Nuovo Dpcm marzo, negozi chiusi e coprifuoco: si decide in quindici giorni. L’ipotesi di nuovi limiti

di Monica Guerzoni e Fiorenza Sarzanini

Il numero che più allarma è quello delle terapie intensive con 2.475 occupati e soprattutto 232 nuovi ingressi registrati giovedì. Perché si avvicina pericolosamente a quella soglia dei 3.000 che fa scattare l’allarme. E non è l’unica. Il dato sui nuovi contagiati, che negli ultimi giorni mostra la risalita veloce della curva epidemiologica, è l’altro indicatore tenuto d’occhio con ansia dagli esperti. Perché dimostra che la terza ondata è ormai cominciata e la richiesta del governo su presidenti di Regione e sindaci affinché mandino in rosso tutte le zone dove si creano focolai si è già trasformata in pressing. Se anche questo non dovesse bastare a fermare l’avanzata del Covid-19, dovrebbero scattare le chiusure nazionali. Al momento l’ipotesi di tornare al lockdown viene esclusa, altre ipotesi continuano a essere esplorate. E vanno tutte nella stessa direzione: limitare al massimo lo spostamento delle persone, evitare i contatti. «I prossimi quindici giorni saranno decisivi, dobbiamo monitorare l’effetto delle ordinanze sul cambiamento di fascia», ripetono i ministri della Salute Roberto Speranza e degli Affari regionali Mariastella Gelmini.

Il Dpcm

Il provvedimento in vigore da sabato 6 marzo non prevede chiusure ulteriori rispetto a quelle già in atto. Soprattutto in zona gialla. Conferma però il sistema e soprattutto «copre» il periodo delle vacanze pasquali ritenute di massimo rischio proprio come quelle natalizie, se non addirittura di più per l’arrivo di una stagione più mite.

I mini lockdown

Le ordinanze sulle aree in zona rossa dovranno essere ampliate ai comuni limitrofi proprio per prevenire il rischio di contagio. Serve a potenziare al massimo le restrizioni nelle zone di pericolo ricorrendo anche all’arancione scuro che non prevede il lockdown ma chiude comunque le scuole. L’allerta per i contagi tra i giovanissimi — con l’impennata nella fascia di età tra i 10 e i 19 anni — costringe infatti alla didattica a distanza. Ma questo potrebbe non essere sufficiente.

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