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Covid, l’allarme di Galli: «Stiamo per avere la battaglia di Milano che temevo a marzo»

Coronavirus in Italia, il bollettino di oggi 22 ottobre: 16.079 nuovi casi e 136 morti

Coronavirus, Speranza promette tamponi rapidi in farmacia | Boccia: presto 2mila tecnici per il tracciamento

Un sistema troppo debole in cattivo stato di salute

Covid, l’allarme di Galli: «Stiamo per avere la battaglia di Milano che temevo a marzo»

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Il virologo del Sacco ad Agorà, su Rai Tre – Ansa /CorriereTv
«A marzo temevo la battaglia di Milano, ma fu evitata grazie alla relativa tempestività del lockdown. Adesso stiamo per averla, perché l’infezione dilaga». Così Massimo Galli, direttore Malattie infettive dell’ospedale Sacco a Agorà su Rai3. «Ora a Milano la gente è suscettibile ad infettarsi, il timore che l’infezione dilaghi è reale ed è testimoniato da quello che vediamo negli ospedali». Questo video contiene contributi www.raiplay.it
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nonsolofole @ Ottobre 22, 2020

Coronavirus in Italia, il bollettino di oggi 22 ottobre: 16.079 nuovi casi e 136 morti

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di Paola Caruso

Coronavirus in Italia, il bollettino di oggi 22 ottobre: 16.079 nuovi casi e 136 morti

In Italia, dall’inizio dell’epidemia di coronavirus, almeno 465.726 persone (+16.079* rispetto a ieri, +3,6%; ieri +15.199) hanno contratto il virus Sars-CoV-2. Di queste, 36.968 sono decedute (+136, +0,4%; ieri +127) e 259.456 sono state dimesse (+2.082, +0,8%; ieri +2.369). Attualmente i soggetti positivi dei quali si ha certezza sono 169.302 (+13.860, +8,9%; ieri +12.703) e sono visibili nella quinta colonna da destra della tabella in alto; il conto sale a 465.726 — come detto sopra — se nel computo ci sono anche i morti e i guariti, conteggiando cioè tutte le persone che sono state trovate positive al virus dall’inizio dell’epidemia.

I tamponi sono stati 170.392, ovvero 7.456 in meno rispetto a ieri quando erano stati 177.848. Mentre il tasso di positività è intorno al 9% (precisamente 9,4%): vuol dire che su 100 tamponi eseguiti 9 sono risultati positivi, come ieri quando era del 9% (precisamente 8,5%). Questa percentuale dà l’idea dell’andamento dei contagi, indipendentemente dal numero di test effettuati. Qui, l’incremento è visibile nella parte decimale della percentuale — da 8,5% a 9,4% —: infatti a fronte di meno tamponi ci sono più casi. Questa è la mappa del contagio in Italia.

Nuovo record assoluto di contagi in 24 ore, il dato più alto di sempre, sopra quota 15 mila per il secondo giorno consecutivo. Numeri mai registrati durante la prima ondata, a fronte di molti più tamponi rispetto a quelli di marzo-aprile. La situazione è preoccupante, ma è comunque diversa da quella registrata durante il lockdown — lo ha detto anche il premier Giuseppe Conte — perché non abbiamo gli ospedali al collasso come di quel periodo: non ci sono 4 mila malati in terapia intensiva. Per capire basta osservare il giorno del picco dei ricoverati, ossia il 2 aprile: allora c’erano 28.540 persone nelle strutture sanitarie e 4.053 erano in terapia intensiva, mentre i morti erano 760. Al momento, la curva epidemica non accenna a frenare la salita e alcune Regioni — come la Lombardia — sono già in allarme per il riempimento dei reparti Covid. Senza dimenticare le difficoltà di attivare il contact tracing con dati quotidiani nazionali a cinque cifre.

La Regione più colpita rimane la Lombardia con +4.125 — identico incremento di ieri — che detiene il record di più positivi in 24 ore per il decimo giorno di fila, seguita sopra la soglia dei mille casi da: Piemonte (+1.550), Campania (+1.541), Veneto (+1.325), Lazio (+1.251) e Toscana (+1.145) che per la prima volta supera il dato a tre zeri. Da notare il salto della Sicilia (+796 oggi). Inoltre, si assiste a un fenomeno che non si era verificato in primavera: l’infezione si espande velocemente su tutto il territorio nazionale con un aumento di contagi in ogni angolo del Paese. Basta guardare le percentuali nel dettaglio dei casi Regione per Regione (in basso), dove gli incrementi rispetto al giorno precedente vanno dal 2 al 7%.

