Arabia Saudita, attacco con i droni ai pozzi di petrolio: dimezzata la produzione. E l’America accusa l’Iran

di Guido Olimpio

Arabia Saudita, attacco con i droni ai pozzi di petrolio: dimezzata la produzione. E l'America accusa l'Iran

Un attacco al cuore economico saudita. Un colpo in un momento critico per i progetti dell’ambizioso principe Mohammed bin Salman. A sferrarlo i guerriglieri yemeniti Houti, alleati dell’Iran. La formazione ha preso di mira gli impianti petroliferi di Abqaiq e Kharais usando droni e, forse, missili da crociera. Devastante l’esito. L’attività nei due complessi è stata bloccata completamente e questo comporta una riduzione della metà della produzione di greggio. Per rimediare l’Aramco userà le riserve e spera su iniziative di altri paesi.

Fin dalla primavera numerosi analisti avevano messo in guardia sulla mancanza di protezione adeguata. Il doppio scudo anti-missile era ritenuto insufficiente e in passato i qaedisti avevano organizzato dei sabotaggi (falliti). Le previsioni erano fondate. All’alba le località — distanti 200 chilometri una dall’altra — sono state scosse da una serie di esplosioni, seguite poi da incendi violenti che hanno impegnato per ore i pompieri. Insieme alle deflagrazioni sono risuonate raffiche di mitragliatrice, un tentativo tardivo di contrastare la minaccia. Poi, puntuale, è arrivata la rivendicazione degli Houti, dove si precisava l’impiego di almeno 10 velivoli e l’attività di intelligence, il riferimento ad una quinta colonna che avrebbe dato informazioni utili per il raid. Sfida nella sfida. Le autorità hanno dapprima parlato di situazione sotto controllo, quindi sono state costrette ad ammettere i danni estesi (rimarcati da foto satellitari) così come le conseguenze sul «mercato» adesso in attesa di risposte.

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