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Un miliardo al reddito di cittadinanza: i ristori copriranno le perdite di un anno

Zingaretti dalla D’Urso: “Le mie dimissioni sono irrevocabili”

Perché Draghi non conviene alla destra

Meghan: “Ho pensato anche al suicidio”. Harry: “Deluso da mio padre”

Un miliardo al reddito di cittadinanza: i ristori copriranno le perdite di un anno

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Luca Monticelli

Un miliardo in più per il reddito di cittadinanza e una proroga di due o quattro mensilità del sussidio di emergenza. Il menu del Decreto Sostegni si allunga e arrivano nuove risorse per aiutare le persone in difficoltà economica. Possibile anche un bonus speciale per chi esce dalla Naspi, l’indennità di disoccupazione.

Ma nell’esecutivo si respira un clima di sospetti e accuse tra le varie anime della maggioranza. Il rifinanziamento della norma bandiera dei 5 stelle è stata oggetto di un incontro nei giorni scorsi tra il ministro del Lavoro, Andrea Orlando, e il titolare del Tesoro, Daniele Franco.

Esulta il Movimento che in un post su Facebook ricorda come durante la pandemia il reddito di cittadinanza abbia garantito «protezione sociale a tantissimi cittadini in difficoltà». Ora, si legge sui social, «tutti riconoscono la sua importanza e nei mesi scorsi la Commissione europea ha affermato che questa misura può mitigare l’effetto della crisi». Infatti sono più di 1,2 milioni le famiglie (pari a 2,8 milioni di persone coinvolte) che, attualmente, ne beneficiano. Secondo gli ultimi dati dell’Inps, inoltre, in quasi 213 mila nuclei vivono 509 mila individui con disabilità. Cresce il malessere nel centrodestra. Da fonti del ministero dello Sviluppo economico filtra la notizia che il provvedimento allo studio del governo stabilirà per imprese e partite Iva ristori calibrati sui danni economici effettivamente subiti, prendendo a riferimento un’intera annualità e non singole mensilità. Nella bozza del Decreto Sostegni di venerdì scorso, però, era emerso che per accedere ai contributi è necessario un calo del 33% del fatturato calcolato su gennaio e febbraio 2021 rispetto allo stesso periodo del 2019. A supportare il ministro Giancarlo Giorgetti, scende in campo il Dipartimento economico della Lega. I parlamentari del Carroccio si scagliano contro il Mef: «La diffusione di una bozza risalente al Conte II ha innescato inutili polemiche e riproposto un metodo di comunicazione politica da cui ci dissociamo». Il meccanismo dei ristori legati ai risultati del primo bimestre «reintrodurrebbe di fatto i codici Ateco, escludendo un gran numero di attività stagionali». La Lega propone «un criterio basato sul fatturato annuale e l’estensione degli indennizzi ad aziende con ricavi superiori ai 5 milioni di euro».

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nonsolofole @ Marzo 8, 2021

Zingaretti dalla D’Urso: “Le mie dimissioni sono irrevocabili”

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“Ci davamo del tu o del lei? Sennò partono tweet insultanti…”, “Chissenenimporta”. Nicola Zingaretti sceglie Barbara D’Urso per confermare la sua scelta: dimissioni irrevocabili? “Sì, per fortuna il Pd non è il partito del leader ma di uomini e donne, con tante energie. Non vado via, non scompaio, combatterò con le mie idee”. Tramonta così la speranza di un ripensamento del segretario dimissionario – “Nicola torna!” glielo hanno chiesto in tanti in queste ore – adesso la road map sarà senza di lui. Esorta a non drammatizzare: “Ho dato la scossa alla mia comunità, sia solidale, spero che il gruppo dirigente sarà più vicino alle persone. Tutta la politica italiana deve rinnovarsi. Ho percepito il rischio che il Pd implodesse. Il mio è stato un atto d’amore che rivendico”.

