Headlines nonsolofole

Contagi su, immunizzati giù. L’inversione di tendenza che comincia a preoccupare

Stop ai negoziati col Tesoro. Salta la vendita di Mps. Parte la caccia a 2,5 miliardi

Ruocco: “Al Paese serve il terzo polo, correntisti e dipendenti non resteranno indietro”

Pnrr, più soldi e assunzioni per gestire i beni confiscati alle mafie

Contagi su, immunizzati giù. L’inversione di tendenza che comincia a preoccupare

Posted in: Salute | Comments (0)

Maria Sorbi

Nulla di paragonabile con lo scorso anno di questi tempi, ma negli ultimi giorni i numeri del virus hanno registrato un’inversione di tendenza. Le vaccinazioni vivono una fase di stallo, dopo l’impennata di appuntamenti fissati prima che scattasse l’obbligo di green pass sul luogo di lavoro. E di contro i contagi sono in lieve ripresa (3.725 quelli di ieri).

Sono quattro, in base alla fotografia della Protezione civile, le Regioni a rischio epidemiologico moderato (Abruzzo, Campania, Friuli-Venezia Giulia, Piemonte) e un lieve aumento di casi si registra anche in Lazio e Lombardia.

Cosa sta succedendo? Qualche focolaio in giro per l’Italia c’è (anche a Bologna, nel Pistoiese, nel Napoletano) ma la situazione è assolutamente sotto controllo e si tratta più che altro di variazioni legare all’aumento dei tamponi post green pass obbligatorio: 407.715 quelli effettuati ieri. Il tasso di positività sale (ma resta sempre sotto l’uno, dallo 0,8 allo 0,9. «In Italia la risalita dei casi di Covid è, ad ora, probabilmente legata all’alto numero di tamponi antigenici che è stato innescato dal green pass obbligatorio sui luoghi di lavoro. Con le attuali coperture vaccinali dubito che possiamo osservare una vera ondata di contagi» commenta Pier Luigi Lopalco, epidemiologo e assessore alla Sanità della Regione Puglia.

In effetti la copertura vaccinale è all’82% se si considerano le persone con doppia dose e all’86% se si contano le persone con una dose sola, in attesa della seconda somministrazione. Percentuali che per mesi abbiamo considerato un miraggio e che oggi garantiscono un’immunità di gregge che ci protegge da nuove ondate. I tamponi sono schizzati alle stelle: oltre al record assoluto di martedì scorso (662mila), si aggirano su una media di 500mila al giorno e ovviamente «sballano» anche la statistica del numero dei casi positivi, aumentati solo in proporzione all’aumento dei test. E quasi mai degenerati in casi gravi. Tanto che ieri i decessi sono stati 24. «La situazione è sotto controllo» assicura Silvio Brusaferro, numero uno dell’Istituto superiore di sanità. Il dato chiave è il tasso di positività rispetto ai tamponi rimasto quasi invariato seppur con un leggero rialzo dallo 0,6 allo 0,8% negli ultimi sette giorni.

Tuttavia, poiché abbiamo imparato che la prudenza non è mai troppa, è bene tenere d’occhio due aspetti: il primo è l’arrivo del freddo e dell’influenza, che abbasseranno le difese immunitarie delle persone ed esponendole a contagi (soprattutto se non vaccinate), il secondo è quanto sta accadendo all’estero. In Inghilterra aumenta il numero dei positivi e la Russia registra un alto numero di decessi. L’indice di trasmissibilità della variante Delta è tra il 40 e il 60% superiore a quello del ceppo dell’anno scorso quando la curva epidemiologica stava andando fuori controllo portando a chiusure e coprifuoco.

