Archive for the ‘Politica’ Category

Ferragnez e la post-politica: populismo commerciale tra temi social e marketing

martedì, Maggio 4th, 2021

di Mario Ajello

Fedez non lascia, raddoppia. Gode nel suo ruolo di leader politico. Anzi post politico, anti-politico 2.0, che si sente «più avanti rispetto alla destra e alla sinistra» ma anche riguardo al grillismo al tramonto. In nome di un populismo commerciale tra temi social e quelle che un tempo si chiamavano televendite e ora sono – ci si passi l’eccesso odioso di inglesismi – trade on line.

Il giorno dopo il caos Concertone, il rapper milanese – che volendo potrebbe comprarsi la Rai, come dicono i suoi amici, ma non gli interessa e neppure ha intenzione di fare politica almeno nel senso tradizionale – lancia una nuova sfida: «Voi politici ora decurtate una parte del 2 per mille del vostro introito del partito a favore dei lavoratori dello spettacolo, se ne siete capaci. Se i lavoratori sono ancora sfruttati in questo paese, la responsabilità di chi è? E’ mia? Io e altri amici dello spettacolo abbiamo raccolto 4 milioni di euro per sostenere i lavoratori di questo settore che da oltre un anno sono fermi».

Non vuole fare un altro movimento grillesco Fedez. Ma in politica lui c’è, a caccia non di elettori bensì di follower, di clienti e di consumatori. Con questa tecnica: lancio campagne, come quella a favore del ddl Zan o per l’aborto o contro il vitalizio a Formigoni o in polemica con la Regione Lombardia che ritarda la vaccinazione di mia nonna di 90 anni, e su queste fidelizzo le truppe targate Ferragnez (35,6 milioni di seguaci) sulla mia griffe e sulle griffe che mi riguardano, da Amazon (di cui è testimonial) a Nike il cui logo svettava sul cappellino indossato da Federico nel Concertone e anche nelle scarpe che indossava sul palco.
LA DIARCHIA
Il piano Ferragnez, di lui e Chiara Ferragni, uno più contundente essendo rapper e una più cauta e più ecumenica essendo imprenditrice e dovendo vendere a tutti, è quello del lanciamo idee, diffondiamo i valori e i principii del Bene o almeno del mainstream politicamente corretto e questo fa aumentare il cosiddetto personal branding. Ovvero dà più forza commerciale a Fedez e a sua moglie Ferragni in tutto quello che fanno e che piazzano. Dalle canzoni alle ciabatte. La politica, versione neo o post e in confronto il grillismo è archeologia, come arma della celebrity e del trade. E chi non vuole rientrare tra i cattivi, in questo commercio dei buoni sentimenti, non può che aderire alle campagne dei Ferragnez.

Che non sono una democrazia diretta – Gianroberto Casaleggio? Un matusalemme! – ma un oligarchia o una monarchia-diarchia assoluta. Alla quale è difficile non soggiacere. Infatti ieri al Nazareno, quartier generale del Pd, andava forte questa battuta: «Mai mettersi contro lo stramilionario Fedez, che non ha nulla da perdere, ha sempre il telefonino acceso e può registrati, controllarti e ricattarti e dice molto meglio di noi ciò che tutti i nostri elettori pendano». Ma Fedez non vuole elettori che lo votino, ma da influencer insieme a Chiara vuole gente che lo segue.

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Tutta Europa riapre tranne noi. Caro Draghi, è arrivato il momento di liberare anche gli italiani

