Salvini e il voto, la sabbia gettata negli occhi

di Ferruccio de Bortoli

Matteo Salvini (Imagoeconomica)

Matteo Salvini (Imagoeconomica)

L’ipotesi di elezioni anticipate non è scontata. Salvini insiste: la parola agli italiani. Forse il leader della Lega, nella bulimica voglia di potere, ha sottovalutato qualche effetto collaterale della sua clamorosa rottura balneare. Se si dovesse andare al voto autunnale — per la prima volta nella storia repubblicana e nel periodo nel quale si discute della legge di Bilancio — è probabile che assisteremmo a una campagna elettorale del tutto particolare. Non che in altre occasioni il confronto tra i partiti sui dati reali del Paese abbia prevalso sullo spaccio delle emozioni, lo scambio delle accuse, l’effetto stupefacente delle promesse irrealizzabili. È sempre successo così, accadrebbe anche questa volta. Ma con una piccola differenza. Ci sarebbe un vincitore annunciato. Non una coalizione, almeno per il momento. Una persona sola. Mai accaduto. Già questo aspetto dovrebbe sollevare qualche inquietante interrogativo e portare a un’analisi più realistica e di buon senso da parte degli altri attori della scena politica. Ma facciamo l’ipotesi che si vada al voto. Gli impegni che Salvini prenderebbe, nelle prossime settimane, «di fronte al popolo italiano» come piace a lui (e non restando ministro dell’Interno!) costituirebbero una sorta di «contratto personale».

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