Archive for the ‘Cultura’ Category

2 giugno, perché oggi è la Festa della Repubblica. Storia e curiosità

martedì, Giugno 2nd, 2020
2 giugno, Festa della Repubblica

Martedì 2 giugno si celebra la Festa della Repubblica, ricorrenza tra le più importanti del nostro Paese, istituita per ricordare il referendum che, dopo la caduta del fascismo, sancì lo storico passaggio dell’Italia dalla monarchia all’attuale sistema repubblicano.

Il referendum 

Il 2 e 3 giugno 1946 si tenne il referendum istituzionale con cui gli italiani furono invitati a decidere quale forma di governo dare alla nazione dopo la fine della guerra mondiale: monarchia oppure repubblica. Fu la prima volta che in Italia una votazione si svolse a suffragio universale, coinvolgendo attivamente tutti i cittadini e le cittadine che avevano raggiunto la maggiore età (all’epoca 21 anni).

Vinse la repubblica con 12.718.641 voti a favore, contro le 10.718.502 preferenze espresse per la monarchia (le schede nulle o bianche furono 1.498.136). I risultati del referendum vennero comunicati il 10 giugno 1946 dalla Corte di Cassazione, che tuttavia attese poi il 18 giugno per proclamare ufficialmente la nascita della Repubblica Italiana. La decisione fece calare definitivamente il sipario sul Regno d’Italia, che per 85 anni era stato governato dalla famiglia reale dei Savoia.

Assemblea costituente

La consultazione popolare servì anche per eleggere i deputati dell’Assemblea Costituente, l’organo legislativo che avrebbe avuto innanzitutto il compito di redigere la nuova Costituzione. Preso atto dell’esito del referendum istituzionale, il 28 giugno 1946 la Costituente fu anche chiamata a nominare un capo provvisorio di Stato: la scelta cadde su Enrico De Nicola, che divenne il primo presidente della neonata Repubblica Italiana. Il primo presidente del consiglio fu invece Acide De Gasperi, che ottenne l’incarico proprio da De Nicola. Quanto alla nuova Costituzione, entrò in vigore il 1º gennaio 1948.

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Franceschini: «Alta velocità e piano per i borghi. Così rilanceremo il turismo al Sud»

domenica, Maggio 31st, 2020

di Monica Guerzoni

Franceschini: «Alta velocità e piano per i borghi. Così rilanceremo il turismo al Sud»

Una «grandiosa Ricostruzione» con la maiuscola, come nel secondo dopoguerra. Il ministro della Cultura, Dario Franceschini, guarda con ottimismo al futuro del turismo e spiega il suo piano in tre mosse per rilanciarlo nel Sud.

Alcuni governatori tra cui Solinas e De Luca invocano test e patenti sanitarie per chi viene dalle regioni più colpite. È una via percorribile?
«Abbiamo cercato da sempre di concordare le scelte con le Regioni. Tutti capiscono che danno per l’immagine dell’intera Italia e delle possibilità di ripresa del turismo ne uscirebbe se singole Regioni adottassero misure nei confronti di abitanti di altre zone d’Italia. Una assurda macchia di leopardo senza una base scientifica».

La Grecia non vuole i nostri turisti. Cosa fare per non essere trattati come gli appestati d’Europa?
«Di Maio e Amendola si stanno battendo perché ogni decisione sulle frontiere sia assunta a livello Ue. Scelte come quelle della Grecia contrastano con questa linea e rischiano di far partire ritorsioni e competizioni malsane».

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“L’Italia del nuovo boom deve fare la torta, non pensare a come spartirla”

sabato, Maggio 30th, 2020

“Eccomi, sono dovuto andare in farmacia e a comprar l’ova”. In effetti una chiacchierata con Sandro Veronesi sulla ricostruzione e sull’Italia del boom non poteva non partire da uova e medicine, o mascherine. Elementi base quanto mai necessari, oggi che si deve ripartire dopo la grande pandemia, senza però dimenticare che tra il 25 aprile e il Sorpasso c’è stato Ladri di Biciclette. Una stagione di miseria, ma anche di grande energia.

Veronesi, scrittore Premio Strega con Caos Calmo e candidato quest’anno con Il Colibrì, è nato nel 1959, l’anno della Grande Guerra di Monicelli, un anno prima della Dolce Vita di Fellini. La ricostruzione l’ha concepito, col boom ci è cresciuto. E la sua visione del boom è senza troppi fronzoli.

