Draghi, il sovranismo e la strategia di Salvini: la Lega non vuole recinti

di Francesco Verderami

Draghi, il sovranismo e la strategia di Salvini: la Lega non vuole recinti

Dopo il colpo al cerchio arriva quello alla botte. Dopo i rimbrotti al Pd, Draghi fa il contropelo alla Lega. Sarà stato un evento casuale, o più probabilmente un modo per evitare di vedersi attribuito all’una o all’altra parte della sua larga maggioranza. È un fatto comunque che ieri — al Global solutions summit con la Merkel— il premier ha preso di mira il sovranismo, «abbracciato negli ultimi anni dai cittadini di molti Paesi come risposta alle loro ansie politiche ed economiche. La crisi sanitaria ci ha insegnato che è impossibile affrontare problemi globali con soluzioni interne. Ma il multilateralismo sta tornando…». Un vero e proprio avviso ai naviganti che — per quanto generico — finisce inevitabilmente per avere tra i destinatari anche il Carroccio.

La Lega ha colto il messaggio, reagendo come può fare un partito verso un capo di governo a cui vota la fiducia. E infatti la precisazione che «il multilateralismo non è il globalismo», e che «proprio la crisi del multilateralismo ha prodotto l’ascesa del sovranismo», è un espediente per scongiurare la polemica con Draghi, tenendo il tema nei confini di una discussione politologica. Ma politicamente è anche un modo per prendere tempo, nel senso che la «questione sovranismo» è parte del dibattito interno al Carroccio, dove si discute su un graduale aggiustamento di percorso. Se non su un vero e proprio cambio di rotta. Lo impongono la necessità in Europa di uscire dall’angolo dell’irrilevanza e un diverso baricentro nelle relazioni internazionali: passaggi indispensabili per l’avvicinamento alle responsabilità di governo, che poi è l’ambizione di Salvini.

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