Archive for the ‘Cultura’ Category

Berrino: «La morte può essere bellissima. Ma prima bisogna imparare a vivere (a lungo)»

giovedì, Maggio 7th, 2020

di Alessandro Sala

Berrino: «La morte può essere bellissima. Ma prima bisogna  imparare a vivere (a lungo)»

Franco Berrino con la moglie Jo (foto di Enrica Bortolazzi)

Quella di Jo era una presenza discreta ma costante. Lei c’era praticamente sempre, tra il pubblico, ad ascoltare il marito, che dal palco parlava davanti a platee gremite di teatri e auditorium. E lui, Franco Berrino, epidemiologo, per anni direttore della clinica di medicina predittiva dell’Istituto dei tumori di Milano e autore di testi di grande successo sulla longevità e la vita sana, sa che lei c’è ancora, anche se lo scorso febbraio «è nata in cielo». Lo sa perché è il messaggio che lei stessa gli ha lasciato in quel loro ultimo giorno, quando gli ha chiesto di cantarle dei mantra tibetani («non lo aveva mai fatto prima, ho capito dopo che era il suo modo per salutarmi») facendosi tenere stretta tra le braccia. E se n’è andata così, serenamente. Perché della morte non aveva paura. «Ma per non avere paura della morte — spiega Berrino Mezz’ora con il Corriere — bisogna saper vivere bene la vita. La morte non fa paura a chi ha avuto una vita cosciente, a chi è stato consapevole, a chi si è accorto di vivere». Lui stesso, del resto, la sua morte l’ha già immaginata e l’ha raccontata nel suo nuovo libro — Il cibo della saggezza – Cosa ci nutre veramente, scritto a quattro mani con il maestro taoista Marco Montagnani, e dedicato proprio alla sua compagna di vita («che nell’anima custodiva l’ombra delle valli e la luce delle vette, come le nostre montagne») — che esce oggi per Mondadori: «Ho sognato di essere vestito con una tunica bianca, che nella vita reale non indosso mai, in un dojo, al termine di una seduta di meditazione di gruppo. Alla fine tutti se ne vanno, tranne una bellissima ragazza: lei torna verso di me, mi tocca una spalla e io semplicemente scompaio. L’abito si svuota del mio corpo e scivola a terra». Non saprebbe dire chi fosse quella ragazza. «No, non l’ho riconosciuta». Piace, tuttavia, pensare che possa essere proprio la sua Jo (con lui qui sopra nella foto di Enrica Bortolazzi), che lui teneramente continua a chiamare «la mia sposa».

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Più vicina la legge sul copyright, così i colossi del web pagheranno gli editori

giovedì, Aprile 30th, 2020

Una legge entro l’anno sul copyright. Un intervento per colmare un vuoto che ha garantito immensi guadagni ai colossi del web (l’80% del mercato pubblicitario) e provocato ingenti danni al settore editoriale. Il sottosegretario Andrea Martella illustra oggi alla commissione cultura della Camera le iniziative per fronteggiare le conseguenze della pandemia nel settore dell’editoria. Tra queste un percorso legislativo per recepire la direttiva europea approvata a Bruxelles nell’aprile del 2019 sul «diritto d’autore nel mercato unico digitale». 

Il percorso legislativo
Entro l’estate, ha fatto sapere Martella, dovrebbe essere votata in Parlamento la legge di delegazione. Poi sarà la volta dei decreti che dovranno stabilire l’entità del giusto compenso dovuto da Google, Facebook & C. a chi produce i contenuti poi diffusi sulle piattaforme online. Secondo Martella i decreti legislativi saranno pronti entro fine 2020, sei mesi prima della scadenza imposta da Bruxelles sul recepimento della direttiva.

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Coronavirus, le statue di Firenze «parlano» alle piazze deserte

giovedì, Aprile 30th, 2020
Il racconto della città vuota attraverso l’attesa e la nostalgia che provano le statue – Ansa /CorriereTv
Le riprese della città di Firenze vuota e le statua, quelle più importanti della città, che parlano tra di loro. È un racconto attesa e la nostalgia, quella che provano le statue lasciate sole nelle piazze, nelle strade e sui ponti vuoti. Lo studio di comunicazione “Riprese Firenze”, con il patrocinio del Comune di Firenze e il sostegno di Florence Convention & Visitors Bureau e di Toscana Promozione Turistica, ha pensato e realizzato una dedica di amore alla città, da condividere con il mondo. I videomakers hanno fatto le riprese nella città svuotata dall’emergenza sanitaria legata al Covid-19 e popolata solo dalle statue secolari a cui hanno dato la parola. “Vediamoci presto”, è l’augurio che viene fatto nel video suggestivo.
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Addio a Giulietto Chiesa, il comunista anti-comunista che raccontava il mondo per contraddizioni

domenica, Aprile 26th, 2020

anna zafesova

Giulietto Chiesa

L’ultima volta che ho visto Giulietto Chiesa, stava litigando. In diretta, in un talk show della Tv russa. La trasmissione era dedicata all’Europa “invasa dai migranti”, e gli ospiti stranieri erano stati invitati a supportare la tesi che l’Occidente venisse deturpato da africani e musulmani. Giulietto arricciò il mitico baffo, esplodendo in una replica indignata: “Non vorrete che ci mettiamo ad affondare i barconi!” Difese appassionatamente le ragioni democratiche e umanitarie degli europei che salvavano i migranti in mare, senza farsi intimidire dalla rabbia di tutti i presenti in studio.  Performance che andava parecchio contro l’immagine di uno che ormai veniva considerato da molti uno “sul libro paga di Putin”.