Si toglie però un sasso dalle scarpe: “C’è una cosa che mi ha dato particolarmente fastidio. Tutti insieme, tutto il partito, tutto il gruppo dirigente, avevamo deciso di sostenere il governo Conte. Quando il tentativo è fallito, ci siamo girati e non c’era nessuno. Il pluralismo è importante, ma ora serve un chiarimento. Non si confonda il confronto delle idee con le furbizie”. Zingaretti implicitamente coinvolge nel suo j’accuse non soltanto gli avversari interni ma anche i suoi, tutti quelli che non lo hanno difeso abbastanza, soprattutto i big, la “freddezza” di Andrea Orlando e Dario Franceschini.

Il governatore del Lazio appare sollevato, di buon umore, ride come chi si è tolto un peso. E’ tornato sul “luogo del delitto”: la trasmissione serale condotta su Canale 5 dalla D’Urso, a cui aveva fatto un tweet di apprezzamento (“Hai portato la politica vicina alle persone. Ce n’è bisogno”) che aveva suscitato un vespaio di critiche. Rivendica pure quello: “Barbara, la tua è una bella trasmissione, il populismo si combatte con la politica, non con la puzza sotto il naso. Io guardo le persone da vicino, non dal dirigibile. Chi sta bene nei salotti, si accomodi. Ma quel vespaio di polemiche è stato un segnale”. E pazienza se lei lo accoglie chiamandolo presidente del Pd (poi si corregge).

Zingaretti sgombra la strada da tentazioni di Campidoglio: “Faccio il governatore del Lazio, non è il mio obiettivo. Ma sarà la cosa più bella dei prossimi anni per chi ha passione politica”. Bonaccini prossimo segretario? “Deciderà la comunità del Pd”. Infine, Matteo Salvini che gli succede nello studio di “Non è la D’Urso”: “E’ un avversario politico, siamo alternativi alla Lega, ma in questa fase… Eviti però troppe furbizie, dire tutto e il suo contrario”.

La parola all’assemblea

Meno sei giorni all’assemblea nazionale, tranne rinvii ai primi di aprile che però non sono ancora all’ordine del giorno. Dal comitato tecnico costituito dalla presidente Valentina Cuppi filtra che la data, per ora, resta quella del prossimo fine settimana. Due possibilità: l’elezione di un nuovo segretario oppure l’apertura della fase congressuale, con un “reggente” che traghetti il partito fin lì. Al momento, si scommette sul primo scenario perché la pandemia renderebbe complicato fissare una data per le primarie.

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nonsolofole @ Marzo 8, 2021

Perché Draghi non conviene alla destra

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C’è una quantità di politici in crisi per colpa di Mario Draghi. I più sofferenti sono nella vecchia maggioranza giallo-rossa, che guidava il governo ma se l’è giocato a poker con quel professionista di Matteo Renzi; cosicché, potendosela prendere soltanto con se stessi, gli orfani di Giuseppe Conte adesso si trovano su un pullmino pilotato da Draghi che li sta portando altrove, col Caimano e col Capitano pure loro a bordo. Oltretutto l’autista ha già dato un paio di brusche sterzate, che smentiscono chi si aspettava manovre morbide in piena continuità. Per buona parte della sinistra si annuncia un viaggio da incubo. Ma non è che sull’altra sponda se la passino meglio. Anzi, per molti aspetti a destra dovrebbero preoccuparsi di più.

I rischi che corre la Lega sono quelli ben spiegati da Mattia Feltri sull’Huffington Post: difficilmente Salvini potrà ripetere il giochino del 2018, quando era al potere con i grillini, li bullizzava, dettava loro lo spartito costringendoli a ballare la rumba e la samba. Stavolta non ci sono margini di manovra. Super Mario è lì per fare due cose, possibilmente in fretta: distribuire i vaccini e incassare i miliardi dall’Europa. Quella è la “mission”, prendere o lasciare. Cosicché Salvini non può stare con un piede dentro e un piede fuori, alternando felpa di lotta e cravatta di governo come piacerebbe a lui. Tra l’altro Draghi si sta muovendo senza ripetere certi svarioni del suo predecessore. Rispetto all’era Conte, meno “story-telling” e più fatti che parlano da sé. Non convince il capo della Protezione civile? Si accomodi, prego. Arcuri ha deluso? Vada a casa anche lui. I vaccini non bastano? Prendiamo esempio da Gran Bretagna e Israele. A Bruxelles frenano? L’ex presidente della Bce sa come farsi ascoltare. Per adesso Salvini può soltanto applaudire e mostrarsi soddisfatto. Se caricasse a testa bassa, sfonderebbe una quantità di porte aperte. A parte pochi dettagli, non saprebbe che cosa obiettare. La sua pistola propagandistica è scarica, la Bestia al guinzaglio si sta annoiando.

