Archive for the ‘Economia – Lavoro’ Category

«L’enigma Draghi». Dalla lira in pericolo alla Bce: quel che so dell’ex governatore

venerdì, Maggio 29th, 2020

di Giuliano Amato

Non so quanto io posso aggiungere a mo’ di introduzione a questo libro che si legge volentieri per la ricostruzione che fa del suo protagonista sapendo coglierne i tratti essenziali, se non confermarli, sulla base della personale conoscenza e delle esperienze comuni che ho vissuto con lui sin dai tardi anni ‘80, quando ci conoscemmo. E ci conoscemmo a Washington, dove lui era direttore esecutivo della Banca mondiale e dove io mi recai più volte per incontri ufficiali quando ero ministro del Tesoro. Ci capitò sin da allora di passare del tempo insieme, di scambiarci idee e di constatare consonanze. Quando poi, da presidente del Consiglio nel 1992, me lo trovai accanto nella squadra del Tesoro, dove aveva assunto nel frattempo la responsabilità della direzione generale che gestiva il debito pubblico, fu davvero un ritrovarsi; ed accorgersi che ci capivamo al volo.

Al Tesoro

È vero quello che scrive Marco Cecchini, Mario Draghi non fu partecipe di tutte le decisioni che allora adottammo. Questo non significa che lui ed io non ci sentissimo, né cancella il suo ruolo su questioni cruciali come quella sulla contrazione (o meno) di nuovi prestiti nelle settimane che precedettero la svalutazione di settembre. Il Regno Unito si impiccò con le sue stesse mani, contraendo un gigantesco debito in sterline alla fine di agosto. Noi respingemmo, negli stessi giorni, offerte in sé più che vantaggiose. In quei frangenti, ed ancora sette anni dopo, quando io mi ritrovai Ministro del Tesoro con lui ancora al suo posto, ebbi modo di sperimentare le sue qualità, quelli che qui sto chiamando i suoi tratti essenziali, e la sintonia che c’era fra noi.

Promote health. Save lives. Serve the vulnerable. Visit who.int

Era difficile vederlo perplesso, affrontava sempre le situazioni con sicurezza, direi quasi con distacco. Da dove gli venivano questi suoi modi? Gli venivano dalla competenza e dall’uso che ne faceva giungendo sempre preparato all’appuntamento con le scelte e con i fatti.

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Il piano di aiuti Ue una sorpresa positiva: aiuterà l’Italia anche sui mercati

mercoledì, Maggio 27th, 2020

di Federico Fubini

Il piano di aiuti Ue una sorpresa positiva: aiuterà l'Italia anche sui mercati

I numeri di «Next Generation EU», il piano di rilancio proposto dalla Commissione europea, sono una sorpresa positiva anche per l’Italia. La presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen, li ha tenuti riservati fino all’ultimo momento, per evitare pressioni e interferenze soprattutto dai Paesi che da settimane erano più contrari a un pacchetto di aiuti significativo alle economie e ai settori più colpiti dalla crisi del coronavirus.

La crisi

Il Recovery Fund diventa da 750 miliardi. Gentiloni annuncia la «svolta europea». Per l’Italia 172,7 miliardi di cui 82 aiuti a fondo perduto

di Francesca Basso

Tuttavia, questa semplice contabilità non rende giustizia al significato anche economico del pacchetto: l’entità e la credibilità della risposta complessiva, così come la sua modalità di finanziamento con quelli che a tutti gli effetti saranno Eurobond emessi dalla Commissione Ue – dunque la nascita di una vera sovranità di bilancio europea – sono fattori di enorme sostegno.

Lo sono sul piano politico, perché è ciò che l’Italia ha chiesto fin dall’inizio di questa crisi, ma lo sono anche sul piano economico e finanziario. Il mercato l’ha compreso rapidamente. Il rendimento del titolo di Stato a dieci anni del Tesoro di Roma è crollato dall’1,85% annuo prima della proposta franco-tedesca di un pacchetto di trasferimenti di lunedì 18 maggio, fino all’1,49 martedì. Tra l’altro alle prime indicazioni sul pacchetto proposto dalla Commissione, il costo del debito italiano è calato ulteriormente di altri sei punti (0,06%) sui titoli decennali.

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Recovery plan da 750mld. Per l’Italia 80mld di sussidi e 90 di prestiti

mercoledì, Maggio 27th, 2020

A circa due ore dall’annuncio ufficiale da parte di Ursula von der Leyen, vengono diffuse le cifre dell’atteso Recovery Fund, strumento nuovo inserito nel bilancio europeo e finanziato anche con bond della Commissione per fronteggiare la crisi economica scatenata da Covid-19. Cominciamo dal nome: si chiamerà ‘Next generation Eu’.