“Parliamoci chiaro, molti dei padri dei miei amici di Prato per 20-30 anni quando hanno messo su la loro grande ricchezza di imprenditori tessili non hanno pagato mai le tasse. Non è che l’hanno pagate poco, non l’hanno pagate mai, e nessuno controllava. Zero. Però i soldi per fare la sanità pubblica, la pubblica istruzione… non mancavano. Te li ridavano! Eravamo il molo democratico in Europa contro lo spettro del comunismo. Poi è quando questo sistema è andato in crisi, negli anni ‘80, che s’è fatto il vero debito”.

Il sorpasso, Dino
Il sorpasso, Dino Risi

Pronti-via, e il mito della generazione d’oro che ci ha fatto ripartire è subito smontato.

“Molti erano uomini e donne eccezionali, ma molti no. Eppure, si son fatti d’oro perché bastava montarci sopra a quel tram, e ti ritrovavi ricco. Bastava esserci e non fare sciocchezze. Quando cresci del 10 per cento all’anno vuole dire che la 500 che vedi parcheggiata sotto casa dalla finestra, l’anno dopo è una 1100, l’anno dopo ancora è una Giulietta. Era facile, ma era drogata quella situazione lì”.

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V.I.R.U.S. 5 parole per dire come stiamo – Il racconto di Stefano Massini

venerdì, Maggio 29th, 2020

Stefano Massini conclude la stagione di Piazzapulita dividendo la parola virus in 5 parole, per entrarci dentro e capire le zone d’ombra dei nostri stato d’animo turbati. La vitalità che ci è stata tolta, il senso spiazzante dell’impossibile che si è fatto attuale, la difficoltà di elaborare, e di segnare i confini di un’esperienza inaudita…e poi, su tutto, quel nuovo senso del pericolo con un nemico silente che si è rivelato il più temibile.

LA7

REPTV

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Milano, a rischio la riapertura della Scala: il teatro perderà 50 mila euro al giorno

domenica, Maggio 24th, 2020

di ANDREA MONTANARI

24 maggio 2020 La Scala perderà 50 mila euro al giorno se rispetterà le linee guida inserire nel decreto legge approvato dal governo lo scorso 17 maggio. La stima è sulla scrivania del sovrintendente Dominique Meyer, che giovedì la porterà al Consiglio di amministrazione del teatro convocato per l’approvazione del bilancio. Una somma che si aggiungerebbe ai 20 milioni di euro già persi dalla Scala per colpa del lockdown imposto dall’emergenza per il Covid 19 dallo scorso 25 febbraio mettendo seriamente a rischio il futuro del teatro lirico più famoso del mondo. “Sarà difficile trovare un equilibrio tra i costi e i ricavi”, ha spiegato nei giorni scorsi Meyer, che ha aggiunto guardando al futuro: “Credo che l’anno venturo sarà molto più difficile perché gli ammortizzatori sociali non ci saranno più, avremo pieni costi, ma meno ricavi”.

In teatro c’è molta preoccupazione. Il rischio è che la Scala possa decidere di non riaprire, se le regole non cambieranno. Visto che la presenza del pubblico è indispensabile per far reggere i conti nei prossimi mesi. Le linee guida sugli spettacoli al chiuso che il governo ha adottato in vista di una possibile riapertura a partire dal 15 giugno infatti prevedono per un teatro come il Piermarini un numero massimo di 200 persone presenti. Tra spettatori e interpreti. Oltre alla distanza tra i posti in sala di almeno un metro non solo lateralmente, ma anche in avanti. Limiti che di fatto costringerebbero la Scala a cancellare, per esempio, le recite già annunciate a settembre dei tre titoli che dovrebbero chiudere la stagione in corso, che è stata interrotta dopo il debutto de “Il Turco in Italia” di Gioacchino Rossini e durante le prime prove di “Salomè” di Richard Strauss, mai andata in scena.

