La riapertura vigliacca

Alessandro Sallusti

Lunedì riapre l’Italia, così ci dicono. Mancano quattro giorni ma ancora non si sa esattamente come e neppure quanta Italia.

Le regole che si dovranno rispettare sono ancora confuse e, per quel poco che si capisce, in buona parte irrealizzabili. Possono scrivere tutti i decreti che vogliono, ma voglio proprio vedere se davvero si riuscirà a tenere i bambini distanziati in spiaggia, a non fare giocare a pallone gli adolescenti (ma anche gli adulti) o a calcetto, a tenere distanziati i giovani con gli ormoni «a palla» nelle lunghe sere d’estate. Voglio vedere chi sarà disposto a fare una fila di venti minuti per bere il caffè al bar, chi a prenotare una pizza con cinque giorni di anticipo e a mangiarla in dieci minuti perché poi tocca a un altro e così via.

La vita è o non è, soprattutto in Italia. Del resto non si capisce perché noi dovremmo riuscire a essere perfetti dopo che ha fallito Vittorio Colao, il super manager dei super manager, che avrebbe dovuto preparare una riapertura da far schiattare d’invidia la Germania, dopo che ha fallito quell’altro cervellone di Domenico Arcuri che aveva promesso mascherine per tutti, in sostanza dopo che ha fallito il governo intero che ancora oggi, a distanza di tre mesi, non è stato capace di proteggere i suoi cittadini con tamponi, test sierologici e app salvavita.

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