la Nato (Nrdc-Ita) di base a Solbiate Olona (Va).

Nel corso della sua carriera, il generale Serino ha frequentato il corso basico di guerra elettronica per ufficiali, il corso per ufficiale addetto all’aerocooperazione (G-3 Air), il corso basico Cimic (Civil-Military Cooperation) per ufficiali, i corsi superiori di Stato maggiore presso la scuola di guerra dell’Esercito, l’Istituto Superiore di Stato Maggiore Interforze e l’U.S. Army War College negli Stati Uniti. Ha conseguito la laurea ed il master di secondo livello in scienze strategiche presso l’università di Torino ed un secondo master, sempre in scienze strategiche, presso l’U.S. Army War College.

Quale ufficiale di Stato maggiore, ha prestato servizio presso lo Stato Maggiore dell’Esercito come addetto presso l’ufficio reclutamento, stato e avanzamento del I reparto e come capo sezione presso l’ufficio del sottocapo di Stato maggiore e presso il reparto pianificazione generale e finanziaria. Da colonnello ha diretto l’ufficio pianificazione dello Stato maggiore dell’Esercito.

Promosso generale di Brigata nel 2008, ha svolto nel triennio 2007/2010 l’incarico di addetto per l’Esercito presso l’ambasciata d’Italia a Washington. Successivamente ha comandato la brigata trasmissioni e dall’agosto 2011 è stato capo reparto pianificazione generale e finanziaria dello Stato maggiore dell’Esercito. Promosso generale di divisione nel 2012, nel triennio 2013/2016 è stato capo ufficio generale pianificazione programmazione e bilancio dello Stato maggiore Difesa.

Il primo gennaio 2016 viene promosso al grado di generale di corpo d’armata e dal febbraio 2016 al marzo 2017 è stato presidente del comitato guida per l’implementazione del Libro Bianco per la Sicurezza Internazionale e la Difesa. Dal primo febbraio 2017 al 30 ottobre 2018 è stato comandante per la formazione, specializzazione e dottrina dell’Esercito a Roma mentre dal 31 ottobre 2018 è stato capo di Gabinetto del ministro della Difesa.

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Roma, Sgarbi annuncia la sua candidatura a sindaco: «Daremo dignità alla Capitale»

martedì, Febbraio 23rd, 2021

È ufficiale: Vittorio Sgarbi si candida a sindaco di Roma. Lo ha annunciato lui stesso sui suoi profili social: «Ci siamo – ha postato su Facebook – la mia candidatura a sindaco di Roma è ufficiale. Domani la conferenza stampa con i movimenti e le liste che mi sosterranno. Ridaremo a Roma la dignità di Capitale», così il senatore del Gruppo Misto Vittorio Sgarbi.

Nel 1992- 1993 Sgarbi è stato sindaco di San Severino Marche. Dal 2008 al 2012 è stato sindaco di Salemi, in Sicilia. E dall’ 11 giugno 2018 è sindaco di Sutri, comune in provincia di Viterbo.​

IL MESSAGGERO

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