martedì, Maggio 4th, 2021

Franco Bechis

In Germania cambiano le restrizioni almeno per chi si è vaccinato, in Grecia si riapre con sempre meno vincoli, In Gran Bretagna ogni giorno si recupera un frammento di libertà, in Israele la vita sta tornando alla normalità e non c’è più obbligo di mascherine all’aperto, lo stesso avviene in parte degli Stati Uniti e l’obbligo è abolito su tutto il territorio nazionale per i vaccinati. Qualcosa ovunque nel mondo si muove, e lo fa in parallelo alla progressione delle campagne di vaccinazioni. In Italia no. Il dibattito di ieri era sulla quarta ondata che avrebbero portato i tifosi interisti che hanno festeggiato il loro scudetto, e sulle gran riunioni che Mario Draghi e i suoi ministri stanno facendo per discutere della ipotesi di spostare dalle 22 alle 23 il coprifuoco a partire dal prossimo 17 maggio, ma non in tutta Italia. Nulla. Mentre dalla Unione europea arriva l’invito ai Paesi membri di allentare i divieti di ingresso per favorire i flussi turistici e aiutare questo settore in crisi almeno durante l’estate. La timidezza italiana comincia a diventare preoccupante, tanto più quando la progressione delle vaccinazioni pur avendo raggiunto la quota promessa solo un giorno o poco più, è comunque significativa. Perché l’Italia è bloccata, paralizzata da qualsiasi decisione? Sto scrivendo con tutto il dolore che ho nel cuore sul treno che mi riporta a Roma dai funerali in cui ho salutato per l’ultima volta mia mamma, che ha combattuto tre settimane in ospedale contro questo maledetto virus, e non ce l’ha fatta. So quanto è delicato prendere decisioni su questi temi, trovare un equilibrio fra la vita, la libertà, il sistema economico. Eppure non si può continuare a balbettare qualcosa, e rinviare più in là senza nessuna chiarezza come sta avvenendo.

Questo Paese dopo tanta sofferenza e tanta limitazione della libertà ha il diritto di sapere da chi ne tiene le redini che piano ha per il futuro, e quando e come si potranno recuperare come deve essere quelle libertà garantite dalla Costituzione ma da un anno compresse se non represse. C’è un piano per tornare alla vita normale che la carta fondamentale di questo Paese garantisce a tutti i suoi cittadini? Quando? Come? Con quali certezze? Cito un solo esempio, che è come un’ombra oscura su queste riposte: il governo italiano ha inserito nell’ultimo suo decreto il cosiddetto pass vaccinale, pur ancora nella limitazione di un suo utilizzo.

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Non c’è solo Fedez, lo scandalo è la giustizia. Su Amara il Csm parli chiaro

martedì, Maggio 4th, 2021

Francesco Storace

Da ora in avanti diffidare di quelli che dichiarano: «Ho piena fiducia nella magistratura». Se non altro bisognerà chiedersi quale. Perché scivola via con ignominia il senso di giustizia, si dubita della legge uguale per tutti, si ascolta con scetticismo la pronuncia di sentenze in nome del popolo italiano. In gioco c’è la credibilità di un sistema, che non può sempre essere maledettamente quello raccontato da Luca Palamara.

La «loggia Ungheria» – «svelata» dall’avvocato Piero Amara negli interrogatori che ha reso – potrebbe nascondere un inquinamento enorme delle istituzioni. Oppure essere una panzana mai vista. I guardiani della giustizia hanno ora il dovere di parlare chiaro. Ad esempio, i signori del Consiglio superiore della Magistratura. Con in testa chi comanda. (Oggi ci sarà il comitato di presidenza dell’organo di autogoverno dei giudici, giovedì arriveranno davanti al Plenum il capo dello Stato Sergio Mattarella e la guardasigilli Marta Cartabia)

La sensazione è quella di trovarsi di fronte ad uno scandalo davvero grande, occultato persino da chi nelle rotative infila sempre qualche verbale, come hanno fatto alcuni giornali sempre molto informati dal fronte delle procure. Una decina i verbali con le parole di Amara. Ma stavolta non li hanno pubblicati. I maligni dicono «per evitare guai» a qualche personaggio da tutelare. Ad esempio, Piercamillo Davigo, per la curiosa modalità di consegna di quei verbali da parte del pm milanese Paolo Storari, e Giuseppe Conte, citato nelle deposizioni.

C’è da rimanere basiti, se è vero, nell’apprendere che quegli interrogatori siano stati portati a conoscenza del Colle. Chi lo ha fatto? Davigo o il vicepresidente del Csm David Ermini? E quanti altri membri del Csm erano a conoscenza dei verbali? A che titolo se non c’è stato inoltre secondo procedura?

È evidente che abbiamo un problema… Verbali che viaggiano nei palazzi – notano al Partito radicale – «di cassetto in cassetto, senza mai essere accompagnati da protocolli, denunce, formali segnalazioni».

Tutto questo porta con sé proprio il dubbio che esistesse per davvero l’associazione segreta chiamata «loggia Ungheria» per occuparsi anche di nomine in magistratura e negli enti pubblici; e di condizionare affari… Sarebbe gravissimo.

