Putin, ecco come sorveglia la popolazione russa usando la tecnologia occidentale

Ma la censura del Web inizia ben prima e risale al 2011 quando a Mosca sono organizzate attraverso i social media importanti proteste contro i risultati delle elezioni politiche del 4 dicembre. Da lì in avanti è un’escalation. Nel 2019 viene approvata la legge per il cosiddetto «Internet sovrano» che impone ai fornitori di servizi Internet di installare software di filtraggio controllati dal governo: i fornitori sono obbligati a memorizzare i dati di tutti gli utenti per sei mesi e i metadati dei contenuti pubblicati per 3 anni. Nello stesso anno, secondo i ricercatori di Censored Planet, Mosca identifica oltre 130 mila siti, principalmente di news e politica, da inserire nella lista nera e, dunque, da non far vedere.

Storia simile per l’Iran: a partire dal 2020, sono spesi 660 milioni di dollari per la creazione del «National Information Network», una sorta di Intranet «halal», con motori di ricerca, app di messaggistica e social media controllati dal governo. La maggior parte dei social media occidentali tra cui Facebook, Twitter, Telegram e YouTube viene bloccata, banditi almeno 5 milioni di siti Web stranieri. E adesso il Parlamento ultraconservatore sta per approvare una norma che mette al bando tutti i social network e browser con sede all’estero, anche se per ora Gmail, Google, Instagram e WhatsApp sono ancora in uso.

Rete parallela

In Russia la legge di «Internet sovrano» prevede anche la costruzione di infrastrutture digitali gestite dall’autorità statale di supervisione dei media, Roskomnadzor, che potrebbe sganciare la Rete domestica da quella globale e creare una Intranet nazionale chiamata «Runet». Uno dei Paesi che di fatto già ha una Rete parallela è la Cina, che alla fine degli anni ’90 inizia a costruire il «Great Firewall», un sistema di censura capillare e costoso che consente al governo il completo controllo sui contenuti. Sia i tre principali fornitori di servizi Internet sia le infrastrutture dove passano i dati sono di proprietà dello Stato. Il traffico verso la maggior parte dei siti internazionali viene bloccato, mentre la popolazione tende a non usare app e social network occidentali perché il governo investe miliardi in aziende cinesi che forniscono gli stessi servizi: Sina Weibo è un ibrido fra Twitter e Facebook, WeChat è la versione cinese di WhatsApp e TikTok può sostituire Instagram. Proprio perché il traffico dati resta all’interno del territorio nazionale e nessuna società straniera fornisce servizi competitivi, la Cina potrebbe staccarsi dall’Internet globale senza grandi problemi.

La complicità indiretta dell’Occidente

Tutto ciò non sarebbe possibile senza l’aiuto della tecnologia occidentale. Aziende come Nokia, Sandvine, Cisco Systems, Allot, Silicom Ltd hanno venduto tecnologia a Putin nonostante fosse evidente che stesse creando un Grande Fratello 2.0. Ma le loro relazioni commerciali non si fermano a Mosca. La nordamericana Sandvine ha facilitato la violazione dei diritti umani in Paesi come Algeria, Afghanistan, Azerbaijan, Bielorussia, Emirati Arabi Uniti, Eritrea, Kuwait, Pakistan, Qatar, Siria, Sudan, Thailandia, Turchia e Uzbekistan. In Giordania i suoi software hanno permesso di bloccare un sito Lgbtq, mentre in Egitto hanno garantito l’oscuramento di giornali indipendenti. I servizi di Allot sono stati usati per rallentare Telegram in Kazakistan e aiutare il regime a reprimere le proteste del gennaio 2022. Un report del 2021 dimostra come la società israeliana abbia fornito tecnologia DPI a ventuno Paesi per limitare i contenuti Web.
La battaglia per la libertà del XXI secolo si combatte anche su Internet.

L’Occidente però fa fatica a risolvere le contraddizioni della Rete: i sistemi di controllo da una parte non riescono a bloccare le fake news e la criminalità sul Dark Web, dall’altra sono diventati per i regimi autarchici l’arma più efficiente per reprimere il dissenso Insomma il sogno degli anni ’90 di un Internet libero, dove tutti i popoli del mondo dialogano e si confrontano, sta mostrando il suo volto più realistico: o si impara a governare la tecnologia, o sarà lei a governare noi. dataroom@rcs.it

CORRIERE.IT

Rating 3.00 out of 5

Pages: 1 2


No Comments so far.

Leave a Reply

Marquee Powered By Know How Media.