Giorgia Meloni è messa perfino peggio. Almeno Matteo tenta di recitare la parte del leader responsabile, che antepone al calcolo il bene comune; deve scrollarsi l’etichetta di Infrequentabile che all’estero gli rimane attaccata, accompagnarsi a Draghi è un ottimo rimedio. Lei invece è leader dei Conservatori Ue, si sente già rispettata e riverita. Perciò ha scelto le barricate scommettendo che farà incetta di voti. Come darle torto? Da trent’anni in Italia funziona così, alle elezioni chi governa non viene mai premiato, per vincere bisogna prima andare all’opposizione. E poco male se lei ci va da sola, anzi meglio se non c’è Salvini. Sennonché Draghi le ha giocato uno scherzo. Anzi, ne ha tirati due.

Prima ha levato Arcuri mettendoci un generale: scelta dettata dalla logistica, imposta dall’urgenza di accelerare con ogni mezzo i vaccini, che però a destra provoca godimento, quasi un orgasmo perché da sempre le stellette, le fanfare, i presentatt’arm e naturalmente i marescialli, i colonnelli, i generali su quel versante politico evocano un’idea di valori (ardimento, obbedienza, onore) che nella vita civile si riscontrano sempre meno. In più, i militari ricordano scorciatoie che al premier non passano nemmeno per l’anticamera del cervello, ma nell’ultra-destra fanno sempre sognare. Sia come sia, nella disfida tra Giorgia e Draghi quest’ultimo ha segnato un punto a favore perché Meloni non ha avuto nulla da obiettare, anzi è stata costretta a sostenere che il cambio di Arcuri l’aveva proposto lei e il premier le ha dato retta.

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nonsolofole @ Marzo 8, 2021

Meghan: “Ho pensato anche al suicidio”. Harry: “Deluso da mio padre”

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“Sono stata silenziata”, “non mi hanno difeso dagli attacchi denigratori della stampa”, “mi hanno negato aiuto quando pensavo al suicidio”: sono alcune delle accuse mossa alla casa reale britannica dalla duchessa di Sussex, Meghan, nella prima, attesissima e temutissima intervista col marito Harry dopo aver lasciato Buckingham Palace. Una intervista a tutto campo di due ore nel patio di casa a Los Angeles, concessa alla famosa anchor americana Oprah Winfrey e trasmessa ieri sera in anteprima mondiale dalla Cbs, che l’ha acquistata per almeno 6 milioni di euro e venduta a 68 Paesi. La coppia però ha confermato di non aver ricevuto alcuna ricompensa.

Nella lunga conversazione anche l’annuncio che il loro secondo figlio sarà una bimba e nascerà in estate. E la rivelazione che si sposarono tre giorni prima della cerimonia trasmessa in tv: “Quello era lo spettacolo per il mondo. Noi volevamo il nostro momento”.

I duchi di Sussex hanno evitato l’attacco frontale alla regina Elisabetta. “La rispettiamo molto”, hanno assicurato. Meghan ha voluto fare anche una distinzione: “C’è la famiglia reale e ci sono le persone che gestiscono l’istituzione, sono due cose separate ed è importante essere in grado di dividerle perché la regina, per esempio, è sempre stata meravigliosa con me”.
Ma questo non ha impedito all’ex attrice americana birazziale di attaccare Buckingham Palace, evocando anche accuse di razzismo. “Nei mesi in cui ero incinta del mio primo bambino ci dissero che non gli sarebbe spettato nessun titolo né gli sarebbe stata garantita la sicurezza. C’erano anche preoccupazioni e conversazioni su quanto sarebbe stata scura la sua pelle quando fosse nato”, ha raccontato, senza precisare chi parlasse di questo ma riferendo di averlo saputo attraverso Harry.

