Archive for the ‘Scienza’ Category

Il nuovo primato del comandante AstroSamantha

sabato, Maggio 29th, 2021
Samantha Cristoforetti

Franco Malerba

Siamo felici e orgogliosi della nomina di Samantha Cristoforetti al ruolo di comandante della Stazione spaziale internazionale in occasione della sua prossima missione nello spazio, nel 2022; felici per Samantha, che vede riconosciuta la qualità del suo lavoro e del suo impegno e orgogliosi perché nel suo successo ci sta anche una riflesso dell’eccellenza italiana in campo spaziale, un settore che promette di diventare sempre più rilevante, non solo quale frontiera della scienza e dell’esplorazione, ma anche come motore dell’innovazione e dell’industria. La prestigiosa nomina di Samantha discende certamente dalla sua bravura nelle tante diverse e complesse situazioni nelle quali ha messo a punto le sue competenze tecniche, vivendo e lavorando per mesi a bordo della Stazione spaziale. Io penso però che Samantha abbia in più un grandissimo merito, ed è la sua facilità comunicativa e la sua grande competenza linguistica, che le consentono di essere nota e popolare anche in Germania o in Francia, non solo nel suo Paese, un’icona davvero europea.

Dato merito a Samantha per la sua promozione, può interessare un approfondimento sul significato e sul ruolo del comandante della Stazione spaziale. Ai “miei tempi” delle missioni dello Space Shuttle, il ruolo del comandante era specialmente identificato con la responsabilità di portare il veicolo spaziale in orbita e di riportarlo poi a terra, sano e salvo; il comandante dello Shuttle aveva nel suo curriculum migliaia di ore di volo in aerei militari e il suo addestramento era assai mirato e diverso da quello dell’ingegnere o dello scienziato di bordo, dedicati questi all’esecuzione dei programmi scientifici specifici della missione. La situazione è diversa sulla Stazione spaziale internazionale, ove si arriva ormai con veicoli automatici e si lavora agli esperimenti per molti mesi; mi viene in aiuto la narrazione che ci ha offerto Luca Parmitano al Festival dello Spazio dell’anno scorso.

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Linfociti T, una scoperta apre la strada ai nuovi vaccini anti-Covid

venerdì, Maggio 21st, 2021

GIACOMO GALEAZZI

ROMA. Uno studio pubblicato dalla rivista scientifica “Science” dimostra come la gran parte degli individui guariti dal Covid-19 (93%) abbia «linfociti T diretti contro una regione conservata della proteina Spike, che potrebbe essere modello di ulteriori vaccini». I dati forniti dai ricercatori sono analizzati oggi nel report infettivologico dell’Università Cattolica del Sacro Cuore