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Nicola Ferrigni: “Il Covid ci ha cambiato, il vecchio svago non ci diverte più”

sabato, Maggio 23rd, 2020

Circa 7 milioni di italiani, quest’estate, rinunceranno alle vacanze. E’ quanto emerge da un sondaggio di Facile.it, in cui si legge che quelli che non ci rinunceranno, resteranno comunque in Italia, nel 38% dei casi nella propria Regione di appartenenza. Precauzioni, distanze e buon senso, certo. Ma da circa una settimana, dopo due mesi forzatamente costretti a rinunciare alla cena fuori, al sabato di shopping o alla serata al teatro o allo stadio, finalmente ci è consentito di riappropriarci della “nostra normalità”. Eppure basta un’occhiata fuori dalla porta di casa per capire che, se si è eccettuano pochi esercizi che hanno ripreso a pieno ritmo (vedi alla voce parrucchieri) o le lunghe passeggiate nel parco, gli italiani sono ancora perlopiù fermi al periodo del lockdown. Lo stesso sondaggio ha rilevato anche che solo un 13,3 per cento di loro è pronto a mangiare fuori. Addirittura il 60,4% non ha nessuna voglia di riprendere prima dell’anno prossimo. 

“Questo è un momento di transizione, non è scattato ancora il totale ritorno alla normalità”, ci spiega Nicola Ferrigni, Professore associato di Sociologia presso l’Università degli Studi “Link Campus University” di Roma. “Stiamo vivendo in una sorta di limbo, non siamo né completamente nella normalità, né nel lockdown. Siamo dubbiosi, perplessi, abbiamo giustamente paura. Ma non è solo questo”. Perché, ci spiega il professor Ferrigni, non dobbiamo sottovalutare la “riscoperta di noi stessi che è avvenuta in questi due mesi. C’è stato un ritorno alla vera ‘normalità’, quella fatta di rapporti più autentici. Abbiamo riscoperto i profumi, gli odori, i sapori, ponendoci in una dimensione di silenzio e di ascolto di noi stessi”.

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Cultura e spettacolo settori «dimenticati», Milena Gabanelli intervista Vasco Rossi, la diretta video

giovedì, Maggio 21st, 2020
Cinema e teatri riaprono il 15 giugno, per i concerti dal vivo bisognerà attendere il 2021. Milena Gabanelli ne discute con Vasco Rossi – Milena Gabanelli /CorriereTv
Vaglielo a dire all’oltre mezzo milione di persone che lavorano nel cinema, teatro, musica e musei che «con la cultura non si mangia». L’uscita infelice era scappata nel 2010 all’ex ministro dell’economia Tremonti, che disse di essere stato frainteso. L’idea però è evidentemente radicata, se tutto il settore dello spettacolo è stato l’ultimo a essere considerato nel pacchetto di aiuti. Eppure è stato il più duramente colpito dal lockdown e sarà l’ultimo a ripartire: cinema e teatri riaprono, in condizioni complicate, il 15 giugno. Per i grandi concerti dal vivo se ne riparlerà l’anno prossimo, perché aggregano le folle e in questo momento è pericoloso. Un’estate triste per migliaia di lavoratori e un’estate vuota per tutti noi, che restiamo soli con le nostre inquietudini senza quel particolare conforto e senso di felicità che può dare solo la musica, l’arte, il racconto. Continua a leggere l’articolo di Renato Franco e Milena Gabanelli.
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Venezia, la città che muore di turismo e che senza turismo muore (di Ottavio Di Brizzi)

domenica, Maggio 17th, 2020

Cartolina veneziana, dalla Calle de mezo

Le strade piene
la folla intorno a me
mi parla e ride
e nulla sa di te

Come vivere in un paradosso, installati in un tempo sospeso e senza relazione con le coordinate dell’esperienza comune o con i principi elementari della logica: è frase fatta abbastanza frequente nel formulario e poetume associato alla vita a Venezia.

Se si supera il fastidio per la chiacchiera estetizzante e secolare metafisica sulle Serenissime divagazioni (Venezia è metafora di troppe cose per non essere cattiva metafora di tutte) la città in effetti si offre naturalmente alle contraddizioni, mettendole in mostra in modo plateale, con una incantevole disponibilità.

L’ospite inatteso, questo benedetto virus, è diventato un formidabile acceleratore, un incubatore o rivelatore istantaneo, come una marea fulminea e travolgente che si è abbattuta sulla città, un catalizzatore di processi in atto da decenni ma ora leggibili, puri e assoluti nella loro teatrale messa in scena. Un focolaio di contraddizioni, un epicentro (storico) per un paziente unico (più che uno). 

La città che muore di turismo, la morte del turismo che uccide la città.

Ni avec toi, ni sans toi.

