Archive for Marzo, 2023

Quell’inutile ossessione per la privacy, tanto ci conosciamo tutti (per fortuna)

giovedì, Marzo 30th, 2023

Concita De Gregorio

Una piccola storia personale che mi fa sorridere e pensare da giorni: sull’ossessione per la privacy in cui viviamo immersi, in certe occasioni burocratiche un vero delirio, e sull’essere – questa sulla privacy – una battaglia inutile. Perché in un attimo, in una platea di sconosciuti identificati solo da un numero, tutti ci scopriamo collegati. Tutti sappiamo ogni cosa di ciascuno, siamo in grado addirittura di avere accesso ai propri gusti personali, agli amici comuni, ai reciproci numeri di telefono. E meno male, nel caso che sto per raccontare. La storia è questa.

Entro come ogni giorno nella grande sala d’attesa di un luogo pubblico dove passerò in compagnia di un centinaio di persone le prossime ore. Ci conosciamo, da mesi, ma non ci conosciamo: siamo identificati da sigle, questione di privacy. Mi accorgo di non avere il telefono. L’ho lasciato a casa o l’ho perso, non so. Il luogo dove sono è lontanissimo dal posto dove vivo, non avendo telefono non posso noleggiare un’auto in car sharing per tornare a casa, non posso chiamare un taxi (non ce ne sono mai, al parcheggio).

Mi ero accordata così, uscendo: quando ho finito chiamo, venitemi a prendere. Naturalmente non potrò chiamare. A un certo punto, forse a tarda sera, sarò chiamata per avere mie notizie e non potrò rispondere. Si annuncia una serata infernale. Prima considerazione su cui riflettere: non so nessun numero a memoria. Ricordo solo quello fisso della mia casa di ragazza, ma mia madre ha creduto alla vantaggiosa offerta di uno degli operatori che chiamano senza tregua, si è fatta convincere e l’ha cambiato. Ricordo un numero morto. Certo, è un problema mio: senz’altro voi saprete a memoria il numero di cellulare del coniuge, dei figli o dei fratelli, di un amico. Io no, scopro in quel momento. Non ci avevo mai pensato. Che brutta cosa, no?, affidarsi alla tecnologia e rinunciare alla memoria. Ma andiamo avanti. Come faccio ad avvisare qualcuno di cui non conosco il numero? Posso chiedere a una delle persone in sala d’attesa di prestarmi il telefono, ma poi? Chi chiamo, se non so il numero?

I social network. Posso entrare su Instagram, su Facebook o quel che sia di uno dei miei figli e mandare un messaggio, per esempio. Proviamo. Le persone in sala d’attesa sono solo numeri. E126. A405. Siamo tutti coperti da mascherine, oltretutto: non ci riconosceremmo fuori da qui, ne sono certa. Qui ci distinguiamo dagli occhi, brevi cenni di saluto con la testa. Qualche giorno fa, però, U307 – una ragazza molto giovane, gentile – mi ha raccontato di essere un’appassionata lettrice, mi ha fatto il nome di alcuni autori che ama, abbiamo parlato di libri e salutandomi mi ha detto piacere, Francesca. Vado da Francesca. Le chiedo di entrare sul profilo Facebook o Instagram dei miei familiari per mandar loro un messaggio. Lo fa, ma il problema è che i miei familiari non la seguono, non sono – naturalmente – suoi follower. Dunque, siccome per le regole dell’Internet se non sei “amico” non puoi scambiare messaggi né, figuriamoci, telefonare attraverso quel mezzo, attendiamo che i destinatari della richiesta accettino l’amicizia.

Sono le quattro del pomeriggio, passo in rassegna mentalmente cosa staranno facendo i miei consanguinei nelle loro vite, escludo una reazione abbastanza rapida da evitare le serata infernale. Mai disperare, ma cerchiamo altre vie. Intanto l’attenzione della platea della sala d’attesa si concentra su di noi: consigli, altri telefoni che si attivano, un certo entusiasmo per la novità inattesa, un pezzo di vita che si incunea nell’abituale tran tran. Solidarietà fra numeri.