Linfociti T, una scoperta apre la strada ai nuovi vaccini anti-Covid

Come migliorare i vaccini «I vaccini attualmente in uso contro il Sars-Cov-2 possono essere revisionati per coprire nuove varianti. Questo tipo di vaccini derivano dalla biologia molecolare. Dovremo convivere con un Sars-Cov-2 divenuto endemico e non sappiamo se il virus perderà patogenicità.  Ne deriva la necessità di  adeguare i vaccini alle varianti del virus», spiega alla Stampa.it il professor Roberto Cauda, direttore dell’Unità operativa complessa (Uoc) di Malattie Infettive del Policlinico Gemelli di Roma e revisore scientifico dei parametri Covid del governo. «Più il virus circola, cioè più colpisce un numero crescente di persone, maggiore è statisticamente la possibilità che replicandosi vada incontro a variazioni. Nelle replicazioni del Sars-Cov-2 si selezionano naturalmente quelle che infettano più soggetti», evidenzia l’infettivologo impegnato in prima linea nel sequenziamento delle varianti del Sars-Cov-2 in collaborazione con il professor Massimo Ciccozzi, responsabile dell’Unità di statistica medica ed epidemiologia del Campus Bio-Medico. 
Circolazione
Il professor Cauda è stato incaricato dal governo di occuparsi dei parametri per la valutazione dl rischio epidemiologico. E per la revisione o aggiornamento del monitoraggio alla luce delle nuove varianti del Covid. Puntualizza l’ordinario di Malattie Infettive dell’Università Cattolica del Sacro Cuore: «La quasi totalità delle migliaia di mutazioni del virus non ha un impatto di tipo clinico. Più una forma è trasmissibile, maggiore è la platea colpita e di conseguenza cresce l’incidenza di casi gravi che necessitano di ricovero in ospedale. Perciò il problema clinico della gravità è direttamente legato alla diffusione del virus. Ogni variante porta con sè specifiche criticità epidemiologiche e cliniche. Noi possiamo contare su quattro vaccini che agiscono sulla proteina Spike, cioè sulla componente del virus  che si lega alla cellula attraverso il recettore Ace2 consentendo al Sars-Cov-2 di entrare nell’organismo umano. Si può bloccare l’entrata del virus attraverso gli anticorpi prodotti dal vaccino contro lo Spike oppure con gli anticorpi monoclonali che iniettiamo sulle persone che hanno contratto il Covid. Il problema è che anche gli anticorpi monoclonali sono stati prodotti riconoscendo la proteina Spike. Perciò il pericolo è che se la proteina Spike muta, gli anticorpi la riconoscono meno e la loro efficacia si riduce notevolmente».

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Anticorpi monoclonali contro il Covid, via ai test sull’uomo in Italia. Rappuoli: «Potrebbero farci guarire in 3-4 giorni»

giovedì, Marzo 4th, 2021

di Jacopo Storni

Dall’estate si potrà forse guarire dal Covid-19 con una semplice iniezione intramuscolare, fatta in ospedale, a casa o dal medico.

Una volta che il liquido della fiala sarà iniettato, basteranno tre o quattro giorni per guarire e sconfiggere il Coronavirus.

Sarà possibile grazie all’anticorpo monoclonale della Fondazione senese Toscana Life Sciences, realizzato in laboratorio da un team di una ventina di ricercatori, perlopiù donne e quasi tutte italiane, che sono al lavoro su questo farmaco rivoluzionario da un anno, da quando cioè il Covid 19 fece tappa a Codogno, per la prima volta in Italia. Da allora la ricerca in questi laboratori avveniristici nella periferia di Siena non si è mai fermata, sotto la supervisione del dottor Rino Rappuoli, microbiologo, coordinatore scientifico del Mad Lab di Fondazione Toscana Life Sciences.

Il farmaco monoclonale è l’unico italiano e si è dimostrato molto potente (studi in vitro e in vivo), al punto che potrebbe servirne una quantità di molto inferiore a quella utilizzata dall’allora presidente Usa Donald Trump.

L’anticorpo è inoltre capace di combattere anche le varianti inglese, sudafricana e brasiliana.

Ma cosa sono gli anticorpi monoclonali? A spiegarlo con estrema semplicità è lo stesso dottor Rappuoli: «Gli anticorpi sono sostanze naturali prodotte dal nostro organismo. Noi non abbiamo fatto altro che selezionare gli anticorpi prodotti dai pazienti guariti, riprodurre in laboratorio quelli più potenti, fino a passare alla produzione industriale che li rendono un medicinale da reiniettare nelle persone».

In questi giorni, sono in corso i primi test sull’uomo per verificarne la sicurezza e, dice Rappuoli, «nel giro di un mese ci aspettiamo i primi dati sulla sicurezza», mentre «verso maggio-giugno i primi dati sull’efficacia», e, compatibilmente, il farmaco potrà essere messo a disposizione del Servizio sanitario nazionale a partire dall’estate.

Certo è che si tratta di un farmaco molto costoso, lascia intendere Rappuoli, «ma noi abbiamo cercato di sviluppare un farmaco molto potente così che sia possibile averne dosaggi inferiori a prezzi accessibili».