Meghan ha ammesso di essere entrata con “ingenuità” nella casa reale, di cui conosceva poco o nulla. Ma “una volta sposati tutto iniziò a peggiorare: non ero protetta. Anzi erano disposti a mentire pur di proteggere a mie spese tutti gli altri membri della famiglia”. I problemi iniziarono subito: I giornali mi accusarono di aver fatto piangere mia cognata Kate. In realtà fu il contrario. Pochi giorni prima delle nozze se la prese per un problema riguardante gli abiti della damigella, sua figlia Charlotte. Fui io a piangere, e lei si scusò perfino, mandandomi fiori e un biglietto. Ma quando quella brutta storia venne fuori, non la smentì mai”. Da allora “fui vittima di un’autentica campagna di denigrazione” e “le allusioni razziali sulla stampa trasformarono il pericolo generale in minaccia mortale”. Quindi il passaggio più personale. “Mi sentii disperatamente sola e abbandonata. Non volevo più vivere”, ha confidato, denunciando che le negarono l’aiuto psicologico per evitare imbarazzi.

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nonsolofole @ Marzo 8, 2021

l deficit scolastico dei nostri figli

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di GABRIELE CANE’

Possiamo prenderla come ci pare: con ottimismo, indifferenza o rassegnazione. Possiamo, dobbiamo riconoscere l’impegno straordinario di tanti docenti e degli studenti di buona volontà. Ma il fatto che da oggi quasi 8 milioni di ragazzi siano incatenati nella Didattica a distanza (Dad) segna un’altra tappa verso un secondo anno scolastico monco, deficitario. Non del tutto buttato via, certo, ma neppure adeguato al risultato (un’istruzione compiuta) che si prefiggono sia l’istituzione, sia chi la vive, docenti, studenti e personale vario. Lo dicevamo l’anno scorso proprio di questi giorni, e possiamo confermarlo ora: perché la scuola funzioni al meglio, bisogna andare a scuola.

In dodici mesi si è fatto di tutto per assecondare una mutazione genetica che in altri Paesi non c’è stata, o non si è ritenuta necessaria. Ma la realtà è stata nel suo complesso più forte dell’impegno. Perché non bastano sacrificio e fantasia quando Internet non c’è, né veloce, né lento, come in parecchie zone soprattutto al sud; quando si è in 4-5 in famiglia in un normale appartamento, ognuno con la sua Dad o il suo smart working, e non si sa neppure dove appoggiare il computer; quando non ci sono i soldi per comperare un tablet per tutti, e ci si arrangia con lo smartphone; quando bisogna fare laboratori tecnici; quando il frigo è a due passi, una calamita per qualche avanti e indietro, con il risultato che la spiegazione diventa sincopata, a spot, come un messaggio morse; quando si continua a chattare mentre il prof spiega; quando il prof fatica legittimamente a riconvertirsi a un insegnamento che nessuno gli ha insegnato.

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nonsolofole @ Marzo 8, 2021

8 marzo: è difficile essere donna oggi, per il futuro serve coraggio e autonomia

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VALERIA RANDONE*

Non parlerò della festa in sé, di questa data così carica di angherie del passato e di speranze per il futuro. Non parlerò dell’infibulazione, pratica aberrante che accompagna le donne alla vita adulta, messa in scena in culture lontane dalla nostra. Non parlerò dello stalking, del femminicidio e dei figli, orfani per ben due volte, del femminicidio. Non parlerò del fenomeno tanto frequente quanto inquietante di investigare la preda, che regala alla vittima di un abuso la drammatica sensazione di essere un carnefice; e non parlerò della mancanza di pene adeguate per chi commette un reato di genere e del genere. Non parlerò delle donne sfregiate dall’acido o postate nude quando, per presunte vendette amorose, vengono riprese durante l’intimità e poi consegnate al web. Per sempre. Non parlerò nemmeno delle differenze di genere, dei lavori al femminile e al maschile, di quote rosa e azzurre. Non parlerò nemmeno della solita, banale e semplicistica associazione tra il successo di una donna e il suo presunto curriculum erotico. Non parlerò del diritto al voto avvenuto decisamente in ritardo, così come la possibilità di abortire e di divorziare.
Parlerò dell’essere donna, tra fatiche e magie.

Una pesante eredità
La colpa di tutto ciò di quello che accade non è nostra, non soltanto, ma è frutto della pesante eredità che abbiamo ricevuto in dote e di cui ci siamo spogliati, a fatica, anno dopo anno, decennio dopo decennio.