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Meloni mette sul piatto cinque miliardi di aiuti e depenna i cibi sintetici

mercoledì, Marzo 29th, 2023

Massimiliano Scafi

E a mezzogiorno, alla festa per i cent’anni dell’Aeronautica, ecco Giorgia che si fa fotografare alla cloche di un F35, immagine forte di una presidente top gun impegnata nel complicato pilotaggio del Paese. Quanto difficile si vede sei ore dopo, quando la Meloni si deve mettere ai comandi del Consiglio dei ministri per quella che sembra davvero una mission impossible, tenere insieme i sostegni ai cittadini e alle industrie e i provvedimenti che ci chiede l’Europa per non perdere i miliardi del Pnrr. Una riunione lunghissima, preceduta da un pre Consiglio e seguita da una cabina di regia. Infatti c’è molta carne al fuoco: alla fine escono di cassa quasi cinque miliardi tra aiuti a famiglie e imprese contro il caro bollette e interventi sulla sanità. Poi il decreto sulla concorrenza, con gli ambulanti e senza i balneari, e il nuovo codice degli appalti che, spiega Matteo Salvini, servirà «a sveltire le procedure».

La premier si dichiara «molto soddisfatta» perché «stiamo lavorando per l’Italia e con buoni risultati». Cita l’Iva ridotta sul gas e il rinnovo del bonus sociale, il contributo per il riscaldamento e le agevolazioni per le imprese agricole, le misure per i medici e le semplificazioni sul fisco. «Andiamo incontro ai bisogni della gente, cercando pure di favorire il risparmio energetico». Si tratta di interventi, come dice Giancarlo Giorgetti, «disegnati su base trimestrale» e da aggiornare periodicamente, sperando che l’andamento dei prezzi continui ad essere favorevole.

Poi certo, c’è sempre Bruxelles all’erta da tranquillizzare. La Commissione ha messo l’Italia sotto i riflettori per le difficoltà di completare le riforme previste e di spendere i soldi del Next Generation, ma ci ha dato un mese di tempo in più per sistemare le procedure del Pnrr. In questo senso vanno il decreto sulla concorrenza, dal quale è stata esclusa la liberalizzazione delle vendite a saldo, e il codice degli appalti. Una norma definita «prima Italia» fissa nel valutare le offerte per i lavori pubblici, dei «criteri premiali per i prodotti originari e di qualità». E in serata cabina di regia con il ministro Fitto per armonizzare le misure del governo alle esigenze del piano.

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Meno permessi e fino a sei mesi dentro i Centri. La stretta leghista scuote il governo

mercoledì, Marzo 29th, 2023

Fabrizio De Feo

La Lega rilancia sul controllo dell’immigrazione. È il Dl Migranti lo strumento per stringere le maglie dei controlli e andare oltre quanto deciso dal Consiglio dei ministri tenuto a Cutro dopo il naufragio davanti alle coste calabresi

Con una accelerazione che suscita qualche perplessità all’interno della maggioranza, convinta che l’impianto uscito dalla concertazione governativa vada tutelato.

Sono in tutto 126 gli emendamenti presentati in commissione Affari costituzionali del Senato. Di questi, sono circa una trentina le proposte di modifica presentate dalla maggioranza e 21 quelle firmate dalla Lega che punta a reintrodurre per via parlamentare alcuni principi dei Decreti Salvini. Forza Italia e Fratelli d’Italia hanno presentato cinque e quattro emendamenti. Il decreto, atteso in Aula non prima del 18 aprile, va convertito in legge entro il 9 maggio.

Il partito di Matteo Salvini punta in particolare a limitare i permessi rilasciati per protezione speciale: «Non può essere regalata a tutti se non ci sono le condizioni» spiegano. Il Carroccio vuole anche rendere le revoche dei permessi di soggiorno più semplici e rivedere le norme sui periodi di trattenimento nei Cpr, i Centri di permanenza per i rimpatri, da allungare fino a 180 giorni. Un altro emendamento pesante è quello che prevede una sorta di revisione del modello organizzativo, con l’istituzione di una struttura di missione presso il ministero degli Interni.