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La sostanza più cara del Pianeta costa 62,5 miliardi di dollari al grammo

sabato, Febbraio 20th, 2021

Raphael Zanotti

La sostanza più cara del Pianeta costa 62,5 miliardi di dollari al grammo

Ovviamente non la troverete mai al mercato sotto casa. E nemmeno chi la detiene ha mai pensato davvero di venderla. Ma se qualcuno dovesse mai decidere di acquistarla dovrebbe offrire almeno 62,5 miliardi di dollari per averne solo un grammo. Ovviamente non è l’oro, non è una sostanza stupefacente, non sono i diamanti e nemmeno qualche rarissimo e introvabile minerale. La materia più costosa del pianeta è l’antimateria. E non fatevi ingannare da quel prefisso che sembra negarlo: l’antimateria è materia a tutti gli effetti, solo composta di antiparticelle. Le antiparticelle hanno la stessa massa delle particelle, ma hanno alcuni numeri quantici di segno opposto come la carica elettrica. Per fare un esempio, l’antiparticella dell’elettrone (che ha carica negativa) è il positrone (che ha carica positiva).

Ogni anno tutti gli acceleratori di particelle del mondo riescono a produrre appena 10 nanogrammi di antimateria. Un nanogrammo è pari a un miliardesimo di grammo. L’antimateria esiste in minime quantità anche in natura ma ha vita brevissima. Alcune antiparticelle sono state trovate sopra i temporali. E le banane, ricche di potassio -40, un isotopo del potassio, emettono un positrone ogni 75 minuti. 

Produrre antimateria e mantenerla stabile, però, è costosissimo. Per ricavarne un grammo è necessario impiegare 25 milioni di miliardi di kilowatt ora con un costo di un milione di miliardi di dollari. Di qui il suo valore. Un valore ovviamente nominale. A calcolarlo è stata la Nasa che qualche tempo fa ha stabilito, sulla base di una stima, che un grammo di anti idrogeno (ovvero il corrispettivo dell’idrogeno in versione antimateria) costerebbe 62,5 miliardi di dollari.

Ma cosa se ne farebbe poi qualcuno di un grammo di anti idrogeno? Probabilmente niente. O cercherebbe di rivenderlo per cercare di recuperare l’enorme ricchezza che ha perduto in un capriccio piuttosto costoso. L’antimateria viene attualmente usata per motivi di studio. Tra materia e antimateria esiste una precisa simmetria: quando si produce una particella si produce in contemporanea anche la sua antiparticella. Se le due si incontrano, si dice che si annichilano. Ovvero scompaiono lasciando solo una scia di energia. Secondo i fisici, al momento della nascita dell’Universo, materia e antimateria avrebbero dovuto essere state prodotte in parti uguali. Perché sia rimasta solo la materia e l’antimateria oggi sia invece presente in quantità minimali è ancora un mistero. Ma ci stiamo lavorando.

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Il momento dell’atterraggio del rover Perseverance su Marte e l’entusiasmo alla Nasa

venerdì, Febbraio 19th, 2021
Le prime immagini del rover della NASA alla ricerca di tracce di vita sul Pianeta Rosso – Ansa /CorriereTv
Il rover Perseverance e il drone Ingenuity sono atterrati su Marte dopo un viaggio spaziale iniziato il 30 luglio 2020. La missione Mars 2020 della NASA è ufficialmente partita: Il nuovo rover resterà sul Pianeta Rosso per un anno marziano (687 giorni, quasi due anni sulla Terra) e ha l’obiettivo di cercare qualsiasi traccia di vita del passato su Marte.
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Vaccino Covid, Moderna: «Efficacia al 94,5 per cento»

lunedì, Novembre 16th, 2020

L’azienda statunitense Moderna ha annunciato in un comunicato che il suo vaccino contro il Covid — mRNA-1273 — ha una efficacia del 94.5%.

La scorsa settimana, Pfizer aveva annunciato per il suo vaccino un’efficacia del 90%. I dati sono preliminari, e gli studi sono ancora in corso: questo significa che le percentuali potranno cambiare. «È davvero una buona notizia», ha detto Anthony Fauci, il massimo esperto americano di malattie infettive, che ha parlato anche di «forte passo nella direzione giusta». «Pensavo che saremmo stati bravi, ma il 94,5 percento è davvero impressionante».