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nonsolofole @ Ottobre 22, 2020

Coronavirus, Speranza promette tamponi rapidi in farmacia | Boccia: presto 2mila tecnici per il tracciamento

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In arrivo una squadra di 2mila operatori per potenziare il tracciamento del virus e via, nelle farmacie, a una sperimentazione di tamponi rapidi. I due annunci arrivano dai ministri Boccia e Speranza alla riunione con le Regioni, che hanno chiesto una semplificazione delle procedure di contact tracing. Roma potenzia il trasporto pubblico con autobus privati e la Puglia sospende le lezioni in presenza nel triennio delle superiori. La Sardegna vicina al lockdown, mentre in alcune Regioni scatta il coprifuoco notturno.

  • 22 ott 16:43 Verso accordo sui test rapidi dai medici di famiglia Medici di famiglia, Conferenza Stato-Regioni e sindacati convocati lunedì per un accordo sui test rapidi in carico ai medici di medicina generale. La nuova normativa prevede l’adesione volontaria dei camici bianchi e una possibile aggiunta contrattuale all’accordo collettivo di lavoro dei medici di base.
  • 22 ott 16:40 Carica virale altissima nell’80% dei positivi Sta salendo a livelli molto elevati la carica virale, ossia il numero delle copie di materiale genetico del coronavirus presenti in un millilitro di materiale biologico prelevato con il tampone, tanto che “nell’ 80% dei casi positivi è ormai superiore a un milione”. Lo ha detto il virologo Francesco Broccolo, dell’Università Milano Bicocca e direttore del laboratorio Cerba di Milano. “Spessissimo – ha aggiunto – la carica virale è anche più elevata, fino a miliardi in soggetti fra 30 e 60 anni asintomatici o sintomatici”. Il dato indica che le infezioni sono recenti: “Una carica virale molto alta – ha osservato Broccolo – è indice di una nuova infezione attiva, cioè che è recente e primaria, ossia che non persiste da mesi”.
  • 22 ott 16:34 Coronavirus, D’Amato: “Nel Lazio 1.251 casi e 16 decessi; 21mila tamponi” Su oltre 21 mila tamponi oggi nel Lazio si registrano 1.251 casi positivi, 16 decessi e 107 guariti. Migliora il rapporto tra i tamponi e i positivi che è 5,7%”. Così l’Assessore alla Sanità della Regione Lazio, Alessio D’Amato.
  • 22 ott 16:28 Speranza: sperimentazione tamponi rapidi in farmacia I tamponi rapidi si potranno fare in farmacia. Lo ha detto il ministro della Salute Roberto Speranza nel corso della riunione con le Regioni annunciando, secondo quanto si apprende, l’inizio di una fase di sperimentazione: “in farmacia si fanno già i test sierologici in alcune regioni, proviamo a fare una sperimentazione come sta avvenendo a Trento per effettuare gli antigenici anche in farmacia”.
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nonsolofole @ Ottobre 22, 2020

Un sistema troppo debole in cattivo stato di salute

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di   Sabino Cassese

Anche il nostro sistema politico- amministrativo, messo sotto stress, ha la febbre. L’allarme non scatta quando aumenta il numero dei contagiati, ma quando stanno per esaurirsi i posti di terapia intensiva. Se il primo non è elemento prevedibile, al secondo si poteva provvedere per tempo. Siamo quindi continuamente colti di sorpresa, perché non abbiamo i sistemi giusti di allarme e non sappiamo programmare e progettare, ma solo discutere e negoziare per sopravvivere. Ci compiacciamo tutti d’aver messo in sicurezza, grazie allo «smart working», dipendenti pubblici e privati di grandi servizi, senza capire che, risolto un problema, ne abbiamo creati due. Se il custode del museo sceglie il telelavoro, il museo chiude e gli utenti rimangono senza un servizio. Se la massa degli impiegati pubblici e privati non va più nei posti di lavoro, intorno ai quali con il tempo sono cresciuti servizi (tavole calde, cartolerie, ristoranti, palestre, negozi di abbigliamento), bisognerà darsi carico di una enorme diversa dislocazione di attività, interessi, sedi. E rimane la domanda: perché i ragazzi a scuola e i genitori a casa? Questa la seconda debolezza del nostro sistema: l’incapacità di cogliere per tempo i problemi sociali che forme nuove di lavoro possono produrre.