La letteratura, per esempio, ci tramanda icone al femminile dalla dubbia moralità e dalla indiscussa e inarginabile pericolosità. Donne tanto affascinanti quanto pericolose. Pandora, donna anarchica e disobbedente, non fece tesoro delle parole di Zeus che le scivolarono addosso, e scoperchiò il famigerato vaso. Per colpa sua  abbiamo ereditato tutti i mali del mondo: vecchiaia, morte, malattia, gelosia, pazzia e i più ricercati vizi. Eva, con la sua mela e le sue foglie, anche lei tentatrice e disobbediente; per colpa della sua mela siamo stati cacciati via dal Paradiso terrestre.

Chissà come sarebbe andata se lei non ci fosse stata.

La Medusa, per esempio, nella mitologia greca era la più famosa delle sue sorelle, anche loro mostruose. Era una creatura incredibilmente seduttrice e pericolosa, e aveva i serpenti al posto dei capelli al fine di catturare con la sua ammiccante chioma lo sguardo maschile e trasformare poi gli sfortunati amanti in pietra.

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nonsolofole @ Marzo 8, 2021

Il Pd sfinito per volontà di governo

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Massimo Cacciari

La realtà dolorosa, ma vera – solo questo ha significato Zingaretti con la sua “esternazione”. Possono fingere di meravigliarsene soltanto coloro che l’hanno costretto al passo, inguaribili ipocriti o micro-ceto politico interessato a sopravvivere e basta. Il Pd è da tempo non un insieme, ma un mucchio di forze eterogenee il cui denominatore comune consiste in una strenua “volontà di governo”, camuffata sotto il velame delle parole-mantra di “stabilità” e “responsabilità”. Il suo gruppo dirigente, con rarissime eccezioni, si è formato nella competizione interna per l’acquisizione di posti di poteri, invece che nella effettiva rappresentatività in Comuni, Regioni, settori dell’opinione pubblica.

Zingaretti ora lo dichiara apertis verbis – ma lo ignorava al momento delle primarie e della nomina a segretario? Non si era candidato appunto per sconfiggere questa deriva del partito? O per che altro? Allora, sarebbe interessante non scoprire l’ovvio – che il Pd è quella cosa che Zingaretti dice – ma perché l’obbiettivo della sua rifondazione è fallito, che cosa ha portato alla sconfitta. Colpa di Renzi e dei renziani? O magari di Calenda? O di qualche loro amico annidato nei gruppi parlamentari? La demonizzazione del rappresentante del Rinascimento fiorentino(e arabo) va molto di moda in questo periodo – spiegazione miope, di comodo, spiegazione che nulla spiega. Zingaretti ha fallito perché non ha affatto seguito la linea che l’aveva portato alla vittoria nelle primarie, non ha affatto dichiarata aperta una fase di rifondazione del partito, non ha neppure avviato un cantiere di costruzione di un suo nuovo gruppo dirigente. Vi si opponeva la ferrea volontà di non andare a casa dei gruppi parlamentari, certo. Ma forse che Zingaretti l’ha scoperta a posteriori, dopo la sua candidatura a segretario? C’è stato e c’è di mezzo il maledetto Covid, certo. Ma forse che è impossibile ragionare di politica e decidere modalità e linee di un congresso durante una epidemia? Anzi, proprio l’accelerazione violenta di tutti i processi di cambiamento che questa ha prodotto avrebbe dovuto rafforzare la volontà di discussione, di confronto, di rinnovamento. Se Zingaretti è andato avanti per 18 mesi a furia di compromessi con i suoi naturali avversari, di rimandi, di indecisioni, perfettamente in stile coi diversi governi che si sono succeduti, fino a giungere al triste e irrevocabile annuncio che “il re è nudo”, ciò non si deve a debolezze tattiche o destini cinici e bari, ma all’incomprensione delle contraddizioni di fondo che attanagliano il Pd fin dalla fondazione e a mancanza di visione e strategia sul ruolo che una grande forza politica riformatrice può giocare in Italia e in Europa.

