Archive for the ‘Politica’ Category

“Il governo ha appena aumentato le tariffe di luce e gas”: se sentite questa frase sappiate che è una bufala

giovedì, Ottobre 20th, 2022

di Giuliano Balestreri

“Lo sa che il governo ha appena aumentato le tariffe di luce e gas?” è una delle frasi che è capitato di ascoltare durante una telefonata con un call center di un rivenditore di energia elettrica. Giuliano Balestreri, giornalista della redazione economia de La Stampa, ci spiega perché questa è un’affermazione totalmente scorretta.

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Berlusconi il putiniano: “La guerra è colpa di Zelensky”

giovedì, Ottobre 20th, 2022

Antonio Bravetti

ROMA. Sembra Nerone, è Silvio Berlusconi che osserva il centrodestra andare a fuoco. Un nuovo audio, a dir poco tenero nei confronti di Vladimir Putin, inguaia la coalizione vincitrice delle elezioni e mette a rischio la nascita del governo Meloni. Sono quasi quattro minuti di discorso, registrati durante una riunione a porte chiuse con i deputati di Forza Italia e resi noti sempre da LaPresse, in cui Berlusconi dice che la guerra tra Mosca e Kiev è colpa della resistenza ucraina. «Non posso dire cosa penso di Zelensky…», sibila tra le risate e gli applausi dei suoi. Solo in tarda serata, quando l’incendio politico è divampato, l’ex premier prova a correggere il tiro. Parla di «metodi di dossieraggio indegni di un Paese civile», del suo pensiero «stravolto e rovesciato» e precisa: «La mia posizione personale e quella di Forza Italia non si discostano da quella del governo italiano, dell’Unione Europea, dell’Alleanza Atlantica né sulla crisi Ucraina, né sugli altri grandi temi della politica internazionale».

Nuovo audio di Berlusconi: “Putin non voleva la guerra: Zelensky ha triplicato gli attacchi nel Donbass”

La registrazione diffusa ieri, però, racconta altro. «Sapete com’è avvenuta la cosa della Russia?», domanda Berlusconi, che subito avverte i presenti: «Anche su questo vi prego, però, il massimo riserbo. Promettete?». In sottofondo qualche risata, altro che «riserbo». Si sente Giorgio Mulé che prova a frenare il leader: «Non è il caso presidente, ci sono le finestre aperte». Ma il Cavaliere è già partito. «Ahia…», si arrende Mulé. Il racconto dell’ex premier assomiglia molto alla propaganda russa: «La cosa è andata così: nel 2014 a Minsk, in Bielorussia, si firma un accordo tra l’Ucraina e le due neocostituite repubbliche del Donbass per un accordo di pace senza che nessuno attaccasse l’altro. L’Ucraina butta al diavolo questo trattato un anno dopo e comincia ad attaccare le frontiere delle due repubbliche. Le due repubbliche subiscono vittime tra i militari che arrivano, mi si dice, a 5-6-7mila morti. Arriva Zelensky, triplica gli attacchi alle due repubbliche. Disperate, le due repubbliche mandano una delegazione a Mosca e finalmente riescono a parlare con Putin. Dicono: “Vladimir non sappiamo che fare, difendici tu”. Lui è contrario a qualsiasi iniziativa, resiste, subisce una pressione forte da tutta la Russia. E allora si decide a inventare una operazione speciale». Eccola, è la versione già offerta il 23 settembre scorso a Porta a Porta: «Le truppe dovevano entrare in Ucraina, in una settimana raggiungere Kiev, deporre il governo in carica, Zelensky eccetera, e mettere un governo già scelto dalla minoranza ucraina di persone perbene e di buon senso, un’altra settimana per tornare indietro. È entrato in Ucraina e si è trovato di fronte a una situazione imprevista e imprevedibile di resistenza da parte degli ucraini, che hanno cominciato dal terzo giorno a ricevere soldi e armi dall’Occidente. E la guerra, invece di essere una operazione di due settimane, è diventata una guerra di duecento e rotti anni». Subissato dalle critiche, quella volta provò a giustificarsi: «Riferivo parole di altri», disse.