Venezia, la città che muore di turismo e che senza turismo muore (di Ottavio Di

Davvero una bella gara tra inconvenienti del viver tra spettri (per non citare i poeti) nella Seconda Atlantide. Si sente parlare di bellezza da lasciare senza fiato, ma c’è già chi ha nostalgia del vociare continuo e brulicante, dei picnic davanti alla Basilica, perfino dei bagnanti che si lanciavano nei canali, quando i bacilli e i batteri non erano il nuovo nemico (è proprio vero che si può provare un solo dolore alla volta).

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La setta Virology

sabato, Maggio 16th, 2020
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Sia detto banalmente, in tempi di pandemia, parafrasando con licenza poetica Nietzsche, il virologo è giusto che diventi una stella polare danzante. A tutti loro occorre guardare sperando di uscirne, davvero il minimo che noi, i profani, gli inermi minacciati in potenza dal virus, si penda dalle labbra dell’Esperto, dal modo in cui espongono lo scadenzario del male finalmente, si spera, depotenziato da se stesso; così almeno in assenza di farmaci in grado di opporsi frenando il contagio.

Si racconta ancora che, come per ogni astro mediatico rispettabile, a ognuno di essi corrisponde ormai un costo, un prezzario televisivo: i virologi insomma, da molte settimane, si affacciano nei talk, allo stesso modo in cui, un tempo, accadeva all’epico professor Alessandro Cutolo, titolato universitario di storia, chiamato a dispensare ogni genere di soluzione, e ancora rispondere a quesiti addirittura di natura ontologica, se non per spiegare i meriti farmaceutici della penicillina; sia detto per inciso, fu proprio lui a dare parere favorevole contro chi, in tribunale, riteneva il romanzo “Una vita violenta” di Pier Paolo Pasolini materiale dal “contenuto pornografico”. Cutolo, sia aggiunto per ulteriore completezza, brillerà anche come suocero di Alberto Sordi nel “Medico della mutua”.

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Berrino: «La morte può essere bellissima. Ma prima bisogna imparare a vivere (a lungo)»

giovedì, Maggio 7th, 2020

di Alessandro Sala

Berrino: «La morte può essere bellissima. Ma prima bisogna  imparare a vivere (a lungo)»

Franco Berrino con la moglie Jo (foto di Enrica Bortolazzi)

Quella di Jo era una presenza discreta ma costante. Lei c’era praticamente sempre, tra il pubblico, ad ascoltare il marito, che dal palco parlava davanti a platee gremite di teatri e auditorium. E lui, Franco Berrino, epidemiologo, per anni direttore della clinica di medicina predittiva dell’Istituto dei tumori di Milano e autore di testi di grande successo sulla longevità e la vita sana, sa che lei c’è ancora, anche se lo scorso febbraio «è nata in cielo». Lo sa perché è il messaggio che lei stessa gli ha lasciato in quel loro ultimo giorno, quando gli ha chiesto di cantarle dei mantra tibetani («non lo aveva mai fatto prima, ho capito dopo che era il suo modo per salutarmi») facendosi tenere stretta tra le braccia. E se n’è andata così, serenamente. Perché della morte non aveva paura. «Ma per non avere paura della morte — spiega Berrino Mezz’ora con il Corriere — bisogna saper vivere bene la vita. La morte non fa paura a chi ha avuto una vita cosciente, a chi è stato consapevole, a chi si è accorto di vivere». Lui stesso, del resto, la sua morte l’ha già immaginata e l’ha raccontata nel suo nuovo libro — Il cibo della saggezza – Cosa ci nutre veramente, scritto a quattro mani con il maestro taoista Marco Montagnani, e dedicato proprio alla sua compagna di vita («che nell’anima custodiva l’ombra delle valli e la luce delle vette, come le nostre montagne») — che esce oggi per Mondadori: «Ho sognato di essere vestito con una tunica bianca, che nella vita reale non indosso mai, in un dojo, al termine di una seduta di meditazione di gruppo. Alla fine tutti se ne vanno, tranne una bellissima ragazza: lei torna verso di me, mi tocca una spalla e io semplicemente scompaio. L’abito si svuota del mio corpo e scivola a terra». Non saprebbe dire chi fosse quella ragazza. «No, non l’ho riconosciuta». Piace, tuttavia, pensare che possa essere proprio la sua Jo (con lui qui sopra nella foto di Enrica Bortolazzi), che lui teneramente continua a chiamare «la mia sposa».

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