È in Cina una delle chiavi per superare l’inverno, così sul gas può dare un aiuto inaspettato all’Europa

Tommaso Carboni

È il più grande acquirente mondiale di gas naturale liquefatto (Gnl), ma quest’anno ne consuma meno del previsto e rivende i carichi di Gnl in eccesso. L’Europa ne approfitta e compra, malgrado i prezzi alla stelle. La domanda d’energia cinese è debole in conseguenza dell’economia che rallenta anche a causa dei duri lockdown anti Covid. Non è detto però che questa situazione resti immutata. Con un Pil di nuovo in crescita, la Cina potrebbe tornare sul mercato a caccia di gas. E a quel punto l’inverno europeo rischia di essere ancora più duro.

Per ora tiriamo un grosso respiro di sollievo. Secondo Wood Mackenzie, una società di ricerca sull’energia, la Cina rispetto all’anno scorso importerà il 14% in meno di gas naturale liquefatto, la più grande flessione dal 2006. E così parte di questo gas torna disponibile, e i trader cinesi rivendendolo incassano profitti davvero notevoli. L’autorevole quotidiano giapponese Nikkei rivela che il gruppo cinese JOVO potrebbe aver realizzato un utile di cento milioni di dollari dalla vendita di un cargo di Gnl a un acquirente europeo. Sempre secondo Nikkei, la quantità totale di gas liquefatto cinese rivenduta è probabilmente superiore a quattro milioni di tonnellate, pari al 7% delle importazioni di gas europee nei primi sei mesi del 2022.

Il Gnl è stato un’ancora di salvezza nella crisi energetica per la guerra in Ucraina: tra gennaio e giugno, l’Europa ne ha importato il 60% in più rispetto al 2021, compensando così la progressiva chiusura dei gasdotti di Mosca (il flusso attraverso i gasdotti russi è solo il 20% di un anno fa). Questo calo, come sappiamo, ha fatto schizzare i prezzi del gas sul mercato spot europeo, con picchi più di dieci volte superiori al valore storico. Trasportato su colossali navi cisterna, il Gnl ha scalzato il carburante russo come fonte principale di gas in Europa, e metà delle forniture arrivano dagli Stati Uniti. Gli Usa sono diventati il più grande esportatore di gas naturale liquefatto al mondo (Gnl), e le società americane pur di vendere in Europa sono state disposte a rompere contratti già stipulati in Asia, tradizionalmente il loro mercato più redditizio. Ecco perché sono diminuite così tanto le vendite di gas statunitense in Sud Corea e Giappone, ma anche Bangladesh, Pakistan, India, Singapore. I margini elevati coprivano il costo delle penali e garantivano comunque guadagni molto ricchi – il prezzo in Europa, dettaglio importante, è anche parecchio superiore a quello del Gnl praticato in America.

Se la traiettoria attuale continua, e se la Russia non azzera del tutto le forniture, l’Europa è probabile che centri l’obiettivo di riempire l’80% dei suoi stoccaggi di gas entro novembre. Ma tenere questo livello di importazioni, o aumentarle, potrebbe non essere facile. Le forniture sono limitate, e in teoria gli acquirenti europei devono continuare a offrire di più dei clienti asiatici. Il nuovo assetto è stato possibile anche grazie a consumi cinesi sotto la media. Ma se per qualche motivo dovessero riprendersi il quadro rischia di cambiare. Tra l’altro ponendo l’Europa in una condizione di vulnerabilità (e di dipendenza) rispetto alla Cina.

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