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Consultazioni per il governo: quando avvengono e la data del nuovo esecutivo

giovedì, Ottobre 20th, 2022

di Claudio Bozza

Giovedì 20 ottobre, alle 10, il via di Mattarella nello Studio alla Vetrata; il nuovo governo — che dovrebbe essere guidato da Giorgia Meloni – potrebbe arrivare tra sabato e domenica. Ecco tutte le date delle consultazioni

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Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella nella Loggia d’Onore. Alle sue spalle il segretario generale del Quirinale Ugo Zampetti e il portavoce Giovanni Grasso

Continuano le scintille tra la premier in pectore Meloni e Berlusconi, ma dietro le quinte i mediatori lavorano per arrivare al traguardo. Il prossimo passaggio chiave, dopo l’insediamento delle Camere e l’inizio della XIX legislatura , sarà l’avvio delle consultazioni.

Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella riceverà i leader dei partiti, con i relativi capigruppo di Camera e Senato, a partire dalla mattinata di giovedì 20 ottobre.

Con una nota, solitamente letta dal segretario generale del Quirinale, Ugo Zampetti comunicherà l’apertura delle porte dello studio alla Vetrata, luogo nel quale Sergio Mattarella riceve le delegazioni.

Il calendario delle consultazioni

Il calendario ufficiale è stato diffuso dall’ufficio stampa della Presidenza della Repubblica: eccolo.

Giovedì 20 ottobre
— Il Presidente emerito della Repubblica, Giorgio Napolitano, verrà sentito telefonicamente dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella.
— Ore 10:00: Presidente del Senato, il senatore Ignazio La Russa
— Ore 11:00: Presidente della Camera, l’onorevole Lorenzo Fontana
— Ore 12:00: Gruppo parlamentare «Per le autonomie (SVP-Patt, Campobase, Sud Chiama Nord)» del Senato.
— Ore 12:30: Gruppo misto del Senato.
— Ore 16:00: Gruppo misto della Camera.
— Ore 16:30: Rappresentanti della componente «Alleanza Verdi e Sinistra» del Gruppo misto della Camera.
— Ore 17:00: Gruppi parlamentari «Azione-Italia Viva-R.E.» del Senato e della Camera.
— Ore 18:00: Gruppi parlamentari «Movimento 5 Stelle» del Senato e della Camera.
— Ore 19:00: Gruppi parlamentari «Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista» del Senato e della Camera.

Venerdì 21 ottobre
— ore 10,30: Gruppi Parlamentari «Fratelli d’Italia», «Lega Salvini Premier-Partito Sardo d’Azione» e «Forza Italia Berlusconi Presidente» del Senato e della Camera, gruppo «Civici d’Italia – Noi Moderati (UDC – Coraggio Italia – Noi con l’Italia – Italia al Centro) – MAIE» del Senato e componente «Noi Moderati (Noi con l’Italia, Coraggio Italia, UDC, Italia al Centro) – MAIE» del Gruppo Misto della camera.

La prassi e le curiosità delle consultazioni

Per prassi salgono al Quirinale gli ex presidenti della Repubblica (dovrebbe esserci anche una telefonata con il presidente emerito Giorgio Napolitano), i due presidenti delle Camere appena eletti, Ignazio La Russa e Lorenzo Fontana , e i diversi capigruppo accompagnati dai leader.

Le coalizioni possono presentarsi in un’unica delegazione (come farà il centrodestra) o divisi per partito.

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Lo Studio alla Vetrata, dove il capo dello Stato riceve le delegazioni

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Meloni: «Noi per l’Ucraina, chi non ci sta è fuori dal governo, a costo di non fare il governo»

giovedì, Ottobre 20th, 2022

di Paola Di Caro

L’aria che tira fa pensare che la lista dei ministri e quella che arriverà dei sottosegretari potrà subire cambiamenti non di poco peso . Si parla molto di un possibile cambio alla Difesa proprio per dare un segnale di ferreo impegno militare

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ROMA- Le parole. E quegli applausi entusiasti dei parlamentari quando Silvio Berlusconi quasi irride Zelensky, momenti che secondo i fedelissimi di Giorgia Meloni rappresentano «il livello più infimo mai raggiunto da Forza Italia».

