Salvini, basta errori

Alessandro Sallusti

Il governo gialloverde è caduto, e questa è una buona notizia. Salvini ha fatto sua la massima attribuita a Cicerone e ripresa da Sant’Agostino «errare è umano, perseverare è diabolico».

Ma ora il problema è se a un errore – il contratto anomalo con i Cinque Stelle – ne seguirà un altro altrettanto rischioso. «Vado da solo», dice infatti Salvini, prefigurando come sarà nella sua testa la corsa elettorale prima e il futuro governo poi.

Noi non temiamo «l’uomo solo al comando» come minaccia alla democrazia, che oggi – a differenza che negli anni Venti – ha talmente tanti contrappesi da fare escludere la possibilità di derive dittatoriali. Temiamo, invece, l’inefficienza di una simile ipotesi in un Paese e in un mondo talmente articolati e complessi da richiedere, per stare a galla, una pluralità di vedute e di relazioni. Un governo monocolore leghista andrebbe inevitabilmente a compattare tutte le opposizioni, indipendentemente dai colori politici, innescando una nuova stagione di rissa permanente. E andrebbe a scontrarsi frontalmente, e senza possibilità di sponde, contro le complicate logiche degli equilibri internazionali, prime fra tutte quelle che regolano i rapporti con l’Europa uscita «non sovranista» dalle recenti elezioni. Salvini ha invece la possibilità, probabilmente irripetibile, di mettersi a capo di una grande coalizione con al suo interno sì diverse sensibilità, ma omogenea – a differenza dell’attuale maggioranza – sui principi e sui valori di base.

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