Secondo quanto si legge nel testo finale di cui Huffpost ha presto visione, il nuovo fondo ammonta ad un totale di 750 miliardi di euro: 500 miliardi in sussidi a fondo perduto e 250 miliardi in prestiti. Secondo fonti di governo, per l’Italia il pacchetto ammonta a 172,7 miliardi di euro: 81,807 miliardi sarebbero versati come aiuti a fondo perduto e 90,938 miliardi come prestiti.

“I fondi per Next Generation EU – si legge nella proposta della Commissione europea – saranno raccolti aumentando temporaneamente il massimale delle risorse proprie dell’Ue al 2% del reddito nazionale lordo dell’UE. Ciò consentirà alla Commissione di utilizzare il suo rating creditizio molto forte per prendere in prestito € 750 miliardi sui mercati finanziari per Next Generation EU. I fondi raccolti dovranno essere rimborsati attraverso i futuri bilanci dell’UE, non prima del 2028 e non dopo il 2058”.

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Fca, dal cda di Intesa Sanpaolo via libera al prestito da 6,3 miliardi

mercoledì, Maggio 27th, 2020

teodoro chiarelli

Via libera dal consiglio di amministrazione di Intesa Sanpaolo alla delibera relativa al finanziamento di 6,3 miliardi di euro in favore di Fca Italy. Il finanziamento servirà a sostenere l’intera filiera italiana dell’automotive: 1 milione di addetti impiegati in 200 mila piccole e medie imprese. L’efficacia della delibera avverrà all’ottenimento della garanzia pubblica, riconosciuta da Sace, pari all’80% dell’ammontare e una volta completato l’iter contrattuale con Fca Italy.

Tale garanzia, ottenuto parere favorevole da Sace, sarà oggetto,  di un apposito decreto del ministero dell’Economia e pubblicato in Gazzetta Ufficiale previa approvazione da parte della Corte dei Conti, così come previsto dal decreto Liquidità dell’8 aprile scorso.

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Ecco le condizioni Ue per il Recovery Fund: “Soldi e prestiti solo a chi fa vere riforme”

mercoledì, Maggio 27th, 2020

Marco Bresolin

DALL’INVIATO A BRUXELLES. Alcuni le definiscono «condizioni». Per altri invece sono «incentivi». Al di là dei diversi punti di vista, una cosa è chiara: le risorse del Recovery Fund non saranno distribuite in maniera incondizionata. Per avere accesso alla propria quota, i governi dovranno presentare un «Piano nazionale per la ripresa e la resilienza» nel quale indicheranno le riforme e gli investimenti che intendono finanziare. Se verranno giudicati in linea con le raccomandazioni della Commissione e con le priorità Ue, allora scatterà l’erogazione.

Funzionerà così la «Recovery and resilience Facility», lo strumento che costituisce il cuore del Recovery Fund. Il maxi-piano per la ripresa sarà presentato oggi da Ursula von der Leyen e potrà mobilitare una somma potenzialmente superiore ai mille miliardi, anche se per raggiungere quell’obiettivo servirà il contributo degli investimenti privati (comunque spinti dai fondi Ue). La quota di soldi «freschi», raccolti dalla Commissione sui mercati attraverso il «Recovery Instrument», sarà infatti inferiore. Ma probabilmente superiore ai 500 miliardi chiesti da Angela Merkel ed Emmanuel Macron. Con la differenza che non si tratterà unicamente di sovvenzioni a fondo perduto, ma anche di prestiti da rimborsare. Questo per andare incontro alle richieste dei quattro Paesi frugali: Austria, Paesi Bassi, Svezia e Danimarca. Con la proposta sul tavolo inizieranno ufficialmente i negoziati tra i 27 governi. Trovare un accordo non sarà affatto semplice.

Dimensioni del fondo e rapporto tra prestiti e sovvenzioni: è su questi due fronti che si sono concentrate le trattative dell’ultima ora. All’interno della Commissione c’è stato un forte pressing da parte dei commissari Paolo Gentiloni e Thierry Breton. I due hanno spinto per garantire almeno 500 miliardi di sussidi, come previsto dalla proposta franco-tedesca. Una somma alla quale poi aggiungere un’ulteriore quota di prestiti. Nella tarda serata di ieri si respirava un cauto ottimismo, ma il via libera definitivo arriverà soltanto dopo il collegio dei commissari in agenda questa mattina alle 9.

