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Eurogruppo, perché è un accordo «ambiguo» (e perché tutti possono dire di aver vinto)

Confindustria promuove le misure Ue: “Voto 7”

Coronavirus in Italia, ieri oltre diecimila denunciati. Centocinque i medici morti

Olanda, bufera su presentatore tv: “Inutile salvare anziani obesi e fumatori”

Eurogruppo, perché è un accordo «ambiguo» (e perché tutti possono dire di aver vinto)

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di Federico Fubini

Eurogruppo, perché è un accordo «ambiguo» (e perché tutti possono dire di aver vinto)

Il linguaggio spesso convoluto della diplomazia europea definisce accordi come quelli di ieri sera all’Eurogruppo, il club dei ministri finanziari dell’euro, come un esempio di «ambiguità costruttiva». Significa che tutti sono in grado di sostenere di aver ottenuto un piccolo pezzo del trofeo della vittoria ed esso non appartiene per intero a nessuno. Purtroppo la vittoria per il momento in Europa arride a un organismo circa 600 volte più piccolo del diametro di un capello, SARS-CoV-2, ma proprio per questo è il caso di provare a spiegare quali sono le difese comuni che sul piano delle politiche economiche e di bilancio l’Unione europea e in particolare la zona euro stanno provando a mettere sul terreno. Con i loro indubbi limiti, gli spiragli di qualcosa di più e i potenziali punti di forza. bruxelles

Eurogruppo, l’accordo spiegato punto per punto: chi vince e chi perde

di Giuliana Ferraino

Il linguaggio

Innanzitutto le definizioni, che nel gergo europeo sono importanti. Il comunicato dell’Eurogruppo parla di «sfida senza precedenti come conseguenze socio-economiche molto gravi». Per questo i ministri, ripetendo alla lettera le parole usate per prima da Angela Merkel, si dicono «impegnati a fare tutto il necessario» (ai tempi di Mario Draghi, in un grado di rassicurazione impercettibilmente più alto, la Banca centrale europea si disse impegnata a fare «qualunque cosa serve»). C’è poi anche un riconoscimento che nessun Paese è al sicuro se altri cadono in una depressione e in una grave crisi finanziaria a seguito della pandemia: i ministri prendono «in conto gli effetti di spill-over (sconfinamento degli impatti economico-finanziari, ndr) e e dei legami reciproci fra le nostre economie».

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nonsolofole @ Aprile 10, 2020

Confindustria promuove le misure Ue: “Voto 7”

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Italian businessman and president of Confindustria Vincenzo Boccia (General Confederation of Italian...
Italian businessman and president of Confindustria Vincenzo Boccia (General Confederation of Italian Industry) gives a press conference during the 45th edition of the annual “The European House Ambrosetti” forum on economy on September 8, 2019 at Villa D’Este in Cernobbio, near Como, northern Italy. (Photo by Marco BERTORELLO / AFP) (Photo credit should read MARCO BERTORELLO/AFP via Getty Images)

Il presidente di Confindustria Vincenzo Boccia, ai microfoni di Radio 24, si è detto soddisfatto dall’accordo raggiunto ieri sera dall’Eurogruppo riguardo alle misure economiche per contrastare l’emergenza coronavirus: “Inizia ad esserci una consapevolezza politica europea. Voto 7”.

Secondo Boccia “servono sia il Mes senza condizioni, sia gli eurobond” per superare la crisi. Le risorse messe in campo dall’Ue “sono importanti. Se bastano? Dipenderà dalla durata dell’emergenza”. 

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nonsolofole @ Aprile 10, 2020

Coronavirus in Italia, ieri oltre diecimila denunciati. Centocinque i medici morti

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La mappa aggiornata dei contagi in Italia e tutti i grafici

Un aumento nel numero dei malati, 1.615 più di ieri e a quota 96.877, ma un calo per il sesto giorno di fila dei ricoveri nelle terapie intensive: la Protezione civile parla di “usccesso”, pur se sono oggi 18.279 le vittime, 610 più di ieri, ma 10 regioni, nel centrosud principalmente e la provincia autonoma di Bolzano, hanno un numero di morti giornaliero inferiore a 10. I dati italiani forniti oggi confermano, per il sesto giorno consecutivo, che la fase peggiore dell’emergenza coronavirus sembra essere passata. Tra i dati negativi l’aumento dei medici morti arrivati a quota 105. Secondo l’Istat in 33 comuni lombardi decessi decuplicati a marzo.