Questo organo, se passerà l’emendamento del Carroccio, affiderà nelle mani del ministro dell’Interno i «compiti consultivi e di indirizzo in materia di politiche di integrazione, ai fini della ricognizione, in forma integrata e coordinata, di tutte le attività già in essere e dei contributi pubblici, statali ed europei, vincolati a programmi per l’integrazione dei cittadini stranieri presenti regolarmente sul territorio nazionale». La struttura sarà «composta da rappresentanti del ministero dell’Interno, delle Infrastrutture, dell’Economia, della Giustizia, dell’Istruzione, da un rappresentante delle Regioni e un rappresentante dei Comuni». L’obiettivo dichiarato è quello di analizzare la «capacità di integrazione dei cittadini stranieri in relazione ai rispettivi Paesi di provenienza»; la condivisione dei principi costituzionali fra cui, in particolare, «libertà e uguaglianza, rispetto dei diritti delle donne e dei minori, partecipazione alle attività della comunità cittadina, capacità di adeguarsi e rispettare le regole dell’ordinamento giuridico».

Forza Italia si muove, invece, su un terreno improntato alla protezione dei più deboli. Propone così un incremento di 176 milioni annui per il Fondo nazionale per le politiche e i servizi dell’asilo, a decorrere dal 2023 con l’obiettivo di finanziare «4mila posti per l’accoglienza di minori stranieri non accompagnati e 1000 posti per l’accoglienza di persone disabili o con disagio mentale». Chiede poi di assegnare «quote ad apolidi e a rifugiati riconosciuti dall’Alto Commissariato Onu o dalle autorità competenti nei Paesi di primo asilo».

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Carburanti e-fuels, il salasso Ue è servito: ecco quanto costerà il pieno

mercoledì, Marzo 29th, 2023

Alessandro Ferro

Produzione complessa e costi che inevitabilmente lievitano: gli e-fuels voluti da Germania e Ue costerebbero fino a 3 euro al litro, una mazzata per le tasche dei cittadini

Se pensavamo di liberarci dal caro-carburantecon la futura introduzione degli e-fuels tedeschi così tanto avallati dall’Unione Europea ci sbagliavamo di grosso: quando tra sette anni partirà la produzione industriale, un pieno potrebbe costare fino a 200 euro, un salasso per le tasche di tutti. I costi sono molto elevati e, dovendo dire addio a benzina e diesel dal 2035 come stabilito definitivamente ieri in Commissione Europea, le previsioni sono nere considerando anche che i biocarburanti italiani risultano per adesso esclusi dal futuro dei motori endotermici i cui costi non sarebbero più alti rispetto agli attuali.

Europa e Germania ci lasciano a piedi: sì al motore termico con gli “e-fuels”. No ai biocarburanti

L’importanza dei biocarburanti

Eni ha già lanciato sul mercato Hvolution, olio vegetale idrotrattato (HVO), un gasolio che contiene il 100% di componente rinnovabile. Come abbiamo scritto sul Giornale, ha un costo medio di 1,910 euro al litro ma questo biodiesel non riduce completamente le emissioni di CO2 e la sua produzione avrebbe comunque costi importanti. Questa strada, però, porterebbe ai biocarburanti del futuro tanto bistrattati dall’Ue che al pari degli e-fuels si fondano “egualmente sulla compensazione della CO2: se questa modalità di calcolo delle emissioni, detta ‘Life cycle approach’, vale per un tipo di combustibile, deve valere anche per l’altro, entrambi sul punto sono tecnicamente neutri”, ha dichiarato un paio di giorni fa Massimiliano Salini, eurodeputato di Forza Italia e del Ppe.

I biocarburanti aiuterebbero di rimbalzo anche l’ambiente perché si riciclerebbero da scarti di residui agricoli, oli usati e altri rifiuti che altrimenti dovrebbero essere smaltiti in maniera diversa: usati come combustibile abbatterebbero la CO2 fino al 100%. L’Italia è già all’avanguardia e in rampa di lancio per la loro produzione grazie a cinque impianti già operativi e in grado di produrli anche da soia, girasole, colza e mais oltre a agli scarti derivati dal legno e ai concimi animali. L’Ue, per adesso, crede che questo prodotto non sia del tutto a impatto zero e non ha dato il via libera al nostro Paese.