Rating 3.00 out of 5

nonsolofole @ Ottobre 25, 2021

Stop ai negoziati col Tesoro. Salta la vendita di Mps. Parte la caccia a 2,5 miliardi

Posted in: Economia - Lavoro | Comments (0)

Cinzia Meoni

Unicredit e il Tesoro ufficializzano il divorzio su Monte Paschi a ridosso dell’apertura di una nuova settimana borsistica. E da questa mattina la parola torna a Piazza Affari: da un lato per Mps stringono i tempi per provvedere al rafforzamento di capitale (almeno i 2,5 miliardi previsti dal piano stand alone, su cui l’Europa deve deliberare, anche se non mancano stime più elevate), dall’altro Unicredit rischia di rimanere «zitella», in un momento in cui le banche italiane accelerano nel consolidamento. Dopo l’escalation di indiscrezioni nel corso della giornata di sabato, ieri pomeriggio il gruppo di Piazza Gae Aulenti e il Mef (che di Rocca Salimbeni ha il 64% del capitale) hanno comunicato, in uno stringatissimo comunicato stampa congiunto, il naufragio o meglio «l’interruzione dei negoziati relativi alla potenziale acquisizione di un perimetro definito di Mps», sottolineando che la rottura è avvenuta «nonostante l’impegno profuso da entrambe le parti». A parole nessuno strappo definitivo.

La trattativa si sarebbe scontrata sulle divergenti valutazioni degli asset e sulla definizione del perimetro della banca senese oggetto dell’operazione e, di conseguenza, su dote ed esuberi da riconoscersi a Unicredit per sobbarcarsi la travagliata banca senese. Andrea Orcel, ad dell’istituto di Piazza Gae Aulenti, era stato chiaro che avrebbe rilevato solo gli asset di suo interesse e che assicurassero la «neutralità di capitale» e la crescita del 10% dell’utile per azione. E, terminata la due diligence, il conto finale per lo Stato pare si fosse assestato a non meno sette miliardi di euro. Troppo per Palazzo Chigi che, in assenza di una soluzione di compromesso, ha quindi deciso di passare oltre. «Tre quarti del governo era contro l’operazione. C’era un problema di sovraesposizione in alcune zone d’Italia», ha dichiarato Lando Maria Sileoni, leader della Fabi: «Non permetteremo nessun licenziamento». Ma, senza interlocutori alternativi in grado di portare a termine una integrazione di Rocca Salimbeni (del Fondo Apollo, il primo ad aver chiesto l’accesso al data room di Mps si sono perse le tracce), per il Tesoro il tempo stringe. Salvo proroga da parte della Commissione Europea, che finora non è stata chiesta, entro fine anno il Mef dovrà definire l’uscita da Siena e prevedere una iniezione di capitale in accordo con Francoforte e Bruxelles. «Riteniamo che debba essere risolto il nodo cruciale della ricapitalizzazione e, attraverso la proroga dei termini concordati con la Ue per l’uscita dello Stato dal capitale della banca, ricercate altre possibili soluzioni, hanno sottolineato i vertici di Fisac-Cgil. Il risultato è tutt’altro che scontato per la banca più antica del mondo su cui nel frattempo Roma potrebbe iniziare a programmare interventi mirati (come, d’esempio, la cessione dei crediti incagliati ad Amco e degli sportelli del centro-sud a Mcc) per alleggerire l’inevitabile iniezione di capitale. Sul mercato intanto serpeggia il timore che, ancora una volta, e salvo colpi di scena, si assista a un rush finale di fine anno per mettere in sicurezza Mps.

Rating 3.00 out of 5

nonsolofole @ Ottobre 25, 2021

Ruocco: “Al Paese serve il terzo polo, correntisti e dipendenti non resteranno indietro”

Posted in: Politica | Comments (0)

Luca Monticelli

«L’Europa ci darà più tempo» per privatizzare Mps. Ma bisognerà far capire a Bruxelles che questo termine serve al governo «per affrontare un tema, quello della presenza del capitale pubblico nelle banche, in un’ottica di funzionalità con il Pnrr». Carla Ruocco, deputata del Movimento 5 stelle e presidente della commissione d’inchiesta sul sistema bancario, dopo lo stop delle trattative tra Tesoro e Unicredit rilancia l’idea di «un terzo polo bancario che faccia della territorialità il suo elemento distintivo». Ai dipendenti e correntisti di Mps fa una promessa: «Nessuno sarà lasciato indietro».