La prima volta che sentii parlare di Giulietto Chiesa, anni prima di conoscerlo, era stato in ambienti di comunisti sovietici, e ne parlavano come di un “nemico esplicito”, uno  che non si prendeva nemmeno la briga di fingere per educazione. Era corrispondente dell’Unitá, abitava nella casa dei giornalisti della Pravda, insomma, era “sul libro paga di Mosca”, ma era considerato un nemico. Ogni sua nuova corrispondenza sul disastro del socialismo realizzato veniva letta sotto il microscopio (e diffusa soltanto nelle traduzioni riservate alla nomenclatura) e suscitava violenti attacchi di rabbia. Giulietto è stato l’unico corrispondente straniero nella Mosca di Breznev a meritarsi una dichiarazione ad personam della TASS contro di lui. Ne andava fiero come di una medaglia. 

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Mattarella: “Chi oggi è in prima linea contro il virus onora la Repubblica”

sabato, Aprile 25th, 2020

Tutti coloro che si trovano in prima linea per combattere” il coronavirus “manifestano uno spirito che onora la Repubblica e rafforza la solidarietà della nostra convivenza”. Nel suo messaggio per il 25 aprile, Sergio Mattarella elogia tutti i medici, gli infermieri e gli operai che oggi stanno facendo andare avanti l’Italia. “Insieme possiamo farcela e lo stiamo dimostrando”, scrive il Capo dello Stato.

In una giornata di ricordo e celebrazione che il coronavirus ha tolto dalle piazze per confinarla nelle case, Mattarella si sintonizza sulle vere preoccupazioni degli italiani cercando l’inevitabile raccordo tra i disastri di allora e le difficoltà di questi mesi. Se a quei tempi, “con tenacia, con spirito di sacrificio e senso di appartenenza alla comunità nazionale, l’Italia ha superato ostacoli che sembravano insormontabili”, oggi “la nostra peculiarità nel saper superare le avversità deve accompagnarci anche nella dura prova di una malattia che ha spezzato tante vite”.

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Coronavirus, morto lo scrittore cileno Luis Sepulveda

giovedì, Aprile 16th, 2020

E’ morto a Oviedo, in Spagna, Luis Sepulveda. Lo scrittore cileno era stato il primo contagiato eccellente dal coronavirus. Aveva 70 anni. Autore di romanzi come “Il vecchio che leggeva romanzi d’amore“, “Il mondo alla fine del mondo” “Un nome da torero“, e della favola per ragazzi “Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare“, era stato ricoverato a fine febbraio e le sue condizioni sembravano essere migliorate. 

LEGGI ANCHE: Coronavirus, contagiato lo scrittore cileno Sepúlveda

Combattente, arrestato due volte e condannato all’esilio durante la dittatura di Pinochet, nemico del neoliberismo, ecologista convinto, Sepulveda, che aveva riottenuto la cittadinanza cilena nel 2017, ha lottato contro l’invisibile nemico fino all’ultimo all’Ospedale Universitario di Oviedo, nelle Asturie dove viveva dal 1996, a Gijon, con la moglie Carmen Yáñez, poetessa cilena e grande amore di una vita. Lo scorso ottobre aveva compiuto 70 anni festeggiati a Milano in un evento organizzato dalla sua casa editrice italiana, Guanda.

Innamorato dell’Italia dove le sue opere hanno superato complessivamente gli otto milioni di copie e dove lettori e fan lo hanno sempre ricambiato con incontri affollatissimi da un pubblico di ogni età, vincitore del Premio Hemingway per la Letteratura, del Premio Chiara alla carriera e insignito di una Laurea Honoris Causa in Lettere dall’Università di Urbino, era nato a Ovalle, in Cile, il 4 ottobre del 1949. Cresciuto in un quartiere proletario di Santiago del Cile a 13 anni sognava di diventare un calciatore ma l’incontro con Gloria, “la ragazza più bella del mondo” lo fece andare in un’altra direzione, verso la poesia che era la cosa che lei amava di più. Così diventò un fervido lettore di Garcia Lorca, Antonio Machado e Gabriela Mistral, prima donna latinoamericana a vincere il Nobel per la letteratura nel 1945.

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L’arte più forte del coronavirus: ecco i musei che si possono visitare dal proprio divano

lunedì, Aprile 13th, 2020

noemi penna

Ammirare le opere d’arte e le collezioni più prestigiose del mondo, stando in pigiama sul divano di casa. Per chi non vuole rinunciare a fare il turista anche ai tempi del coronavirus, ecco nove musei che offrono tour virtuali gratuiti da ammirare senza uscire di casa, in attesa di immergersi nella meraviglia poi di persona.