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Coronavirus, la lettera del premier Conte: «Investimenti digitali e una riforma fiscale»

mercoledì, Maggio 27th, 2020

di Giuseppe Conte

Coronavirus, la lettera del premier Conte: «Investimenti digitali e una riforma fiscale»

Sono giorni importanti. Il piano di intervento europeo sta assumendo la sua fisionomia definitiva. Oggi la Commissione europea annuncerà la sua proposta di «Recovery Plan». L’Italia deve farsi trovare pronta all’appuntamento. Deve programmare la propria ripresa e utilizzare i fondi europei che verranno messi a disposizione varando un «piano strategico» che ponga le basi di un nuovo patto tra le forze produttive e le forze sociali del nostro Paese. Questo è il momento per alzare la testa e volgere il nostro sguardo al futuro. Abbracciando questa prospettiva, con coraggio e visione, trasformeremo questa crisi in opportunità. Ci sono alcune azioni fondamentali per recuperare il divario di crescita economica e produttività, nei confronti degli altri Paesi europei, che ci ha caratterizzato soprattutto negli ultimi vent’anni.

«Modernizzazione del Paese»

A) Siamo al lavoro per la modernizzazione del Paese. Introdurremo incentivi alla digitalizzazione, ai pagamenti elettronici e all’innovazione. Dobbiamo sollecitare la diffusione della identità digitale, rafforzare l’interconnessione delle banche dati pubbliche e approvare un programma per realizzare al più presto la banda larga in tutto il Paese. L’emergenza che stiamo vivendo ci ha imposto lo smart working e la didattica a distanza quando non eravamo affatto preparati. Dobbiamo trarre il positivo di questa esperienza e varare un complessivo piano che ci aiuti a colmare il divario digitale facendo in modo che l’accesso alle nuove tecnologie sia alla portata di tutte le comunità territoriali e di tutte le tasche.

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I venti ripartenza spingono le Borse a livelli pre-lockdown. Milano +1,5%, spread a 201

martedì, Maggio 26th, 2020

di Stefania Arcudi

(AFP)
(AFP)

Le Borse europee credono nell’uscita dall’emergenza provocata dalla pandemia di coronavirus e in una ripresa veloce dell’economia, e si riportano ai valori pre-lockdown, ovvero verso i livelli di metà marzo. Milano è salita dell’1,5%, Parigi dell’1,46%, Francoforte dell’1%, Londra dell’1,24% e Madrid del 2,3% circa.
A trascinare i listini sono tutti i settori più penalizzati negli ultimi due mesi, a partire dai viaggi (+7,1% l’Euro Stoxx di settore) con le compagnie europee galvanizzate dalla prospettiva di una riapertura dei confini in Europa. Corrono le banche, spinte anche dal fatto che gli analisti di Citi ritengono ingiustificato lo sconto a cui i titoli trattano in Borsa e sovrastimati i rischi sul capitale, con quelle di Piazza Affari che trovano ulteriore sostegno nel calo dello spread a 201 punti, dai 211 di ieri.

Wall Street positiva, ottimismo su ripresa e fronte vaccini
L’ottimismo è condiviso anche da Wall Street, alla vigilia chiusa per il Memorial Day, e oggi in netto aumento. Per altro, dopo due mesi di chiusura, ha riaperto il «floor» di Wall Street, ossia il salone delle grida, consentendo il ritorno fisico di alcuni broker, dopo la chiusura del 23 marzo. Oggi, la Borsa ospiteràcirca 80 broker, il 25% del consueto numero.
Gli investitori puntano sui segnali di ripresa in scia all’allentamento delle misure restrittive introdotte per limitare la diffusione del coronavirus. Anche se continuano ad aumentare i casi di Covid-19 nel Paese (hanno oltrepassato quota 1,6 milioni con almeno 97.000 morti). Aiutano anche i progressi medici contro il coronavirus: l’azienda biotecnologica Novavax ha avviato i test sugli esseri umani del suo vaccino sperimentale con risultati attesi a luglio. Mentre Merck ha avviato una partnership con la non-profit Iavi per sviluppare un proprio vaccino. Ulteriore sostegno arriva infine dalle notizie macro: i prezzi delle case sono saliti o a crescere a marzo, le vendite di nuove case sono aumentate dello 0,6% in aprile e la fiducia dei consumatori è aumentata a un valore superiore alle stime.