Presidente, è sorpresa dell’epilogo della trattativa tra il Tesoro e Unicredit?
«Seguivo come tutti quello che da subito è sembrato essere un confronto serrato su aspetti dell’operazione tutt’altro che secondari: cioè il livello dei rischi di credito, finanziari, operativi e legali insiti nella cessione di Mps. Ossia cosa cedere, con quale personale e con quale dotazione di capitale». Ha fatto bene il governo a non assecondare le pretese di Unicredit che imponevano una spesa di 7 miliardi per le casse dello Stato?
«Ad esser sincera, a me pare che giustamente le preoccupazioni del Mef siano state più complesse. E cioè di valutare, alla luce delle richieste avanzate dal potenziale acquirente, quale sbocco dare alle parti di Mps dichiarate non di interesse. Senza dimenticare il futuro occupazionale di migliaia di dipendenti, oltre un terzo dei 20 mila oggi presenti. Così come i benefici fiscali concessi e l’entità di una nuova iniezione di mezzi freschi. Ripeto, io credo che il Mef abbia – e penso non avrebbe potuto fare altrimenti – valutato l’insieme di questi aspetti, tutti comunque destinati a riverberarsi, in un modo o nell’altro, sulla collettività nel caso in cui si fosse passivamente assecondato questo approccio “selettivo”».

E adesso cosa succede? L’Europa concederà un’altra proroga per rinviare la privatizzazione di Mps?
«Credo che l’Europa non avrà difficoltà ad assecondare una nostra richiesta, soprattutto se la si presenterà in un certo modo».

Rating 3.00 out of 5

nonsolofole @ Ottobre 25, 2021

Pnrr, più soldi e assunzioni per gestire i beni confiscati alle mafie

Posted in: Economia - Lavoro | Comments (0)

Giuseppe Pignatone

Il 13 settembre 1982, la legge Rognoni-La Torre metteva nelle mani dello Stato un’arma potente di contrasto ai mafiosi: la confisca dei loro beni. Da allora, ne sono stati definitivamente acquisiti oltre 36 mila, per un valore di molti miliardi di euro e, a partire dal luglio 2008, la procedura è stata estesa anche ad altri soggetti socialmente pericolosi come corrotti, evasori fiscali, bancarottieri. La metà di tali bene – circa 18.000 – sono già stati destinati dall’apposita Agenzia nazionale per finalità istituzionali e sociali, come previsto dalla legge di iniziativa popolare approvata il 7 marzo 1996, grazie al milione di firme raccolte da Libera.

Se, infatti, nel 1982 era stato finalmente introdotto il principio secondo cui i boss condannati andavano spogliati delle loro ricchezze, solo 14 anni dopo la legge (la 109/96) avrebbe chiarito che la confisca dei beni non solo toglie alle organizzazioni mafiose il potere del denaro accumulato illegalmente, ma ha una valenza etica, sociale ed economica: restituire quei beni alle collettività e ai territori che hanno subìto la presenza delle cosche e creare circuiti virtuosi di crescita.

L’utilizzo dei beni confiscati interessa oggi 17 regioni su 20 ed è un fenomeno imponente che vede agire molti protagonisti: in primo luogo i Comuni, che possono destinare gli immobili ricevuti dall’Agenzia sia a finalità istituzionali (uffici pubblici, caserme) sia sociali (residenze per anziani o soggetti in difficoltà, scuole e asili, housing sociale ecc.). Tali finalità possono essere perseguite direttamente o tramite associazioni e cooperative appartenenti al cosiddetto terzo settore, espressione del mondo religioso, ma anche di altri segmenti della nostra società, che dimostra anche in questo caso potenzialità insospettate e la capacità di ottenere, operando in silenzio e tra mille difficoltà, grandi risultati.

C’è poi il nodo cruciale delle imprese confiscate, su cui ho già scritto su questo giornale (si veda Salvare le imprese dai clan, del 14 aprile 2020). Comunque anche in questo settore non mancano risultati positivi: è di poche settimane fa la notizia della confisca definitiva di beni per circa 460 milioni di euro, comprendenti oltre 500 unità immobiliari e 13 aziende, queste ultime impegnate con successo, sotto la responsabilità del Tribunale e degli amministratori giudiziari, nella gestione del porto turistico di Ostia.