La conseguenza immediata è quella di verificare chi fossero i magistrati, i politici, i funzionari che ne facevano parte. È l’ora di saperlo, è interesse di tutti, perché nel frullatore di nomi che girano ce ne sono già diversi e assolutamente rilevanti.

Oppure a finire nei guai sono solo l’avvocato Piero Amara, un suo collaboratore e un suo socio, tutti e tre indagati da un anno e lo si sa solo adesso? Ma è vero o no che i nomi fatti da Amara sarebbero invece ben 74?

E ancora. Il fascicolo adesso è a Perugia, dobbiamo aspettare la conclusione delle indagini tra i vari uffici giudiziari – ora c’è anche Brescia competente per i magistrati milanesi – per sapere che cosa c’è o abbiamo lo stesso diritto di chi ha già letto tutto senza averne titolo?

Delle due l’una: o è tutto vero e allora c’è da invocare il massimo della trasparenza e la conoscenza di chi trama contro il corretto funzionamento delle istituzioni e se a livello nazionale o anche regionale. Oppure è tutto falso e ci sono calunnie da far pagare, assieme al diritto di costituirsi parte civile per chi è stato volgarmente messo in mezzo.

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Che ipocrisia, Conte s’iscrive a Forza Fedez

lunedì, Maggio 3rd, 2021

Carlantonio Solimene

Bastano tre minuti in prima serata su Rai Tre per mettere a nudo tutte le falle di un sistema – quello che lega i partiti alla televisione pubblica – e per chiudere nella maniera peggiore possibile l’esperienza dell’attuale classe dirigente di viale Mazzini. Tutto quello che va in scena nelle ore successive all’intervento di Fedez al «Concertone» contro la Lega e a favore del Ddl Zan è annoverabile alla fiera dell’ipocrisia. Con partiti che mettono alla berlina dirigenti che loro stessi hanno scelto, dipendenti che si scagliano contro i propri superiori, corsa allo scaricabarile. In una parola, un disastro.

I partiti, si diceva. Il primo a prendere la parola è Enrico Letta, segretario del Pd. «Ci aspettiamo parole chiare dalla Rai, di scuse e di chiarimento» dice il segretario Dem. Che sembra però sorvolare sul fatto che il patatrac sia accaduto su Rai Tre – rete storicamente vicina agli ex Pci – e che la protagonista, la vicedirettrice di rete Ilaria Capitani, altro non sia che l’ex portavoce di Walter Veltroni fino a una quindicina di anni fa. Poi tocca all’ex premier Giuseppe Conte tuonare: «Io sto con Fedez, nessuna censura». Per poi lanciarsi in una proposta di riforma della tv pubblica basata sulla creazione di una fondazione indipendente dai partiti. Belle parole, se non fosse che in 900 giorni a Palazzo Chigi l’«avvocato del popolo» non abbia mai accennato alla necessità di cambiare la governance della tv pubblica e che, invece, abbia partecipato da regista alla nomina dei vertici ora contestati.

Ondivaga anche la linea di Matteo Salvini, che parla di «polemica tutta interna alla sinistra» e si aspetta «che qualcuno paghi e si dimetta», ma sembra dimenticare come ad aprire il caso siano state anche le sue parole di sabato pomeriggio («il “concertone” costa circa 500.000 euro agli italiani, a tutti gli italiani, quindi i comizi “de sinistra” sarebbero fuori luogo») e che, esattamente come Conte, anche la Lega sia responsabile degli attuali vertici della Rai. Lo spettacolo, insomma, è sconfortante. Con Giorgia Meloni e Forza Italia che restano tutto sommato fuori dalla polemica e ne approfittano solo per ribadire il rammarico «perché si è persa un’occasione preziosa per parlare di lavoro» (la leader di Fratelli d’Italia) e per augurarsi che «la libertà di espressione valga anche per chi vuole criticare il ddl Zan» (l’azzurro Roberto Occhiuto).

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Lega, il senatore Simone Pillon: “Si criminalizza ogni idea diversa da quelle Lgbt”

lunedì, Maggio 3rd, 2021

Flavia Amabile

Anche Simone Pillon, senatore della Lega e fiero antiabortista, è stato citato dal cantante Fedez durante il concerto del Primo Maggio.

