Crisi di Governo, riprende quota il Conte ter, per Renzi c’è anche Draghi

Gualtieri dovrebbe essere sostituito da un tecnico di altissimo livello per realizzare al meglio il Recovery Plan, Catalfo e De Micheli dovranno lasciare perché inadatte al ruolo. Noi? Il problema non sono i posti». Eppure, Italia Viva punta sui ministeri dello Sviluppo e delle Infrastrutture per avere un ruolo di primo piano nel Recovery Plan. Anche se non scarta affatto l’ambo Interni-Difesa.

C’è da dire che al Nazareno non saltano sulla sedia di fronte alle richieste renziane: «Se ne occuperà Conte quando avrà ottenuto l’incarico e dovrà formare la nuova squadra», dice un ministro dem di rango. Che poi spiega: «Per noi non ci sono alternative al Conte-ter, se non le elezioni a giugno. L’avvocato è amato, io non posso fare 50 metri per strada senza che qualcuno mi dica: “Difendetelo”, “andate avanti con Conte”. E senza che qualcun altro non lanci insulti all’indirizzo di Renzi. Matteo ormai è odiato, non può mettere il naso fuori da casa. E dunque, come si è visto, si sta piegando. Del resto, non ha alternative: i suoi lo lascerebbero se si andasse a votare. In più potrà vendere l’accordo come una vittoria: era stato lui il primo a chiedere il Conte-ter e dirà che l’ha ottenuto».

Ancora, in una sorta di sfogo: «Di certo noi non suicidiamo il Pd, non lo ammazziamo per fare un favore a Renzi. Perfino se sostenessimo un governo Draghi saremmo morti. Per noi Conte è essenziale. La ragione? Non abbiamo alcuna intenzione di far saltare l’alleanza con i grillini e solo Giuseppe si porta dietro il Movimento compatto che invece si spappolerebbe se l’avvocato dovesse essere silurato». Possibile che non ci sono subordinate a Conte? «C’è n’è una sola, le elezioni. Se Italia Viva si sfilasse, Mattarella farebbe un governo elettorale e si andrebbe a votare a giugno. Contro una destra becera ce la giocheremmo».


DI BATTISTA NON FA PAURA
In casa dem non fa paura neppure la ribellione dei 5Stelle. Vito Crimi e Luigi Di Maio sono corsi a rassicurare gli alleati sulla fronda guidata da Alessandro Di Battista contro il ritorno in maggioranza di Renzi: «Nessuno dei parlamentari lo seguirà, al massimo la Lezzi. E nel caso che la situazione dovesse aggravarsi c’è sempre il voto su Rousseau. E, potete starne certi, i nostri iscritti sanno bene che dire no a Italia Viva vorrebbe dire affossare Conte, perciò prevarrà la linea del sì ai renziani», è stato garantito a Nicola Zingaretti & C.


Dario Franceschini continua a restare in contatto con il senatore di Rignano e chi ha parlato con il capodelegazione dem l’ha trovato «sereno», convinto che Renzi non tornerà indietro sulla strada della riedizione della maggioranza rosso-gialla e del ritorno a palazzo Chigi di Conte. Tanto più, è la convinzione di Zingaretti e Franceschini, che nel caso di un diverso epilogo Italia Viva si spaccherebbe. Una parte dei senatori renziani volterebbero le spalle al capo e correrebbero a rafforzare la maggioranza, rendendo così Renzi ininfluente e marginale come Conte avrebbe voluto con l’operazione «volenterosi». Quella fallita miseramente. 

IL MESSAGGERO
 

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