Le implicazioni del possibile invio dei missili iraniani in Russia

Il possibile invio di missili balistici a corto raggio in Russia risponde quasi sicuramente alla carenza di munizionamento missilistico nei magazzini dell’esercito russo, come già affermato, ma è anche la risposta al potenziamento delle difese aeree ucraine individuato come prossimo obiettivo del sostegno militare della Nato.

Dal punto di vista squisitamente tattico, Teheran potrà testare su un campo di battaglia diverso i suoi vettori: dopo l’uso in Arabia Saudita, dove hanno attivato i sistemi antimissile Patriot forniti dagli Stati Uniti, gli Srbm (Short Range Ballistic Missile) iraniani potranno essere utilizzati in un ambiente bellico di tipo diverso, più contestato, e soprattutto con sistemi di Ew (Electronic Warfare) più efficienti e moderni.

Molto probabilmente, se davvero si vedranno in azione i missili superficie-superficie iraniani, cadranno alcuni freni inibitori da parte occidentale, ed Europa e Stati Uniti potrebbero essere maggiormente disposti a inviare sistemi a più lungo raggio come gli Atacms per gli Mlrs (Multiple Launch Rocket System) tipo Himars inviati in Ucraina.

Strategicamente, inoltre, Teheran con questa decisione potrebbe spingere Israele a posizionarsi definitivamente dalla parte ucraina, inviando, più o meno apertamente, armamenti offensivi e relativo munizionamento, come ad esempio i droni che si sono già visti in uso nel recente conflitto nel Nagorno Karabakh da parte azera.

Un timore condiviso anche da Mosca, in quanto Dmitry Medvedev, vicepresidente del Consiglio di sicurezza della Federazione Russa, lunedì 17 ha avvisato Israele che la possibile fornitura di armi all’Ucraina sarebbe “un passo avventato” che porterebbe alla distruzione delle relazioni con la Russia. I toni, quando si tratta dell’ex presidente russo, sono sempre molto esasperati, ma sicuramente se Tel Aviv dovesse rompere gli indugi e fornire armi oppure sistemi missilistici da difesa aerea a Kiev, si aprirebbe una frattura profonda nelle sue relazioni con Mosca, anche più profonda di quella apertasi in occasione dell’abbattimento del velivolo spia Il-20M avvenuto il 17 settembre del 2018, che ha portato alla nascita di un meccanismo di “de-escalation” diretto tra i due Paesi.

INSIDEOVER

IL GIORNALE

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