Il Museo Egizio di Torino rompe l’isolamento sia su internet che sui social. Dal sito si possono visitare le sale ristrutturate. Mentre su Facebook il direttore Christian Greco conduce dei videotour per raccontare gli oggetti della prestigiosa collezione, promuovendo l’hashtag #LaCulturaCura. C’è il coronavirus, il Museo Egizio di Torino organizza videotour sui social per mostrare i suoi tesori

A Milano, la Pinacoteca Brera permette di ammirare da vicino i capolavori della storia dell’arte mondiale che custodisce, grazie a una campagna di digitalizzazione in altissima definizione per consentire un approccio agli originali che va oltre ciò che percepisce l’occhio umano. 

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Uffizi, viaggio di Pasqua in 5 capolavori: Ciseri e i 20 anni per dipingere Ecce homo

giovedì, Aprile 9th, 2020
Gallerie chiuse per il Coronavirus. Il videoracconto della prima opera, per il Giovedì Santo: Ponzio Pilato si affaccia alla folla per chiedere al popolo se condannare Gesù o il criminale Barabba – Claudio Bozza /CorriereTv
Ecce Homo, Antonio Ciseri (1871), Palazzo Pitti, Firenze. L’Ecce Homo, letteralmente «ecco l’uomo», è l’ episodio evangelico raccontato da Giovanni in cui il corpo di Cristo viene esposto al popolo dei Giudei. Ciseri lo racconta alla stregua di un evento storico, con un approccio quasi fotografico. Si tratta di un dipinto di notevoli dimensioni, realizzato in 20 anni di attività, dal 1871 al 1891, conservato alla Galleria d’arte moderna di Palazzo Pitti. Nell’opera, che si caratterizza per il suo stile fortemente «politico», il prefetto Ponzio Pilato e immortalato nell’atto di manifestarsi alla folla sporgendosi dalla terrazza ed offrendo al popolo la decisione se condannare Gesù o il criminale Barabba: «Ecce homo», «Questo è l’uomo», le parole del funzionario romano nell’atto di indicare il Profeta alla folla. A raccontare il dipinto è Cristian Spadoni, assistente museale delle Gallerie degli Uffizi.
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Raffaello alle Scuderie del Quirinale: una mostra per ricordarlo a 500 anni dalla morte

lunedì, Aprile 6th, 2020

“Raffaello 1520-1483”, alle Scuderie del Quirinale di Roma fino al 2 giugno, è la più grande mostra mai dedicata a Raffaello, a 500 anni dalla morte, come raccontano Mario De Simoni, presidente Ales-Scuderie del Quirinale, Eike Schmidt, direttore delle Gallerie degli Uffizi, e Fabio Cairoli, presidente e ad Lottomatica Holding

REPTV

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Coronavirus, la verità è che per noi cambierà l’intera esistenza

venerdì, Aprile 3rd, 2020

di Olga Tokarczuk

Coronavirus, la verità è che per noi cambierà l'intera esistenza

Dalla mia finestra vedo un gelso bianco, è un albero che mi affascina ed è stato uno dei motivi per cui mi sono trasferita qui. Il gelso è una pianta generosa — per tutta la primavera e per tutta l’estate nutre decine di famiglie di uccelli con i suoi frutti dolci e sani. Adesso invece il gelso non ha foglie, intravedo quindi un tratto della strada silenziosa dove di rado passa qualcuno, camminando verso il parco. A Wroclaw è praticamente estate, splende un sole accecante, il cielo è azzurro e l’aria pulita. Oggi, durante la passeggiata con il cane ho visto due gazze che scacciavano un gufo dal loro nido. Ci siamo guardati negli occhi, io e il gufo, a distanza di meno di un metro.

Ho l’impressione che anche gli animali aspettino che cosa succederà. Per me da molto tempo ormai il mondo era troppo. Troppo, troppo veloce, troppo rumoroso. Non ho quindi il «trauma dell’isolamento» e non soffro di non poter incontrare nessuno. Non mi dispiace che abbiano chiuso i cinema, mi è indifferente che i centri commerciali siano fuori servizio. Forse soltanto se penso a tutti quelli che con questo hanno perso il lavoro. Quando ho saputo della quarantena di prevenzione ho sentito qualcosa di simile a un sollievo e so che molti lo sentono, benché se ne vergognino. La mia introversione, costretta e maltrattata dai dettami degli estroversi iperattivi, si è data una spolverata ed è uscita dall’armadio.

Vedo dalla finestra il vicino di casa, un avvocato sempre molto indaffarato che solo poco fa vedevo uscire presto, di mattina, per andare in tribunale con la toga appoggiata al braccio. Adesso indossa una tuta sformata e combatte con un ramo in giardino, forse si è messo a fare le pulizie. Vedo una coppia di giovani ragazzi che portano a spasso un vecchio cane che da quest’inverno quasi non cammina. Il cane si trascina sulle gambe, ma loro, pazienti, gli fanno compagnia rallentando più che possono il passo. Il camion della spazzatura con grande rumore raccoglie i sacchi.

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