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nonsolofole @ Marzo 8, 2021

Aspettiamo con curiosità la querela di Renzi

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Massimo Giannini

Matteo Renzi, dunque, annuncia la sua ennesima querela a un giornale. Stavolta tocca a La Stampa, “rea” di aver raccontato di un suo viaggio in corso a Dubai. Il senatore è ovviamente libero di fare ciò che ritiene più giusto. Tuttavia, ci teniamo a fare qualche precisazione. Ieri mattina ho parlato personalmente al telefono con il leader di Italia Viva, che mi ha preannunciato l’invio della querela da parte dei suoi avvocati perché, a suo giudizio, avremmo scritto “tutte cazzate”.

Alla mia richiesta di spiegare quali fossero, Renzi ha risposto che lo avremmo appreso direttamente dal testo della querela. Ho a mia volta replicato che, se lui non fosse stato effettivamente a Dubai, come noi avevamo scritto, io gli avrei esternato personalmente e pubblicamente le mie scuse. Ma è a questo punto che, con mia somma sorpresa, il senatore ha risposto «io sono a Dubai».

Con ciò confermando esattamente quello che abbiamo scritto ieri, nell’articolo “incriminato”. Per me, per il collega Niccolò Carratelli e per il nostro giornale il caso è quindi già chiuso. A questo punto aspettiamo con grande curiosità la querela, per capire cosa mai avremmo fatto per meritarci questo “riconoscimento” da parte di un politico che i vignettisti ormai chiamano “Lo Renz d’Arabia”.

LA STAMPA

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nonsolofole @ Marzo 8, 2021

Ogni donna, una storia. La mimosa di un anno fa non è mai sfiorita

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Francesca Paci

Da in alto a sinistra: l’attivista saudita Loujain al-Hathloul, la cantante italiana Elodie, la studentessa anti-Dad Anita Iacovelli, la senatrice a vita Liliana Segre, la vicepresidente americana Kamala Harris e la blogger cinese Zhang Zhan 

Da in alto a sinistra: l’attivista saudita Loujain al-Hathloul, la cantante italiana Elodie, la studentessa anti-Dad Anita Iacovelli, la senatrice a vita Liliana Segre, la vicepresidente americana Kamala Harris e la blogger cinese Zhang Zhan 

A ripensarci adesso, l’8 marzo dello scorso anno è stato l’ultimo giorno di libertà totale, l’ultima boccata d’aria prima che l’allora premier Giuseppe Conte annunciasse, livido e solenne, la chiusura per Covid-19 dell’Italia intera. Ci scambiavamo mimose insolentemente floride, ma la festa era già finita.

Bisogna ripartire da lì per rinnovare gli auguri di una ricorrenza che sarebbe meglio fosse inutile e invece non lo è, le settimane in cui l’avvocato trentasettenne Zhang Zhan volava da Shanghai a Wuhan per capire e raccontare sul suo blog gli ospedali, i crematori, la pandemia che la Cina si ostinava a negare, definendola «polmonite misteriosa». Zhang Zhan, una giovane normalissima donna. Né puttana né santa. Una che, mentre altri citizen journalist come lei sparivano dai radar, ripeteva il mantra irriducibile, «chi di noi in questo Paese ha a cuore la verità deve dire che se ci crogioliamo nelle nostre tristezze e non facciamo niente per cambiare la nostra realtà, allora le nostre emozioni non valgono niente». A dicembre l’hanno condannata a 4 anni di prigione per aver detto la verità: lei, in cella ormai da mesi, ha ascoltato la sentenza farsa sulla sedia a rotelle, smunta, esangue, lo sguardo vitreo. L’hanno udita mormorare che «la libertà di parola del popolo non dovrebbe essere censurata», poi è stata portata via, ammanettata eppure inafferrabile, come le giornaliste bielorusse Katerina Bakhvalova e Daria Chultsova, accusate di fomentare la rivolta contro Lukashenko, come l’attivista polacca Marta Lempart, che rischia otto anni di carcere per essersi opposta alla crociata anti-abortista del governo di Varsavia.