È stato tutto incredibilmente troppo, alla vigilia delle Consultazioni e a pochi giorni dal suo prevedibile incarico, perché la leader di Fratelli d’Italia non uscisse allo scoperto. Per rassicurare gli alleati internazionali, della Nato ed europei. Per avvertire i riottosi leader della coalizione che così non si può più continuare. Per ribadire che andrà dritta per la sua strada, sulla linea politica e sulla scelta della squadra. E per gridarlo quasi: o ci si comporta seriamente, rispettando il programma e i punti fermi su cui si fonda la coalizione, o «non si fa il governo».

A sera dunque, dopo un’altra giornata difficilissima, dopo lo sdegno, la ricerca di contromisure, i contatti frenetici, Meloni diffonde una nota durissima e fermissima. Che serve in primo luogo a dire al mondo che sarà lei e sempre più lei a garantire sull’affidabilità internazionale dell’Italia, non altri. Sia per la posizione sempre assunta, sia nella scelta delle persone più affidabili che entreranno nella sua squadra.

«Su una cosa sono stata, sono, e sarò sempre chiara. Intendo guidare un governo con una linea di politica estera chiara e inequivocabile. L’Italia è a pieno titolo, e a testa alta, parte dell’Europa e dell’Alleanza atlantica. Chi non fosse d’accordo con questo caposaldo non potrà far parte del governo, a costo di non fare il governo». Senza citare mai Berlusconi, Meloni insiste: «L’Italia con noi al governo non sarà mai l’anello debole dell’occidente, la nazione inaffidabile tanto cara a molti nostri detrattori. Rilancerà la sua credibilità e difenderà così i suoi interessi». E lo farà solo con chi ci sta: «Su questo chiederò chiarezza a tutti i ministri di un eventuale governo. La prima regola di un governo politico che ha un forte mandato dagli italiani è rispettare il programma che i cittadini hanno votato».

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Draghi e il suo addio: «I miei venti mesi straordinari»

giovedì, Ottobre 20th, 2022

di Monica Guerzoni

Il saluto del premier: ho imparato molte cose. Il ringraziamento di Mattarella: un lavoro eccellente

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Roma – Mario Draghi saluta, ringrazia e infila negli scatoloni la foto in cornice che lo ritrae con la squadra di governo sullo scalone di Palazzo Chigi. È il giorno degli addii e il dono pensato dalle ministre uscenti arriva al termine dell’ultimo Consiglio dei ministri. «È un ricordo molto bello, grazie a tutti», ricambia il presidente leggendo il biglietto. Di ritorno dal pranzo al Quirinale, in vista del Consiglio Ue, Draghi porta a tutti i ministri l’omaggio del presidente Sergio Mattarella, che ha ringraziato l’intero governo «per l’eccellente lavoro svolto e i lusinghieri risultati ottenuti».

Quanto al suo, di lavoro, il quasi ex capo del governo di unità nazionale è convinto di aver fatto le cose nel migliore dei modi. Lo dice lui stesso durante il breve saluto con i giornalisti: «Cosa ho imparato? Troppe, troppe cose… È stata un’esperienza straordinaria, di cui sono straordinariamente contento e che finisce in maniera molto soddisfacente. La cosa più importante è la buona coscienza del lavoro fatto». Draghi ringrazia i «chigisti» che lo hanno seguito in questi mesi difficili tra «pandemia, guerra e crisi energetica», riconosce all’informazione di aver svolto «un servizio fondamentale e straordinario, per i cittadini e per la democrazia italiana». E rivendica di aver risposto sempre alle domande «al meglio possibile e con tutta la sincerità», per il profondo rispetto «che si deve a una stampa libera».

Il pensiero dei giornalisti corre alla conferenza stampa dello scorso maggio, quando il premier criticò duramente l’intervista del ministro russo Lavrov su Rete4. Nel Paese di Putin «non c’è libertà di espressione», sottolineò Draghi, mentre «in Italia c’è libertà di esprimere le opinioni, anche quando sono false e aberranti».