Intanto l’Oms ribadisce che “la politica dovrà valutare quali sono i rischi” e che “la scienza consiglia estrema cautela”. L’ennesimo monito arriva da Ranieri Guerra, vicedirettore generale Iniziative strategiche Oms, che rimarca: “Una conoscenza che ancora non abbiamo sulla circolazione vera del virus nella popolazione e una valutazione che sia modellata sull’ipotesi di riapertura progressiva che tenga in considerazione la riapertura prioritaria per quanto riguarda la filiera economica e possa considerare misure di contenimento per le attività ludiche comunitarie”.

Viminale: ieri oltre diecimila denunciati

Gli inviti alla cautela evidentemente non sono sufficienti. Anche ieri oltre diecimila persone sono state denunciate per violazione delle restrizioni. Il Viminale ha reso noto che sono stati effettuati 286.912 controlli: 10.293 singoli sono stati sanzionati per aver violato i divieti, 62 per false dichiarazioni, 14 per violata quarantena. Sottoposti a controllo anche 99.223 eserciti commerciali: 161 i titolari sanzionati, per 33 è stata disposta la chiusura.

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nonsolofole @ Aprile 10, 2020

Olanda, bufera su presentatore tv: “Inutile salvare anziani obesi e fumatori”

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Giorgia Baroncini

“Stiamo salvando gli ottantenni obesi che fumano. È bene bilanciare gli interessi, chissà quanti danni economici comporterà il salvataggio di persone che sicuramente potrebbero morire entro due anni”.

Queste sono le parole choc del giornalista e conduttore televisivo olandese Jort Kelder. Dichiarazioni forti che non sono piaciute al pubblico e hanno subito scatenato una bufera in Olanda. Mentre tutto il mondo sta combattendo una dura battaglia contro il coronavirus, il giornalista non ha usato mezzi termini parlando in diretta tv.

Il 55enne, famoso conduttore televisivo con oltre 280mila follower su Twitter, è stato subito preso di mira sui social. Ai suoi fan e al pubblico in generale non è piaciuto il suo intervento sull’emergenza coronavirus. “Perché non vai a fare volontariato in una casa di cura così almeno ti rendi utile?”, si legge tra i commenti su Twitter, come riporta il Messaggero.

E così, travolto da una valanga di critiche, il giornalista e amico intimo del primo ministro olandese Mark Rutte, ha tentato di correggere il tiro. “Non stavo suggerendo di uccidere anziani obesi – si è giustificato Jort Kelder -. Cerchiamo di aiutarli, ma prestiamo anche attenzione all’economia. Pensiamo sempre alla salute, ma siamo sicuri che sia prioritaria rispetto all’economia?”. Una dichiarazione per allentare le tensioni e spegnere le polemiche sul caso ma che, a dire il vero, non è stata poi così tanto apprezzata dal pubblico.

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nonsolofole @ Aprile 10, 2020

Chi è Mark Rutte

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Mark Rutte, 53enne originario de L’Aia, la città sede dei poteri maggiori dei Paesi Bassi, è divenuto negli ultimi anni protagonista della politica europea.

Leader di saldo orientamento liberale, apertamente pro-mercato e fautore del rigore sui conti pubblici, guida il governo olandese dall’ottobre 2010, risultando il leader continentale più longevo dopo Angela Merkel. I suoi esecutivi hanno avuto il nocciolo duro nel suo Partito Popolare per la Libertà e la Democrazia (Vvd), decisore strategico dell’orientamento politico de L’Aia.

Rutte ha mediato e tessuto alleanze durature che hanno portato l’Olanda a divenire il terzo polo di influenza dopo Germania e Francia nell’Europa post-Brexit. Dalla crisi dei debiti sovrani a quella del coronavirus la sua linea politica si è sempre incentrata sul sostegno a una rigorosa applicazione dell’austerità sui conti pubblici, nell’appoggio a una ridotta solidarietà economica e finanziaria inter-europea, per una difesa degli strumenti di controllo sull’attività degli Stati del Sud Europa.

Rutte ha costruito intorno all’Olanda l’alleanza della Nuova Lega Anseaticablocco commerciale, patto economico e strumento pressione per portare avanti una linea politica liberista nelle istituzioni di Bruxelles. Nelle ore più calde della crisi del coronavirus si nota come la maggiore centrale del rigore in Europa non sia la Germania a guida Merkel ma l’Olanda di Rutte, capace di puntare a separare i benefici dell’appartenenza all’Unione (dal dumping fiscale al libero scambio) dai doveri di solidarietà. In un gioco rischioso per tutta l’Eurozona.

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nonsolofole @ Aprile 10, 2020

L’arte di dire e rincuorare

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di   Antonio Scurati

Arrivano momenti nella storia dei popoli nei quali le parole non solo sono importanti ma addirittura vitali. Questo è uno di quei momenti. Eppure, purtroppo, proprio ora quelle parole mancano, le bocche che dovrebbero pronunciarle tacciono. Mi riferisco all’oratoria politica, alla capacità del leader di guidare un popolo attraverso la sola forza della parola.

