Archive for Luglio, 2020

Bancomat, addio al Pin sotto quota 50 euro. Ma occhio alle clonazioni: consigli anti frode

mercoledì, Luglio 29th, 2020

Di ACHILLE PEREGO

Da 25 a 50 euro. Da gennaio 2021 si alzerà gradualmente la soglia entro cui si potrà pagare con una carta di credito o un bancomat contactless (le card dotate di microchip wireless che si avvicinano al Pos) senza dover inserire il Pin o firmare la ricevuta. Ad annunciare l’impegno per raddoppiare il tetto dei pagamenti senza firma e Pin con il contactless – un sistema in forte crescita, anche con gli smartphone usati come borsellini elettronici, e che ha visto un boom al tempo del Covid perché evita il passaggio in altre mani delle carte – sono stati ieri Bancomat, Mastercard e Visa.

Del resto l’innalzamento della soglia è stato spinto da Bce ed Eba (autorità bancaria europea) per diminuire l’uso del contante anche per i piccoli pagamenti come il cappuccino e la brioche al bar o l’acquisto di un quotidiano e il biglietto dell’autobus. Veloce e semplice, il contactless – che riguarda soprattutto gli oltre 15 milioni di carte di credito rispetto ai più di 56 milioni di Bancomat – sarebbe però anche a rischio frodi. Qualche mese fa l’Unione nazionale consumatori avvertiva: “Si registrano sempre più episodi spiacevoli in cui, avvicinando un Pos al portafogli o alla borsa, è possibile effettuare più pagamenti senza la necessità di inserire il Pin tenendo così la vittima all’oscuro”. Possibilità contemplata anche dalla Polizia postale che, nei consigli per utilizzare in sicurezza i pagamenti contactless (che potrebbe portare a saldare il conto di un altro utente a causa della troppa vicinanza dello smartphone o della carta al lettore di schede), avverte di custodire le card in particolari custodie e di spegnere, quando non viene usata, la funzione Nfc dello smartphone (quella che consente i pagamenti wireless).

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Fisco, rivoluzione per le partite Iva. Tasse mensili e detrazioni lampo

mercoledì, Luglio 29th, 2020

di CLAUDIA MARIN

Fisco, rivoluzione delle tasse

Si chiama cash-flow tax o “fisco per cassa”. È il piano per rivoluzionare il pagamento delle tasse di oltre 4 milioni di contribuenti (tutte partite Iva) che il Ministero dell’Economia vorrebbe far decollare dal 2021, sulla base di una proposta articolata che ha come autore e regista il direttore dell’Agenzia delle Entrate, Ernesto Maria Ruffini.

Con almeno due obiettivi, indicati in una nota esplicativa messa a punto dai tecnici dell’Agenzia: riallineare “finalmente il calendario delle scadenze fiscali con il calendario della vita e dell’attività dei cittadini, superando il meccanismo degli acconti e dei saldi d’imposta, che non rispecchiano l’effettivo andamento delle loro attività”.

Le imposte, infatti, “verranno versate mese per mese sulla base di quanto si incassa effettivamente e al netto di quanto si spende per svolgere la propria attività, favorendo così gli investimenti in beni strumentali i cui costi potranno essere subito dedotti dal proprio reddito e incentivando così anche la crescita del Paese”, si spiega.

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Disagio e disuguaglianze, le nostre periferie rimosse

mercoledì, Luglio 29th, 2020
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di   Ernesto Galli della Loggia

Tutti presi come sempre dagli ultimi sondaggi e dall’immancabile polemica di giornata, tutti presi dalla fregola di twittare una dichiarazione alle agenzie ogni venti minuti o di presenziare in tv a tre talk show in una serata, i politici di questo Paese si dimenticano regolarmente di quello che avevano sostenuto con la massima convinzione solo qualche mese prima. E così non meraviglia che tra i vari scopi a cui destinare la pioggia di soldi che dovrebbe arrivarci da Bruxelles,il risanamento delle periferie è virtualmente scomparso. Quella che Renzo Piano aveva invocato come l’urgente necessità di «rammendare» il Paese non è stata degnata della minima considerazione.

