Archive for the ‘Cronaca’ Category

Risate e gesto delle manette. Ciro Grilo, la madre e gli amici videoregistrati in caserma

sabato, Giugno 12th, 2021

GIACOMO GALEAZZI

Risate e gesto delle manette. Ciro Grilo, la madre e gli amici videoregistrati in caserma

ROMA.1° settembre 2019, oltre un mese dopo la denuncia per il presunto stupro, Ciro Grillo e i suoi tre amici vengono convocati nella caserma di Quarto a Genova per il sequestro dei telefoni cellulari. I quattro vengono fatti accomodare in una saletta dove sono piazzate alcune microspie che captano i loro discorsi. Poche frasi dalle quali trasparirebbe la preoccupazione sui video girati e le foto scattate quella notte e su quanto scritto nelle chat con gli amici. E un sospetto pronunciato da uno dei 4: «Ho paura che quella ci ha denunciato». La scena ricorda quella di Alessandro Albertoni e Luca Vanneschi, i due aretini condannati per tentata violenza di gruppo dopo la morte della studentessa genovese Martina Rossi. Anche loro vennero intercettati in una saletta della polizia giudiziaria di Genova, mentre aspettavano di essere interrogati.  Dunque, Ciro Grillo e gli amici: le risate e il gesto delle manette mimato in caserma: «Taci». «Parliamo d’altro». Intercettato in sala d’attesa dai carabinieri. Ciro Grillo avverte: «In questi giorni non dobbiamo né vederci né frequentarci anche se non abbiamo nulla da nascondere». La madre: «Sei uno stupido».

Risate e gesto delle manette. Ciro Grilo, la madre e gli amici videoregistrati in caserma

In sala d’attesa La madre gli raccomanda di non agitarsi. Edoardo Capitta risponde:«Sono agitato perché non so come andrà a finire». La scena è videoregistrata, il ragazzo è Edoardo Capitta. Nelle trascrizioni dei carabinieri viene annotato «Edoardo dice alla madre che lui non è normale e non sa come il suo fisico potrebbe reagire a una cosa del genere». La telecamera lo riprende mentre lo spiega: «È chiaro che se mi faccio un mese di galera poi esco incazzato come una bestia». I carabinieri annotano il seguente passaggio: «Quando dalla finestra della sala d’attesa la madre ed Edo vedono che sono giunti in caserma anche Ciro Grillo e Francesco Corsiglia, Edo li saluta facendo il gesto delle manette e la madre gli dice di non fare lo stupido e di non ridere». Lui risponde «sappiamo com’è andata». E la donna: «Comunque non fare lo stupido».

Risate e gesto delle manette. Ciro Grilo, la madre e gli amici videoregistrati in caserma

Prima convocazione

Dalle intercettazioni ambientali riportate oggi dal Corriere della Sera affiorano dettagli sul caso Grillo. Ciro Grillo (il figlio del garante del Movimento 5 Stelle) e i suoi amici Edoardo Capitta, Francesco Corsiglia e Vittorio Lauria sono sotto accusa per la presunta violenza sessuale di gruppo nella casa di vacanza in Sardegna.

E quel primo settembre è per tutti la data della prima convocazione in caserma dopo il sequestro dei telefonini, il 29 di agosto. Dai carabinieri arrivano alla spicciolata, accompagnati chi dalla madre chi da uno zio. Quando Ciro entra nella sala d’attesa dice agli altri che «in questi giorni non dobbiamo né vederci né frequentarci anche se non abbiamo nulla da nascondere». A quel punto «la madre suggerisce di parlare di altro», dice il documento che riassume l’intercettazione, «per esempio dell’università». L’uomo che ha accompagnato Corsiglia, suo zio, comincia invece «a parlare della partita del Genoa mentre Ciro dice che andrà a nuotare e poi parlano di libri», sintetizzano i carabinieri.
Fascicolo
Le conversazioni in caserma adesso sono fra le fonti di prova allegate al fascicolo che la procura di Tempio Pausania ha mandato in tribunale chiedendo il rinvio a giudizio. Quindi il 25 giugno, giorno dell’udienza preliminare, il giudice Caterina Interlandi valuterà fra le altre cose anche il peso di quei dialoghi, compreso il fatto del «parlare d’altro» suggerito dagli adulti. Perché la videoregistrazione di quei minuti lascia intendere che la prudenza nel parlare sia legata al timore di essere registrati e magari dire cose che — vere o no, seriamente o per scherzo — potrebbero risultare accusatorie. Dopo quel «parliamo d’altro» Ciro ritorna alla carica chiacchierando con gli amici e la madre Parvin Tadjik gli dice: «Sei veramente uno stupido, stai zitto».