Rating 3.00 out of 5

nonsolofole @ Ottobre 25, 2021

Londra, dopo il boom di contagi Johnson fa retromarcia: Green Pass e mascherine al chiuso per l’inverno

Posted in: Esteri | Comments (0)

Giulia d’Aleo

Il Regno Unito fa un passo indietro sull’allentamento delle restrizioni e valuta il passaggio a un più stringente «Piano B». Il cambio di rotta del governo di Boris Johnson sulla strategia per combattere il Covid potrebbe consistere in un ripensamento morbido delle misure, dalle mascherine allo smart working, e nell’adozione di una versione light del Green Pass.

L’attivazione di un piano B per l’inverno in Inghilterra è stato richiesto a grande voce dai laburisti, nonostante i contagi siano finalmente in diminuzione dopo le ultime settimane di fuoco. Oggi, per la prima volta dopo undici, giorni i positivi rimangono sotto i 40 mila casi nel Paese –fermandosi a 39.962, quindi non molto distanti –, quasi 5000 in meno della media di 44mila registrata negli ultimi giorni. Anche i numeri sui decessi sono migliorati per il secondo giorno di fila e si assestano a 72 morti contro i 135 di ieri. 

Tuttavia, l’impennata delle scorse settimane ha reso evidente che il vaccino da solo non basta, anche se ad averlo in doppia dose è ormai l’80% della popolazione over 12. L’effetto barriera è evidente, dato che i ricoveri in terapia intensiva sono di gran lunga inferiori a quelli delle precedenti ondate pre-vaccino – si parla di circa 6mila posti occupati contro gli oltre 34mila di gennaio – ma non è sufficiente. Soprattutto si teme non sia abbastanza efficace contro la minaccia della sotto-variante del ceppo Delta, la famigerata e ancora più aggressiva «Delta Plus». La scorsa settimana, una persona ogni 55 era ammalata di Covid, il numero più alto dalla fine di gennaio. L’arrivo dell’inverno poi, e delle influenze che porta con sé, potrebbe contribuire a un incremento nelle trasmissioni.  Contro le resistenze che aveva incontrato nei partiti di opposizione, ma anche tra la sua maggioranza e la popolazione, Johnson sembra quindi pronto a fare dietro front sugli allentamenti e introdurre a breve il piano B di cui si parlava già da un po’. Lo scrive il Guardian, riferendo che l’agenzia per la sicurezza sanitaria, la Ukhsa, ha contattato le varie autorità locali inglesi per sollecitare il loro sostegno all’immediata attuazione del piano invernale. Da quanto è al momento su carta, il piano segnerebbe il ritorno delle mascherine nei luoghi pubblici, come trasporti e luoghi affollati, che dal 19 luglio non erano più obbligatorie ma raccomandate. Si parla anche del ripristino dello smart working per le categorie che possono lavorare a distanza e l’obbligo di una sorta di passaporto vaccinale, quantomeno per l’accesso a discoteche, concerti e manifestazioni sportive. 

Londra, dopo il boom di contagi Johnson fa retromarcia: Green Pass e mascherine al chiuso per l’inverno
Rating 3.00 out of 5

nonsolofole @ Ottobre 25, 2021

Cannabis terapeutica, Costa: “Raggiungere l’autosufficienza produttiva, presto bandi per aziende pubbliche e private”

Posted in: Cronaca | Comments (0)

Nuovi bandi per la coltivazione di cannabis terapeutica rivolti ad aziende pubbliche e private. L’obiettivo: ridurre la dipendenza dalle importazioni estere. È l’annuncio del sottosegretario alla Salute Stefano Costa, che ai microfoni di Mi manda Rai 3 ha detto: «Stiamo varando dei bandi che diano la possibilità di coltivare cannabis ad uso medico anche ad aziende private e pubbliche, per essere in grado di raggiungere l’obiettivo dell’autosufficienza produttiva. È un tema che stiamo affrontando insieme al ministero dell’Agricoltura e al ministero dell’Interno, siamo a buon punto del percorso».

