Galli: “Non c’è nesso tra carica virale e decessi”

Com’è oggi la situazione all’Ospedale Sacco?

I letti della rianimazione ordinaria, previsti per patologie di questo genere, sono quasi tutti occupati. E ci stanno arrivando pazienti con Covid che necessitano di ricovero. È vero, il “Sacco” è un ospedale di riferimento per questa patologia, ma tali segnali impongono attenzione.

Sta lanciando un allarme?

Non stiamo gridando al lupo, ma stiamo ricordando che il lupo potrebbe scendere dal monte. A furia di registrare un aumento nei numeri dei contagiati e dei ricoverati ci si poteva aspettare che i primi ospedali sentinella cominciassero a vedere una crescita dei pazienti affetti da Sars Cov2. L’obiettivo, però, è evitare che si torni come prima.

Ci ritorneremo?

Secondo me no, se non facciamo errori enormi. Ma questa diffusa voglia di “liberi tutti” dimenticando l’esistenza del problema può avere risvolti pericolosi.

“I casi di oggi sono 15-20 volte meno di quelli di marzo e anche diversi”, ha spiegato di recente il professor Crisanti. Dal suo osservatorio in ospedale ha la stesso riscontro?

I casi riscontrati riguardano persone decisamente più giovani che in larga misura hanno avuto esperienze diverse rispetto a quelli diagnosticati nei mesi passati.

L’ultima delle mie zie viventi, che ha appena compiuto 91 anni, non va in discoteca, non frequenta la movida e non va a fare le ferie lontano prendendo aerei o treni. Dunque la sua probabilità di infettarsi è direttamente proporzionale alla possibilità che il virus le venga portato in casa.

Oggi si rileva l’infezione in chi torna dalle vacanze e ci sono anche focolai aziendali – anche in questo casi si tratta di persone che lavorano in azienda e non sono pensionati. Mentre l’estate è stata evidentemente troppo vivace rispetto a quanto ci si potesse permettere nell’ambito di alcuni strati di età e popolazione, ritengo che gli anziani abbiano mantenuto comportamenti assai più morigerati.

Dunque gli anziani si sono protetti di più. Il sistema sanitario è più preparato a gestire una eventuale nuova ondata?

A prescindere dal fatto che non credo che avremo una vera seconda ondata comparabile alla prima, la lezione imparata dovrebbe averci messo in condizione di identificare bene i focolai. Certamente dovremo ulteriormente potenziare, anche per il futuro, una medicina sul territorio, una medicina preventiva che per troppo tempo è stata la Cenerentola del nostro sistema sanitario nazionale.

I dati registrano l’aumento del numero dei ricoverati in ospedale – ieri 1836 – e in terapia intensiva – ieri 164. La situazione potrebbe tornare preoccupante?

Niente di paragonabile al passato. Ma il punto è stare attenti perché non si torni indietro. Purtroppo stiamo ancora registrando un trend in crescita.

È allarmante, a suo avviso, il progressivo abbassamento dell’età media dei contagiati, attualmente inferiore a 40 anni?

No, è direttamente proporzionale all’abbassamento dell’età media delle persone sottoposte a tamponi, che non sono certo ottantenni. Quelli che stiamo andando a diagnosticare ora appartengono probabilmente e in larga misura a un segmento che prima non vedevamo. Questo ci ricorda una cosa che la gente dimostra di non aver ancora focalizzato.

Cosa?

Il fatto che i casi diagnosticati di Covid sono meno di un quinto dei casi reali.

Si avvicina il rientro a scuola, si prevede un aumento dei contagi.

Sapendo che non saremmo mai completamente pronti data la situazione di oggi e la condizione pregressa del nostro sistema scolastico, credo non sia necessario fare le gare, ma dare il meglio possibile compatibilmente al livello organizzativo raggiunto da ciascun istituto. Vorrei fare una considerazione.

Prego.

Riaprire le scuole poi richiuderle per le elezioni per riaprirle successivamente è quanto meno bizzarro. Così come è bizzarro non aver pensato che elezioni amministrative e referendum potevano essere collocate diversamente rispetto a una situazione in cui permane un’emergenza sanitaria. Senza nulla togliere ai diritti della democrazia e ai bisogni della sua più alta espressione, ritengo non fosse prioritario in questo momento organizzare una votazione nazionale.

La febbre ad alunni e studenti va misurata a casa o a scuola?

Più del 30 per cento delle persone con Covid e, forse ancora più tra i bambini, non sviluppa sintomi, neanche la febbre. Per me va misurata a casa e anche a scuola. Ammesso e non concesso sia fondamentale per individuare la Covid ritengo che il contesto scolastico vada coinvolto nella corresponsabilizzazione del monitoraggio. Non voglio punire gli insegnanti e assolvere i genitori, ma in un’ottica di collaborazione dovrebbe funzionare così. E poi ci vorrebbe una presenza sanitaria a scuola, aspetto al quale è stata riservata un’attenzione insufficiente. Mi viene da finire per tutte le scuole italiane con una citazione letteraria che è anche una battuta. Posso?

Prego.

Io speriamo che me la cavo.

L’HUFFPOST

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