Scherza sulle tante, lunghissime conferenze stampa alle spalle («nessuno di voi se lo aspettava») e prova a sfuggire alle curiosità dei giornalisti: «Non ci sono domande, vero?». Ecco invece che la domanda su Berlusconi e Putin arriva e Draghi chiede pietà: «Basta, basta!». È ottimista sul futuro dell’Italia? Il presidente di nuovo sfugge, agitando le mani in segno di saluto e muovendosi verso l’uscita: «Grazie». E poi, tornando sui suoi passi: «Se non rispondo questo viene interpretato come una risposta». Non è finita. E le foto di Mussolini nei palazzi, vanno rimosse o no? «Ho detto che non rispondo. Basta. E non applaudite!».

Nel pomeriggio, l’ultimo Cdm. All’ordine del giorno c’è il decreto legge con le misure urgenti per arginare la crisi energetica e prorogare fino al 18 novembre la riduzione delle accise sui carburanti. Sul tavolo anche il parere dell’Ufficio parlamentare di bilancio, in cui è scritto che gli interventi in favore delle famiglie attivati dal governo hanno attenuato dell’88% l’impatto dell’inflazione su 5 milioni di famiglie meno abbienti. Draghi legge i numeri e poi, senza dissimulare l’orgoglio, condivide con i ministri l’ultima riflessione politica del suo mandato: «Qualcuno ci ha accusati di non aver fatto nulla sul piano sociale, ma finalmente emerge la verità sul lavoro che abbiamo fatto». Niente nomi, ma è chiaro che la frecciata è rivolta a Giuseppe Conte.

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Il Terzo polo è già fuso. Calenda al Colle da solo. Renzi parte per l’estero

mercoledì, Ottobre 19th, 2022

Laura Cesaretti

«Ma quale gelo tra me e Renzi? É proprio destituito di ogni fondamento», dice Carlo Calenda. «Ci sentiamo tutti i giorni. È incredibile che si facciano deduzioni sulla delegazione».

Dal Terzo Polo si liquidano così le voci di «dissapori» tra i due leader, «gonfiate ad arte dal Pd», accusano, dopo l’annuncio che la delegazione che salirà al Quirinale per le consultazioni sarà composta da Carlo Calenda, dalla ex ministra renziana Teresa Bellanova e dai due capigruppo eletti ieri: il calendiano Matteo Richetti alla Camera e Raffaella Paita di Italia viva al Senato. Una divisione dei compiti ovvia, spiega il senatore renziano Ivan Scalfarotto: «Abbiamo deciso insieme, dall’inizio della campagna elettorale, che il ‘frontman’ sarebbe stato Calenda. In che veste Renzi avrebbe dovuto partecipare alle consultazioni? Mica fanno come i due carabinieri che si marcano a vicenda». Tanto più che l’ex premier, si spiega, nei prossimi giorni ha una serie di impegni all’estero, e – incassata l’ennesima clamorosa assoluzione giudiziaria, questa volta per i suoi genitori – sarà in viaggio. Ma «interverrà in aula quando ci sarà il dibattito sulla fiducia – spiega Scalfarotto – Il Terzo Polo procede spedito: a novembre ci sarà la formalizzazione della federazione e andiamo rapidamente verso il partito unico».

Non che tutto fili liscio tra i due leader della formazione riformista, entrambi caratterialmente accentratori e ingombranti: Renzi, abilissimo nelle manovre politiche e parlamentari, è pronto a giocare le sue partite quando ci saranno i margini per farlo (ad esempio nella scelta dei presidenti delle commissioni di garanzia, come il Copasir e la Vigilanza Rai, dove il voto si giocherà su margini molto ristretti e la maggioranza potrebbe dividersi). Mentre Calenda sta attento a non lasciare margini di ambiguità nei rapporti col centrodestra: «Non siamo disponibili» a far parte della maggioranza di governo nel caso in cui la destra rompesse, ha spiegato due sere fa intervenendo a «Che Tempo che fa». «Diciamo no così come abbiamo detto no ai Cinque Stelle». Quanto a Renzi, «bisogna chiederlo a Renzi, ma per noi è no».