***Cannabis terapeutica, il dolore dei pazienti: «Stare male non è eroico»
In Italia l’uso terapeutico della cannabis è legale dal 2006. Viene prescritta a carico del Sistema sanitario nazionale per alcune patologie croniche e malattie degenerative. La sclerosi multipla è una di queste. Se esiste un minimo di letteratura scientifica sull’argomento, può essere prescritta dal medico di base anche per altre malattie, modulando quantità e posologia. In questo caso, i costi di acquisto ricadono sul paziente in “ricetta bianca”, cioè quella non rimborsabile.  
A partire dal 2014, l’unico ente autorizzato alla produzione è l’Esercito italiano, nello Stabilimento farmaceutico militare di Firenze.Tuttavia la produzione è esigua rispetto al fabbisogno dei pazienti in cura, cui si sopperisce con l’importazione di infiorescenze e preparati farmaceutici da Paesi quali Olanda e Danimarca. Una pratica legale dal 2007. Da cui adesso Costa vorrebbe affrancarsi. 

LA STAMPA

Rating 3.00 out of 5

nonsolofole @ Ottobre 25, 2021

Letta: «Pensioni, sbagliato il metodo delle quote. Sull’omofobia chiedo a Zan di trovare intese in Parlamento»

Posted in: Politica | Comments (0)

Il segretario del Partito democratico a Che tempo che fa parla di riforma delle pensioni («sbagliato il metodo della quota»), ddl Zan, elezioni anticipate, coalizione, Mps («Il Tesoro ha fatto bene, ha detto no a una svendita»)

desc img

«Il problema di fondo è che è sbagliato il metodo della quota. Secondo me più che il tema della Quota, le due cose da fare sono flessibilità a seconda dei lavori gravosi e poi dare un messaggio importante alle donne con Opzione donna». Ad affermarlo, durante la puntata di Che tempo che fa, è stato il segretario del Partito democratico, Enrico Letta.

Anche il leader del Pd non nasconde dunque le sue perplessità di fronte a una riforma — quella delle pensioni — che il governo guidato da Mario Draghi ha annunciato la scorsa settimana, con uno schema basato sulla «chiusura» di Quota 100 e sul varo di due «quote» intermedie, «Quota 102» e «Quota 104».

Il sistema delle quote è fortemente voluto dalla Lega; l’esecutivo ha respinto la proposta di Matteo Salvini di applicare Quota 102 per due anni (perché creerebbe uno scalone); si starebbe invece lavorando su un meccanismo con età fissa di uscita a 64 anni fino al 2024 e contributi crescenti.

Letta — reduce dal netto successo alle amministrative, che hanno consegnato al Pd la guida di Roma, Milano, Napoli, Bologna e Torino — ha spiegato che la tentazione di pensare ad elezioni anticipate «ci potrebbe essere, visto che noi siamo il 12% in Parlamento. Verrebbe la tentazione, ma in questo momento bisogna tenere la barra dritta per uscire dalla pandemia».

Sui temi economici, Letta ha caldeggiato la diminuzione delle tasse sul lavoro «per alzare gli stipendi». «Abbattere le tasse sul lavoro vuol dire alzare gli stipendi, essere in grado di dare stipendi più alti. Contemporaneamente va riformato il reddito di cittadinanza che deve rimanere come lotta alla povertà».