Avete il nemico in casa, ha detto. Il Vaticano finanzia un’azienda che produce la pillola del giorno dopo.

« Se fosse vero, sarebbe certo una cosa grave». Il ddl Zan bloccato dal protagonismo di un singolo, come sostiene Fedez?

«Si tratta di una proposta di legge divisiva e pericolosa con cui si confondono sesso e identità autopercepita. Inoltre rischia di punire come “istigazione alla discriminazione” ogni opinione contraria al pensiero Lgbt su adozione gay e utero in affitto. Infine impone l’ideologia gender nelle scuole con la scusa della giornata contro omo-bi-lesbo-transfobia. Al di là delle star del media system, è la maggioranza degli italiani che non la vuole».

Ma lei come modificherebbe il ddl?

«Se vogliamo inasprire le pene già oggi previste per chi sia tanto cretino o pericoloso da insultare o aggredire qualcuno perché ha un orientamento sessuale diverso, siamo tutti d’accordo. Basta intervenire sull’articolo 61 del codice penale. Si fa in un mese, all’unanimità. Ma non creiamo categorie tra le persone offese».

Anche lei pensa che sia preferibile non perdere tempo con il ddl Zan durante una pandemia?

«Usciamo dalla pandemia e facciamo ripartire il Paese. Poi avremo tempo di dividerci . È un dato di fatto che noi siamo stati responsabili e abbiamo messo momentaneamente da parte i provvedimenti più divisivi, mentre Pd e compari vanno avanti con omofobia, droga libera e altre proposte decisamente inaccettabili».

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Il Pd adesso accelera sul ddl Zan: lo show di Fedez può sbloccare l’iter

lunedì, Maggio 3rd, 2021

Carlo Bertini

E ora il Pd spera nello scatto finale per procedere più spediti nell’ultimo miglio e riuscire ad approvare la legge contro l’omofobia. L’esplosione della polemica innescata da Fedez, la grande popolarità del rapper, l’eco che ha avuto il tema nella società civile (sempre più avanti sui tempi della politica), fa sorgere in Enrico Letta e nei dirigenti dem la timida speranza che le resistenze della destra possano piegarsi. «Bene Fedez», plaude infatti il leader Pd, ma si vedrà già questa settimana quale potrebbe essere la ricaduta del caso scoppiato il primo maggio. La commissione Giustizia del Senato infatti aveva messo in calendario per questo mese questa legge: ora il caso Fedez potrebbe accelerare l’avvio dell’esame. E già nei prossimi giorni il presidente leghista della Commissione, Andrea Ostellari, citato da Fedez nel suo j’accuse, potrebbe essere indotto, dalle pressioni di Pd e M5s e Leu, ad avviare l’iter. Certo il centrosinistra non si illude di ridurre il numero di audizioni con delle forzature, però ha già ottenuto un primo fondamentale risultato interno. «Dichiarerò aperta la discussione – dice Ostellari – e se qualcuno non è d’accordo, potrà presentare degli emendamenti».

La sinistra si ricompatta

Ma dal centrosinistra non ne dovrebbero arrivare. «Fedez – spiega un dirigente del Pd che segue la questione – dà una spinta a chi a sinistra vuole correre: mettendo da parte i dubbi residui di chi aveva delle perplessità e chiedeva di eliminare dal testo la definizione di genere, invisa alle femministe, perché a loro dire trasforma le donne in una minoranza da proteggere». Quindi quella parte dei dem che avrebbero voluto ritoccare il testo approvato dalla Camera, dopo questa «svolta» non ha più remore e capisce che deve provare a cavalcare il caso. Il Pd spera poi che il «caso Fedez» possa aprire delle crepe nella parte ritenuta più debole del centrodestra, ovvero Forza Italia, visto che già alla Camera cinque deputati azzurri hanno votato a favore. Finora in commissione si è però schierata con Salvini e la Meloni. La commissione sui giudici

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Draghi il più citato, ma il Salvini “di lotta e di governo” scala i media: chi sono i leader e i ministri più citati

domenica, Maggio 2nd, 2021

Marco Grimaldi

Matteo Salvini recupera la cima e rispetto al mese scorso “sorpassa” tutti e si piazza dietro a Maria Draghi nelle citazioni raccolte tra Tv, carta stampa e piattaforme digitali. L’analisi di Mediamonitor.it  mette in risalto, infatti, rispetto al mese precedente, anche l’ascesa di Meloni e Beppe Grillo. Fra i ministri meno visibilità per Orlando, Bianchi e Bonetti. 