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La malattia di Camilla non indicata sulla scheda per il medico vaccinatore

sabato, Giugno 12th, 2021

di Erika della Casa e Gianni Santucci

La malattia di Camilla non indicata sulla scheda per il medico vaccinatore

«Non era preoccupata», raccontano gli amici, ed è quel che hanno riferito anche i genitori. E allora si può tornare al 25 maggio, quando Camilla Canepa, 18 anni, si mette in coda con altri ragazzi all’ingresso dei vecchi uffici comunali di Sestri Levante, facciata ocra e decorazioni a mattoncini, poche centinaia di metri da casa sua. Ha in mano un foglio: la «scheda anamnestica», che sarà un tassello decisivo nelle indagini sulla sua morte. La ragazza consegna il questionario in cui bisogna dichiarare il proprio stato di salute, e che viene valutato dal medico prima del vaccino contro il Covid-19, in questo caso AstraZeneca.

La malattia

La ragazza ha una malattia autoimmune che implica un basso livello di piastrine nel sangue, con certezza un fattore di rischio da tener presente prima della vaccinazione. La «piastrinopenia» (nome della patologia) nella «scheda anamnestica» di Camilla, recuperata ieri dai carabinieri del Nas, non è però indicata. È stata omessa? O la ragazza non ne era a conoscenza? L’elemento forse più critico, in questa storia, va però oltre queste domande: l’altro evento che potrebbe aver avuto un ruolo ancor più grave nella catena di interazioni che hanno portato al decesso, accade quattro giorni dopo. Camilla, ragazza atletica, pallavolista, solare, impegnata nel preparare l’esame di maturità, da qualche tempo ha anche un altro piccolo problema medico, una ciste. Si potrebbe curare tra qualche mese, ma invece il 29 maggio la ragazza comincia la terapia con due farmaci: «Progynova» (ormoni) e «Dufaston» (estrogeni). Entrambe le medicine, spiega una fonte sanitaria molto vicina alla vicenda, comportano un «rischio trombotico», la possibilità che entri in circolazione un trombo: che sarà poi la causa del decesso di Camilla, due giorni fa, 10 giugno, 16 giorni dopo l’«Open day» per il vaccino.

L’inchiesta

L’inchiesta della Procura di Genova, coordinata dal procuratore Francesco Pinto cercherà di comprendere quale sia stato il nesso di causa in questa sequenza di interazioni: malattia del sangue pregressa, vaccino, successiva assunzione di farmaci «a rischio» (un quadro nel quale andrà definito anche il ruolo dei singoli medici, compreso quello del professionista che ha prescritto le medicine alla ragazza a ridosso della vaccinazione). Un paio di giorni dopo aver preso quei farmaci, Camilla inizia ad avere malesseri. Un forte mal di testa. La luce forte le dà fastidio agli occhi. Il 3 giugno va in pronto soccorso, a Lavagna.

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Da lunedì saranno 13 le regioni in zona bianca, ricoveri in calo dell’84%: 29 milioni di italiani tornano “liberi”

venerdì, Giugno 11th, 2021

Con un’incidenza settimanale dei casi che da 32 scende a 26 ogni 100mila abitanti e un Rt fermo a un comunque basso 0,68, il Monitoraggio oggi all’esame della cabina di regia certifica che da lunedì 14 giugno saranno 13 le Regioni in zona bianca: Emilia Romagna, Lombardia, Lazio, Piemonte, Trentino e Puglia raggiungeranno infatti Abruzzo, Liguria, Umbria, Veneto, Molise, Friuli Venezia Giulia e Sardegna. In pratica dopo il week end altri 29 milioni di italiani, mezza Italia, tornerà in stato di semi-libertà.

Se il trend in discesa dovesse confermarsi anche la prossima settimana, dal 21 giugno potrebbero diventare bianche anche Basilicata, Calabria, Campania, Marche, Alto Adige, Sicilia e Toscana che da due settimane hanno un’incidenza settimanale dei casi inferiore ai 50 casi per 100 mila abitanti.

Ultima ad andare nella zona a meno restrizioni sarà la Valle d’Aosta che per la prima volta questa settimana registra un’incidenza inferiore a 50. Se dovesse confermare il dato nelle prossime due settimane potrebbe diventare bianca il 28 giugno.