La difficoltà nel creare gli e-fuels

Se il bicchiere mezzo pieno è rappresentato dalle emissioni zero degli e-fuels, quello mezzo vuoto (e forse anche più di mezzo) riguarda i costi per produrlo visto che la quantità di energia richiesta è enorme: infatti, vengono prodotti dall’energia rinnovabile con un processo dell’acqua chiamato elettrolisi che la trasforma in idrogeno; dopodiché, si dovrà combinare assieme all’anidride carbonica. Ecco perché le stime di oggi parlano di un salasso sul nuovo pieno del carburante green che può arrivare a 200 euro per un serbatoio da 70 litri, cifra oggettivamente insostenibile. Da non dimenticare, poi, un altro dettaglio non da poco: nell’epoca di siccità e scarse precipitazioni, per creare un litro di e-fuels ne servono due d’acqua.Dall’Ue arriva lo stop per i motori benzina e diesel dal 2035. L’Italia si astiene e punta ai biocarburanti

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Nomine, ora è stallo sui vertici di Rfi: battaglia per i 24 miliardi del Pnrr alle Ferrovie

mercoledì, Marzo 29th, 2023

Ilario Lombardo

ROMA. Ieri sera il tavolo sulle nomine a Palazzo Chigi era ancora aperto. Apertissimo. Al momento, nelle agende di Giovanbattista Fazzolari e Francesco Filini – i due uomini in missione per conto di Giorgia Meloni – c’è una bozza di calendario. Il governo prima si occuperà dei vertici delle grandi partecipate (Eni, Enel, Terna, Poste), quelle di prima fila per intenderci, sulle quali i partiti hanno più o meno le idee chiare. Poi si concentrerà su Rfi, la società che si sta rivelando la più complicata da resettare.

Decidere sui manager di Rete Ferroviaria Italiana, controllata dal Gruppo Fs, questa volta vuol dire decidere quali mani gestiranno i 24 miliardi del Piano nazionale di ripresa e resilienza destinati alle infrastrutture. Una delle fette più importanti e più strategiche delle risorse europee. E in queste ore di vero panico dentro il governo, perché stanno emergendo le difficoltà a rispettare gli impegni presi con Bruxelles, è diventato prioritario pensare a chi avrà la responsabilità di mettere a terra gran parte dei progetti finanziati dai fondi Ue.

Le nomine, in questo caso, sono soprattutto in mano alla Lega, al suo leader, Matteo Salvini, che è vicepremier, e qui va però considerato nelle vesti di ministro dei Trasporti e delle Infrastrutture, principale promotore politico del Ponte di Messina. Questo giornale ha già raccontato, in parte, chi sostiene chi, nella silenziosa battaglia tra i partiti del centrodestra, o ancora meglio tra i loro ispiratori e consiglieri informali. Lo stallo di queste ore è frutto di veti e sospetti.

Com’è noto, il nome di Roberto Tomasi, amministratore delegato di Autostrade per l’Italia (Aspi), che attraverso la ex Salini, oggi WeBuild, principale contractor della grande opera sullo Stretto, porta a Denis Verdini, suocero di Salvini, è ancora nella short list del governo. Tanto più che, come raccontano fonti vicine ai rappresentanti dei fondi che siedono nel Cda di Aspi, ieri Tomasi sarebbe finito al centro di una specie di interrogatorio sulle complicate prospettive per l’azienda. Rfi sarebbe una delle exit strategy per il manager, offerta dal governo e suggerita da Verdini, che in questi giorni sta compulsando curriculum di altri dirigenti, sempre per conto del genero leghista.

Ma l’ex senatore di Forza Italia, grande manovratore di nomi e alleanze quando sussurrava all’orecchio di Silvio Berlusconi, non è il solo muovere la sua rete di relazioni dietro ai partiti. Un altro intramontabile è Luigi Bisignani, che torna sempre quando a Roma il potere si deve rigenerare. A sentire i fidatissimi di Meloni, ovunque ci sia Gianni Letta c’è anche Bisignani.

