“Berlusconi candidabile. Offensivo e volgare l’attacco di Travaglio”

Il lavoro del magistrato è cambiato?

«È cambiata la magistratura. Quando è stata scritta la Costituzione era alla periferia del sistema. Oggi è al centro e quindi la sua governance non può essere quella della prima metà del secolo scorso».

Quanto è importante oggi la riforma?

«Fondamentale sia per la giustizia civile che penale. In un mondo globale è difficile spiegare il nostro sistema penale. La comunicazione giudiziaria che doveva garantire l’accusato è diventata anticamera della pubblica criminalizzazione, anche per il modo scandalistico con il quale i media trattano le notizie. Ci sono giornalisti di riporto che si limitano a prendere un pezzo di un’inchiesta e portarla sul giornale, senza riflettere, spiegare, contestualizzare, solo per fare uno scoop».

Cosa si può fare?

«È un problema deontologico. Non vedo regole o bavagli. In passato i giornalisti pubblicavano sempre il nome, il cognome, l’indirizzo, e la fotografia della ragazza violentata. Ora non lo si fa più, non perché c’è una legge, ma perché si è arrivati a una regola di etica professionale. Sono contrario a vincoli legislativi, ma favorevole a quelli etico-professionali dati a se stessi e non imposti dall’esterno».

I referendum possono avere successo?

«Non sono d’accordo sui quesiti. Ritengo, però, che possano avere successo. Parte della benzina sul fuoco l’hanno gettata alcuni magistrati con comportamenti impropri, dichiarazioni avventate, libretti autodiffamatori».

IL GIORNALE

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