Terzo fattore di debolezza: l’insufficiente dialettica tra governo e opposizione in Parlamento trasforma il dialogo tra le forze politiche in scontro istituzionale tra regioni e governo centrale. Quel che non si dicono governo e opposizioni in Parlamento, se lo dicono le 14 regioni controllate dal centro-destra e il governo centrale. Da questo consegue che quello che sarebbe un fisiologico processo di contrapposizione, accordo, compromesso, scontro tra i partiti diventa un conflitto tra enti pubblici, Stato e regioni, che frastorna la collettività. La polarizzazione politica trascina la conflittualità istituzionale. Assistiamo quindi a una nuova mutazione. Prima i partiti avevano contribuito allo sfaldamento delle istituzioni, di cui si erano impossessati. Poi è sopraggiunto lo sfarinamento dei partiti. Ora questi si sono tramutati in istituzioni, e tensioni politiche si mescolano a tensioni istituzionali. Come spiegare altrimenti che le regioni richiedono più poteri, mentre i comuni li rifuggono? Il luogo che sarebbe preposto allo svolgimento della competizione tra maggioranza e opposizione, il Parlamento, intanto, rifiuta di prender atto della situazione e di ammettere il voto da remoto, riducendosi all’impotenza e facendosi svuotare dal governo.

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nonsolofole @ Ottobre 22, 2020

Coronavirus nel mondo, Francia e Spagna superano un milione di casi

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Un milione di casi in Francia e Spagna

La Spagna supera il milione di casi di coronavirus e Madrid va verso il coprifuoco notturno a partire da sabato. Anche la Francia ha superato la soglia del milione di contagi diventando il secondo Paese europeo dopo la Spagna. Secondo il ministero della Salute spagnolo è plausibile che sia stato conteggiato soltanto fra il 60% e l’80% del totale reale di casi. A Madrid il coprifuoco riguarderebbe la fascia oraria da mezzanotte alle 6 e dovrebbe scattare sabato, alla scadenza dello stato d’allarme, ma l’ordinanza non è ancora stata emessa.

Dopo aver rallentato fino a ridursi in seguito al rigido blocco della Spagna da marzo a giugno, il tasso di infezione ha accelerato fino a superare frequentemente i 10mila casi al giorno dalla fine di agosto e ha raggiunto un nuovo picco di quasi 17mila positivi la scorsa settimana. Mentre i decessi giornalieri si aggirano intorno a 100 – lontano dal picco di quasi 900 registrato a fine marzo – i ricoveri ospedalieri a livello nazionale sono aumentati del 20% in due settimane e del 70% in Catalogna. Il governo spagnolo ora sta valutando il coprifuoco per le zone più colpite.

Germania, più di 11 mila casi in 24 ore

Ieri la Germania ha registrato oltre 11mila nuovi casi di Covid 19. Si tratta di un balzo notevole, sia rispetto al giorno precedente (quando i positivi furono 7.595), sia rispetto al record assoluto, che era stato toccato venerdì con 7.830 contagi registrati dall’istituto Robert Koch. Tra i positivi nelle scorse ore è spuntato anche il ministro della Salute, Jens Spahn. Il politico della Cdu, che è in autoisolamento a casa con sintomi lievi, aveva partecipato ad un consiglio dei ministri al quale era presente anche la cancelliera Angela Merkel ma nessun altro componente del governo sarà messo in quarantena perché, assicurano da Berlino, tutti indossavano la mascherina e la riunione si è svolta nel pieno rispetto delle norme anti-virus.

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nonsolofole @ Ottobre 22, 2020

Governo e Dpcm: è tutto da rifare ma Conte tentenna

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C’è una vera e propria battaglia nel governo e riguarda una nuova stretta a livello nazionale per arginare l’ondata di contagi. L’ala dei rigoristi, guidata da Dario Franceschini, Roberto Speranza e dal commissario straordinario Domenico Arcuri, spinge affinché venerdì, dopo il consueto report dell’Istituto superiore di sanità, si tiri una riga e, in coordinamento con il Comitato tecnico scientifico e le Regioni, si prepari un nuovo pacchetto di misure già a partire dal prossimo fine settimana. Dall’altro lato quasi tutta l’intera pattuglia del Movimento 5 stelle che invita alla prudenza, che evidenzia come la tenuta sociale ed economica del paese sia a rischio, come un nuovo giro di vite potrebbe trascinare intere fasce di popolazione nel baratro. E Giuseppe Conte in mezzo.

