Silvia Romano, riscatto milionario e nuova fede. Ira e sospetti sul web

Roma, 11 maggio 2020 – La liberazione di Silvia Romano, con sinergia di intelligence tra gli attori regionali di un’area assai complessa e riscatto pagato agli Shebab somali nelle cui mani era finita, scatena leoni e leonesse da tastiera.

Le reazioni sul web e sui social trasudano rabbia. E il ritorno in Italia in abito tradizionale dell’area di confine tra Kenya e Somalia – qual che che ne sia la ragione: indiscutibile scelta di comfort, ammessa conversione religiosa o reversibile ’sindrome di Mogadiscio’ – attiva reazioni pesanti della Rete, inclusi irripetibili riferimenti sessuali e annesse ipotesi sull’eventualità che sia incinta.

Nel dettaglio, il dress code della cooperante è quello delle tribù Orma e Bravani. “Probabilmente si è vestita come ha potuto”, ipotizza Hamza Piccardo, esponente di spicco della comunità islamica. “Vedremo se continuerà così o troverà abiti più consoni al fatto di essere sì musulmana ma anche italiana”, è l’auspicio (non richiesto). Al punto che la definizione “oca giuliva” – cifra mediana dei commenti social da novembre 2018 – sembra solo un antipatico buffetto rispetto alle più frequenti teorie che oggi affiorano dal web su quantum del riscatto, conversion e in prigionia e persino rapimento simulato.

Il gorgo della Rete risucchia così anche lo Stato per responsabilità politica. “Chissà quanti soldoni avete sborsato… sempre a calare le braghe davanti al terrorismo”, accusa Marco, mentre Martino, pur “contento per Silvia”, domanda eguale fornitura di risorse per “commercianti fieristi enti e manifestazioni” oltre al blocco di “tasse e contributi Inps”.

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