Solo qualche mese fa invece — complice la protesta politica dei tanti italiani obbligati nei sobborghi delle grandi città a vedersela da vicino con il problema dell’immigrazione o della presenza di un campo rom, dei tanti elettori spinti a diventare sovranisti, populisti e anticasta per la rabbia di abitare dove i servizi sono assenti, i trasporti paurosamente insufficienti, e la delinquenza fa troppo spesso il bello e il cattivo tempo — complice tutto questo, dicevo, solo qualche mese fa il problema delle periferie dei centri urbani sembrava essere ai primissimi posti nella lista delle urgenze nazionali. Oggi, viceversa, non compare in nessun elenco dei grandi progetti da mettere in cantiere. È completamente scomparso.

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Lampedusa, gli arrivi tra turisti e tamponi: «Troppi sbarchi, così rischiamo il caos»

mercoledì, Luglio 29th, 2020

di Fulvio Fiano, inviato a Lampedusa

«Ci sono due positivi, bisogna isolare chi era nella stanza…». «Ci sono le dottoresse…». «E servono 50 tamponi…». Questo dialogo tra gli operatori dell’hotspot di contrada Imbriacola viene interrotto da una telefonata: «Ne arrivano undici alla Madonnina…». Dietro i cancelli del centro di accoglienza di Lampedusa, pensato per 192 ospiti e arrivato a contenerne quasi mille, ci sono materassi a terra, abiti ad asciugare sugli alberi, un via vai di personale coinvolto a vario titolo nella logistica e nelle operazioni di identificazione e smistamento dei migranti. Tra i bancali con le bottiglie d’acqua e le camionette di esercito e polizia, si fa largo il furgoncino di un panificio.

L’ennesimo sbarco

Il personale della Azienda sanitaria provinciale di Palermo, due uomini e due donne, ha il suo campo base in un’auto col portabagagli aperto, per metà al sole cocente, così da avere un punto di appoggio dove compilare moduli, aggiornare liste, redigere bollettini. L’ennesimo sbarco riavvia la procedura che questi giorni non si è mai fermata. Un furgone scende al porto, pochi minuti di strada dall’entroterra, dove la guardia costiera che ha intercettato il barchino fa scendere i giovani tunisini. Presa la temperatura, vengono avviati all’hotspot. Una veloce routine che passa inosservata sul porticciolo. Poi comincia un’altra trafila per ricollocarli nei Cara siciliani. Sette barchini, con un totale di 45 tunisini, sono stati bloccati dalla Guardia di Finanza all’alba. Tre sono riusciti ad arrivare sulla terraferma. Nel pomeriggio altri tre sbarchi in 20 minuti, 66 persone totali, di cui 26 approdate sull’arenile dell’Isola dei Conigli, la spiaggia più rinomata di Lampedusa, tra i turisti increduli che facevano il bagno nelle acque cristalline.

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Coronavirus: Spagna, Germania e i nuovi focolai. L’Europa in ansia

mercoledì, Luglio 29th, 2020

di Elisabetta Rosaspina

Viaggiare poco, viaggiare il meno possibile: dalla Germania alla Francia, dalla Gran Bretagna alla Spagna, la paura della seconda ondata di contagi spinge i governi a frenare la circolazione dei propri residenti all’estero e quindi il turismo internazionale, sprofondato in un passivo tre volte peggiore di quello provocato dalla crisi del 2008.

All’indice in Europa, Madrid reagisce. Sul fronte esterno contro i governi, in particolare di Londra, Parigi e Berlino, che hanno più o meno energicamente dissuaso i loro cittadini dal partire per la Spagna. E sul fronte interno contro gli indisciplinati che, soprattutto di notte, dimenticano le cautele anti Covid e si ritrovano in festosi e affollati «botellon», happening ad alta gradazione alcolica, nelle piazze o sulle spiagge. Chi beve per strada rischia ora multe fino a 15 mila euro. E Madrid ha ripristinato l’obbligo di mascherine anche all’aperto.

Ma i focolai di coronavirus divampati nelle ultime settimane in comunità autonome già provate come Catalogna, Aragona e Navarra, non giustificano, secondo il premier Pedro Sánchez, l’embargo turistico nei confronti di tutto il paese, isole comprese, decretato dalla Gran Bretagna, imitata da Belgio, Norvegia, Olanda e ora anche dalla Germania. Dove pure la situazione interna non è tranquillizzante. Due giorni fa un nuovo focolaio è stato individuato in un’azienda agricola della Baviera, vicino a Mamming, 174 lavoratori stagionali sono risultati positivi al coronavirus e 500 dipendenti sono finiti in quarantena. L’istituto tedesco di epidemiologia segnala una media quotidiana di 557 nuovi casi, mentre a metà luglio erano 350.