Rating 3.00 out of 5

nonsolofole @ Ottobre 25, 2021

Berlusconi e il Quirinale, la caccia a 50 voti. Il leader di FI: posso essere utile, farò ciò che serve al Paese

Posted in: Politica | Comments (0)

di Paola Di Caro e Cesare Zapperi

L’ex premier colloca Forza Italia saldamente tra i moderati ma «il centro comporta una scelta di campo, è alternativo alla sinistra e distinto dalla destra». I ministri azzurri: «Non ci faremo dettare la linea da Matteo Salvini»

desc img

Pensa al Quirinale? «Penso che Silvio Berlusconi può essere ancora utile al Paese e ai cittadini italiani, vista la stima che ancora mi circonda in Europa. Vedremo cosa potrò fare, non mi tirerò indietro, e farò quello che potrà essere utile per il nostro Paese». Silvio Berlusconi completa la due giorni di centralità mediatica e, dopo l’intervista al «Corriere della Sera» , mette a punto la sua linea al convegno di Gianfranco Rotondi. Lo fa piazzando la sua Forza Italia saldamente tra i moderati, ma «il centro — dice — non è affatto equidistanza, comporta invece una scelta di campo, è alternativo alla sinistra ed è anche chiaramente distinto dalla destra. Un centro che deve essere l’elemento trainante di un centrodestra di governo».

Parole che scaldano il cuore dei suoi — da Anna Maria Bernini ad Antonio Tajani — ma che lasciano il segno, come quelle private. Raccontano infatti che — prima di richiamare pubblicamente all’ordine i ministri azzurri «ribelli» e di far capire agli alleati che non è ancora il loro turno per guidare la coalizione — Berlusconi sabato abbia telefonato sia a Giorgia Meloni che a Matteo Salvini. Un modo per rassicurarli, per garantire che non ci sono manovre in atto e per confermare che «ci muoveremo uniti». Non si sa se nei colloqui avrà avuto modo di ribadire quello che da settimane ripete ad interlocutori fidati: per il Quirinale , obiettivo «non impossibile», serve non perdere voti a destra e guadagnarne «una cinquantina» nel centrosinistra, grazie a un atteggiamento responsabile, serio e non estremista. È una battaglia che va giocata, ripete, anche con un’arma che altri candidati non hanno: lui è l’unico, avrebbe rivelato, che salendo al Colle potrebbe permettere a Draghi di continuare a governare per un paio d’anni, dopo i quali anche per ragioni d’età, gli lascerebbe il posto.

Più un pensiero fra i tanti che una strategia, ma fa capire quanto — come dicono tanti nel centrodestra — le mosse del Cavaliere vadano lette molto in ottica di corsa al Quirinale. Lo pensa Giorgia Meloni, che descrivono non esattamente contenta delle uscite del Cavaliere, ma realista: fino a febbraio bisognerà aspettarsi altre uscite in cui tratterà i due alleati come ragazzini che devono ancora imparare per bene le buone maniere. Il bisogno di guadagnare consensi anche al centro, ragionano in FdI, porta Berlusconi a mostrarsi a volte distante da Meloni e Salvini, a volte totalmente in linea per non perderli, anche se, commenta Ignazio La Russa «mai dimenticarsi che nei momenti che contano Berlusconi è sempre stato bipolarista, ha saputo spaccare in due la politica».

Rating 3.00 out of 5

nonsolofole @ Ottobre 25, 2021

Pensioni con quota 103, stretta sul Reddito, taglio delle tasse: le nuove scelte del governo

Posted in: Economia - Lavoro | Comments (0)

di Federico Fubini

Pensioni con quota 103, stretta sul Reddito, taglio delle tasse: le nuove scelte del governo

