Coronavirus, l’appello delle scienziate sul ritorno a scuola: «I vantaggi superano i rischi»

Durante il lancio della campagna «Save the future», il segretario delle Nazioni Unite António Guterres ha usato parole bellissime e durissime per descrivere l’enorme danno che la chiusura delle scuole ha causato ai giovani. Ha parlato di «catastrofe generazionale», e ha detto che la priorità di tutti i governi è oggi riaprire le scuole. Pediatri, psicologi, pedagogisti, sociologi e scienziati concordano nel ritenere essenziale la riapertura per tutti a orario pieno, per permettere agli studenti di riprendere il ciclo formativo e ai genitori, soprattutto alle madri, di poter tornare a lavorare a pieno ritmo.


Eppure, a pochi giorni dalla ripresa della scuola il dibattito sulle modalità e i rischi di riapertura è ancora incandescente. L’opinione pubblica, se da un lato è consapevole della necessità di riaprire la scuola, dall’altra è confusa dai numerosi messaggi contrastanti che provengono dai media riguardo alla sicurezza del rientro. Anche il governo non è riuscito a dare informazioni chiare, e ha rilasciato linee guida severe, plasmate su quelle degli adulti. La responsabilità di applicarle è dei dirigenti scolastici, che si sono trovati a dover inventare soluzioni troppo spesso impossibili da realizzare in strutture scolastiche vetuste e bisognose di ristrutturazione già prima dell’emergenza Covid-19.

Tuttavia, numerose evidenze scientifiche indicano che la riapertura della scuola potrebbe essere meno drammatica del previsto. C’è ormai accordo totale tra gli studiosi dell’argomento che i bambini si infettano molto meno degli adulti e, se infettati, sono nella maggior parte dei casi asintomatici o con sintomi molto lievi. Inoltre già i primi studi epidemiologici australiani, olandesi, tedeschi e cinesi, hanno dimostrato l’impatto minimo della chiusura o riapertura delle scuole sull’evoluzione della pandemia.

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