Lo proverebbe il tentativo di spingere a capo della società del traffico aereo, l’Enav, Roberta Neri con cui il faccendiere è stato visto lo scorso autunno al Cuccurucù, ristorante da lui frequentato nella Capitale. Bisignani avrebbe a cuore due nomi per Rfi. Il primo è un altro esterno al mondo ferrovie, si tratta di Stefano Siragusa, fino allo scorso agosto deputy general manager in Tim. Il secondo è Luigi Corradi, attuale amministratore delegato di Trenitalia, sponsorizzato da Luigi Ferraris, ad di tutto il gruppo Fs.

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Terremoto: epicentro in Molise, magnitudo 4,6. Avvertita anche in Abruzzo, Campania e Puglia. Scuole chiuse a Campobasso

mercoledì, Marzo 29th, 2023

La terra torna a tremare in Molise. Una scossa di terremoto di magnitudo 4.6 è stata registrata ieri sera, alle 23.52, in provincia di Campobasso, ma è stata avvertita chiaramente anche in Abruzzo. Il sisma, secondo l’Istituto nazionale di Geofisica e Vulcanologia, ha avuto come epicentro il comune di Montagano (Cb), ad una profondità di 23 chilometri. Nei giorni precedenti, in provincia di Campobasso, c’erano state diverse scosse, di lieve entità.

Non sono stati segnalati danni a persone o cose, fa sapere la Protezione civile. Ma a Campobasso le scuole resteranno chiuse per verifiche. In molti hanno dormito in macchina. Scuole chiuse anche in tutti i Comuni dell’epicentro e anche in alcuni paesi del Fortore Molisano, già colpiti dal terremoto di San Giuliano di Puglia, dove la scossa è stata avvertita nitidamente e dove, nel 2002, nel crollo di una scuola elementare morirono 27 bambini e una maestra.

La scossa è stata avvertita in modo particolare nei Comuni di Montagano, Ripalimosani, Matrice, Castellino, Civitacampomarano, Lucido. Ma è stata sentita in tutta la regione e anche in Abruzzo, Campania, Puglia e Lazio.

«La gente è uscita di casa in pigiama, di corsa, c’è un grande spavento anche per il problema della frana del 2017 che ha compromesso già la stabilità della parte alta del paese», racconta il sindaco di Civitacampomarano, in provincia di Campobasso, Paolo Manuele, in sopralluogo con il tecnico del Municipio per verificare eventuali crolli che al momento non si registrano nel borgo-museo del Molise, dove è interdetta la parte alta per la frana del 2017.

LA STAMPA

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Nuovo codice degli appalti: più autonomia agli enti locali e corsia preferenziale a forniture italiane

mercoledì, Marzo 29th, 2023

PAOLO BARONI

Per Matteo Salvini il nuovo Codice degli appalti, approvato ieri sera invia definitiva dal Consiglio dei ministri, «è una rivoluzione positiva. Snellisce, semplifica, accelera» i cantieri. In pratica, ha spiegato il vicepremier e ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, «offrirà a imprenditori e sindaci uno strumento rivoluzionario» garantendo «più cantieri, più lavoro e più sicurezza in tutta Italia». Oltre ad assicurare appalti più rapidi, con un risparmio di tempo (solo per gli affidamenti senza gara, secondo stime del Mit, si risparmiamo da sei mesi a un anno), il nuovo codice assicura più autonomia agli enti locali, in particolare ai piccoli comuni, una corsia preferenziale (con un meccanismo di premialità all’insegna del «Prima l’Italia!») per le forniture italiane ed europee, pagamenti più rapidi alle imprese (che potranno fatturare già al momento dell’adozione dello stato di avanzamento dei lavori) e grazie alla digitalizzazione consentirà di risparmiare carta e incombenze burocratiche. Oltre a questo viene «piegato il partito dei No – spiega una nota della Lega –. È infatti previsto il dissenso qualificato, principio per cui le amministrazioni pubbliche avranno una cornice più limitata in caso di contrarietà a un’opera».