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Come cambia il Dl Rilancio: Cig fino a dicembre e modifiche per bollette, ecobonus e zone rosse

martedì, Maggio 26th, 2020

di Marco Rogari

Biciclette, vacanze, famiglia, casa, lavoro: i bonus del decreto Rilancio

Un restyling non trascurabile, seppure condizionato da dote limitata a circa 800 milioni per i ritocchi. Il punto d’approdo parlamentare del decretone Rilancio è già abbastanza chiaro. Ma sono ancora da individuare molte delle coordinate indispensabili per tracciare la rotta delle modifiche. Anche perché la navigazione prima alla Camera, e poi al Senato, si annuncia abbastanza agitata con vere e proprie ondate di emendamenti.

Gualtieri inaugura audizioni

Anche se per evitare veri e propri assalti alla diligenza si sta pensando a gestire il cammino parlamentare fin dal suo primo passaggio alla Camera sulla falsariga del modello-manovra di fine anno e con ben tre relatori. Già martedì si dovrebbe entrare nel vivo con il ciclo di audizioni, “inaugurato” da quella del ministro dell’Economia Gualtieri.

Aiuti: nessuna esclusione per zone rosse

I gruppi parlamentari sono già in pressing per correggere i 266 articoli della maxi-manovra anti-crisi e lo stesso Governo ha già in cantiere alcune modifiche. Prima fra tutte quella sugli aiuti per le zone rosse che saranno rafforzati senza prevedere più alcuna esclusione. Ma si lavora anche al rafforzamento, o all’estensione, del credito d’imposta al 60% sugli affitti di beni strumentali all’attività di impresa o professionale, e al miglioramento della misura sul taglio da 600 milioni sulle bollette elettriche delle Pmi. In entrambi i casi non vengono esclusi interventi sui criteri. Ma nella maggioranza (soprattutto nel Pd), e nello stesso governo, si guarda anche alla Cassa integrazione.Leggi anche

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Vertenza Jabil, l’azienda conferma i licenziamenti: salta il tavolo

martedì, Maggio 26th, 2020

E’ saltato in nottata quando sembrava tutto definito con il ritiro dei 190 licenziamenti, il tavolo sulla Jabil tenuto in videoconferenza con il Ministro del Lavoro Catalfo e il sottosegretario Mise Todde, l’azienda e i sindacati. Proprio l’azienda, con un colpo a sorpresa, ha dichiarato di non voler proseguire su questa strada”. Il tavolo potrebbe riprendere questa mattina per un ultimo tentativo di scongiurare i licenziamenti.

Secondo i sindacati Jabil ha improvvisamente detto no a “un percorso condiviso per la gestione degli esuberi. La trattativa era stata complessa e faticosa ma aveva riportato tutti gli attori al buonsenso, grazie allo sforzo e alla mediazione di governo e Regione e alla determinazione e responsabilita’ del sindacato. I licenziamenti sarebbero stati ritirati per riprendere un percorso di ricollocazione con stretto monitoraggio delle istituzioni”.

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Borse in rimonta grazie alla fiducia delle imprese tedesche. A Milano scatta Leonardo

lunedì, Maggio 25th, 2020

di Stefania Arcudi ed Enrico Miele

(Sergiy Timashov - stock.adobe.com)
(Sergiy Timashov – stock.adobe.com)

Prima seduta della settimana positiva per le Borse europee, che hanno via via trovato sempre più slancio e finito sui massimi di giornata (Milano +1,6%, rialzi sopra il 2% per Parigi e Francoforte), mentre si continua a guardare alle progressive riaperture nei vari Paesi e al succedersi di notizie attorno alla diffusione dell’epidemia di coronavirus. In ogni caso, i volumi di scambio sonos tati relativamente bassi e sotto la media, vista la chiusura della Borsa di Londra, ferma per festività, e vista la mancanza del «faro» di Wall Street, chiusa per il Memorial Day.
I mercati europei si sono attestati in buon aumento fin dall’avvio, spinti anche dalle piazze asiatiche, in particolare Tokyo (+1,7% l’indice Nikkei), che ha trovato sostegno nella possibilità che vengano varati nuove misure di stimolo per l’economia. Intanto è stata dichiarata la fine dello stato di emergenza in tutto il Giappone.Leggi anche

Attenzione sulle tensioni geopolitiche internazionali
Gli investitori temono una nuova guerra dei dazi: il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha accusato Pechino di non rispettare gli accordi commerciali già presi, che riguardano peraltro la parte più semplice dell’intesa. Trump ha anche minacciato ritorsioni contro la stretta annunciata dalla Cina su Hong Kong per contenere le rivendicazioni autonomiste dell’ex colonia britannica.

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