Il linguaggio umano verbale è prodigo di numerose funzioni: con le parole si può nominare, spiegare, descrivere, inventare, informare, raccontare, conoscere e via dicendo. Con le sole parole si può addirittura agire ma la prestazione più alta cui la parola umana possa elevarsi è niente meno che la sopravvivenza stessa. La lotta interminabile con cui la specie umana — costantemente sottoposta a minaccia mortale — tenta faticosamente di mantenersi in vita trova nella parola un alleato fondamentale.

Ciò accade soprattutto nei frangenti del dramma collettivo. È allora che il discorso pubblico può e deve persuadere a tenere linee di condotta prudenti (l’autoreclusione, nel nostro caso) o muovere a un agire straordinario (la militanza «eroica» del personale sanitario). Ma quel tipo speciale di parola può avere un raggio ancora più vasto: l’eloquenza pubblica può dare una versione accettabile di una realtà terribile. Non si tratta di mistificare, nascondere, ingannare. Al contrario, si tratta di narrazioni veritative che illuminino il dramma con una luce che lo renda sopportabile, che renda il vivere possibile e, in taluni casi estremi, anche il morire accettabile. Proteggere gli uomini dalla violenza brutale della realtà conferendole un senso. Rincuorare. Di questo è capace l’arte oratoria degli uomini eminenti nei frangenti drammatici.

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nonsolofole @ Aprile 10, 2020

I nemici nascosti della ripresa

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di Sabino Cassese

C’è unanimità di vedute: la ripresa, nella fase 2, ci sarà se ci liberiamo della burocrazia. Si propone di ridurne il peso, ripensarla, scavalcarla, saltarla, toglierla di mezzo, smantellarla, sconfiggerla. Ma, come ha osservato su questo giornale Daniele Manca il primo aprile, dietro questo nemico si nascondono in molti. È bene, allora, accertare dove sono le responsabilità, da dove vengono tutti i mali che attribuiamo alla burocrazia.

Primo: gli uffici pubblici si muovono su una trama che è disegnata dai legislatori (Parlamento e governo). I poteri degli uffici sono attribuiti dalle leggi, che ne disciplinano l’esercizio. Il codice vigente dei contratti, uno dei principali responsabili del deficit italiano di infrastrutture, è il frutto di numerose addizioni rispetto alle direttive europee (un fenomeno che si chiama «goldplating», placcare in oro), addizioni non necessarie, che hanno prodotto l’attuale stallo. Molte altre procedure potrebbero esser sfoltite, altre abbreviate, altre poste in parallelo, invece che in sequenza (una si svolge mentre avanza l’altra, invece che dopo l’altra), dotate di «corsie di emergenza» in caso di necessità. Questo eccesso legislativo è subito dalla burocrazia (che talvolta se ne fa scudo, e talora addirittura lo sollecita, per scaricarsi da responsabilità) e va imputato principalmente a chi adotta ogni giorno una procedura nuova che si aggiunge, senza mai sottrarre, a una precedente, a chi richiede un parere in più. Di questo sono responsabili in ultima istanza il Parlamento e il governo. Solo leggere l’ultimo decreto legge richiede – come ha osservato ieri su queste pagine Gian Antonio Stella – uno straordinario studio: figuriamoci quando si tratta di metterlo in pratica, come deve fare la burocrazia. Quindi, responsabile maggiore di questo agente patogeno è la politica (salvo poi lamentarsene).

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nonsolofole @ Aprile 10, 2020

Nuovo decreto per il contenimento del coronavirus e restrizioni fino al 4 maggio: riapriranno le librerie

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di Monica Guerzoni, Fiorenza Sarzanini

Nuovo decreto per il contenimento del coronavirus e restrizioni fino al 4 maggio: riapriranno le librerie

ROMA Il nuovo decreto del presidente del Consiglio è atteso per oggi e conterrà qualche piccola, cauta apertura dal valore simbolico. Librerie e cartolerie potranno tirare su le saracinesche dal 14 aprile e così le aziende che fabbricano macchine agricole, quelle che essiccano o lavorano il legno e le imprese di silvicoltura e, forse, i negozi di abbigliamento per neonati. Per il resto, la data da segnare in rosso nelle agende degli italiani è il 4 maggio: quel giorno, se tutto va bene, potrebbe allentarsi la stretta anche per i milioni di cittadini costretti da settimane in casa per l’esigenza di contenere il coronavirus. Ma gli anziani e le persone più a rischio dovranno essere protette più a lungo.