Mentre la Lega celebra il «codice-Salvini», i sindacati degli edili confermano lo sciopero generale del primo aprile contestando la liberalizzazione degli appalti a cascata. Si lamentano gli artigiani e dubbi esprime anche il presidente dell’Anticorruzione, Giuseppe Busia che apprezza «l’impulso alla digitalizzazione»; però, avverte, «attenzione a spostare l’attenzione solo sul “fare in fretta”, che non può mai perdere di vista il “fare bene”. Semplificazione e rapidità sono valori importanti – aggiunge – ma non possono andare a discapito di principi altrettanto importanti come trasparenza, controllabilità e libera concorrenza, che nel nuovo Codice non hanno trovato tutta l’attenzione necessaria, specie in una fase del Paese in cui stanno affluendo ingenti risorse europee».

Quello di ieri era il secondo e definitivo passaggio in Consiglio dei ministri dopo il parere delle Camere e le osservazioni raccolte dalle parti sociali ed è stato approvato giusto in tempo per rispettare la scadenza del 31 marzo imposta dal Pnrr. Rispetto a quello precedente il nuovo codice viene presentato come «auto-esecutivo», non prevede cioè un regolamento attuativo e questo spiega il fatto che il testo è lievitato sino a contare in tutto 229 articoli e 36 allegati.

Una delle novità più importanti riguarda la digitalizzazione: dal primo gennaio tutti gli scambi di informazione avverranno infatti su una piattaforma nazionale, in modo che le imprese non debbano presentare la stessa documentazione più di una volta (con risparmio di tempo e costi). Molte le novità che riguardano poi gli appalti: per i lavori sotto la soglia di 5,38 milioni di euro definita dalla Ue diventano strutturali le deroghe introdotte durante la pandemia per accelerare i cantieri. La soglia per gli affidamenti diretti (cioè senza gara) sale da 40 mila a 150 mila euro mentre quella per la procedura negoziata a inviti senza bando (la vecchia «trattativa privata») sale da 1 a 5,38 milioni. Per accelerare anche i tempi dei lavori minori è poi previsto che per gli appalti fino a 500 mila euro le piccole stazioni appaltanti, come i piccoli Comuni, possano procedere direttamente senza passare per le stazioni appaltanti qualificate. Si interviene anche sulla cosiddetta «paura della firma» ritoccando le sanzioni: niente colpa grave per funzionari e dirigenti pubblici se avranno agito sulla base della giurisprudenza o dei pareri dell’autorità.

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I dubbi di Fratelli d’Italia su Piantedosi e quella frizione Meloni-Salvini a Palazzo Chigi

mercoledì, Marzo 29th, 2023

di Marco Cremonesi e Monica Guerzoni

La disputa sul «bollino rosa» per la parità di genere nelle aziende. Il ministro vuole eliminarlo ma la premier lo difende

I dubbi di Fratelli d’Italia su Piantedosi e quella frizione Meloni-Salvini a Palazzo Chigi

È toccato a Matteo Piantedosi lanciare l’allarme migranti in Consiglio dei ministri, confermando quanto sia alto il livello di preoccupazione tra il Viminale e Palazzo Chigi. «Con questo trend di sbarchi e la situazione di Tunisia e Cirenaica, alla fine dell’anno potremmo contare 300 mila migranti arrivati sulle nostre coste — ha esordito il ministro dell’Interno — Sarebbe il dato più alto della storia della Repubblica». I colleghi hanno notato il silenzio della premier e ognuno lo ha interpretato a suo modo, chi come segno di assenso e chi come tacito dissenso. La paura è alta e un «big» di Fratelli d’Italia rivela l’imbarazzo nell’entourage della presidente: «Non è facile spiegare ai nostri elettori perché gli sbarchi sono in aumento. Hanno votato noi per avere più sicurezza e ora, che vedono le stazioni piene di ragazzi africani, si chiedono cosa stiamo facendo per cambiare le cose».

