C’era una volta Roma

C’era una volta Roma… Lo so, è un’immagine d’avvio banalmente retorica, davvero lo so, eppure veritiera, credibile, perfino al di là del misero dato amministrativo, municipale contingente, perfino scegliendo per amor proprio di non nominare l’attuale prima residente al Campidoglio, perfino trovando mille scusanti proprio a quest’ultima, poveretta, assodata la complessità che implica il governo di una città, anzi, di una capitale abitata da un insieme di piccole borghesie rionali, addirittura provando a non fare caso ai cumuli di immondizia, barriera e tanfo davanti ai cassonetti, perfino ritenendo che il puzzo che giunge da questi ultimi sia un dato, se non temporaneo, comunque estivo, un semplice intoppo, piuttosto che una condizione incancellabile, endemica, così in una città, in una capitale, comunque opulenta.

Vero o falso che sia, mi raccontavano proprio ieri un aneddoto. Pare che nei giorni della guerra, la città ridotta alla fame, fosse difficoltoso perfino trovare immondizia per le strade, sembra perfino che i gappisti di via Rasella faticarono a ricoprire la bomba nascosta nel carrettino della nettezza urbana. A valutare adesso il plusvalore dalla mondezza presente, Roma sembra risplendere paradossalmente di benessere.

C'era una volta
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