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Intesa scala Ubi: adesioni Opas al 71,91%, scatta la fusione | Nasce il colosso delle banche italiane (e d’Europa)

mercoledì, Luglio 29th, 2020

Le adesioni all’Opas lanciata da Intesa Sanpaolo su Ubi sono salite al 71,91% del capitale della banca guidata da Victor Massiah. Lo rende noto Borsa Italiana. A due giorni dalla chiusura del conferimento l’operazione ha già superato la quota di successo, che era fissata al 66,67%.

Le nozze tra Intesa Sanpaolo e Ubi Banca porteranno alla nascita di un colosso europeo che farà registrare un utile non inferiore a 5 miliardi di euro nel 2022, diventando uno dei primi gruppi nell’Eurozona. Una grande gruppo che, grazie al radicamento nei territori di appartenenza, sarà capace di “rafforzare il sistema finanziario italiano e potrà ricoprire il ruolo di leader nello scenario bancario europeo”, ha più volte ribadito Carlo Messina, ceo di Intesa Sanpaolo, nel corso degli ultimi mesi, e vero vincitore di questa scalata.

Intesa-Ubi, tutti i numeri del colosso bancario

Proprio la creazione di un grande gruppo a livello europeo ed il rafforzamento della leadership in Italia è stata una delle motivazioni che hanno portato all’offerta pubblica di acquisto e scambio su Ubi che ha raggiunto adesioni del 71,91%, oltre la soglia del 66,67% e con due giorni di anticipo rispetto alla chiusura del periodo di conferimento.

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Conte: “Il Recovery Plan da presentare entro 15 ottobre” | Nasce una task force tecnica

mercoledì, Luglio 29th, 2020

“Dobbiamo presentare i progetti per il Recovery Plan entro il 15 ottobre 2020 in modo da poter aspirare alla possibilità di prefinanziamento del 10%”. Lo ha annunciato il premier Giuseppe Conte alla riunione del Ciae, il Comitato interministeriale per gli affari europei. “Si lavorerà anche ad agosto, abbiamo tempi strettissimi. Non partiamo da zero, abbiamo un piano di rilancio”.

Il premier ha parlato anche della task force tecnica, assicurando il pieno coinvolgimento del Parlamento. Sono queste le principali novità che Conte ha portato sul tavolo della prima riunione del governo sul Recovery Fund. Riunione breve ma affollatissima, visto che al tavolo del Comitato interministeriale per gli affari europei erano presenti tutti i ministri e, in collegamento, i rappresentanti di tutti gli enti locali. “E’ una grande sfida e serve grande responsabilità”, è stato il monito del capo del governo alla vigilia di un’estate che, sui fondi Ue, si preannuncia rovente.

Proprio in settimana a Montecitorio si deciderà sullo strumento parlamentare con cui avere un ruolo sulla gestione delle risorse: si va dalla Bicamerale agognata da FI alla commissione monocamerale, fino alla mozione e al voto in commissione Bilancio o in Assemblea. Visti i tempi stretti, è la Bicamerale, per cui è necessaria l’approvazione di una legge ad hoc, ad essere al momento l’opzione più lontana.

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Stato d’emergenza fino al 15 ottobre, via libera dal Senato

mercoledì, Luglio 29th, 2020

Via libera del Senato alla proroga dello stato di emergenza per il coronavirus fino al 15 ottobre.  “Sarebbe incongruo – aveva detto il premier Conte intervendo in Aula – sospendere bruscamente l’efficacia delle misure adottate, se non quando la situazione è riconducibile a un tollerabile grado di normalità”. Salvini a Mattarella: “Sconcertato per la proroga”.

Il virus circola ancora Il Comitato tecnico scientifico ha segnalato che “sebbene la curva di contagi e l’impatto sul Ssn si siano notevolmente ridotti, ed è un dato che ci rinfranca, i numeri registrati dicono che il virus continua a circolare nel Paese – ha quindi spiegato Conte -. E la situazione internazionale resta preoccupante e ciò che accade nei Paesi a noi vicini ci impone un’attenta vigilanza”. Il capo del governo ha sottolineato come l’emergenza coronavirus abbia “i tratti di un processo in continua e imprevedibile evoluzione che ancora oggi, seppure in misura contenuta e territorialmente circoscritta, non ha ancora esaurito i suoi effetti”.