Tutti gli indicatori del Monitoraggio sono del resto in miglioramento, con i contagi in calo da 12 settimane, un crollo dei ricoveri dell’84% in due mesi e decessi che nell’ultima settimana si attestano in media a 67 al giorno.

Questi i numeri, tutti positivi, che emergono dal nuovo monitoraggio indipendente della Fondazione Gimbe. Nella settimana 2-8 giugno 2021, rispetto alla precedente, si rileva una diminuzione del 31,8% di nuovi casi (15.288 rispetto a 22.412) e del 34,9% dei decessi (469 rispetto 720). In calo del 24,3% anche i ricoveri con sintomi (4.685 rispetto a 6.192) e del -30,4% delle terapie intensive (688 rispetto a 989).

Dal picco del 6 aprile i posti letto occupati in area medica sono scesi da 29.337 a 4.685 (-84%) e quelli in terapia intensiva da 3.743 a 688 (-81,6%). Meno ripida invece la discesa della curva relativa alle persone in isolamento domiciliare, che dal picco del 28 marzo si sono ridotte da 540.855 a 176.353 (-67,4%).

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Aumenta il senso di insicurezza. “La paura delle rapine è cresciuta”

giovedì, Giugno 10th, 2021

di ALESSANDRO FARRUGGIA

I reati denunciati

L’Italia vive un paradosso. Calano i reati ma la gente ha sempre più paura. Il Covid ha influenzato nel 2020 il numero dei crimini commessi in Italia. Lo scorso anno ne sono stati denunciati 1.866.857. Complice la pandemia, si è registrata una riduzione di oltre il 18% rispetto all’anno precedente, con 435.055 crimini in meno. Gli omicidi -16,4%; le rapine -18,2%; i furti -33,0%; i furti in appartamento -34,4%. In questo senso vanno anche i primi mesi del 2021. “Nei primi tre mesi di quest’anno i reati commessi sono diminuiti del 15,7% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso”, ha reso noto il capo della Polizia, Lamberto Giannini, nei giorni scorsi in un’audizione davanti alla commissione Affari Costituzionali della Camera.

«Si tratta di un trend iniziato nel 2014 – ha ricordato Giannini – che nel 2020, anche per effetto delle restrizioni legate alla pandemia, aveva già fatto segnare un calo dei delitti del 18,5% rispetto all’anno precedente. Un dato che riguarda anche i furti, che hanno fatto registrare un decremento del 39%”.
Anche l’Istat conferma il trend pluriennale.

“Negli ultimi anni – osserva l’Istituto di statistica nel rapporto sulla criminalità pubblicato nel 2020 – molti reati di tipo predatorio sono diminuiti, dopo l’aumento ingente degli anni 2012-2014 che aveva caratterizzato soprattutto i reati contro il patrimonio”.

Ma i numeri in calo degli ultimi anni non scalfiscono il senso di insicurezza degli italiani. Anzi. “Negli ultimi dodici mesi per due terzi degli italiani (il 66,6% del totale) – osserva il 2° Rapporto sulla filiera della sicurezza in Italia di Censis e Federsicurezza – la paura di rimanere vittima di reato è rimasta la stessa, per il 28,6% è addirittura aumentata e solo per il 4,8% si è ridotta. Si tratta di percentuali che sono trasversali alla popolazione, a prescindere dall’età, dal titolo di studio, dalla regione di residenza. Addirittura, tra i millennials di età inferiore ai 34 anni è il 34% a ritenere che i reati siano aumentati, e tra le donne è il 37,5%”.

E questo è solo in apparenza sorprendente. “Da quello che ci dicono le statistiche – osserva il sociologo Marzio Barbagli – dalla fine degli anni Sessanta c’è stato un andamento di forte crescita dei furti in abitazione e delle rapine. Il lieve calo degli ultimi anni, nel periodo pre pandemia, lascia in realtà comunque il numero dei reati a un livello molto più alto di quanto non fosse trenta o quaranta anni fa, e bisogna anche considerare che le medie nazionali tendono a sottovalutare che il fenomeno è particolarmente elevato al Nord e al Centro-Nord”. “Le paure degli italiani – prosegue Barbagli – rispondono quindi al loro vissuto, che dice che il rischio furti in abitazione è oggi più alto di alcuni decenni fa. Discorso diverso per gli omicidi, dove siamo di fronte a un trend in continua diminuzione iniziato nel 1992. Il nostro Paese, che ha avuto a lungo un tasso di omicidi più alto degli altri paesi europei ha oggi un tasso decisamente più basso”.