Insomma, il Salvini sempre più di lotta e meno di governo guadagna visibilità sui mezzi di informazione italiani, anche se il premier Mario Draghi resta il più citato in assoluto sui media (36.779 menzioni). Il leader della Lega, grazie alle nette prese di posizione su riaperture e abolizione del coprifuoco, riconquista la seconda posizione assoluta con 18.754 citazioni, quasi il 10% in più rispetto al ministro della Salute Roberto Speranza (17.183), che Salvini stesso vorrebbe sfiduciare. Questo scenario emerge dal monitoraggio su oltre 1.500 fonti informative fra carta stampata (quotidiani nazionali, locali e periodici), siti di quotidiani, principali radio, tv e blog svolto da Mediamonitor.it, che utilizza tecnologia e soluzioni sviluppate da Cedat 85, azienda attiva da oltre 35 anni nella fornitura dei contenuti provenienti dal parlato. Mediamonitor.it ha analizzato qual è stata, dal 31 marzo al 26 aprile, la visibilità dei membri del governo e dei leader politici, confrontandola con quella del mese di marzo.

Rispetto al mese precedente, Salvini guadagna due posizioni, a scapito del segretario del PD Enrico Letta che, con 15.125 citazioni, retrocede dal secondo al quarto posto. In ascesa anche Giorgia Meloni, alla guida dell’unico partito di opposizione, che sale dal 7° al 5° posto (9.050) e Beppe Grillo che, soprattutto a causa delle polemiche scatenate dal suo video in difesa del figlio accusato di violenza sessuale, passa dall’11° alla 7° posizione (7.374). Stabile al 6° posto l’ex premier ora leader in pectore del M5S Giuseppe Conte (8.204). Oltre a Speranza, sono tre i titolari di un dicastero presenti nella top ten: il ministro dello Sviluppo economico Giancarlo Giorgetti (8°, 5.382 citazioni), quello degli Esteri Luigi Di Maio (9°, 5.361) e quello della Cultura Dario Franceschini (10°, 4.518).

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Primo maggio, Mattarella: «Il lavoro sarà il motore della ripartenza. Non cavalcare lo sconforto da Covid»

sabato, Maggio 1st, 2021
Primo maggio, Mattarella: «Il lavoro sarà il motore della ripartenza.  Non cavalcare lo sconforto da Covid»

«Buon primo maggio all’Italia del lavoro, buon Primo maggio all’Italia che riparte». L’augurio di Sergio Mattarella per la festa dei lavoratori — in questo inizio di maggio che si incrocia con le prime riaperture per molti settori che hanno sofferto duramente a causa della pandemia — affronta il tema del rilancio del Paese. «Sarà il lavoro a portare il Paese fuori da questa emergenza», assicura Mattarella, che ha deposto una corona di fiori al monumento alle vittime del lavoro, all’Inail, prima di dare inizio alle celebrazioni al Quirinale. È un messaggio di speranza, quello del capo dello Stato, con un pensiero particolare a chi il lavoro lo ha perso: a loro «un augurio più forte», dice Mattarella. Che lancia un appello all’unità e un invito alle forze politiche a «non cavalcare lo sconforto» e a «non sprecare l’occasione» del Piano nazionale di rinascita e resilienza per «perseguire il bene comune». L’Italia ha bisogno di «nuove generazioni di costruttori» e in Italia, si è detto certo il capo dello Stato, «ne abbiamo più di quanto spesso non sappiamo: facciamo appello a loro». Mattarella, che ha chiamato il presidente del Parlamento europeo David Sassoli per esprimergli solidarietà, ha parlato anche di Unione Europea e ha definito «inaccettabile ogni attacco dall’esterno che pretenda di indebolirla».