Lo stato dʼemergenza per il coronavirus: le tappe

Ascoltiamo le Camere “La mia presenza qui dimostra la massima disponibilità del governo a interloquire col Parlamento e tenere conto delle indicazioni delle Camere con riferimento alla scelta di proroga”, ha osservato Conte. “In Consiglio dei ministri abbiamo inserito una mera informativa: non abbiamo assunto nessuna decisione. Dopo aver esaminato tutte le indicazioni e i pareri è emerso l’indirizzo di limitarne l’estensione temporale al prossimo mese di ottobre”.

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“L’insicurezza crea derive razziste”. La lettera del sindaco di Caltanissetta a Lamorgese

martedì, Luglio 28th, 2020

In Sicilia si sta creando, tra alcuni sindaci, un fronte contro i nuovi sbarchi di migranti. A far sentire la propria voce è il sindaco di Caltanisetta, Roberto Gambino, che ha scritto una lettera al ministro dell’Interno, Luciana Lamorgese, sottolineando come “l’insicurezza crei derive razziste”. Sulla stessa linea c’è anche il primo cittadino di Porto Empedocle, Ida Carmina, che dice no alla nave quarantena da mille posti.

Intanto mancano ancora all’appello 44 migranti dei 184 fuggiti domenica pomeriggio dal Cara di Pian del Lago di Caltanissetta, tutti di nazionalità tunisina. Le forze dell’ordine sono ancora impegnate nelle ricerche. Intanto il prefetto di Caltanissetta, Cosima Di Stani, ha fatto sapere che, relativamente al Covid-19, non c’è alcun rischio. “Non sussistono pericoli legati al Covid – ha detto il prefetto – in quanto i cittadini stranieri, già sottoposti al test sierologico con esito negativo al momento dello sbarco, sono stati sottoposti subito dopo l’ingresso nel Centro Governativo di Prima Accoglienza di Caltanissetta al tampone rinofaringeo dall’Asp, anch’esso con esito negativo per tutti gli ospiti”. Il Prefetto, d’intesa con le Forze dell’Ordine, ha disposto un’intensificazione dei controlli affinché il periodo di quarantena ancora in corso venga rispettato.

Ci sono poi 43 i migranti che, ieri sera, sono stati trasferiti con il traghetto di linea per Porto Empedocle, dall’hotspot di Lampedusa. Il gruppo è già in viaggio per una struttura d’accoglienza di Palermo. La Prefettura di Agrigento, provando ad alleggerire le presenze nell’hotspot ha pianificato per la tarda mattinata il trasferimento, sempre con la motonave di linea, di altre 200 persone che una volta arrivate, in serata, a Porto Empedocle verranno caricate su dei pullman con destinazione alcuni centri d’accoglienza del Molise.

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COMUNICATO STAMPA:Deltaplani e parapendio tornano a colorare i cieli

martedì, Luglio 28th, 2020

I primi giorni di agosto vedranno sfrecciare nei cieli piemontesi e umbri i concorrenti ai campionati nazionali di volo libero in parapendio e deltaplano. In entrambe le discipline l’Italia detiene i titoli mondiali sia a squadre che individuali, un primato mai raggiunto da altri sports nostrani.

Nel primo caso coinvolto il cielo sopra i comuni di Cuorgnè e Chiesanuova (Torino) con campo di gara esteso lungo la pedemontana piemontese, dal monte Musiné alla zona della Serra di Ivrea. Il comprensorio dovrebbe garantire buoni voli ai piloti che vi parteciperanno nel numero massimo di 100. La formula è “open”, quindi aperta anche agli stranieri.

La kermesse si dipanerà dal prossimo 1 agosto con la registrazione dei partecipanti e il training day, vale a dire una giornata di allenamento per permettere ai piloti di saggiare il sito di gara. Dal 2 all’8, invece, competizione vera e propria con un volo al giorno. Premiazioni al termine dell’ultima prova nell’area attrezzata in frazione Salto a Cuorgnè. La scelta del campione azzurro 2020 avverrà sommando i punteggi ottenuti da ogni pilota in ciascuna giornata di gara, o quelle che si potranno disputare, perché il volo libero è fortemente condizionato dal tempo. Se la meteorologia non è favorevole si resta a terra.

Organizzazione: Aero Club Lega Piloti con la collaborazione dell’associazione sportiva Volo Libero Santa Elisabetta. Patrocinio e sponsorizzazione da parte di FIVL.

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