L’ira di Salvini dopo le parole di Giorgetti: il segretario convoca a sorpresa il consiglio federale

Di certo, le anticipazioni sono arrivate in un momento assai delicato per la Lega. Salvini ne è ben consapevole e ne ha parlato anche con Berlusconi all’incontro di Villa Grande della scorsa settimana: tra i parlamentari l’inquietudine è altissima. Perché tra i leghisti, come del resto in tutti i partiti con l’eccezione di Fratelli d’Italia, la preoccupazione è massima e si può rappresentare con un calcolo semplicissimo: secondo i sondaggi recenti, la Lega sarebbe tornata al 17%, la stessa percentuale delle Politiche 2018. Con il taglio del 30% dei parlamentari approvato da queste stesse Camere, gli eletti sarebbero una sessantina in meno degli attuali 190. Senza contare che la tendenza ribassista dei sondaggi fa temere a molti che il consenso della Lega possa rivelarsi ancora più basso.

Un parlamentare la mette sull’orgoglio, ma anche sulla struttura del partito: «Noi leghisti siamo radicati, siamo nei Comuni e siamo nelle Regioni. Nessuno si troverà per strada». Ma negare che il tema del futuro personale, nella Lega, non esista è difficile. E così, c’è chi ricorda che Mario Draghi i suoi ministri li ha chiamati senza consultare i partiti di provenienza ma soltanto informandoli poco prima del giuramento, e chi dunque si spinge a osservare che «il puntare su Draghi per qualcuno potrebbe essere un investimento a lungo termine».

Resta il fatto che l’elezione del prossimo capo dello Stato è per Matteo Salvini cruciale. Da una parte, il centrodestra sulla carta si presenta all’appuntamento forte come non è mai stato: e il voto sul ddl Zan della scorsa settimana lo ha certificato. Ma la partita per il Colle è assai più complicata, con nutritissime pattuglie di deputati uscenti in cerca d’autore. E di un seggio. Insomma, il ruolo di «federatore» che Salvini si è assegnato — riconosciuto anche da Silvio Berlusconi — sarà messo sotto stress test. Per il segretario leghista potrebbe essere l’ultima occasione per confermarsi anche leader del centrodestra. Sempre che Giorgia Meloni non abbia già archiviato questa ipotesi.

CORRIERE.IT

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