La pandemia aggrava la condizione femminile: Il 72% dei lavoratori che rientrano il 4 maggio sono uomini

di ROSARIA AMATO

ROMA –  Il 72 per cento dei 2,7 milioni di lavoratori che tornano al lavoro il 4 maggio sono uomini. Non è una scelta sessista del legislatore, naturalmente, ma la conseguenza delle attività che presentano un rischio contenuto, e che a breve potranno riprendere: attività manifatturiere e delle costruzioni, tipicamente a prevalenza maschile, rileva uno studio pubblicato sulla Voce.info. “Questo massiccio rientro al lavoro di uomini – scrivono gli economisti Alessandra Casarico e Salvatore Lattanzio – finirà per caricare di ulteriori compiti di cura le donne all’interno delle famiglie, rischiando di ridurre ancora di più la loro offerta di lavoro, già minata dalla chiusura delle scuole e dalla assenza di alternative credibili alla gestione diretta dei carichi familiari”. Il tasso di occupazione femminile in Italia è da sempre fanalino di coda in Europa, il 49,9% dall’ultimo report Istat. Sale al 53,8% se si considera la fascia di età tra i 20 e i 64 anni, attesta Eurostat, ma comunque si tratta di un tasso lontanissimo dalla media europea, che è del 67,3%, con punte ben oltre il 70% per Paesi come la Svezia (quasi all’80%), la Finlandia, ma anche il Porgogallo o la Lituania.

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Il mondo crede alla parità di genere, ma l’Italia è tra gli ultimi d’Europa

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