La conservazione in frigo e nei freezer

Secondo i risultati preliminari della sperimentazione, il vaccino in via di sviluppo da parte dell’azienda statunitense, in collaborazione con l’Operazione Warp speed del governo Usa, sarebbe più facile da conservare e da trasportare rispetto a quanto previsto per il farmaco di Pfizer.

Secondo il comunicato, il vaccino rimane stabile a temperature standard di refrigerazione tra 2 e 8 C per 30 giorni; «fino a 30 giorni nei frigoriferi di casa e a temperatura ambiente fino a 12 ore», e rimarrebbe stabile a -20 gradi, temperatura di gran parte dei freezer domestici e delle farmacie, fino a 6 mesi.

Il vaccino Pfizer-BioNTech deve essere conservato a 80 gradi sottozero (in un frigo normale resiste per cinque giorni): in Italia, ad esempio, gli unici due aeroporti certificati per ricevere farmaci sono Fiumicino e Malpensa, ma non sono attrezzati con frigo a così basse temperature.

I vaccini per altre malattie, ad esempio l’influenza, vengono infatti conservati a -2/-8 gradi. La catena del freddo deve essere assicurata dal momento in cui il farmaco esce dal sito produttivo a quando la dose viene somministrata.

Come funziona il virus Moderna e su quante persone è stato sperimentato

Anche il vaccino di Moderna, così come quello di Pfizer-BioNTech, è a Rna, significativamente diverso da quelli tradizionali: stimolerebbe la produzione di anticorpi contro la proteina spike di cui il virus si serve per agganciare le cellule umane e penetrarle.

Lo studio — i cui risultati sono stati diffusi oggi dall’azienda — è stato effettuato su 30mila pazienti negli StatiUniti. A metà dei partecipanti è stato iniettato il vaccino (due dosi, a distanza di 4 settimane); all’altra metà un placebo. L’analisi pubblicata è basata sui primi 95 partecipanti ad avere casi confermati di Covid-19. Solo 5 delle persone che hanno sviluppato i sintomi avevano ricevuto il vaccino; gli altri 90 avevano ricevuto il placebo. Moderna intende presentare una richiesta d’autorizzazione all’uso per emergenza alla Food and Drug Administration statunitense nelle prossime settimane.

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Coronavirus, corsa al vaccino: tutto quello che c’è da sapere sul Pfizer-Biontech

giovedì, Novembre 12th, 2020

Il vaccino anti-covid più famoso del momento si chiama BNT162b2. È sviluppato da Pfizer e dalla tedesca Biontech. I risultati non sono ancora stati pubblicati su una rivista scientifica, ma sono frutto dell’analisi dei dati della sperimentazione su 43.538 persone. Fino a ora si sa che ha un’efficacia del 90 per cento nel proteggere dall’infezione da Sars-Cov-2. In tutto il mondo, ad ogni modo, sono 11 i vaccini arrivati alla fase tre, l’ultima, della sperimentazione. Ecco tutto quello che bisogna sapere 

A cura di Sofia Gadici

REP.TV

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Covid: ecco il test che rivela potenziali positivi in 2 minuti

martedì, Ottobre 27th, 2020

Un nuovo test, denominato OST (Olfactory Smart Threshold Test), consente di individuare in 120 secondi la eventuale alterazione della percezione olfattiva di un individuo, rivelando conseguentemente un potenziale caso di positività al Covid 19.

Ad ingegnerizzare e distribuire il test, che potrebbe contribuire ad accelerare l’attività di tracciamento dei contagiati, indirizzando i potenziali posti verso la diagnostica classica e la prova del tampone, è Asteria Healthcare, reparto di ricerca e sviluppo di The Prototype Srl, azienda di Pescara che ha messo a frutto gli studi compiuti dal laboratorio di Neurofisiologia Olfattiva e Chemiocettiva del dipartimento di Neuroscienze dell’Università D’Annunzio di Chieti-Pescara.