Insieme, però, i due denunciano l’inciucio tra Pd e grillini di Giuseppe Conte per spartirsi le cariche istituzionali che spettano all’opposizione, e escludere gli ingombranti terzopolisti dalla partita. Mentre il segretario dem accusa il Terzo Polo di «provocazioni e attacchi insopportabili: sembra che il campo dell’opposizione si debba ridurre a cosa dicono loro di noi. È una cosa francamente insostenibile». La replica di Calenda è secca: «Nessun attacco insopportabile, Enrico.

Ma la constatazione che avete raggiunto accordo con il M5S per spartirvi le vicepresidenze. Amen. Per quanto ci riguarda ti abbiamo mandato un piano sulla riduzione delle bollette proponendo di discuterne insieme. Aspettiamo risposta».

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Meloni su Berlusconi: «Perché queste uscite? Per rendermi la vita difficile»

mercoledì, Ottobre 19th, 2022

di Paola Di Caro

La presidente di FdI ai suoi: Berlusconi è fatto così, lo scorpione con la rana punge anche se sa che morirà

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Ufficialmente è «no comment», seguito da una eloquente postilla: «Freddo silenzio». Ma la verità è che il ciclone Berlusconi che si è abbattuto ieri sulla maggioranza ha fatto infuriare Giorgia Meloni. «Siamo tutti senza parole…», allargano le braccia i fedelissimi: «Giorgia deve lottare contro tutto». Divisi tra chi pensa che ci sia qualcosa sotto nel dipanarsi impazzito della giornata di ieri e chi invece che il Cavaliere parli ormai «in libertà», abbia come «perso i freni inibitori» e dica «tutto quello che gli passa per la testa».

Lei, che già aveva faticato a chiudere l’incidente del non voto a La Russa e il foglietto del Cavaliere, è sicuramente tra i sospettosi: in Forza Italia, è il suo timore, c’è chi vuole «rendermi la vita difficile». Magari non con un sabotaggio studiato nei particolari, ma con un clima fatto di parole e azioni per rendere il cammino del suo governo più accidentato. O almeno per limitarne una leadership che Berlusconi continua a far fatica a riconoscerle.

Troppi i segnali lasciati sul campo in una giornata infinita, è stato il ragionamento fatto con i suoi. Le pretese di Berlusconi sul ministero della Giustizia, che ha detto di considerare certo per la sua Casellati , quando «avevo detto chiaramente che non c’era nessuna decisione e che prima era bene che andasse a parlare con Nordio, che è la persona giusta»; lo snocciolare da parte dell’ex premier la lista della delegazione azzurra senza alcun rispetto per il ruolo di Mattarella; l’accenno al suo «uomo che lavora a Mediaset», che «cosa mai c’entrava? — si è sfogata —. Che intendeva? Io ho conosciuto Andrea che già lavorava a Mediaset, e non mi pare che grazie a me abbia avuto alcun favore. È un’uscita incredibile…».

E poi, la clamorosa dichiarazione sulla Russia . «Possibile che abbiano permesso che quelle parole uscissero fuori dalla riunione? Nessuno controlla? Perché lo lasciano libero di parlare a ruota libera, sapendo come è fatto Berlusconi? E soprattutto, perché lo fanno dopo averlo montato, eccitato, alimentato di rabbia?», la domanda che ieri pomeriggio si facevano tutti nella riunione. Perché come ha ripetuto Meloni che scherzando già nei giorni scorsi aveva usato l’immagine, è vero che «Berlusconi è come lo scorpione con la rana: punge anche se sa che morirà anche lui, come lo scorpione è “fatto così”, è più forte di lui». Ma «quando ha parlato con me sembrava molto più ragionevole. Poi torna dai suoi fedelissimi ed ecco qui…».

Nel partito quindi si punta il dito sul suo entourage , da Ronzulli a Miccichè a Gasparri, anche se la neo capogruppo a chi era con lei quando sono state diffuse le dichiarazioni bomba del Cavaliere era sembrata «sorpresa davvero». In ogni caso, adesso bisogna pensare alle contromisure. Meloni è convinta che ancor più tocchi a lei comporre la lista dei ministri come le parrà opportuno.