Riaperture scaglionate

La giornata di Palazzo Chigi è stata scandita da un vertice via l’altro, all’insegna del confronto più ampio possibile. Dopo il Consiglio dei ministri il premier si è chiuso con i capidelegazione e ha faticato non poco per placare le tensioni, vista la posizione di Italia viva che spinge per riaccendere i motori del Paese. Poi parti sociali, sindacati e Confindustria e a seguire le Regioni e i Comuni. Riunione cruciale, in cui si è lavorato per costruire un meccanismo che consentirà ai prefetti e ai presidenti di Regione di valutare riaperture scaglionate a seconda delle curve epidemiologiche del territorio. Più volte in videoconferenza Conte ha ripetuto il pensiero che in questi giorni lo tormenta: «Non possiamo rischiare di ripartire da capo».

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nonsolofole @ Aprile 10, 2020

Coronavirus, le ultime notizie dall’Italia e dal mondo

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n Italia, dall’inizio dell’epidemia, almeno 143.626 persone hanno contratto il virus Sars-CoV-2 e 18.279 morti (qui l’ultimo bollettino della Protezione Civile). Secondo gli ultimi dati della Johns Hopkins University, nel mondo i casi hanno superato il milione e mezzo (qui la mappa globale del contagio).

Ore 8.35 – New York, record di morti ma calo di ricoveri
Giornata nera per New York, dove si è registrato il maggior numero di morti per Covid-19, ma si è tirato un sospiro di sollievo per quanto riguarda i nuovi ricoveri, in calo. Ciò significa che le misure di distanziamento sociale adottate negli Stati Uniti stanno funzionando, ha detto il virologo Antony Fauci, a capo della task force della Casa Bianca contro il coronavirus. «Quello che stiamo facendo sta funzionando. Per quanto riguarda i morti è stata una brutta settimana. In effetti ogni giorno sembra registrare un record nel numero dei morti se paragonato al giorno precedente», ha detto Fauci. «Nello stesso tempo in cui vediamo un aumento di morti, vediamo anche una notevole diminuzione tra chi necessità di essere ricoverato», ha aggiunto.

Ore 8.25 – Anche Tokyo chiude ristoranti e bar (alle 20)
Stretta delle misure per il contenimento del coronavirus a Tokyo. La capitale giapponese è la più colpita del paese, dove a livello nazionale si sono registrati 5.530 contagi e 99 vittime. In particolare, come ha annunciato in una conferenza stampa il governatore di Tokyo Yuriko Koike, a partire da sabato i bar e i ristoranti della metropoli dovranno smettere di servire alcol alle 19 e chiudere alle 20; è una delle misure annunciate dopo il piano del governo varato nei giorni scorsi per evitare l’ulteriore espansione dell’epidemia da Covid-19.

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nonsolofole @ Aprile 10, 2020

Coronavirus, Conte teme una seconda ondata di contagi: governo pronto a estendere il lockdown fino al 3 maggio

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Le pressioni degli industriali delle Regioni del Nord sul governo e il miglioramento dei dati sull’emergenza coronavirus in Italia non sono bastati a convincere il premier Conte. Per ora niente riapertura, si va verso il prolungamento del lockdown fino al 3 maggio e intanto si valuta la possibilità di poche aperture mirate nell’ambito dei codici delle attività essenziali. “Prima di tutto viene la salute dei lavoratori”, è il messaggio del governo alle parti sociali.

L’esecutivo sceglie quindi la linea della massima cautela. L’annuncio arriverà nelle prossime ore, ma i contenuti sembrano certi: saranno rinnovate con un nuovo provvedimento tutte le misure di contenimento e le limitazioni agli spostamenti per altri 20 giorni concedendo solo aperture “mirate” per qualche attività produttiva, piccole imprese legate alla filiera alimentare e sanitarie, qualche azienda meccanica, forse cartolibrerie e librerie. Non solo: con una circolare il Viminale si appresta a rafforzare i controlli per Pasqua, chiedendo alle forze di polizia una particolare attenzione per evitare che gli italiani si riversino nelle seconde case.

Al momento non siamo nelle condizioni di riaprire le attività produttive perché rischieremmo di far risalire la curva dei contagi e di vanificare i risultati ottenuti, ha spiegato il premier Conte durante la videoconferenza con Regioni, Anci e Upi sottolineando che l’apertura a fine aprile avrebbe rappresentato un incentivo al movimento dei cittadini visti i due ponti in arrivo, il 25 aprile e il 1 maggio. Due weekend, come quello di Pasqua, che giù da giorni sia il Comitato tecnico-scientifico sia il Viminale avevano indicato come a rischio “esodo” nel caso in cui si fossero concesse delle aperture. E infatti la circolare del Viminale per intensificare i controlli nelle festività pasquali verrà replicata anche per i due ponti.

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nonsolofole @ Aprile 10, 2020

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