 Il test si serve dell’utilizzo di quattro stimolatori e viene eseguito con l’aiuto di una app per smartphone e tablet, scaricabile gratuitamente, che ha la funzione di guidare l’esecutore durante il test e genera istantaneamente il risultato, conservando uno storico per valutare possibili miglioramenti o peggioramenti di un individuo nel corso del tempo.

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Coronavirus, il vaccino di Oxford genera una forte risposta immunitaria negli anziani

lunedì, Ottobre 26th, 2020

di Silvia Turin

Il vaccino contro il Covid sviluppato dall’università di Oxford, in collaborazione con l’azienda farmaceutica AstraZeneca, genera una forte risposta immunitaria tra gli anziani, il gruppo più vulnerabile: è quanto scrive il Financial Times, parlando di «speranze» generate dai trial. Le sperimentazioni cliniche di questo vaccino sono nella Fase 3, quella (finale) che verifica su migliaia di persone efficacia e sicurezza del candidato.

La buona notizia

Due fonti citate dal quotidiano come al corrente degli studi in corso, hanno sostenuto che il vaccino in questione genera gli anticorpi e i cosiddetti linfociti T (la prima linea di difesa del sistema immunitario) tra gli anziani. Sarebbe importante perché di solito il sistema immunitario degli anziani è meno reattivo, tanto che solitamente per loro si studiano appositamente dei vaccini «potenziati». I nuovi risultati sono in linea con i dati pubblicati a luglio che hanno mostrato «risposte immunitarie robuste», in un gruppo di adulti sani tra i 18 e i 55 anni, generate dal vaccino sviluppato dall’università di Oxford. Il vaccino di AstraZeneca è uno dei tre opzionati dall’Europa (e quindi dall’Italia). Lo Jenner Institute della Oxford University sta realizzando il vaccino in partnership con la Irbm (Istituto di ricerca di biologia molecolare) di Pomezia: «Nelle sperimentazioni di Fase 1 già pubblicate, il vaccino evidenziava un’efficacia del 90% che con un richiamo può arrivare al 95%», ha dichiarato Piero Di Lorenzo, presidente della Irbm.

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La notte brillante di Marte: allineato con Sole e Terra alla distanza minima

martedì, Ottobre 13th, 2020

di Paolo Virtuani

La notte brillante di Marte: allineato con Sole e Terra alla distanza minima

Marte (Epa)

Occhi in alto a scrutare il cielo: stanotte Marte sarà l’oggetto più brillante (Luna esclusa) della volta celeste e si troverà in opposizione rispetto al Sole: in pratica Sole, Terra e Marte si trovano su una stessa linea retta, con il nostro pianeta in mezzo. Inoltre Terra e Marte hanno passato da pochi giorni il punto della distanza minima tra le loro orbite: 62,07 milioni di chilometri raggiunto il 6 ottobre. Per una distanza minore occorrerà aspettare fino al 2035.

Opposizione

Le due condizioni congiunte rendono il Pianeta rosso favorevole all’osservazione, anche a occhio nudo (nuvole permettendo). Gli astrofili sono mobilitati per un appuntamento che non vogliono perdere. «L’opposizione rende l’osservazione di Marte molto agevole», spiega Paolo Volpini, membro della commissione divulgazione dell’Unione italiana astrofili, organizzazione con oltre 50 anni di attività che raduna centinaia di associazioni locali e migliaia di appassionati.

Guardare a Est al tramonto

«Per trovare Marte stasera al tramonto basta guardare sopra l’orizzonte a Est. Poi si può seguire il suo percorso nella costellazione dei Pesci che lo porta al punto culminante intorno all’una di notte e la successiva discesa fino alla sua scomparsa sotto l’orizzonte all’alba poco dopo le sei di domani mattina». Quindi non serve un’alzataccia, né stare svegli fino a tarda notte come a volte accade in corrispondenza delle eclissi di Luna.

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