Corsa contro il tempo per il Pnrr I timori Ue: ma bene gli ultimi passi

di Marco Galluzzo

Fitto: alcuni progetti irrealizzabili entro il 2026, ritardi non nostri. Il Pd: non perdere tempo

Corsa contro il tempo per il Pnrr

La Commissione europea dice che non si può cambiare la data di scadenza del Pnrr: il piano di ripresa che assegna circa 200 miliardi di euro all’Italia va attuato entro il 2026. E questo nonostante il negoziato in corso fra il governo italiano e la Commissione stessa, trattativa che punta a rimodulare alcuni progetti. Il governo italiano infatti ha ormai scelto di dirlo in modo ufficiale. Ieri lo ha fatto il ministro degli Affari europei Raffaele Fitto, in occasione della relazione della Corte dei Conti: «Se noi oggi capiamo che alcuni interventi da qui al 30 giugno 2026 non possono essere realizzati, ed è matematico, è scientifico che sia così, dobbiamo dirlo con chiarezza e non aspettare il 2025 per aprire il dibattito su di chi sia la colpa».

Quello che non è chiaro al momento è se il governo italiano punta a rimodulare i progetti in modo da mantenere la scadenza del 2026 o piuttosto punta a ottenere una proroga di uno o due anni, come hanno dichiarato diversi ministri dell’esecutivo. Di sicuro, mentre la Commissione accorda un altro mese per le valutazioni in corso sul raggiungimento degli obiettivi del primo trimestre, lo stato dell’arte impone una riflessione su tutta la costruzione del Piano, così come è stata sinora concepita.

Risulta al Corriere che nemmeno i progetti che riguardano le infrastrutture principali del Piano, quelle legate alle Ferrovie dello Stato (pari a 22 miliardi di euro), vengano ritenuti appaltabili e realizzabili da Palazzo Chigi entro la scadenza del 2026. Non ci sono ancora i progetti e «non si è mai visto che le Fs realizzino qualcosa in meno di tre anni», dicono fonti di governo.

Ma è solo un esempio della criticità con la quale il Piano è stato costruito. La Commissione ha appena riaperto la valutazione su tre punti che erano stati giudicati in modo positivo sotto il governo di Mario Draghi. Ed è un’anomalia non indifferente. Ma un’altra questione, che denuncia da settimane Openpolis, l’associazione che da anni setaccia in modo capillare gli atti pubblici e i lavori parlamentari, è la «mancanza assoluta di trasparenza».

Secondo l’associazione, che per due volte ha fatto richiesta di accesso agli atti, prevista dalla legge e respinta dal governo, i cittadini italiani «non sanno di cosa parliamo, quali sono i progetti, a che punto sono i lavori».

È anche in questo contesto che il Pnrr è sotto i riflettori. «Sarebbe problematico cambiare la scadenza del 2026», ha detto ieri il vicepresidente della Commissione europea, Valdis Dombrovskis, nonostante da Bruxelles arrivi l’apprezzamento per «i significativi progressi compiuti nelle ultime settimane dall’Italia». Ma «la maggior parte degli obiettivi deve essere realizzata» entro i termini.

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