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Vermicino, Italia. La notte della tv. Quarant’anni fa la tragedia di Alfredino

giovedì, Giugno 10th, 2021

Il 10 giugno 1981: alle porte di Roma Alfredo Rampi, un bambino di sei anni cade un pozzo artesiano. Si mobilitano i soccorritori e si mobilita anche la televisione con una diretta che durerà ben 18 ore.

“Vermicino, Italia – La notte della tv” non racconta solo la storia di quei tre giorni, ma anche di come quella tragedia ci ha cambiati e ha cambiato il nostro rapporto con l’informazione.

Con le voci dei protagonisti Piero Badaloni, Maurizio Beretta, Angelo Licheri, Tullio Bernabei, e gli interventi di Angelo Guglielmi e Angelo Borrelli

Prima puntata: Il pozzo

Alfredo Rampi, un bambino di sei anni, cade in un pozzo artesiano vicino a via di Vermicino, alla periferia di Roma. I primi tentativi di liberarlo falliscono, così i vigili del fuoco decidono di scavare un tunnel parallelo, nonostante la diffidenza degli speleologi. Le tv cominciano a seguire la vicenda, in Rai sono convinti che Alfredo si salverà e inizia così la diretta più lunga della nostra storia, nell’attesa di poter dare la buona notizia

Seconda puntata: La diretta

Il presidente della Repubblica, Sandro Pertini, raggiunge Vermicino per far sentire che lo stato è lì. Ma i tentativi di salvare Alfredo falliscono, nel pozzo si calano diversi volontari – tra cui angelo Licheri – ma senza successo. Il campo di Vermicino è diventato affollatissimo, compaiono addirittura i venditori di bibite e panini

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Ex Ilva, arrestato l’avvocato Amara e obbligo di dimora all’ex procuratore Capristo

martedì, Giugno 8th, 2021

di Fiorenza Sarzanini

Nuove misure cautelari sono state notificate dai magistrati di Potenza all’ex procuratore di Taranto Carlo Maria Capristo e all’avvocato siciliano Piero Amara arrestato stamani dalla Guardia di Finanza nell’ambito di un filone dell’inchiesta di Potenza che riguarda anche l’ex Ilva di Taranto. Per l’ex capo della Procura ionica è stato disposto l’obbligo di dimora a Bari. I fatti contestati, si parla di presunti favori legati all’ex Ilva, risalirebbero al periodo nel quale Capristo era procuratore a Taranto e Amara era consulente legale dell’azienda siderurgica quando l’azienda era in amministrazione straordinaria. In tale veste, avrebbe avuto rapporti con Capristo.

Nel maggio 2020 Capristo è stato arrestato (tornato libero ad agosto) nell’ambito dell’altra inchiesta della procura di Potenza per la quale è attualmente a processo per tentata concussione, falso in atto pubblico e truffa aggravata.

L’avvocato Amara è anche al centro dell’inchiesta della Procura di Milano sul cosiddetto «falso complotto Eni»: ai magistrati lombardi l’avvocato siciliano rilasciò dichiarazioni sulla presunta loggia Ungheria.
L’ipotesi di reato contestata dalla procura di Potenza all’ex procuratore di Taranto Capristo, che è stato anche procuratore a Trani, è di corruzione in atti giudiziari.

Oltre all’avvocato Amara, risultano indagati nello stesso filone d’inchiesta anche l’avvocato Giacomo Ragno, ora ai domiciliari, e il poliziotto Filippo Paradiso, per il quale è stato disposto il carcere come l’avvocato Amara.

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Saman Abbas, le ultime ore secondo il fratello: «Uccisa dallo zio, penso l’abbia strangolata»

martedì, Giugno 8th, 2021

Di questo omicidio premeditato «ora vi dico tutta la verità. Mio zio Danish ha ucciso Saman. Ho paura di lui, perché mi ha detto che se io avessi rivelato ai carabinieri quanto successo, mi avrebbe ammazzato. Ho pensato anche di ucciderlo mentre dormiva, visto ciò che ha fatto. Ma poi ho pensato che sarei finito in prigione. Ed era meglio che intervenissero i carabinieri». Siamo in un giorno di metà maggio e il fratello sedicenne di Saman Abbas, davanti alla Procura minorile di Bologna, agli assistenti sociali e ai carabinieri reggiani, spiega come sia stata uccisa sua sorella (in un interrogatorio successivo ha poi raccontato anche del coinvolgimento nell’omicidio di due cugini, ndr). Qualche giorno prima, il 9, era stato fermato durante un controllo in provincia di Imperia. Tentava di scappare verso la Francia.