Il senso del 2020 per l’8 marzo è un volto di donna su cui, come rughe scavate dalla mascherina, sono scritte le infinite pene di questi mesi di frontiera, dilatati, asfissianti, la globalizzazione del male. Ne abbiamo scelte sei per dirle tutte, ogni donna una storia. C’è Zhang Zhan, che porta sulle spalle il peso della peste contemporanea e c’è Anita Iacovelli, 12 anni, la studentessa torinese che, con il sole e con il gelo, ha trascorso la quarantena seduta al suo banco davanti alla scuola media Italo Calvino per protestare contro la didattica a distanza e convincere il governo a far tornare in classe migliaia di ragazzi come lei. Anita, in guardia dal cliché che banalizza qualsiasi Marianna, non vuole essere paragonata a Greta Thunberg. E non perché la disapprovi. «Sono Anita e basta», ripete e guarda dritto con la radicalità di una generazione post politica.

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nonsolofole @ Marzo 8, 2021

Famiglia, lavoro, società: ripensare il ruolo delle donne

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di   Christine Lagarde, Presidente della Bce |

Con il dilagare della pandemia di COVID-19 il mondo intero ha dovuto affrontare un anno di sacrifici. Troppi hanno perso la vita, o i propri cari. Altri hanno dovuto lottare duramente per sopravvivere, a livello fisico, emotivo e finanziario. L’anno appena trascorso ha reso evidente che l’impatto sociale ed economico della pandemia sulla vita delle donne è particolarmente pesante. Un numero sproporzionato di donne lavora nei settori più colpiti dalla pandemia. Svolgono, con maggiori probabilità, attività informali non tutelate dai programmi di sostegno pubblico. Molte hanno dovuto prendersi cura da sole dei familiari più giovani e anziani, mentre cercavano di tenere testa agli impegni lavorativi.

È preoccupante che queste circostanze rischino di annullare i progressi conquistati a caro prezzo sul fronte della parità di genere. Non dobbiamo permettere che ciò accada.

Ma c’è anche speranza di cambiamento. Le crisi esistenziali sconvolgono il nostro modo di vivere quotidiano e ci spingono a rifondare alcuni dei nostri valori. La pandemia non ha soltanto alzato il velo sulle gravi carenze della nostra società, ci ha anche costretto ad agire in modo diverso. Ed è proprio qui che vedo la possibilità di un cambiamento per il meglio. Per questo oggi, Giornata internazionale della donna, invito tutti, donne e uomini, a rompere insieme gli schemi e abbracciarne di nuovi, più consoni alle necessità del presente. La famiglia, il lavoro e il nostro ruolo di guida sono compiti che richiedono molto impegno.

Il lavoro comincia in famiglia, cuore e centro della nostra vita durante il confinamento. La pandemia ha messo chiaramente in luce lo squilibrio fra uomini e donne in termini di lavoro non retribuito. Ma ci ha anche dimostrato che i nostri compagni possono farsene carico. In alcuni casi i padri, impegnati a lavorare da casa o costretti a un orario di lavoro ridotto, hanno preso in mano le redini della famiglia, mentre le madri svolgevano mansioni essenziali al di fuori delle mura domestiche.

Una simile rottura dei canoni, se durerà, potrà portare alle donne la libertà di realizzarsi altrove, sul lavoro o nella comunità. Una maggiore partecipazione delle donne al mondo del lavoro, con adeguati servizi per l’assistenza all’infanzia e un’organizzazione flessibile dell’orario di lavoro a favore di donne e uomini, permetterebbe di compiere un grande passo avanti nel colmare il divario retributivo di genere. Nell’UE le donne guadagnano in media all’ora il 14,1% in meno degli uomini. Se i compiti domestici sono ripartiti in modo più equo all’interno della famiglia, i figli crescono con un’idea dei ruoli più paritaria rispetto alle generazioni precedenti.

A questo si aggiungono gli impegni sul posto di lavoro. La pandemia ha posto in risalto il ruolo professionale imprescindibile che le donne svolgono nella società. Rappresentano i tre quarti dei circa 18 milioni di operatori sociosanitari nell’area dell’euro e contribuiscono in misura simile al mondo dell’istruzione. Entrambi i settori si sono rivelati indispensabili durante la pandemia. Ora che abbiamo visto qual è il vero valore di queste figure per la società, è importante che esso sia riconosciuto e retribuito adeguatamente.

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nonsolofole @ Marzo 8, 2021

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