Borse in recupero dai minimi del 2016. Il dollaro frena la sua corsa

di RAFFAELE RICCIARDI

MILANO – Le Borse mondiali danno un segnale di recupero, dopo che le azioni hanno toccato i minimi dal 2016 ignorando il bazooka della Fed, che ha promesso un Quantitative easing senza limiti. Mentre si susseguono le chiusure di intere econome, a cominciare da molti Stati Usa e dalla Gran Bretagna, si guarda alla riunione telematica dei ministri delle Finanze della zona euro per capire se ci potrà essere una risposta più forte alla crisi, con qualche forma di intervento comune come auspicano Italia, Spagna e Francia.

Nel mentre, un po’ di appetito al rischio torna tra gli investitori: lo dimostrano le aperture in rialzo sui listini occidentali, gli acquisti che si sono visti in Asia e il primo declino del dollaro (che è diventato il re dei beni rifugio) dopo dieci rialzi consuecutivi. Sembra quindi archiviata la seduta negativa di Wall Street, che ieri ha perso il 3% anche in scia al mancato accordo politico sul piano da oltre 2 mila miliardi per rilanciare la prima economia al mondo.

In Europa, Milano segna un guadagno del 2,7% circa nelle prime battute, mentre resta in vigore il divieto Consob sulle vendite allo scoperto. Londra è in recupero del 4,4% e Francoforte fa meglio balzando del 5,3 per cento.

Distensione anche sul fronte dello spread tra Btp e Bund tedeschi: il differnenziale di rendimento tra i due decennali apre la seduta in calo in area 190 punti base, con il titolo tricolore che rende l’1,55 per cento. Così come si vede qualche timida schiarita anche per il Vix ovvero “l’indice della paura”. Il Chicago Board Option Exchange Volatility Index (Vix, appunto), termometro della febbre sui mercati innescata dall’emergenza coronavirus, allenta ancora il passo. Nelle ultime ore, l’indicatore che traccia la volatilità attesa sugli scambi americani si è riportato in area 60 punti: 20 meno rispetto alla settimana scorsa, quando ha superato il record a quota 80,74 del 21 novembre 2008.

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