La linea dei ministri della Cultura e della Sanità è riassumibile in questi termini: le misure prese nell’ultimo dpcm non stanno né in cielo né in terra, non fanno i conti con la realtà, se non ci acconciamo adesso a un periodo di restrizioni e sacrifici nel giro di qualche settimana saremo costretti a un lockdown, e allora sì che saranno lacrime e sangue. Walter Ricciardi, che di Speranza è consulente, lo ha detto chiaro e tondo, aprendo uno squarcio su quel che sono le spinte che provengono dal ministero: “Milano, Napoli e forse Roma sono fuori controllo. Quando non riesci a contenere devi mitigare, ovvero devi bloccare la mobilità”.

Da Palazzo Chigi al momento si smentisce categoricamente che un nuovo dpcm sia previsto per il weekend. “Eppure vedrai che lo faranno”, ammette un ministro M5s. Il capo del Governo sta monitorando con il suo entourage l’andamento della curva. E’ restio a accelerare su provvedimenti più drastici, ma è ben conscio che la situazione è fluida, e che nel giro di poche ore il quadro potrebbe cambiare drasticamente. L’alto numero di contagi di oggi, sopra i 15 mila, è stato letto con preoccupazione, e dal suo entourage fanno sapere che il governo è “pronto a intervenire” in qualunque momento. “Il punto è che al momento non vuole mettersi contro gli industriali, con i quali ha pochi rapporti”, è il punto di vista di una fonte pentastellata nell’esecutivo.

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nonsolofole @ Ottobre 22, 2020

Galli: “Lockdown generale? Intervento della disperazione”

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El virólogo Massimo Galli, director del hospital Sacco en Milán, responde a preguntas durante una entrevista...
El virólogo Massimo Galli, director del hospital Sacco en Milán, responde a preguntas durante una entrevista con The Associated Press, en el hospital Sacco, Milán, el 15 de octubre de 2020. (AP Foto/Luca Bruno)

“Ci si deve rimboccare molto le maniche per organizzare gli interventi in ospedali”, cosa che ”è in atto con impegno e frustrazione da parte del personale sanitario che sperava di non ritrovarsi di nuovo calato in questo incubo”. E per evitare un nuovo lockdown generalizzato che “sarebbe un intervento della disperazione e del fallimento di altre azioni di contenimento”. Così Massimo Galli, direttore Malattie infettive dell’ospedale Sacco di Milano, ad Agorà su Rai 3.

“Dobbiamo passare questa triste nottata con l’impegno di tutti quanti – ha aggiunto – per non dover intervenire con quei provvedimenti che sono drastici nella loro gravità. Dobbiamo evitare di chiudere tutto” e per questo “alcuni sacrifici purtroppo si impongono”. Al Sacco di Milano, dove è stato rinvenuto un focolaio di Covid-19, è stata chiusa cardiologia.

L’HUFFPOST

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nonsolofole @ Ottobre 22, 2020

Monte Bianco, cresce la tensione tra Italia e Francia: Macron vuole la vetta

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Riguarda due misure di protezione del sito naturale del Monte Bianco adottate dalla prefettura dell’Alta Savoia il primo ottobre scorso il “forte disappunto” italiano espresso formalmente, su istruzione del ministro Luigi Di Maio, dall’ambasciata di Parigi alle autorità francesi. Il progetto era stato annunciato già il 13 febbraio dal presidente francese Emmanuel Macron, durante la visita del ghiacciaio Mer de glace.

Si tratta di nuovi provvedimenti – in francese Aphn (arrêtés de protection habitats naturels) – create dal ministero per la Transizione ecologica e che mirano a “proteggere in modo specifico habitat naturali in quanto tali, indipendentemente dalla presenza di specie protette da misure normative”. Un modo per “garantire una protezione efficace di alcuni ambienti rari che fino ad oggi non hanno beneficiato di uno strumento legislativo adeguato”.

Il perimetro dell’area protetta sul massiccio del Monte Bianco copre una superficie di 3mila 175 ettari e crea due zone: una centrale (pari all’80 per cento del totale) riservata alla pratica dell’alpinismo e dello scialpinismo, l’altra “di transizione”, accessibile a tutti, escursionisti ma anche semplici turisti. Ma proprio nell’area centrale rientra anche la zona del ghiacciaio del Gigante, dove si trovano il rifugio Torino e la stazione ‘Punta Helbronner’ della funivia Skyway, che parte da Courmayeur. Un territorio che l’Italia considera proprio.

Le misure francesi hanno l’obiettivo di evitare le “derive osservate”, come “l’atterraggio di un aereo” e di “un centinaio di parapendisti” sulla cima del Monte Bianco, ma anche l'”installazione di una Jacuzzi” e “l’ascensione da parte di persone non equipaggiate in modo sufficiente o mal preparate”.

