La sinistra non accetta una donna premier: l’8 marzo è cosa loro

La cerimonia. L’emozione. I traguardi da raggiungere. E le scintille. A sinistra fanno fatica ad ammettere che la prima inquilina sia entrata a Palazzo Chigi dal lato opposto dell’emiciclo. E i fiori lasciano il posto alle bordate. Su Repubblica on line Luigi Manconi sviluppa una dissertazione che gira sempre intorno al premier, provando a mostrarne i limiti su un altro piano: «È il paradigma detto il troppo stroppia – scrive in un pezzo intitolato Ma pensate davvero che Giorgia Meloni?- o dell’ alzare l’asticella». Già, che c’entra Meloni con queste considerazioni? C’entra eccome, perché definisce, nientemeno, «il suo modello dialettico». Che sarebbe il seguente: «Si costruisce una rappresentazione palesemente esagerata, la si attribuisce all’avversario e poi, agevolmente, la si smonta, giocando sulla improbabilità delle sue dimensioni abnormi». E così, argomenta Manconi, passano inosservati scorie e veleni che invece sono contenuti in quella visione del mondo. L’esempio chiarisce pure troppo: «Meloni: pensate davvero che io voglia instaurare un regime fascista?». La risposta è no, ma così non si vedrebbero i germi «dell’autoritarismo, della censura e della repressione» iniettati nella società.

Insomma, l’8 marzo diventa una prova generale del 25 aprile.

IL GIORNALE

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