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Il terreno minato tra posizionamenti e boicottaggi. L’incognita sul fattore Lega

mercoledì, Ottobre 19th, 2022

di Francesco Verderami

E in Forza Italia c’è chi scommette in un cambio nel giro di un anno. Da una parte Meloni e i centristi, dall’altra Berlusconi. Salvini, per ora, è in mezzo

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Festeggiamenti per la proclamazione di Licia Ronzulli a nuova capogruppo di Forza Italia a Palazzo Madama

Il cammino verso la nascita del governo somiglia a una Via Crucis. E non è che l’inizio. Perché se è vero che «Berlusconi se l’è legata al dito con Meloni», come racconta un dirigente di Forza Italia, allora si capisce il motivo per cui nel partito del Cavaliere ci sia chi scommette su un’esperienza di breve durata per la premier in pectore. E preannunci addirittura un rivolgimento nel Palazzo già «nel giro di un anno»: con un gabinetto di emergenza nazionale pronto a subentrare. Il punto non è stabilire quanto verosimile sia lo scenario. Il tema è che questo clima nel centrodestra precede le consultazioni al Quirinale. E non si capisce come i leader possano recarsi insieme da Mattarella, visto che le intese tra coalizzati reggono solo dalla sera alla mattina.

La verità è che la competizione elettorale si è trasformata in una guerra di posizionamento. E c’entra fino a un certo punto il braccio di ferro sui ministeri. La questione riguarda il riconoscimento della leadership di Meloni e ciò che ne potrebbe conseguire: una diversa geografia politica dell’area che per oltre vent’anni è stata egemonizzata dal Cavaliere e che Salvini aveva provato a conquistare senza riuscirci. Insomma, per Forza Italia e Lega sarebbe una battaglia per la sopravvivenza. Così le sortite che si susseguono dal 26 settembre vanno interpretate come una operazione di boicottaggio nei confronti della presidente di FdI e del suo tentativo. Dalle ripetute richieste di un nuovo scostamento di bilancio da parte del capo del Carroccio, si è arrivati alle esternazioni dell’ex premier.

Non c’è dubbio che Meloni otterrà l’incarico per formare il governo e riceverà la fiducia delle Camere, ma la sua strada — già impervia — ieri è stata trasformata da Berlusconi in un terreno minato. Perché il Cavaliere non poteva non sapere delle avversità internazionali verso il primo gabinetto italiano guidato da una rappresentante della destra, quando ha parlato dell’«amico Putin» e della sua contrarietà alle sanzioni contro la Russia. Il fatto che poco dopo abbia smentito sé stesso, ricordando il sostegno di Forza Italia all’Ucraina, non cancella il danno d’immagine a Meloni. E l’attacco indiretto portato all’azzurro Tajani, che dovrebbe andare agli Esteri.

Nelle cancellerie occidentali si aspettano che la futura presidente del Consiglio tenga fede all’impegno di varare subito il sesto decreto per l’invio di armi a Kiev. Ma nei resoconti diplomatici da Roma verrà riportata nello stesso giorno anche l’esternazione della terza carica dello Stato italiano, che non ha citato la guerra d’invasione russa nel suo discorso d’insediamento alla Camera e che ieri ha avvisato sui rischi per le sanzioni contro la Russia. Così, oltre a fronteggiare il rimbalzo internazionale, Meloni deve rintuzzare le critiche delle forze di opposizione, persino quelle del «pacifista» Conte.

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Calenda: «Il Pd andrebbe con i Cinque Stelle anche se fossero i nazisti dell’Illinois»

martedì, Ottobre 18th, 2022

di Maria Teresa Meli

Il leader di Azione: costruiremo noi un grande partito riformista

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Carlo Calenda, niente vicepresidenze di Camera e Senato per il Terzo polo…
«Se da qui a mercoledì non ci sono novità non parteciperemo al voto perché una delle opposizioni è esclusa dall’accordo Pd-M5S, il che fa capire che sotto traccia un’intesa tra di loro su tutto c’è già. I dem non avendo più nessuna idea scelgono sulla base della consistenza elettorale. Dicono: i 5 Stelle hanno più voti andiamo con loro. Fossero i nazisti dell’Illinois farebbero lo stesso».