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nonsolofole @ Ottobre 22, 2020

La politica si scontra, ma ecco perché adesso è molto difficile prendere i 36 miliardi del Mes

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di Roberto Petrini

E’ il fattore tempo che ha tolto di mezzo la patata bollente del Mes o, per meglio dire, lo “sportello sanitario” anti-Covid del fondo salva Stati. Da maggio di quest’anno, cioè da quando la banca figlia di un accordo intergovernativo europeo e con sede a Lussemburgo ha attivato i suoi prestiti, i soldi sono stati di pronta cassa e i vantaggi illustrati con evidenza. Riassumendo: tassi bassi, vicini allo zero, procedure semplici in due-tre settimane, come disse il direttore generale dello European Stability Mechanism, l’italiano Nicola Giammarioli. Soprattutto dopo un furioso correre di interrogativi e dubbi, la certezza che non c’erano altre condizionalità all’erogazione dei 36 miliardi cui avremmo potuto accedere se non quelle di utilizzare le risorse per la sanità.

Tra favorevoli e contrari si è traccheggiato per quasi tutto l’anno. I due protagonisti veri della vicenda, in grado di condizionarne lo sviluppo erano Gualtieri e Conte: il ministro dell’Economia negoziò l’accordo ed è sempre stato favorevole, mentre il presidente del Consiglio nel marzo di quest’anno lanciò l’idea con un articolo sul Financial Times di utilizzare il fondo salva stati contro la pandemia. Dunque nessun pregiudizio sul ponte di comando, invece il no più radicato è sempre venuto dai Cinque stelle, azionisti di peso del governo.

Negli ultimi giorni tuttavia è successo qualcosa che ha cambiato definitivamente le carte in tavola e ha costretto Conte e Gualtieri ad ammettere di fronte all’opinione pubblica che, arrivati a questo punto, loro malgrado, il Mes non si può più fare. Il motivo è che nel frattempo il Parlamento ha votato vari documenti che bloccano il quadro di bilancio del prossimo anno. Si tratta della Nadef (nota di aggiornamento al Documento di economia e finanza), del Documento di programmazione di Bilancio (sintesi della “Finanziaria” che va a Bruxelles) e della vera e propria legge di Bilancio (nella formula del “salvo intese”). In tutti questi documenti non sono stati considerati fondi del Mes, confermando che il quadro di bilancio del prossimo anno è stato costruito solo attraverso il ricorso all’emissione di titoli e al Recovery fund. Ecco il primo ostacolo, politico e istituzionale: attivare oggi il Mes significherebbe riaprire il percorso della sessione parlamentare di bilancio con esiti almeno incerti e votazioni al buio. Né l’Europa né i mercati apprezzerebbero un testacoda di questo genere.

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nonsolofole @ Ottobre 22, 2020

Le alternative al conto corrente Come è possibile farne a meno

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Stefano Damiano

Banche che vanno in crisi lasciando i risparmiatori in difficoltà, prelievi forzosi sui depositi, costi di gestione sempre più alti da sostenere, soprattutto in questo momento di difficoltà economica che ha colpito tutti.

E così, pian piano l’idea di trovare un’alternativa al Conto corrente sta diventando un’idea sempre più diffusa tra i risparmiatori.

Fino a qualche decennio fa depositare i propri soldi sul proprio Cc rappresentava il miglior modo di proteggere i propri soldi e, in qualche caso, anche una buona strategia di investimento. La crisi finanziaria del 2008, però, ha iniziato a suscitare delle preoccupazioni nei correntisti le cui paure sono cresciute a seguito dei crack di alcune banche storiche – che hanno causato difficoltà per nulla irrilevanti ai correntisti che hanno dovuto ricorrere alle garanzie dello Stato per vedersi restituire i propri soldi – e delle crisi economiche di alcuni stati che hanno portato indotto i governi a applicare i limiti sui prelievi al bancomat o, addirittura, dei prelievi forzosi sui depositi dei correntisti.

Negli ultimi anni l’Europa è intervenuta su questi temi nel tentativo di tutelare il consumatore; ad esempio prestando la massima attenzione ai sistemi di tutela a garanzia gli utenti dalle truffe on line che sempre più rappresentano un rischio, soprattutto per i meno esperti nell’utilizzo delle banche via web.

Però l’idea di fare a meno del conto corrente trovando altre forme per tenere i propri soldi al sicuro sta prendendo piede. Ma quali sono le alternative?

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nonsolofole @ Ottobre 22, 2020

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