Con gli approdi quadruplicati rispetto ai primi tre mesi dell’anno scorso, quando a Palazzo Chigi c’era Draghi, è comprensibile che tutti gli occhi ieri fossero puntati su Piantedosi. Nei giorni drammatici di Cutro la premier lo ha blindato, consapevole che sostituire l’inquilino del Viminale avrebbe messo a a rischio la tenuta del governo, ma i mugugni hanno continuato a correre. Giorni fa il sottosegretario Alfredo Mantovano ha chiesto al responsabile del Viminale più cautela nelle esternazioni e dopo Cutro molti hanno notato e forse apprezzato il suo silenzio. Finché a Piantedosi non è scappato quel ragionamento poco felice sul buonismo di certa opinione pubblica, «fattore attrattivo» dei migranti irregolari. Chi continua a mostrarsi molto soddisfatto del «suo» ministro è Matteo Salvini. Lunedì sera, ai Giardini dell’Eden di Roma, il vicepremier brindava una volta ancora ai suoi primi cinquan’anni e l’unico ministro presente era proprio l’altro «Matteo». Il leader della Lega ha abbondato in abbracci e lodi per spazzare via le voci antipatizzanti, che a quanto pare sono arrivate anche a lui: «Chi tocca Piantedosi tocca la Lega».

Per tutta la giornata di ieri la comunicazione del segretario leghista e del Mit ha rivendicato e sottolineato, con note e video, come il leader abbia «piegato il partito dei NO» con il nuovo codice degli appalti, prontamente ribattezzato «Codice Salvini». Ma il Cdm ha visto un momento di frizione con la premier. È successo proprio sugli appalti, quando Salvini ha provato ad archiviare il «bollino rosa» che certifica la parità di genere nelle aziende. «Dobbiamo alleggerire la burocrazia», ha suggerito il ministro dei Trasporti. Ma le colleghe sono insorte. Santanché, Roccella, Calderone e altre hanno proposto di cambiare il meccanismo, ma di conservare il «bollino». È stata Meloni, raccogliendo l’assist delle ministre, a fare bruscamente la sintesi: «Il bollino rosa non si tocca, non possiamo farlo saltare proprio ora che c’è un premier donna. Cambieremo la modalità di certificazione ma la denominazione deve restare».

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Corsa contro il tempo per il Pnrr I timori Ue: ma bene gli ultimi passi

mercoledì, Marzo 29th, 2023

di Marco Galluzzo

Fitto: alcuni progetti irrealizzabili entro il 2026, ritardi non nostri. Il Pd: non perdere tempo

Corsa contro il tempo per il Pnrr

La Commissione europea dice che non si può cambiare la data di scadenza del Pnrr: il piano di ripresa che assegna circa 200 miliardi di euro all’Italia va attuato entro il 2026. E questo nonostante il negoziato in corso fra il governo italiano e la Commissione stessa, trattativa che punta a rimodulare alcuni progetti. Il governo italiano infatti ha ormai scelto di dirlo in modo ufficiale. Ieri lo ha fatto il ministro degli Affari europei Raffaele Fitto, in occasione della relazione della Corte dei Conti: «Se noi oggi capiamo che alcuni interventi da qui al 30 giugno 2026 non possono essere realizzati, ed è matematico, è scientifico che sia così, dobbiamo dirlo con chiarezza e non aspettare il 2025 per aprire il dibattito su di chi sia la colpa».

Quello che non è chiaro al momento è se il governo italiano punta a rimodulare i progetti in modo da mantenere la scadenza del 2026 o piuttosto punta a ottenere una proroga di uno o due anni, come hanno dichiarato diversi ministri dell’esecutivo. Di sicuro, mentre la Commissione accorda un altro mese per le valutazioni in corso sul raggiungimento degli obiettivi del primo trimestre, lo stato dell’arte impone una riflessione su tutta la costruzione del Piano, così come è stata sinora concepita.

Risulta al Corriere che nemmeno i progetti che riguardano le infrastrutture principali del Piano, quelle legate alle Ferrovie dello Stato (pari a 22 miliardi di euro), vengano ritenuti appaltabili e realizzabili da Palazzo Chigi entro la scadenza del 2026. Non ci sono ancora i progetti e «non si è mai visto che le Fs realizzino qualcosa in meno di tre anni», dicono fonti di governo.