Nel centro protetto

Sprovvisto di documenti, era stato portato in una struttura d’accoglienza minorile. Dopo l’identificazione, le prime mezze ammissioni che hanno dato il via all’indagine per omicidio, «e notti agitatissime», è stato trasferito in un centro protetto. Il racconto agli investigatori di quanto accaduto nella campagna di Novellara, dove viveva tutto il folto clan degli Abbas, è sconvolgente. La mezzanotte del 1° maggio è passata da nove minuti. Questa è l’ora in cui Saman esce di casa, anzi scappa. Prima c’è stata una furibonda lite con il padre Shabbar, 46 anni, e la madre Nazia Shaheen, 47. La ragazza ha preteso i documenti rimasti in loro possesso dopo che, per essersi opposta al matrimonio combinato in Pakistan, i servizi sociali di Novellara l’hanno trasferita in un centro protetto. La carta d’identità le servirebbe per viaggiare, progettare una vita, magari proprio con il fidanzato, un connazionale ventunenne residente in Italia, con il quale in quegli istanti sta chattando, raccontandogli tutto — urla, parolacce — in «presa diretta».

L’arrivo dello zio

Danish «è arrivato da dietro le telecamere — è ancora il racconto del fratello — perché lui sapeva dov’erano posizionate». Giungendo «dalle serre», il ragazzo lo sente gridare ai genitori queste parole: «Andate in casa! Ora ci penso io». Il sedicenne è in «cucina, al pianterreno: e guardavo ciò che accadeva. Mio padre è rientrato a casa con lo zaino di Saman, quello di colore avorio che lei aveva sulle spalle quando è uscita». A questo punto lo zio ha detto «a mio padre di portarlo in casa e di nasconderlo senza farlo vedere alle telecamere». Una volta rientrato, Shabbar «si è sentito male e ha pianto». Impossibile opporsi alla ferocia dello zio, temuto da tutti gli Abbas: «Se mio papà avesse detto ai carabinieri quanto avvenuto, lui ci avrebbe uccisi». Come sia stata ammazzata Saman, Hasnain «a me non l’ha detto — prosegue il sedicenne —, non l’ha detto nemmeno quando è arrivato a casa. Se lo avesse fatto mio padre si sarebbe tolto la vita. Secondo me l’ha ammazzata strangolandola, perché quando è entrato non aveva nulla in mano». Successivamente, il ragazzo ha chiesto allo zio dove fosse stata seppellita la sorella «perché avrei voluto abbracciarla un’ultima volta». Ma lo Hasnain ha risposto di «non potermelo dire».

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E’ morto Michele Merlo, colpito da un’emorragia cerebrale. La famiglia: “Stava male. L’hanno mandato a casa”

lunedì, Giugno 7th, 2021

ricoverato nel reparto di terapia intensiva dell’Ospedale Maggiore di Bologna. Aveva avuto una leucemia fulminante. L’Ausl ha aperto un’inchiesta interna

Michele Merlo
Michele Merlo

Daniela Lanni

Non ce l’ha fatta Michele Merlo, in arte “Mike Bird”, l’ex concorrente di X Factor e di Amici. Il ragazzo, 28 anni, è morto ieri sera, dopo il ricovero d’urgenza all’Ospedale Maggiore di Bologna avvenuto nella notte tra giovedì e venerdì. Fatale è stata un’emorragia celebrale scatenata da una leucemia fulminante. Appena ricoverato era stato sottoposto a un delicato intervento chirurgico, ma che le speranze fossero «ridotte al lumicino», erano stati gli stessi familiari a dichiararlo. La sua situazione era stata data per disperata fin dall’inizio.

Ora resta la rabbia della famiglia che già ieri aveva precisato che «Michele si sentiva male da giorni e mercoledì si era recato al pronto soccorso di un altro ospedale del Bolognese che, probabilmente, scambiando i sintomi descritti per una banale forma virale, lo aveva rispedito a casa».

I genitori: “Lamentava dei sintomi che un medico accorto avrebbe colto”
Il padre Domenico, fuori dal reparto di rianimazione, aveva raccontato: «È andato al pronto soccorso di Vergato in piena autonomia». «Lamentava dei sintomi che un medico accorto avrebbe colto. Aveva una forte emicrania da giorni, dolori al collo e placche in gola, un segnale tipico della leucemia. Se l’avessero visitato avrebbero visto che aveva degli ematomi. Non abbiamo un referto medico ma un braccialetto col codice a barre che io ho a casa».

