Pd e M5s divisi, solo il premier si rafforza

Conte capisce lo stato di incertezza del Pd e ne approfitta, giostrando abilmente sulle debolezze altrui. La politica è questione di forza, ma come in una leva a volte anche la sua mancanza produce effetti. E in questo gioco di specchi, è proprio il Pd a uscire con le ossa rotte. Alle continue pressioni dem per prendere il Mes, il premier ha risposto picche e almeno per il momento picche resta, sui decreti sicurezza il Nazareno sta rappresentando solo una triste tragicommedia, senza parlare delle incertezze sulla legge elettorale e sul referendum per la riduzione degli eletti, su cui pare adesso Zingaretti e compagni inizino a nutrire serissimi dubbi. Accorgendosi solo ora che abboccare all’amo populista del “Si” al taglio ha finito per rappresentare una concessione a chi ti tiene al guinzaglio. Conte gode di queste mollezze varie e variabili (il “caso Spadafora” in casa 5S è l’ultimo della serie) e capisce che in tale tric-trac il punto di equilibrio della leva è lui e lui soltanto. Certo, servirà molta abilità manovriera, perché gli stress test delle elezioni regionali e del Recovery Found metteranno a dura prova la tenuta dell’esecutivo. Ma per chi nel volgere di un mattino è passato dal guidare due governi di colori opposti potrebbe non rappresentare un eccessivo problema.

QN.NET

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