Sorpresa, l’Università italiana sale in cattedra

A presentare la ricerca anche Gian Maria Gros-Pietro, presidente di Intesa Sanpaolo: “Perché una banca dovrebbe interessarsi di questi temi? La reputazione è un elemento fondamentale e lo sarà sempre di più. La banca promette e deve mantenere un rapporto di fiducia con coloro che interagiscono con essa, noi non vendiamo i dati dei nostri clienti. Una buona università cosa deve fare? Fa avanzare la conoscenza, certo, ma un ateneo questa conoscenza la deve anche rendere disponibile e deve fare in modo che quel capitale umano che essa è riuscita a formare riesca a migliorare la società. Per promuovere l’istruzione universitaria, Intesa Sanpaolo offre a tutti gli studenti la possibilità di concentrarsi pienamente sullo studio grazie a un prestito a lungo termine senza garanzie”. Dalle analisi emerge anche però un dato negativo, non ci sono università italiane tra le prime 100 in entrambi i ranking.

La ricerca è stata curata tra gli altri anche dal professore associato di tecnica delle costruzioni Domenico Asprone: “L’università deve avere una buona reputazione per gli accademici, le imprese e gli studenti che hanno la possibilità di muoversi a livello internazionale”.

Secondo la ricerca, la domanda di formazione globale è destinata ad aumentare: nel 2010 erano 129 milioni le persone con un titolo universitario, nel 2020 saranno 200 milioni le persone laureate e altrettanti 200 milioni gli studenti nel mondo, entro il 2030 gli studenti saranno 400 milioni. “Tutto questo accade malgrado le nostre criticità – continua Asprone – pochi italiani scelgono l’istruzione terziaria. Inoltre spediamo davvero poco in formazione. Il nostro sistema universitario è in sofferenza”.

Tra le altre criticità, ci sono pochi atenei in Italia per numero di abitanti rispetto ad altri paesi e il corpo docente è nettamente più anziano in confronto alla media europea. In Italia ci sono 99 enti universitari, 1,65 per ogni milione di abitanti. Secondo lo studio di Italiadecide più del 50% dei docenti universitari è over 50 “e una percentuale irrisoria è under 30”. “La reputazione delle università – non ha dubbi Asprone – è fondamentale perché muoverà la domanda globale di formazione, noi dobbiamo intercettare un’immigrazione di qualità”. Per lavorare e migliorare sulla reputazione dei nostri atenei, secondo la ricerca bisogna aumentare l’incremento delle risorse e degli investimenti e sfruttare il brand Italia nel proporre i nostri atenei agli studenti stranieri. “Se dobbiamo migliorare nella qualità delle politiche pubbliche e nella collaborazione tra queste e le imprese, – è convinto Luciano Violante, presidente onorario di Italiadecide – i risultati dimostrano che, come Paese, possiamo avere fiducia e stima in noi stessi e nel nostro futuro”.

QN.NET

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