Poi aveva aggiunto di essere in possesso anche di un messaggio vocale del figlio: «C’è un audio che mio figlio ha mandato alla morosa in cui dice sono incazzato, mi hanno detto che intaso il pronto soccorso per due placche in gola. Invece lui era stanco. Michele aveva due braccia così. Faceva sport, non beveva, non ha mai usato droghe, gli piaceva la bella vita, mangiare bene, le cose belle, ha girato l’Italia in lungo e in largo». Addio Michele Merlo, il ricordo dell’ex allievo di Amici: “Viveva tutto al massimo”

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Saman, l’accusa del fratello: “È stata strangolata”. Ecco le immagini con la pala che incastrano zio e cugini

lunedì, Giugno 7th, 2021

Sono state diffuse dai carabinieri di Reggio Emilia che indagano sull’uccisione della diciottenne pakistana

Saman, l’accusa del fratello: “È stata strangolata”. Ecco le immagini con la pala che incastrano zio e cugini

FRANCO GIUBILEI                              

Le immagini che incastrano zio e due cugini di Saman, la ragazza scomparsa a Novellara di Reggio Emilia quasi quaranta giorni fa, sono state diffuse dai carabinieri di Reggio Emilia che indagano sull’uccisione della diciottenne pakistana e sull’occultamento del suo cadavere, di cui sono tuttora in corso le ricerche con tecnologie sempre più sofisticate fra i pozzi, i canali e le campagne del paese della Bassa, dopo che anche l’impiego dei cani molecolari non ha dato esito. Saman, riprese le ricerche della ragazza pachistana con l’aiuto dei cani: si sospetta sia sepolta nei campi

I frame si riferiscono, spiegano gli inquirenti, alla sera del 29 aprile, e ritrarrebbero i familiari della ragazza mentre si recano a scavare. La morte di Saman, per inciso, viene fatta risalire dai carabinieri al 30, una concomitanza che aggrava oggettivamente la posizione dei tre, indagati per omicidio e occultamento del corpo insieme ai genitori dell’adolescente. Per i carabinieri, che conducono le indagini, quella sera, hanno preparato la buca per sotterrare il corpo della 18enne.

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Il coprifuoco slitta a mezzanotte. In Italia 13 milioni vaccinati e presto potrebbero riaprire le discoteche

lunedì, Giugno 7th, 2021

Coprifuoco allungato a mezzanotte in attesa che decada il 21 giugno, 13 milioni di vaccinati con due dosi, 600mila iniezioni al giorno e sette regioni in zona bianca (a Friuli Venezia Giulia, Molise e Sardegna si aggiungono da oggi Abruzzo, Umbria, Liguria e Veneto). Di più: presto potrebbe cadere anche il divieto di ballare.

L’Italia si avvicina all’estate con una netta accelerazione nella lotta al Covid continuando a macinare record neppure immaginabili solo un paio di mesi fa, quando la logisticata della campagna vaccinale era solo un grande punto interrogativo. Il piano Figliuolo, invece, continua a macinare record (1,2 milioni di dosi in 48 ore) e procede spedito più della nuova variante ‘Delta’ del Covid, che spaventa la Gran Bretagna.

Al momento, secondo il report online del  del commissario straordinario per l’emergenza sanitaria, sono più di 13 milioni (per l’esattezza 13.028.350) gli italiani che hanno completato il ciclo vaccinale: il 24,01% della popolazione over 12, quasi uno su 4. Nel complesso, sono 38.178.684 le dosi di vaccino somministrate in Italia, il 90,1% del totale di quelle consegnate, che sono finora 42.383.709. 

Intanto, tra sabato e domenica si sono registrati appena venti ingressi in terapia intesiva, che hanno riguardato dieci regioni. Valle d’Aosta, Molise e Basilicata non hanno più pazienti ricoverati in rianimazione e la media nazionale del 9% di occupazione di terapie intensive e reparti di medicina sta scendendo rapidamente. «Le cose stanno andando bene e non dobbiamo continuare a preoccuparci di varianti», spiega il sottosegretario alla Salute, Pierpaolo Sileri, ma è necessario continuare a rispettare le regole e «tutti quanti dobbiamo sapere che il mese di luglio sarà la svolta completa e assoluta: avremo superato la metà della popolazione con almeno una dose di vaccino» e per settembre-ottobre si prevede di raggiungere una «protezione di comunità».

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