Del Conte (Bocconi): “Navigator, spreco di fondi Ue e mancanza di programmazione: così si creano nuovi disoccupati”

La legge di bilancio 2019 e il decreto legge sul reddito di cittadinanza (Dl 28 gennaio 2019, n. 4, convertito in legge 28 marzo 2019) mettevano sul piatto risorse significative per riorganizzare i cpi e avviare un piano di rafforzamento dei servizi ai disoccupati. Ma per il prof. Del Conte si è persa una grande opportunità: “Invece di concentrarsi sullo sviluppo dei centri per l’impiego, sono state create queste nuove figure precarie, i navigator, spesso privi di competenze ed esperienze specifiche, che a legislazione vigente neppure possono lavorare alle dipendenze dei cpi”, spiega l’esperto, che precisa: “Bisognava evitare un’ulteriore frammentazione dei servizi per l’impiego. Quello stanziamento prezioso di 270 milioni di euro in due anni destinato ai navigator poteva essere usato insieme alle altre risorse per rafforzare le strutture territoriali, dagli spazi al personale fino alla dotazione tecnologica: ci sono computer che non sono ancora in grado di far girare gli applicativi necessari agli operatori per svolgere bene il proprio lavoro”.

Come ricorda l’ordinario della Bocconi nell’articolo “Le politiche attive del lavoro. Costruire la rete dei servizi all’impiego“, pubblicato nel libro “Basta chiacchiere! Un nuovo mondo del lavoro“, i navigator non svolgono le proprie funzioni alle dipendenze dei cpi, ma hanno un contratto di collaborazione coordinata e continuativa con la società Anpal Servizi, che svolge attività di assistenza alle Regioni e ai centri per l’impiego. Questa figura era stata pensata per trasferire competenze, conoscenze e assistenza agli operatori dei centri. Ma secondo il prof. Del Conte sta avvenendo il contrario: “I cpi devono accogliere nelle loro sedi (già inadatte a ospitare adeguatamente il personale attuale e l’utenza ordinaria) circa 3 mila operatori privi di esperienza specifica, visto che sono stati selezionati profili con le lauree più disparate attraverso un test a risposta multipla organizzato in fretta e furia. Secondo i piani, i navigator dovrebbero trasmettere le loro conoscenze ad operatori regionali che da anni lavorano sul territorio a diretto contatto con il pubblico. Ma credo che in molti casi più che trasferire competenze, saranno loro a riceverne”.

Per selezionare i navigator, era stato organizzato un concorso pubblico con test a risposta multipla da Anpal – Agf

Secondo l’ex direttore di Anpal, si è andata a creare un’architettura precaria nella realizzazione di un disegno che puntava nel giro di un triennio (2019 – 2021) a mandare a regime il sistema del reddito di cittadinanza. “Bisogna reindirizzare le risorse verso il rafforzamento dei cpi per la creazione di una rete di servizi universale, che guardi ai modelli di successo in Europa, superi il divario esistente tra politiche attive per il lavoro delle regioni ricche e povere, tenendo insieme i servizi per il lavoro e la formazione professionale”.

Molti centri per l’impiego in Italia infatti scontano delle difficoltà che derivano da investimenti esigui e poca lungimiranza, soprattutto in quelle aree del paese meno sviluppate, caratterizzate da un mercato del lavoro ancora più critico. Personale insufficiente, spesso con competenze inadeguate; scarsa attenzione alla domanda che arriva dalle imprese; sistemi informatici e di monitoraggio ancora incompleti; mancanza di un coordinamento. Tutte conseguenze di politiche che concepivano questi centri come strutture amministrative con compiti burocratici: “Dal dopoguerra fino agli anni novanta, abbiamo vissuto con l’idea del collocamento obbligatorio: i disoccupati venivano inseriti in una lista e venivano aiutati a trovare un impiego sulla base di una graduatoria, che prendeva in considerazione la quantità di tempo trascorso da quando era stata depositata la pratica. Un sistema inefficiente, che con il tempo è stato superato”, ci dice il prof. Del Conte, che aggiunge: “Guardando anche agli esempi degli altri paesi europei, i cui servizi mettevano insieme la formazione professionale e l’accompagnamento al lavoro, si è cercato di trasformare per legge questi uffici di collocamento in cpi, assegnando loro nuove funzioni ma senza adeguate risorse per espletarle. Né in termini finanziari, né in termini di personale qualificato. E neppure di strumentazione, dai locali fisici alla parte informativa per l’incrocio delle vacancy con le liste dei disoccupati. Così è diventato complicato gestire le varie fasi della presa in carico, della profilatura delle competenze, dei rapporti con le imprese”.

Da qui l’importanza di aumentare l’organico dei cpi, accelerando le procedure concorsuali e selezionando personale altamente qualificato e specializzato. “Gli stessi navigator potrebbero essere riconvertiti, impiegati nei cpi con funzioni diverse a seconda delle competenze maturate e del loro background formativo e lavorativo”.

Lo stand del centro per l’impiego di Firenze durante il Job Fair – Agf

Oltre al problema dei mezzi, c’è anche quello della mancanza di un’adeguata programmazione della formazione professionale in funzione della domanda di competenze. “L’Ue stanzia fondi consistenti per queste attività, e in tante regioni non vengono spesi perché non sono in grado di organizzare corsi che formino persone in grado di soddisfare le esigenze delle imprese. E l’assurdità è che proprio dove ne abbiamo più bisogno c’è un grosso spreco di risorse”, spiega il professore della Bocconi, precisando che “si tratta di un problema italiano, non è circoscritto solo a un’area del Paese. Quando vengono distribuiti i fondi per creare corsi di formazione, non si tengono in considerazione le reali necessità espresse dalle aziende. La conseguenza è che con quei corsi formiamo persone che poi rischiano di rimanere senza lavoro”.

Un corto circuito, che si risolve per mezzo di un dialogo rafforzato e uno scambio di dati con le imprese: “Prima di avviare un corso, bisogna sapere 4 cose fondamentali: quali sono le competenze richieste dalle aziende, per quante persone, su quale territorio e in quale arco temporale. Solo dopo metto i soldi a disposizione e programmo corsi di formazione professionale. Altrimenti si finisce solo per produrre nuovi disoccupati”.

Infine, c’è un problema di coordinamento e di eterogeneità dei servizi sul territorio nazionale. Se la gestione dei cpi è di competenza regionale e quindi le misure devono essere poste in esecuzione a livello territoriale, è compito dello stato garantire che le prestazioni e i servizi dei cpi siano omogenei da Nord a Sud: “Bisogna migliorare il coordinamento centrale e serve una maggiore collaborazione tra enti territoriali e nazionali per condividere le misure e le strategie più efficaci”.

BUSINESS INSIDER

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