Non sprecare l’occasione del Pnrr

«La battaglia per il lavoro è una battaglia che deve unire gli sforzi di tutti ed è questa l’ambizione del Piano nazionale di ripresa e resilienza», dice Mattarella. «Bisogna riconoscere il bene comune e perseguirlo — prosegue il capo dello Stato —, non possiamo sprecare l’occasione di compiere tutti insieme un passo in avanti. Si apre una finestra per dare sbocco a una stagione di crescita, per porre riparo a secolari arretratezze e a divari ancora presenti nella Repubblica. L’equità, l’evoluzione sociale si reggono sulla garanzia per tutti dell’accesso al lavoro. Se il lavoro cresce, cresce la coesione della nostra società».

La «paziente sapienza» per evitare rischi

La strada da seguire per uscire dall’emergenza è quella di una «paziente sapienza»: «Dovremo usare paziente sapienza — è il messaggio di Mattarella — per riconquistare la libertà dei comportamenti in piena sicurezza. Le incognite che comportino il rischio di ulteriori prezzi da pagare con la vita delle persone non sono ammissibili. È già troppo alto il sacrificio di vite umane che la pandemia ha provocato». La politica, in una fase di emergenza, deve essere ancora di più «al servizio della comunità». Il capo dello Stato certo che «da tanta sofferenza patita sia già nata una coscienza che prevale sulla tentazione di assecondare o di cavalcare lo sconforto». È un passaggio «stretto e difficile» quello che stiamo attraversando, per questo «la festa di oggi reca con sé un ancor più forte appello all’unità».

Donne e giovani

«Essenziale» per Mattarella il lavoro per donne e giovani: «Particolarmente pesante è stato l’impatto della crisi sul lavoro femminile, in questi mesi il quadro dell’occupazione femminile è diventato ancora più fragile. La crescita dell’occupazione femminile è condizione essenziale per una vera ripartenza dell’Italia». Riferendosi al Concertone del Primo maggio il capo dello Stato ha rivolto un augurio anche «ai sindacati che lo organizzano, agli artisti, ai giovani a cui è rivolto: vuole essere anche un segno di ripresa per la musica, lo spettacolo, la cultura, affinché siano nuovamente fruibili dal vivo e possano contribuire alla ripartenza».

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Mario Draghi tra Recovery e Quirinale, cosa sa Bernabè: lo conosco da lungo tempo… La previsione dalla Gruber

sabato, Maggio 1st, 2021

Giada Oricchio

Il futuro di Mario Draghi? Il manager Franco Bernabè, futuro presidente dell’Ilva di Taranto a partire da metà maggio, ospite di “Otto e Mezzo”, venerdì 30 aprile, non ha dubbi: “Resta fino alla fine della legislatura”. Il Recovery Plan, il M5S, il video di Beppe Grillo in difesa del figlio Ciro accusato di stupro. Ci sono tutti i temi caldi di queste settimane nell’intervista di Lilli Gruber a Franco Bernabè. Alla domanda: “Draghi andrà avanti fino a fine legislatura? Per Enrico Letta deve governare fino al 2023, ma questo vorrebbe dire addio al Quirinale”, il manager, che ha accettato il compito di risanare l’Ilva di Taranto, ha risposto senza tentennamenti: “Lo conosco da molto tempo. Draghi è un uomo di grande senso delle Istituzioni, non permetterà un nuovo cambio di governo e nuove elezioni tra un anno. Credo sia sua responsabilità rimanere fino al 2023 e i partiti hanno il dovere di sostenerlo. Uno dei motivi per cui l’Europa non ha fiducia nell’Italia è proprio l’abitudine a cambiare governi ogni anno e Draghi andrà avanti”.

Sul PNRR, Bernabè ha sparso ottimismo: “Mi tranquillizza che sono stati affrontati i temi della riforma della P.A., della giustizia, della semplificazione amministrativa e della concorrenza. Un’opportunità di questo genere è un treno che passa una volta sola. I problemi in Italia sono notissimi, adesso occorre l’ottimismo della volontà come direbbe Gramsci. Come farà Draghi a fare la riforma del fisco con i partiti che hanno visioni diametralmente opposte? L’Italia non può continuare a non crescere, i partiti si devono rendere conto che questa è un’occasione che non possono perdere e che non ce ne sarà un’altra. Draghi ha preso di petto il problema della P.A. perché sa che bisogna ricostruire lo Stato. Prima di mettere in discussione il piano di riforme necessarie, i partiti ci penseranno tre volte anche perché chi fa saltare il Recovery ne paga le conseguenze. Attenzione perché l’Italia non può ancora andare sul sentiero di decrescita e declino di questi anni. Dobbiamo essere ottimisti. L’Italia è un paradiso di gente che pensa di essere all’inferno. E’ inutile piangersi addosso o pensare che il nostro sia un paese non recuperabile”.