Lei continua a non parlare con Letta?
«Letta non mi risponde. Non ho più sentito né lui né nessuno del Pd quindi anche sulle Regionali non abbiamo nessuna intesa. In Lombardia le strutture locali stanno lavorando per vedere se c’è lo spazio per un accordo ma nel Lazio non abbiamo notizie. Il Pd sta chiaramente puntando a rinsaldare i rapporti con il M5S e a escluderci».

Le ultime notizie sul nuovo governo e le trattative

In Lombardia no, però.
«Sì ma stanno lavorando a livello locale. A livello nazionale non c’è nessuna interlocuzione. A livello nazionale infatti il Pd ha già scelto e ha scelto il M5S come testimonia l’accordo che hanno fatto per escluderci dalle vicepresidenze di Camera e Senato».

Ma dopo il congresso dem non sarà possibile riallacciare i rapporti con il Pd?
«No. Credo che il Pd chiederà l’unità delle opposizioni, come fa sempre, dirà “buttiamoci tutti insieme contro la destra”».

E lei che risponderà?
«Non è questo il nostro progetto: noi pensiamo invece che vada offerta un’alternativa di governo. E siccome il Pd ha terminato il suo percorso di partito riformista il nostro obiettivo è costruire un grande partito riformista italiano, altrimenti si continuerà sempre con lo schema “fascisti contro comunisti”».

Lei ha detto porte aperte ai dem riformisti, ma nessuno è venuto a bussare da voi…
«È troppo presto. Ora sono gli amministratori locali del Pd a venire da noi, poi vedremo se verrà l’area riformista. Ma sinceramente io penso che loro non verranno perché lì prevale la cultura dei miglioristi, che stanno dentro qualsiasi cosa succeda. Possono dissentire ma alla fine hanno una convenienza a stare dentro. Questo vale per Irene Tinagli come per Giorgio Gori. Anche di fronte all’alleanza con i 5 Stelle trovano sempre il modo di stare zitti e di adeguarsi. Non capiscono che il partito è sempre in mano ai soliti quattro: Zingaretti, Bettini, Orlando e Franceschini».

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Governo, Meloni e le ultime notizie sulle trattative | Berlusconi: Cattaneo capogruppo alla Camera, Ronzulli al Senato

martedì, Ottobre 18th, 2022

di Redazione Online

Le news in diretta sulla formazione della nuova squadra di governo, dopo le elezioni del 25 settembre: Meloni, i possibili ministri e tutti gli aggiornamenti

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• Il giorno dopo l’incontro tra Giorgia Meloni e Silvio Berlusconi alla sede romana di Fratelli d’Italia la squadra del nuovo governo appare sempre più chiara.
• Chi potrebbero essere i futuri ministri del governo Meloni.
• Berlusconi in una lettera ai parlamentari di Forza Italia indica come capigruppo rispettivamente Alessandro Cattaneo alla Camera e Licia Ronzulli al Senato.

Ore 10:03 – Donzelli: FdI manterrà gli stessi capigruppo

Sui capigruppo «Fratelli d’Italia manterrà gli stessi, gli uscenti. Vedremo in futuro se sarà necessario fare delle modifiche. In questa fase serve un accompagnamento per mano da parte dei capigruppo uscenti», ha detto il responsabile dell’organizzazione di Fdi Giovanni Donzelli in collegamento a Rtl 102.5.

Ore 09:31 – Berlusconi: Cattaneo capogruppo alla Camera, Ronzulli al Senato

«Per dare ancora più forza ai nostri gruppi, valorizzando le capacità e le risorse che abbiamo, la mia indicazione come nuovi capigruppo è per l’onorevole Alessandro Cattaneo alla Camera e per la senatrice Licia Ronzulli al Senato».

Lo scrive il leader di Fi Silvio Berlusconi in una lettera ai parlamentati azzurri in vista dell’elezione nel pomeriggio dei capigruppo di Camera e Senato.

IL GIORNALE

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