“Intesa storica sul Recovery Fund da 750 miliardi”. I sussidi calano a 390 miliardi, resta il “freno d’emergenza” chiesto da Rutte

MARCO BRESOLIN

DALL’INVIATO A BRUXELLES. Un taglio netto ai fondi per la Sanità, per la ricerca e pure a quelli per la transizione energetica. La rinuncia a fissare per la riluttante Polonia chiare condizioni legate agli obiettivi climatici. Un meccanismo per vincolare i fondi Ue al rispetto del diritto nettamente indebolito su richiesta di Viktor Orban. Per fare la Storia servono i compromessi. E in questo l’Europa dei governi è bravissima. Ecco dunque il prezzo da pagare per lo storico accordo sulle cifre del Recovery Fund che è stato raggiunto questa mattina all’alba del quinto giorno di trattative dai 27 leader, rimasti al tavolo tutta la notte ma solo per discutere gli ultimi dettagli del piano. L’Unione europea compie un passo senza precedenti, che le consentirà di finanziare con 750 miliardi di debito comune la ripresa economica dopo la più grave crisi dal secondo dopoguerra. L’intesa è arrivata alle 5.31: per soli 34 minuti non è stato battuto il record di durata del summit di Nizza del 200.  Economia in Quark – Recovery Fund: la posizione dell’Italia è debole, deve impegnarsi a mettere la testa a posto per il futuro

“La magia dell’Europa funziona” sorride Charles Michel accanto a Ursula von der Leyen. Che si è detta un po’ “rammaricata” per i tagli ai programmi Ue decisi dai leader “per trovare un compromesso”, ma felice per “il livello di fondi senza precedenti”. La presidente della Commissione ha ricordato che “chi vuole i fondi deve rispettare le raccomandazioni”. Anche Angela Merkel ed Emmanuel Macron si sono presentati fianco a fianco in sala stampa, come del resto in tutti questi giorni di vertice. Orgogliosi di aver proposto, sostenuto e difeso questo piano: “Quando Francia e Germania agiscono insieme – ha esordito il capo dell’Eliseo, visibilmente soddisfatto per il risultato -, non possono fare tutto. Ma nulla succede se non lavorano insieme”. Ha ammesso che “è stata una trattativa difficile, caratterizzata da opposizioni e visioni diverse dell’Europa”. Dalla finlandese Sanna Marin allo spagnolo Pedro Sanchez, dal croato Andrej Plenkovic all’ungherese Viktor Orban e via dicendo: al termine del summit tutti i leader hanno rivendicato i rispettivi successi nazionali. Come se nessuno avesse fatto concessioni. Vertice Ue Recovery Fund, Orban: ”L’Olanda è responsabile di questo caos, noi dalla parte dell’Italia”

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