Ma è solo un esempio della criticità con la quale il Piano è stato costruito. La Commissione ha appena riaperto la valutazione su tre punti che erano stati giudicati in modo positivo sotto il governo di Mario Draghi. Ed è un’anomalia non indifferente. Ma un’altra questione, che denuncia da settimane Openpolis, l’associazione che da anni setaccia in modo capillare gli atti pubblici e i lavori parlamentari, è la «mancanza assoluta di trasparenza».

Secondo l’associazione, che per due volte ha fatto richiesta di accesso agli atti, prevista dalla legge e respinta dal governo, i cittadini italiani «non sanno di cosa parliamo, quali sono i progetti, a che punto sono i lavori».

È anche in questo contesto che il Pnrr è sotto i riflettori. «Sarebbe problematico cambiare la scadenza del 2026», ha detto ieri il vicepresidente della Commissione europea, Valdis Dombrovskis, nonostante da Bruxelles arrivi l’apprezzamento per «i significativi progressi compiuti nelle ultime settimane dall’Italia». Ma «la maggior parte degli obiettivi deve essere realizzata» entro i termini.

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Bonus bollette: energia, gare, cantieri. Ecco cosa cambia con la proroga

mercoledì, Marzo 29th, 2023

di Enrico Marro

Bollette: proroga del bonus ma sulla luce tornano gli oneri

Proroga anche per il secondo trimestre del 2023 del bonus sociale sulle bollette per le famiglie con Isee fino a 15mila euro (circa 4,5 milioni) e conferma del dell’Iva al 5% e dell’azzeramento degli oneri di sistema sul gas. Oneri che invece torneranno sulla bolletta dell’energia elettrica. Dal prossimo ottobre, però, scatterà un contributo sulla stessa bolletta della luce, stabilito da Arera, «erogato in quota fissa e differenziato in base alle zone climatiche», per compensare le spese di riscaldamento, se il prezzo del gas dovesse superare una certa soglia. Queste le novità per gli utenti domestici nel decreto legge approvato dal consiglio dei ministri per prolungare gli aiuti contro il caro energia. Il provvedimento, compresi i sostegni alle imprese, stanzia in tutto 4.9 miliardi per il prossimo trimestre, risorse derivanti dai risparmi sui precedenti aiuti.

Concorrenza: per gli ambulanti proroga al 2024 delle concessioni

Il consiglio dei ministri ha esaminato ma non ancora approvato il disegno di legge sulla concorrenza 2022, come richiesto dal Pnrr. Il provvedimento prevede maggiori poteri per l’Antitrust, il rafforzamento della rete elettrica, tra l’altro con i contatori intelligenti, per favorire il risparmio sui consumi. Il provvedimento interviene anche su uno dei punti di contrasto con Bruxelles: la regolamentazione del commercio ambulante. La commissione spinge per la concorrenza, ma il governo prevede che, nei Comuni che non hanno ancora avviato le procedure di gara, le concessioni attuali potranno essere prorogate fino al 31 dicembre 2024. Nelle gare poi, per salvaguardare gli interessi degli attuali concessionari, ci sarà un tetto al numero di concessioni che potranno essere intestate allo stesso operatore all’interno dello stesso mercato.

Luce e Gas: per le aziende credito di imposta per rincari del 30%

Il decreto contro il caro energia prolunga anche i sostegni alle imprese, ma secondo criteri più stringenti. Le aziende potranno continuare a beneficiare fino al 30 giugno dei crediti d’imposta al 40% e al 45% solo se nel primo trimestre del 2023 hanno registrato un incremento del prezzo delle bollette di luce e gas superiore al 30% rispetto al primo trimestre del 2019. Nel dl è entrata anche la proroga dei termini della tregua fiscale introdotta in manovra: dal 30 giugno al 30 settembre il termine della prima rata della definizione agevolata; dal 31 marzo al 31 ottobre il pagamento della regolarizzazione degli errori formali; dal 31 marzo al 30 settembre il versamento della prima rata per la regolarizzazione delle dichiarazioni presentate nel 2021 non seguite dai dovuti pagamenti; dal 30 giugno al 30 settembre per la conciliazione alternativo alla definizione agevolata. Mezzi pubblici

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