Il premier Mario Draghi con i ministro dell’Economia Daniele Franco

Più passano i giorni più diventa chiaro che una grande incognita della legge di Bilancio da varare questa settimana non riguarda le pensioni di oggi, né il Reddito di cittadinanza, né il taglio delle tasse. Riguarda, piuttosto, ciò che deciderà il sistema politico una volta completata la transizione in uscita da Quota 100 nei prossimi anni. La posta di questo passaggio è anche qui. Perché nessuna delle principali forze di maggioranza si sta esponendo per un ritorno al sistema com’era prima che nel 2019 il governo M5S-Lega creasse l’opzione fino al 2021 di ritirarsi prima con pieni diritti previdenziali a 62 anni di età e 38 di contributi. Tutti i partiti o quasi hanno lasciato soli il premier Mario Draghi e i suoi tecnici a progettare un ritorno del sistema pensionistico verso la sostenibilità finanziaria, l’equità fra generazioni e a un’economia in cui non manchi manodopera mentre entro il 2040 il Paese perderà quasi sei milioni di persone in età di lavoro per il declino demografico.
Questa è una delle spade di Damocle: la tentazione dell’intero spettro dei partiti di guardare di nuovo al consenso di breve termine, quando la transizione messa in cantiere in questi giorni finirà e sarà in carica un altro governo. Il tentativo di rendere meno probabile un’altra controriforma farà parte dei calcoli, in questi giorni. Così sarà anche per l’obiettivo di frenare l’espansione continua delle platee del Reddito di cittadinanza, tramite una stretta in entrata e più vincoli in uscita. Senza queste precauzioni, rischia di diventare difficile sostenere negli anni il taglio di sette miliardi delle tasse sui redditi personali che il governo vuole avviare da subito.

Nel 2021 il costo del sussidio dovrebbe salire a una cifra fra 8,5 e 9 miliardi di euro, perché il numero dei beneficiari ha continuato a salire malgrado il rimbalzo dell’economia e la creazione di oltre 500 mila posti. Le famiglie beneficiarie ad agosto sono state il 5,7% in più rispetto all’anno scorso: 1,67 milioni di nuclei che includono circa 3,8 milioni di persone (oltre un milione in più rispetto al 2019). L’analisi dei dati rivela che probabilmente le frodi sono frequenti.

Per prevenirle, la legge di bilancio dovrebbe stabilire più controlli ex ante per chi richiede il sussidio.

Rating 3.00 out of 5

nonsolofole @ Ottobre 25, 2021

Allerta meteo su Sicilia e Calabria, scuole chiuse in diverse province | A Scordia auto travolte dal fango: ci sono ancora dei dispersi

Posted in: Ambiente, Sicilia | Comments (0)

Allerta meteo proclamata dalla Protezione civile per le avverse condizioni atmosferiche previste per il 25 ottobre su Calabria e Sicilia. Sono previste 24 ore di precipitazioni intense e per questo diversi sindaci hanno ordinato la chiusura preventiva delle scuole. Istituti chiusi a Reggio Calabria, Messina, Catania, Siracusa ed Enna. L’allerta è arrivata fino all’Agrigentino: anche la città di Sciacca ha chiuso le proprie scuole.

A Scordia auto travolte dal fango: paura per una coppia di anziani – Danni ingenti a causa del maltempo che si è abbattuto sulla Sicilia orientale. In particolare a Scordia, nel Catanese, diverse auto sono state trascinate via dalla furia dell’acqua che ha trasformato le strade in fiumi in piena. Sembrava essersi risolta nel migliore dei modi la ricerca di una coppia di anziani ritrovata dai vigili del fuoco e invece ad essere stata trovata è un’altra coppia. Restano dunque in corso le ricerche da parte dei soccorritori di una coppia di anziani la cui auto è stata travolta da un fiume di fango in contrada Ogliastro sulla strada provinciale 28 a qualche chilometro dal paese del Catanese. Nella zona  sono caduti quasi 150 millimetri di pioggia, una quantità che solitamente si registra nell’arco di alcuni mesi.

Protezione civile: “E’ allarme rosso” – “E’ in atto una perturbazione molto forte sulla Sicilia – dice Salvatore Cocina, direttore della protezione civile regionale – una cellula temporalesca che si è già abbattuta su Pantelleria e che si appresta a raggiungere le zone dell’agrigentino e il nisseno. Un’altra cellula temporalesca ha gia’ scaricato una grande quantità di pioggia tra Palagonia, Scordia, Militello, Francofonte, provocando frane e allagamenti e danni alle cose ma fortunatamente senza alcun ferito. Un’altra cella investe la zona di Giarre. La situazione è in evoluzione e ci attendiamo ulteriori fenomeni. Siamo in allarme rosso e sono aperti oltre cento centri operativi comunali che stanno monitorando la situazione”.

Rating 3.00 out of 5

nonsolofole @ Ottobre 25, 2021

Marquee Powered By Know How Media.