Berlusconi: “Conte bravo nella trattativa Ue. Ma i 5 Stelle restano partito dell’odio”

di MICHELE BRAMBILLA

Quante volte lo abbiamo dato al capolinea? Un’infinità. Ma Silvio Berlusconi si è rialzato sempre, e oggi nessuno parla più di “caimano“, nessuno prevede più per lui la galera o l’esilio. Anzi. Conte lo elogia per il suo modo propositivo e responsabile di fare opposizione. Prodi, il Grande Nemico, dice che non sarebbe uno scandalo un governo con Forza Italia. Un sondaggio di Ilvo Diamanti dice che è il secondo premier più apprezzato della Seconda Repubblica. Insomma in qualche modo le carte le darà ancora lui, o quantomeno anche lui. Al Berlusconi «propositivo e responsabile» chiedo subito se si associa ai complimenti ricevuti da Conte per l’accordo raggiunto in Europa.

“Il risultato raggiunto a Bruxelles – dice Silvio Berlusconi – è certamente per molti aspetti positivo per l’Italia, ma è il frutto di dinamiche europee più che dell’azione del governo italiano. L’Italia ha fatto bene la sua parte – ne diamo atto volentieri – ma la decisione è dipesa soprattutto dall’equilibrio e dalla lungimiranza della cancelliera Merkel, che ha capito che era in gioco non soltanto il destino di qualche Paese, ma il futuro dell’Europa come soggetto economico e politico. Da parte italiana in tanti hanno concorso a questo risultato, per il quale anch’io mi sono impegnato attivamente in tutte le sedi europee. Abbiamo lavorato tutti nella stessa direzione, nonostante il governo avesse lasciato cadere le nostre offerte di collaborazione”.

Restiamo su Conte. Lei, presidente, negli anni scorsi ha avuto parole durissime contro i Cinque Stelle. Secondo lei Conte è riuscito a cambiare, almeno in gran parte, il Dna del movimento fondato da Grillo? Voglio dire: si sente più rassicurato da un Conte piuttosto che dai toni di Grillo, Di Battista e in genere dei vaffa-day?

“Come è ovvio, il professor Conte ha uno stile diverso, più cultura e più garbo di molti dirigenti dei Cinque Stelle. Non credo tuttavia li abbia mutati davvero. È piuttosto abile ad usarli soprattutto per la sopravvivenza del governo. Però i grillini non hanno cambiato il loro Dna. Salvo eccezioni rimangono un partito senza cultura, senza idee, senza un programma che non sia fatto di invidia sociale, di pauperismo, di giustizialismo. Il linguaggio dell’odio mal si concilia con un’attività di governo”.

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