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Il Pd a un punto dalla Lega e Fratelli d’Italia supera i 5 Stelle | Sondaggio

sabato, Maggio 1st, 2021

di Nando Pagnoncelli

Il Pd a un punto dalla Lega e Fratelli d'Italia supera i 5 Stelle | Sondaggio

Il mese di aprile ha fatto registrare un andamento ondivago dell’opinione pubblica nei confronti del governo e del presidente Draghi. La prima metà del mese è stata caratterizzata da un forte calo dell’indice di gradimento, riconducibile allo scontento per l’andamento della campagna vaccinale e per il protrarsi dei provvedimenti restrittivi, soprattutto in concomitanza del periodo pasquale. Viceversa, la seconda metà di aprile ha fatto segnare un’inversione di tendenza, con una ripresa di consenso guidata da tre fattori: l’allentamento delle misure e la riapertura di molte attività a partire dal 26 aprile, quindi il progressivo aumento delle persone vaccinate, basti pensare che i dati di ieri hanno oltrepassato le 500 mila dosi somministrate, e infine la presentazione del Pnrr che, sebbene sia ancora poco conosciuto dai cittadini nei dettagli, rappresenta un’importante occasione per intervenire su alcuni nodi strutturali del Paese.

Al netto delle variazioni settimanali, il mese si chiude con una flessione di 4 punti dell’indice di gradimento del presidente Draghi (da 62 a 58) e un dato stabile per l’esecutivo (56). La graduatoria della popolarità dei leader vede al primo posto Giuseppe Conte con un indice di gradimento pari a 55, in flessione di 2 punti rispetto a marzo che si sommano al calo di 4 rispetto al mese precedente. Il trend decrescente di Conte è da attribuire al venir meno del ruolo istituzionale e al sempre più probabile incarico di leader del M5S che gli aliena una parte del consenso trasversale precedentemente acquisito. Al secondo posto, staccata di 18 punti, si colloca Giorgia Meloni (indice 37) che scavalca Speranza (36), il cui calo di 3 punti appare più legato all’incarico di ministro della Salute che di segretario di Articolo 1. A seguire Letta e Salvini appaiati a 30, entrambi in flessione (di 3 e 2 punti), poi Berlusconi e Toti con indice pari a 28, quindi Calenda con 23, in calo di 4 punti (più concentrato tra gli elettori di centrosinistra, a seguito del no alle primarie in vista dell’elezione del sindaco di Roma). Tra gli altri leader si registra un aumento per Lupi (di cui si è parlato come possibile candidato sindaco a Milano), un calo per Crimi, Fratoianni e Renzi, e un dato stabile per Bonelli.

Da ultimo, gli orientamenti di voto, con tre dati rilevanti rispetto a fine marzo: innanzitutto si assottiglia il vantaggio della Lega (21,9% in calo di 0,6) sul Pd (20,9%, in aumento di 0,6); il calo della Lega, pur non essendo molto ampio, è graduale e fa segnare il risultato più basso dall’inizio della legislatura. Le mutevoli posizioni su alcune questioni (su tutte l’orario del coprifuoco e l’atteggiamento verso il ministro Speranza) non sono del tutto comprese e creano disorientamento nell’elettorato di Salvini. In secondo luogo, FdI aumenta di 1,7% attestandosi al 18,9, il dato più elevato di sempre nelle rilevazioni Ipsos, capitalizzando il ruolo di principale partito di opposizione. Infine, il M5S, alle prese con le dinamiche interne e la questione della leadership, il divorzio da Casaleggio e il contestato video di Beppe Grillo in difesa del figlio Ciro, arretra di 2 punti (dal 18% al 16) e scivola al quarto posto. Da segnalare inoltre l’aumento di Forza Italia (da 7,6% a 8), di Azione (da 2,4% a 2,8) e di Sinistra Italiana (da 2% a 2,2). Indecisi e astensionisti, sebbene in flessione di 1,3%, si confermano la quota più elevata degli elettori con il 39,5%.

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